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Viviana Schiavi: “Sognare deve aiutarci ad arrivare più lontano possibile”

Photo Credit: Paolo Comba - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

L’Italia femminile U17 è stata protagonista di un super Europeo di categoria che ha portato le azzurrine a qualificarsi alla prossima edizione del Mondiale in Marocco. Il cammino nella competizione continentale si è fermato alle semifinali ma le prestazioni della Nazionale U-17 hanno aumentato la fiducia e la consapevolezza della squadra che il Ct Viviana Schiavi guiderà alla Coppa del Mondo. Il torneo globale femminile U-17 sarà la prima edizione ampliata a 24 squadre e il cammino delle azzurrine inizierà nel girone con i padroni di casa del Marocco, Brasile e Costa Rica. L’allenatore Viviana Schiavi ha parlato alla FIFA di cosa si aspetta per la prossima competizione e di come il calcio femminile stia diventando sempre più importante in Italia.

L’edizione del Mondiale femminile U-17 del 2025 sarà la prima ampliata a 24 squadre. Può essere considerato un ulteriore traguardo e segnale molto positivo per il calcio femminile? “Assolutamente sì. Può – e deve – essere considerato un ulteriore traguardo, un ulteriore step di crescita per tutto l’ambiente femminile. È sintomo di una base che sta crescendo, di un livello che sta aumentando anno dopo anno, grazie anche all’attenzione che si è creata attorno a tutto il movimento”.

Undici anni dopo, l’Italia ha raggiunto le semifinali dell’Europeo U-17 femminile. Quanto è stato importante quel percorso, soprattutto considerando la grande fase a gironi disputata? “È un segnale di crescita globale del movimento calcistico italiano. Negli ultimi anni sia la Federazione ma anche i club hanno deciso di costruire un percorso ben definito per le ragazze. Questo sta portando ai risultati positivi che abbiamo avuto nella stagione appena terminata, con la qualificazione di entrambe le nostre nazionali giovanili, l’Under 17 e l’Under 19, ai Mondiali di categoria, con le semifinali raggiunte in entrambi gli Europei”.

Il percorso compiuto agli Europei ha garantito all’Italia un biglietto per i prossimi Mondiali. Quanta soddisfazione c’è per questo traguardo?  “C’è un’enorme soddisfazione anche da parte mia, che negli ultimi due anni sono entrata a far parte dello staff della nazionale maggiore femminile a fianco del Ct Soncin. Ho seguito molto da vicino, con grande passione, l’avventura delle ragazze durante la fase finale dell’Europeo, ma anche durante tutto il percorso di qualificazione, tra Round 1 e Round 2. Oltre ad essere contenta per il risultato, sono davvero felice perché quello delle 2008 è un gruppo a cui sono particolarmente legata, dal momento che sono state le prime calciatrici che ho guidato su una panchina della Nazionale come allenatrice in prima, quando erano nell’Under 16; siamo cresciute insieme. Sono enormemente soddisfatta e orgogliosa del percorso che hanno intrapreso”.

 

Che cosa ha imparato la squadra da quel torneo che potrà essere utile al prossimo Mondiale? “Ogni volta che si scende in campo per una gara internazionale c’è un sapore particolarmente speciale, sia a livello emozionale e ovviamente anche dal punto di vista del percorso tecnico. Aver avuto la possibilità di giocare queste partite di un livello molto alto, portando oltretutto a casa dei risultati estremamente positivi, ha lasciato nelle ragazze tanta consapevolezza, coraggio e ricordi che riporteranno sicuramente durante la prossima esperienza mondiale”.

Galli, Venturelli, Giudici… possiamo dire che l’Italia sta costruendo una base importante per il futuro della Nazionale femminile? “Sono solo alcune delle ragazze da citare. Tutti i gruppi delle nazionali giovanili hanno avuto una crescita di livello e i risultati lo dimostrano. Loro sono tre nomi di prospettiva, che in questa prima parte di stagione hanno anche iniziato a lavorare nei club di appartenenza con le rispettive prime squadre; ma in questa nazionale – e più in generale in tutte le nazionali giovanili italiane – ci sono tanti nomi che possono crescere ed essere fondamentali per il futuro del movimento”.

 

Italia-Brasile è sempre stata, storicamente, una partita affascinante. Quanto sarà importante misurarsi con una delle migliori squadre del torneo e con una cultura calcistica fenomenale, simile a quella italiana? “Italia-Brasile ha sempre un significato tutto suo. Poi io sono una romantica del calcio, per cui questa partita ha per me un grande fascino. Ma non sarà solo quella con il Brasile una gara tosta da affrontare: tutti gli avversari del girone sono ostici. È ovvio poi che al Brasile, per la loro tradizione e per i precedenti a tutti i livelli tra le nostre Nazionali, si guarda con un’attenzione particolare”.

