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‘B Stories’ a Venezia, dove il sogno Serie B è diventato realtà: “Il calcio, uno degli elementi di coesione e vita popolare”

“Il ritmo dell’acqua ha scandito la vita dei veneziani, perché la natura ha sempre comandato”. L’acqua, sì, ma anche il calcio: a Venezia, e al Venezia, è dedicata la decima puntata di ‘B Stories’, il format disponibile on demand su Vivo Azzurro TV – la piattaforma OTT della FIGC – che racconta le realtà della Serie B Femminile. Il club arancioneroverde, neopromosso in Serie B, da qualche mese è allenato da Lulù Oliveira, che del Venezia era stato anche calciatore nel 2005: Oliveira racconta il suo legame con la città e con la società, e il fatto che “la gente mi tratta come uno di loro”.

 

Della squadra che lo scorso anno ha conquistato la promozione faceva già parte la tedesca Lynn Gismann: studentessa di biologia marina e calciatrice, quando parla di Venezia le si illuminano gli occhi. “Questa è una società dove posso giocare ad alto livello, in una città che mi trasmette calma e tranquillità”.

A Venezia il calcio si vive con passione. “Parliamo di uno degli elementi di coesione e vita popolare per i cittadini”, racconta lo speaker Mario Spessotto, che cammina per la città con la sciarpa arancioneroverde al collo. “Un motto che ci rappresenta? Duri i banchi: significa tenere duro”. Lo dice Spessotto, lo ripete Oliveira. Il Venezia terrà duro, per conquistare la salvezza.

 

Sassuolo: Alessia Guglielmini protagonista dell’incontro con studenti delle scuole medie

credit photo: Emanuele Colombo - photo agency calcio femminile italiano

Questa mattina Generazione S ha fatto tappa alla Scuola Secondaria di Primo Grado Adriano Fiori di Formigine, dove Edoardo Pieragnolo e Alessia Guglielmini sono stati protagonisti di un incontro dedicato al dialogo con le alunne e gli alunni sul binomio Studio e Sport, insieme allo psicologo dello sport Andrea MenozziCirca 160 studenti, divisi in due turni, hanno potuto confrontarsi direttamente con i due calciatori, che hanno condiviso la loro esperienza tra campo e scuola, rispondendo alle domande degli studenti.

Pieragnolo, difensore della Prima Squadra, ha sottolineato: “Questo sport richiede sacrifici e non è sempre semplice conciliare scuola e calcio, ma con dedizione e organizzazione si può fare. Una cosa che ho imparato alla vostra età, e che mi accompagna ancora oggi all’università e nella vita, è l’importanza della gestione del tempo e dell’impegno quotidiano”.

Guglielmini, attaccante della Primavera femminile, ha raccontato il suo percorso passato anche da questa scuola: “Ho studiato qui quando avevo la vostra età ed è proprio allora che ho iniziato a giocare a calcio. Già a 13 anni mi allenavo con la Primavera del Sassuolo: le giornate erano impegnative, ma sapevo che sport e scuola erano entrambi fondamentali. Stare attenta in classe mi ha aiutata molto a gestire lo studio”. 

L’incontro si è confermato un momento di confronto e crescita reciproca, un’opportunità di scambio costruttivo tra studenti e calciatori all’insegna dei valori dello sport e dell’impegno.

Giorgia Marin (Venezia Primavera): “La mia prima partita l’ho giocata quasi per caso”

Ha appena compiuto diciassette anni (lo scorso 17 febbraio) Giorgia Marin, talentuosa centrocampista del Venezia under 19, che disputa il campionato di Primavera 2 nel girone A. Nella sua ‘storia’ calcistica, ci sono però già svariate convocazioni in rappresentative, sia regionali che nazionali. Ma com’è arrivata al calcio, la giovanissima Giorgia? “Mi sono avvicinata al calcio da piccolissima, intorno ai quattro anni. All’inizio giocavo con mio fratello e con i miei amici: mi divertiva semplicemente correre dietro al pallone, senza pensieri. Con il tempo, però, ho capito che non era solo un passatempo: il momento preferito della giornata era il pomeriggio, quando andavo ad allenarmi e a divertirmi con gli altri bambini”

