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Como 1907: recap del settore giovanile

Photo Credit: Pagina Facebook Como 1907

Il settore giovanile del Como 1907 è emerso come una centrale di sviluppo del talento, con una serie impressionante di vittorie nei tornei di questo aprile che hanno messo in luce l’impegno del club nel promuovere l’eccellenza sia nelle categorie maschili che in quelle femminili. I successi riguardano diverse fasce d’età e dimostrano la solidità e la qualità del programma di sviluppo giovanile del Como.

Il calcio femminile supera i limiti.

La squadra U19 femminile del Como 1907 ha fatto il suo esordio disputando una stagione 2024-25 straordinaria e destinata a rimanere negli annali. Dalla nascita al trionfo, la squadra ha vinto il Campionato, ha conquistato il titolo di Campione Regionale Lombardo nell’anno di esordio e si è poi assicurata un posto nella fase nazionale del Campionato U19. Questa stagione segna una pietra miliare nel progetto di sviluppo giovanile femminile, raccontando una storia di determinazione, evoluzione tattica e spirito comasco che ha affascinato il pubblico di tutto il mondo.

Sotto la guida dell’Allenatore Mauro Roveda e del Vice Allenatore Samuele Piazza, queste giovani atlete hanno intrapreso un viaggio che ha superato ogni aspettativa. I due allenatori hanno presto compreso che il loro lavoro andava oltre la crescita individuale delle giocatrici: stavano tracciando il cammino per il futuro del calcio femminile a Como. Mauro Roveda, Allenatore della formazione U19 Femminile riflette sulla stagione: “Quello che abbiamo ottenuto quest’anno va oltre il calcio. Queste giovani donne hanno incarnato tutto ciò che il Como 1907 rappresenta: eccellenza, ambizione e il coraggio di sognare in grande”.

La squadra U17 femminile ha ottenuto un notevole obiettivo vincendo il campionato e conquistando la vittoria nella prestigiosa YES Cup, un torneo internazionale a cui partecipano squadre provenienti da Italia, Australia, Danimarca e Paesi Bassi. Dopo un’emozionante semifinale vinta ai calci di rigore contro l’Atalanta, le giovani lariane si sono assicurate il trofeo con una convincente vittoria per 3-1 contro le australiane del Manly United FC.

L’allenatore Matteo Malpede ha sottolineato l’importanza del torneo al di là dei risultati sportivi: “Tornei internazionali come questo sono preziosi per la crescita del gruppo. La cultura calcistica del calcio femminile internazionale è superiore a quella italiana”. Malpede ha elogiato in particolare l’unità della squadra, sottolineando come le giocatrici si siano sostenute a vicenda dentro e fuori dal campo.

Dal sogno alla realtà: il percorso di crescita della Primavera del Como 1907.

Al termine di una stagione combattuta fino all’ultima giornata e a un percorso straordinario di crescita, la formazione Primavera ha chiuso il campionato al secondo posto.
I giovani lariani hanno raccolto ben 69 punti, eguagliando i campioni d’Italia del Parma, distinguendosi come la squadra con il miglior attacco e la miglior difesa del torneo. Un cammino esaltante, che ha lasciato un segno profondo nel panorama del calcio giovanile italiano, confermando il valore e il potenziale di un gruppo in continua evoluzione.

Dalla mancata partecipazione ai playoff della scorsa stagione al raggiungimento delle semifinali playoff quest’anno, il percorso riflette la crescita costante e coerente del gruppo Primavera, in linea con i successi della prima squadra, a dimostrazione del fatto che il percorso del Como non sia casuale, ma sistematico, pianificato e finalizzato alla crescita di giovani talenti per il futuro del Como 1907.

Successi in tutte le fasce d’età

L’eccellenza del settore giovanile si estende a tutte le fasce d’età. La squadra U13 ha dimostrato il proprio potenziale vincendo il torneo UESSE PRO “Trofeo Edil Erre”, giocando con successo contro squadre affermate come Inter e Atalanta. L’allenatore Stefano Cassano ha elogiato il coraggio e lo spirito della sua squadra, soprattutto quando ha affrontato avversari fisicamente superiori.

