Martina Angelini, nata a Livorno il 28/5/1978 è la responsabile della Scuola Calcio Femminile dell’A.S. Livorno Calcio, la società del presidente Aldo Spinelli. Martina è una giornalista che da oltre 20 anni segue il calcio femminile e, ai microfoni di Eurosport, ha commentato 3 mondiali, 3 europei e 10 finali di Champions League femminile e negli ultimi europei giocati in Olanda ha seguito con particolare attenzione le azzurre. Il calcio femminile è, da sempre, la sua vera passione. Lo scorso anno è stata chiamata dalla FIFA come giurato italiano del FIFA Best Player.

Ciao Martina, parlaci a grandi linee del tuo lavoro come responsabile della Scuola Calcio Femminile dell’A.S. Livorno.
Questo impegno è nato tre anni fa quando la FIGC obbligò le squadre professionistiche ad avere una squadra di Calcio Femminile o in alternativa una scuola calcio per le bambine. Fui chiamata dal Livorno Calcio, all’epoca in serie B, dato la mia presenza ventennale nell’ambiente e la mia esperienza biennale, a Roma, nell’ufficio stampa della Divisione Calcio Femminile della FIGC, quando era presidente Padovan. La società della mia città mi contattò e mi piace ricordare l’approccio, mi dissero: “Siamo obbligati a farlo, ma facciamolo bene!”. Perché potevamo fare anche il minimo indispensabile per non prendere le multe, invece la società prese la cosa seriamente concedendo alle bambine gli stessi privilegi dei maschi. Niente quote da pagare, abbigliamento sportivo gratuito e allenamenti nello stesso centro sportivo dei maschi, con a disposizione medici, fisioterapisti, psicologa, tutor scolastico e tanto altro.

Il tuo Livorno parteciperà alle final four della Danone Cup (Firenze, Coverciano 16/17 giugno) insieme a Inter, Roma e Torino, e non è la prima volta. Che emozioni ti dà questa avventura?
L’anno scorso è stata una cosa inattesa perché per noi era la seconda partecipazione e arrivare alle final four è stata una cosa inaspettata, pensavo fosse stato un miracolo. Fu un’esperienza incredibile perché ci siamo trovate a Coverciano contro Juve, Milan e Roma e tra l’altro pareggiammo all’esordio contro il Milan. Il torneo lo vinse la Juve, ma è ovvio noi siamo piccoline e abbiamo delle bimbe che non sono selezionate e arrivare a quelle fasi finali fu veramente un miracolo. Quest’anno abbiamo vinto la prima fase superando anche la Fiorentina, la Lucchese e poi superando anche la seconda fase e il mio primo pensiero è stato ‘siamo state fortunate’, ma poi riflettendo mi sono detta ‘sì, ma ripetere l’impresa due anni di fila forse possiamo anche prenderci dei meriti, vuol dire che stiamo lavorando bene’. Quest’anno siamo la mina vagante di queste final four e partiamo da outsider. In ogni modo se anche arriviamo di nuovo quarte va bene lo stesso. Perché sappiamo perfettamente quanto sono attrezzate le altre ed essere lì è già per noi una grande soddisfazione e, male che vada, potremo sempre vantarci per un altro anno di essere la quarta squadra d’Italia in questa categoria. Ricordiamo che il Livorno era in Lega Pro in questa stagione e, anche se ha ottenuto la promozione in serie B, alle final four della Danone Cup ci saranno tre società di serie A e noi di Lega Pro. E la cosa che mi fa più piacere è che la società è contenta di questo risultato e ci tiene in grande considerazione: per fare un esempio, lo scorso anno ci siamo allenate accanto alla Berretti, allenata da Marco Nappi, che ha vinto lo scudetto. Dopo ogni gara vinta dai ragazzi andavo a complimentarmi con Marco e lui mi rispondeva “Sì, grazie, ma voi quando avete le finali?”

Il calcio femminile è in una fase di grande crescita, ma anche di grande travaglio, Giuseppe Cesari presidente del Brescia Femminile riferisce che la società non si iscriverà alla prossima serie A. Qual è il tuo pensiero in proposito?
Io purtroppo negli ultimi vent’anni ho visto tantissime società blasonate sparire, la più grande sorpresa fu quella della Torres la società più titolata d’Italia. Io tra l’altro ho lavorato un anno in Sardegna e so che là le difficoltà sono doppie a partire dalle trasferte. Ora un Brescia che dice non riusciamo ad andare avanti dopo un secondo posto in campionato e una finale di Coppa Italia, una squadra tra le più grandi negli ultimi anni, è sintomo che qualcosa si deve cambiare. Al momento in cui sono entrate in gioco le società professionistiche, qualcuno ha detto che questo è un problema per le piccole e da una parte è vero, però se vogliamo, non dico raggiungere il livello dell’estero perché ci vorranno ancora degli anni, ma magari avvicinarci il calcio maschile e le società professionistiche ci servono. Purtroppo il Brescia non ha avuto alle spalle il sostegno della società maschile che negli ultimi anni ha avuto qualche problemino essa stessa non facendo delle stagioni esaltanti. Anche l’anno scorso in occasione della partita di Champions il Brescia CF non fu aiutato e gli fu negata anche la possibilità di giocare allo stadio di Brescia. Un vero peccato perché il presidente Cesari è una persona seria. Insomma io credo che il calcio femminile in Italia debba guardare e anche copiare quello che è stato fatto all’estero. In ogni modo, forse per la prima volta, sono fiduciosa per il futuro del calcio femminile in Italia perché l’anno scorso e quest’anno noi abbiamo fatto il torneo under-12 in cui erano iscritte 70 squadre, calcolando una media di 15 bambine per squadra arriviamo a circa mille nuove iscritte e tra queste tra qualche anno usciranno sicuramente 15-20 elementi fortissime che permetteranno di fare una nazionale ancora più forte.