Come tante coetanee, anche la promessa veneziana ha scoperto il calcio ‘per caso’, ma evidentemente il destino, per lei, è stato più incidente che in altre situazioni, visto che “la mis prima partita l’ho giocata quasi per caso. Era una domenica mattina: io, mia mamma e mio papà eravamo andati a tifare la squadra di mio fratello, impegnata in un triangolare. Poco prima dell’ingresso in campo, però, mancava un giocatore all’appello. Il mister di mio fratello mi chiese se volessi unirmi a loro e giocare questa partita. Accettai senza esitazione…” ricorda direttamente la nostra protagonista “Da quel momento tutto cambiò. Dopo quella partita iniziai a partecipare regolarmente agli allenamenti e, poco alla volta, entrai a far parte della squadra come una vera componente del gruppo. Non ero più solo la sorella di uno dei giocatori: ero una calciatrice anch’io, con la mia maglia, i miei compagni e un sogno che cominciava a prendere forma”

Ed è stato in quel momento che Giorgia ha capito che il calcio sarebbe stato il suo sport? “Credo di aver capito che sarebbe stato il ‘mio’ sport, quando ho iniziato a fare sacrifici senza che mi pesassero, perché la passione era più forte di tutto”

Una passione, dunque, che ha letteralmente fatto sbiadire le altre: “Mi è sempre piaciuto fare sport e mettermi alla prova in discipline diverse. Da piccola ho praticato anche atletica e nuoto” ammette la centrocampista “Nonostante questo, però, sentivo che il calcio era diverso. Era l’unico sport capace di darmi quell’adrenalina in più, quella sensazione di energia e felicità che non provavo negli altri. Ogni allenamento, ogni partita, ogni pallone toccato mi faceva sentire davvero nel posto giusto. Per questo motivo ho deciso di dedicarmi completamente al calcio”

Quasi uno spot pubblicitario da utilizzare per invogliare le giovanissime a fare calcio, quello della Marin: ma, come tutti gli sport, anche nel calcio esistono le delusioni. Ed in proposito, questa stagione il Venezia under 19 è approdato in Primavera 2: che tipo di esperienza è stata? “L’approdo in Primavera 2 è stata un’esperienza molto importante. È stato un salto di livello che ci ha fatto crescere tanto, sia dal punto di vista tecnico che mentale. Abbiamo affrontato squadre molto preparate e ogni partita è stata una sfida stimolante” sottolinea la nostra, sempre appassionata, interlocutrice “Questa nuova esperienza in un campionato diverso può essere solo uno stimolo per la squadra: ci dà la possibilità di confrontarci con realtà differenti, con modi di giocare e mentalità nuove. Allo stesso tempo, per noi giocatrici rappresenta un’opportunità di crescita sotto ogni punto di vista, non solo calcistico ma anche personale. Confrontarsi con un livello più alto ci spinge a dare sempre qualcosa in più, a lavorare con maggiore determinazione e maturare sia individualmente, sia come gruppo”

In effetti, dopo un avvio non troppo promettente, il Venezia ha iniziato a migliorare ed ora, ormai a meno di un terzo dalla fine del campionato, appare avviato ad una meritata salvezza: ma quali sono, gli obiettivi veneziani per il 2025-2026? “In questa stagione vogliamo soprattutto crescere come gruppo. Siamo convinte che sia proprio l’unione e la forza della squadra a fare la differenza. Il nostro obiettivo è dimostrare il nostro valore, facendo emergere la nostra identità e la nostra determinazione in ogni partita. Vogliamo migliorarci sempre di più, giorno dopo giorno, per riuscire a competere ad alti livelli ed affrontare ogni sfida con maggiore consapevolezza e preparazione”

Giorgia Marin può essere definita una centrocampista d’attacco, come dimostrano le reti e gli assist che è stata sinora in grado di realizzare: ma quali sono i modelli a cui si ispira? “A livello femminile mi ispiro molto al calcio di Alexia Putellas: ammiro la sua visione di gioco, la qualità tecnica e la capacità di essere decisiva nei momenti importanti. È una giocatrice completa, capace di unire leadership e talento. A livello maschile, invece, il mio punto di riferimento è Kevin De Bruyne. Mi piace il suo modo d’interpretare il ruolo, la precisione nei passaggi e la capacità di leggere le situazioni in anticipo. Entrambi rappresentano per me un esempio di come un centrocampista possa fare la differenza in ogni zona del campo”

