Dopo aver brillato ai Mondiali, c’erano grandi aspettative sull’Italia Femminile presente agli Europei 2022. Purtroppo, dopo soltanto tre partite, la Nazionale è stata eliminata dal torneo. Sport del Sud ha analizzato le motivazioni.

Un inizio indigesto

L’Italia Femminile ha debuttato ai campionati Europei di calcio Fememinile contro la Francia, nomi del calibro di Renard, Katoto o anche Malard, tra le grandi favorite alla vittoria del torneo e con un’imbattibilità che durava da 16 partite consecutive. La squadra di Corinne Diacre, terza nel ranking europeo, è stata inoltre l’unica squadra a qualificarsi per la fase finale senza subire reti e ha messo a segno ben 44 goal con 18 giocatrici diverse. La Nazionale Azzurra è stata inserita in un girone di ferro, il D, al quale (oltre alle transalpine) si aggiungevano Belgio Islanda; delle sfidanti sicuramente insidiose, ma non impossibili da battere.

Le ragazze di Milena Bertolini hanno cominciato il cammino a Rotherham, un esordio che si è tramutato in un vero e proprio incubo: le Bleues, infatti, hanno vinto 5-1 segnando tutte le reti nel primo tempo, hanno guidato e dominato l’intero match, sfruttando anche due gravi errori difensivi dell’Italia, sui primi due gol, che hanno reso tutto difficilissimo e le avversarie ingiocabili più di quanto non lo fossero già prima. Una débâcle che ha sicuramente inciso sull’aspetto psicologico delle calciatrici, in quanto, il profilo mentale della prestazione è fondamentale al pari delle capacità fisiche e tecniche e in grado di fare la differenza se opportunamente gestito: avere consapevolezza delle proprie motivazioni, percezioni, stile di personalità, emozioni, tensioni, ansia, stati dell’umore, oltre a riconoscere le condizioni più stressanti e alcune tecniche per la loro gestione, potrebbe risultare determinante in una prospettiva come quella del torneo tenutosi quest’anno in Inghilterra. “Con il talento si vincono le partite, ma è con il lavoro di squadra e l’intelligenza che si vincono i campionati”, disse Michael Jordan.

Scarsa condizione fisica e organizzazione tattica

Prima della sfida contro la Francia, Milena Bertolini aveva dichiarato: “In Italia stiamo pagando lo scotto di quindici anni di mancata programmazione, che ci hanno costretto a rincorrere le altre Nazionali. Questa distanza l’abbiamo colmata attraverso l’organizzazione tattica, in questo modo si supererà la superiorità fisica delle altre squadre”.

Ciò nonostante, oltre al divario dal punto di vista fisico, i numeri parlano chiaro: un solo punto conquistatosoltanto due i gol segnati, di cui uno sul 5 a 0 e ben 7 gol subìti. Il tutto, frutto dell’indecorosa figura al debutto, continuata con il disperato pareggio con l’Islanda, per finire con la seconda sconfitta, decisiva, contro il Belgio.

La mancanza di un punto di riferimento

Il capitano di una squadra di calcio è generalmente il giocatore più rappresentativo della rosa. A ricoprire questo importante ruolo nella Nazionale Italiana Femminile è Sara Gama, difensore della Juventus e donna icona del movimento. Tuttavia, nel momento in cui avrebbe dovuto incarnare quel pilastro sul quale aggrapparsi, anche la classe ’89 è venuta meno: due gare pessime con Francia e Islanda, condizionata da inizio torneo da un’infiammazione al ginocchio destro, fastidio che ne ha limitato sicurezza ed efficacia, magari stanca, avendo sulle gambe ben cinquanta partite disputate in maglia bianconera. Eppure, malgrado le condizioni si è dovuto aspettare la terza partita del girone per vederla in panchina (e Bartoli al suo posto non ha demeritato).

Poi, le occasioni da gol che sono lì a ricordarci ciò che poteva essere e non è stato, sono immagini di orizzonti possibili e che si sono negati. L’analisi dei singoli episodi risulta fuorviante. Per spiegare questo disastro occorre guardare allo scenario complessivo, a quell’insieme di accorgimenti che avrebbero dovuto costituire una rete di sicurezza per la Nazionale, e che non sono stati allestiti. In quel Mondiale del 2019 con l’entusiasmo e con delle Bonansea Gama in forma in più nel motore, avevano colmato le lacune consentendo di arrivare fino ai Quarti di finale. Ad un certo punto, purtroppo, l’interruttore si è spento. All’Europeo serviva l’attaccante che in qualche modo la buttasse dentro. Non c’era, non ce l’abbiamo.

Una Serie A senza appeal

Seppure stia dando segnali di crescita, la Serie A Femminile continua a essere tecnicamente un campionato piuttosto povero e privo di appeal per le Top Player. Ormai da anni i club italiani – a parte qualche rara eccezione – non hanno la forza economica per mettere a segno grandi colpi di mercato. Il livello tecnico inevitabilmente si abbassa e con esso la competitività delle squadre.

Chiara Frate, attualmente iscritta al corso di laurea triennale in Mediazione Linguistica e Culturale, coltiva la passione per il giornalismo sportivo ed il calcio, sia femminile sia maschile. Attualmente è redattrice di SportdelSud, un giornale sportivo innovativo di partecipazione popolare che le ha offerto l'opportunità di mettersi alla guida di un progetto imprenditoriale nel settore della comunicazione. Conosce l'inglese, il francese, lo spagnolo e sta imparando anche il portoghese. Sempre pronta a schierarsi a favore della parità di genere, il riscatto delle donne e l’impegno costante e instancabile verso un nuovo approccio culturale anche dal punto di vista sportivo.

2 COMMENTI

  1. Concordo pienamente con l’analisi dell’Autrice,ribadisco la sconcertante condizione atletica manifestata nonostante 1 mese di “preparazione”(staff tecnico da rivedere…) e la ingenua presunzione di Milena nel voler affrontare la corazzata Francia con difesa a 3 insufficiente a contrastare le loro incursioni esterne e con elementi non al top:gol presi su errate respinte corte di Sara (mi dispiace…)che denotavano scarsa forma fisico-mentale,l’evanescenza a centrocampo di Giugliano & Caruso,la “macchinosità” della Girelli al cospetto delle indiavolate avversarie,il tardivo impiego della Cernoia nella sfida contro il Belgio…salvo solo Bergamaschi e Simonetti,promettente,parzialmente Bonansea e Linari mentre ritengo promettente l’esordio di Piemonte

  2. Quello che è evidente tra le nostre calciatrici è quelle dei paesi più forti è la differenza sul piano fisico. La velocità sia di corsa che di reazione è molto diversa
    Una nostra calciatrice, in soli dieci metri di corsa, ne perde più o meno due: in questo modo tecnica e tattica non faranno mai la differenza. Bisogna valutare se la preparazione fisica di un mese non sia stata totalmente sbagliata, magari molto fisica, con il rischio concreto di appesantire le giocatrici. Finché le calciatrici italiane non faranno un salto sul piano della velocità e dei tempi di reazione non colmeranno la differenza con le migliori. Forse si sbaglia allenandole come si allenano i maschi, forse bisogna studiare allenamenti specifici per le donne. C’è un gap da colmare e giudicare individualmente le giocatrici non ha senso. Questo gap è aumentato notevolmente negli ultimi anni, anche solo rispetto al mondiale dove abbiamo fatto bene. Qui bisogna che l’intero movimento italiano metta attenzione per la crescita del settore femminile del calcio italiano.

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