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Parla il capitano Valentina Boni

Una delle protagoniste della vittoriosa partita di domenica scorsa contro l’Orobica è stata, senza dubbio, Valentina Boni, a oggi tra le più in forma della rosa a disposizione di mister Diego Zuccher. La capitana inquadra così la situazione in casa Valpo in vista del prossimo impegno contro il fanalino di coda Sudtirol .

“Domenica scorsa – spiega Valentina – abbiamo giocato bene, contro un avversario insidioso. La vittoria nel derby senz’altro ci ha dato più consapevolezza nei nostri mezzi anche se, a dire il vero, non eravamo particolarmente giù di morale. Certo, perdere in casa contro un avversario, con tutto il rispetto, come l’Azalee, ti lascia molto amaro in bocca. Però queste sconfitte inattese possono darti uno stimolo particolare, se le sai prendere dal verso giusto. Comunque non avevamo bisogno di vincere il derby per dimostrare il nostro vero valore; obiettivamente, e senza presunzione, squadre forti come la nostra ce ne sono poche. Purtroppo ci manca ancora quella continuità, a livello di testa, per giocare sempre con la concentrazione al massimo”.

“Domenica – prosegue il numero 10 del Valpo – giocheremo una partita difficilissima; il Sudtirol è ultimo in classifica e con queste formazioni hai tutto da perdere. Queste squadre, quando incontrano quelle di alta classifica, tendono a chiudersi e a non farti giocare, mettendoti davvero in grossa difficoltà. Spero, anzi ne sono convinta, scenderemo in campo con la giusta cattiveria e determinazione, cercando di mettere la partita sui binari a noi più congeniali, sin dalle prime battute. Segnare subito ci aiuterebbe molto. La sconfitta contro l’Azalee dobbiamo comunque tenerla ben in mente, deve essere uno stimolo e un monito per limitare al minimo le brutte figure”.

“Per quanto mi riguarda – conclude Boni – attualmente mi sento bene e sto esprimendomi con buona continuità: mi sto divertendo. Il fatto di aver giocato un po’ a ‘singhiozzo’, causa le pause di campionato, mi ha permesso di recuperare bene, a livello fisico, tra un impegno e l’altro. Anche le condizioni meteo ancora ottimali mi hanno agevolato: infatti quando i campi sono più pesanti e c’è più freddo, solitamente, ho un calo. Per ora mi godo questo momento di forma e lo metto a disposizione della squadra e delle mie compagne”.

Francesca Soro, Pink Bari: “Il primo goal in stagione dedicato alla mia famiglia”

“A caldo la sola cosa che ho percepito è stato uno sfogo di tutte le sensazioni che stavo vivendo in quei minuti; mentre a freddo sicuramente va alla mia famiglia.

La dedica nel post gara di Francesca Soro, difensore della Pink Bari, classe ’88. Domenica 27 dicembre Soro ha firmato il suo primo gol della stagione con il Latina, gara terminata 2-0 a favore delle biancorosse.

Le pugliesi hanno trovato un avversario compatto e ben messo in campo che ha creato, però, non poche difficoltà:
“Non siamo riuscite a creare gioco come sappiamo fare e poi su alcune palle inattive loro, c’è stata un po’ di disattentenzione”.

Il difensore Soro è di origini sarde e non nasconde di sentire la mancanza della sua famiglia. Nonostante ciò, confida di trovarsi bene nel capoluogo pugliese:
“Non la vivo male, ormai sono anni che sono lontana da casa e sono abituata, ma ci sono periodi in cui ho grande bisogno della mia terra e della mia famiglia”.

Soro è una delle calciatrici più grandi della Pink Bari insieme al capitano Jenny Piro e dichiara che
“Le ragazze più giovani non chiedono molto ma ascoltano e questo è una cosa molto importante”.

Impegno e sacrificio, due componenti fondamemtali della squadra di mister Roberto D’Ermilio per continuare a conquistare punti ed acquisire sempre più fiducia e sicurezza:
“Come tutte le settimane ci prepareremo per affrontare le avversarie con grande impegno e sacrificio. Il nostro obbiettivo sono i tre punti e cercheremo di dare sempre il massimo per ottenerli”.

