Nell’undici ideale pubblicato dai canali ufficiali della Serie B dedicato a quelle calciatrici che si sono messe in risalto durante l’ultima stagione era presente anche Paola Fadda, numero 10 del Cesena in prestito dall’Inter. Giovanissima, ma con grande personalità, Fadda si è andata a inserire perfettamente nel gruppo di Mister Roberto Rossi e ha disputato il suo primo campionato “da grande” oltre ogni aspettativa. La calciatrice si è raccontata in esclusiva alla Redazione di Calcio Femminile Italiano e si è soffermata in particolare sulla bellezza di indossare la maglia della Nazionale, sulla sua esperienza al Cesena e su ciò che si aspetta in futuro.
«Il calcio ha avuto la meglio su qualsiasi altro sport perché è l’unico che mi abbia trasmesso quella voglia autentica di migliorare e di continuare e di farne una passione. In campo ritrovo due sensazioni che secondo me sono fondamentali: la serenità e la grinta, sono due elementi che mi rappresentano appieno», Paola Fadda indossa gli scarpini e scende in campo per sentire sulla pelle la serenità di praticare lo sport della sua vita e la grinta per arrivare dappertutto. Nessun altro sport al di fuori del calcio è riuscito a trasmetterle queste sensazioni, la pienezza che lei ritrova sul campo è anche quella che la spinge a migliorarsi. Fadda ha approcciato il calcio giocando insieme ai maschi, prima di ricevere una chiamata importante e scrivere pagine bellissime ad appena dodici anni, quando si è poco più che bambine e spesso non si hanno, a differenza della classe 2006, le idee chiare: «Da piccola giocavo sempre con i maschi, dall’asilo fino alle medie, ed è partito da quelle partite lì, improvvisate e all’asilo, ed è lì che è iniziata questa passione, ero piccolissima. Ho giocato con i maschi per i primi cinque anni, ho fatto tre anni in Viscontini e due in Lombardia 1, e poi a dodici anni sono andata all’Inter.»
Ad appena dodici anni, la numero 10 è stata convocata per la prima volta dall’Inter, e ricorda quel momento come di un mix di emozioni che, comunque, è riuscita a interiorizzare soltanto crescendo, in quanto, quando si è ancora così piccole, non si hanno forse gli strumenti per comprendere fino in fondo la portata di questi avvenimenti: «Quando sono stata chiamata dall’Inter avevo un mix di emozione, gioia e commozione, e secondo me, visto che ero piccola, non mi rendevo ancora bene conto di che cosa avrebbe significato indossare la maglia nerazzurra, perché avevo solo dodici anni. Ero contentissima, e non mi sarei mai aspettata quello che è successo negli anni a seguire.»
Il debutto con l’Inter è un ricordo un po’ offuscato; malgrado ciò, sebbene sia avvenuto ormai qualche anno fa, il legame che si è instaurato tra lei e tutte quelle ragazzine che condividevano con lei il sogno di arrivare in Serie A e di calcarne i prestigiosi palcoscenici è rimasto molto forte, tanto da vederle ancora in contatto: «L’esordio con la maglia nerazzurra non è che me lo ricordi proprio bene, è stato una di quelle partite di campionato misto maschile e femminile, dove abbiamo ottenuto dei bellissimi risultati, perché la squadra era veramente forte e ancora adesso sono a contatto con quasi tutte le mie ex compagne di quando ero piccola all’Inter.»
Uno spartiacque della sua carriera calcistica si ritrova nel primo contratto da professionista, un obiettivo che tutte sognano di raggiungere ma che è invece appannaggio di poche. Fadda era incredula di fronte a quella gigantesca opportunità, che ha colto senza pensarci due volte e che le ha trasmesso ancora più fiducia ad accompagnare un momento che non dimenticherà mai e che le ha lasciato tantissimo, poiché inaspettato. Da lì in poi è nata, dentro di lei, la consapevolezza di poter puntare sempre più in alto e inseguire sogni sempre più grandi: «Non riuscivo a crederci quando mi hanno detto del contratto, è stata un’emozione che non riesco a spiegare, perché sentirmi così tanto parte di questo Club mi ha dato una spinta incredibile e mi ha dato ancora la motivazione per dare il massimo e inseguire ancora di più gli obiettivi che mi ero posta.»
