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Melissa Satta vs Sinisa Mihajlovic. Le donne sanno di calcio e non devono stare zitte

Che noia, eccone un altro che cade nella trappola misogina: Mihajlovic verso Melissa Satta e le sue dichiarazioni espresse durante il programma Tikitaka. La Satta, rea di un giudizio sul clima in casa Milan, si è vista recapitare un messaggio ai microfoni di Valerio Staffelli : “Io non sono razzista, ma penso che le donne non dovrebbero parlare di calcio perché non sono adatte”.
Melissa Satta è bella. Bellissima. Se possibile ancor di più di quanto appaia in televisione o nei servizi fotografici. Arriva in sala trucco in tuta, con le sneakers, struccata e ho pensato più volte che se fosse entrata così in diretta, sarebbe riuscita a ribaltare ogni canone che ci impone questo lavoro restando, indiscutibilmente e ugualmente perfetta.

E il problema è proprio questo. Perché se fosse stata un po’ meno qualcosa: meno attraente, meno solare e più irrequieta come tante colleghe ( e invece lei è compagna e madre premurosa). Se non stesse per sposare un calciatore. Se non formassero una coppia da copertina, lontani dei pettegolezzi. Insomma, se al suo posto fosse seduto un uomo, le sue stesse analisi (e avendo lavorato con lei so che è tutt’altro che impreparata) fatte con un’altra espressione, senza i primi piani, nessuno avrebbe osato rivolgerle quella banale offesa, volgare, come quella che le rivolto Sinisa Mihajlovic: “le donne non dovrebbero parlare di calcio.”

Nel mio lavoro ho letto opinioni di complottisti la cui credibilità, da profeti dell’ultima ora, è stata rispettata solo in quanto espressa da individui di sesso maschile. Ma ho conosciuto donne, colleghe, tifose, studiare, andare allo stadio, condurre programmi sportivi, fare una gavetta massacrante. Chiedere che non si generalizzi marcando la loro preparazione mi sembra perfino mortificante. Così come avvilisce la battutaccia dell’ex tecnico del Milan.

Melissa Satta non è stata la prima a parlare di clima teso negli spogliatoi, ha rappresentato un percepito diffuso, ma è stata facilmente bersaglio di un’accusa discriminatoria perché- e ammettiamolo senza ipocrisia- purtroppo è un pensiero fin troppo comune che la donna non sia competente. Figuriamoci quando esprime una critica (non per forza negativa). Ma se vi aspettate che la presenza televisiva femminile in ambito sportivo si limiti al commento fisico dei calciatori o a fare pronostici spogliate vi sbagliate.

Eppure se in un programma di calcio si alternano direttori di quotidiani nazionali, politici, scrittori, nessuno osa sminuire la loro presenza.

Appresa la notizia della cena di Cristian Brocchi e Silvio Berlusconi, mi trovavo in uno studio televisivo e, insieme con altri ospiti, ho criticato il possibile esonero di Sinisa (pur sapendo che Brocchi farà di tutto per onorare il suo nuovo incarico).

Ma dovevo tacere: le donne non dovrebbero parlare di calcio! Forse iniziare a darne qualcuno a chi le spara così grosse. Ma non per debolezza, per provare come ci si sente qualche volta, ad abbassarsi al loro livello.

Olimpiadi Rio 2016: sorteggiati i gironi di calcio maschili e femminili

Tutto pronto per Rio 2016, la manifestazione Olimpica sempre più vicina a prendere il via: sorteggiati quest’oggi al Maracanà i gironi di calcio maschile e femminile.

Calcio Maschile
Urna abbastanza benevola per i verdeoro, raggruppamento più complicato invece per l’Argentina. Ecco il quadro completo.
Calcio maschile, Girone A: Brasile, Sudafrica, Iraq e Danimarca;
Calcio maschile, Girone B: Svezia, Colombia, Nigeria e Giappone;
Calcio maschile, Girone C: Fiji, Corea del Sud, Messico e Germania;
Calcio maschile, Girone D: Algeria, Portogallo, Honduras e Argentina;

Calcio Femminile
Anche le Nazionali femminili parteciperanno ai giochi olimpici, compresa quella statunitense che detiene il titolo. Ecco i gironi delle squadre femminili:
Calcio femminile, primo raggruppamento: Brasile, Cina, Svezia e Sudafrica
Calcio femminile, secondo raggruppamento: Canada, Zimbabwe, Australia e Germania;
Calcio femminile, terzo raggruppamento: Stati Uniti, Nuova Zelanda, Francia e Colombia.