Quanto costa vedere lo sport? I paragoni a Brescia

Lo sport di squadra, a Brescia, è per tutti i gusti. Ma non per tutte le tasche. Ogni disciplina è rappresentata, tra prima e seconda serie; un unicum in tutta Italia, senza distinzioni tra sport «celebri» e i «figli di un dio minore». Tra città e provincia c’è spazio per tutti, dal calcio alla pallamano, con le quote rosa ben rappresentate. Queste le premesse. La tesi, già anticipata, è che il portafoglio dell’appassionato medio deve essere a fisarmonica. E non sempre, anzi quasi mai, il costo del tagliando dipende dalla classifica della singola squadra: le società bresciane impegnate anche in Champions League, ossia An e Brescia calcio femminile, praticano la politica delle porte aperte. Le entrate dal botteghino diventano accessorie: conta di più fidelizzare il rapporto con il pubblico.

Dove lo sport è gratis
Se l’ingresso al Club Azzurri per assistere alla Serie A di calcio femminile costa 5 euro simbolici (i controlli alla cassa non sono sempre ferrei…), e altrettanto economico è l’abbonamento (40 euro), nella piscina di Mompiano il biglietto è gratuito da 5 anni. Una scelta precisa della società An, per evitare la fobia dei seggiolini vuoti, ripagata dagli 800 fedelissimi che seguono i vicecampioni d’Italia. La pallavolo femminile, tornata in città – gioca però a Bagnolo Mella – con la Millennium, ha sposato una strategia analoga. Abbonamenti aboliti, per il rischio di registrare un flop e privare la squadra, neopromossa, del sostegno del pubblico. Il prezzo della singola partita è stato ridotto a 8 euro, ma è ancora previsto, perché un incasso di 4 mila euro può aiutare a far tornare i conti a fine stagione. La pallamano, fanalino di coda per seguito popolare a causa di una cultura italiana refrattaria a uno degli sport più praticati (specie nelle scuole) nel Nord Europa, sceglie a sua volta di evitare i ticket all’ingresso. Si gioca al sabato, giorno già nemico delle buone affluenze. Meglio evitare altri paletti.

I più cari? Calcio e basket
Brescia calcio e Germani fanno storia a sé. Stravincono il derby sugli spalti con le altre «sorelline», forti di numeri che le pongono tra le regine del consenso popolare nei rispettivi campionati. Al Rigamonti, da tempo, i biglietti hanno prezzi accessibili (la tribuna vip, a 100 euro, falsa il dato) e il piano abbonamenti, a basso costo, ha funzionato: è raro andare sotto i 7 mila a Mompiano (ottavo posto in B) ed è ancora più raro scendere sotto quota 4 mila al Pala George per la Germani, il cui effetto tsunami non accenna a fermarsi nonostante il rincaro dei biglietti con il passaggio in A. Una Curva a Montichiari costa circa il doppio rispetto al Rigamonti, eppure i seggiolini vuoti si contano sulle dita di una mano. A metà strada rugby e pallavolo d’alto livello: Calvisano, forte di 5 scudetti, ha uno zoccolo durissimo di oltre mille tifosi e attua la politica del prezzo unico (14 euro), mentre la A1 femminile di pallavolo sfiora le 2 mila presenze medie, meno della metà rispetto ai coinquilini della pallacanestro: i tagliandi sono più accessibili, ma non basta per reggere il confronto. Incide, in minima parte, anche la diffusione in streaming del campionato di volley – inclusa la Centrale di A2 – su Sportube, canale che da 3 anni trasmette in rete la Lega Pro. Rugby e pallanuoto sono messe peggio: pure mamma Rai si è defilata quest’anno, lasciando i due tornei al buio sino ai play off. Alle società, in certi casi, non resta che autoprodurre dirette radio o tv – è il caso del calcio femminile – per venire incontro a chi non vuole sfidare il freddo. A far quadrare i conti pensano così gli sponsor, anche in tempo di crisi. E finché sconfitta non li separi.

Da neroazzurra a rossonera: Edera Pedrazzani nuovo acquisto Milan Ladies

È l’ingresso di Edera Pedrazzani tra le fila del Milan Ladies, la notizia del giorno in casa rossonera.