Un’altra grandissima emozione che è difficile da raccontare è la chiamata da parte della Nazionale. La numero 10 è stata convocata per la prima volta ad appena quindici anni da parte dell’U17, a dimostrazione di un potenziale immenso che fortunatamente non è passato inosservato agli occhi esperti di Mister Nazzarena Grilli, che l’ha voluta in rosa benché, come detto poc’anzi, fosse ancora molto piccola rispetto al range d’età: «La prima chiamata in Nazionale mi è arrivata nel 2020, avevo quindici o sedici anni, ero sotto età. C’era l’Europeo U17 e la Coach era Nazzarena Grilli, sono stata chiamata a settembre per il primo raduno prima dell’Europeo. Mi sono messa a piangere insieme a mio papà, anche perché era l’U17 e non l’U16, ed ero sotto età, e da lì è iniziato il mio percorso», un cammino che è partito molto presto ed è arrivato lontano, nonostante sia ancora all’inizio.
«Ho fatto l’U17, poi mi hanno richiamata in U16 e poi in U17 e in U19 fino ad arrivare a giocare l’Europeo l’anno scorso, che è stato forse una delle esperienze più belle mai vissute a livello calcistico e non. Col gruppo è stato inspiegabile, c’era una forza che ci ha portato addirittura fino alla semifinale, e mi fa riflettere: è una consapevolezza che come Nazionale, come Italia, riusciamo a compete con Nazioni dove il calcio femminile è iniziato prima, e quindi secondo me possiamo competere con Nazionali prestigiose e raggiungere altissimi livelli, e mi ha dato la convinzione che con questa maglia posso continuare a vivere e a sognare emozioni più intense, e me lo auguro con il mio futuro», le riflessioni di Fadda sulla forza del gruppo che ha raggiunto la semifinale dell’Europeo mostrano come solo se si crede davvero in qualcosa e si fa di tutto per riuscire ad arrivarci si possono, talvolta, vedere i risultati. Lo scorso anno è stato, per lei e per tutte le compagne coinvolte, un momento di realizzazione di quanto fatto: l’Italia ha saputo competere contro squadre di altissimo livello, dando filo da torcere a Paesi in cui il professionismo e il movimento sono decisamente più avanti, è con quella maglia che le ragazze vivono emozioni intense. Fadda si auspica di poter vivere questi momenti e queste esperienze anche in futuro.
Il match delle Azzurrine contro la Spagna, a suo dire la miglior Nazionale in circolazione al momento, ha evidenziato le carenze della squadra, ma ha soprattutto fatto vedere quelli che sono i punti forti delle ragazze che, alla fine, erano diventate un gruppo che ci credeva. A trascinarle verso quell’ottimo risultato, che nessuna di loro avrebbe mai immaginato, il cuore, la grinta e una spinta incredibili che dicevano loro di provarci, perché avrebbero sicuramente vinto, a livello personale e di consapevolezza, anche nella sconfitta: «Sì, è rimasto molto l’amaro in bocca perché siamo arrivate ai supplementari, quindi ci credevamo e ci abbiamo creduto dall’inizio alla fine, però la Spagna secondo me è la miglior Nazionale a livello mondiale in questo momento, anche a livello giovanile, perché sono veramente forti. Già il fatto di essere arrivate ai supplementari tra di noi ha dato un cuore, una spinta e una grinta e ci dicevamo che l’avremmo fatto, e porto con me fin dal primo giorno di preparazione a questo Europeo, il raduno di settembre, tutte le persone, dalla prima all’ultima», ma c’è un momento che, più di tutti, l’è rimasto impresso ed è stato importante per tutto il gruppo nel rendersi conto che lo sport va al di là del risultato finale, perché è prima di tutto vivere appieno un’emozione, ritrovata nella qualificazione al Mondiale: «Il momento che forse mi è rimasto più impresso è stata la qualificazione al Mondiale dopo la partita contro la Svezia, finita con un pareggio, e dopo aver fatto una partita in cui abbiamo corso tutte fino allo sfinimento, è finita e ci siamo buttate per terra, andare al Mondiale è una cosa che non avrei mai sognato di fare o di pensare.»
Dopo aver concluso la sua bellissima avventura con la maglia della Primavera dell’Inter ha ricevuto l’opportunità di crescere altrove, “l’Erasmus” delle giocatrici di cui tanto si parla, e il suo approdo è stato a Cesena. Fadda si reputa caduta in piedi in questa Società, il cui progetto è riuscita a convincerla nella filosofia, poiché focalizzata sulle giovani, le giocatrici che più di tutte hanno bisogno di giocare, crescere e sbagliare e che, proprio a causa di quest’ultimo aspetto, vedono rare volte il campo da calcio perché, a detta di molti, “ci vuole esperienza”. Il Cesena, al contrario, l’esperienza te la fa creare: «A convincermi del progetto, l’ho detto fin da subito, è la fiducia che la Società ha nelle giovani, in particolare nelle ragazze italiane, e quest’anno eravamo tutte italiane. Mi ha colpito molto il modo in cui vengono valorizzate e lo spazio reale che la squadra ci ha dato, perché quest’anno siamo riuscite a giocare magari non lo stesso minutaggio, però la maglia da titolare l’hanno data a tutte», ogni singola giocatrice viene valorizzata, e da quella fiducia che viene data loro nasce un circolo virtuoso che, come si è visto, porta tutte a fare bene.
