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PRIMAVERA 2 – Si confermano le capofila: il Como 1907 a fatica, il Napoli in scioltezza

Credit Photo: Stefania Bisogno- Photo Agency Calcio Femminile Italiano

L’ultimo impegno del 2025, nei campionati di Primavera 2, si chiude con le capolista Como 1907 e Napoli che si confermano ai vertici delle rispettive classifiche. Ma se le partenopee non hanno palesato problemi, nel corso della trasferta a Frosinone (terminata sul 4-0 in loro favore), ben più arduo si è rivelato il successo casalingo delle comasche, impegnate nel derby contro il Como Women e vinto solamente per 2-1.

Partendo proprio dalla stracittadina del Lario, le padrone di casa si sono portate in vantaggio molto presto (già al 4’, con Allegra De Rossi), salvo poi subire il pareggio (ad opera della rivale Roni Gelbhart) in avvio di ripresa. La rete del successo definitivo, siglata da Zoe L’Abbruzzi, è invece arrivata non tanto tempo prima del triplice fischio di chiusura. La vittoria, oltre che a chiudere bene un anno a dir poco perfetto, serve anche a mantenere invariate le lunghezze di vantaggio che le leader vantano sull’inseguitrice Bologna. Le rossoblù emiliane, da parte loro, non hanno proprio intenzione di mollare l’inseguimento ed hanno regolato, con un secco 4-0, l’ospitato Lumezzane: le reti del successo bolognese sono arrivate da due doppiette, siglate da Gaia Benedetti (una dal dischetto) ed Elisa Barioni. Nell’ultimo match del girone, dove la giornata di riposo toccava al Venezia, ha visto le cuneesi della Freedom andare a conquistarsi i tre punti in terra vicentina: al vantaggio della biancorossa Letizia Tremeschin, le ragazze piemontesi hanno saputo rispondere con una doppia realizzazione di Greta Rossi.

Passando al raggruppamento centro meridionale, la reginetta Napoli ha potuto ampliare il proprio vantaggio sull’inseguitrice Lazio, costretta a riposare. La vittoria sul Frosinone, come già detto, è arrivata con un poker di reti a zero, messo a segno da altrettante marcatrici: Maria Rauccio, Fabiana Russo, Chiara Di Vaio ed Alessia Chianese. Ferme dunque le laziali, tutt’ora seconde in classifica, sul terzo gradino del podio è ora salita la Res Donna Roma, che ha avuto la meglio sulla visitante Ternana per 3-1. Parafrasando quelli che erano, una volta, gli annunci di lavoro pubblicati sui quotidiani, verrebbe da sentenziare un “AAA successo cercasi”… Già, perché le tre segnature della formazione capitolina, sono arrivate da Arianna Noce, Azzurra Massa ed Agostina Depau. Inutile, invece, il bersaglio centrato dalla rossoverde Alessandra Santarelli. Infine, in chiusura di anno solare è invece finalmente arrivato il primo successo sanmarinese. Davanti al proprio pubblico, la San Marino Academy ha regolato per 2-1 il Trastevere: si è trattato di una vittoria in rimonta, visto che le trasteverine, passate in vantaggio al 27’ con Beatrice Sala, sono state piegate dalle realizzazioni di Anna Padovani, arrivata a circa metà ripresa, ed Eleonora Primavera, concretizzatasi nei minuti di recupero.

La stagione agonistica concede, adesso, spazio alle festività natalizie e di inizio anno, per poi riprendere sabato 17 gennaio, con orari ancora da definirsi. Ripresa che non riguarderà Vicenza e Ternana, che saranno tenute a rispettare il turno di riposo. Per il calcio giocato, invece, nel gruppo A il confronto fra Como 1907 e Bologna si svilupperà sull’asse Cuneo (dove la capolista sarà ospite del Freedom) – Como (dove le Women ospiteranno le bolognesi), mentre per la bassa classifica il Venezia sarà chiamato ad affrontare la trasferta di Lumezzane. Nel girone B, invece, l’inseguitrice Lazio dovrà piegare le resistenze dell’ospitata San Marino Academy, se non vorrà perdere altro terreno da un Napoli che riceverà la visita della terza forza Res Donna Roma (e chissà che, per una volta, le biancazzurre non facciano anche il tifo per le concittadine…). La sfida tutta laziale, fra le padrone di casa del Trastevere e le ospiti del Frosinone, chiuderà invece il programma di questa prima giornata del 2026.

RISULTATI PRIMAVERA 2

Girone A

Bologna – Lumezzane                4-0

Como 1907 – Como Women       2-1

Vicenza – Freedom CN               1-2

Riposa Venezia

Girone B

Frosinone – Napoli                     0-4

Res Donna RM – Ternana            3-1

San Marino – Trastevere             2-1

Riposa Lazio

CLASSIFICHE PRIMAVERA 2

Girone A

Como 1907 24 pt; Bologna 21; Freedom CN* 13; Como Women 12; Venezia 4; Lumezzane* e Vicenza 3

*Una partita da recuperare

Girone B

Napoli 20 pt; Lazio 13; Res Donna RM 10, Frosinone, San Marino, Ternana e Trastevere 7

Tecnici esonerati: i termini per essere ritesserati in questa stagione

credit photo: Stefano Petitti - photo agency Calcio Femminile Italiano

Nei giorni scorsi sono stati siglati gli accordi collettivi, tra le varie Leghe e le associazioni di categoria, in caso di esonero i tecnici. Gli allenatori, infatti, avranno la possibilità di essere tesserati nuovamente da un’altra società in questa stessa stagione calcistica. Si tratta di una casistica prevista, precisamente, dall’articolo 40 del Regolamento del Settore Tecnico.