Contento il DS Germano Sessa, che conosce bene la giocatrice dai tempi in cui entrambi erano all’Inter femminile.
“L’arrivo di Edera rinforza notevolmente la rosa della squadra, e la potenzialità della giocatrice non farà altro che dare a Mister Volonterio una ulteriore sicurezza nel reparto difensivo.
Il lavoro svolto sin ora nel settore giovanile dell’Inter femminile è per tutti quanti noi una certezza che Edera risponderà presto alle esigenze della staff tecnico.”

Ecco la prima dichiarazione della neo rossonera:
“Sono contenta della possibilità che mi è stata offerta per potere aiutare questa squadra a raggiungere gli obiettivi prefissati e spero di ripagare la fiducia.”

Quattro Nazioni 2016. Italia-Portogallo 1-2: il cuore non basta, Janice Silva condanna le azzurre

Un’ottima Italia incassa un’onorevole sconfitta nel match d’esordio del Quattro Nazioni, in corso di svolgimento in terra iberica tra oggi e sabato. Al Pabellón Antonio Díaz Miguel di Alcázar de San Juan il blasonato Portogallo prevale per 2 reti a 1, sfruttando soprattutto il fattore esperienza nei momenti chiave di un match che dal primo all’ultimo minuto ha vissuto sui binari dell’equilibrio.

Il coach Tarantino parte con D’Incecco, Domenichetti, Belli e Violi davanti a Mascia e nelle prime battute la tensione rischia di giocare brutti scherzi alle azzurre, che soffrono oltremodo e si rifugiano dietro le parate del portierone Mascia, abile soprattutto nel respingere la conclusione ravvicinata di Ferreira. L’Italia inizia pian piano a prendere confidenza col campo e dopo 7’41” Siclari sfiora il vantaggio con uno splendido colpo di tacco su cui Ana Carolina è superba nella respinta. A quattro minuti dalla fine della prima frazione, tuttavia, Janice Silva spezza l’equilibrio e trova il gol con un diagonale mancino, portando in vantaggio le lusitane, che potrebbero persino raddoppiare poco dopo con Azevedo, servita involontariamente da De Angelis, ma Mascia è ancora prodigiosa nell’ipnotizzare l’atleta protoghese.

La ripresa è entusiasmante. Prima Belli sfiora il pari su punizione, poi ancora Mascia si oppone ai tentativi di Ana Goncalves, Morgado e Fernandes. Al 14′ Vanessa rischia di far esplodere il palazzetto con un sombrero e sinistro al volo di poco alto, ma l’Italia non si arrende e un minuto dopo Belli si fa trovare pronta sul secondo palo e realizza il gol dell’1-1, lasciando di stucco le avversarie e facendo impazzire di gioia la panchina azzurra. La reazione delle lusitane non si fa attendere e su tiro libero Xhaxho centra l’incrocio dei pali.

Proprio quando il match sembra indirizzato verso il pareggio, tuttavia, ancora Janice Silva a 2’30” dalla fine pesca il jolly e riporta in vantaggio il Portogallo approfittando della sponda aerea di Ferreira, un colpo mortifero sulle ambizioni delle azzurre, costrette così a capitolare e a cedere a testa altissima l’onore delle armi. Domani l’Italia scenderà nuovamente in campo alle 20.15 contro le padrone di casa della Spagna, un impegno ancor più duro rispetto a quello odierno, ma venderanno ancora cara la pelle dopo gli ottimi segnali emersi in questo sfortunato esordio.

Ecco il tabellino del match:

ITALIA-PORTOGALLO 1-2 (0-1 p.t.) 
ITALIAMascia, D’Incecco, Domenichetti, Belli, Violi, De Angelis, Coppari, Prando, Siclari, Giuliano, Exana, Xhaxho, Cacciola, Margarito. All. Tarantino

PORTOGALLOAna Catarina, Fernandes, Silva, Azevedo, Ferreira, Melissa, Ana Goncalves, Rodrigues, Pereira, Ferreira, Vanesa, Morgado, Vieira, Delgado. All. Conceicao

MARCATRICI: 16’07” p.t. Silva (P), 15’08” Belli (I), 17’31” Silva (P)

AMMONITE: Domenichetti (I)

ARBITRI: Israel Segovia Martinez (Spagna), Carlos Carpintero Munez (Spagna), Pablo Sastre Delgado (Spagna) CRONO: A. Sacristana Gallego (Spagna)

