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Mondiale futsal, si chiudono i gironi: per l’Italia sfida all’Iran con il Portogallo sullo sfondo

Nel Mondiale nelle Filippine è calato il sipario sul girone B della manifestazione, la prima dedicata al femminile, con la sesta squadra che ha staccato ufficialmente il pass per i quarti di finale della competizione. Dopo la fine del gruppo A Argentina e Marocco, prima e seconda, si sono assicurate di continuare la permanenza a Manila, con Polonia e le padrone di casa della Filippine a salutare la competizione. Oggi nel raggruppamento B, invece, la Colombia a fatto suo lo ‘spareggio’ con la Thailandia, staccata in classifica, battuta per 1-4 mentre la Spagna, già prima, ha regolato 7-0 il Canada, fanalino di coda.

Domani si chiudono i quadri del gruppo C e di quello D. Nel C testa-coda con il Portogallo, già ai quarti, che se la vedrà con la Nuova Zelanda, ultima, mentre il Giappone e la Tanzania, appaiate a quota 3 in classifica, si giocheranno l’approdo ai quarti come capiterà nel gruppo D tra Iran ed Italia, mentre conterà poco l’intreccio tra Brasile e Panama. Le ragazze della selezionatrice Francesca Salvatore si qualificherebbero anche con un pari, in virtù della migliore differenza reti.

Nelle prossime ore, quindi, si completerà il pacchetto delle otto squadre che continueranno la corsa ‘mondiale’ con Argentina-Colombia e Spagna-Marocco sicuri di affrontarsi ai quarti di finale e con le altre due gare che potrebbero essere il Brasile, prima potenziale nel gruppo D, contro il Giappone, che potrebbe avere la meglio sulla Tanzania, e con il Portogallo, possibile prime del girone C, opposta all’Italia, che non potrà contare sulla squalificata Mansueto.

  

 

Emanuele Riu, Women Torres: “Arriviamo a questo appuntamento con grande voglia e con la consapevolezza che servirà una prestazione di carattere”

credit photo: Umberto Gasparinetti

La Torres Women ha perso la partita valida per la sesta giornata di Campionato di serie C (girone A) contro il Real Meda con il risultato di 1-5. Quella giocata dalle ragazze di mister Emanuele Riu è stata una gara non semplice, viziata dalle diverse assenze in rosa e dalla condizione fisica anche delle calciatrici presenti in panchina, ma approcciata con quel coraggio e con quella voglia di dimostrare che contraddistingue la squadra.
Nonostante questo, proprio la Torres ha sbloccato le marcature dopo pochi minuti dal fischio d’inizio (Castronuovo) a cui le avversarie hanno risposto trovando immediatamente prima la rete del pari e poi il vantaggio.

Mister Riu, intervistato, ha ripercorso quanto successo nella gara con un pensiero, però, anche alla prossima partita che attende la sua squadra: domenica la Torres giocherà in casa contro l’Angelo Baiardo di mister Settecerze con l’intenzione sia di riscattarsi per quanto successo nello scorso fine settimana che di dare il massimo sul rettangolo verde per dimostrare la propria qualità in campo.

Arrivavamo alla gara contro il Real Meda abbastanza incerottate. Avevamo diverse assenze per infortunio e le ragazze che avevo in panchina, inoltre, non stavano benissimo e hanno stretto i denti. Oggi usciamo dal campo sconfitte solo nel risultato perché alle mie ragazze posso solo fare i complimenti per come si sono sapute adattare alle tante difficoltà che il match di oggi ci ha riservato. Abbiamo approcciato bene, trovando dopo pochi minuti la rete del vantaggio con una bella punizione di Castronuovo, poi dopo il loro pareggio la sfida si è fatta in salita, complice anche l’infortunio di Picchirallo che ha scombussolato un piano gara che fino al 19′ stavamo adottando nel modo corretto che stava portando i frutti sperati. Da quel momento è iniziata un’altra gara e Kouda ha trovato il gol del vantaggio. Nella ripresa, come se non bastasse si è fatta male anche Marras in seguito a un pestone ricevuto da Koundé nell’azione del 3-1 loro. Poi da lì in poi c’è poco da commentare, la loro qualità e profondità ha prevalso condannandoci a un risultato troppo severo nei nostri confronti.
Ora non abbattiamoci, resettiamo e andiamo avanti, ripartendo dallo spirito messo in campo”.  

Riguardo la prossima partita che attende la Torres, mister Riu ha anche spiegato, a sommi capi, quello che è stato l’andamento settimanale che si è concentrato oltre che sulla ripresa delle ragazze che avevano qualche acciacco, anche sull’aspetto mentale che è fondamentale durante i match.
Il Baiardo è un’ottima squadra, capace e ben organizzata e non si pronostica un incontro semplice, per questo le ragazze dovranno dare il massimo per imporre il proprio gioco e blindare i tre punti che sarebbero veramente preziosi.

La settimana è stata intensa e focalizzata soprattutto sul recupero di chi ha avuto qualche piccolo problema fisico. Abbiamo lavorato molto anche sull’aspetto mentale, perché voglio che la squadra arrivi alla partita di domenica con la giusta mentalità, determinazione e forza interiore. Lo spirito c’è, e questo mi fa ben sperare in vista della prossima gara. Contro la Angelo Baiardo mi aspetto una partita importante e molto combattuta. Giochiamo in casa, e questo deve darci la spinta per far valere il fattore campo. Dovremo fare qualcosa in più affinché i punti rimangano qui, alla Torres. Mi aspetto un contributo forte da parte di tutte, ma soprattutto da chi ha più esperienza, perché possa trascinare il gruppo nei momenti chiave. Arriviamo a questo appuntamento con grande voglia e con la consapevolezza che servirà una prestazione di carattere”.

