E se le emozioni del calcio femminile trovano giustezza e manifestazione alla primissima sfida del derby d’italia tra Juventus ed Inter, forse la ragione vera è da ritrovare nella semplicità geniale del coinvolgere passione e tormento, gioia e sacrificio sportivo. 
E il tutto, è riassumibile proprio nell’atteggiamento delle ragazze di coach Guarino in questo celebre e storico ingresso in campo, che ha saputo rappresentare il fulcro del gioco e della mentalità tanto da fare la differenza rispetto a tutto il resto, in questa fase iniziale di stagione. 
Un atteggiamento mai domo quello delle bianconere che non sempre ha necessitato dell’eccelsa qualità nelle giocate perchè anche nelle rare occasioni di sofferenza hanno saputo farsi ancor più gruppo, innalzando un muro invalicabile di assoluta certezza, compattezza e lucidità mentale, ma anche differenza qualitativa nei confronti delle nerazzurre di mister Sorbi.
Uno dei tanti punti di forza encomiabili delle bianconere, è proprio questo: un’unicità d’intenti creata come fosse cosparsa di magia, di un calcio femminile che si sta finalmente rinnovando in Italia, che attrae e di cui è bello raccontarne le gesta e farne parte.
Si tratta anche della forza di un gruppo e di un avversario storico a cui vanno resi meriti e onori per aver tenuto testa alla Juventus nel filo delle emozioni fino all’ultimo istante in quello che è stato un match avvincente a livello sentimentale, senza storia, però, in campo dato che è stato netto il differenziale qualitativo delle due formazioni.
Tre dunque, i punti conquistati al primo ed eterno scontro d’Italia e tre come le reti messe a segno da una Signora che col tempo ha saputo costruire le proprie fortune su una solida retroguardia ed un attacco cinico. Eppure, a far da collante al bottino pieno agguantato dopo la sosta da capolista in coabitazione col Milan di Ganz, Madama si coccola non solo una Cristiana Girelli ormai punta di diamante e fulcro dell’attacco bianconero con 5 centri in 4 gare, ma anche il ritorno al gol della sua prima tifosa bianconera che mancava all’appello da ormai troppo tempo: Martina Rosucci. Ma chi ha imparato a conoscere la centrocampista numero 8, sa che tutto ciò, non è avvenuto quasi con una sorta di “scontata” naturalezza dati che chi, come lei, ha sempre messo impegno, amore per i colori e sacrificio in campo. Non segna molto Martina, data la sua posizione in campo quasi da trequartista, ma ogni suo gol sa pesare proprio nelle partite che più contano.
In territorio nerazzurro, Madama ha mostrato un notevole giro palla in cui le ali sono state spesso servite e cercate, e non è un caso se è spesso Valentina Cernoia, prima di spegnere definitivamente ogni speranza nerazzurra col gol che chiudeva le danze, ad essere cercata costantemente grazie alla sua solita destrezza nelle corsie laterali e, da posizione defilata da fermo, lasciava partire cross precisi all’interno dell’area, un’area sfruttata ancora una volta dall’impeccabile Girelli. Ed è proprio la dieci bianconera, al momento, ad essere la vera arma in più di questa Signora, perchè in attesa dei goal e del rientro di Barbara Bonansea, sta trascinando la sua Juventus a colpi di prontezza, corsa e audacia. L’attaccante bresciana in questo inizio di stagione si è rivelata e riconfermata l’assoluta trascinatrice in avanti della Juventus. Lo spazio centrale infatti, in queste prime partite, è stato sempre occupato dallo scatto pronto dell’ex Brescia, che ne ha saputo intuire con anticipo le giocate dei compagni di reparto. Abile a sfruttare quel rimpallo decisivo e a farsi trovare sempre al posto giusto nel momento giusto. Coach Rita e le compagne, giustamente, se la coccolano al meglio. Dieci-siva.
Alzati a proprio favore i ritmi di gioco ed impostando meglio il giropalla dunque, le ragazze di mister Guarino hanno chiuso nella propria metà campo le padroni di casa per larga parte del match. L’azione del gol che ha aperto le mercature è nato, come spesso avviene, da un’azione costruita nella propria trequarti e trovando Rosucci che libera avanzava in avanti, e con quella sua abilità ritrovata, effettua un dribbling accentrandosi in area: da qui, la combinazione  vincente nell’incursione in area avversaria.
 
