Photo Credit: Gatteo Mare Calcio Femminile

Il Gatteo Mare saluta una stagione da incorniciare con l’eliminazione ai playoff dopo una rimonta incredibile nell’ultimo tratto che separava il campionato dalla sua conclusione. Il tecnico della compagine romagnola Andrea Parlani è stato intervistato in esclusiva dalla Redazione di Calcio Femminile Italiano e ha ripercorso il proprio cammino alla guida delle rossoblù e quello, in generale, nel calcio femminile, quella coperta di Linus con cui ora è del tutto a suo agio e che gli ha dato, negli anni, soddisfazioni incredibili.

Parlani ha chiuso la stagione al suo sesto anno da tecnico di una squadra femminile. L’avvicinamento al movimento e al calcio femminile ha avuto luogo anche grazie a un dialogo con l’ex CT della Nazionale italiana Milena Bertolini, colei che è riuscita ad affascinarlo tramite i suoi racconti di questo mondo e, che a distanza di anni, è stata l’artefice della carriera di Parlani in questo settore. Non è mancata, inoltre, la figura del compianto Fabio Melillo a fornirgli le giuste indicazioni per svolgere questo lavoro nel migliore dei modi da una parte all’altra della Romagna, la terra da cui non si è mai mosso ed è riuscito a mettere radici importanti: «Si è appena concluso il mio sesto anno alla guida di una squadra femminile di calcio. Ho avuto la fortuna di conoscere durante un corso l’allora CT della nazionale Milena Bertolini, e durante una pausa abbiamo scambiato due parole dove mi ha emozionato come raccontava di quello che si prova ad allenare le ragazze. Siccome io vivo prima di tutto di emozioni, incuriosito, mi sono mosso per cercare in zona una realtà che mi potesse dare l’opportunità. Dopo anni nei settori giovanili e Prime Squadre maschili, ho iniziato come vice allenatore alla San Marino Academy in Primavera quando era ancora divisa in Girone Nord e Girone Sud. L’anno successivo sono stato al Ravenna Women sempre in Primavera, ma come primo allenatore, e quel gruppo mi ha confermato che la mia scelta era stata perfetta. In quell’anno ho avuto l’onore di conoscere Fabio Melillo, con il quale sono rimasto in contatto frequentemente, grazie la sua grande umiltà, e con il quale mi sono confrontato spesso per la mia crescita. (Grazie Fabio) Poi, essendo di Riccione, e visto che il Ravenna non stava vivendo un bel momento, sono andato alla Riccione Femminile, nella quale ho creato insieme alla presidente la Under 19 dopo anni che non era presente tra le categorie in Società. Due anni di Under 19 e uno di Promozione femminile. Tanti risultati positivi, sia di campo, ma soprattutto di crescita, mia e delle ragazze.»

La crescita dell’allenatore è avvenuta di pari passo con quella delle ragazze, e Parlani ha poi ricevuto una telefonata inaspettata per provare a scendere in campo con ambizioni, obiettivi e desideri diversi, vale a dire quella del Gatteo Mare e dell’allora DS Matteo Ingrosso: «Dopo tre anni a Riccione, mi è arrivata una telefonata inaspettata. Come accade spesso, gli amici chiamano. Matteo Ingrosso il DS del Gatteo che conosco da anni, mi ha detto testuali parole: ti avevo detto che quando pensavo tu fossi pronto per la C ti avrei chiamato, e sono andato a conoscere la realtà più a fondo e l’ho sposato come progetto sia per la fiducia che ho in Ingrosso, sia per l’opportunità che mi si stava presentando. E ancora si parlava solo di 8 giocatrici in rosa. Mai scelta fu più azzeccata.»

Andrea Parlani ha una filosofia di lavoro che comprende sia “il calcio che gli piace” sia “il calcio che non gli piace”, in quanto è essenziale, a suo parere, incastrare caratteristiche diverse e non smettere mai di studiare, perché è nella curiosità e nella crescita costante che risiedono i risultati migliori, tenendo sempre presente il valore e le caratteristiche fisiche e tecniche della rosa a disposizione: «Io sono semplice e amo studiare. Cerco di prendere e apprendere il più possibile dalle esperienze e da chi conosco. A volte anche da chi non mi piace riesco però a trovare quel qualcosa che mi ispira. Mi piace lavorare per principi, fare giocare in base alla situazione che si sta creando. I miei allenamenti, dopo la parte di attivazione motoria e tecnica, si basano soprattutto su situazioni e partite sia libere che a tema dove lavorare su quello che si crea, quello che accade, così da dare varie soluzioni per una singola situazione. Mi piace molto entrare in sintonia con il gruppo, trasmettere le mie esperienze e lavorare in base al prodotto umano che ho a disposizione.»

