Il Caprera Calcio Femminile è una società calcistica che si trova a La Maddalena, in provincia di Sassari. La squadra, presieduta da Roberto Cau, disputerà il prossimo campionato di Serie C, precisamente nel girone A. Abbiamo chiesto a Vito Laudani Galvagno, ex tecnico di molte squadre come la Nocerina, e da questa stagione è il nuovo allenatore delle biancoverdi, gli obiettivi che si è posto quest’anno il Caprera.

Vito cosa ti ha portato ad allenare il Caprera?
«Dopo 35 anni che ho allenato nel maschile, ho deciso di entrare nel calcio femminile: per me è una sfida, perché arrivare qua e vincere non è impossibile».

Che obiettivi vi siete posti quest’anno?

«Noi abbiamo costruito una squadra giovane: quest’anno pensiamo a salvarci, facendo bene, con l’obiettivo nei prossimi anni a qualcosa di importante. Abbiamo preso giocatrici come Giulia Trapani, tante giocatrici provenienti dalla Spagna come Saray che ha giocato per quattro anni all’Atletico Madrid e ora è qui da noi».

Che cosa ti aspetti dalle tue ragazze?
«Mi aspetto molto perché sono ragazze molto giovani: abbiamo fatto la squadra in pochi giorni, ci siamo allenate da sabato, visto che le nuove sono arrivate per quel giorno, e successivamente abbiamo affrontato la Torres in Coppa, giocando solamente la fase difensiva in maniera ordinata, poiché loro non ci pressavano più, però hanno dimostrato di vincere con merito».

Che girone A di Serie C ci aspetteremo?
«Si tratta di un campionato difficile: per la promozione penso al Torino, Pinerolo, Azalee, Real Meda e Pro Sesto, mentre per la salvezza vedo un’Alessandria molto rinforzata. A differenza degli altri anni non ci saranno squadre materasso. Abbiamo a che fare col raggruppamento più forte della Serie C».

Dove può migliorare secondo te il calcio femminile italiano?
«Per me il calcio femminile è un tipo di calcio intellettuale e un allenamento preventivo. Bisogna fare il lavoro giusto con le ragazze: basti pensare che io ho fatto un programma annuale alle mie tesserate riguardante il ciclo, composto dalla fase iniziale, di mezzo e quella finale, perché quando hanno il ciclo hanno un abbassamento degli estrogeni importante e questo indebolisce fisicamente le ragazze, portando il rischio dell’infortunio. Il calcio delle donne ha un grande valore cognitivo rispetto ai maschi, ma il calcio non è solo garra, grinta e malizia. Il femminile in Italia deve avere un proprio gioco: basta pensare all’Arsenal o al Giappone che cercano di fare un bel calcio».

Passaggio al professionismo dal 2022: cosa ne pensi questa scelta?
«Scelta errata soprattutto nell’impostazione, perché se non produci è un professionismo sbagliato: se il calcio femminile è legato al maschile non emergerà mai. Il Covid ha fatto emergere il sistema debole del movimento, basti pensare quante società femminili sono sparite in questi ultimi mesi. Temo che il calcio femminile sia messo lì come obbligo, non come passione come ho fatto io in questi giorni. Le ragazze sono serie, perfette, che non si lamentano, e per me è un piacere allenarle. Il professionismo in rosa deve avere una fase transitoria che invece non c’è, e sarà il fallimento del calcio femminile».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia il Caprera Calcio Femminile e Vito Laudani Galvagno per la disponibilità.

Elia Soregaroli
Nato il 12 luglio del 1988 a Cremona, Elia ha sempre avuto una grande passione per il mondo del giornalismo, in particolar modo a quello sportivo. Ha due esperienze lavorative in questo settore, IamCalcio e ManerbioWeek (che è attualmente in corso), un workshop con l'emittente televisiva Sportitalia, e uno stage curricolare con il Giornale di Brescia. Si avvicina al calcio femminile nel 2013 grazie ai risultati e al percorso del Brescia CF e da allora ha cominciato ad occuparsi anche del movimento in rosa. Oltre a questo ho come hobby leggere libri e i balli latinoamericani.