Si giocherà dal 4 al 20 agosto. Donne in campo a partire dal 3 agosto.

La battaglia delle donne per giocare a calcio comincia con le signore del Kerr

Nei giorni scorsi vi abbiamo parlato degli sviluppi che ha avuto il calcio femminile in quest’ultimo periodo. Oggi cerchiamo di raccontarvi la storia di questo sport che molto spesso vede le giocatrici messe in secondo piano quando, a differenza dei colleghi maschi, scendono in campo con passione e molto spesso compiendo grandi sacrifici per portare avanti una passione.
Perché il calcio femminile, rispetto alle grandi potenze europee, in Italia non è uno sport professionistico. Molti si chiedono ma il calcio femminile quand’è nato? Ecco la risposta.

STORIA
La nascita del calcio femminile risale all’epoca della prima guerra mondiale, in Inghilterra, con la nascita della squadra delle “Signore del Kerr” che a partire dal XX secolo hanno dato vita a questo movimento. Ma chi sono queste “Signore del Kerr”? In quel periodo, a causa della mancanza di uomini (impegnati al fronte), alcune fabbriche iniziarono a dar lavoro alle donne che fino a quel momento erano “emarginate”. Una delle fabbriche inglesi fu la Dick Kerr da cui prende il nome la squadra inglese. Durante le pause, le ragazze si allenavano e ben presto capirono che erano brave quanto i maschi e in alcune circostanze le due compagini si sfidavano nel cortile della fabbrica.
Tutto questo clamore diede vita alla nascita di altre squadre di origini inglesi e non. Secondo il libro “Storia & storie del calcio femminile”, che narra la nascita di questo movimento, le “Signore del Kerr” nel 1917 affrontarono una formazione francese. Anche nella rigida Scozia iniziarono a prender vita squadre in gonnella ma il consiglio dell’associazione gioco calcio scozzese, che riteneva vile che alcune donne prendessero a calci un pallone, proibì ai club associati di affrontare queste ragazze. Ma il divieto duro poco, le inglesi diedero vita a un tour in cui disputarono ben cinque partite. Nel 1921 Oltre Manica si erano formate già 150 squadre e in Scozia si stavano creando le prime squadre. Ma in quell’epoca come giocavano le neo calciatrici? Durante le partite le calciatrici indossavano gonne lunghe e pesanti con dei corsetti.
Nel 1921 le “Signore della Kerr”, che nel frattempo continuavano a lavorare a tempo pieno nella fabbrica, disputarono 67 partite su 121 inviti ricevuti. Ma anche in Inghilterra per il movimento in rosa non fu tutto rose e fiori. Il 5 dicembre 1921 arrivò il provvedimento della federazione inglese che decide di bandire questo sport. Recitava così (noi vi proponiamo la traduzione): “A causa dei reclami fatti a proposito del calcio femminile, il Consiglio si sente costretto ad esprimere il suo parere, ritenendo il calcio inadatto alle donne e per questo motivo non deve esserne incoraggiata la pratica. Il Consiglio richiede, quindi, alle squadre appartenenti all’Associazione di non far disputare tali incontri sui loro campi di gioco”.
Questo divieto costò l’arresto dell’espansione del calcio femminile, che durò fino alla seconda guerra mondiale quando in Svezia, Germania e Norvegia si stavano creando squadre di calcio femminile. Negli anni 60 si iniziarono a formare le prime federazioni regionali e gli incontri internazionali erano molto diffusi.
La prima formazione del calcio femminile, “Signore del Kerr”, restò in vita per 48 anni disputando 828 partite, vincendone 758, pareggiandone 46 e perdendone solamente 24, segnando 3500 gol.

