Ricordi del passato proiettati nel futuro, con la speranza negli occhi che possano ripetersi. A tutto tondo Lilyana Kostova ci racconta di quel che è stato il suo calcio e di quello che vorrà che sia la fine della sua carriera da calciatrice, non senza ambiziose aspirazioni. “Con il Verona mi aspetto sicuramente di tornare a giocare la Champions League, per questo sono qui, per aiutare la squadra a tornare fra le prime in Italia come meglio potrò e, perché no, tornare a vincere il campionato”.
Lo farà portando sulle spalle un numero curioso, che ha mosso in noi la curiosità di placare la curiosità: ci spieghi perché hai scelto la maglia 39? Sorride lei, ma è contenta di spiegarlo: “Per due motivi per Nicolas Anelka, il mio giocatore preferito, ma anche per il mio nome: 3+9=12 e la dodicesima lettera dell’alfabeto è la L, l’iniziale di Lilyana“.
Ma come ogni avventura, sempre rimane un legame con il passato. Lilyana lo ha trovato in due conoscenze destinate a fortificarsi a tinte gialloblù. Amiche, ci racconta, con cui ha condiviso brevi momenti: “Ci sono tante brave giocatrici, sono felice di essere qui e poter giocare con loro. Sono sicura che riusciremo a chiudere al meglio la stagione e proveremo ad andare in fondo alla Coppa. Alcune della squadra le conoscevo già prima di arrivare e, come ho già detto, sono davvero contenta di poter condividere questa esperienza con loro. Una di queste è Sofia Kongouli, che ho conosciuto nelle diverse partite in cui ci siamo affrontate l’una contro l’altra in nazionale. L’altra che già conoscevo è Julia Molin: io ho giocato nell’Apollon Ladies per quattro anni e quando sono andata via lei è arrivata, quindi possiamo dire di aver giocato nella stessa squadra, solo in momenti diversi“.
La formazione di uno zoccolo duro parte anche dall’esperienza, chiamatela pure età, ma con ventinove primavere alle spalle Kostova è pronta ad aiutare tutte le più giovani, senza abolire leggi del giusto dimandar: “Qua a Verona ho trovato molte giovani calciatrici e altre come me, Emma Lipman, Robyn Decker, Sofia Kongouli e Anna Julia Molin che possono aiutare molto la squadra mettendo a disposizione la propria esperienza. Cercherò di aiutare tutte, se ne avranno bisogno, ma io seguo questo pensiero: se qualcuno avrà bisogno di qualcosa dovrà chiedermelo e io glielo mostrerò“.
E il Verona in questo momento ha bisogno di esperienza e personalità, per risalire e guardare verso l’altro. Anche solo per ritrovare l’abitudine di vincere che l’ha sempre contraddistinto. Kostova in questo ci sguazza, fa lo sguardo serioso di chi si impegna veramente, lo sguardo di cui la squadra ha bisogno in campo: “La cosa più importante, innanzitutto, sarà dare non il cento-per-cento, ma il duecento-per-cento a ogni allenamento e a ogni partita. Poi dovremo aiutarci l’un l’altra e incoraggiarci a vicenda. Per ultima cosa, ma non per importanza: ascoltare il mister e mettere in pratica tutto quello che ci dice“.
E innumerevoli combattenti sono caduti, ma servirà la forza di continuare il loro cammino. Fonte d’ispirazione, l’inno bulgaro, è la colonna sonora delle prime parole di una guerriera a Verona: “Tutte le squadre hanno momenti difficili, ma queste difficoltà ci fortificano come calciatrici, come persone e nel carattere – quest’ultima parola è scandita con forza – L’unico modo per superare questo momento è, come ho detto, lavorare sodo, non fermarsi quando il gioco si fa duro e lasciare tutto sul campo, anche in quello di casa. Staremo tutte unite, così raggiungeremo il successo“.