Marocco, padrone di casa, Brasile Costa Rica. Quali sono le aspettative per la fase a gironi? “Sono tre squadre che, come noi, sono in forte crescita: anche loro hanno dato il via a dei percorsi strutturati e importanti per seguire le ragazze passo a passo. C’è stato un aumento a livello tecnico, tattico e fisico da parte di tutte. Sarà sicuramente un girone difficile, ma che cercheremo di affrontare guardando a noi nel miglior modo possibile”.

“Sognare non è proibito”, ha detto Gabriele Gravina dopo la qualificazione al Mondiale U-17 femminile. Quanto vi rappresenta questa frase? “Il sogno è un qualcosa che ci accompagna sempre in riferimento alla Nazionale: da quando si inizia a giocare, sognando di vestire la maglia azzurra, fino a quando non si riesce a indossarla. E l’abbiamo potuto vedere quest’estate, con tutti i sentimenti che la Nazionale maggiore ha suscitato durante l’Europeo. Credo che il sogno sia un richiamo che debba esserci in ogni avventura; ci deve accompagnare e deve essere quello stimolo in più per cercare di arrivare il più lontano possibile”.

Cristiana Girelli, una figura da 10 anche senza Pallone d’oro

Photo Credit: Nicolò Ottina - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Di solito il 10 è il numero massimo per votazione, quello di tanti campioni storici dello sport più praticato al mondo, la cifra legata alla perfezione. Se invece lo si pensasse stampato su una maglia? Magari bianconera o azzurra? Chi potrebbe mai venire in mente? Forse forse Cristiana Girelli?

L’abbiamo vista questa estate combattere con le unghie e con i denti per il campionato europeo tenutosi in Svizzera, dimostrando con un gruppo ormai diventato famiglia che le sconfitte non sono nulla quando è il cuore a comandare in campo, lo stesso che ha saltato qualche battito nel momento in cui l’attaccante è apparsa nella lunga lista delle nomine per il Pallone d’oro, sogno ed aspirazione non solo della bresciana ma di qualunque calciatrice.

Non si è mai troppo piccoli per sognare”, ha dichiarato sui social proprio poco dopo la finale di Parigi che l’ha decretata al posto 16 dell’Olimpo del calcio, un segnale importantissimo sì individuale, ma un plus anche per il movimento calcistico femminile italiano intero e per tutti coloro che ne sanno apprezzare il valore con gli occhi di chi ci crede talmente tanto da sperare che si tratti solamente di un inizio dal cammino mai poco travagliato ma da ricordare. Intanto, però, l’orgoglio tricolore è ampio.

La emozione della conquista del sesto scudetto bianconero, intanto, è già stata fortificata da una serie di risultati del nuovo viaggio negli stessi colori che ha preso il via da qualche settimana e che punta alla positività ed ai quarti di Champions League; perché Girelli, per la squadra (qualunque essa sia) è anche questo: risata, ironia e sorriso tipico di chi non si arrende mai.

A 35 anni (suonati N.d.R.) una valanga di soddisfazioni, tanti goal ed una carriera che, non fosse concetto astratto, direbbe sicuramente “e non finisce qui!”. Una carriera che, proprio post Euro 2025, poteva chiudersi definitivamente: “Per come mi sono sentita l’estate scorsa potevo pensarlo, credo invece sia il caso di lasciare che il mio corpo e la mia mente decidano, non mi voglio porre limiti adesso – ha dichiarato, a tal proposito, alla Gazzetta dello Sport -. Ne parlerò con il ct, penso che sia anche giusto lasciare spazio alle giovani. Quanto resterò in Nazionale? Non lo so”.

Tra pensieri introspettivi, decisioni ponderate e costruzione del futuro, il contributo ha descritto tutto l’orgoglio per la corsa alla sfera dorata: “È stato molto emozionante; il fatto di essere state addirittura in due nella lista (in riferimento alla nomina di Sofia Cantore, classificata 24esima) è importante, significa che il nostro calcio viene riconosciuto e rispettato – ha ammesso, lasciando spazio, inoltre, ad un commento sugli sposalizi fuori stivale di tante altre ormai ex Juve -. Anche Boattin, Linari, Caruso, sono approdate in realtà di alto livello. La Nazionale ne trarrà giovamento…faranno da traino nell’Italia del futuro“.

Dulcis in fundo la domanda clue, quella a cui il super talento ha risposto così: “Dopo il calcio? Voglio vedermi serena. Quando smetterò, quello che ora è tutto mi mancherà, ma spero di trovare adrenalina e altri obiettivi perché sono ambiziosa”.

