Buongiorno a tutti i miei lettori, oggi vorrei affrontare un tema che mi sta particolarmente a cuore, ovvero gli impianti sportivi dove si disputano le partite non solo della nostra serie A ma di tutto il movimento delCalcio Femminile in Italia.

Se dalla mia tastiera per tanto tempo sono usciti elogi e sproni al fine che il movimento possa crescere ancora tanto, c’è da considerare anche il rovescio della medaglia, ovvero che a parte alcune squadre anche in serie A che usufruiscono per le proprie partite interne di uno stadio adeguato alla esigenze televisive (con la tribuna ricca di gente a favore delle telecamere) o come a Parma persino al Tardini dove giocano i colleghi maschi, troppo spesso gli impianti sportivi non solo della serie B e della serie C, sono troppo piccoli e hanno ben poco se non oltre una tribunetta per ospitare onorevolmente l’impegno di denaro e della macchina mediatica che lavora affinchè questo movimento possa sempre più avere maggiore visibilità, con strutture sportive troppo spesso non adeguate, ma soprattutto molto lontane a livello di chilometri e dunque decentrate dalla città dei club, fattore che inevitabilmente allontana o non avvicina i tifosi a tifare le proprie beniamine, dovendosi spostarsi spesso anche di provincia in provincia per vedere dal vivo in azione le proprie ragazze. Poi per fortuna ci sono delle eccezioni molto piacevoli che infatti, hanno pagato in positivo a riguardo di numero di spettatori e a livello di tifo, basta pensare al Tre Fontane di Roma che a tutti gli effetti è diventato la tana delle lupe giallorosse, una piccola bomboniera, dove non mancano cori, bandiere, striscioni e mini coreografie, tutto questo unisce inevitabilmente il tifoso passionale di Roma anche alla squadra femminile, stessa cosa, come ho detto in precedenza sempre in questa rubrica è stata fatta giocare a Parma, le ragazze al Tardini e offrendo l’ingresso gratuito a chi ha sottoscritto l’abbonamento alla squadra maschile, tanto che al debutto in serie A in quel di Parma sulle tribune oltre ai colleghi del maschile c’erano oltre 800 persone e chi lo avrebbe mai detto quest’estatequando le ducali hanno rilevato il titolo dell’Empoli?

Le campionesse d’Italia per esempio giocano a Vinovo, struttura di proprietà della casa madre delle Juventus dove un tempo e anche in questi giorni si sta allenando la prima squadra maschile ma che comunque, essendo una struttura privata è dotata solo di una tribunetta da 400 posti a sedere e di un’altra di 200, inoltre è fuori Torino.

Come del resto l’Inter che giocano fuori Milano e il Milan, tanto per fare dei nomi di Club della massima serie A femminile gioca nell’estrema periferia milanese.

Poi scendendo di categoria, troviamo strutture davvero imbarazzanti che neppure la terza categoria di calcio maschile ci giocherebbe, addirittura il Bologna da due anni sta giocando le sue partite interne di serie C nella struttura di Granarolo, dove la tribuna è chiusa al pubblico, perché pericolante, ma sono in buona compagnia con tante altre realtà magari meno blasonate ma che non hanno neppure la struttura adeguata per accogliere i propri tifosi.

Ora basta, se si vuole veramente fare questo famoso salto di qualità, se si vuole il pubblico allo stadio, se si vogliono i numeri da fare muovere ingenti investimenti pubblicitari e uscire definitivamente dallosport di nicchia dove ancora teniamo almeno un piede e mezzo, certo serve che la nostra Nazionale al prossimo Mondiale si faccia valere più che al passato Europeo, ma serve anche lungimiranza da parte di dirigenti e club ma in particolare in Figc e Lega Calcio perché ci sia una particolare attenzione non solo ai bilanci delle squadre iscritte ai vari campionati ma anche agli stadi in cui poi si disputeranno le partite, dove la gente viene attirata da sempre e si vedono delle strutture poco ricettive di pubblico oggi come oggi nel momento di massima espansione del movimento e questo è un terribile autogol al 90’. Facciamolo crescere questo Calcio Femminile, facciamolo volare definitivamente in alto e non restiamo nel guado di mezzo in cui ci troviamo.

Danilo Billi è un giornalista pubblicista da circa 20 anni. Nativo di Bologna, ha mosso i primi passi lavorativi nella città natale nell’ambito sportivo, seguendo dapprima la Fortitudo Baseball e poi la Pallavolo femminile di San Lazzaro di Savena in serie A1. Per gli anni a seguire ha collaborato con la Lega Volley Femminile, prima di approdare a Pesaro, dove è stato capo fotografo per oltre 10 anni dell’ex Scavolini Volley di A1 e redattore a Pesaro, dove attualmente vive, per il Messaggero, il Corriere Adriatico e Pesaro Notizie (web). Si è occupato del Bologna Football Club per diverse stazioni radio emiliane, come Radio Logica e Radio Digitale, dopo di che ha iniziato a scrivere per la fanzine Cronache Bolognesi e ha collaborato con altri siti e app che si occupano, tra l’altro, di calcio femminile, che negli ultimi anni ha rappresentato la maggior parte della suo impegno giornalistico. Ha scritto due libri di narrativa attinenti al calcio Bolognese e al suo tifo e uno lo scorso anno relativo alla stagione del Bologna calcio femminile edito dalla collezione Luca e Lamberto Bertozzi.

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