A proposito di nazionale, venerdì 8 giugno al Franchi di Firenze, ore 20:45, l’Italia femminile affronta il Portogallo alla ricerca dei 2 punti mancanti per la qualificazione a Francia 2019, in un momento in cui il calcio maschile ha fallito questo obiettivo, credi che partecipare al mondiale possa essere una ulteriore spinta per il calcio femminile?
Io credo che lo sia a prescindere da quello che fa il maschile, perché i due eventi non sono in contemporanea e tra un anno nessuno si ricorda più.

Sì, d’accordo, intendevo una piccola molla in più per il femminile: ‘noi ci siamo, voi no!’
Sì, ci sta, però tra un anno occorre che quelli che hanno notato le donne sì e gli uomini no poi la seguano la nazionale femminile. Credo che tornare al mondiale dopo 20 anni possa essere un risultato incredibile e comunque sarà frutto di un lavoro e di un percorso programmato. Sono completamente d’accordo sulla scelta di Milena Bertolini come CT per un motivo semplice, io ho avuto ottimi rapporti con tutti i CT per motivi di lavoro da Facchin a Carolina Morace, poi Ghedin e infine Cabrini. Il problema principale di un allenatore che non conosce già l’ambiente è quello che occorre ricominciare tutto daccapo, mi ricordo, per esempio, Ghedin, un tecnico bravissimo e precisissimo, che andava a vedere le partite di serie B e serie C quando il livello era oggettivamente troppo basso per una nazionale, ma lui voleva giustamente conoscere e capire, in questo modo però si perdeva del tempo perché doveva fare degli esperimenti, Milena è arrivata e non aveva bisogno di fare esperimenti perché conosceva già tutto, dall’ambiente alle ragazze.

Nel calcio femminile sei diventata una figura importante pur non avendo calcato i campi di gioco, hai qualche rimpianto da questo punto di vista?
Io non sono mai stata una giocatrice, salvo qualche partita a calcetto con gli amici, quando ero piccola a Livorno non c’erano squadre femminili per le bambine e non c’era ancora l’abitudine di far giocare le bambine coi maschietti, e non nascondo che un po’ di rimpianto ce l’ho per questo, alle mie bimbe infatti dico sempre voi oggi siete fortunate. In un certo senso invidio tantissimo queste bambine che hanno la possibilità di allenarsi e di vivere in una realtà professionistica, sarebbe stato il mio sogno. In questo momento davanti a me ci sono le bimbe che si allenano con l’allenatrice che è bravissima e si chiama Laura Teodori che ha giocato nel Livorno e nel Pisa sia in serie A che in serie inferiori. Anche lei dice che alla loro età non ha avuto i privilegi che le bimbe hanno ora, ciò deve far capire loro che devono fare sacrifici per sfruttare al massimo questa opportunità. 

Ringraziando Martina Angelini e l’AS Livorno per la disponibilità, porgiamo un sincero augurio per il proseguimento della sua carriera da parte mia e di tutto lo staff di Calcio Femminile Italiano.

 Credit Photo: Martina Angelini (nella foto insieme al “partner” di Eurosport Federico Zanon)

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Francesco Colella
Francesco Colella è nato a Roccacasale (AQ) il 20/7/1954. Si è trasferito a Firenze agli inizi degli anni 70 per gli studi Universitari. Da allora vive in Toscana, attualmente a Campi Bisenzio (comune confinante con Firenze). La maggior parte della sua esperienza lavorativa è stata dedicata nel settore dell'informatica come analista programmatore. È un appassionato di calcio fin da piccolo, militando come calciatore, ma per un breve periodo, in campionati dilettantistici. Tifoso della Fiorentina, dal 2013 segue, con passione, anche il calcio femminile e ritiene che tecnicamente non abbia niente da invidiare a quello maschile. Tra i suoi hobby gli scacchi, con cui ha raggiunto la 2.a categoria nazionale FSI, la computer grafica e la letteratura, sia come lettore che come scrittore. Ha scritto due romanzi fantasy e una favola per bambini.