Ovviamente, la nostra giovane calciatrice è chiamata anche a confrontarsi con la scuola: ritiene che il calcio sottragga tempo ed energie allo studio o, magari, viceversa? “Sicuramente non è sempre semplice conciliare scuola e calcio, perché richiedono entrambe impegno e concentrazione. Però credo che lo sport mi abbia insegnato a organizzare meglio il tempo e a essere più disciplinata. Alla fine, con la giusta organizzazione, si può fare bene in entrambi gli ambiti”

Dopo le superiori, avrebbe intenzione di frequentare l’università? Ed in cosa le piacerebbe laurearsi? “Si, dopo le superiori ho intenzione di frequentare l’università, perché credo sia fondamentale continuare a studiare per completare ed arricchire le mie conoscenze, soprattutto nell’ambito sportivo. Lo sport fa parte della mia vita da sempre e mi piacerebbe che continuasse a farne parte anche in futuro, non solo come atleta ma anche a livello professionale” afferma convinta, per poi ampliare i concetti “Mi piacerebbe rimanere nel mondo dello sport diventando, ad esempio, fisioterapista, professoressa di educazione fisica oppure preparatrice atletica”

Ruoli diversi fra loro, che la stessa Giorgia ne illustra però il relativo appeal: “La fisioterapia mi affascina perché permette di aiutare concretamente le persone nel recupero dagli infortuni; l’insegnamento mi darebbe la possibilità di trasmettere ai più giovani la mia passione per lo sport e i suoi valori; mentre il ruolo di preparatrice atletica mi permetterebbe di lavorare a stretto contatto con una squadra, contribuendo alla performance e alla preparazione fisica”

In attesa che la nostra giovanissima protagonista riesca a sciogliere i suoi dubbi, le rivolgiamo la domanda più ‘antipatica’ che può ricevere una sportiva: se malauguratamente il destino la costringesse a rinunciare al calcio giocato (solo per ipotesi, perché ovviamente le auguriamo di no), cosa sognerebbe di fare la ‘grande’ Giorgia Marin? “Spero davvero di poter continuare a giocare il più a lungo possibile. Però se dovessi smettere, mi piacerebbe rimanere nel mondo dello sport. In alternativa, mi vedrei in un lavoro che mi permetta di lavorare con i giovani e trasmettere loro valori positivi, proprio come lo sport ha fatto con me” in altre parole, altruista, concisa e diretta, proprio come si addice ad una centrocampista offensiva, nel momento di fornire un passaggio smarcante o di segnare un gol…

Women’s EURO Under 19 primi match del secondo turno

Il secondo turno del Campionato europeo UEFA Under 19 femminile deciderà le sette squadre che raggiungeranno le padrone di casa della Bosnia-Erzegovina alla fase finale, oltre alla promozione e alla retrocessione tra le leghe. Le squadre saranno divise in due leghe, come stabilito dal primo turno. Le sette vincitrici dei gironi dei minitornei in sede unica della Lega A, in programma dal 9 al 18 aprile, raggiungeranno la Bosnia-Erzegovina alla fase finale, in programma dal 27 giugno al 10 luglio. Il sorteggio si terrà il 22 aprile. Le squadre, inoltre, saranno promosse e retrocesse tra le Leghe A e B prima del primo turno del 2026/27. La Bosnia-Erzegovina, che gioca in Lega B il cui inizio è previsto per venerdì, sarà in gara pur avendo un posto assicurato alla fase finale in veste di nazione ospitante.

Gironi del secondo turno di Women’s EURO Under 19

Lega B

• Le sei vincitrici dei gironi e la migliore seconda (senza contare i risultati contro le quarte classificate) vengono promosse in Lega A per il primo turno del 2026/27.

Gruppo B1 (27 febbraio–5 marzo): Estonia, Slovenia, Cipro, San Marino (nazione ospitante)

Gruppo B2 (12–18 aprile): Kosovo, Isole Faroe, Lituania (nazione ospitante), Moldavia

Gruppo B3 (9–15 aprile): Bulgaria, Israele, Malta (nazione ospitante), Kazakistan

Gruppo B4 (27 febbraio–5 marzo): Bielorussia, Lussemburgo (nazione ospitante), Bosnia ed Erzegovina (nazione ospitante fase finale), Armenia

Gruppo B5 (9–15 aprile): Turchia, Montenegro, Albania (nazione ospitante), Liechtenstein

Gruppo B6 (11–17 aprile): Croazia (nazione ospitante), Cechia, Georgia, Azerbaigian

• Bielorussia, Bulgaria, Croazia, Estonia, Isole Faroe, Kosovo e Turchia sono retrocesse dalla Lega A al primo turno.