Penelope Riboldi, Pink Sport Time: “Stagione? La sto vivendo al massimo. Mi auguro di lasciare un insegnamento alle più giovani”

Photo Credit: Gabry Latorre

Continua il percorso di maturazione della Pink Sport Time: la compagine, nonostante il recente stop subito di fronte al Villaricca, muove ulteriori passi a testa alta, senza mai mollare. Una serie positiva interrotta solo momentaneamente che fungerà da trampolino di lancio verso ulteriori sviluppi dal facile sorriso.

Spirito e focus collettivi? Possiamo saperne di più grazie a Penelope Riboldi, forza matura del reparto offensivo del gruppo.

Benvenuta! Come stai vivendo questa stagione dal punto di vista personale? Che squadra ritrovi?

«La sto vivendo al massimo, cercando di dare un supporto importante sia in campo che nello spogliatoio.

La squadra? È formata prevalentemente da ragazze giovani con grande talento che hanno a cuore il migliorarsi sempre più».

Obiettivi personali per l’annata in corso?

«Individualmente confermo di voler essere il più utile possibile al gruppo. Sarebbe bello poter continuare a giocare questo campionato, quindi consolidare la categoria».

Questa domenica la caduta casalinga contro il Villaricca, un risultato non largo che ha, però, strappato tre punti importanti. Questione di episodi? Quale è stata la chiave mancante in partita, a parer tuo, e come valuti la performance collettiva?

«È stata una partita dettata da un episodio. A mancare in questo momento sono i goal perché sul piano difensivo procede bene; nel caso delle tre gare più recenti disputate, infatti, le reti subite sono arrivate a causa di nostri errori. Dobbiamo cercare di ottimizzare costruzione e finalizzazione».

Prossima fermata: casa CUS Unical. Come procede il lavoro interno e quale dovrà essere la mentalità vincente per tale occasione? Dove si dovrà incidere maggiormente davanti ad una squadra in cerca di punti (vista la vittoria ancora non trovata in campionato)?

«Si prospetta uno scontro non facile, sia perché le trasferte non sono mai semplici, sia perché ci troveremo su un campo in erba naturale al quale non siamo abituate. Noi non meritavamo gli ultimi tre finali, ma entrambe scenderemo in campo con voglia di far punti per morale e classifica».

Guardando avanti, cosa speri che questa stagione rappresenti nel tuo percorso professionale? Cosa auguri all’insieme da qui alla fine?

«Mi auguro di riuscire a lasciare un insegnamento alle più giovani che avranno in mano il futuro del movimento, infondendo loro la grinta e la voglia di non mollare mai che hanno sempre contraddistinto il mio percorso!».

Si ringrazia Penelope Riboldi e la società tutta per la gentile concessione.

Martina Cocino, Cesena: “Difensore come mio fratello, mi ha insegnato tanto. Cesena ambiente bellissimo. Noi piccoline, ma ce la possiamo giocare con tutte!”

Photo Credit: Andrea Vegliò - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Classe 2006, Martina Cocino è un giovane difensore che, in prestito dalla Juventus Women, sta trascorrendo la sua prima stagione lontano da Torino in Serie B, vestendo la maglia del Cesena. I colori della casacca che indossa sono rimasti gli stessi, ma l’esperienza che sta vivendo è tutta nuova, con in serbo per lei una grande crescita personale e calcistica.
La Redazione di Calcio Femminile Italiano ha avuto il piacere di intervistare la calciatrice in esclusiva e di chiacchierare con lei, analizzando a fondo il calcio.

«Gioco alla Juve da quando avevo otto anni. Dopo nove anni di settore giovanile quest’anno prendere la decisione di andare via è stato pesantissimo, perché per me la Juve è sempre stata “casa”: è stato bellissimo crescere al campo dove ci allenavamo fin da quando eravamo piccoline; è stato bellissimo arrivare alla Primavera da quando facevo l’U-10 e poi l’U-12: mi ha fatto crescere tanto come persona, tutti i Mister e lo Staff che abbiamo avuto mi hanno sempre aiutato e mi hanno sempre sostenuto, anche Carola Coppo. Concludere questi nove anni di Juve vincendo Scudetto e Coppa Italia è stato come coronare la fine di questo mio percorso alla Juve, e quindi alla Juve posso veramente dire “grazie”, per me è stato un percorso bellissimo, che spero di continuare», con queste parole la calciatrice ha riassunto il suo cammino con i colori della Juventus, la squadra che l’ha fatta aggregare dapprima alla Prima Squadra lo scorso anno e poi ceduta in prestito alle romagnole, non prima di averle permesso di portare a termine un percorso ricco di soddisfazioni, coronate dall’ultimo anno, strepitoso grazie alla vittoria dello Scudetto e della Coppa Italia.

Cocino ha voluto sottolineare nuovamente come «la mia strada nel settore giovanile ha avuto un ruolo fondamentale, perché non sarei cresciuta in questo modo e non sarei potuta andare in prestito a una squadra di Serie B, avere l’opportunità di andare in prestito da una Società come la Juventus è stato veramente importante.»