La numero 10 reputa questa sua prima stagione lontano da Milano e dalle sole coetanee una grandissima evoluzione personale e atletica, benché all’inizio si sia percepita in maniera netta la differenza tra la Primavera e il Campionato di Serie B, campionato il cui livello è in costante aumento e che richiede un altro passo e una maturità diversa: «Questa stagione è stata per me un percorso di crescita sia dentro, sia fuori dal campo. Ovviamente la differenza con la Primavera l’ho sentita, perché in Primavera c’era un altro passo, e la fisicità e la grinta che devi mettere in Serie B, visto anche il livello che si è alzato di molto, sono diverse. Ci vuole anche un’altra maturità nei confronti di questo campionato, perché non siamo più tutte della stessa età e ci sono anche ragazze con tanta esperienza, secondo me è stato veramente un bel percorso di crescita», e ad aggiungersi a tutti questi lati positivi legati a Cesena è il primo gol in Serie B, avvenuto appunto in bianconero, al termine del quale la classe 2006 ha capito che quel campo, quella maglia, quelle compagne di squadra, quelle emozioni legate a un traguardo tanto intenso erano tutte meritate, perché a Cesena vai e ti innamori: «L’esordio è stato speciale. Mi sentivo, anche se appena arrivata, già parte della squadra, perché mi sono subito innamorata del Cesena. Per me è stato un anno che non saprei spiegare, e vorrei rimanere a Cesena per sempre: la città, le persone, mi sono subito trovata, e all’esordio mi sono detta che avrei dato il massimo dal primo minuto fino all’ultimo, perché la sentivo già parte di me.»
A Cesena ha portato sulle spalle il numero 10, che si sa essere davvero pesante: «Ho provato un senso di responsabilità nel difendere questa maglia, e di carica. I primi minuti ero gasatissima, oltre a essere felicissima, e pensavo solo a dare il massimo e a fare bene nelle altre partite per difendere la maglia», ma il suo primo incontro con quella maglia è avvenuto senza che se l’aspettasse per davvero, sebbene avesse quel sogno di indossarla e si sentisse pronta a farlo: «All’inizio avevo chiesto il numero 8, ed ero convinta di avere quello; il dieci mi ero detta che l’avrei lasciato lì, perché non ero una veterana. Al Direttore avevo già detto che mi sarebbe un po’ piaciuta la 10, sentivo che quest’anno avrei voluto fare la stagione con quel numero, e il giorno prima della consegna del materiale lui mi ha detto che aveva conservato quel numero per me. Da lì ho sentito responsabilità al massimo, e ogni partita mi ripetevo di dover dare un certo contributo alla squadra ed esprimermi al massimo, ma non per il numero in sé quanto per me, perché la prima cosa a cui penso è rendermi fiera di me stessa e, poi, non deludere le altre persone», e rendendosi fiera di se stessa, partita dopo partita, la calciatrice ha anche smentito la paura iniziale di essere “troppo” in un gruppo nuovo, una squadra di un’altra categoria e con compagne che non ne avevano mai visto le giocate sul campo: «All’inizio ero impaurita perché pensavo ai giudizi delle mie nuove compagne, arriva “una piccola” in un Club e prende la 10, poi però non è stato così: ci siamo conosciute, hanno visto un po’ come gioco, ed è andata bene. Ho sentito il peso per l’importanza che ha, e per non deludere quelle che sono le aspettative che la gente ha su un numero 10.»
Poi, con quel numero, è arrivata la prima rete in Serie B all’ultimo secondo, quando la partita sembrava destinata a un pareggio, e la zampata di Paola Fadda contro il Trastevere è invece valsa i tre punti e una grande iniezione di fiducia per lei: «Il primo gol in Serie B è stato contro il Trastevere, la partita è finita 1-0 all’89’, o al 90′, e avevo la felicità che andava oltre le stelle. Non ho capito niente, in quel momento. Ho corso verso la panchina e sono andata dalla mia coinquilina, Sara Zappettini, e dietro tutta la squadra, è stato un momento che non mi scorderò mai, soprattutto perché è un 1 a 0 all’ultimo, e non so neanch’io spiegarlo dopo tutta una partita chiusa in difesa.»