PRESIDENTE NICOLA FRANCO: IPOTESI RITIRO RES ROMA DA CAMPIONATO

“Credevamo di aver visto veramente abbastanza nel concitato finale di sabato 3 dicembre presso il Campo M. Brasili di Borghesiana, durante la gara con il Tavagnacco, ma evidentemente ci sbagliavamo. Leggere oggi il Comunicato ufficiale e le decisioni del Giudice Sportivo provoca indignazione, rabbia e delusione. Per l’ennesima volta in questa stagione (ma così è accaduto anche nelle precedenti) abbiamo assistito ad errori arbitrali che in particolare nella gara di sabato scorso, così come evidenziato anche dalle immagini televisive, hanno penalizzato la Res Roma Femminile a tal punto da non vederci assegnare 3 evidenti calci di rigore a nostro favore, senza contare altri errori in altre zone del campo. Ma la delusione più grande è assistere allo stravolgimento dei fatti accaduti così come riportato nei referti arbitrali, che hanno sicuramente influito nelle decisioni del Giudice Sportivo. Difatti negli ultimi minuti di gara, al raggiungimento del pareggio da parte del Tavagnacco, il tecnico dello stesso, Sig. Cassia, si lasciava andare ad una folle quanto ingiustificata reazione proferendo il gesto dell’ombrello al nostro tecnico Fabio Melillo e urlandogli contro frasi minacciose, senza alcun motivo e tutto ripreso dalle telecamere. Lo sconsiderato gesto del tecnico del Tavagnacco, unico e principale colpevole, dava inizio ad un parapiglia che vedeva protagoniste le due panchine per qualche minuto. A farne la spese, anche fisicamente vista l’aggressione subita da parte di una calciatrice del Tavagnacco, infortunata ma presente in panchina, il nostro capitano Vanessa Nagni a cui sono state comminate ben 4 giornate di squalifica“.

È quanto dichiara in una nota Nicola Franco, Presidente della Res Roma Calcio Femminile.

“Proprio questo responso, alla Res Roma anche un ammenda pecunaria e una giornata di squalifica all’allenatore in seconda Ceccarelli, ha dello scandaloso se paragonato alla sola giornata di squalifica rimediata dall’artefice di tutto, e cioè il tecnico Cassia e addirittura nulla alla calciatrice che ha aggredito il Capitano della Res Roma Vanessa Nagni. Come Società abbiamo presentato immediatamente preannuncio di reclamo ma riteniamo che oramai la misura sia colma – prosegue la nota – Per la giornata di venerdì 9 dicembre, ho convocato con urgenza il Consiglio Direttivo della società per valutare ogni ulteriore azione volta a tutelare i nostri diritti e non ultimo di valutare la possibilità di ritirare la squadra a Campionato in corso. Siamo stanchi e delusi, ma soprattutto non ci sentiamo minimamente tutelati da chi dovrebbe essere garantista di un movimento che fatica ad emergere e visti questi fatti mi viene da pensare non a caso. È evidente che la Res Roma e ciò che rappresenta dà fastidio, ancor di più danno fastidio i risultati che stiamo ottenendo sul campo quest’anno. Il quarto posto in classifica dietro a squadre blasonate come Fiorentina, Brescia e Verona, a qualcuno forse non piace, e ciò svilisce lo sforzo tecnico ed economico di persone che con tanto sacrificio mantengono questo mondo calcistico al femminile che sembra, invece, aspettare solo eventuali concessioni dalle società professionistiche maschili. Chiederò urgentemente un incontro al Delegato del Dipartimento Calcio Femminile Sandro Morgana facendomi portavoce delle delusioni di tecnici, dirigenti, calciatrici e tifosi della Res Roma. Di concerto faccio un appello a tutte le forze politiche e sociali della Capitale affinché diano tutto il loro supporto alla Res Roma, unica e sola squadra della città e della Regione a rappresentare il calcio femminile nel campionato Nazionale di Serie A”.

La Grifo Perugia sbriga la pratica Virtus Padova con un 2-0

Un 8 dicembre dal sapore davvero dolce per la Grifo Perugia che liquida la formazione della Virtus Padova con il risultato di 2-0. Dopo la beffa di Imola, le Biancorosse fanno centro nel recupero del match di terza giornata grazie alle marcature del numero dieci Narcisi e del numero otto Bianconi.