E allora è proprio il caso di dirlo: Cristiana Girelli è e rimarrà una figura da 10, anche senza Pallone d’oro!

Pallone d’Oro: Sarina Wiegman vince ancora, il premio Johan Cruyff è suo

La cerimonia del Pallone d’Oro 2025 ha premiato Sarina Wiegman, allenatrice olandese, come migliore ct della stagione 2025/26, consegnandole il prestigioso premio Johan Cruyff.

Wiegman si è affermata come una delle figure più vincenti nella storia del calcio, prima alla guida della nazionale dei Paesi Bassi (2016-2021), con cui ha vinto l’Europeo del 2017, e poi con la nazionale inglese, dal 2021. Con le Lionesses ha collezionato successi straordinari: secondo posto al Mondiale 2023, due titoli europei (2022 e 2025) e una striscia di risultati che ha riscritto la storia.

Proprio il trionfo a Euro 2025, arrivato dopo una drammatica finale vinta ai rigori contro la Spagna, ha spinto la giuria a premiarla. Con questo successo, l’allenatrice ha centrato il suo terzo Europeo consecutivo e la quinta finale consecutiva in un grande torneo: un record assoluto, sia nel calcio femminile che in quello maschile.

L’accettazione del trofeo è stata accompagnata da un discorso importante che sottolinea la crescita del calcio femminile:”Questo non è solo un riconoscimento personale, lo vedo come un tributo al calcio femminile, al nostro percorso e a quanto abbiamo raggiunto finora. Spero che continueremo a lavorare e a lottare insieme contro la misoginia e il razzismo. Il calcio deve sempre unire e mai dividere”(“This is not just a personal honour, I see it as a recognition of the women’s game, of our journey and where we have come so far. I hope we continue to work and fight together against misogyny and racism. Football must always unite and never divide”).

La concorrenza era altissima, con allenatrici di livello mondiale che hanno collezionato successi straordinari nella stagione. Sonia Bompastor ha guidato il Chelsea a un triplete storico, mentre Renée Slegers è riuscita, subentrando a stagione in corso, a portare l’Arsenal al titolo di campionesse d’Europa. Arthur Elias ha conquistato la Copa América con la nazionale brasiliana, e Justine Madugu ha condotto la Nigeria alla vittoria nella Coppa Africana delle Nazioni.

Un riconoscimento ancora più di valore per Wiegman, tra candidate di eccellenza, e un messaggio importante: il calcio femminile ha raggiunto livelli di eccellenza, con panchine sempre più competitive.

Gianpiero Piovani, Inter Women: “Secondo tempo di grande qualità, meritavamo il pareggio”

credit photo: Stefano Petitti - photo agency Calcio Femminile Italiano

Le prole del tecnico nerazzurro al termine della semifinale di Serie A Women’s Cup giocata a Castellamare di Stabia contro la Juventus.

Finisce in semifinale il cammino dell’Inter nella Serie A Women’s Cup. Le nerazzurre giocano una grande partita contro la Juventus, sfiorando a più riprese il pareggio dopo essere andate sotto di due gol. La rete di Wullaert non basta all’Inter, che avrebbe comunque meritato la rete del 2-2, come sottolineato nelle interviste post gara dal tecnico Gianpiero Piovani:

Ci portiamo a casa un secondo tempo di grande qualità, con tante occasioni create. Nel primo tempo siamo state molto contratte, eravamo tese e siamo state poco lucide nell’ultimo passaggio. Nella ripresa abbiamo cambiato qualcosina e abbiamo svoltato: purtroppo il risultato ci condanna, ma penso che la prestazione sia lì da vedere e quando si gioca in questo modo un allenatore deve essere sereno: possiamo fare bene in futuro. Meritavamo il pareggio, se avessimo segnato magari la partita sarebbe ulteriormente cambiata. Sulle ali dell’entusiasmo abbiamo avuto tanta foga, ma anche qualità, che è mancata soltanto nella finalizzazione. Di solito giocatrici come le nostre difficilmente sbagliano, ma continuiamo a lavorare: ho detto alle ragazze che abbiamo altri obiettivi da raggiungere e cercheremo di fare qualcosa di importante per questa Società. Ci dispiace per i tifosi che sono accorsi in massa per incitare le ragazze: cercheremo di regalare loro soddisfazioni più avanti. Dobbiamo continuare nel nostro lavoro, questo percorso è nato lo scorso anno e lo portiamo avanti con fiducia, crediamo tanto in queste ragazze. I cambi dalla panchina sono valsi una prestazione importante, crediamo in tutte loro: c’è grande fiducia da parte nostra verso ognuna delle nostre giocatrici, indipendentemente dalla loro età“.