Anche i più giovani hanno lasciato il segno; come la squadra U10 che si è aggiudicata la Coppa Ischia. L’allenatore Andrea Scanziani ha sottolineato l’approccio completo verso lo sviluppo dei giocatori, spiegando come il torneo abbia contribuito alla crescita sia sportiva che personale della squadra: “Abbiamo imparato molto in questo torneo, dentro e fuori dal campo. Vivere un’esperienza lontano da casa e imparare a essere indipendenti nella vita di tutti i giorni è stato sicuramente uno degli aspetti più importanti di questa esperienza.

Filosofia di sviluppo

I successi ottenuti nelle diverse categorie riflettono l’approccio globale allo sviluppo giovanile del Como 1907. Il filo conduttore di tutti i commenti degli allenatori sottolinea non solo la ricerca di un’eccellenza tecnica, ma anche l’importanza della crescita personale, lo spirito di squadra e lo sviluppo umano dei giovani giocatori.

I risultati ottenuti nell’aprile 2025 dimostrano l’impegno del Como 1907 nel coltivare talenti a tutti i livelli, creando un percorso solido per i giovani calciatori con l’obiettivo di avanzare e progredire verso il calcio professionistico. Con lo storico decimo posto in Serie A della prima squadra maschile e la seconda posizione nel campionato di Eccellenza della prima squadra femminile, il futuro si prospetta luminoso per le stelle nascenti del Como 1907.

Gioia Masia: “Europei? L’aria che si respira è sempre particolare, direi magica”

gioia masia

Nei giorni scorsi abbiamo avuto il piacere di intervistare in esclusiva Gioia Masia, ex calciatrice che la scorsa stagione ha terminato la sua strepitosa carriera da calciatrice, alzando la Coppa regionale con il “suo” Formello formazione che in questa stagione ha disputato il campionato Serie C. Masia, che dalla sua ha di 60 presenze in Nazionale, parlando degli Europei alle porte e di Italia ci dice: “Il gruppo ci arriva bene e secondo me ha dalla sua davvero grande entusiasmo. Le aspettative per quanto fatto negli ultimi mesi sono tante, come è giusto che sia”.
La dirigente del club gialloverde laziale del Formello, poi, a riguardo aggiunge: “La Nazionale affronta cambiamenti continui, che vanno di pari passo con la crescita del movimento. I risultati ottenuto di recente hanno dato autostima e consapevolezza dei propri mezzi”.

L’ex difensore, con  3 scudetti, 6 Coppe Italia e 2 Supercoppe Italiane vinte, poi sulla competizione continentale aggiunge: “A livello internazionale tutti i gironi sono difficili e ogni squadra è potenzialmente pericolosa. Ovviamente che l’Italia possa partire bene superando il primo turno, noi saremo qui a fare il tifo per loro”.
Masia, con 2 partecipazioni agli Europei targate 2001 e 2005, sul torneo continentale in programma a breve in Svizzera poi sottolinea: Queste competizioni sono davvero uno spettacolo, sia per chi le gioca e che per chi le guarda. L’aria che si respira è sempre particolare, direi magica. Non vedo l’ora che il tutto inizi”.

La campionessa sarda poi azzarda il suo podio pronosticando: “La Spagna è una delle favorite per quanto fatto vedere negli ultimi anni. Impossibile non inserire anche una formazione come la Germania che in queste manifestazioni riesce sempre ad esaltarsi. Non dimenticherei la Francia, che ha dalla sua tante giocatrici di talento”.
In chiusura Masia, che debuttò in Serie A a poco più di 14 anni, indica qualche possibile calciatrice protagonista: “Tra le più attese sicuramente ci saranno le spagnole Putellas e Bonmatì, per quanto riguarda l’Italia confido molto in Cantore, fresca di passaggio negli USA”.

La Serie B Femminile ha creatato una propria identità

Photo Credit: Emanuele Ubaldi - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Tra i principali obiettivi che la Divisione Serie B Femminile si è posta in vista della stagione 2024-25 c’era quello di costruire una propria identità. Una riconoscibilità all’insegna della lettera B, e rafforzata anche dal titolo dell’evento di chiusura della stagione, B to Be. Ed è per questo che un semplice ‘carosello’ di foto dai campi è diventato ‘caroBello’: ogni domenica, le immagini da un campo di Serie B sui canali social di FIGC Femminile e sul sito www.figc.it, per raccontare anche anche visivamente le emozioni più belle del campionato. Campi diventati due nel giorno della promozione congiunta di Ternana Women e Parma, che a distanza di tre ore hanno brindato al salto di categoria.

