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Tre giornate alla fine della Damallsvenskan: le favorite per il titolo

In attesa del ritorno in campo atteso l’1 e il 2 novembre, la Damallsvenskan è ferma alla giornata 23. Ormai andato in archivio, il più recente appuntamento svedese ha visto diverse compagini trionfare in modo netto, senza lasciare alcun scampo alla avversaria occasionale: esempi lampanti sono quelli che hanno coinvolto Hammarby, Norrkoping, Hacken e Pitea, uscenti dai rispettivi scontri con un 1-0, 2-0, 6-0 e 2-0. Indietreggiano, per conto di tali finali in difetto, Vittsjo, Rosengard, Brommapojkarna e Kristianstad.

Ennesimo risultato utile consecutivo per Malmö e AIK che mettono entrambi a tappeto Djurgarden e Linköping con un 4-1 a favore. Pari tra Alingsas e Vaxjo (3-3).

A sole tre giornate dalla fine del campionato che andrà in scena il giorno 16 novembre, l’Hacken rimane la formazione favorita con quota 55 punti, Hammarby e Malmö in corsa diretta per il titolo (a quota 51). Particolare attenzione ai movimenti di media classifica, occupata momentaneamente da compagini che, pur vincendo tutti e tre i match rimanenti, non avrebbero chance di aggancio al podio per via di uno scarto in termini di punteggio troppo largo (non va, infatti, oltre il 44 quello del quarto posto statistico).

Per il Rosengard, vista la situazione indicata, potrebbero farsi viva la chance Play off, Linköping e Alingsas, invece, in pieno rischio retrocessione.

Prossimamente sarà la volta di AIK – Vittsjo, Kristianstad – Djurgarden, Vaxjo – Brommapojkarna, Malmö – Pitea, Hammarby – Norrkoping, Hacken – Linköping, Rosengard – Alingsas. Le emozioni sono sempre più intense, non resta che attendere il prossimo fischio d’inizio per capire chi, tra le top 3 indicate, si avvicinerà sempre più alla vittoria del titolo!

Islanda, i giochi sono fatti: il Breiðablik si laurea campione, l’Hafnarfjörður si ferma in finale playoff

Il campionato islandese, che nel corso dei preliminari di Women’s Champions League era a un passo dalla sua seconda fase e, di conseguenza, dalla lotta per il titolo per i playoff, è giunto al termine ed è terminato con una finale combattuta tra Breiðablik e Hafnarfjörður. Le due squadre sono quelle che nel corso della stagione hanno avuto, a livello di gioco e di continuità, una marcia in più rispetto alle avversarie.

Le campionesse del Breiðablik hanno trionfato in finale playoff contro l’Hafnarfjörður lo scorso 18 ottobre dopo aver concluso la prima fase del campionato da prime in classifica e con parecchia distanza rispetto alle dirette contendenti, vale a dire le finaliste. Il risultato finale di 3 a 2 racconta un match mai scontato: l’Hafnarfjörður ha cominciato meglio la partita, andando a segno al 12′ con la rete di Hermannsdottir su assist di Hansen, venendo però subito riacciuffato dalle vincitrici, che con Hallorsdottir hanno centrato l’1 a 1. Nel secondo tempo si è decisa la squadra vincitrice: il 2 a 1 del Breiðablik è nato dal gol di Georgsdottir al 70′, dopo quasi un’ora di totale equilibrio. Il 2 a 2 firmato Hermannsdottir – alla doppietta personale – all’81’ riaccende le speranze dell’Hafnarfjörður, costretto però a cedere di fronte alla rete, all’89’, di Vidarsdottir, che mette le mani sul trofeo per il Breiðablik.

Che il Breiðablik fosse una squadra con tutte le carte in regola per fare bene si era visto dai preliminari dell’Europa che conta. Le islandesi hanno avuto un girone di ferro per potersi aggiudicare la seconda fase, venendo eliminate dal Twente. Per loro si è aperto lo scenario dell’Europa Cup e, per il momento, il percorso sta andando nel verso giusto. Il campionato è concluso, e l’unico impegno a loro disposizione prima della ripresa di quest’ultimo sarà la neonata competizione di stampo europeo, che dunque si trasformerà nell’obiettivo primario delle islandesi e darà loro modo di esprimersi al massimo per proseguire nella competizione. A metà novembre le attenderà la doppia sfida contro le danesi del Fortuna Hjorring.