Primo tempo che si apre con una fase di studio che favorisce ritmi non troppo elevati. La prima occasione arriva al 13’ ed è di marca perugina: il tiro di Brozzetti viene respinto in corner dall’estremo portiere della Virtus Padova. Al 20’ minuto è ancora Brozzetti a rendersi veramente pericolosa: sola a tu per tu con il numero uno Dettadi mette fuori di un soffio. Le ragazze del tecnico Belia non si abbattono e continuano a spingere sul piede dell’acceleratore: Fiorucci tenta la botta ma viene murata, mentre sullo scadere dei primi 45 minuti di gioco è Bianconi a cercare il gol del vantaggio ma con scarsi risultati.

Nemmeno il tempo di rimettere la palla al centro per l’inizio della ripresa che si materializza il vantaggio delle Grifoncelle: nel primo minuto della seconda frazione, Narcisi è chirurgica ad insaccare la sfera alle spalle di Dettadi su assist di una encomiabile Pellegrino. Rete fortemente cercata dalle ragazze di Belia che, visto il monito della rocambolesca sconfitta contro l’Imolese, si rimettono subito in pista per andare alla ricerca del gol della sicurezza. La Virtus Padova non accenna una grande reazione e allora le Biancorosse ci riprovano con Pellegrino e Fiorucci. Il 2-0 arriva solo a quattro minuti dal novantesimo, con Bianconi che mette il sigillo sui tre punti ed evita qualche titubanza di troppo nel recupero.

La Grifo Perugia rialza così la testa e si rimette in cammino in un campionato che ancora può riservare delle soddisfazioni. Le giovani atlete perugine sin qui hanno mostrato alti e bassi, ma non si può certe dire che dopo rovinose sconfitte come quella di Castelvecchio non abbiano mostrato la forza ed il coraggio per riemergere già dalla partita successiva.

TABELLINO Grifo Perugia – Virtus Padova 2-0

Grifo Perugia: Baylon, Zelli, Monetini, Fiorucci C., Ferretti, Rosmini, Brozzetti (Dal 34’ st Tuteri), Bianconi, Fiorucci G., Narcisi, Pellegrino. A disp.: Marroccoli, Giovannucci, Alessi, Timo, Bylykbashi. All.: Belia

Virtus Padova: Dettadi, Pizzeghello, Giacometti, D’Agostino, Ferrari, Giazzi, Basso, Bellemo, Menin, Norido, Dalla Villa. A disp.: Lanza, Cinetto, Lunardi, Marinello, Riboldi, Bertoli, Zaghetto.

Reti: 1’s.t. Narcisi (GP), 41’ s.t. Bianconi (GP)
Arbitro: Julio Milan Silvera della sezione Valdarno
Assistenti: Alessio Bacci e Manuel Lombardi entrambi di Foligno

Federica D’Astolfo, l’allenatrice con la passione per la filosofia

Canale Sassuolo ha aperto una finestra sul settore femminile del Sassuolo Calcio, a raccontare ai lettori le imprese delle nostre calciatrici c’è Laura, appassionata di calcio femminile e tifosissima della prima squadra neroverde fin da quando si chiamava Reggiana Femminile.

Laura conosce bene l’ambiente, le è stato chiesto di condividere la sua passione con i nostri lettori, partendo con il raccontarci Federica D’Astolfo, classe ‘66 romana, ex calciatrice di diversi club italiani e nazionale azzurra di cui è stata più volte capitano. Dal 2012 Federica D’Astolfo siede sulla panchina di quella che oggi è la formazione di Serie B del Sassuolo Femminile.

Gli occhi di chi ne ha passate tante, il sorriso di chi le ha superate tutte“ è questa la citazione che più si addice a Federica D’Astolfo, basta guardarla negli occhi. Da giocatrice vanta un ricco palmares: 4 Campionati Italiani (2 con la Lazio e 2 con il Modena), 2 Coppa Italia (con Lazio e Foroni Verona) e 2 Supercoppa Italiana (Modena e Foroni Verona). Centrocampista centrale dall’ottima visione di gioco e dai passaggi millimetrici, sempre pronta in aiuto di qualche compagna a collegare la squadra dalla difesa all’attacco.