Ma il campo, i 90 minuti, non bastavano: si è voluti andare più in profondità, nelle emozioni quotidiane delle calciatrici e di chi quotidianamente mette la propria passione al servizio della Serie B. Così, sulla scia di ‘Faces’, che su figc.it e sui social di FIGC Femminile racconta le storie di calcio e di vita delle giocatrici, è nato ‘B Inside’, un format di 16 puntate con le telecamere di Vivo Azzurro TV – la OTT della Federazione che ha trasmesso anche le gare del campionato, live e on demand – che sono andate nei centri sportivi di tutte le squadre: interviste, storie, approfondimenti, tutto quello che c’è dentro le realtà della Serie B.

Gravina: “In Italia il calcio femminile è in crescita costante come numero di tesserate”

Nei giorni scorsi presso l’auditorium del Centro Tecnico Federale sono state premiate le squadre promosse in Serie A, le migliori marcatrici e i club di Serie B che si sono distinti per progetti di sostenibilità e responsabilità sociale.  A parlare tramite i canali ufficiali della FIGC è stato il Presidente Gabriele Gravina che ha affermato: “In Italia, il calcio giocato dalle ragazze è in crescita costante come numero di tesserate, di attenzione e soprattutto di partecipazione attiva in quella che si sta finalmente affermando come una grande Comunità sportiva. Passione, identità, valori e valore rappresentano la cifra distintiva di un movimento che ha nella Serie B uno snodo cruciale, di collegamento tra il calcio dei territori, quello dilettantistico, e il calcio di vertice, quello professionistico”.

Gravina ha poi aggiunto: ” In questa ottica, il processo identitario voluto dalla presidente Tinari risulta fondamentale per consolidare il lavoro svolto fino ad ora e per affrontare le nuove sfide che attendono la categoria. Con un’immagine coordinata rinnovata e con un sempre maggiore investimento nei vivai, la Serie B svolgerà nel prossimo futuro un ruolo ancora più determinante nel promuovere l’attività calcistica al femminile in tutta la Penisola. Sia in termini di valorizzazione di nuovi talenti per la Serie A e per la Nazionale azzurra, sia per qualità e forza del racconto, la B è una parte importante della comunicazione sportiva e di empowerment femminile nel nostro Paese. Un ruolo sostenuto dalla Federazione Italiana Giuoco Calcio, che vede nel calcio declinato al femminile, dalla base della piramide al suo vertice, un asset strategico per lo sviluppo del movimento calcistico italiano nel suo complesso”.

Il Presidente Federale ha poi concluso: “Non a caso, questo processo di rafforzamento della propria identità è stato avviato con un’azione mirata sul miglioramento della riconoscibilità dei club e delle calciatrici con due progetti editoriali che hanno avuto un buon successo sulla piattaforma OTT della FIGC ‘Vivo Azzurro TV’: la trasmissione live delle partite del campionato, con una copertura totale, e il prodotto seriale ‘B Inside’, che nasce con l’obiettivo di mettere in evidenza storie e realtà presenti nella categoria. Ma è altrettanto significativo sulle intenzioni della Divisione che tutto questo non sia considerato un punto di arrivo, piuttosto una parte di un percorso più ampio sostenere e promuovere anche grazie a giornate come ‘B to Be’ dove si vuole prima diffondere e poi radicare nei protagonisti un rinnovato senso di appartenenza e di orgoglio”.

Lumezzane, Nicoletta Mazza confermata alla guida della prima squadra

Photo Credit: Stefano Petitti - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Il Lumezzane FC è lieto di comunicare il rinnovo contrattuale dell’allenatrice della prima squadra femminile Nicoletta Mazza con prolungamento fino al 30 giugno 2026.

Mazza sarà così alla guida del Lumezzane per la quarta stagione consecutiva dopo aver ottenuto nella stagione scorsa la vittoria dell’accoppiata campionato e Coppa Italia di Serie C, guidando in quella appena conclusa le rossoblù al quinto storico posto in classifica in Serie B.

C’è grande orgoglio nel poter proseguire il cammino intrapreso insieme ormai quattro stagioni fa – il commento di Nicoletta Mazza – quella appena conclusa è stata un’annata di grande livello sportivo, adesso c’è l’ambizione di confermarsi e crescere ancora per sognare nuovamente la Serie A, con una società che è all’altezza dei sogni più importanti. Il ds Rossi nello scorso calciomercato è stato bravo a vedere oltre su alcune calciatrici reduci da stagioni opache, ma di grandi qualità, il lavoro corale di tutti ha poi portato al quinto posto in campionato“.