Pallone d’Oro: Vicky Lopez fa la storia vincendo il Trofeo Kopa

Il Trofeo Kopa, riconoscimento riservato alla migliore giocatrice Under 21, parla spagnolo. A conquistarlo è Vicky López, talento del Barcellona e della Roja, che diventa così la prima calciatrice della storia a ricevere il premio durante la cerimonia del Pallone d’Oro 2025.

La giovane centrocampista è riuscita a imporsi su rivali di altissimo livello come Linda Caicedo, Wieke Kaptein, Michelle Agyemang e Claudia Martínez. A decretarne il successo sono state le prime tre classificate di ogni edizione del Pallone d’Oro femminile: Aitana Bonmatí, Alexia Putellas, Salma Paralluelo, Alex Morgan, Megan Rapinoe, Lucy Bronze, Beth Mead, Ada Hegerberg, Caroline Graham Hansen, Dzsenifer Marozsán, Sam Kerr e Pernille Harder,  chiamate a votare la nuova stella emergente.

Nata nel 2006, López ha collezionato una serie di record precoci che raccontano molto del suo talento e della sua determinazione. Ha esordito nella Liga F a soli 15 anni con la maglia del Madrid CFF, diventando la più giovane di sempre, per poi ripetere l’impresa con il Barcellona nella stagione 2022/2023 (16 anni, 1 mese e 19 giorni) e persino in Champions League. Dal 2024 ha saputo ritagliarsi spazio tra le fuoriclasse blaugrana, imponendosi con personalità in uno dei club più competitivi al mondo, con 37 partite giocate e 9 gol che hanno contribuito alla vittoria del triplete domestico del Barcellona.

Con la nazionale maggiore ha debuttato nel 2024, ma già nell’Europeo 2025 ha mostrato qualità straordinarie per età e ruolo, impressionando per freddezza, visione di gioco e maturità. Un gol al debutto ha consacrato la sua presenza nella competizione, mentre a livello giovanile può già vantare un Mondiale Under 17 e due finali europee di categoria.

Il futuro del calcio femminile è luminoso, e quello di Vicky López, sembra esserlo ancora di più. Il premio che ha portato a casa ne è la prova più evidente. La sua stagione è iniziata con numeri da protagonista: tre gol e tre assist in appena quattro partite, a conferma di un talento che non ha intenzione di fermarsi.

Emilie Haavi, Roma: “Segnare in un derby è davvero emozionante. La finale era il nostro obiettivo”

Photo Credit: Andrea Iommarini - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

Il primo gol del match con la Lazio porta la firma di Haavi. La norvegese ha disputato un match di sacrificio, di grande intensità e volta alla ricerca della rete e al servizio delle compagne in area, confermandosi una delle calciatrici più importanti e determinanti della rosa giallorossa, che vede in lei una delle poche “baluarde” rimaste dalla vecchia formazione. Al termine del match, la calciatrice ha rilasciato alcune dichiarazione ai canali ufficiali della Roma raccontando il match appena concluso e le sensazioni provate dalla squadra, che si era preparata al derby in una maniera speciale e unica.

Una vittoria voluta, una vittoria importante perché non solo è la vittoria nel derby ma è una vittoria che vuol dire finale.

“Sì, siamo molto felici. Domenica abbiamo guardato il derby insieme, che ci ha dato tanta motivazione. Volevamo portare a casa la vittoria oggi e adesso siamo in finale, che era il nostro obiettivo e siamo molto contente”.

Sei ormai romanista d’adozione, che effetto fa segnare nel derby?

“No, certo, segnare è sempre emozionante, ancora di più in un derby. Era anche importante sbloccare la partita. Quindi sono contenta di aver fatto un gol e soprattutto che abbiamo vinto e portato a casa una vittoria bellissima”.

Ancora non sappiamo chi sarà l’avversaria in finale, ma servirà questa Roma con questa determinazione?

“Sì, secondo me ancora di più. Abbiamo creato tante occasioni, soprattutto nel primo tempo dove avremmo dovuto concretizzare ancora di più, però è stata una bella partita, intensa, adesso guardiamo avanti, dobbiamo recuperare e saremo pronte”.

Pallone d’Oro: Ewa Pajor è prima donna a vincere il Gerd Müller Award

Ewa Pajor, classe 1996, è stata premiata con il Gerd Müller Award, riconoscimento alla miglior attaccante dell’anno, diventando la prima donna a ricevere questo prestigioso premio

La calciatrice polacca, originaria di Uniejów, ha vissuto una stagione di debutto straordinaria con il club catalano nella stagione 2024/25, segnando 43 gol in 45 partite. È stata capocannoniere della Liga F con 25 gol e 10 assist e seconda in Champions League con 7 gol e 3 assist.

