Cari lettori di Calcio Femminile Italiano spero stiate passando una serena Pasqua, anche se le nostre menti e i nostri pensieri sono rivolti alla popolazione ucraina colpita da una guerra indetta da un uomo che ha solo brama di potere e distruzione. Ci auguriamo che prima o poi tutto questo possa terminare, ma sappiamo che ci vorrà molto tempo.

Ma non è solo questo di cui vorrei parlare. D’altronde ci occupiamo di calcio femminile, ed è per questo che nel mio uovo di Pasqua vorrei trovare due cose per il movimento rosa italiano: la sostenibilità e la visibilità. Entrambi sono un crocevia per la crescita del nostro calcio.

Come ben sappiamo il prossimo anno il professionismo farà capolino nella Serie A, diventando così il primo campionato professionistico femminile in Italia. Tutto bello e interessante, non a caso è già stata fatta la riforma del format sulla massima serie, in cui, oltre all’andata e al ritorno, ci saranno anche la poule scudetto e la poule salvezza, ma ecco che adesso viene il difficile. Perché bisogna trovare un equilibrio economico tra le squadre di vertice e quelle piccole, in modo da poter avere un campionato equilibrato e competitivo, e, allo stesso tempo, cercare di dare alla Serie B quella vetrina che sta giustamente conquistando, magari facendo crescere le nostre giovani che potranno dare il loro contributo in futuro alla massima serie e alla nostra Nazionale, e, perché no, far diventare semiprofessionista il campionato cadetto. Così sarebbe un cuscinetto tra la Serie A professionistica e la Serie C che potrebbe restare dilettantistica. Ma queste sono solo opinioni, quindi spetta solo ai vertici della Federazione, club, Assocalciatori e LND dare risposte.

Il secondo punto è la popolarità che va dato al calcio femminile. Ora mi direte: “ma questa cosa l’hai già scritta”. Vero, ma va ribadito ancor di più questo concetto, perché non è possibile che, nel 2022, le gare della Nazionale, della Champions e della Serie A vengano messe in secondo piano dai media. Basterebbe una o due pagine per dare risalto alle gesta delle nostre ragazze, invece solo trafiletti. Cosa che nella gara persa con la Macedonia del Nord allo spareggio per i mondiali maschili 2022 i giornali e le tv hanno dato, e giustamente mi verrebbe da dire. E allora perché non dare la stessa reputazione anche al calcio femminile? Tutti a parlare che c’è un problema culturale del nostro paese, ma se non sono i media a fare il primo passo, allora di cosa stiamo parlando? Urge questo cambiamento, solo così daremo al calcio femminile italiano il rispetto che merita. Ci vorrà tempo, ma alla fine ne varrà la pena.

Nato il 12 luglio del 1988 a Cremona, Elia ha sempre avuto una grande passione per il mondo del giornalismo, in particolar modo a quello sportivo. Ha tre esperienze lavorative in questo settore, IamCalcio, ManerbioWeek e BresciaOggi, un workshop con l'emittente televisiva Sportitalia, e uno stage curricolare con il Giornale di Brescia. Si avvicina al calcio femminile nel 2013 grazie ai risultati e al percorso del Brescia CF e da allora ha cominciato ad occuparsi anche del movimento in rosa.