Siamo felici di proseguire il cammino insieme a Nicoletta Mazza che nelle ultime due stagioni ha raggiunto grandi risultati alla guida della squadra femminile – le parole del presidente Andrea Caracciolo – la stagione appena conclusa a lungo ci ha permesso di sognare addirittura la Serie A, adesso saremo tutti chiamati alla conferma di quanto di buono fatto fino ad oggi“.

Viste da vicino | Laura Capucci, Hellas Verona: “Mi ispiro a Sofia Goggia, per la grinta che ha”

Credit Photo: Stefano Petitti - Photo Agency Calcio Femminile Italiano
Nuovo appuntamento con ‘Viste da vicino‘ il format di interviste gialloblù in cui le protagoniste sono le ragazze della Prima squadra dell’Hellas Verona Women.

Quattordicesima puntata dedicata a Laura Capucci, terzino milanese classe 2000, anche lei tra le giovani ‘veterane’ dell’Hellas Verona Women. Laura, attraverso i suoi ricordi più belli, ci ha raccontato della sua carriera, del suo ritorno in squadra nella seconda parte di stagione dopo l’infortunio e della sua vita e dei suoi sogni al di fuori del rettangolo verde.

Laura, come hai iniziato a giocare a calcio? “Ho iniziato a sette anni durante un camp estivo del mio paese, a Segrate, in provincia di Milano. Ricordo che in quel camp le femmine giocavano a pallavolo, mentre i maschi a calcio. E poi c’ero io, una bambina che giocava a pallone con i maschi. Da quel momento mio papà ha deciso di iscrivermi nel Segrate, la società del paese appunto”.

E come è continuato questo lungo viaggio? “Sono stata a Segrate per qualche anno, poi sono andata in una società poco distante, la Vimodronese. A 13 anni, quando non ho potuto più giocare con i maschi, mi sono trasferita alla Bocconi Femminile, un Club successivamente fallito. Lì ho iniziato con la formazione Primavera, anche se poco dopo ho esordito in Serie B, a 15 anni. Tanti nomi sono passati da questa squadra, come ad esempio Elena Pisani, con cui ho anche giocato. Quando la società è fallita sono stata contattata dall’Inter Femminile, dove sono tornata nuovamente a giocare per due anni in Primavera. Lì ho vissuto anche il passaggio da Inter Femminile a Inter Internazionale, società con cui ho vinto il campionato di Serie B. Eravamo una squadra fortissima: quell’anno ricordo che vincemmo tutte le partite tranne una, quella contro la Lazio con cui pareggiammo. Io le giocai tutte, al fianco di calciatrici molto forti che ora militano in Serie A”.

Che emozioni hai provato quando hai firmato con l’Inter? “In realtà ero abbastanza piccola, quindi non mi rendevo conto di quello che stavo per fare. Mi ricordo i sacrifici che facevo a scuola. Mi ripetevo che tutti quegli sforzi un giorno mi avrebbero ripagato di tutto e che giocare per l’Inter era già qualcosa di incredibile. Durante l’anno in Serie A, all’Inter, non ero riuscita però ad ottenere un grande minutaggio, un po’ anche per colpa della pandemia. Sentivo che avevo bisogno di fare ancora un po’ di gavetta, di esperienza, avevo ancora vent’anni. E così decisi di trasferirmi a Ravenna, dove al mio primo anno siamo arrivate terze in campionato. Anche lì ho conosciuto tante compagne di livello, come Matilde Copetti e Miriam Picchi. L’anno successivo a Ravenna giocai sempre da titolare. E infine eccomi qui, proprio a Verona. Questo è il mio terzo anno all’Hellas, una realtà di Serie B al momento, ma che funziona, come organizzazione e strutture, proprio come un Club di Serie A”.

E in tutto questo girare tra le varie città, cosa ti resta di casa tua? “Tornare a casa è sempre fantastico. Anche il semplice stare sul divano a guardare la tv o mangiare tutti insieme è bellissimo. Col tempo dai tanta importanza a quelle piccole cose. Adesso quando torno e mi siedo a tavola con i miei genitori mi sento bene, è bello e do tanto valore ad ogni momento con loro. Non ho mai sentito la mia famiglia distante. Loro mi seguono tanto e ci sentiamo sempre”.

