In esclusiva per sololalazio.it l’intervista a Emma Lipman, uno dei volti nuovi della campagna acquisti estiva della Lazio Women, già leader della difesa di mister Seleman.

Giocatrice di assoluta affidabilità, ha un’esperienza internazionale di tutto rispetto: Leeds, Manchester City, Sheffield, Verona, Roma, Florentia San Gimignano. Una coppa continentale in bacheca e il recente debutto con la Nazionale maltese impreziosiscono il suo curriculum. In questa stagione ha accettato la sfida di giocare in serie cadetta per aiutare le biancocelesti a raggiungere il tanto agognato obiettivo promozione.

Ciao Emma, intanto complimenti per la vittoria di domenica contro il Perugia (1-7) e per il tuo gol. Com’è stato segnare la prima rete con la maglia della Lazio?
Sono molto contenta di aver finalmente segnato, non lo facevo da tanto tempo. È una bella sensazione e spero sia il primo di un po’ di gol segnati con questa maglia. Durante la partita ho detto alle ragazze di rimanere concentrate e andare a segnare, quindi sono contenta di averlo fatto io, sia per me stessa che per la squadra“.

Contro il Perugia, così come contro il Brescia, la Lazio ha concesso gol per prima, per poi rimontare e dilagare. Come arriva la reazione della squadra?
Esatto, dobbiamo smetterla di concedere gol ingenui, che possiamo e dobbiamo evitare. Non possiamo andare sotto per iniziare a giocare e assumere il controllo della partita. È qualcosa su cui dobbiamo lavorare. Tra le due gare c’è stata una differenza: contro il Perugia, rispetto al match col Brescia, abbiamo iniziato molto bene, tenuto il possesso palla e siamo state sfortunate a concedere un gol banale da calcio d’angolo. Ma la reazione, in entrambe le partite, è stata straordinaria, era esattamente quello che serviva in quel momento. Adesso è importante affrontare il prossimo match dal primo minuto, non andando sotto di gol per cominciare a giocare“.

La Lazio è in testa alla classifica, in linea con gli obiettivi. Siete soddisfatte del lavoro fatto fin qui?
Certo, è bello guardare alla classifica e vedere che siamo in cima. Ma è ancora presto, siamo appena alla terza partita della stagione e sarebbe ingenuo lasciarsi trasportare e credere che il nostro lavoro sia finito qui. Dobbiamo pensare partita dopo partita, continuare a vincere o comunque fare attenzione a non perdere. Sento che nel gruppo sta crescendo la fiducia, ma con la mia esperienza, quella di Adriana (Martìn) e Rachel (Cuschieri) sappiamo che non dobbiamo lasciarci andare, ma fare del nostro meglio affrontando partita per partita. Questo ci permetterà di concludere la stagione in una bella posizione“.

Personalmente come pensi stia andando la tua nuova avventura con la Lazio?
Sento che nel secondo tempo della gara contro il Brescia e nell’ultima contro il Perugia sono ritornata al ritmo partita. Ci è voluto un po’ di tempo per abituarmi a una nuova squadra, nuove giocatrici, a un nuovo stile di gioco. Ma da quando sono qui le ragazze e lo staff mi hanno accolto bene e mi sento molto soddisfatta. Spero di continuare a divertirmi e non vedo l’ora di affrontare quello che verrà“.

Giochi da qualche anno ormai nel campionato italiano. Provieni dal calcio inglese che è ben diverso, più fisico, meno tattico e tecnico. Un aspetto che apprezzi di più del modo di giocare italiano?
Del calcio italiano mi piace decisamente l’aspetto competitivo. Non importa quale squadra affronti, che si trovi nella parte bassa o alta di classifica, ogni partita è una sfida. La passione e il sentimento che ci sono nelle gare possono essere l’arma in più dell’una o dell’altra squadra. Quindi mi sto davvero divertendo, poi mi trovo in una squadra in cui tutti vorrebbero giocare. Dobbiamo continuare a mostrare in ogni match questa passione e questo entusiasmo, oltre alla nostra qualità“.

Cosa, invece, ti manca di più dello stile di gioco inglese?
In Inghilterra a volte è facile tenere il possesso palla, non c’è tanta fretta di andare a segnare. Bisogna trovare il momento giusto per attaccare. In poche parole, quindi, la pazienza delle partite inglesi. Ma mi sto adattando al modo di giocare italiano, e so di poter portare anche qui quella pazienza in partita“.

In una passata intervista hai detto che nell’esperienza al City ti eri dimenticata che il motivo per cui giocavi a calcio era perché amavi farlo. Raggiunti certi livelli, come si preserva il piacere di giocare, dovendolo conciliare con il dovere?
A dirti la verità, è qualcosa su cui sto lavorando molto da quando sono qui in Italia. Personalmente ho bisogno di avere del tempo libero al di fuori del calcio: leggere un libro, fare una passeggiata o qualcosa che mi permetta di staccare la spina e concentrarmi sulla Emma persona. Ho scoperto quanto questo mi aiuti, perché poi quando torno ad allenarmi o a pensare alla partita mi sento ricaricata e pronta a dare nuovamente tutto. Quando ero al Manchester City mi sono sentita divorata dal calcio, era qualcosa a cui pensavo costantemente e che sinceramente non mi ha aiutata. L’Italia invece è davvero una bella Nazione in cui c’è tanto da esplorare; questo mi ha permesso di trovare quel tempo libero per spegnere col calcio, ricaricarmi, gestire la pressione e tutto ciò che ci si aspetta da una giocatrice con delle responsabilità“.