Pajor ha sottolineato l’importanza dei traguardi raggiunti sia con il club che con la nazionale, recentemente qualificata per la prima volta al Campionato Europeo, dichiarando: “Arrivare da una piccola città in Polonia e giocare oggi al Barcellona è incredibile. Voglio ringraziare tutti i tifosi e le mie compagne: senza di loro questo premio non sarebbe stato possibile. Con il loro supporto divento ogni giorno una giocatrice migliore, ed è un vero onore far parte di questo grande club” (“I came from a small town in Poland, and today I am at FC Barcelona. Thank you to all the fans and my teammates. I wouldn’t have won this award without them. With you, I am a better player, and it is an honor for me to be part of this great club”).

Nominata tra le 30 candidate al Pallone d’Oro, Pajor si è classificata all’ottavo posto. Durante l’accettazione del trofeo, emozionata, ha aggiunto: “Spero di continuare a ispirare le giovani ragazze, far crescere il calcio femminile e dimostrare che è possibile giocare in grandi stadi e farsi vedere in televisione” (“I hope to keep inspiring young girls, to grow women’s football, and show that it’s possible to play in big stadiums and be seen on television”), lanciando così un messaggio importante per tutto il movimento femminile.

Il premio per la stagione 2024/25 rappresenta solo un capitolo. Dall’inizio della nuova stagione, con 4 gol e 3 assist in tre partite, Pajor continua a dire la sua, confermandosi una delle attaccanti più influenti, pronta a sorprendere ancora nei prossimi anni.

Juve, finale sia! Canzi e Schatzer: “Emozionante!”

Photo Credit: Nicolò Ottina - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

La Juventus Women supera 2-1 l’Inter e raggiunge la Roma nella finale della Serie A Women’s Cup. Al termine della sfida contro le nerazzurre hanno parlato l’allenatore bianconero, Massimiliano Canzi, ed Eva Schatzer, autrice della rete decisiva.

MASSIMILIANO CANZI

«È stata durissima anche oggi. L’Inter è un’ottima squadra e ha giocato una grandissima partita. Noi abbiamo giocato un buon primo tempo e probabilmente avremmo dovuto capitalizzare meglio le occasioni create perchè nel finale abbiamo rischiato di subire il pareggio, ma siamo felici per essere riuscite a raggiungere la finale grazie alla capacità di tutto il gruppo di saper soffrire insieme nei momenti decisivi e se non lo avessimo fatto insieme non saremmo riuscite a vincere. Sono felice anche per il rientro in campo dopo quasi dieci mesi di Cascarino e devo complimentarmi con De Jong perchè con le sue parate è stata decisiva nei momenti clou della partita e non era scontato essendo questa la sua prima partita ufficiale con la Juventus. Girelli? Non ha preso colpi, ma semplicemente le girava un po’ la testa. Nulla di grave, dunque, ed è questo l’aspetto più importante. Venendo alla finale di sabato contro la Roma, sarà una partita dove i duelli faranno la differenza. Loro sono una squadra forte in questo fondamentale e noi dovremo essere altrettanto brave a non farle stare nella loro zona di comfort. Sono sicuro che sarà uno spettacolo bellissimo il match di sabato».

EVA SCHATZER

«Noi siamo venute qui per vincere questo torneo e il primo passo era vincere oggi. Abbiamo giocato un buon match, soffrendo anche nel finale. Sicuramente, però, i momenti complicati della gara ci hanno portato a essere ancora più coese e unite. Il gol? Sono felice per la mia prima rete stagionale e sono felice che sia servito per vincere la partita. Cristiana(Girelli) mi ha dato un’ottima palla e in quel momento non ci ho pensato due volte e ho calciato. È stato molto emozionante. La finale contro la Roma? Sarà una partita difficile, come sempre. Hanno cambiato allenatore, ci aspettiamo una squadra in salute, forte, sarà una bellissima sfida».

 

La FIFA ospita il talent ID camp in Inghilterra, mentre la squadra femminile afgana di rifugiati si prepara per le prime partite storiche

Dopo il ritiro al St. George’s Park, l’allenatrice Pauline Hamill e lo staff tecnico selezioneranno 23 giocatori per una serie di amichevoli sanzionate quest’anno
Circa 70 donne hanno partecipato a tre campi organizzati dalla FIFA, che includevano una serie di workshop e supporto progettati per avvantaggiarle dentro e fuori dal campo
Sotto la guida dell’ex calciatrice afghana e attivista per i diritti delle donne Khalida Popal, il gruppo è rimasto coraggiosamente unito mentre si prepara per un’altra pietra miliare. Normalmente il luogo in cui si riuniscono e si allenano le rinomate squadre nazionali inglesi, il St. George’s Park National Football Centre ha aperto le sue porte e i suoi campi alla fine di agosto a un gruppo speciale e storico di prospetti internazionali che hanno bisogno di una casa lontano da casa.

