Photo Credit: Stefano Petitti - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Il giornalismo sportivo s’intarsia sempre sui paragoni: racconta le nuove calciatrici e i nuovi calciatori richiamando alla memoria campionesse e campioni del passato o del presente, come se non fosse possibile dare loro un’identità precisa senza fare affidamento ad altri. Spesso paragonata a Lionel Messi un po’ perché di proprietà del Barcellona nel cartellino, un po’ perché una giovane promessa lo è per davvero, Giulia Dragoni sta però dimostrando che non ha bisogno di vedere “Lionel Messi” in una stessa frase per essere oggetto di valore. Il gioiellino della Nazionale di Mister Soncin e della Roma, che proverà a tenersela stretta anche per il prossimo anno, ha rilasciato un’intervista in esclusiva al Guerin Sportivo in cui ha dato voce a tutte le proprie emozioni e al proprio percorso calcistico, soffermandosi in particolare su quegli aspetti della carriera di una calciatrice che non si vedono.

«A Milano ho lasciato la parte di me bambina. A Barcellona e a Roma c’è quella che sta crescendo», parole che, dette da una ragazza classe 2006 che a quindici anni ha lasciato tutto per inseguire il proprio sogno vestendo la maglia prestigiosa della squadra catalana, servono da specchio della sua determinazione. Nell’intervista di Valeria Ancione, che attacca proprio con la domanda circa la certezza di aver già vissuto tre vite, si coglie la consapevolezza che, in realtà, la vita è una sola, e Giulia Dragoni la vuole vivere intensamente, anche se con un pizzico di incoscienza, come affermato qualche riga più avanti, l’incoscienza di una giovane che ha già fatto tanta strada e che sa cosa comporta vivere nel talento e coltivarlo.

Definita “talento” e “fuoriclasse”, Dragoni non si è mai messa in testa di essere per davvero una calciatrice di altissimo livello, perché vivere con coloro che adesso vantano un palmarès ricco di trofei e di titoli l’ha aiutata, tra le altre cose, a capire che nello sport e nel calcio si può avere talento ed essere molto brave alla base, ma che è da questa base che si deve costruire il proprio futuro, diversamente si sarà una bellissima casa priva di fondamenta solide e destinata a crollare: «Sento di dover fare sempre meglio per meritarlo ancora di più, però mi piace rimanere con i piedi per terra. Sono stata a contatto con le migliori giocatrici del mondo e so che per arrivare in un gruppo come quello bisogna lavorare tutti i giorni al 110%, perché il 100% non basta. Il talento senza lavoro non va da nessuna parte.»

Giocare a calcio a livello professionistico non richiede soltanto un lavoro in allenamento e dal punto di vista della “Giulia Dragoni calciatrice”, perché dietro a una giocatrice talentuosa e che si allena in maniera costante e sempre intensamente c’è anche una persona che deve fare delle rinunce che le coetanee non riterrebbero possibili e, al contempo, crescere prima del dovuto in virtù di scelte che richiedono una maturità diversa: «Chiunque voglia giocare a calcio conosce i sacrifici che implica questa professione: io ho lasciato casa e la famiglia prestissimo, ho tralasciato la mia vita extra-campo, mi sono dovuta allenare sempre, tanto e forte, togliendo tempo alle amicizie, alle uscite. Sono cresciuta prima del tempo, mi sento abbastanza matura per la mia età.»

In compenso, malgrado le rinunce agli aspetti che caratterizzano la vita degli adolescenti, la numero 16 giallorossa non si è pentita di aver scelto il calcio al posto del resto. A suo dire, questo sport è sì un lavoro, ma non lo è nel senso vero e proprio del termine, perché è, innanzitutto, la sua linfa vitale e la sua passione: «Il calcio per me è un “lavoro” tra virgolette… faccio ciò che mi piace, che mi diverte, penso di essere molto fortunata.»

Ancione le ha infine chiesto quali sono quelle giocatrici a cui s’ispira nella quotidianità, e la risposta di Dragoni, per quanto possa apparire scontata (termine usato dalla giocatrice stessa), è la cartina tornasole di cosa significa essere una campionessa, ovvero una giocatrice che sa essere determinante dentro al campo e che, quanto è lontana dai riflettori, dall’erba e tolti gli scarpini, sa stare comunque con i piedi per terra, l’obiettivo che la giallorossa si è prefissata di perseguire per tutto il resto della propria carriera: «Sono molto scontata, però avendole vissute nella quotidianità dico Alexia Putellas, un’ispirazione per me, ma anche Patri Guijarro e Aitana sono “wow”. Tutti sanno che sono le calciatrici più forti del mondo, ma non tutti sanno che sono brave anche a livello umano: hanno vinto Palloni d’Oro e Champions e sono persone normali, pure e semplici.»

Giulia Dragoni sogna di palleggiare con Lionel Messi e, come detto all’inizio, viene spesso accostata al suo nome. Presto o tardi, però, si riuscirà finalmente a parlare di lei senza scomodare la Pulga argentina, perché anche lei avrà la fama che le spetta e che si sta costruendo.

Ilaria Cocino
Appassionarmi allo sport è stato semplice: qualche gol degli Azzurri al Mondiale 2006, qualche punto spettacolare di dritto, qualche schiacciata nel campo avversario, qualche canestro impossibile. Sono un'aspirante giornalista sportiva che segue con passione il movimento calcistico al femminile da ormai qualche anno e tenta, attraverso il suo piccolo contributo, di trasformarlo nella quotidianità di chi legge e di renderlo qualcosa di più di una semplice meteora: il potere delle parole è inestimabile, e spenderle per queste ragazze è un privilegio immenso e una grande responsabilità.

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