Da allenatrice ha vinto la Panchina d’Argento nella stagione 2014/15 e 2015/16

Vedendola ormai da qualche anno seduta (qualche volta…) sulla panchina posso dire che non ha perso il temperamento battagliero, l’eleganza e efficacia nell’impartire suggerimenti alle sue giocatrici come quando lo faceva con le sue compagne di squadra.

Ripercorriamo insieme a lei questi anni come allenatrice.

Quando Betti Vignotto (presidente della Reggiana Femminile, oggi del Sassuolo Femminile) ti ha chiesto di guidare l’allora squadra in serie C e presentato il progetto della società cos’hai pensato e provato in quel momento?
Ricordo una dolce e piacevole sensazione di benessere. A Betti e alla Reggiana mi legano non solo emozioni, ma anche un affetto profondo. Mi sono sentita gratificata e stimolata nel vivere una nuova sfida. Non nego però di aver avuto anche qualche dubbio. Le scelte credo siano sempre accompagnate da qualche timore, i cambiamenti non sono mai semplici. Rientrare nel calcio femminile creava in me un misto di emozioni strane e confuse, dopo un periodo in cui avevo sentito il bisogno di allontanarmi.

Come è stato il passaggio dalle scarpette e correre in mezzo al campo al guidare la formazione dalla panchina?
Ho giocato finché ho potuto, altroché… senza dubbio credo che giocare sia la parte più libera, vera e spensierata di noi. Durante non mi era mai sfiorata neanche l’idea di allenare, anche se qualche anno prima di smettere avevo già iniziato a collaborare in una scuola calcio. Il passaggio è stato graduale e via via più consapevole. In questo senso la dimensione del gioco, così come solo i bambini sanno esprimere , mi ha aiutata molto a vivere questa fase nuova in maniera abbastanza serena, senza perdere l’essenza del gioco.

Da quando l’alleni tu come ritieni sia cresciuta la squadra? in cosa? e in cosa deve ancora migliorare?
Credo che il nostro sia un percorso umano di crescita, di conoscenze, scambio e apprendimenti di competenze, che vanno oltre l’aspetto meramente calcistico. Non è un caso, a mio parere, che l’aspetto tecnico più visibile di crescita tecnica sia la costruzione di gioco partecipata di tutta la squadra. Esprimiamo una buona manovra in termini collettivi. Quest’anno abbiamo migliorato anche la fase realizzativa delle azioni. Ci sono margini di miglioramento notevoli in tutti gli aspetti tecnico tattici, naturalmente, ma se dovessi individuarne uno soltanto direi più lucidità e determinazione in alcune circostanze decisive della partita che possono fare la differenza.

Fino allo scorso anno avevi una formazione molto giovane in rapporto alle partecipanti alla serie B. Quasi tutte prodotte del vivaio granata che in pratica ne ha costituito il serbatoio per Primavera e prima squadra. Quest’anno hai inserito elementi di categoria superiore con qualche ritorno (Costi, Prost, Tasselli, Barbieri), hai trovato differenze tra l’allenare una formazione con elementi giovani e una con il giusto mix?
Le differenze in termini anagrafici, individuali di esperienze ecc… credo siano una grande risorsa e opportunità di crescita. È ovvio che le nuove portano un grande contributo e non solo tecnico nelle loro qualità individuali, che sono notevoli. Ma non sottovaluterei quello che le giovani stanno a loro dando in termini di entusiasmo, accoglienza, spensieratezza… Stiamo trovando nuovi equilibri, sempre dinamici, naturalmente. Il mio lavoro intenzionale è quello di agevolare e rendere costruttiva questa sinergia in campo e fuori in modo consapevole e autonomo. Un buon impasto di qualità individuale dentro una organizzazione collettiva. Questo è uno degli obiettivi più importanti sul quale sto lavorando.

C’è stato un momento in cui ti sei messa fortemente in discussione con te stessa? Dopo una partita? Dopo un’annata calcistica?
Mettermi in discussione è un’operazione abbastanza consueta per me, anche troppo… (sorride n.d.r). L’anno scorso, verso la fine e oltre ho pensato seriamente di lasciare. Dopo 4 anni insieme sentivo che tutte avevamo bisogno di un cambiamento. Poi fortunatamente è arrivato il Sassuolo, che ha rimesso in gioco tutte con stimoli nuovi e nuovi obiettivi.