«Mio padre fa l’allenatore, mio fratello gioca a calcio in Serie D, abbiamo sempre parlato di calcio e avuto un pallone in casa. Ho iniziato a giocare a calcio perché andavamo tutti i sabati e le domeniche ai tornei di mio fratello. Un giorno sono andata da mia mamma e le ho detto: “Mamma, io voglio provare a giocare a calcio”, e i miei genitori sono rimasti un po’ spiazzati, anche perché mio papà, sapendo dell’ambiente del calcio, non è che fosse molto contento. Mi hanno però fatto provare, con l’idea che mi sarebbe passata la voglia con la pioggia, invece ero contentissima e quando pioveva per me era ancora più bello. I miei genitori mi hanno sempre sostenuto, e devo ringraziare mio fratello: se non avesse iniziato lui a giocare a calcio, credo che anche a casa non avrei mai giocato, e invece mi ricordo benissimo che quando pioveva e si annullava la partita ci mettevamo in salotto, facevamo due porticine e giocavamo. Abbiamo rotto un sacco di cose, ma ci siamo divertiti molto», la passione della classe 2006 nei confronti di questo sport è di famiglia, e lo zampino del fratello le ha dato dapprima l’input per provare, poi le ali per spiccare il volo. Sole, vento, pioggia, neve: qualsiasi momento e qualsiasi posto erano quelli giusti per prendere un pallone e divertirsi a calciarlo. Poi, la frase “Mamma, io voglio provare a giocare a calcio” smentita dal tempo, dalla passione e dagli occhi pieni di gioia di una bambina che adesso quel sogno lo sta vivendo per davvero.

A rendere meno idilliaco il “sogno calcio” sono state alcune persone: «Quando ho cominciato a fare un po’ di assenze perché dovevo andare in Nazionale o mi allenavo al mattino con la Prima Squadra, ho trovato dei professori che dicevano che non aveva senso, perché quella cosa non mi avrebbe portato a nulla, perché il calcio femminile non lo guardava nessuno e perché ci pagavano poco», il pregiudizio e la mancanza di empatia nei confronti del prossimo sono motivo di rammarico, che invece la classe 2006 non ha mai ascoltato, focalizzandosi sul proprio percorso, che per ora sta dando i suoi frutti.

«Con molte persone con cui ho fatto i primi raduni in U-15 e U-16 fino all’U-19 condividevo il sogno di arrivare all’Europeo, di qualificarci. Negli anni non ci siamo mai riuscite, e quest’anno abbiamo concluso il percorso nelle Giovanili arrivando a quest’obiettivo. Indossare la maglia della Nazionale è un onore, credo non ci sia un altro livello massimo da raggiungere, e poi il pensiero di rappresentare una Nazione – anche adesso che ci siamo qualificate per il Mondiale U-20, per cui speriamo di essere convocate e di ritrovarci con la stessa squadra con cui abbiamo fatto l’Europeo – naturalmente è un onore. Rappresentare la tua Nazione agli Europei e arrivare in semifinale è stato bellissimo, un’esperienza che mi porterò dietro per tutta la vita. Anche le persone, le emozioni che abbiamo vissuto tutte insieme, lo Staff che non ci ha mai fatto mancare nulla, i medici, i fisioterapisti, i nutrizionisti, è stato veramente bellissimo», l’Europeo dal retrogusto amaro della semifinale ha dei ricordi ben impressi nella sua mente, legati soprattutto alle persone che hanno intrapreso con Cocino questo viaggio. Il viaggio, partito dalla mente di una ragazzina spinta dal “Sogno Azzurro” e dalle “Notti Magiche”, è arrivato sul rettangolo verde, e le Azzurrine non si sono fatte cogliere impreparate, facendo da antipasto per quello che è poi stato l’Europeo della Nazionale maggiore. In poche parole, le nuove generazioni di calciatrici sognano la maglia azzurra, sognano la Nazionale e sognano di renderle il giusto onore.

«Il nostro percorso è stato molto travagliato, perché negli anni anche l’U-17 spesso avevamo tante sconfitte, non siamo mai riuscite a qualificarci, e la scorsa stagione nessuno ci credeva. In Polonia nel girone nel primo round avevamo l’Inghilterra e la Polonia, tutte e due che si sono qualificate alla fase finale, e noi qualificandoci per prime siamo state agevolate, ma avevamo trovato una Svezia molto forte, ci siamo qualificate e finalmente abbiamo partecipato agli Europei che sognavamo da quando avevamo quindici anni», e oltre alle immagini legate alle compagne di squadra, alla tanto agognata qualificazione raggiunta e ai bei momenti c’è l’aspetto di natura “pratica”, ovvero l’insegnamento del campo, che ti lascia una nuova consapevolezza ed energie tutte nuove: «Giocare in Nazionale ti dà grande esperienza: il livello internazionale è molto alto, giocare certi tipi di partite ti fa cercare di portare quell’esperienza che ti ha insegnato anche in campo con la tua squadra di Club.»

Martina Cocino ha poi raccontato che cosa significhi vivere di giorno in giorno Cesena, la sua squadra e l’ambiente che vi si è creato intorno, pregno di entusiasmo, grinta, spensieratezza e coesione, proprio come in una famiglia che affronta anche i momenti più complessi rimanendo unita, senza comunque perdere il sorriso: «Mi ha convinto l’ambiente: per me era la prima esperienza fuori casa, ne cercavo uno molto familiare, e qua l’ho trovato. Siamo un gruppo bellissimo, credo che la nostra forza sia proprio questa. Mi ha convinto molto il DS, Elvio, che ha formato una squadra tutta giovane e tutta italiana, e siamo un gruppo bellissimo. Ho ritrovato delle giocatrici con cui ci incontravamo in Nazionale, come Paola Fadda, e quindi è un bell’ambiente. A Cesena si sta molto bene, anche con lo Staff c’è sempre un clima sereno, e vittoria dopo vittoria siamo diventate molto squadra; è ovvio che vincere fa bene, quindi porta su il morale e siamo in un gran periodo. Sì, abbiamo perso contro il Como, ma ce la siamo giocata benissimo e abbiamo fatto una bellissima prestazione, nonostante il risultato eravamo tutte contente perché abbiamo capito che ce la possiamo giocare con tutte anche se la nostra età media non supera i vent’anni; dovrebbe servire un po’ da lezione che, sei piccolina, puoi giocare in Prima Squadra, perché si parla troppo di “esperienza”.»