Lega A

• Le sette vincitrici dei gironi raggiungeranno le padrone di casa della Bosnia-Erzegovina alla fase finale.
• Le sette quarte classificate retrocederanno in Lega B per il primo turno della stagione 2026/27.

Gruppo A1 (9–15 aprile): Inghilterra, Svizzera (nazione ospitante), Galles, Lettonia

Gruppo A2 (12–18 aprile): Polonia (nazione ospitante), Grecia, Belgio, Romania

Gruppo A3 (12–18 aprile): Danimarca, Finlandia, Islanda, Serbia (nazione ospitante)

Gruppo A4 (10–16 aprile): Norvegia, Scozia (nazione ospitante), Austria, Macedonia del Nord

Gruppo A5 (11–17 aprile): Italia, Svezia (nazione ospitante), Paesi Bassi, Ucraina

Gruppo A6 (10–16 aprile): Francia, Germania (nazione ospitante), Repubblica d’Irlanda, Slovacchia

Gruppo A7 (12–18 aprile): Spagna (campione in carica), Portogallo (nazione ospitante), Irlanda del Nord, Ungheria

• La scorsa stagione, la Spagna ha vinto il suo quarto titolo consecutivo battendo la Francia in finale. Italia e Portogallo sono arrivate in semifinale. Al torneo hanno partecipato anche Inghilterra, Paesi Bassi, Polonia (nazione ospitante) e Svezia.
• Grecia, Lettonia e Ucraina sperano di esordire alla fase finale come le padrone di casa della Bosnia-Erzegovina. Macedonia del Nord, Irlanda del Nord, Slovacchia e Galles hanno disputato la fase finale solo da nazioni ospitanti.
• Lettonia è al debutto in Lega A. Anche Ungheria, Macedonia del Nord, Serbia, Slovacchia, Romania e Ucraina sono state promosse dalla Lega B al primo turno.

Nicola Verdun: “Difficoltà? Mi piace chiamarla sfida e guardarne gli aspetti positivi”

Photo Credit: Fabrizio Brioschi - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano
Il Como Women resta agganciato al treno Europa, con una classifica più che buona che la porta non lontanissima dalla seconda e dalla terza piazza. Due successi nelle ultime due partite giocate con Sassuolo e Genoa con mister Paolo Tramezzani in panchina, che ha rilevato da poche settimane il tecnico Stefano Sottili.
In casa lariana a parlare nei giorni scorsi è stato il CEO Nicola Verdun che sulle colonne di Tuttosport ha affermato, in merito del cambio in panchina: “La scelta di cambiare tecnico è stata dettata dalla mancanza di risultati che notoriamente porta a un po’ di scollamento e perdita di fiducia da parte delle giocatrici”.
Il dirigente del club lombardo in merito ha poi aggiunto: “Ecco allora la decisione di affidarci a una figura di grande esperienza internazionale con cui abbiamo previsto un progetto triennale”.
Parlando della società del Como Women, invece, Nicola Verdun ha sottolineato: “Noi dobbiamo costruire mentre chi ha alle spalle il settore maschile può ereditare un impianto già esistente o comunque avere la possibilità di fare investimenti più importanti”.
Lo stesso dirigente ha quindi continuato: “Più che difficoltà, mi piace chiamarla sfida e guardarne gli aspetti positivi, tra cui il fatto che possiamo realizzare o dotarci di strutture che siano pensate esclusivamente per le calciatrici”.