Ti senti un riferimento in campo per le tue compagne? “Avrei voluto essere più costante in campo quest’anno, ma sono riuscita a giocare solo la seconda parte di campionato a causa dell’infortunio che ho subìto al crociato durante la scorsa stagione. Delle compagne di quest’anno conoscevo già anche qualche ragazza da prima, perché ci avevo giocato insieme, come ad esempio Nicky (Costa ndr). Lei mi segue (ride ndr), e dopo un po’ arriva nella squadra dove ci sono già anche ioMi sento un po’ una guida per queste nuove ragazze, e penso che questo mio ruolo possa essere importante all’interno del gruppo squadra. Magari avere un po’ di esperienza in più, con qualche anno in più giocato, ti dà quel senso di responsabilità. Qualche giorno fa, ad esempio, ho ricevuto un messaggio da Greta (Zanoni ndr), nel quale mi diceva che sentiva il bisogno di parlare con me, di farsi consigliare dalla mia esperienza. Io ci sono e aiuto tutte. Credo che Greta sia veramente forte e abbia tantissimo potenziale. Lo vedo in certi suoi movimenti, giocando da sempre proprio nel suo ruolo”.

Ma Laura, insieme a queste grandi responsabilità, sa essere anche l’anima della festa, giusto? “Sono sempre andata d’accordo con tutte. Cerco di essere sempre sorridente nei confronti di ognuno. Io non ce la faccio ad essere triste, magari è il mio carattere. Cerco di trasmettere questo anche ad altre persone e mi fa piacere quando riesco a rallegrare qualcuno. Mi viene naturale. Siamo una squadra giovane, magari con qualcuna un po’ più grande, ma abbiamo un obiettivo chiaro. In campo ci stimoliamo a vicenda, abbiamo creato un ambiente ottimo, viviamo benissimo all’interno dello spogliatoio. Ovviamente c’è voluto del tempo per conoscersi meglio, ma stiamo davvero bene insieme”.

Cosa si prova a tornare in campo dopo un infortunio come il tuo? “Un infortunio così lungo è davvero stressante, ci vuole tanta pazienza. In quel periodo cresci tanto, soprattutto mentalmente. Impari a conoscerti meglio. Stai lì sugli spalti ed è davvero un’agonia non poter giocare, non poter aiutare le tue compagne. È stato un percorso graduale, perché il fisico ha bisogno di tempo, ma ritornare in campo, essere lì con le altre, è stato davvero troppo bello. Alla mia prima partita da titolare contro l’Arezzo è anche arrivata la vittoria e questo non ha davvero prezzo”.

Qual è il tuo ricordo più bello vissuto finora grazie al calcio? “Direi proprio la vittoria del campionato di Serie B 2019/20 di cui parlavo prima. Avevo 19 anni e ricordo che mi sembrava una cosa davvero troppo più grande di me. C’era tantissima gente sugli spalti ed io ero lì, titolare, in una squadra che aveva vinto un campionato. Ecco, così realizzi un po’ il tuo sogno, quel sogno nel quale ti ripeti fin da piccola, che da grande vorresti fare la calciatrice. Ma ricordo molto bene anche il mio primo anno qui a Verona: c’è stato un periodo in cui segnavo ad ogni partita, come se da terzino fossi diventata il bomber della squadra (ride ndr)”.

Cosa si prova a vestire la maglia azzurra? “Ho vestito la maglia azzurra in Under 19. Non posso negarlo, ero molto agitata. Solo l’idea di andare là, a difendere quei colori, mi metteva tanta pressione. Ma poi, se ci ripenso, provo un orgoglio immenso”.

Chi è il tuo idolo? “Mi ispiro a Sofia Goggia, per la grinta che ha. Provo tanta ammirazione per lei, per come affronta la competizione sportiva. Anche io vorrei essere così, concentrata allo stesso modo, con quel fuoco lì che ti scorre dentro”.

