Deborah Salvatori Rinaldi, attaccante del Milan Femminile, ha parlato in diretta Instagram sulla pagina dell’SSD Minerva Milano:

“In questi giorni sono occupata con il mio lavoro di Graphic Designer. Lavoro per un’azienda di vini, “Le vigne di Silvia”, un’ex calciatrice, e stiamo facendo dei video per promuovere le annate nuove. Inoltre sto frequentando un corso per la mia Università telematica. Insomma, sono molto molto impegnata! Amo stare a casa a Milano, perché mi regala bellissimi tramonti. Mi toccherà stare qua un’altra annata”.

“Sono nata dopo che mia mamma ha ricevuto una pallonata involontaria da parte di mio cugino! Sono nata di 8 mesi. Ho sempre giocato a calcio, anche se ho fatto tantissimi altri sport, tra cui danza classica, baseball.. però mi mancava il far parte di una squadra e poi a pochi chilometri da casa ho scoperto una scuola calcio, a Roseto degli Abruzzi. Da li ho fatto due anni insieme ai maschi e poi un signore che stava ristrutturando i campi della Roseto Girls mi notò. Dopo iniziai dalla A2 con una trasferta a Firenze dove entrai e feci gol in soli 5 minuti. È stato curioso che poi ho fatto proprio a Firenze gran parte della mia carriera”.

“Il mio idolo? Avevo la figurina di Nedved dentro gli scarpini perché speravo mi facesse tirare come lui. Una volta l’ho incontrato ad una serata di Galà ed ero emozionatissima. Ho davvero coronato un sogno. Se ripenso ai primi anni al Bardolino Verona ricordo che facevo le foto ad ogni cosa che ci davano. Per me era una realtà pazzesca. C’erano Girelli, Paliotti, Parisi…abbiamo vinto tantissimo.. e quell’annata me la porto nel cuore. Al Sud Tirol diciamo fu più dura, posso dire di essermi fatta comunque le ossa”.

“E poi a Firenze finalmente la ruota ha cominciato a girare, entrai anche all’Università di disegno industriale. Sicuramente feci molti sacrifici anche perché giocavamo gratis, ma nessuna si tirò indietro. La Fiorentina andò nell’arco di due anni a fare il primo campionato e, per quanto oggi ci siano altre squadre, devo riconoscere alla Fiorentina il ruolo di “apri porta”. Anche in America ho trascorso dei bellissimi momenti, andavo in estate a campionato finito, perciò non ho mai staccato per le vacanze ma ero molto carica e l’ambiente americano è pazzesco”.

“Io non so se questa situazione possa portare un deficit al calcio femminile, perché è un arresto generale nel mondo del calcio. Sicuramente non bisogna assolutamente mollare dopo tutti questi passi in avanti che ha fatto il movimento del nostro calcio. La convocazione in Nazionale? Ci sono andata con consapevolezza, maturità, testa. Mi sono messa nei panni di un’osservatrice e ricordo molto bene tutto. L’ho vissuta come un’esperienza profonda”.

Credit Photo: Fabrizio Brioschi