L’esonero deve però avvenire entro una certa data e il giorno specifico differisce in base al campionato a cui partecipa il club che ha esonerato il tecnico. A parte la Serie A maschile, dove questa possibilità non è prevista, nel dettaglio nella Serie B maschile un tecnico può essere richiamato nella stessa stagione se l’esonero arriva prima del 20 dicembre, stessa data decisa per la Serie C maschile.

Passando al femminile per la Serie A Women, invece, il termine stabilito per l’esonero è stato quello del 31 dicembre, un giorno prima di quello stabilito per la Serie B Femminile. Per quanto riguarda la LND, i restanti campionati femminili e quelli di calcio a cinque, sia maschili che femminili, lesonero deve avvenire prima della data fissata del 30 dicembre. In questo caso il nuovo tesseramento deve però avvenire in un girone o in un campionato diverso; la normativa non si applica per i tecnici dell’attività giovanile di base.

Sara Zappettini, Cesena: “La maglia azzurra non si può spiegare. Qui a Cesena ho trovato un gruppo fantastico”

Photo Credit: Andrea Vegliò - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Nella bella parabola che sta vivendo il Cesena di Mister Roberto Rossi, tra le calciatrici arrivate dalla Primavera spunta il nome di Sara Zappettini, di proprietà del Parma fino al 2028, che sta facendo del suo percorso con la maglia bianconera una crescita costante e volta a un miglioramento lapalissiano delle sue qualità. La Redazione di Calcio Femminile Italiano ha avuto il piacere di intervistare in esclusiva la numero 16 del Cavalluccio.

«Ho iniziato all’Inter iniziato quando avevo dodici anni. I primi anni ho giocato con le mie pari età, poi con il tempo hanno anche iniziato a portarmi con quelle più grandi, ho cominciato a rapportarmi con un ambiente più “avanti” ed era un continuo mettermi alla prova che faceva parte di un percorso di crescita. Sono poi approdata alla Roma, una realtà diversa, dove sono stata accolta in una maniera incredibile, e sono “rinata”: ho avuto la possibilità di poter ripartire, perché sono andata via dall’Inter che ero ancora infortunata, era il mio terzo crociato, e alla Roma mi sono rimessa in pista, mi ha aiutato e mi ha dato i mezzi per farlo; mi ha messo a disposizione il campionato Primavera, pieno di ragazze forti e talentuose e adatto per me dal punto di vista fisico per potermi reintegrare. Il senso di appartenenza a Roma per me è incredibile, anche se sono interista, mi ha fatto affezionare a tutto: città, Staff, squadra, e appena ho occasione vado a trovarle. Per me è stato importante iniziare in due Società così, perché sono tra le migliori in Italia. Iniziare da così piccole in un ambiente che ha come obiettivo quello di farti crescere per farti diventare professionista ti aiuta a capire come comportarti, affrontare certe situazioni, porti e stare in quest’ambiente, che poi è il calcio. Adesso siamo professioniste da poco, e ciò che ti insegnano è come poter essere il meglio quando eventualmente arrivi lì. Non cambierei niente del mio percorso», Zappettini ha raccontato, aprendo l’album dei ricordi verso le ultime pagine, i due capitoli più importanti della sua vita calcistica: l’Inter, dov’è nata e cresciuta e ha lasciato il cuore, e la Roma, che l’ha presa sotto la sua ala per aiutarla a tornare, dopo un brutto infortunio, la calciatrice forte e determinante che era in nerazzurro. L’acquisto da parte del Parma, che ne deterrà il cartellino fino al 2028, è segno che la giocatrice ha tutte le carte in regola per dire la sua in futuro, e il prestito al Cesena si sta trasformando nella sua grande occasione per fare il salto di qualità.

Sara Zappettini ha poi aperto lo stesso album dall’inizio, soffermandosi sulle prime pagine dopo la copertina, per vedere dov’è nato il suo legame, ormai indissolubile, con il pallone da calcio, e non “un pallone” qualsiasi, tra famiglia, parco e rettangolo verde: «Mio fratello giocava a calcio nella squadra del paese in cui abito, e andavo a tutte le sue partite. Anche i miei genitori sono tifosi, amano il calcio, e ho iniziato ad appassionarmi. Spesso, alle partite amatoriali, ci sono i bambini che giocano e si portano il proprio pallone, e io sono cresciuta sia andando a San Siro con mio padre e mio fratello, sia alle partite di mio fratello portandomi il pallone. Mi mettevo poi in un prato, se andava bene c’era un campetto, e c’era mio padre che, poverino, voleva guardare mio fratello, e io invece gli chiedevo di giocare con me. Avevamo il giardino, ho sempre giocato tanto insieme a mio fratello, tutte le estati, al parco, mi allenavo in oratorio con i miei amici e nel weekend anche questa cosa con mio padre… è iniziato tutto da lì.»

La scelta di provare a buttarsi in una carriera all’insegna del pallone è stata dettata, come affermato dalla calciatrice, da un coacervo di emozioni diverse, tutte positive, tutte trainanti, prima tra tutte la passione per lo sport in tutte le sue numerose sfaccettature: «L’ho scelto per le emozioni che mi portava. Mia mamma mi ha raccontato che le chiedevo sempre di andare al parco, volevo il pallone, le scarpe, andare all’oratorio. A scuola “battibeccavo” sempre con la maestra, perché io volevo giocare a calcio con i maschi, lei mi diceva di no, e anche gli animatori all’oratorio, ma avevo i miei amici dalla mia parte e cercavano di convincerli, e con questa cosa è cresciuto ancora di più il sentimento. Da lì ho capito che era quello che volevo fare. Guardavo tanto calcio, mi appassionava, ne sono rimasta affascinata. Quando andavo allo stadio o vedevo un pallone mi brillavano gli occhi, e ho capito che era la cosa che volevo fare», quegli occhi che brillano la calciatrice adesso li ha quando scende in campo difendendo la casacca azzurra, tra le altre cose, e prova quelle emozioni in prima persona e non soltanto da mera spettatrice.