Chi è Laura fuori dal campo? “Laura fuori dal campo è una persona spontanea. Mi reputo una ragazza pura, sono proprio come mi vedi. Mi piace stare insieme alle persone, sono socievole, sorridente, solare. Ovviamente ho anche i miei momenti, come tutti. A 25 anni magari, con l’età che passa, ti chiedi cosa vuoi fare della tua vita. Magari inizi anche a domandarti a che punto sei, qual è la tua strada. Ecco, forse penso un po’ troppo, vivendo costantemente nel futuro. Mi piacerebbe poter programmare tutto. A volte, però, devi un po’ lasciarti andare all’irrazionale. Fuori dal campo mi impegno molto anche nello studio. Ho conseguito una laurea triennale in Scienze dell’Organizzazione alla Bicocca, Università nella quale mi sono iscritta anche alla magistrale di Management e Design dei Servizi. L’Università è molto importante per me. Ho sempre voluto tenere calcio e studio su due binari paralleli, portando avanti entrambi. Un giorno mi piacerebbe poter lavorare, nella parte di organizzazione evento, alle Olimpiadi, oppure al CONI o alla FIGC”.

Che cos’è il calcio per te? “Il calcio è vita, gioia e sofferenza. È tutto ciò che mi ha portata a prendere ogni scelta finora nella mia vita. Tutto quello che ho fatto, fino ad ora, l’ho fatto in funzione del calcio”.

Nora Heroum: l’equilibrio tra Women’s EURO 2025 e gli studi alla UEFA Academy

Photo Credit: Stefano Petitti - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Abbiamo incontrato Nora Heroum, che di recente ha aiutato la Finlandia a qualificarsi a UEFA Women’s EURO 2025, per parlare di come concilia la carriera nella Sampdoria e lo studio: la calciatrice frequenta infatti lo UEFA Executive Master for International Players (UEFA MIP), un master biennale pensato per agevolare il passaggio dal campo ai ruoli amministrativi nel calcio.

Innanzitutto, cosa significa essersi qualificate con la Finlandia a UEFA Women’s EURO 2025?

È un sogno che avevo fin da bambina. Anche se è la terza volta che mi qualifico a Women’s EURO (2013, 2022), la sensazione è sempre la stessa, un onore incredibile. Il calcio femminile sta crescendo a livello mondiale, dunque questo risultato è ancora più significativo.

Come ti sei innamorata del calcio?

Giocando con mio fratello maggiore. I miei primi anni li ho trascorsi giocando con i ragazzi. Sognavo di diventare una calciatrice professionista e rappresentare la Finlandia e ora sto vivendo quel sogno.

Quale giocatore o giocatrice ammiravi da bambina?

Il mio preferito era Pavel Nedved, avevo sempre addosso la sua maglia della Juventus. Purtroppo all’epoca non conoscevo nessuna giocatrice perché il calcio femminile non si vedeva in TV. Ora, essere un modello per le ragazze è una delle parti più gratificanti della mia carriera.

Come è cresciuto il calcio femminile in Finlandia?

La crescita del calcio femminile in Finlandia è stata notevole. Nel 2019 abbiamo raggiunto la parità retributiva con la nazionale maschile, segno dell’impegno della federazione a sostenere il calcio delle donne. Ora, molti giocatori finlandesi militano nei migliori club all’estero e le nazionali giovanili stanno ottenendo ottimi risultati. La partecipazione al calcio femminile ha raggiunto livelli mai toccati prima e abbiamo registrato un numero record di presenze alle partite della nostra nazionale.

Perché hai deciso di iscriverti al MIP UEFA?

Ho sentito solo parlare bene del MIP UEFA. Voglio restare nell’ambiente anche dopo aver giocato, contribuendo alla crescita del calcio femminile. Durante il mio tirocinio nella Federcalcio finlandese, Hannu Tihinen (diplomato alla prima edizione del MIP UEFA) mi ha incoraggiato a candidarmi. Non ero sicura farcela perché giocavo ancora, ma vedere Veronica Boquete (UEFA MIP 4) mi ha ispirato. Il sostegno che ho ricevuto dalla Sampdoria è stato incredibile. Senza la collaborazione della società non avrei potuto cogliere questa opportunità ed è per questo che le sono molto grata.

Come concili la carriera da giocatrice e gli studi?

Bilanciare le due cose mi aiuta a fare bene in entrambe. Avere qualcosa da fare al di fuori del calcio mi mantiene concentrata e motivata in campo. Sono una persona attiva e mi piace imparare, il che mi permette anche di prepararmi per la vita dopo la carriera da giocatrice. È tutta questione di gestione del tempo.

Quali sono stati i tuoi argomenti preferiti al corso?

