Il Vicenza Calcio Femminile sta facendo un buon inizio di campionato, visto che occupa attualmente l’ottava posizione con otto punti. Il gruppo vicentino può contare su un punto di riferimento: stiamo parlando del difensore e capitana delle biancorosse Aurora Missiaggia.

Aurora cosa vuol dire essere capitana del Vicenza?
«Essere capitana del Vicenza è per me un onore. È stata la prima squadra femminile in cui sono approdata e guidare ora la prima squadra con la fascetta al braccio è un’emozione unica. Non sono una persona che vuole mettersi in mostra, sono abbastanza silenziosa. Cerco di rendermi disponibile il più possibile per le mie compagne, consigliandole e cercando di confortarle nei momenti no».

Com’è partita la passione per il calcio?
«Non so dove sia partita di preciso. Vengo da una famiglia in cui il calcio veniva sempre seguito e mio padre giocava a calcio. Forse da lui.  Un giorno ho detto a mamma “voglio giocare a calcio”, e lei mi ha iscritta a danza. Un anno dopo ha visto anche lei che quella non sarebbe stata la mia strada e mi ha iscritta nella società del mio paese e da lì non ho mai smesso».

Perché hai scelto il ruolo di difensore?
«Non ho mai scelto nessun ruolo. Quando cominci, quando si è piccoli tutti vogliono fare l’attaccante così da poter far tanti gol. Il mio primo allenatore conosceva mio papà, ci ha giocato assieme e mi ha messo in difesa nel suo ruolo. E da lì non mi sono mai mossa. Negli ultimi anni sono stata impiegata anche a centrocampo. Cerco di mettermi a disposizione del mister e della squadra. Se c’è bisogno di coprire un ruolo piuttosto che un altro, cerco di dare il massimo anche se a volte non è semplice. Cambiamo tutte le dinamiche e i tempi di gioco ma cerco di adattarmi per aiutare la squadra».

Qual è stata l’emozione più bella con la maglia vicentina?
«L’emozione più bella è stata la vittoria dello scudetto Juniores contro il Bologna. Eravamo un gruppo stupendo e degli elementi fanno ancora parte ora della squadra».

Il gol più bello che hai segnato?
«Credo sia stato quello contro il Padova. C’era tensione nonostante fossimo in vantaggio, se non ricordo male. Mi è arrivata palla fuori area, senza pensarci ho tirato in porta e la palla è entrata. Ce ne sono stati altri di carini, ma segnare al derby ha sempre un suo perché».

Quest’anno dove può arrivare il Vicenza?
«L’obiettivo prefissato di questa stagione è la salvezza, ma in campo più volte abbiamo dimostrato di poter fare anche meglio. È un campionato tosto e dobbiamo continuare a lavorare come stiamo facendo, se non di più, per raggiungere in primo luogo l’obiettivo prefissato, per poi poterci togliere diverse soddisfazioni».

Qual è la tua opinione sulla Serie B?
«Come detto prima quest’anno il campionato è tosto. Non esistono squadre materasso. Ogni squadra in campo da tutto, e noi non siamo da meno».

Il campionato, come se non bastasse, sta affrontando il problema del Covid-19…
«Diciamo che la questione Covid-19 è abbastanza ambigua. Confrontandomi con altre squadre ho percepito maggiormente la preoccupazione delle ragazze. Chi non può usufruire gli impianti, a chi tocca la quarantena, chi non si allena per paura di “portare a casa” il virus. Il continuo rinvio delle partite di sicuro non gioca a nostro favore ma cerchiamo sempre di mantenere alto il livello degli allenamenti per non perdere la concentrazione e il ritmo partita».

Come lo stai vedendo il calcio femminile in Veneto?
«Il calcio femminile è in continua evoluzione e crescita. Ci sono sempre più bambine che approdano a questo sport. Merito anche della visibilità data dai mondiali dell’estate scorsa».

Il calcio femminile diventerà tra due anni professionistico: giusta la scelta?
«Penso sia la scelta giusta. Non abbiamo niente in meno rispetto ai compagni maschi, anzi. Ci alleniamo, mettiamo da parte impegni e famiglia per fare ciò che poi ci piace!».

Com’è la tua vita fuori dal campo?
«Non è di certo piatta. Lavoro in una fabbrica del mio paese per potermi mantenere gli studi e per guardare al mio futuro. Il poco tempo libero che ho cerco di sfruttarlo al meglio con la mia famiglia».

Quali sono i tuoi obiettivi futuri?
«Di sicuro la laurea. Tra poco dovrei iniziare il terzo anno di scienze motorie, percorso che per certo porterò avanti anche in futuro. Sicuramente continuerò a giocare a calcio, a Vicenza. È casa mia, il bianco e il rosso sono i miei colori».

Come capitana del Vicenza ti va di lanciare un messaggio alle tue compagne?
«Il messaggio che voglio lanciare è quello di andare forte, sempre, in qualunque momento, sia nel calcio che nella vita in generale. E di non aver paura, mai. In merito ho tatuata una frase sulla caviglia: “Chi ha paura resti nello spogliatoio”».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia il Vicenza Calcio Femminile e Aurora Missiaggia per la disponibilità

Photo Credit: Vicenza Calcio Femminile

Elia Soregaroli
Nato il 12 luglio del 1988 a Cremona, Elia ha sempre avuto una grande passione per il mondo del giornalismo, in particolar modo a quello sportivo. Ha due esperienze lavorative in questo settore, IamCalcio e ManerbioWeek, un workshop con l'emittente televisiva Sportitalia, e uno stage curricolare con il Giornale di Brescia. Si avvicina al calcio femminile nel 2013 grazie ai risultati e al percorso del Brescia CF e da allora ha cominciato ad occuparsi anche del movimento in rosa.