Nel suo album dei ricordi ci sono alcune pagine sprovviste di fotografie, quelle che parlano dei lati negativi, degli infortuni, delle persone che hanno in qualche modo tentato di dissuaderla, durante la sua crescita come atleta, dal procedere con questa passione, che però non si è mai affievolita, e bruciava invece sempre di più quando le veniva detto di smettere: «Questa mia passione è stata molto messa alla prova, è stata dura per gli infortuni. Non sono state tante le volte in cui ho pensato di mollare, ho sempre voluto fare questo e mi sono messa in testa che avrei dovuto farcela, che potevo farcela. Ho pensato di smettere quando pensavo che fosse il mio corpo a non riuscire ad andare avanti, ma la voglia di smettere, quella mai: le uniche volte erano quando avevo paura di non tornare a certi livelli e non poter fare certe cose. La voglia di mollare mai, anche se alle superiori quando arrivavo con le stampelle i professori non perdevano occasione di dirmi che avrei dovuto smettere: sono cose che mi hanno fatto tanto stare male, ma mai fatto cambiare idea, e poi ho sempre avuto il sostegno della mia famiglia in tutto, anche quando dovevo andare all’ospedale e mi accompagnavano. Non hanno mai cercato di farmi smettere, hanno solo assecondato la mia volontà», e la ferma volontà di Sara Zappettini è di proseguire su questa strada che la raffigura, foto dopo foto, zittire tutte le critiche mosse nei suoi confronti.

Le critiche saranno diventate ancora più silenziose con l’avvenuta convocazione della giocatrice da parte della Nazionale, quell’emozione che Zappettini non vuole assolutamente banalizzare e, per tale ragione, non riesce a definire in una sola parola: preferisce, infatti, raccontare che cosa si prova. Per lei «U19, U23, U17… non c’è una categoria, la maglia azzurra per me è generale. Penso che una ragazza non si abitui mai a ricevere la convoca. Cerco sempre di non farmi le aspettative troppo alte per non essere delusa, sono sempre stata con i piedi per terra: se ci vado sono la persona più felice del mondo, se non ci vado, ci riproverò la prossima volta. Per me è un’emozione che non… (esita) un po’ tutte dicono che è “indescrivibile”, ma non è così banale: siamo un Paese enorme, con centinaia di migliaia di bambine, e spesso e volentieri siamo sempre noi, quelle che hanno condiviso il percorso dello Stage e delle selezioni delle giovanili. Quando ero convocata a Calcio+ ho pensato che potevo ancora inseguire quel sogno, che è stato indescrivibile, ti assale un’ondata di onore che non sai descrivere: il pensiero di poter metter la maglia, cantare l’inno, sentire addosso il peso di un intero Paese, per me è una cosa che non ha prezzo, non c’è niente al mondo che sappia compensare le emozioni che ti dà», la giocatrice fa ancora fatica, a distanza di tempo, a metabolizzarne la bellezza.

In compenso, la calciatrice sa che quella maglia non è un punto finale per il proprio percorso, bensì un punto di partenza, perché non ci si deve adagiare e nemmeno si deve dare per scontata: «Sicuramente è qualcosa che ti fa capire che stai andando bene e che puoi ancora alzare l’asticella, che c’è qualcuno che ti sta seguendo e che non ti devi fermare: è dalla convocazione che parte il nuovo obiettivo, adesso devi far vedere quello che è il mio valore, e sei sempre spinta a dare il meglio in ogni allenamento, in ogni partita. Le nostre partite in Serie B adesso sono anche visionate, si possono seguire in streaming, puoi studiarle, e quindi l’attenzione mediatica è ancora più alta e il bacino è ancora più vasto, di ragazze che possono essere prese in considerazione, e quindi il fatto di essere scelta per un qualcosa di così importante è meraviglioso», vista la possibilità per gli osservatori di visionare attentamente ogni match e singolarmente ogni calciatrice anche da remoto la convocazione in azzurro diventa persino più speciale e gratificante.

Sempre di gratificazioni ha poi parlato focalizzandosi sul Cesena, la squadra che l’ha accolta in prestito dal Parma e che l’ha convinta a sposare il progetto per le basi solide di partenza, prima tra tutte l’opportunità di crescere in un ambiente sano, nient’affatto giudicante e, in secondo luogo, ritrovare compagne del campionato Primavera di cui conosceva il talento e il valore: «Ho preso in considerazione più strade, però ho poi parlato con alcune ragazze che negli anni sono passate qua da Cesena e mi hanno solo dato feedback estremamente positivi sia per la qualità di vita, sia per quelle che sono le persone dello Staff, che mettono sempre davanti la persona e sono estremamente gentili, e poi la volontà è quella di giocare a calcio. Ho parlato con il Direttore, mi ha detto che la sua intenzione era quella di creare una squadra giovane, mi aveva parlato dei suoi obiettivi sia stagionali sia di ragazze che avrebbero inserito nel progetto e che conoscevo già, ed ero consapevole che fossero talentuose, con voglia, e che arrivavano tutte da Società importanti. In molte arriviamo dalla Primavera e condividiamo solo una parte del percorso, ma sicuramente condividiamo l’obiettivo di vivere qui come un trampolino di lancio, e credo che nessuno si aspettasse che il Cesena potesse arrivare qui a metà stagione. Siamo in alto in classifica, l’entusiasmo si sente, siamo un bellissimo gruppo di ragazze giovani, studiamo e condividiamo tutte la stessa passione», passione ed entusiasmo trainano le ragazze di Mister Roberto Rossi partita dopo partita con l’obiettivo di dare vita a un campionato competitivo e dai presupposti per far crescere ogni calciatrice.