L’esperienza a cui fa riferimento la calciatrice pare essere ben lontana, osservando l’età media delle giovani che difendono i colori del Cavalluccio, però il gruppo è unito e ha un motto che sta nelle parole “non abbiamo nulla da perdere”, men che meno se a scendere in campo al fianco delle ragazze è il giusto atteggiamento: «Prima di ogni partita e di ogni allenamento ci diciamo sempre la stessa cosa: che noi non abbiamo nulla da perdere. Vedendo i nostri nomi all’inizio dell’anno, tutti pensavano che non avremmo fatto tanta strada, perché veniamo tutte dalla Primavera, da grandi squadre, sì, ma comunque settori giovanili, e quindi c’è poca esperienza. Noi andiamo in campo tranquille, spensierate e felici, perché ci stiamo allenando bene, cerchiamo ogni giorno di migliorarci e pensiamo che non abbiamo nulla da perdere, perché sappiamo che farà parte di un nostro percorso di crescita. Contro la RES non abbiamo fatto la solita prestazione, ma l’atteggiamento non è mai mancato, molte di noi sanno che questo è solo un punto di partenza, siamo piccoline e ci diciamo che siamo qua per migliorare e ci alleniamo con la testa giusta. Una cosa che non manca mai è l’atteggiamento, perché ognuna di noi sa dove vuole arrivare.»

«All’inizio giocavo a centrocampo, poi ricordo che mi hanno spostato difensore per un bisogno, ma io ero molto contenta: mio fratello fa il difensore, e quindi ero contentissima di fare il suo stesso ruolo. Essendo più piccolina di lui, ogni volta mi facevo insegnare, veniva alle mie partite e mi dava dei consigli. Non l’ho vissuto male come cambio di ruolo. I miei punti di forza? Sicuramente sono un difensore molto moderno, mi piace tenere la linea alta, stare il più possibile avanti e giocare la palla. Il punto da migliorare riguarda sicuramente la forza, però qua a Cesena siamo seguite molto bene, c’è il professor Baffoni che ci sta aiutando tantissimo. Col tempo ho visto anche tanti progressi», Cocino è ancora molto giovane, ma si conosce già molto bene e sta portando avanti, oltre a una crescita calcistica, una crescita personale e di consapevolezza che di certo in futuro si rivelerà importante per lei e per le sue compagne di squadra.

La calciatrice ha infine rimarcato che ci sono due aspetti da cui bisogna partire affinché la diffusione del calcio femminile diventi capillare e si consolidi come una realtà. In primo luogo, la classe 2006 pensa che il pregiudizio sia ancora troppo radicato nella società, e che le famiglie e i bambini in primis non siano ancora giunti alla giusta consapevolezza del movimento: «Adesso porti una bambina in una scuola calcio e magari i bambini all’inizio la guardano male, magari pensano che sia più scarsa, e quindi c’è sempre questo pregiudizio. Parte tutto dai bambini, è lì che capisci dov’è il problema. Anche i genitori da fuori a volte intervengono, non sono mai stati abituati a questa cosa qua, magari alcuni suggeriscono di portarla a fare danza.»

L’altro aspetto che dev’essere necessariamente migliorato riguarda la visibilità in termini di stampa, visto che «Se ne parla veramente poco, anche solo la fatica che s’è fatta per trovare chi trasmettesse la Serie A Women’s Cup, nessuno voleva acquistare i titoli, anche da lì si capisce tanto. Adesso le cose si stanno smuovendo, però due anni fa non c’era neanche il pensiero di vederla su DAZN.»

Martina Cocino ha raccontato, in quest’intervista, cosa significa vivere a Cesena, il gruppo squadra che sta creando Mister Rossi e a cui ha dato vita la Società prima che il campionato aprisse i battenti, e ha rimarcato, malgrado la giovane età, quanto sia importante dare spazio alle calciatrici giovani e alle ragazze che sognano di vivere di calcio e di sport.

Si ringraziano Martina Cocino e il Cesena Femminile per il tempo, la disponibilità e la lunga e arricchente intervista.

Silvio Cassaro, tecnico del Garlasco: “Sono molto soddisfatto del percorso che stiamo facendo”

Credit Photo: Garlasco 1976 femminile
Silvio Cassaro, tecnico del Garlasco 1976 femminile, al termine della partita in trasferta contro Pro Palazzolo, attraverso i canali ufficiali del Club, ha dichiarato:  “Sono molto soddisfatto del percorso che stiamo facendo. Siamo una squadra nuova, ma nonostante questo siamo riusciti a partire con risultati importanti. La strada è lunga e non sarà semplice, ma con questo spirito possiamo dare un significato davvero speciale a questa stagione.”
Giornata difficile per le sue ragazze, impegnate in trasferta per la 6° giornata, infatti lascia i tre punti alla squadra avversaria (1 a 0 per la Pro Palazzolo) dopo un match giocato con costanza e tenacia fino al termine. Campionato molto difficile, come confermato dal tecnico“Il campionato è molto competitivo, con tante squadre forti ed equilibrate. Per crescere ancora dobbiamo allargare la rosa: avere più alternative permette a tutto il gruppo di alzare il livello e diventare ancora più competitivi.”
Una Garlasco femminile che ad oggi è in terza posizione, a 10 punti, ma con un folto gruppo di squadre a pari merito che porta le ragazze di Cassaro in piena corsa: “Sono molto contento dell’evoluzione della nostra identità di gioco. La squadra è un gruppo vero, afferma il mister in chiusura, le ragazze e lo staff lavorano con serietà e disponibilità ogni giorno, e questo si vede in campo.”

