“Era ora, questa è il mio primo pensiero”. A dirlo ai microfoni del Corriere della Sera è stata Carolina Morace, in merito alla nuova norma introdotta dalla FIFA che inserisce l’obbligo delle donne negli staff tecnici e medici delle squadre femminili. L’ex calciatrice poi aggiunge: “Sono proprio discriminazioni che dovevano essere corrette, ma tanto tempo fa”.
Parlando, invece, della possibilità di accesso ai corsi per tecnici, obbligatori per sedere in panchina, della FIGC Morace non le manda a dire: “Se uno scudetto lo vince un uomo vale quattro punti se lo vince una donna vale due. Che discorso è? Solo perché il calcio maschile nasce prima del femminile”.
Morace  continua: “Troppo spesso uomini, il cui curriculum non è nemmeno la metà del nostro, ricoprono posizioni a cui noi non riusciamo ad accedere. Dov’erano, prima che la Serie A diventasse professionistica, quelli che poi ci sono subito entrati? Sono passati davanti non solo alle donne, ma anche a colleghi che, avendo sempre allenato nel femminile, avevano molta più esperienza di loro”.

La parlamentare veneta ha poi aggiunto: “Si vadano a vedere i curriculum di gente che non lavora o che ha dovuto trasferirsi all’estero e i curriculum degli allenatori di Serie A femminile per curiosità”.
L’ex calciatrice, quindi, ha sottolineato: “Senza poi pensare che noi allenatrici donne abbiamo un contatto con tutti gli altri Paesi, perché le nostre colleghe straniere sono diventate allenatrici delle nazionali e le squadre di calcio. Quindi è ovvio che noi abbiamo un contatto diretto con loro, per cui è chiaro che se io voglio acquistare una giocatrice, io mi rivolgo a gente che sa e che conosce in quel mondo non a qualcuno che non sa minimamente nulla di quel mondo”.

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