«Le ragazze con più esperienza sono fantastiche: capita spesso che in ambienti con così tanto divario d’età ci sia un complesso di superiorità, qui invece nessuna è più importante dell’altra e siamo tutte allo stesso livello, e quello che bilancia è il fatto di sapersi divertire continuando a lavorare. Noi ci divertiamo, ci alleniamo e sappiamo riconoscere il limite, ognuna di noi sa cosa deve fare, e in campo ci aiutano tanto: alcune volte avremmo potuto gestire meglio alcune situazioni, come ad esempio a Lumezzane, dove abbiamo deciso di sbilanciarci, e una squadra più esperta si sarebbe accontentata del pareggio, noi invece volevamo provare a fare gol, ci siamo sbilanciate e l’abbiamo subita. Tutto quello che ci succede non viene fatto pesare, non ti viene puntato il dito addosso, e neanche noi lo facciamo tra di noi: quando si commette l’errore sei consapevole di averlo commesso, se hai bisogno di un parere lo vai a chiedere, ma non vieni giudicato, e quindi impari dal tuo errore, è sempre un imparare ogni giorno. Ognuna si mette a disposizione dell’altra per creare un clima bello e costruttivo», in uno spogliatoio popolato da ragazze giovani, che condividono gli stessi obiettivi, non si accusano mai, anche quando l’agonismo ti porterebbe a prendere una situazione nel modo sbagliato, i lati positivi sono innumerevoli, e avere tutte giocatrici che si vedono allo stesso livello incentiva un percorso importante.

Per Zappettini, la forza del gruppo è «l’entusiasmo da parte di tutte, di chi inizia, di chi subentra, e il fatto che vada come vada fa sì che non ci siano musi lunghi, siamo tutte soddisfatte di quello che abbiamo fatto e pensare sempre alla partita successiva.»

Sara Zappettini, per quanto sia a suo agio nel ruolo del difensore centrale, che le si è cucito addosso a partire dall’ultimo anno all’Inter, ha dato inizio alla propria carriera da tutt’altra parte in campo, misurandosi con ogni ruolo per aggiungere al proprio bagaglio dettagli che vanno a sommarsi e la portano a essere una calciatrice con ottimi spunti offensivi e una maturità calcistica che si vede: «Ho iniziato a giocare da esterno, e con il passare degli anni sono andata sempre più indietro. Gli ultimi anni di Primavera li ho giocati da terzino, ma sentivo che non era il ruolo che mi permetteva di esprimermi al meglio e che mi rispecchiava. All’ultimo anno all’Inter sono stata difensore centrale, e da lì in poi, a seconda del modulo, difensore centrale o braccetto. Mi piace perché è un ruolo in una zona del campo in cui tu sei in condizione di vedere tutto quello che succede, sei in controllo della partita, e sono in grado di mantenere palla, dettare i tempi di gioco, aiutare le mie compagne con la voce, e ti dà grande responsabilità. Per quello che ho passato, per il percorso che ho avuto con le più grandi, credo di essere abbastanza matura per aiutare le mie compagne, quando c’è una palla persa spesso sono io l’ultima prima del portiere che può mettere la pezza; è un brivido che mi piace, non è facile, però è questo il bello, l’adrenalina che ti dà in costruzione, in palleggio, per rallentare il gioco… mi piace molto.»

Girando pagina, si arriva al Cesena, ancora una volta, però all’inizio del campionato. Tutto nuovo, tanti aspetti da tenere in considerazione, tante nuove sfide da affrontare, tanti cambiamenti rispetto al campionato Primavera. Il salto di categoria è stato percepito chiaro e tondo, però Zappettini è stata bravissima a trasformare il salto di categoria in un salto di qualità che è destinato ad aumentare anche visto e considerato che la giocatrice ha ben chiari gli aspetti della “sé calcistica” su cui deve lavorare: «Arrivo dal campionato Primavera, che non era fisico come la Serie B, era pieno di giocatrici talentuose, ma non è un campionato con giocatrici esperte, e all’inizio facevo un po’ più fatica perché ero lenta nel pensiero, ci mettevo troppo tempo a fare alcune cose, e in un campionato così arrivano subito le avversarie aggressive a rubare palla: ho dovuto accelerare, stare più attenta e cambiare i tempi. A volte cerco di uscire pulita da situazioni più critiche, ma ho imparato che spesso l’efficacia è meglio dell’essere “sempre belle”; i difensori in generale devono essere sempre pessimisti, pensare che le cose vadano nel modo peggiore possibile, e il loro compito è quello di tenere palla lontano dalla porta, ed è questo l’aspetto su cui devo lavorare di più.»

La giocatrice ha poi affermato che, d’altro canto, conosce e ha imparato a sfruttare al meglio quelli che sono i suoi punti di forza, maturati con il tempo e l’approdo in una categoria tutta nuova come la Serie B: «A me piace impostare, però non è facile come lo facevo in Primavera; noi giochiamo un calcio molto aggressivo, molte volte ci sono degli spazi liberi e a me piace molto lanciare all’attaccante, agli esterni, cercare un cambio gioco, e penso che siano i lanci in generale il mio punto di forza, qualcosa che può spaccare la partita: in una partita molto chiusa e schematica dove gli interni sono affollati, una disattenzione da parte della squadra avversaria, vedendo un bel movimento dell’attaccante, il lancio ti può permettere di metterlo in condizione di andare davanti alla porta o all’uno contro uno. Anche le mie compagne l’hanno capito, e quando vedono che c’è una palla persa magari mi fanno un cenno, vanno e sanno che magari riesco a trovarle bene.»

