“A luglio dell’anno scorso volevo smettere. Avevo perso una parte dell’amore che provavo per questo sport. Mi sarebbe piaciuto poter raccontare una storia diversa: quella di chi si vede togliere la Serie A e se la riprende partendo dalla Serie B, conquistandola punto dopo punto. Sarebbe stato un finale perfetto”.
A dircelo è stata Arianna Pomposelli, calcettista dell’Infinity che è arrivata ad un passo dalla promozione in Serie A. Sull’annata vissuta con la formazione veneta Pomposelli ricorda: “A dispetto di quello che si possa pensare, per come è finita, io credo che sia stato un grande campionato. Abbiamo guidato la classifica praticamente per tutta la stagione, chiudendo con il miglior attacco e la miglior difesa. Eppure, spesso si guarda solo al traguardo finale e ci si dimentica della strada percorsa”.
Su questo tema l’atleta classe ’91 prosegue: “Eravamo quasi tutte nuove, o comunque in gran parte un gruppo da costruire, e mettere insieme una squadra in una sola stagione non è affatto semplice. Abbiamo fatto un girone d’andata praticamente perfetto; nel ritorno c’è stato qualche inciampo, ma siamo comunque riuscite a mantenere la prima posizione fino alla fine. Dispiace per come sono andate le cose nel finale, perché tutte vorrebbero coronare una stagione con una promozione. Ma se si guarda soltanto al risultato conclusivo, si rischia di definire tutto questo un fallimento. Io non la penso così”.
La giocatrice sulla stagione poi ammette: “Averci provato fino al 6 giugno e non esserci riuscite non significa aver fallito. Significa, piuttosto, aver lottato fino all’ultimo con un impegno incredibile per inseguire un obiettivo importante come la Serie A. Un traguardo che, fino a qualche anno fa, si conquistava semplicemente arrivando prime in campionato. Molte delle società che oggi sono in Serie A ci sono arrivate proprio così. Per questo, oltre al rammarico, io mi porto dentro soprattutto l’orgoglio per il percorso fatto e per tutto quello che abbiamo dato ogni singolo giorno”.
Primo anno in Serie B, dopo tanta A, a riguardo Arianna ci ha confidato: “Non sapevo bene cosa aspettarmi. Nel nostro girone c’erano tante giocatrici scese dalla Serie A per motivi di lavoro o per scelte di vita, e diverse squadre molto competitive. Credo che il livello della Serie B sia cresciuto tantissimo negli ultimi anni. Anche le squadre che abbiamo affrontato agli spareggi avevano un livello paragonabile a quello di molte formazioni della parte bassa della Serie A. Per questo considero la Serie B un campionato molto competitivo, solo un gradino sotto la Serie A, esattamente come dovrebbe essere”.
La stagione si è conclusa con la possibilità sfumata di promozione, nel percorso per le vincenti dei gironi e nella final four con le vincenti dei play-off. A riguardo l’atleta nata a Roma racconta: “Di quei giorni mi porto dentro tante cose. Siamo arrivate ai playoff stremate, sia fisicamente che mentalmente. Quando affronti un’intera stagione con il piede sempre sull’acceleratore, prima o poi il conto ti viene presentato, e purtroppo è successo nel momento meno adatto. Sono stati giorni intensi e difficili, ma anche ricchi di momenti che non dimenticherò. Alcune ragazze della mia Under 19 sono venute fino in Puglia dal Veneto solo per sostenermi, e nella partita in casa erano tutte sugli spalti. Tantissime persone ci sono state vicine nello sprint finale, e sentire tutto questo affetto è stato davvero speciale”.
La seconda gara del percorso vincenti si è conclusa con la vittoria amara in casa del Levante Caprarica sulla quale la calcettista ci dice: “Come squadra ci siamo unite ancora di più, provando fino all’ultimo a ribaltare quel 3-0 dell’andata. È diventata una corsa contro il tempo e, in parte, anche contro noi stesse. Siamo arrivate a quei playoff con poche energie, ma non abbiamo mai smesso di crederci e di provarci in ogni modo. Ed è proprio questo che mi porto dentro: la consapevolezza di aver dato tutto, fino all’ultimo minuto. Perché, alla fine, è questo che conta per me”.