L’ FC Garlasco 1976 femminile e la sua avventura nella serie C

Credit Photo: Fc Garlasco

L’FC Garlasco 1976 partecipa alla Serie C femminile dopo aver rilevato il titolo sportivo dal Pavia Academy.

Con un nuovo stadio la presidente Silvia Strigazzi ed il direttore Sportivo Fabio Ferrari e tutto Staff Tecnico vogliono hanno creato un gruppo capace di gareggiare in questa competizione e lasciare un segno per il movimento femminile territoriale.

Questo lo Staff tecnico:

Silvio Cassaro – Mister (23/10/1983)
Tommaso Nervetti -Vice allenatore (09/10/1993)
Andrea Zappa – preparatore atletico (16/07/1970)
Stefano Sulis – preparatore portieri (03/01/1979)
Davide Magaletto – fisioterapista (28/08/2002)

Conosciamo meglio la rosa e le giocatrici che gareggieranno nel GIRONE B:

Asia Tortora (portiere) – 08/10/2006 – Parma U19
Sharon Abate (portiere) – 10/01/2005

Martina Paglia (terzino destro) – 25/08/2006 – Pavia Academy Serie B
Matilde Ottina (terzino destro) – 15/02/2005 – Pavia Academy Serie B
Roberta Costadura (terzino sinistro) – 15/01/2003 – Jesina Serie C
Emma Donohoe (terzino sinistro) – 19/01/2001 – Oxford City

Giulia Semplici (difensore centrale) – 27/08/2004 – Pavia Academy Serie B
Michela Venturini (difensore centrale) – 10/03/2007 – Pavia Academy Serie B
Matilde Fadini (centrocampista centrale) 15/06/2001 – Como 1907 Eccellenza

Noemi Polillo (centrocampista centrale) – 16/06/2005 – Pavia Academy Serie B
Marika Gregis (centrocampista centrale) – 28/03/2006 – Parma Serie C
Irene Martella (centrocampista centrale) – 01/01/2002 – Chieti Serie C
Fiamma Peragine (centrocampista centrale) – 11/12/1991

Rebecca Vismara (trequartista) – 14/12/1999 – Monterosso Serie C
Jessica Arvat (esterno destro) – 02/06/2009 – Vigevano Calcio

Darlin Arnesano (attaccante) – 17/11/2006 – Alagna CSI
Rebecca Mauro (attaccante)
Sara Magnago (attaccante) – 10/06/2000 – Vis Mediterranea Serie B
Victoria Jaszcyszyn (attaccante) – 17/02/2003 – Pro Sesto Serie C

Nicole Corda, Riccione: “Da piccola volevo giocare in porta. Il progetto del Riccione mi ha subito convinto”

Photo Credit: Riccione Calcio Femminile

Il Riccione si è presentato al Campionato di Serie C andando a piazzarsi in testa alla classifica. Dopo tre giornate sono sette i punti messi in cassaforte, e la squadra ha intenzione di proseguire secondo questa striscia positiva. In un momento bello e ricco di soddisfazioni, benché la stagione sia appena cominciata, la Redazione di Calcio Femminile Italiano ha avuto il piacere di dialogare con la sua attaccante classe 2006 Nicole Corda e ripercorrere con lei che cosa rappresenti questo sport per una giocatrice che disputa con orgoglio, sacrificio e passione la terza serie italiana.

Nicole Corda è immersa nel mondo del calcio fin da piccolissima, i ricordi collegati a quest’ambiente risalgono fin dalla sua tenera età, quando per lei questo sport era solo una passione innata che solo successivamente si è trasformata in qualcosa di più concreto: «Fin da piccola ho avuto una passione per il calcio, mio nonno mi raccontava sempre che quando andavamo in vacanza insieme cominciavo a prendere a calci i mandarini, diciamo che era una passione un po’ innata. Già da piccola mi piaceva molto giocare a calcio, l’ho scelto perché è uno sport in cui riesco a essere me stessa al cento percento», ha cominciato la calciatrice. Essere se stesse può però diventare complesso, se lo sport che si vuole perseguire ha da fare i conti con lo scetticismo delle persone che stanno intorno, ma la giocatrice non si è mai data per vinta e ha di conseguenza seguito il suo istinto, facendosi trascinare dalla passione verso il calcio.