In conclusione, Sara Zappettini ha provato a girare ancora pagina e ne ha presa una bianca. Su questa pagina verranno inserire le foto del futuro, quelle in cui, forse, il calcio femminile avrà ancora più visibilità di quanto non abbia oggi. La parola d’ordine, secondo lei, è “tempo” ma, forse, vi si può accostare anche “consapevolezza”: «C’è da capire che quello che facciamo noi non è un’imitazione del maschile, non cerchiamo di somigliare a loro: noi abbiamo una nostra identità, una nostra volontà, una nostra passione che condividiamo in tutto e per tutto, ma non c’interessa il paragone o mettere le cose sullo stesso piano. Vogliamo divertirci, e avere le stesse possibilità. Adesso il movimento sta crescendo, la gente ha la possibilità di seguire le partite, di vederle, di andare in stadi importanti, e credo che quello che manca sia il tempo: il movimento sta andando avanti, la gente si sta interessando sempre di più, e adesso ci vuole tempo perché prenda piede. Alle nostre partite ci sono tanti appassionati, tanta gente che ci segue e che si è affezionata a noi, e spero che possa migliorare sempre di più.»

Si ringraziano Sara Zappettini, l’addetto stampa Filippo Minardi e il Cesena per la grande disponibilità e il tempo concessi.

Carina Schlüter: la portiera del St. Pölten che guida in Champions e studia per diventare medico

Nasce nel 1996 in una città dello stato federale del Nordrhein-Westfalen e cresce in un piccolo paesino dove il campo da calcio era uno dei pochi punti di riferimento, Carina Schlüter ricorda ancora il giorno in cui seguì il fratello maggiore all’allenamento: “Avevo quattro anni e mi sono subito innamorata di questo sport”, racconta oggi, con la stessa passione scattata allora.

La scelta di diventare portiera arriva presto, quasi naturalmente. Non un ruolo secondario, ma una continua ricerca dell’equilibrio tra la voglia di sfida e la responsabilità: “Mi piace essere una combattente solitaria all’interno di una squadra. Quando commetti un errore, ti spinge ad allenarti ancora più duramente. Amo la sensazione di poter essere sia la perdente che la match winner. Come portiera, devi rendere non solo dal punto di vista fisico ma anche mentale, ed è proprio questa combinazione a motivarmi profondamente”.

Tra i 16 e 19 anni frequenta un collegio che le permette di conciliare l’Abitur con allenamenti quotidiani di alto livello: “Quel periodo mi ha insegnato la disciplina, la gestione del tempo e cosa significa davvero vivere una vita incentrata sul calcio”.

Poi l’esperienza in Bundesliga con l’SC Sand, tre anni di maturazione e la prima convocazione in nazionale: “Competere a quel livello in un’età così giovane mi ha aiutata a maturare non solo come portiera, ma anche come persona”.

Ma è al Bayern Monaco che comprende davvero cosa significa essere una calciatrice professionista ai massimi livelli: “Allenarmi con alcune delle migliori giocatrici al mondo, avere ogni giorno accesso a strutture e a uno staff tecnico di primo livello e vincere il campionato tedesco mi ha insegnato che l’eccellenza non è un traguardo isolato ma un impegno quotidiano. Al Bayern devi spingerti al limite assoluto in ogni allenamento”.

Oggi Schlüter difende i pali del St. Pölten, squadra regina del campionato austriaco e presenza fissa in Champions da ormai quattro anni: “In campionato siamo la squadra che tutte vogliono battere. Mentre in Champions partiamo da underdogs. Per il St. Pölten, competere ogni anno sul palcoscenico internazionale della Champions League è qualcosa di davvero speciale. Se in Austria mi capita di intervenire poche volte, giocare nella competizione europea può significare novanta minuti di pressione costante nella nostra area. Questo richiede un livello completamente diverso di concentrazione”.

Il suo ruolo non è solo tecnico, è anche un punto di riferimento per le compagne più giovani: “Qui sono una delle giocatrici più esperte e mi fa piacere poter guidare le più giovani. Siamo un club di sviluppo, in cui giovani talenti vivono le prime esperienze internazionali e hanno la possibilità di mettersi in mostra per grandi squadre europee. Sostenere la loro crescita, condividere la mia esperienza e aiutarle a compiere i prossimi passi della loro carriera è qualcosa che mi gratifica profondamente”.

Il percorso in Champions della stagione 2025/26 ha messo in luce le potenzialità e le fragilità: “Abbiamo subito troppi gol e, a questo livello, ogni minimo errore viene punito immediatamente. Il ritmo è più alto rispetto a quello a cui siamo abituate in campionato, e adattarsi a questa intensità rappresenta una grande sfida”.

La squadra è cambiata radicalmente: “Con 18 partenze e 16 nuovi arrivi stiamo ancora imparando cosa richieda davvero questo livello. Nonostante tutto, abbiamo dimostrato grande carattere e voglia di imparare”.

Fuori dal campo, Carina coltiva un’altra passione, la medicina: “Ho sempre voluto studiare medicina, ancora prima di rendermi conto che diventare una calciatrice professionista potesse davvero essere il mio futuro. Oggi sto vivendo il mio sogno, riuscendo a fare entrambe le cose. Per me il corpo umano è qualcosa di davvero affascinante e imparare a conoscerlo mi appaga profondamente. Ho sempre avuto il desiderio di aiutare le persone e credo che, un giorno, come medico, potrò farlo in modo significativo e concreto”.

Conciliare due percorsi così impegnativi richiede pianificazione e sacrificio: “Scherzo dicendo che il segreto è bere molto caffè. Ma ciò che mi aiuta è che ogni mondo mi ricarica per l’altro: in campo esiste solo il calcio e all’università sono una studentessa come tante altre, una futura dottoressa concentrata su lezioni, laboratori e esami. Sono fortunata ad avere un enorme supporto da parte del mio partner, dai miei colleghi di corso e del club. Conciliare entrambe le cose è impegnativo, ma anche profondamente gratificante e non vorrei mai dover scegliere tra le due”.

