Photo Credit: Stefano Petitti - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Prima gara di ritorno in casa delle danesi, per le Azzurre di Mister Soncin, cariche dell’auspicio di fare bene dopo quanto visto in Serbia nel risultato finale a dir poco tennistico. La direttrice di gara lascia giocare le due compagini, quasi “all’inglese”, come si suol dire: a centrocampo i falli vengono fischiati raramente e il gioco fluisce quasi del tutto indisturbato. Tuttavia, è doveroso sottolineare alcuni episodi che hanno lasciato qualche cenno di perplessità.

In una prima parte a tinte danesi in cui l’Italia attende e cerca di barcamenarsi per uscire dalla propria metacampo prevale la fisicità delle padrone di casa, spesso redarguite dalle italiane per un eccesso di foga nel forzare la giocata o la marcatura (vedi, per esempio, i falli su Caruso in avvio di gara, raddoppiata e triplicata in maniera aggressiva). Sponda danese, Gejl riesce spesso a farsi commettere fallo da parte delle Azzurre, in particolare Giugliano, e Fløe si conquista preziosi falli nei pressi dell’area di rigore.

Al 20′ Oliviero commette un brutto fallo ai danni di Ballisager, che però non viene sanzionato pur trattandosi di un’entrata con il piede a martello. Il giallo sarebbe stato anche corretto, vista l’entità del contatto (Oliviero non figurava tra le diffidate). Le Azzurre vengono interrotte più frequentemente poiché più fallose; va anche rimarcato il gioco pericoloso di Dragoni al 30′ ai danni di Ballisager, che l’arbitra lascia correre. Un giallo, in questo contesto, sarebbe stato anche adeguato: la calciatrice italiana ha effettivamente la gamba tesa e, soprattutto, manca il viso della danese di pochissimo (difatti reclama il cartellino mimandone il gesto).

Al 45′ la direttrice di gara fischia un fallo a favore della Danimarca e ammonisce Salvai per una manata a Fløe, che accentua la caduta dopo il braccio largo della numero 23 azzurra. Le proteste s’innalzano soprattutto da parte della juventina e del tecnico, del tutto contrari alla decisione. Confrontandolo con i contrasti precedenti, questo è forse il più leggero, e stupisce che un giallo sia arrivato per primo proprio in quest’occasione e non in quelle immediatamente iniziali.

Quella della seconda frazione è un’Italia che, per quanto bassa e dalle ripartenze di conseguenza complesse, ci crede di più e lo specchio della porta comincia a diventare suo amico (non si può dire lo stesso del cinismo, ancora troppo basso). Non ci sono particolari episodi dubbi, neanche la punizione dal limite concessa all’Italia con l’entrata di Sandbeck su Cantore, al di là della linea di rigore e, quindi, corretta la decisione dell’arbitra di non concedere il rigore al 66′, bensì una punizione invitante.
Altro episodio che scalda la panchina italiana: al 70′ il fallo di Kühl su Girelli dalle parti di dov’era stata penalizzata Cantore non viene sanzionato, benché si tratti di un pestone della calciatrice dell’Atlético Madrid. Perplessità da parte delle Azzurre.

La fiammella azzurra si spegne sotto il peso del vento danese, che torna a imperversare e a ottenere il controllo del gioco: le padrone di casa reclamano un calcio di rigore per un supposto intervento in area di Soffia nell’ultimo quarto di gara, ma è Bredgaard ad andare a caccia del fallo e ad arretrare per prenderlo, giusta la decisione dell’arbitra di non concedere il tiro dal dischetto.

Ilaria Cocino
Appassionarmi allo sport è stato semplice: qualche gol degli Azzurri al Mondiale 2006, qualche punto spettacolare di dritto, qualche schiacciata nel campo avversario, qualche canestro impossibile. Sono un'aspirante giornalista sportiva che segue con passione il movimento calcistico al femminile da ormai qualche anno e tenta, attraverso il suo piccolo contributo, di trasformarlo nella quotidianità di chi legge e di renderlo qualcosa di più di una semplice meteora: il potere delle parole è inestimabile, e spenderle per queste ragazze è un privilegio immenso e una grande responsabilità.

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