È una domanda difficile, perché è stato tutto molto stimolante! Ogni lezione mi ha aperto gli occhi. Pensavo di sapere molto prima di iniziare il MIP UEFA, ma ho capito quanto c’è da imparare.

Quali sono i tuoi progetti dopo il ritiro?

La mia passione è guidare la crescita del calcio femminile e creare opportunità per le ragazze. C’è così tanto potenziale per il calcio femminile e credo che la mia esperienza, la passione e la determinazione mi aiuteranno a dare un contributo importante.

Perché è importante avere più donne a livello amministrativo?

La diversità porta a decisioni migliori e il punto di vista delle donne è essenziale per un ambiente più inclusivo e olistico. Le donne danno un contributo inestimabile, soprattutto quando si tratta di sviluppare il calcio femminile. Senza le donne perderemmo un pezzo cruciale del puzzle.

Perché è importante che la UEFA offra opportunità come questa?

Noi donne ispiriamo le prossime generazioni in campo ma anche fuori. Opportunità come il MIP UEFA ispirano le prossime generazioni fuori dal campo. Creando opportunità di carriera nel management sportivo, la UEFA abbatte gli stereotipi e dimostra che la leadership nel calcio è per tutti.

Giada Pellegrino Cimò, la calciatrice in prestito che fa bene in Nazionale… e manda un messaggio alla Roma

Photo Credit: Bruno Frontanafredda - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

Andare in prestito a una squadra che viene vista come “minore” è a volte considerato una punizione o un passaggio per il Purgatorio. Anche Giada Pellegrino Cimò, calciatrice il cui cartellino e di proprietà della Roma, ha trascorso l’ultimo anno in prestito alla Sampdoria – retrocessa in Serie B – e l’è stata concessa l’opportunità di misurarsi con la massima Serie italiana.

Il mercato è tutto fermo, non sembrano esserci colpi in entrata in lontananza. Juventus e Inter si sono già rinforzate – o hanno in programma di farlo – , è fondamentale fare lo stesso. La Roma ha bisogno di top player per riportare un po’ della qualità che è andata scemando nelle ultime due stagioni e, ancora più importante, l’esperienza che ti aiuta a mantenere i nervi saldi anche nel momento più difficile, qualcosa che è mancato. Ha anche bisogno, però, di ricambio generazionale capace di scendere in campo, fare minuti e crescere.

Tornando a Pellegrino Cimò, è diventata una titolare inamovibile della Nazionale delle Azzurrine, che si sono qualificate al Mondiale U20. Con la sua rete, la calciatrice ha deciso il match difficilissimo contro la Svezia, andando a segno per la seconda volta in due partite consecutive. La parola “continuità” sembra essere calzante per descriverne le prestazioni: senza di lei, a conti fatti, l’Italia non si sarebbe sbloccata, e in questo momento si parlerebbe di altro.

Viste anche le indiscrezioni di mercato riguardanti la centravanti Valentina Giacinti, una giovane del calibro di Pellegrino Cimò sarebbe una grande opportunità e un investimento per il futuro. A volte, infatti, come ha già dimostrato il calcio sponda maschile, è importante guardare nel proprio vivaio per costruire quello che verrà. Un giusto bilanciamento tra esperienza e freschezza è la chiave che porta a vincere e a dare continuità a una rosa che, come quella giallorossa, ha bisogno di ritrovarsi.

Si può parlare di “scommessa”? Sì, perché dare una formazione che deve rinascere, anche se solo in parte, in mano a una calciatrice che deve ancora crescere e fare esperienza è una scommessa ma, allo stesso tempo, se non si prova non si può mai sapere. Solo dando il diritto alle persone di provarci e di sbagliare si può anche dare loro modo di farsi le ossa e di diventare importanti.

Se il Barcellona sponda maschile, per esempio, non avesse mai creduto in Lamine Yamal o Pedri concedendo loro spazio a scapito di un’età ancora molto acerba, non sarebbero diventati i campioni di oggi. Largo, quindi, a chi ha voglia di provarci, di mettersi in gioco e di crescere vestendo e onorando la maglia che indossa. Per la Roma, questo potrebbe essere il “ritorno a casa” di Giada Pellegrino Cimò.