«Rispetto ad altre mie compagne, che hanno cominciato in squadre maschili, fortunatamente nel mio paesino c’era una squadra femminile, quindi non ho mai avuto difficoltà a integrarmi con il gruppo. Sacrifici ne ho dovuti fare molti, soprattutto a livello scolastico: riuscire a giocare a calcio e nel mentre studiare non era una cosa molto semplice, perché comunque il calcio riempiva la maggior parte del tempo, quindi conciliare calcio e studio è sempre stato molto complicato», ha proseguito. Crescere in una realtà con delle fondamenta solide e improntate unicamente sul femminile è stato un vantaggio che non è purtroppo concesso a tutte le bambine interessate o curiose di fare quest’esperienza.

Gli ostacoli dal punto di vista della squadra non ci sono stati, però riuscire a conciliare al meglio lo studio e lo sport è un tasto dolente per ogni atleta; malgrado ciò, Nicole Corda è stata in grado di unire i suoi due mondi al meglio «grazie anche al fatto che a scuola c’erano gli “studenti-atleti”, ci venivano dati aiuti e ci venivano incontro. Sono andata via di casa attorno ai sedici anni, ho fatto molti sacrifici anche per quel che riguarda la famiglia: è tre anni che vivo fuori casa e vedo i miei genitori due o tre volte al mese, se non dopo anche più tempo, quindi diciamo che la famiglia è quella che ho sacrificato di più», ha dunque aggiunto l’attaccante. La famiglia che ha sempre creduto in lei e l’ha accompagnata nella rincorsa a questo sogno ha dovuto anche accettare la sua partenza da ragazzina per approdare al calcio che conta, un sacrificio che ha però dato i suoi frutti e ricompensato tutte le possibili ansie e paure dell’ignoto.

Abituata a farsi vedere davanti alla porta avversaria, la classe 2006 ha però mosso i suoi primi passi nel calcio, ironia della sorte, tra i pali: «Non avevo scelto l’attaccante, quando ero più piccolina adoravo fare il portiere e per i primi tre o quattro anni ho giocato in porta. Essendo partita da una realtà molto piccola c’erano ragazze dai sei/sette anni fino anche ai venti, c’erano tutte le categorie, infatti mio papà mi ha detto di scegliere un altro ruolo. Appena mi hanno fatto uscire dai pali ho scelto di fare l’attaccante perché era la cosa che mi piaceva di più: stare davanti alla porta e tirare, e quindi da lì ho iniziato.» “Galeotta fu la presenza delle calciatrici più grandi”, troppo forti e fisicamente di spessore rispetto a una bambina ancora piccola, e questo cambiamento è stato il punto di svolta per la sua carriera.

Nicole Corda ha poi dichiarato che per lei l’attaccante in una squadra può essere riassunta nella «parola “punto di riferimento”, perché a mio modo di vedere, soprattutto per il tipo di gioco che faccio io, è un punto di riferimento per la squadra, perché permette di rimanere sempre molto alti e sempre molto offensivi, ed è anche un punto che magari quando la squadra è in difficoltà tiene la palla e aiuta a sistemare e mantenere la calma.»

Il Riccione è stata quella squadra che, prima dell’avvio della nuova stagione, ha saputo dare a Nicole Corda le garanzie giuste per provare a intraprendere un nuovo percorso: «Fin da subito il progetto mi era piaciuto moltissimo. L’anno scorso venivo da una stagione non semplice al Pavia anche per i vari infortuni, e avevo bisogno di un progetto che avesse degli obiettivi solidi da raggiungere, la squadra l’abbiamo costruita pian piano noi durante la preparazione e nelle prime partite di Coppa Italia e Campionato.»

Il Riccione è soltanto l’ultima tappa della carriera calcistica di Nicole Corda, che in passato ha vestito la maglia della Jesina Femminile (sempre in Serie C), ma ha militato anche in Serie B con la maglia del Pavia Academy e difeso il bianconero della Juventus Primavera. Tutte queste esperienze in varie divisioni sono momenti «che ti cambiano non solo a livello calcistico, ma proprio tutta la persona, mi hanno aiutato molto a crescere e a capire quali sono i miei limiti e i punti da migliorare. Andare in Serie C a sedici anni non è stato molto semplice, uno scoglio che sono riuscita a superare e a crescere tanto e ad affrontare cose che magari si affrontano a diciotto o vent’anni.»