Negli ultimi anni Schlüter ha scelto di parlare apertamente di salute mentale, rompendo un tabù ancora forte, soprattutto nel mondo dello sport: “Nessuno dovrebbe mai sentirsi solo in ciò che sta attraversando. Nella società di oggi tutto ruota attorno alla performance, ma spesso dimentichiamo di essere umani, di respirare e di goderci la vita senza inseguire costantemente il prossimo traguardo”.

Condividere la sua esperienza è un modo per aiutare gli altri e, allo stesso tempo, per ricordare a se stessa che la salute, fisica e mentale, è il dono più grande: “La salute, sia fisica che mentale, è il dono più grande che abbiamo. Se posso aiutare anche solo una persona a sentirsi compresa o sostenuta, allora ne vale assolutamente la pena”.

La storia di Carina è quella di una donna che ha scelto di vivere ogni sfida come un’opportunità di crescita. Il percorso europeo di Schlüter e del St. Pölten trova ora un nuovo capitolo in Italia, dove il 17 dicembre il St. Pölten affronterà la AS Roma nell’ultima giornata di Champions League: “Abbiamo già visto quanto sia dura la Champions contro la Juventus. Ora ci aspetta la Roma che ha un ritmo elevato, forte contro-pressing e avversarie molto tecniche. Avremo bisogno della massima concentrazione e di una prestazione di altissimo livello. Ma non andiamo certo lì per accettare la sconfitta, vogliamo lottare per i punti e dimostrare di poter competere. Sono partite come queste che ci fanno crescere come squadra e aiutano ogni singola giocatrice a migliorare anche a livello individuale”.

Un ringraziamento speciale da parte della redazione di Calcio Femminile Italiano va a Carina Schlüter, che ha accolto il nostro invito e ha deciso di condividere con generosità la sua storia, permettendoci di raccontare non solo la sua carriera sportiva ma anche il suo percorso umano e accademico.

 

Giada Pondini, Parma Calcio femminile: “Giocare in uno Stadio come il Tardini è il sogno di ogni bambina!”

Credit Photo: Paolo Comba - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

Giada Pondinicentrocampista del Parma dall’ estate del 2024, ha precedentemente militato nel Sassuolo (dove ha trascorso ben 8 anni con 102 presenze un 2 reti). In questa nuova stagione la giocatrice ha ritrovato il gol, dopo tanto tempo, proprio nel match contro il Sassuolo dove l’ha vista protagonista con la sua rete al 91′: che ha regalato i primi tre punti di stagione alla sua squadra.

Intervenuta in questa “intervista in esclusiva” per Calcio femminile italiano, chiediamo a Giada come è stato ritrovare il gol, per lei che è più abituata a fare da regista per le attaccanti, e segnare proprio il “mitico gol della ex.”?

“Ritrovare il goal dopo tanto tempo è sicuramente un’emozione difficile da spiegare a parole , a maggior ragione quando stai perdendo 0-1 contro la tua ex squadra. E proprio in quel momento ho pensato “guarda un po’, il destino. Da lì in poi penso che la partita sia completamente cambiata. Abbiamo tirato fuori un’energia e una voglia incredibile di portare a casa la prima vittoria in serie A, e così è stato”.

Un inizio stagione, quella del Parma, impegnativa con 12 squadre come vedi questa formula di campionato (migliorativa o peggiorativa rispetto alle passate) e oltre alla lotta per la permanenza nella massima categoria sogni o credi un qualcosa di più?

“Negli ultimi anni il livello in serie A si è alzato molto e sicuramente il nostro obbiettivo è quello di salvarci il prima possibile , così da poter provare a fare qualcosa di più con tranquillità e spensieratezza. Ho sposato il progetto del Parma in ottica anche futura, perchè questa società ha dimostrato di avere grandi ambizioni. La formula delle 12 squadre è a parer mio migliorativa rispetto agli anni passati , anche se sarebbe bello giocare un campionato un po’ più lungo”.

La scelta Societaria di voler iniziare la stagione, contro la Juventus Women, allo Stadio “Tardini” di fronte al vostro pubblico come è stata? Secondo te è giusto dare un segnale forte sull’utilizzo degli stadi di grande capienza? Questo è un segnale di voler portare ancora più pubblico a seguirle il movimento e a tuo parere anche le altre società dovrebbero andare sempre di più in questa direzione?

“Io penso che giocare in uno stadio come il Tardini sia il sogno di ogni bambina. Emozioni? Posso racchiuderle in una parola sola: adrenalina. Aver giocato la prima partita ufficiale di questa stagione in uno stadio così simbolico è un onore immenso , perché sono segnali molto significativi e di crescita per tutto il movimento. Mi auguro che piano piano possano essere sempre di più le società a mettere a disposizione stadi così capienti e importanti”.

Tra tutti gli impegni di calcio, riesci a ritagliarti uno spazio di tempo per te e per i tuoi hobby? Parlaci di te, di come gestisci la tua giornata, e di cosa riesci a condividere con le tue colleghe a Parma e di cosa ti piacerebbe, magari fare, e non trovi il tempo…

“Questo lavoro mi permette fortunatamente di avere tanto tempo libero e dedicarlo principalmente allo studio, che ad oggi è la mia priorità dopo il lavoro. Frequento la magistrale in Scienze della Nutrizione con un’università telematica , e riesco a gestire bene i vari impegni conciliando studio lavoro e momenti di svago.
Mi piacerebbe avere più tempo per viaggiare, soprattutto per staccare un po’ la testa; per il resto sono contenta della mia routine”.