Erika Ferrara, Falconara: “Stagione incredibile che porterò nel cuore. Scudetto meritato per quello che abbiamo fatto durante l’anno”

“Sicuramente porterò per sempre con me tutte le sensazioni delle tre gare col Bitonto, l’abbraccio tra noi ed i tifosi al goal in finale del 4-2 di Aline Elpidio, a 13 secondi dalla fine, e veramente tutte le ragazze che hanno fatto parte di questa impresa, persone meravigliose, speciali”. Racchiude cosi in poche parole la stagione Erika Ferrara, capitano dell’ Okasa Falconara. Il quintetto marchigiano, fresco campione d’Italia, ha battuto in finale per 4-3 Pescara alzando cosi il tricolore: “In finale -continua Ferrara-  abbiamo avuto lo stesso carattere che ci ha contraddistinto per tutto l’anno. Non abbiamo mai mollato e l’abbiamo ribaltata con tutta la cattiveria e la voglia possibile, e con un’ Ana Carolina Sestari fenomenale”.
Sulla finale la classe ’99 poi continua: “Sapevamo di potercela fare, e che lo meritavano per tutto quello che abbiamo fatto durante l’anno. Sapevamo che in qualche modo l’avremmo dovuta portare a casa, e così è stato”.

Gara scudetto con il Pescara raggiunta dopo i quarti vinti con la Lazio e la semifinale con la corazzata Bitonto. La calcettista sui play-off ricorda: “Con la Lazio sono stati match stancanti, abbiamo dovuto fare a meno di Isa Pereira, alle prese con un infortunio, mentre le gare col Bitonto sono state un film bellissimo, incredibili. Ne parlavamo con le ragazze post finale, col Bitonto abbiamo provato delle sensazioni inspiegabili, è stato qualcosa di enorme”.
La Serie A si era conclusa con 4 squadre in 8 punti come sottolinea la laterale nata a Fermo: “Per buona parte è stato il solito campionato, con l’eccezione della Kick Off che era partita veramente forte guadagnandosi anche la finale di Coppa Italia dopo averci battuto ai rigori. Siamo state le solite quattro e durante la regular season ce la siamo giocata a viso aperto e c’è stato c’è equilibrio fino alla fine”.

Stagione ottima per la calcettista ormai elemento fisso della Nazionale del CT Francesca Salvatore che sulla sua annata ci confida: “Personalmente è stata una bella annata, sono arrivata a 21 goal totali. Ho vissuto soddisfazioni con la Nazionale, la qualificazione ai Mondiali, lo scudetto e non solo. Sono soddisfatta, ma non smetto mai di pensare a quello che sbaglio e come migliorarlo, cerco di essere la miglior versione di me”.
In chiusura il capitano dell’Okasa Falconara manda un messaggio a compagne e tifosi: “Voglio dire alle mie compagne che le voglio bene e spero di continuare con tutte loro. Qualsiasi cosa succeda non le dimenticherò mai, rimarranno sempre nel mio cuore.
Ai tifosi, invece, dico di prepararsi, ci vediamo l’anno prossimo e cercheremo di combinare altri casini”.

Marta Carissimi, Genoa: “Veterane fondamentali per trasferire il senso di appartenenza al club più antico d’Italia”

Photo Credit: Stefano Petitti - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Nei giorni passati in casa Genoa, dopo la promozione dalla Serie B alla A, a parlare è stata la dirigente Marta Carissimi. L’ex calciatrice di Inter, Milan e Fiorentina, tra le altre, sulle colonne di Tuttosport ha parlato della bella cavalcata vincente delle rossoblù dicendo: “È stato davvero avvincente, è stato bello anche perché il campionato di  Serie B è molto competitivo. La promozione arrivata dimostra che questo risultato è frutto di un percorso e non un qualcosa che arriva in maniera scontata”.

L’ex centrocampista, poi, sull’ambizioni del Genoa ad inizio stagione aggiunge: “L’obiettivo era ben chiaro  fin dall’avvio. In estate avevamo iniziato a impostare la squadra per la stagione e in quel momento il campionato prevedeva ancora solo una promozione. Poi il passaggio a tre ed in quel momento non è cambiata la strategia di mercato, tutto è rimasto assolutamente uguale ma, ovviamente, con tre promozioni sapevamo ci sarebbero state più opportunità”.

In chiusura la dirigente delle liguri, classe ’87 nata a Torino, sottolinea un aspetto non da poco: “Le giocatrici veterane del Genoa che sono con noi da anni saranno fondamentali per trasferire il senso di appartenenza alle nuove di quello che è comunque il club più antico d’Italia”.

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