Considerate le esperienze nel campo maschile e in quello femminile, Parlani ha potuto osservare da vicino le principali differenze tra questi due mondi complementari, eppure diversi, mettendo sempre e comunque al centro l’essere umano e senza spingersi in paragoni controproducenti: «Le differenze evidenti sono quelle biologiche, e quindi fisico atletiche. Sulla tecnica non si possono fare paragoni, ho visto ragazze più capaci a fare gesti tecnici rispetto a ragazzi anche di categorie importanti, ma la tecnica la si allena. Il paragone, dire “sono meglio le ragazze dei ragazzi” o viceversa, non credo di poterlo fare, perché dipende sempre dalla persona, ma una cosa che mi ha colpito è che vedo quasi a zero la simulazione tra le ragazze. A livello di rapporto giocatrice-allenatore noto molta curiosità da parte delle ragazze. Domandano, vogliono capire e se dici loro una cosa non logica te la fanno notare. La differenza enorme è più quella di come un allenatore si deve comportare, come deve saper gestire e come deve allenare un gruppo di ragazze rispetto ad un gruppo di ragazzi.»

Parlani ha in seguito rimarcato la crescente importanza dei settori giovanili in questo sport, non semplici serbatoi, bensì garanzie per il futuro di un movimento che sta pian piano trovando la diffusione che merita. Il calcio femminile è però ancora alle prese con molte luci e ombre che devono essere mitigate affinché si possa parlare di “eliminazione del pregiudizio”, a suo dire ancora troppo forte e limitante per le bambine che vogliono portare gli scarpini ai piedi. Per avallare questi problemi, servirebbe una maggiore visibilità, per quanto si siano già fatti numerosissimi passi in avanti verso la legittimazione: «Dalla mia modesta esperienza posso solo dire che si stanno già facendo passi enormi in avanti. Ho visto in questi anni alzarsi il livello, il che è dovuto anche al professionismo della serie A, che ha preso giocatrici anche da fuori Italia. Quindi, di conseguenza, chi non aveva più spazio in A è scesa in B e così a cascata sulla C. Sicuramente dovrà essere un passaggio, altrimenti ci troveremo tra qualche anno ad avere lo stesso problema della Nazionale maschile. Mi auguro che questa soluzione permetta di alzare sempre di più l’asticella dei campionati e di conseguenza avere una crescita di tutto il movimento. Una cosa che mi dispiace è che ancora ci sia poca visibilità, e senza visibilità è difficile avere sponsor che sostengano i costi di una stagione di una prima squadra. Con la visibilità si possono ridurre i pregiudizi, che a volte frenano i genitori nel mandare le figlie a giocare a calcio e così aumentare i numeri nei settori giovanili. E soprattutto credo sia importante, nel momento in cui una Società decide di dedicarsi anche o solo al femminile, ingaggiare istruttori/istruttrici e allenatori/allenatrici preparati. E quello che non deve mai e poi mai mancare è la passione.»

In conclusione, Parlani cita l’allenatore della Nazionale italiana femminile di pallavolo Julio Velasco per raccontare che cos’è per lui “l’inclusione” in questo sport, che non è una parola qualsiasi, bensì l’epicentro dell’intero movimento, rifiutando il paternalismo e gettando le basi per forgiare delle atlete consapevoli delle proprie potenzialità e del tutto “spericolate”, se così si può dire, di fronte a qualsiasi genere di ostacolo lungo il loro cammino: «Nello sport femminile, la parola “inclusione” non è un semplice concetto teorico, ma uno strumento di gestione pratico, che incide direttamente sulle prestazioni e sulla coesione del gruppo. Prendo in prestito le parole di Velasco, uomo dal quale prendo spesso ispirazione: “Per includere davvero le atlete e farle esprimere al massimo, l’allenatore non deve usare rimproveri distruttivi, ma deve incoraggiarle a rischiare. Sdoganare l’errore come uno strumento di apprendimento e non come una colpa, permette di sbloccare il talento e la creatività delle giocatrici.” L’inclusione autentica per Velasco passa dal rifiuto del paternalismo. Il suo obiettivo dichiarato è costruire “donne autorevoli e autonome”, capaci di decidere da sole in campo senza dipendere costantemente dalla panchina o dalla figura (spesso maschile) dell’allenatore.»

Si ringrazia Mister Andrea Parlani per l’occasione e la fiducia.

Ilaria Cocino
Appassionarmi allo sport è stato semplice: qualche gol degli Azzurri al Mondiale 2006, qualche punto spettacolare di dritto, qualche schiacciata nel campo avversario, qualche canestro impossibile. Sono un'aspirante giornalista sportiva che segue con passione il movimento calcistico al femminile da ormai qualche anno e tenta, attraverso il suo piccolo contributo, di trasformarlo nella quotidianità di chi legge e di renderlo qualcosa di più di una semplice meteora: il potere delle parole è inestimabile, e spenderle per queste ragazze è un privilegio immenso e una grande responsabilità.

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