Inevitabilmente con questa campagna acquisti non ci può nascondere che obiettivi di sei data ? Vi siete dati come società?
Fare un campionato da protagoniste in prima fascia. Provare a fare il massimo delle nostre possibilità. Vincere è sempre difficile, è solo una che vince e sono tanti gli aspetti che determinano questo risultato. Per adesso cerchiamo di lavorare per essere pronte e concentrate partita su partita è questo l’obiettivo… il qui è ora..

Da sempre la Reggiana (adesso il Sassuolo) cerca di insegnare dalla categorie minori a “giocare” la palla a costruire un gioco. Qualcuno disse “il risultato non è importante è l’unica cosa che conta”. Spesso avete offerto ottime prestazioni non raccogliendo quando meritato sul campo. Cosa mi puoi dire in proposito?
Non sono d’accordo con questa frase. In linea con la visione negativa presente, aimè, nella nostra società, che dà valore solo se “vincenti” e considera falliti i “perdenti”. Il risultato è certo molto importante, ma non l’unica cosa che conti. Tutto il percorso ha grande valore e significato…lascia tracce profonde e fertili nel dare spessore e continuità ai risultati e non mi riferisco solo a quelli sportivi.

Se dovessi raccontare qualcosa del Sassuolo Femminile che non si vede in campo, cosa ti piacerebbe venisse riconosciuto alla tua squadra che ancora non si vede o solo in parte?
È quel piacere di stare insieme !!! Uno stare insieme che non è più strumentale all’obiettivo, ma che dà senso e anima all’obiettivo stesso. È quell’andare oltre, è quel cogliere un significato che forse non tutti riescono a vedere. Noi che lo viviamo non abbiamo bisogno di spiegarci il perché.

Descriviti nella doppia veste di giocatrice prima e di allenatrice poi. Analogie e differenze
In campo ero un centrocampista centrale che creava continui legami nel gioco, mi muovevo in funzione della palla, in disponibilità con il bisogno della compagna. Ero un centro di collegamento tra la difesa e l’attacco. Questo è un aspetto che curo molto come allenatrice. Ma oltre alle qualità tattico tecniche ero una giocatrice dal forte temperamento, con anche tanta grinta e corsa. Quest’ultime sono qualità che emergono meno nella “mia” squadra, nel mio tratto di allenatrice ancora non sono venute fuori compiutamente o almeno non come vorrei che emergessero.

So che sei una persona riservata nel privato oltre il rettangolo di gioco, ma Federica chi è una volta riposti gli scarpini, la lavagnetta , il fischietto… oltre il calcio?
Sono un’ introversa, sento spesso il bisogno di ricaricarmi, di stare da sola, poiché spesso nelle relazioni professionali e non dò tutto e tendo a svuotarmi. Amo leggere, ascoltare musica e andare al cinema. Fare sport, correre, passeggiare e viaggiare. Adoro il mare. Sono molto timida e ansiosa. Mi chiedo tanti perché, mi riempio di domande, di dubbi e spesso m’incarto, e perdo la semplicità delle cose, cercando troppo la profondità. Sono anche un’istintiva e a volte mi arrabbio tanto, anche se la riflessione analitica spesso prevale nel contenere questi momenti.

Un augurio, un desiderio, una frase che vorresti lasciare ai lettori che si avvicinano ora al calcio femminile.
Un Augurio che è anche un desiderio di avvicinarsi al calcio femminile. Siete tifosi diversi dalle classiche tifoserie organizzate, che spesso degenerano in fanatismo ed esasperazioni varie. Credo che nel calcio femminile possiate trovare un altro stile di calcio, meno forte fisicamente e meno veloce, ma con buona tecnica, bellezza e armonia nelle trame di gioco. Cosa dire allora? Vi aspetto…mi sembra quasi un incontro perfetto

Ringraziamo Federica D’Astolfo per la sua gentilezza e cordialità e l’Ufficio Stampa del Sassuolo Calcio. Alla prossima intervista sul Sassuolo Femminile… continuate a seguirci!

Promozione del calcio femminile in Azerbaigian

Con il sostegno del programma UEFA HatTrick, la Federcalcio dell’Azerbaigian (AFFA) ha creato due straordinari progetti per avvicinare le ragazze al calcio: i tornei tre contro tre e un nuovo campionato femminile Under 13.