Elena Bonacini, Original Celtic: “Alla prima col Celtic mi sono sentita a casa. Non mi sarei aspettata un inizio così bello!”

Photo Credit: Original Celtic Bhoys

Il derby contro la Reggiana è in cassaforte con tre punti importanti per non perdere il passo e il primo posto in classifica. La Serie C dell’Original Celtic ha preso piede in gran carriera e le neroverdi puntano, giorno dopo giorno, a fare sempre meglio per non farsi sorprendere dalle inseguitrici. La giocatrice Elena Bonacini, vicecapitana della squadra, ha rilasciato in esclusiva alcune dichiarazioni alla Redazione di Calcio Femminile Italiano dopo la partita contro le granata.

«La mia passione inizia da piccolina, ho iniziato giocando con gli amici di mio fratello, per poi iscrivermi alla scuola calcio della parrocchia in cui sono cresciuta. Ho capito fin da subito che era il mio sport, perché in campo mi trasformavo e superavo tutta la timidezza che invece mostravo fuori. Ho, però, dovuto lottare per poter continuare a giocare, perché inizialmente mia mamma aveva il pregiudizio che il calcio fosse uno sport per maschi e voleva che provassi altri sport. Ma sono riuscita a farle cambiare idea, dopo aver visto che negli altri sport non ero felice come nel mio rettangolo verde», il lungo cammino che ha condotto la calciatrice alla Serie C con la maglia dell’Original Celtic non è stato senza piccoli ostacoli che, per fortuna, il tempo ha alleviato e addirittura cancellato. Il feeling con il pallone da calcio e con questo sport hanno avuto la meglio su tutto, e adesso Bonacini sta cogliendo i frutti degli sforzi, della fatica e di tutto il suo impegno.

Il proverbio dice che tutte le strade portano a Roma, ma la vita di Elena Bonacini si è allontanata da Reggio Emilia per fare esperienza con il pallone tra i piedi altrove, poi farvi ritorno e vestire i colori di una Società nuova, ma che credeva molto nel suo settore femminile; è il caso di dire, per lei, che tutte le strade riportano a casa, e ti fanno provare emozioni indossandone la maglia, con una consapevolezza e un’esperienza diverse che si vedono in ogni minuto giocato: «Alla mia prima partita ufficiale col Celtic, ho pensato che finalmente ero a casa. Ero felice di essere tornata nella mia città a giocare con le mie compagne di sempre, con qualche esperienza in più sulle spalle. Credo di aver accumulato maggior fiducia e consapevolezza di ciò che posso fare dentro, ma soprattutto fuori dal campo, ovvero ciò che posso trasmettere alle mie compagne all’interno del gruppo squadra.»

Benché sia una Società nata da pochissimi anni, appena quattro, l’Original Celtic Bhoys sta dando prova di credere molto nel femminile, perciò tutte le bambine che hanno il sogno di giocare a calcio possono trovarvi un gruppo che darà loro fiducia e margini per crescere, anche perché adesso una bambina può e deve inseguire il proprio sogno di giocare a calcio: «A una bimba che vorrebbe iniziare a giocare a calcio al Celtic direi di provarci e di non mollare mai, se quello è il posto in cui è felice. Di non ascoltare ciò che dicono gli altri, ma di ascoltare solo stessa e seguire ciò che le piace fare. Infine le direi di essere se stessa e di non aver paura a manifestare le sue emozioni perché al Celtic prima dell’aspetto calcistico viene il bene delle persone.»

La già citata Promozione in Serie C è nata da un’annata di altissimo livello, di grande intraprendenza e di mentalità. Le neroverdi sono al momento in testa e stanno dando prova di una grande compattezza e di solidità, due aspetti che la squadra non si sarebbe aspettata, da neopromossa: «Sinceramente non mi sarei mai aspettata un inizio bello come questo, dal punto di vista del rendimento. Ma sapevo che il gruppo squadra era pronto per affrontare un campionato più impegnativo perché già dall’anno scorso si è vista la potenza dell’unione di tutte noi compagne. La vittoria dell’anno scorso è stata il frutto del lavoro che ogni singola giocatrice ha fatto mettendo davanti a se stessa il bene della squadra, giocando e lottando su ogni singolo pallone per se ma soprattutto per le compagne. Siamo sempre state unite anche nei momenti più difficili e questa caratteristica preziosa ce la stiamo portando con noi anche quest’anno.»

Bonacini ha infine affermato che arrivare al gol in questo torneo è stato un mix di grandissime emozioni: «Al primo gol in serie C ho provato tanta gioia perché era come se fosse il premio di ciò che ci siamo meritate sul campo l’anno prima. L’anno scorso sapevamo di avere una squadra competitiva per la vittoria del campionato, ma dovevamo dimostrarlo sul campo. Alla fine è stata un’emozione incredibile perché è stato un campionato molto combattuto e festeggiarlo all’ultima giornata e in casa nostra è stato impagabile!»

Si ringraziano Elena Bonacini, la responsabile del settore femminile Vanessa Annunziata e l’Original Celtic Bhoys per il tempo e la grandissima disponibilità.