Serie C: il programma della sedicesima giornata. ChievoVerona-Sudtirol in diretta streaming

Credit: Stefania Bisogno- Photo Agency Calcio Femminile Italiano

Le designazioni arbitrali

Girone A: Atletico Uri-Pro Sesto (Truocchio di Sassari), Lesmo-Torino FC (Mancuso di Cinisello), Real Meda-Caronnese (Monolo di Legnano), Moncalieri-Women Torres (Gomba di Bra), Azalee Solbiatese-Sedriano (Sarno di Saronno), Tharros-Angelo Baiardo (Masu di Olbia)

Girone B: Comunale Tavagnacco-Dolomiti Bellunesi (Zorzut di Udine), Real Vicenza-Villorba Treviso (Bordin di Castelfranco Veneto), Trento Academy-Azzurra S. Bartolomeo (Leonardi di Arco), ChievoVerona-Sudtirol (Suelotto di Vicenza), Pro Palazzolo-Venezia 1985 (Cristiano di Bergamo), Orobica Calcio Bergamo-Academy Calcio Pavia (Ungureanu di Brescia)

Girone C: Grifone Gialloverde-Ascoli (Muto di Roma 1), Original Celtic Bhoys-Gatteo Mare (Fogacci di Bologna), Chieti-Riccione (D’Orsogna di Vasto), Jesina-Casolese (Rupoli di Pesaro), Montespaccato-Reggiana (Ramazzotti di Rieti), Nuova Alba-Roma CF (Ciommei di Terni)

Girone D: Virtus Marsala-Palermo FC (Lisinicchia di Agrigento), Academy Abatese-Cus Unical (Colamatteo di Napoli), Pink Sport Time-Colleferro (Altomare di Molfetta), Salernitana-Women Lecce (Sarno di Ercolano)

Giulia Orlandi: “Viola Park stupendo. Successi con la Fiorentina? Impossibile dimenticarli”

Nei giorni scorsi Giulia Orlandi, calciatrice che ha vestito in passato per lungo tempo la maglia viola, ha parlato tramite i canali ufficiali della Fiorentina sui quali ha dichiarato: “Dal 2015, anno in cui sono arrivata io, ho visto un’evoluzione pazzesca proprio nel fare calcio. Da un mondo abbastanza amatoriale, ma professionale nel quale non è mai mancato l’impegno e la serietà, oggi effettivamente si vive tutto un altro mondo. Si fa calcio, si fanno le cose nel modo giusto, buon per le ragazze che vivono al meglio questo sport”.

Giulia Orlandi, in visita al Viola Park, ha quindi aggiunto: “È una bella emozione entrare qua dentro e vedere tutto quello che è stato realizzato dopo le nostre vittorie, è veramente emozionante, quindi tanta roba, possiamo dirlo”.
L’ex capitano della Fiorentina, che vinse nel 2017 l’accoppiata scudetto e Coppa Italia nel 2017 ha poi aggiunto: “L’avrei vissuto a 360°. Mi farebbe piacere avere 10 anni in meno per potermi allenare qui e per poter vivere tutto questo. Credo sia una bellissima cosa per chi oggi può viverla”.

Ricordando poi il passato in maglia viola la classe ’87 ha continuato sottolineando:  “Ci penso perché ancora gioco, quindi è un qualcosa che è più forte di me. Amo questo sport, amo giocare e quindi ogni tanto mi ricordo di questi bellissimi momenti, delle soddisfazioni, dei traguardi che ho raggiunto addosso questa maglia che rappresenta la mia città. Io sono di qui, quindi per me è stata una cosa indescrivibile”.

In conclusione Giulia Orlandi ha dato una dritta alle calciatrici, in particolare capitan Severini, che vestono la maglia della formazione toscana sottolineando: “Sicuramente devono portare con loro un senso di responsabilità non indifferente, credo sia un enorme onore poter rappresentare questa città in Italia e nel mondo. Il consiglio che posso dare è  essere se stessi al 100%, cercando ovviamente di gestire tutte le situazioni che questo sport e questo mondo ti mette di fronte”.

Elisa Bartoli, Inter Women: “Siamo veramente unite. La forza di questo gruppo è la voglia di dare sempre il massimo”.

credit photo: Francesco Passaretta - photo agency Calcio femminile italiano

Nata il 7 maggio 1991, Elisa Bartoli è un terzino di grande esperienza e affidabilità. Cresciuta calcisticamente nella Roma Calcio femminile, Elisa gioca in maglia giallorossa dal 2006 al 2012, passando nel corso dei suoi primi tre anni dalla Serie B alla Serie A. In seguito si trasferisce in Sardegna, alla Torres, squadra con cui vince il campionato alla sua prima stagione, nel 2012/13. Dopo tre anni passa al Mozzanica per poi arrivare alla Fiorentina: con la Viola vince due Coppe Italia e il campionato 2016/17. Nel 2018 si trasferisce alla Roma, diventando la prima storica capitana della squadra giallorossa. Alla sua quinta stagione nella Capitale, Bartoli conquista il primo Scudetto della storia giallorossa. Dopo due campionati vinti arriva in nerazzurro nell’estate del 2024 diventando un punto di riferimento della difesa dell’Inter Women.