E’ una bellezza, questa, che ci permette di resistere alla spettacolarizzazione del calcio senza quel costrutto sociale che corrode e confonde, ma che si fa essenza solo per coloro ai quali brillano gli occhi quando vedono rincorrere un pallone e farlo rotolare tra i ciuffi d’erba. 
Loro hanno semplicemente dato il “via” a quanto di più poetico possa esistere nel concetto di resistenza e di libertà di espressione nello sport, e nella vita. 
A seguito di questo incredibile risultato in un match storico, come il primo match femminile tra Juventus ed Inter, è ormai chiaro quale sia il messaggio che ci viene spedito e lasciato in eredità: chi è avvolto e si nutre di passione, umiltà, abnegazione, volontà, e amore ci proietta verso una realtà in cui si DEVE credere con perseveranza e determinazione (nella possibilità di veder realizzare i propri sogni, e che di certo vale la pena battersi per essi e di fare la differenza nel persuadere gli altri a non essere indifferenti a nulla. 
Tutti noi nello sport siamo una cosa sola e dobbiamo mantenerci uniti perchè non esistono distinzioni di alcun tipo, forti e decisi nel percorrere un’unica strada: quella della passione per il gioco più bello del mondo. 
Il gradino più alto del podio di una nuova storia calcistica, ancora una volta, è stato tinteggiato di bianco e di nero. 

Una scena che ha saputo rappresentare l’essenza dello sport e dei suoi valori: lacime, sacrificio e aiuto. Platini un giorno disse: “il calcio prolunga l’infanzia”. Frase eternamente vera, per chi racchiude i propri sogni e i propri sacrifici nella forza delle lacrime. Probabilmente il segreto di una mentalità vincente, è racchiusa tutta qui.
 Un “uno per tutti e tutti per uno” moltiplicato per sette, per quel sette.
 E, dopo aver visto come ne è venuta fuori la Juve in questo derby, vincendo e convincendo contro un avversario ostico e contro una sorte avversa per la piega che il match aveva preso, tutti gli spettatori presenti allo stadio e da casa, o chi si sta pian piano avvicinando a questo mondo, si sarà convinto definitivamente di non essere imbattuto in un campionato non da soccorrere dall’alto della sua classe magnetica, ma in un campionato già pronto, di eccellenza qualitativa, di ragazze di spessore umano e di cui ora tutti noi spettatori e narratori, dovremo esserne i principali ambasciatori per  lasciare il segno indelebile di questa nuova esaltante realtà italiana. 
ll destino, tuttavia, è sempre lui ad aver dettato il suo primo verdetto: se si vuole battere questa Juventus si deve lottare, si deve essere impeccabili in campo perchè, la parola “fine”, l’avrà comunque sempre lui.

Nata il 23 maggio del 1994 a Fermo, Caterina ha sempre avuto una fortissima passione per il mondo del calcio e del giornalismo sportivo. Ha conseguito infatti, varie esperienze in questo settore, a partire dalla prima nella stagione 2012/2013 come addetta stampa per la squadra della sua città (Fermana FC), per poi collaborare con varie testate giornalistiche del web come TuttoJuve.com, Juventibus, TuttoMercatoWeb etc. E' stata ospite opinionista alla TV ufficiale della Juventus (Jtv) e tutt'ora collabora con Radiobianconera spaziando a 360 gradi sul mondo calcistico, sia maschile che femminile. Si avvicina a quest'ultimo, grazie alla passione che l'ha sempre animata dato che anch'essa ha potuto giocare a calcio si da ragazzina, oltre ad undici anni di pallanuoto. Oltre allo sport, ama viaggiare e nutre grande sentimento per il mare.