La prima vittoria, in casa e davanti ai tifosi, è stato un bel momento, per il Riccione. Le ragazze hanno centrato i primi tre punti stagionali e hanno anche cominciato ad affinare quella che sarà la tecnica del futuro, seguendo le indicazioni preziosissime del Mister, che ha anche un piano preciso per sprigionare tutto il talento della classe 2006: «Cominciare con una vittoria è fondamentale, ti dà subito fiducia e ti fa cominciare con il piede giusto, poi farlo con i tifosi è ancora più bello, è come avere un uomo in più: ti danno molta carica in campo, sono stati molto d’aiuto per la prima partita. Il Mister insiste molto di fare un gioco veloce e molto offensivo, punta a creare molte occasioni davanti alla porta, ci sprona sempre a calciare anche a qualsiasi posizione vicino alla porta anche per intimorire l’avversario e cercare di schiacciarlo il più possibile.»

Al termine dell’intervista, la giocatrice ha commentato le parole di Emma Severini, Capitana della Fiorentina e centrocampista della Nazionale italiana, secondo cui il calcio femminile verrà visto come “attuale” solo quando una persona qualsiasi riconoscerà le calciatrici al primo sguardo senza farsi influenzare dal pregiudizio nei loro confronti. Secondo Nicole Corda, quello di Severini è un messaggio bellissimo, che getta anche le basi per qualche provvedimento futuro: «Secondo me dovremmo trovare delle persone che credano davvero in questo progetto, perché il calcio femminile è cresciuto tantissimo, però dovrebbe arrivare ai livelli di quello maschile, perché è un lavoro a tutti gli effetti. Rispetto a un tempo, sono molte le persone che si interessano al nostro sport, però relativamente poche, se paragonato a quello maschile. Servirebbero molte più persone che credano nel nostro sport e abbiano voglia di investire e aiutare a crescere.»

Si ringraziano Nicole Corda e il Riccione Calcio Femminile per il tempo e la disponibilità.

Cristina Selmi, Pro Sesto Women: “ci piacerebbe disputare un campionato di vertice, da protagoniste”

credit photo: Valentina Fico
Il Campionato di serie C ha ormai preso il suo avvio e, nel girone A, tra le corazzate che occupano le prime posizioni in classifica c’è anche la Pro Sesto Women. La squadra lombarda in queste prime tre giornate ha già dimostrato, sul rettangolo verde, di avere le idee ben chiare sui propri obiettivi ed aspirazioni sul suo futuro.
Calcio Femminile Italiano ha raggiunto Cristina Selmi, portiere della Pro Sesto sin dalla stagione 2020-2021 che vanta un background calcistico che spazia dalla difesa della porta dell’Inter Milano (sia nelle giovanili che in prima squadra), a quelli della Riozzese.
L’estremo difensore classe ’93 non ha avuto remore ad affermare che il suo obiettivo, come quello del club, riguarda l’impegno costante per una Campionato all’insegna del successo che renda le ragazze protagoniste sul rettangolo verde. La serie B sarebbe non soltanto il coronamento di un sogno ma anche il giusto riconoscimento per un gruppo che affronta ogni partita a viso aperto.
Attualmente siamo nelle posizioni di vertice, sicuramente mi aspetto e ci aspettiamo di continuare a fare bene per restare nelle posizioni che ci competono.
Sicuramente mi e ci piacerebbe disputare un campionato di vertice, un campionato da protagoniste. La serie B sarebbe un traguardo che meriterebbe tutto il gruppo, noi giocatrici e lo staff. Staremo a vedere… la serie B sarebbe un bellissimo traguardo”. – Ha ripetuto Selmi confermando le proprie parole di poco prima –
Impegno, costanza e aiuto reciproco sono tre degli ingredienti che le ragazze della Pro Sesto, una rosa composta da ragazze giovani e di esperienza, utilizzano settimana dopo settimana per il raggiungimento dello scopo comune. Unità del gruppo e forza completano il quadro di una compagine che punta in alto tenendo, comunque, i piedi ben ancorati al suolo.
Una cosa che non deve mai mancare in settimana e la domenica, è sicuramente l’impegno, la voglia di fare bene e quella di aiutarsi a vicenda per un obiettivo comune.
“GIOVANE, siamo un gruppo con tante ragazze giovani; UNITA, gruppo molto unito anche se ci sono stati nuovi innesti che si sono subito integrati bene; FORTE, perché si, siamo forti… un gruppo con delle belle qualità”. 
CALCIO FEMMINILE ITALIANO RINGRAZIA CRISTINA SELMI E LA PRO SESTO WOMEN PER LA DISPONIBILITA’ NEL RISPONDERE ALLE NOSTRE DOMANDE. 