L’impianto di Burton upon Trent, di livello mondiale, ha ospitato gli ultimi campi organizzati dalla FIFA e progettati per selezionare 23 giocatrici per la squadra femminile afghana rifugiata, che poi giocherà una serie di amichevoli sanzionate entro la fine dell’anno. Queste partite segneranno un trionfale ritorno sulla scena mondiale per il calcio femminile afghano dopo quasi quattro anni di assenza, adempiendo al contempo alla più ampia missione della FIFA di fornire opportunità, accesso e comunità attraverso questo bellissimo gioco. “È incredibile vedere le ragazze qui, riunite insieme, per testimoniare il cameratismo che hanno tra loro, e farlo in tutto il mondo del calcio”, ha detto Sarai Bareman, l’ex nazionale samoana nata in Nuova Zelanda che ricopre il ruolo di Chief Women’s Football Officer della FIFA.

A maggio, il Consiglio FIFA ha approvato la creazione di una squadra femminile afghana per i rifugiati come parte della strategia d’azione FIFA a tre pilastri per il calcio femminile afghano. Il primo e il secondo pilastro riguardano il sostegno umanitario e logistico alle donne in Afghanistan, e poi l’advocacy e la diplomazia con gli attori e le organizzazioni pertinenti per quanto riguarda l’accesso a lungo termine allo sport. Il terzo pilastro è la squadra femminile afgana per i rifugiati, che è per i rifugiati idonei con precedenti esperienze di gioco nazionali. Il solido piano della FIFA include una serie significativa di supporto e servizi su misura per i circa 70 giocatori che hanno partecipato ai tre campi, indipendentemente dal fatto che vengano selezionati o meno. Durante tutto il processo di sviluppo della strategia e di costruzione della Squadra Femminile per le Rifugiate dell’Afghanistan sin dal suo inizio, la FIFA ha lavorato a stretto contatto con l’ex calciatrice afgana e attivista per i diritti delle donne Khalida Popal, una forza determinante nel mantenere il gruppo unito e forte nel suo scopo di giocare a calcio.

La leggendaria nazionale scozzese Pauline Hamill, che in precedenza ha allenato le squadre nazionali giovanili nella sua patria e in Arabia Saudita, è stata nominata capo allenatore. Supportato da una serie di professionisti dedicati che si occupano dell’allenamento, della salute fisica e mentale, del comfort e della sicurezza dei giocatori, Hamill ha organizzato un camp di fine luglio a Sydney, in Australia, prima di dirigersi in Inghilterra per due camp al St. George’s Park.  La squadra di rifugiate afgane inizia il suo viaggio con il primo campo di identificazione dei talenti a Sydney
L’esperienza ha avuto un profondo impatto su tutte le persone coinvolte, in particolare sulle donne coraggiose e resilienti che hanno superato le avversità e hanno abbracciato l’opportunità che il team rappresenta. Per chi è costretto a lasciare casa, il campo di St. George’s Park è diventato un luogo dove trovare accettazione, crescita e connessione.

“Ecco perché tutti lo amano. Tutti amano il calcio”, ha detto Najma Arefi, una giocatrice del camp appena concluso. “La sensazione di essere libera, la sensazione di sorellanza, la sensazione di gioia: dimenticare tutto alle spalle e gioire e stare nel presente. Ecco perché ho continuato a giocare”. Bareman ha detto: “Solo nelle piccole conversazioni che ho avuto con loro, nel modo in cui li vedi interagire l’uno con l’altro come una squadra, ma anche con lo staff, puoi davvero capire il significato che questo ha. Comprendendo i viaggi individuali che alcuni di questi giocatori hanno intrapreso, è incredibile poterli vedere qui, sorridenti, ridenti, divertiti, in un ambiente sicuro. E sono così felice che siamo stati in grado di fornirglielo”.

Sebbene il calcio abbia ancorato ciascuno dei tre campi, l’esperienza è stata progettata per essere olistica. Gli allenatori e lo staff della FIFA erano disponibili per assistere con la nutrizione e l’assistenza sanitaria, la consulenza e la formazione sui media. Workshop guidati dai giocatori incentrati sul team building e sulle tattiche, sul benessere e sullo sviluppo personale. In tutto questo, la salvaguardia e la sicurezza erano di fondamentale importanza. “Sono davvero desiderosi di provare cose nuove e sono anche desiderosi di ricevere feedback. Quindi, è stato molto divertente”, ha detto l’ex portiere dell’Inghilterra Karen Bardsley, che faceva parte dello staff del St. George’s. “Penso che giocare a un livello più alto mi permetta di capire cosa si può ottenere giocando a football”, ha continuato Bardsley. “Ma poi so anche cosa serve per spingersi oltre forse dove pensi di poter andare: quella resilienza. E penso di poter condividere con loro le mie storie, ma anche la fiducia che mi ha dato. Ma anche, come ho detto, portano così tanta energia a una sessione e così tanta positività che non puoi fare a meno di godertela. E mi hanno insegnato molto”.