In Italia c’è ancora arretratezza culturale sul modo in cui vengono viste le ragazze che giocano a calcio, considerato uno sport per maschi. Anche in Inghilterra vivono pregiudizi di questo tipo?
Credo che da questo punto di vista l’Inghilterra sia cresciuta molto, non solo in ambito calcistico, ma negli sport femminili in generale, che adesso vengono visti e apprezzati. È bello vedere quanto si sia evoluto il movimentocome adesso se ne parli tra la gente e quanto venga stimato il livello a cui giocano le donne, specialmente la squadra di calcio. Da quando sono in Italia, tre anni ormai, ho visto il gioco migliorare tanto e notato un leggero cambiamento nell’apprezzamento che la gente mostra per il calcio femminile. Credo che il maggiore problema sia la comparazione col calcio maschile, che è totalmente diverso, è un altro tipo di gioco. È quello che in Inghilterra stanno capendo adesso ed ecco perché sta andando così bene. Spero che anche in Italia capiscano che avete una grande Nazionale e un campionato femminile divertente, che venga apprezzato per come è e non paragonato al maschile“.

Come pensi si possano abbattere questi muri, per lo più culturali?
Credo che il successo che la Nazionale femminile italiana ha avuto ai Mondiali del 2019 sia stato un punto di partenza: ha portato le persone ad accorgersi del calcio femminile. L’Italia è una Nazione così appassionata che quando ha visto la sua Nazionale fare bene, ha voluto supportarla. Da questo punto di vista si può dire che è un inizio. Poi ora ci sono i grandi club con le loro squadre femminili: ad esempio Fiorentina, Juventus, il Napoli che è stato promosso la scorsa stagione e anche noi che speriamo di avere lo stesso successo quest’anno. Vedere le grandi squadre coinvolte in ambito femminile può decisamente contribuire a cambiare l’opinione delle persone e, speriamo, indurle a vedere le partite o comunque seguire il calcio femminile“.

Il momento più bello legato alla tua carriera calcistica?
Ne ho due. Uno è stato alla mia prima stagione al Manchester City, quando abbiamo vinto la prima coppa della storia della squadra femminile. Era la Coppa nazionale inglese e affrontavamo in finale l’Arsenal, che sulla carta era molto più forte di noi. È stato davvero un momento incredibile, vincere la prima coppa nazionale di una squadra che sarebbe stata poi estremamente vincente.

Il secondo è senza dubbio il giorno del mio debutto con la Nazionale di Malta, contro l’Italia, lo scorso anno. Tutto il processo per arrivare fino a quel punto è stato assurdo: uno scenario folle per avere il passaporto maltese, per diventare cittadina di Malta. Ma sentire l’inno nazionale contro l’Italia, debuttare all’età di 30 anni… ad essere onesti è stato tutto piuttosto folle“.

Hai detto tempo fa che non ti piace vivere di “what if”, rimpianti. Ne hai uno nella tua carriera?
Ai tempi del City, se avessi avuto il bagaglio di conoscenze che ho adesso, credo che avrei vissuto quell’esperienza in maniera differente: avrei giocato di più, sarei forse cresciuta prima. Ma non credo sia un rimpianto, perché non conoscevo di meglio in quel momento. Direi quindi che di rimpianti non ne ho. Sono dovuta arrivare a 28 anni per prendere la decisione di trasferirmi all’estero, ma non rimpiango di non averlo fatto prima perché la vita mi ha portato su un’altra strada. Sarebbe stato interessante affrontarlo prima, perché quello che ho imparato negli ultimi tre anni mi ha enormemente cambiato come persona e ha notevolmente cambiato la mia vita, non solo per ciò che concerne il calcio. Consiglierei vivamente a chiunque di spingersi oltre la propria “comfort zone”. Se poi riesci a farlo mentre giochi a calcio ancora meglio: ti diverti facendo ciò che ami e intanto fai un’esperienza di vita. Per me è stata la cosa migliore“.

I tuoi futuri obiettivi, di squadra e personali?
Personalmente provo a dare il meglio di me. In questo momento so di poter offrire molto alla squadra, non solo in campo, ma anche fuori in termini di esperienza che ho accumulato avendo giocato in un altro campionato, aiutando a portare l’aspetto professionale, che è una cosa di cui tutto il calcio femminile italiano avrebbe bisogno. Per quanto riguarda la squadra, come dicevo prima, dobbiamo pensare partita per partita. Sarà una stagione divertente, abbiamo una grande opportunità davanti a noi e se continuiamo a crescere come gruppo non vedo perché non possiamo raggiungere l’obiettivo a cui aspiriamo“.

Di Chiara Hujdur

Credit Photo: Lazio Women

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