Sui campi l’iniziativa della LND con Komen Italia per la prevenzione del tumore al seno

Photo Credit: Federico Fenzi - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

“Vogliamo scendere in campo con Komen Italia – dichiara Luca De Simoni, Coordinatore Area CSR della Lega Dilettanti – per ricordare che la prevenzione fa davvero la differenza. Ogni partita diventa così un’occasione per parlare di salute e incoraggiare gesti semplici che possono salvare la vita. Perché prendersi cura di sé non è solo importante, ma necessario”.

“L’attività fisica è un vero pilastro della prevenzione primaria, ed è per noi di Komen Italia un grande orgoglio poter collaborare con la Lega Nazionale Dilettanti”, ha dichiarato il professore Riccardo Masetti, fondatore di Komen Italia. “Questa collaborazione ci permette di diffondere in maniera sempre più capillare il messaggio della prevenzione e di ricordare che la diagnosi precoce può davvero salvare la vita.”

La nuova iniziativa, in collaborazione con Komen Italia, è la tappa di un percorso che, da oltre due anni, vede l’Area CSR della Dilettanti impegnata in progetti dedicati al calcio come ambasciatore di messaggi che possono fare molto per la vita.

Paloma Lázaro, Ternana Women: “Prima rete? Sono sicura che prima o poi arriverà”

Photo Credit: Francesco Passaretta - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

In casa Ternana Women si continua a lavorare per la ripresa del campionato di Serie A femminile Athora. Domenica alle 15:00, allo stadio “Pozzo-La Marmora” di Biella, le nostre ragazze, guidate da mister Antonio Cincotta affronteranno la Juventus, in una partita che promette intensità ed emozioni. A raccontare il momento del gruppo rossoverde è Paloma Lázaro, attaccante spagnola arrivata in estate con tanta voglia di lasciare il segno.

Dopo la sosta per le Nazionali, come giudichi il lavoro fatto in questi giorni?

“Abbiamo preso consapevolezza di quello che ci sta mancando e stiamo lavorando tanto sui dettagli per arrivare al più presto alla nostra prima vittoria. Faticare così fa crescere tanto”.

L’inizio di campionato è stato complicato e ora vi aspetta la Juventus. Quali possono essere le armi della Ternana Women?

“Sappiamo cosa sia la Juve e dove andiamo a giocare, quindi dovremo avere tanta pazienza ed essere concentrate al massimo per sfruttare bene le poche occasioni che avremo a disposizione. Siamo consapevoli che ci sarà da soffrire tutte insieme senza palla, senza mollare nemmeno di un centimetro”.

Hai trovato la prima rete in rossoverde contro il Sassuolo in Women’s Cup, ma in campionato il gol ancora manca. Quanto ti pesa questa attesa?

“Manca sempre. Se non è ancora arrivato non è certo perché sono mancate le occasioni, forse è mancata la serenità in fase conclusiva. Sono sicura che prima o poi arriverà, credo nel lavoro che stiamo facendo e credo tanto in me stessa”.

Maura Fabbri: “Prima storica gara della Nazionale Femminile? Io c’ero, fu un’emozione incredibile”

“Ho iniziato a giocare nell’ Acf Genova a 15 anni, a 17 fui convocata per la prima gara storica della Nazionale Femminile a Viareggio contro la Cecoslovacchia”.  A ricordarcelo è stata Maura Fabbri, ex calciatrice, che si è concessa in un’intervista ai nostri microfoni parlando della sua vita in campo e di Nazionale sulla quale ci dice: “Ogni partita con l’Italia ha generato in me ricordi e gioie. Vivere il gruppo, confrontarti, viaggiare in Spagna, Danimarca, Francia ed essere invitate dallo Scia di Persia e Farah Diba a Teheran per due incontri con la loro nazionale sono ricordi indelebili”.
La classe ’51, con 23 gare e 5 reti in Nazionale, di quel tempo poi ci confida: “Abbiamo abbattuto lo scetticismo, l’incredulità delle persone con il gioco con istintività, grinta e fantasia. Tutti ingredienti che portavano i tifosi allo stadio. Essere anche allenate da un gran signore quale Amadei è stato mitico. Eravamo agli inizi, una grande passione. Ci allenavamo alla sera sulle  sponde del Bisagno dalle 20 alle 23 con pioggia, vento e freddo. Non ci fermavano, noi e l’allenatore”.