L’ex portiere dell’Inghilterra Karen Bardsley faceva parte dello staff del St. George’s
Anche se solo 23 donne saranno selezionate per le partite iniziali della squadra, nessuna delle partecipanti al processo, che hanno sede in Australia, Regno Unito ed Europa, sarà lasciata indietro. La FIFA continuerà a sostenere ogni giocatore che ha preso parte ai campi con una serie di iniziative, tra cui misure di benessere e salvaguardia, accesso all’istruzione e assistenza nell’identificazione di ulteriori opportunità nel calcio. Quest’ultimo potrebbe includere la creazione di collegamenti con i club locali, la fornitura di attrezzature e la formazione di allenatori o arbitri. La squadra femminile afgana rifugiata non si limita a fornire una piattaforma a queste donne per rappresentare il loro paese nelle partite ufficiali. Si tratta anche di aiutarli a prosperare nelle loro case attuali. “Abbiamo imparato così tante cose qui. Non è stato solo in campo. Penso che siano state tante le cose che abbiamo imparato anche fuori dal campo. Essere a casa dell’Inghilterra ed essere circondati da così tanti allenatori professionisti e così tanti staff professionisti, è stato un privilegio per noi”, ha detto Arefi. “È stata una grande esperienza per tutti noi, e non vediamo l’ora di avere questo progetto pilota anche per i prossimi anni e di lavorare su un progetto più grande con la FIFA”.

Dopo il ritiro al St. George’s Park, l’allenatrice Pauline Hamill e lo staff tecnico selezioneranno 23 giocatori per una serie di amichevoli sanzionate quest’anno
È un progetto che è solo all’inizio. I campi di identificazione, e poi le partite entro la fine dell’anno, segneranno una pietra miliare vitale nello sforzo della FIFA per sollevare le donne afghane, sia all’interno che all’esterno del paese, attraverso il calcio. Ulteriori dettagli sulla squadra, la rosa di 23 giocatori, le partite e gli avversari saranno annunciati dalla FIFA nel prossimo futuro. “Questo progetto è incredibilmente importante per la FIFA”, ha detto Bareman. “Se pensi a queste donne e al viaggio che hanno intrapreso, a ciò che hanno affrontato, è incredibilmente importante per noi essere in grado di usare il calcio come strumento per restituire loro e fornire loro le opportunità che meritano così riccamente”.

Serie A Women’s Cup – Sabato a Castellammare sfida Juve-Roma che vale il trofeo

Credit Photo: Emanuela Baldi - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

Sarà la sesta volta che Juventus e Roma si contenderanno un trofeo, dopo le tre in Coppa Italia e le due in Supercoppa Italiana. L’appuntamento è per sabato 27 settembre alle 17.30, con diretta su Rai 2 e Sky Sport Calcio e in streaming su RaiPlay e NOW.

LAZIO-ROMA LA PARTITA. Il primo squillo del quinto Roma-Lazio femminile della storia (i quattro precedenti erano stati tutti in Serie A) è della biancoceleste Simonetti, che con un destro al volo spaventa la difesa della sua ex squadra. Poco dopo risponde sempre da fuori area Giugliano, ma anche in questo caso la conclusione non è ben calibrata. Le undici di Rossettini aumentano i giri e dopo aver sfiorato il vantaggio al 12’ sugli sviluppi di un calcio d’angolo con Haavi, lo trovano al 22’ proprio grazie alla norvegese, che scende sulla corsia di sinistra, si accentra e non lascia scampo a Durante con il destro sul secondo palo. Le biancocelesti provano a rispondere poco dopo con una punizione sulla trequarti di Le Bihan, ma il pallone sorvola la traversa per una manciata di centimetri. Al 29’ la Lazio rischia lo 0-2 facendosi trovare scoperta, ma Giugliano centra il palo e Pilgrim trova il muro avversario sul tentativo di ribattuta. La centrocampista azzurra grazia le rivali anche dopo la mezzora, calciando troppo debolmente nell’area piccola e favorendo l’intervento di Durante. È la Roma però a fare la partita e a crearsi le chances più nitide, che sfociano nella rete del raddoppio al minuto 42: van Diemen serve Corelli nel cuore dell’area, la 2003 controlla e difende il pallone, si gira e con il destro trafigge nuovamente Durante, sigillando il parziale sul 2-0 alla fine del primo tempo, con il nono centro in maglia giallorossa.