Naz. Futsal, obiettivo quarti di finale del Mondiale, c’è l’Iran. Coppari: “Giocheremo con intensità e personalità”

Credit: FIGC

Chi la conosce sa bene che forza abbia dentro di sé Ludovica Coppari. La capitana della Nazionale femminile di futsal, fuori dal parquet sembra quasi ripararsi dietro gli occhiali da vista, proteggendosi con la timidezza dal mondo esterno. Ma ‘Ludo’ è ben diversa dalle apparenze, ti entra dentro quasi di soppiatto e quando scava sottopelle lascia un segno del suo passaggio che risulta impossibile da ignorare. È anche grazie a questo che dal settembre del 2021 Ludovica Coppari è diventata la capitana e il simbolo della Nazionale femminile di futsal. Lei è l’immagine stessa di un’Italia ‘operaia’ che lavora, stringe i denti e non molla mai anche di fronte alle difficoltà.

 

OBIETTIVO QUARTI. È con questo spirito – emerso anche nello speciale di Vivo Azzurro TV dedicato a Coppari online da quest’oggi – che l’Italia si è ritrovata a riprendere il lavoro all’indomani del ko per 6-1 col Brasile nella seconda giornata del Mondiale. Una sconfitta che non piega le Azzurre, che domani – sabato 29 novembre alle ore 10, in diretta su RaiSport – si troveranno ad affrontare l’Iran in quello che è un vero e proprio spareggio nel Gruppo D per l’accesso ai quarti di finale del Mondiale. L’Italfutsal, anche grazie alla differenza reti superiore (+12 contro +1 delle asiatiche) potrà contare sul doppio risultato: anche un pari basterebbe per avanzare alla fase a eliminazione diretta, lì dove ad attendere la seconda del girone ci sarà il Portogallo, già certo di chiudere primo il Gruppo C.

 

DENTRO O FUORI. “La partita con il Brasile ci ha lasciato soprattutto consapevolezza – racconta Coppari da Manila -. Loro hanno dimostrato forza ed esperienza, ma per noi è stato un banco di prova importante. Abbiamo imparato dove dobbiamo crescere e da cosa ripartire per essere più competitive. Infatti, affrontiamo la gara di domani con grande concentrazione, fiducia e determinazione, abbiamo il nostro obiettivo chiaro: siamo focalizzati e pronte a dare tutto”. Obiettivo che fa rima con quarti di finale: “La pressione c’è, è naturale, una partita da dentro o fuori pesa sempre. Ma è una pressione positiva, che ci spinge a dare tutto. La viviamo con responsabilità, ma anche con grande motivazione. L’Iran è una squadra solida, organizzata e fisica. Non regala nulla e sa sfruttare bene le occasioni che crea. Dovremo essere attente dall’inizio alla fine e giocare con lucidità e personalità facendo una partita intensa”.

L’AMORE PER IL FUTSAL. La capitana azzurra, che ama la cucina e sogna di aprire un suo locale, su Vivo Azzurro TV ha ripercorso le tappe della sua carriera: “Affacciarsi al mondo del pallone, essendo una ragazza, non è stato facile, ma sin dal primo giorno ho sentito che quello era il mio posto nel mondo. A 14 anni ho scoperto il futsal: non potevo più giocare con i maschi, cercavo una squadra di calcio a 11 ma la più vicina a casa mia (Terni, ndr) era a oltre un’ora di macchina. L’anno prima era stata fondata la Ternana Calcio a 5 e così è nato tutto. All’inizio non è stato facile, ero in prima squadra ed erano tutte molto più grandi di me, c’era chi aveva 19 anni, ma anche calciatrici di 30: mi sentivo un pesce fuor d’acqua. Poi, un po’ alla volta, mi sono resa conto della bellezza di questo sport, che mi ha dato tanto nel corso degli anni”.

DA HOBBY A PROFESSIONE. Precoce in tutto, a 19 anni lascia casa per provare a seguire il suo sogno. Vola in Puglia, a Margherita di Savoia (per giocare con la Salinis), poi dopo la pandemia è Pescara ad accoglierla e a farla sentire a casa. Nel frattempo, a 15 anni è già in Nazionale. Attualmente è la calciatrice con più presenze in assoluto (col Brasile ha toccato quota 80) con l’Italia e quella Azzurra è ormai la sua seconda pelle: “Alle prime convocazioni ero così nervosa che non riuscivo a mandare giù il cibo. Col passare degli anni ho acquisito delle sicurezze, imparando a essere più responsabile e capendo l’importanza di questa maglia. Se rappresenti l’Italia lo fai a 360 gradi, 24 ore al giorno, 365 giorni l’anno. La fascia da capitana è stata inaspettata: sono stata sempre molto silenziosa e chiusa, ma questa responsabilità mi ha fatto crescere, tirando fuori dei lati del mio carattere che altrimenti non sarebbero usciti”.

AVVENTURA MONDIALE. E infine il lascito di chi sa che oltre al campo c’è qualcosa da tramandare: “Siamo al Mondiale e faremo di tutto per raggiungere i nostri obiettivi: sappiamo che non siamo qui solo per noi stesse, ma che rappresentiamo un intero movimento. Il futsal è uno sport bellissimo che ha bisogno di una visibilità importante come il Mondiale, anche per lanciare un messaggio alle tante bambine che giocano, per dare loro l’idea che un futuro in questa disciplina è possibile”.

Marta Baccanti, Reggiana: “Qui siamo una famiglia, faremo un bel campionato e ci toglieremo soddisfazioni”

Photo Credit: Reggiana Calcio Femminile

La Reggiana è uscita sconfitta dal derby contro l’Original Celtic Bhoys ma, come affermato da Mister Bazzini, le ragazze sono state autrici di una gara di altissimo livello e che è stata decisa da un episodio. Le neopromosse granata hanno nel mirino non solo la salvezza, e ad affermarlo è stata la loro Capitana, Marta Baccanti, in esclusiva alla Redazione di Calcio Femminile Italiano.