Visto il ruolo sul campo ti senti “perno trainante” di questo gruppo? Avete volti nuovi in rosa, anche giocatrici straniere, come si sono integrate nella squadra e qualche volta da esperta tu dai consigli alle nuove matricole?

“Penso di essere “perno trainante” per la squadra con la mia dinamicità ed esperienza.
Io credo che ognuna di noi sia fondamentale in questa squadra e che nessuna è indispensabile , la nostra forza non è racchiusa nel singolo ma nel gruppo.
Sono arrivate tante giocatrici straniere di valore e con esperienze diverse, ognuna con un qualcosa da dare. Amalgamarsi richiede tempo e pazienza, questo campionato non sarà facile ma stiamo costruendo una solida identità per raggiungere il nostro obiettivo”.

 La Redazione di Calcio Femminile Italiano, vuole ringraziare Giada Pondini, la società Parma calcio femminile e l’ufficio stampa, per la loro disponibilità e per la realizzazione di questa intervista in esclusiva.

 

 

Juve, pronto il post Peyraud-Magnin? L’indiscrezione

Photo Credit: Nicolò Ottina - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

“Departure time” in quel di Torino? Con l’arrivo del nuovo anno arrivano anche le prime voci circa trasferimenti e offerte esterni a coinvolgere qualche noto volto juventino: il club bianconero sembrerebbe, infatti (e, per ora, il condizionale è d’obbligo, vista la conferma non ancora arrivata) in procinto di dire addio ad un tassello importante della Women. Chi? Pauline Peyraud-Magnin.

L’estremo difensore francese potrebbe, quindi, sposare a breve il progetto NWSL, un campionato che proprio nel 2025 ha visto avvicinare altri due profili zebrati: Sofia Cantore (ora Washington Spirit) e Lisa Boattin (Houston Dash). Una nuova chance d’oro per la classe ‘92, la quale potrebbe prendere il volo per gli USA già a gennaio, con una cessione anticipata (la calciatrice aveva prolungato il proprio legame con la Juventus fino al 30 giugno 2026) che potrebbe toccare i 100 mila dollari.

Mentre si attendono conferme o smentite da parte della società, è già attivo il “toto nomi” per la sostituzione in porta della stessa, in Italia dall’estate 2021: la squadra messa in piedi, ad ogni modo, continua a godere di garanzie di natura tecnica perché siano onnipresenti sicurezze la competitività ed il desiderio di soddisfare le dovute ambizioni del club. Che possa essere Daniëlle de Jong (in questi colori da luglio 2025) a subentrare definitivamente tra i pali? Si lasci spazio al dubbio. Chissà, intanto, quale potrebbe essere la realtà a giovare del grande talento nato a Lione.

Non solo uscite, però: nelle scorse ore, infatti, si è fatta sempre più persistente la questione interesse su un nuovo volto necessario al rinforzo della difesa della formazione di Max Canzi. La Juventus, secondo Soccer Donna, avrebbe aperto i contatti con lo West Ham United (Women’s Super League) perché tentata di accogliere Anouk Denton. Appena 22enne, la professionista del calcio inglese potrebbe apparire sotto i riflettori della finestra di mercato d’inizio anno.

Marta Carissimi, Genoa: “De La Fuente? C’è piena fiducia in lui”

Photo Credit: Emanuele Colombo - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

Nei giorni scorsi in casa Genoa a parlare è stata la direttrice Marta Carissimi che ha lasciato un’intervista al quotidiano ligure ‘Il Secolo XIX’. La dirigente delle rossoblù ha parlato del momento della squadra evidenziando: “C’è piena fiducia in De La Fuente e in tutto lo staff da chi è con noi da tempo a chi è arrivato quest’anno sono persone scelte perché crediamo nelle loro competenze professionali e nelle qualità umane, allineate ai nostri valori”.

L’ex calciatrice, classe ’87 con un trascorso tra Torino, Inter, Milan, Fiorentina e Verona tra le altre ha poi aggiunto: “Eravamo consapevoli di essere l’ultima delle neopromosse, arrivate terze in Serie B. Ci aspetta un campionato di grande resistenza, sapevamo che sarebbe potuto arrivare un momento così, non bisogna farsi deviare dai risultati del momento”.

Carissimi, che ha vestito anche la maglia della Nazionale, ha continuato il suo intervento a riguardo affermando: “L’impatto con la Serie A è stato come ce lo aspettavamo, il gruppo era pronto e lavora con entusiasmo e serietà. Siamo abbastanza soddisfatti, abbiamo vinto due scontri diretti contro Ternana e Parma.”

Selena Mazzantini, Como 1907, si prepara al 2026: “Dovremo spingere cercando di portare a casa più punti possibile.”

credit photo: Sarah Cainelli - photo agency Calcio femminile italiano

Il Como 1907 ha giocato in casa la partita valida per gli ottavi di Coppa Italia contro l’Inter e ha perso per 1-2. La gara, andata in scena in quel di Erba, ha mostrato una squadra lariana sicura dei propri mezzi che ha messo in seria difficoltà la formazione nerazzurra schierata da mister Gianpiero Piovani.
Al gol di Haley Bugeja al 28′ del primo tempo, infatti, ha risposto Conc su assist di Vero Boquete al 52′. La rete della vittoria delle ospiti è arrivata al 73′ ad opera di Masa Tomasevic.