A inizio ripresa Grassadonia prova a immettere forze fresche (Monnecchi e Castiello prendono il posto di Cafferata e Vernis) ma la prima iniziativa in chiave la prende Greggi, che calcia forte ma a lato sugli sviluppi di un corner. Primi cambi anche per Rossettini, che inserisce Galli e Viens per Pilgrim e Corelli. Le Aquilotte tentano di alzare il baricentro e si fanno pericolose prima con l’efficace combinazione Simonetti-Castiello che porta al calcio d’angolo, poi con Le Bihan murata dalla difesa romanista e infine con l’asse Le Bihan-Visentin, su cui interviene tempestivamente Lukasova. I ritmi sembrano abbassarsi, ma all’81’ le giallorosse sfruttano al meglio la ripartenza innescata da van Diemen e calano il tris con Viens, imprendibile sulla fascia e chirurgica con il diagonale che chiude il match. 28° sigillo con il club tra tutte le competizioni per la canadese, che non andava a bersaglio dallo scorso 22 marzo, in Serie A contro il Milan. Termina con un netto 3-0 per la Roma la prima semifinale di Serie A Women’s Cup, con la squadra di Rossettini che approda alla finale di sabato 27 settembre in cui affronterà la vincente tra Juventus e Inter.

 

JUVE-INTER LA PARTITA. Il 23° derby d’Italia della storia si accende al minuto 2 con la Juventus pericolosa su punizione: Brighton piazza un cross teso ma Stolen-Godo colpisce male. L’Inter risponde dopo una manciata di secondi con Wullaert, che riceve palla da una rimessa laterale, si gira bene nell’area avversaria e costringe la retroguardia bianconera a murarla in angolo. Dopo la chance della squadra di Canzi al 2’, crescono le nerazzurre, che si fanno vedere dalle parti di de Jong con il duo Bartoli-Tomasevic e poi con l’ex Glionna. Al 13’ infatti, la classe ’99 raccoglie l’ottimo spunto di Tomasevic sulla corsia di sinistra e con un destro a giro lambisce il palo. I ritmi si alzano in fretta e al minuto 18 la combinazione Bonansea-Beccari non va a buon fine solo grazie al prodigioso intervento in scivolata di Bartoli, che impedisce alla 2004 di concludere in porta. Intorno alla mezzora la Juventus sfiora il vantaggio due volte: prima con Tatiana Pinto (traversone morbido deviato in corner da Runarsdottir) e poi con Carbonell, che scheggia la traversa nel tentativo di crossare in mezzo il pallone. Le occasioni iniziano a essere tante per le bianconere, e al 45’ il parziale si sblocca: punizione precisa di Brighton e incornata vincente dell’ex Inter Cambiaghi, che non esulta ma firma un gol pesantissimo, con cui si chiude la prima frazione.

A inizio ripresa Piovani opera ben tre cambi: fuori Bowen, Tomasevic e Glionna per Merlo, Pleidrup e Bugeja; ma le nerazzurre faticano a trovare gli spazi contro una Juventus ordinata e difficile da superare nei contrasti. Al 62’ l’azione personale di Bugeja sulla fascia destra si conclude con il pallone sui piedi di Polli, che però non inquadra la porta. Anche per Canzi arrivano le prime rotazioni, con Girelli e Schatzer che prendono il posto di Cambiaghi e Beccari. Le subentrate in casa Juventus ripagano la fiducia confezionando il raddoppio in una manciata di secondi: tacco della numero 10 e rasoterra letale della compagna classe 2005, che trafigge Runarsdottir. Piovani tenta il tutto per tutto inserendo van Dijk e Schough al posto di Polli e Bartoli, e anche il tecnico nerazzurro viene premiato dalle scelte. Tre minuti dopo il raddoppio infatti, la svedese si infila in area, serve Wullaert a rimorchio e la belga non sbaglia. Negli ultimi 20 minuti, oltre alla rete annullata per fuorigioco a Lenzini, è un assedio dell’Inter. Le nerazzurre sfiorano in più occasioni il pareggio, ma all’84’ Lenzini dice no sulla linea di porta a Detruyer e nel finale de Jong si prende la scena respingendo prima la conclusione insidiosa di Wullaert, poi quella di Csiszar dalla distanza diretta sotto l’incrocio dei pali e, al 90’, il diagonale di Merlo prolungandolo in corner. La Juventus soffre ma resiste e dopo cinque minuti di recupero festeggia la sua undicesima finale tra tutte le competizioni.

 

 

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