La centrocampista granata ha ripercorso la propria carriera calcistica partendo dall’inizio, quando ha mosso i primi passi sul rettangolo verde e ha capito che quello sport era il suo destino: «Ho iniziato a giocare nella squadra maschile del mio paese e ho sempre giocato da difensore centrale. Appena sbarcata nel femminile, in particolare al Vicofertile (Parma), gli allenatori hanno deciso di spostarmi a centrocampo. Quindi da quel momento ho iniziato come mediano e mezzala. Gli anni da difensore con i maschietti mi hanno insegnato tanto, e mi accorgo che in modo naturale trasmetto queste caratteristiche anche giocando da mediano che si inserisce in difesa diventando un difensore aggiunto», dal ruolo di difensore centrale è dunque passata in mediana e, da quel momento in avanti, ha fatto tesoro di quanto imparato giocando a calcio insieme ai ragazzi per migliorarsi in una squadra di sole ragazze.

«Il calcio è sempre stato la mia passione e ho sempre lottato con tutte le mie forze per difenderla e portarla avanti. Difficoltà… sì, tante… la prima sicuramente il fatto di abitare in un bellissimo paese di provincia ma distante da tutte le realtà femminili, le più vicine a Parma e Piacenza, ma comunque a 40/50 minuti di macchina, quindi tanto tempo passato in macchina, avanti e indietro sulla via Emilia con panini o schiscette e libri per studiare…; professori che alle superiori mi hanno ostacolata per il mio sport, perché mi sarei dovuta dedicare solo allo studio… e il calcio era una perdita di tempo; ora sono molto fiera di tutto il mio percorso e anche di aver fatto dello sport uno studio e poi il mio lavoro», Marta Baccanti non ha mai smesso di credere nel proprio sogno, di fare sacrifici per inseguire il proprio sogno e, malgrado tutte le difficoltà incontrate lungo il proprio percorso, è riuscita a raggiungere l’obiettivo di trasformare lo sport nella propria carriera accademica e, infine, nel proprio lavoro.

La giocatrice non ha sempre indossato i colori della Reggiana, e la sua vita nel calcio ha avuto inizio con i colori del Parma, per poi fare esperienza anche allo Spezia, al Piacenza e al Besurica. Tutte queste esperienze l’hanno trasformata come calciatrice e come persona«Il fatto di avere frequentato ambienti diversi e città diverse, mi ha aiutato a crescere come persona e calciatrice, attingendo sia dalle cose positive ma anche da quelle negative. E’ bello vincere, ma sono a volte le esperienze negative che ti spingono a crescere sempre di più e a prenderti delle rivincite.»

Poi è arrivata la chiamata della Reggiana, ormai tre anni fa, e da lì è iniziata la sua avventura con i colori granata. Quella telefonata l’ha subito convinta, il progetto faceva al caso suo ed era tutto ciò di cui aveva bisogno; per questa ragione, la sua parentesi alla Reggiana ha preso piede con un grandissimo entusiasmo: «Quando tre anni fa ho ricevuto la telonata di mister Bazzini (era stato già mio allenatore a Parma ed è lui che mi ha lanciata nel calcio delle grandi), che mi illustrava il progetto, ho subito accettato con entusiasmo perché ho percepito la volontà di costruire una realtà concreta del femminile a Reggio Emilia, basata sul lavoro e sul raggiungimento di risultati step by step e non acquistando titoli sportivi. Fin da subito la Società mi ha dato grande fiducia conferendomi il ruolo di Capitano, nonostante la giovane età.»

Da Capitana della squadra, Baccanti sa quanto è importante la forza del gruppo, e a suo parere il lavoro che sta facendo la squadra è volto a puntare in alto, senza perdere di vista l’importanza di essere una “famiglia”: «Il gruppo sta lavorando molto bene e sta crescendo e acquistando consapevolezza di partita in partita. Parlo di “famiglia”, perché il gruppo è molto unito e c’è un ambiente davvero familiare, la Società ci supporta in ogni nostra esigenza e ci fa sentire considerate come il maschile, infatti partecipiamo a tanti eventi anche con i calciatori della Prima Squadra maschile.»

La Reggiana è appena arrivata in Serie C, perciò l’obiettivo primario è la salvezza, ma la squadra si è prefissata anche qualcosa di più, perché Baccanti è convinta del fatto che l’organico granata possa dire la sua. Inoltre, a livello personale la calciatrice spera di poter tornare presto in campo, avendo rimediato un infortunio che l’ha tenuta fuori un paio di mesi, sta già lavorando giorno dopo giorno per rivedere la mediana«Da neopromosse sicuramente il primo obiettivo da raggiungere è la salvezza, ma sono sicura che visto il potenziale di questa squadra riusciremo a fare un bel campionato e a toglierci diverse soddisfazioni, ponendo le basi per il futuro. A livello personale, purtroppo ho subito un infortunio in Coppa a inizio stagione che mi ha tenuta fuori dal campo per due mesi, ora sono rientrata e voglio lottare per dimostrare di meritarmi il mio ruolo e la categoria raggiunta. Insisterò lavorando con lo staff per migliorarmi sia a livello tecnico che tattico.»

«Sicuramente da quando ho iniziato a giocare, ci sono stati diversi cambiamenti. Ricordo che a 6-7 anni quando mi presentavo in campo c’era uno stupore generale da parte degli avversari, del pubblico e anche purtroppo dei dirigenti di altre squadre. Oggi la mentalità è in cambiamento ma non ancora abbastanza. Purtroppo, alcune società professionistiche non stanno dando la giusta importanza al femminile, limitandosi ad iscrivere solo le squadre rese obbligatorie da parte della federazione.  Altra criticità rilevante è quella dei media televisivi, social, giornali… che stanno dando ancora troppa poca visibilità al calcio femminile rispetto al maschile», la Capitana della Reggiana sa quali sono i punti su cui il calcio femminile in Italia dovrà insistere in futuro per poter apportare le giuste modifiche e trasformarsi in una realtà consolidata.