Tornei 3 contro 3
L’AFFA ha capito che partite più brevi e campi più piccoli avrebbero aumentato la partecipazione. Per questo, ha organizzato un torneo tre contro tre nel 2013 e altri due nel 2014, tesserando quasi 400 nuove giocatrici e coinvolgendo oltre 2000 partecipanti.
“Anche se non tutte giocheranno a livello professionistico, diventeranno parte integrante della famiglia del calcio”, ha spiegato il segretario generale della federazione Elkhan Mammadov. Per fare giocare più ragazze possibili, le squadre si sono affrontate su un campo regolamentare diviso in nove mini-campi, con partite da 10 o 12 minuti a seconda della fase del torneo. La promozione è iniziata con due mesi di anticipo attraverso il sito AFFA, i social media e le campagne scolastiche. Per accogliere nuove promesse, ogni squadra doveva includere almeno una giocatrice non tesserata. Ai KISS Marketing Awards 2014, il torneo ha ricevuto il premio Creatività e innovazione dalla UEFA nella categoria Miglior campagna calcio di base.

Torneo Under 13 femminile
Nel 2013 è stato introdotto un campionato Under 13 in quattro regioni, con 46 squadre e oltre 1000 giocatrici (di cui il 35% appena tesserate). “Alle ragazze, il campionato permette non solo di avere uno stile di vita sano, ma anche di inseguire il loro sogno calcistico”, ha spiegato Mammadov. La nascita del campionato ha anche interessato gli allenatori, coinvolgendone più di 60. Quindici allenatrici hanno conseguito la licenza UEFA B nel 2015, iniziando a lavorare nel campionato Under 13 la stagione successiva. Gli allenatori e la collaborazione con le scuole hanno avuto un ruolo importante nel mantenere il contatto i genitori e promuovere il campionato, mentre un sito ufficiale e i social media hanno contribuito al passaparola. Con l’aumentare delle partecipanti e la scoperta di nuovi talenti, il calcio femminile in Azerbaigian continua a prosperare sempre di più.

Nasce il Novedrate Calcio Femminile!

Si aggiunge una nuova squadra di calcio femminile in provincia di Como, il Novedrate. Il team nasce durante l’estate del 2016 e milita nel campionato di Serie D Femminile in Lombardia.
La Dirigente della squadra Marianna Radice si è resa disponibile per raccontare ciò che ha portato allo sviluppo di questa realtà:

Come nasce l’idea di creare una squadra prettamente femminile all’interno di una società maschile?
L’idea di creare una squadra femminile all’interno del territorio di Novedrate era stata proposta circa due anni fa dall’ex sindaco di Novedrate Maurizio Barni, deceduto lo scorso anno. A seguito della sua morte, il progetto è stato portato avanti del nuovo sindaco Serafino Grassi che con la collaborazione del presidente Ettore Romanò e del vicepresidente Renato Cappelletti dell’A.C. Novedrate hanno poi cercato la figura di Maria Radice come addetta al processo operativo nella parte femminile della società.

Come pensate di sviluppare la parte femminile della società?
Prima di tutto cercando di creare un gruppo compatto mettendo le ragazze a proprio agio. In secondo luogo avendo la costanza degli allenamenti in modo tale da non perdere quello che si costruisce di volta in volta.

Ci sono state grandi difficoltà nel formare la squadra, nel trovare ragazze e organizzazione?
Trovare ragazze non è stato troppo difficile, specialmente grazie alla collaborazione di società femminili circostanti, tra cui Como 2000, Real Meda, Fortitudo Besana. Inoltre alcune ragazze provengono dai campionati CSI a 11 o a 7. Un grande misto!
Inoltre per i campi di allenamento e partita è stato messo a disposizione il Centro Sportivo Comunale di Via per Mariano a Novedrate: c’è una buona collaborazione tra Società Sportiva e Comune

La squadra femminile partecipa al campionato di Serie D della Lombardia. Come vi state preparando per affrontarlo al meglio? Obiettivi di stagione?
Lottando e tenendo duro, puntando sempre a migliorare! Non è semplice perché è il primo anno che le ragazze giocano tutte insieme, quindi sono diverse le idee e gli stili di gioco. L’obiettivo per quest’anno è svolgere un buon campionato e gettare le basi per il prossimo: vogliamo la Serie C!

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