CHALLENGES:

“Quando mancano poche ore al match mi concentro al massimo su quello che devo fare, poi nel viaggio verso il campo mi piace ascoltare un po’ di musica per rilassarmi. Ne ho giocate diverse di sfide difficili ma anche entusiasmanti, tra queste ci sono i quarti di finale con il Barcellona all’Olimpico. È stata una partita particolare anche perché 9 giorni prima mi ero fatta male alla caviglia ed è stato un miracolo andare in campo”.

TEAM:

“Questa squadra ha tanto cuore, umiltà e siamo veramente unite. La forza di questo gruppo è la voglia di dare sempre il massimo e di impegnarsi con fatica e umiltà. Che caratteristica prenderei da una mia compagna? La fantasia di Polli!”.

PROFILE:

“Sono una persona abbastanza esplosiva e carica. Quello che mi dà energia sono i tifosi, lo stadio e la volontà di dare tutto per la maglia che indosso. Sono soddisfatta di quello che ho fatto e fiera di me stessa. Ho avuto tanti momenti bellissimi nella mia carriera e altri meno ma ho sempre avuto la forza di rialzarmi, con tanta voglia di continuare il mio percorso con grinta e determinazione”.

Dalla Nazionale al futuro negli USA, Girelli si racconta: “Calcio femminile italiano? Ha fatto passi incredibili, volevo rimettermi in gioco. Ora testa al cammino verso il Mondiale”

Credit Photo: Paolo Comba- Photo Agency Calcio Femminile Italiano
Coraggio e follia sono caratteristiche, o sarebbe meglio dire qualità, che hanno contraddistinto tutta la straordinaria carriera di Cristiana Girelli. Si possono ritrovare nei gesti tecnici e nei gol che le hanno permesso di vincere tutto con le maglie di Brescia e Juventus, nella determinazione con cui punta al prossimo Mondiale per coronare la sua scintillante esperienza in azzurro e, da ultimo, anche nei motivi che l’hanno spinta ad accettare la proposta del Bay FC, la squadra di San Josè dove la capitana della Nazionale giocherà nei prossimi sei mesi.

Dopo le prime due fondamentali partite di qualificazione alla prossima edizione della Coppa del Mondo contro Svezia e Danimarca, Girelli volerà in California per vivere – come l’ha definita lei stessa – un’esperienza di vita, non solo calcistica, molto importante. “È un’opportunità arrivata all’improvviso e ho sentito il bisogno di coglierla”, sottolinea nell’intervista rilasciata dal raduno di Coverciano a Vivo Azzurro TV, “una scelta dolorosa, presa non di cuore ma di pancia e dettata dalla voglia di rimettermi in gioco. Ho quindi deciso di prendere questo treno, che a 35 anni potrebbe essere l’ultimo per poter provare qualcosa di diverso”.

Nessuna fuga, dunque, perché l’azzurro e il bianconero rimangono al centro dei pensieri della numero 10. “Non è un addio ma solo un arrivederci. La Juve è casa mia, l’amore della mia vita. Non sto assolutamente scappando dall’Italia: vado a mettermi nuovamente alla prova in un campionato tostissimo, che mi permetterà di conoscere una nuova cultura calcistica, un nuovo modo di giocare e che mi potrà arricchire anche nel mio percorso in Nazionale”. Un percorso, quello invece che ha come destinazione la NWSL, già intrapreso prima di lei da Sofia Cantore, Lisa Boattin e Lucia Di Guglielmo. “Sarà divertente ritrovarle – sottolinea divertita – se le squadre all’estero ci guardano è perché il calcio femminile italiano ha fatto dei passi incredibili. Siamo state valorizzate dal lavoro fatto dalla Federazione, dai club e dalla Nazionale”.