A suo parere, inoltre, dando fiducia a questo movimento si potranno ottenere grandi soddisfazioni: «Credo che investendo, Società e media, nel femminile si possano ottenere grandi cambiamenti effettivi, come questo movimento meriterebbe perché non ha niente di meno rispetto al maschile, anzi tanto da scoprire. Il mondo del femminile è ancora fatto di valori, passione e sacrifici.»

Si ringraziano Marta Baccanti e la Reggiana Calcio Femminile per il tempo e la grandissima disponibilità.

Emma Hayes elogia l’Italia: “Sfide di valore inestimabile prima delle Qualificazioni ai Mondiali”

Sofia Cantore e Lisa Boattin hanno contribuito a dare lustro al calcio femminile italiano anche all’estero, ma mai ci si sarebbe aspettati un Europeo come quello disputato dalle Azzurre, arrivate a un passo dalla finale. Le imprese delle ragazze di Mister Andrea Soncin sono state osservate con grande attenzione anche dall’estero, compresi la patria del soccer, gli Stati Uniti, che hanno puntato su due talenti della Nazionale italiana.

Alla vigilia della prima delle due partite contro la Nazionale di Mister Andrea Soncin, l’allenatrice delle statunitensi Emma Hayes ha rilasciato alcune dichiarazioni ai canali ufficiali dell’USWNT. Le campionesse olimpiche in carica e una delle Nazionali più importanti al mondo per valore e per sostegno al calcio femminile si presenteranno contro le Azzurre per saggiare la loro preparazione, in quanto anche la corazzata dell’allenatrice inglese sarà impegnata, nel corso del 2026, ad andare a caccia di risultati importanti.

Hayes ha in primis sottolineato come l’anno che si sta per concludere sia stato di grande importanza per la squadra, che sta provando nuovi sistemi di gioco per poter accogliere le (tante) nuove arrivate a vestire la maglia a stelle e strisce. Queste due partite si riveleranno come oro colato in previsione dei prossimi Mondiali, che richiederanno la massima concentrazione e preparazione anche dalle statunitensi: «Per il gruppo è stato un anno emozionante e importante. Abbiamo raggiunto molti obiettivi, abbiamo espanso il nostro organico e modificato ancora il nostro modo di giocare: per questo motivo, questa doppia sfida sarà un ulteriore modo per metterci alla prova, ma sarà anche importante per gettare le basi per il 2026, che sarà l’anno in cui dovremo affrontare le Qualificazioni ai prossimi Mondiali.»

Le due amichevoli fungeranno da test per tutt’e due le Nazionali coinvolte, che ritroveranno nell’avversaria una formazione di livello. In particolare, sponda Stati Uniti, Hayes ha elogiato l’Italia per la cavalcata trionfale verso le ultime battute dell’Europeo, rimarcando che «Le sfide contro le migliori squadre europee sono di valore inestimabile, siccome ci forniscono un feedback veritiero su dove siamo arrivate nel processo di crescita, sono sicura che le nostre ragazze accetteranno la sfida.»

Una “sfida”, così sono state definite le due amichevoli. Per certi versi, per le ragazze di Mister Soncin saranno soprattutto una “sfida a se stesse” per capire a che punto è arrivata la preparazione fisica e mentale anche in ottica futura. Ci si possono aspettare due partite complicate, ma necessarie per rompere il ghiaccio contro chi il calcio femminile lo respira, vive e conosce profondamente.

Cadere e poi rialzarsi: il Torino FC sa come fare

credit photo: Ilaria Corongiu - photo agency Calcio Femminile Italiano

In attesa del derby piemontese che impegnerà Torino FC e Moncalieri nella settima giornata di campionato di Serie C girone A, è necessario fare il punto sulla squadra di mister Fulvio Francini, figlio dell’ex calciatore del Toro Giovanni.
Subentrato a mister Stafano Serami e legato a doppio filo alla città e alla storia del club, il suo incarico è stato motivato dall’intenzione di valorizzare il talento e la crescita delle ragazze che fanno parte della rosa torinese.

Tuttavia, la stagione granata non era iniziata nel migliore dei modi con la squadra che ha dovuto fare i conti con le sconfitte rimediate in Coppa Italia prima, e in Campionato poi (le prime tre giornate di campionato sono terminate senza risultati utili).
La società, nonostante i detrattori che come immaginabile hanno iniziato a rumoreggiare anche in maniera abbastanza consistente e i rumor che sempre più insistentemente parlavano di una sostituzione a Serami in panchina, ha scelto di proseguire il percorso delineato prima dell’inizio dell’annata calcistica e ad oggi si può forse ipotizzare che la decisione sia stata presa a ragion veduta.
Alla quarta giornata di Campionato, infatti, quel filone funesto che annunciava nuvole fosche sopra Torino è stato spezzato dalla vittoria in trasferta contro le ragazze oristanesi della Tharros e dai pareggi prima contro il Lesmo e poi contro l’Atletico Uri.

Con questi risultati il Torino si trova al nono posto in classifica con 5 punti in totale e la chiara intenzione di crescere ulteriormente in modo di evitare non soltanto la retrocessione ma anche la zona play-off (di cui, al momento, fa parte assieme alla Torres, alla Tharros e all’Atletico Uri).

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