Questo risultato estromette il Como dalla corsa alla conquista dell’ambito trofeo (vinto nella scorsa stagione dalla Juventus Women) ma non toglie più di tanto ad una stagione condotta con il coraggio e con l’ambizione di chi punta in alto ma tiene sempre i piedi per terra.
Selena Mazzantini, da quest’anno allenatrice delle Comasche, ha commentato quanto successo in campo sottolineando di essere felice di come le sue ragazze si sono mosse contro una tra le teste di serie della serie A. Il match ha, infatti, dato più consapevolezza alla squadra che, da capolista, ha il proposito di continuare il proprio cammino verso lo scudetto guadagnando più punti possibile per giungere a vincere il Campionato cadetto e approdare alla massima serie per scrivere, anche in quel palcoscenico, delle nuove pagine dalla sua storia e dire la propria tra ‘le Grandi’.

“Ho elogiato tutte le ragazze per la prestazione di altissimo livello contro l’Inter. Se dovessi dare un titolo alla partita, direi compattezza difensiva e pericolosità offensiva. Questa partita ci ha dato grande consapevolezza in vista di gennaio e della ripresa del campionato di Serie B. Il 2025 si chiude con questo risultato e con noi in testa alla classifica. Ora ci aspetta una seconda parte di stagione in cui dovremo spingere, cercando di portare a casa più punti possibile.”

Serie B Femminile, altre due regine d’inverno: sono Virtus Cap San Michele e Sangiovannese

Credit Photo: Stefania Bisogno - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

Concluso il girone di andata della Serie B Femminile. Con un guizzo al fotofinish, la Virtus Cap San Michele sorpassa il Levante e diventa regina d’inverno. Nel girone D, il trio Lady Mondragone-Woman Napoli e Sangiovannese si ricompatta lassù, ma la classifica avulsa premia proprio quest’ultima. Pero e Infinity: solo conferme per le prime dei raggruppamenti A e B.

Nel girone A, il Pero chiude l’anno in bellezza con un poker ai danni dell’Aosta (4-2), nessun problema anche per Top Five (15-0 al San Remigio) e Solarity (8-1 all’Atletico Taurinense), entrambe in trasferta. In Sardegna, l’Athena Sassari torna a vincere nel derby con l’Ittiri (4-2), successo di misura per il Cagliari nell’anticipo con l’Oristanese: 3-2 il finale.

Nel girone B, l’Infinity crea il vuoto alle sue spalle: 5-1 a Scandicci, mentre l’Hurricane rallenta con l’Atletico Chiaravalle (3-3) e il Boca è a riposo. In quinta piazza, ma a -14 dalla vetta, il Prato vince la resistenza della Polisportiva 1980 (2-1), secondo successo consecutivo per il Real Grisignano: 3-1 al Cus Pisa e sesto posto.

Nel girone C, va a buon fine la rincorsa della Virtus Cap San Michele al Levante Caprarica: se le giallonere non vanno oltre l’1-1 nel testacoda con l’Atletico Foligno, le biancazzurre piegano invece la Littoriana (4-3) e si laureano campionesse d’inverno, beffando all’ultima curva Pampo e socie. Di misura anche il Nora, che consolida il gradino più basso del podio in trasferta col Veglie. Sesta piazza per la Sivel Avezzano: 6-1 al Club Sport Roma nell’anticipo, mentre la Ternana Thyrus inciampa in casa dell’Eventi Futsal (4-2).

Nel girone D, si ricompone il trio in vetta: la Woman Napoli si riscatta subito in casa della Sangiovannese (che festeggia comunque il titolo virtuale di metà campionato), ma lassù – grazie al 3-0 imposto alla Salernitana – c’è anche il Lady Mondragone. Minimo sforzo e massima resa per il Team Scaletta (1-0 alla Michele Priolo Gallinese con la rete di Cristiano), secondo olè consecutivo per Meta Catania (4-2 all’Athletic Club Palermo) e Nuova Futsal Pisticci, che scavalca in classifica lo Spartak San Nicola: 3-2.

Sempre più futsal in rosa su Sky: tre dirette di Serie A Tesys dopo le Supercoppe. Castiglia: “Sarà un 2026 di soddisfazioni, crescita e novità”

Credit Photo: Giancarlo Dalla Riva - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

TANTO FUTSAL SU SKY – Detto, fatto: il 2026 della categoria regina femminile inizierà sotto la luce dei riflettori di Sky SportTre le dirette in palinsesto per altrettante domeniche da non perdere davanti alla tv o a qualsiasi dispositivo, con la consueta diretta in simulcast sul canale YouTube della Divisione: si parte il 18 gennaio, alle 20.45, con il derby Women Roma-Lazio, a seguire gli appuntamenti del 25 gennaio con il big match CMB-Women Roma e del 1° febbraio con Okasa Falconara-CMB. Un concentrato di emozioni per tutti gli appassionati, nel segno di una visibilità totale già dai primi giorni del nuovo anno con le Supercoppe maschili di Eboli, con l’intera Final Four di Serie A e il match che assegnerà il trofeo della categoria Under 19 in onda su Sky. La casa del calcio a 5 italiano continuerà a illuminare il 40×20 con le dirette del girone di ritorno della Serie A KINTO, poi sarà il turno degli altri grandi eventi del 2025/2026, dalle Coppe Italia alle finali scudetto, per un’annata davvero indimenticabile.

CASTIGLIA – “In vista del 2026 ripartiamo a tutta, forti delle emozioni e dello spettacolo offerti dalla finale di Supercoppa di Falconara – esordisce il Presidente della Divisione Calcio a 5 Stefano Castiglia -. L’anno si aprirà nel segno del futsal femminile, protagonista sui canali Sky Sport e su YouTube in simulcast, con tre gare che si preannunciano di altissimo livello e grande appeal. Femminile e maschile si intrecceranno, con la Supercoppa di Eboli a fare da ideale punto di partenza verso un 2026 che si annuncia ricco di soddisfazioni, crescita e nuove opportunità per tutto il movimento. Tante le novità che saranno presentate, spinte da ulteriori iniziative e progettualità a supporto dello sviluppo del futsal italiano”.

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