Ed è proprio la Nazionale a scandire il presente di Girelli e delle sue tre compagne di viaggio, pronte tutte insieme ad inseguire il nuovo sogno della squadra allenata da Andrea Soncin. “Affronterò questo girone di qualificazione con lo spirito di sempre, anche se con un po’ più di consapevolezza e maturità. Prendere parte a un Mondiale è qualcosa di meraviglioso. Alcune di noi hanno già avuto la fortuna di disputarlo, ma va conquistato. Sarà un cammino difficile, soprattutto per le aspettative che ha questo gruppo dopo il grande Europeo della scorsa estate. Dovremo riuscire, partita dopo partita, a dare il cento per cento. A livello personale cercherò di godermi ogni istante nel miglior modo possibile”.

Le istantanee senza tempo dell’avventura in Svizzera (“mi emoziono ancora guardando certe immagini, certi festeggiamenti”) hanno lasciato nella mente e nel cuore delle Azzurre una scia indelebile. “Penso che sia stato bello per gli italiani aver potuto contare su una Nazionale così coesa. Siamo riuscite a unire un Paese per quasi un mese: è speciale sapere che le persone si riunivano per vedere le nostre partite, dato che prima succedeva solo per i maschi. Ci siamo guadagnate la possibilità di regalarci tante gioie. Ma questo è ormai il passato, mi piacerebbe immaginarci così anche nel futuro”. E i prossimi mesi di Girelli saranno di certo scanditi da nuovi orizzonti, ma la sua bussola saprà sempre indicare la direzione di casa. “La maglia azzurra è il mio porto. Indossandola penso a una Nazione intera, alla bambina che giocava nei campetti dell’oratorio e al traguardo da conquistare, giorno dopo giorno. La mia nave adesso sta salpando, però poi tornerà e avrà sempre il suo porto sicuro”.

Divisione Serie B Femminile, AIAC e tecnici a confronto a Coverciano. Tinari: “Costruire una visione comune”

Una giornata di dialogo e formazione, nella casa delle Nazionali italiane. Per la seconda stagione di fila, il Centro Tecnico Federale di Coverciano ha ospitato l’incontro tra la Divisione Serie B Femminile, l’AIAC e i tecnici delle prime squadre e delle squadre Primavera dei club di Serie B. Un incontro a cui ha preso parte anche lo staff di Gianpiero Piovani, allenatore dell’Inter, che ha illustrato le metodologie di lavoro del club nerazzurro, portando la propria testimonianza ai colleghi in sala: “Dalla pianificazione alla prestazione: il ruolo dello staff tecnico nella costruzione dei carichi nel microciclo settimanale”.

Ad aprire l’incontro sono stati la presidente della Divisione Serie B Femminile Laura Tinari, il presidente dell’AIAC Renzo Ulivieri – che nel corso della sua carriera ha guidato anche le squadre femminili della Scalese e del Pontedera – e la responsabile calcio femminile dell’AIAC Valentina De Risi.

“In nome della professionalità della categoria, la Divisione Serie B chiede molto alle società, ma lo fa per il movimento – le parole della presidente Tinari –. Ai nostri tecnici ho detto ‘grazie’ per la loro presenza oggi, per i loro investimenti di tempo, energie e passione nel femminile, loro sanno che allenare significa molto più che preparare le ragazze per la partita della domenica. Vuol dire avere un ruolo nella crescita di un movimento che sta conquistando spazi, visibilità e rispetto. Li ho invitati a vivere questa giornata con curiosità, perché non fosse solo un momento di aggiornamento, ma un’opportunità di confronto, di condivisione di esperienze e di costruzione di una visione comune. Ringrazio l’Inter per aver accettato questo confronto e il presidente AIAC Renzo Ulivieri perché crede fortemente nel femminile”.

“Un amico allenatore mi chiese: ‘cosa ne pensi se vado ad allenare il femminile?’. Io gli risposi ‘non lo fare, perché poi ci rimani, tanto entusiasmo ed energia trovi’ – ha aggiunto Ulivieri –. Dal punto di vista tattico non ci sono differenze, anzi le ragazze hanno dimostrato di applicarsi anche più degli uomini. E differenze non ce ne sono neanche dal punto di vista tecnico. L’obiettivo finale da raggiungere è quello di non parlare più di calcio femminile, ma di calcio”.

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