Tanti sacrifici per Fabbri e compagne sia nei club che in Nazionale come aggiunge la stessa intervistata: “Una squadra, pochi palloni, poche strutture tecniche. Noi ci arrangiavamo. Per poter fare il campionato facevamo delle amichevoli in Liguria e nel basso Piemonte, con gli incassi si pagavano le trasferte. Oggi le società sono strutturate con massaggiatori, allenatori e tutto uno staff che lo segue. Al tempo era invece tutto diverso”.

Fabri, nata a Genova, ripensa poi al calcio giocato degli anni ’70  dicendoci: “I sacrifici erano molti, anche il raggiungimento agli allenamenti serali non era semplice eravamo quasi tutte minorenni. Le trasferte in treno con un panino, acqua, un frutto erano stancanti. Ogni tanto una cena in una trattoria vicino alla stazione. Il primo aereo, un fokker ad elica, lo prendemmo invece per una trasferta a Cagliari. Come donna e sportiva non ho incontrato difficoltà alcuna. La capacità di giocare un calcio effervescente e istintivo ha demolito lo scetticismo dei tifosi”.

Il seguito non mancava e cresceva l’interesse anche degli scettici attorno al calcio femminile. A Genova, infatti, erano tanti i sostenitori assidui al seguito di Fabbri e compagne: “Avevamo un pubblico fisso di 3 mila tifosi nelle partite casalinghe con diversi giornalisti genovesi. Essere donna significa anche farsi rispettare e rispettare i valori del vivere in società. Aver avuto una famiglia che non ha condizionato il mio percorso è stato fondamentale. Erano i miei più accaniti tifosi”.

Nella carriera di Fabbri, schierata sia in difesa che a centrocampo, poi il passaggio giovanissima a Piacenza e Montecatini Terme: “Il dovere lasciare casa, per andare a giocare nell’ Acf Piacenza è stato un segnale di apertura mentale. I 18 anni di ieri non sono paragonabili a quelli di oggi. Purtroppo in quel periodo mancò mio padre, grande sportivo e di intelligenza sopraffina molto vicino ai giovani Andai avanti. Mi arrivò la proposta di trasferirmi a Montecatini Terme dove un gruppo di albergatori locali ed un petroliere della zona volevano formare una squadra vincente. Ragazze da tutte le società italiane, ma anche straniere. Arrivammo ai Falchi Astro, dove ci si incontrava il venerdì per le partite di campionato e direttamente al campo per le trasferte. Vincemmo un grande campionato”. 

L’addio al calcio, invece, arrivò dopo tre scudetti vinto ed un campionato europeo raggiunto in 10 anni di Nazionale. “In quel periodo –conclude Fabbri-  mi arrivò una seria proposta di lavoro da un’importante azienda genovese, conosciuta in tutta Europa. Accettai l’incarico e il mio tempo dedicato al calcio diminuì. Terminò con l’Acf Tigullio di Santa Margherita. Con l’esperienza lavorativa mi si aprirono grandi strade. Inizio così il mio percorso come direttrice commerciale che mi ha portato a girare tanto in Italia e a collaborare con tante aziende di primo ordine nel mondo. Non rimpiango nulla”.

Incontro Divisione-Responsabili Regionali LND, Castiglia: “Costruiamo un percorso condiviso per far crescere il futsal italiano”

Credit Photo: Giancarlo Dalla Riva - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

Nel corso dell’evento Quarto Tempo, il futsal italiano è stato protagonista di un momento di confronto e approfondimento dedicato alla formazione e alla crescita del movimento: in tale occasione, si è svolto un significativo incontro tra la governance di Viale Tiziano e i Responsabili del calcio a 5 dei Comitati Regionali della LND, con i quali è stato condiviso il lavoro svolto finora e sono stati delineati i prossimi step di sviluppo.