Cesena in prestito, il suo primo cammino lontano da Milano e in una squadra che si gioca un campionato ricco di persone di grande esperienza anche nella categoria superiore. Come già affermato in precedenza, il salto dalla Primavera alla Serie B è stato un po’ complicato, ma la trafila insieme alla Prima Squadra dell’Inter è stata una palestra corroborante che le ha fatto sì percepire lo scatto verso l’alto, ma l’aveva già preparata: «L’ho sentito molto, infatti le prime partite, anche amichevoli a inizio stagione, ho sentito di aver fatto un po’ di fatica a prendere il ritmo, ma fino a un certo punto, perché allenarmi in Prima Squadra all’Inter l’anno scorso mi è stato d’aiuto e sono arrivata un po’ più preparata rispetto a quando giocavo solo in Primavera e avevo solo quel passo. Poi sono riuscita a prendere il ritmo, e anche bene, però la differenza è nettissima, anche nella fisicità che ci devi mettere, devi usare il corpo e il fisico, cose che secondo me in Serie B fanno la differenza. Mi sento cresciuta, un piccolo step mi sento di averlo fatto.»
I numeri con la maglia del Cesena raccontano di lei come di una centrocampista con il vizio del gol: Fadda ha messo la sua firma per ben 8 volte, numero che a lei era molto caro, e nel gioco proposto da Mister Rossi è quasi sempre stata tra le titolari e tra le irrinunciabili. Il tecnico le ha dato fiducia, la squadra le ha dato fiducia, il Club le ha dato fiducia, e l’autostima è cresciuta: «Dopo questa stagione ne sento molto di più di quanta ne sentivo alla fine dell’anno scorso, e questo solo grazie al Club, alle mie compagne e all’ambiente che si è creato. Sono dell’idea che, nel momento in cui stai bene in un posto, il rendimento viene da sé, perché non hai preoccupazioni, non hai passi non idonei al percorso che stai facendo e ti portano via l’energia positiva che ti fa dire che stai bene», ma a suo parere questa caratteristica può ancora essere migliorata: «Di fiducia in me ne ho, però devo migliorare su queste cose, perché sono una persona che ha autostima, ma non abbastanza, e dopo quest’anno so che si è alzata, perché so che devo averla, e ne sono molto contenta.»
Un anno non è un periodo di tempo molto lungo, ma se questo porta con sé dei cambiamenti significativi, come trasferirsi, entrare in contatto con una nuova realtà e una crescita personale e calcistica, può essere determinante nella vita di un’atleta giovane e con ampi margini di miglioramento. Da questa vita lontano da casa, la giocatrice ha scoperto lati di sé che non si sarebbe aspettata: «Ho scoperto un lato di me che è il saper stare bene da sola, perché comunque sono stata lontana dalla mia famiglia: nuovo anno, nuova casa, non ero mai stata lontana dalla mia famiglia e quindi all’inizio ero un po’ impaurita, però adesso io vorrei avere i miei spazi, cosa che prima non avevo così tanto», e per Cesena non riesce a trovare parole che non siano positive, un mondo fuori da quello a cui era abituata e che le ha aperto prospettive diverse, vere: «Di Cesena dico tutto in positivo, sono cambiata anche a livello personale. Ho visto un mondo al di fuori di Milano, avevo visto solo quello che c’era a Milano perché ero sempre stata lì, a Cesena mi si è aperto un mondo nuovo, e mi guardo attorno con delle prospettive diverse. Mi sento molto cresciuta, però comunque andrò piano. Sono giovane, molte esperienze le devo ancora fare», quell’ambiente nuovo che all’inizio sembrava ostile è infine diventato una comfort zone che non vorrebbe mai abbandonare e che si augura di ritrovare in tutte le esperienze che vivrà in futuro: «Di comfort lo è diventato: grazie alle mie compagne e all’ambiente si è trasformato da una zona di non-comfort a una comfort zone. So che sarà difficile trovare un ambiente così, però sono una persona positiva.»
Fadda ha infine raccontato un aneddoto quasi profetico, quello di un biglietto ritrovato nell’armadietto alla scuola dell’infanzia in cui c’era scritto il suo futuro, un destino nel mondo del calcio: «Quando giocavo all’asilo, ho trovato un biglietto anonimo nel mio armadietto, e non sappiamo tutt’ora chi l’abbia scritto. C’era scritto: “Mandate Paola a giocare a calcio”, e poi da lì i miei genitori hanno aspettato il primo anno di elementari e dalla seconda mi hanno iscritta, anche se dicevo loro che volevo andarci già da prima.»
Si ringraziano Paola Fadda, l’addetto stampa Filippo Minardi e il Cesena Calcio Femminile per il tempo, la disponibilità e la chiacchierata.