In stagione per l’Infinity anche una finale di Coppa Italia raggiunta che però non ha premiato le venete come ci dice la classe ’91: “La Coppa Italia è stata un po’ la fotografia della nostra stagione. Non è facile, a mente fredda, stare qui a raccogliere i pezzi e cercare di spiegare cosa non abbia funzionato. Quando una stagione finisce, inevitabilmente si tirano le somme e, guardando solo ai risultati, sembra che non abbiamo raccolto quasi nulla: nessun trofeo, nessuna promozione. Eppure eravamo lì, in tutte le finali, sempre a un passo dall’obiettivo. Ogni volta è mancato davvero pochissimo. La finale di Coppa Italia ci ha lasciate svuotate, sia fisicamente che mentalmente. Desideravamo quel trofeo con tutte noi stesse e, quando sembrava così vicino, ce lo siamo viste sfuggire. È stata una delusione enorme”.
Su quei giorni l’ex Audace Verona poi ricorda: “Restano solo il dolore e il rammarico. Mi porto dentro gli abbracci, gli sguardi, la forza con cui ci siamo sostenute a vicenda. Sono emozioni che sento ancora addosso e che riaffiorano ogni volta che riguardo le fotografie di quei momenti. È vero: quando non alzi il trofeo, nello sport significa che hai perso, e questo fa male. Ma una stagione non può essere raccontata solo da ciò che manca in bacheca. Restano il percorso, la qualità del campionato che abbiamo disputato e la consapevolezza di aver vissuto una stagione di altissimo livello, giocandoci tutto fino alla fine”.
Stagione intensa e con tante partite emozionanti come conferma Pomposelli: “Per arrivare alle finali di Coppa Italia abbiamo dovuto superare due spareggi durissimi. E, se penso a quest’anno, il ricordo più bello è proprio legato a uno di quei momenti. Avevamo appena perso la nostra prima partita di campionato e, appena una settimana dopo, ci aspettava il ritorno dello spareggio proprio contro la stessa squadra, con in palio l’accesso alle finali. Quando sei una squadra abituata a vincere, la prima sconfitta fa rumore. Lo fa fuori dallo spogliatoio, ma soprattutto dentro”.
Su quei giorni poi l’ex Lazio ha poi rivelato: “Ci siamo rotte e poi ricostruite. Ed è stato forse il momento più bello della nostra stagione. Abbiamo vinto quella partita con una forza e un’unione incredibili. In quel momento niente avrebbe potuto mettersi tra noi e il nostro obiettivo. Hanno segnato anche ragazze che durante l’anno avevano avuto poco spazio, e questo racconta meglio di qualsiasi altra cosa cosa fosse diventato quel gruppo. A fine partita ci siamo abbracciate come chi sapeva quanto fosse stato difficile arrivare fin lì e, finalmente, ce l’aveva fatta. Era il frutto di quello che avevamo costruito insieme in quella settimana”.
Momenti intensi fotografati cosi dalla calcettista che ha vestito la maglia della Nazionale: “Mi porto dentro la bellezza di aver vissuto la Coppa Italia e tutte le emozioni che una competizione così sa regalare. Il pianto liberatorio dopo aver superato un turno ti dà davvero la sensazione di aver scalato una montagna, un passo alla volta. Ma, più di tutto, mi porto le persone che hanno condiviso questo viaggio con me. A luglio dell’anno scorso volevo smettere. Avevo perso una parte dell’amore che provavo per questo sport. Mi sarebbe piaciuto poter raccontare una storia diversa: quella di chi si vede togliere la Serie A e se la riprende partendo dalla Serie B, conquistandola punto dopo punto. Sarebbe stato un finale perfetto”.
L’ex Kick Off e Olimpus Roma infine conclude: “Ma lo sport mi ha insegnato che le cose non vanno sempre come le immaginiamo. E questa è forse la lezione più grande che mi porto a casa. Perché anche quando ti toglie qualcosa, spesso ti restituisce altro. A me ha restituito la voglia di giocare, la passione che pensavo di aver perso e la fortuna di incontrare persone incredibili. Per questo il mio grazie va alla mia squadra, a chi ci ha sostenute in ogni momento, alla mia famiglia, che non si è persa neanche un capitolo di questa storia, e grazie a Marta Carluccio che la scorsa estate mi ha detto di provarci, mi ha convinta che questo sport meritasse ancora una possibilità e aveva ragione”.