L’incontro ha permesso di accendere ulteriormente l’attenzione sulla filiera, intesa come la catena di crescita e sviluppo dello sport, che collega il settore giovanile, le società dilettantistiche e le strutture territoriali in un percorso coerente, coordinato e sostenibile. Un modello che rappresenta il cuore della strategia che la Divisione intende mettere in atto per consolidare, valorizzare e dialogare sempre più in maniera uniforme su tutto il territorio nazionale, con l’obiettivo centrale della crescita del futsal italiano.

CASTIGLIA – I vari interventi dei Responsabili Regionali hanno evidenziato un grande apprezzamento per il lavoro svolto nell’ultimo anno dal Presidente Stefano Castiglia: “La filiera e il sostegno alla base sono i principi del nostro progetto di sviluppo – ha dichiarato il numero uno del futsal italiano -, perché rappresentano la connessione reale tra tutte le componenti del movimento. Dalla formazione dei giovani fino all’attività delle società, vogliamo costruire un percorso condiviso che renda il futsal sempre più strutturato, uniforme e protagonista all’interno del sistema della Lega Nazionale Dilettanti. Siamo una grande famiglia sportiva che ha come obiettivo la crescita della disciplina, partendo dai campionati regionali per arrivare sino al vertice con la Serie A”.

Quando la tecnologia entra in campo: Apple e WSL insieme per rivoluzionare il calcio femminile

Il calcio femminile inglese segna un ulteriore salto evolutivo: la Women’s Super League ha stretto un accordo con Apple per fornire dispositivi di ultima generazione a club, staff e arbitri. MacBook Pro, iPad Pro, iPad Air, iPhone 17 Pro e AirPods Pro 3 entreranno ufficialmente nel “set tecnologico” delle competizioni femminili, con l’obiettivo di potenziare analisi, performance e processi organizzativi.

La partnership nasce con una chiara missione: colmare le disparità nell’accesso alla tecnologia, garantendo equità e innovazione. In campo e ai margini del rettangolo verde, i club potranno usare più iPad a bordo campo per rivedere video in tempo reale, mentre gli analisti utilizzeranno i MacBook Pro per clip e invio istantaneo di dati al tecnico. Anche il lavoro degli arbitri sarà semplificato: gli iPad Air saranno impiegati per lo scambio digitale delle distinte ufficiali e per gestire i rapporti di gara, aumentando l’efficienza delle operazioni match day.

In occasione dell’annuncio, Zarah Al-Kudcy, CRO della WSL, ha spiegato che “vediamo questa collaborazione come un progetto fondato su un’ambizione condivisa di trasformazione significativa. Apple ha una storia eccellente nel rivoluzionare interi settori e quel senso d’innovazione risuona profondamente con le nostre aspirazioni per il calcio femminile. I loro prodotti aiuteranno a ridurre le disparità tecnologiche tra club e migliorare l’analisi e le performance”.

Scott Brodrick, Worldwide Product Marketing Manager di Apple, ha aggiunto: “Siamo entusiasti di collaborare con WSL Football e di aiutare ogni giocatrice, allenatrice, analista e arbitro a elevare il proprio gioco. La nostra ambizione è promuovere l’innovazione dentro e fuori dal campo, e mettendo i nostri prodotti nelle mani delle atlete più talentuose non vediamo l’ora di vedere cosa riusciremo a realizzare insieme per il calcio femminile”.

Questa mossa rappresenta molto più di una semplice fornitura tecnologica: è un messaggio chiaro alla scena sportiva internazionale. Il calcio femminile non è più il “retroscena” del movimento maschile, ma un settore autonomo che attrae investimenti strategici, innovazione e attenzione globale. L’entrata di un colosso come Apple nel progetto WSL conferma che, oggi, competere significa anche avere strumenti di qualità, visibilità e infrastrutture adeguate.

Nei prossimi anni sarà interessante capire come questo accordo impatterà sulla preparazione tattica, sulla rapidità decisionale durante le partite e sull’equilibrio competitivo fra club tradizionalmente attrezzati e club in crescita. Se la tecnologia inizia a parlare lo stesso linguaggio del campo, il calcio femminile avanza con un passo più deciso verso l’eccellenza globale.

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