CALCIO FEMMINILE IN ITALIA
In Italia questo movimento nacque nel 1930 quando a Milano venne fondato il Gruppo Femminile Calcistico formato da un gruppo di donne che scendevano in campo con la sottana, rispetto alle inglesi che scendevano in campo con lunghe gonne e corsetti. Nel 1946 a Trieste nacquero ben due squadre: la Triestina e le ragazze di San Giusto; nel 1950 a Napoli venne fondata l’Associazione Italiana Calcio Femminile (Aicf); nel 1959 a Messina si giocò Roma-Napoli che sancì lo scoglimento dell’Aicf.
Nel 1965 a Milano si giocò Bologna-Inter, le cui atlete avevano tra i 14 e i 17 anni, l’allenatrice di entrambe le squadre era Valeria Rocchi che arbitrò anche l’incontro. In quello stesso periodo presero vita anche il Genova e i Giovani Viola.
Per il calcio femminile italiano l’anno zero risale al 1968 quando nacque la Ficf ossia la Federazione italiana calcio femminile. Con la nascita di questa federazione, si dà il via anche al primo campionato a dieci squadre suddiviso in due gironi con criteri di vicinanza geografica. Il primo scudetto – come per i maschi – fu vinto dal Genova che ebbe la meglio sulla Roma. La formazione laziale poi lo vinse l’anno successivo.
Nel 1970 a Roma molte società abbandonarono la Ficf e diedero vita alla Federazione italiana femminile giuoco calcio (Fifgc) con presidente Giovanni Trabucco che durò un solo anno prima di passare il timone ad Aleandro Franchi. Questa neofederazione rispetto alla Ficf era molto ben organizzata e si cominciò a discutere di un campionato di Serie A a 14 squadre e di una Serie B a 24 squadre (divise in 4 gironi); vennero introdotte le visite mediche cui tuttora sono sottoposte le giocatrici. Altre rivoluzioni organizzative portarono al 1986 quando il calcio femminile entrò a far parte della Figc.
Dopo l’ingresso in Figc, il calcio femminile subisce un’altra rivoluzione costituzionale. Nel 1997 i presidenti delle società di A e B eleggono per la prima volta il presidente della Divisione Calcio Femminile: Natalina Ceraso Levati, con serie A (16 squadre), serie B e Supercoppa italiana. Viene successivamente istituito il torneo Under 14 per rappresentative regionali con atlete partecipanti ai tornei pulcini, esordienti, giovani calciatrici per incrementare il numero delle praticanti. Dopo dodici anni, alla Levati succede Giancarlo Padovan con cui viene introdotta la formula a quattro gironi per la serie A/2 in modo da consentire anche alle squadre del sud di essere promosse in Serie A. Con questa riforma la prima squadra del sud a partecipare al massimo campionato fu l’Orlandia 97. Nel 2000 fu creato anche il campionato Primavera obbligatorio per le squadre che militavano nei campionati nazionali.
Attualmente il calcio femminile fa parte del Consiglio del Dipartimento con a capo Alessandra Signorile, presidente della Pink Bari, a ricoprire il ruolo di Coordinatrice.
In questi anni le nostre nazionali giovanili hanno raggiunto traguardi importanti. La nazionale under 19, guidata dal ct Corradini, nel 1999 ha vinto l’Europeo in Francia battendo in finale la Norvegia per 1-0. Molto più recente è lo storico terzo posto della Nazionale Under 17 al Mondiale in Costa Rica. Le azzurre allenate all’epoca da Enrico Sberdella, ora in Under 19, conquistano prima un terzo posto all’Europeo in Inghilterra, e poi il bronzo mondiale battendo ai rigori il Venezuela. Le azzurrine scrivono un pezzo importante di storia del calcio italiano diventando di fatto la prima nazionale giovanile a vince una medaglia mondiale.

Cresce l’attesa per la presenza in Regione della nazionale femminile dell’Iran

Undici ragazze col capo coperto da un velo. Lo stesso dicasi per gambe e braccia, protette da calzamaglia e maniche lunghe. Cresce l’attesa per la presenza in Regione della nazionale femminile dell’Iran, destinata a lasciare un’impronta storica sul Torneo delle Nazioni di Gradisca, in programma dal 24 aprile al 1 maggio prossimi e che per la prima volta apre anche al calcio “in rosa”. Con un “botto” culturale e mediatico mica da poco.

La cultura islamica pone notoriamente grande attenzione al pudore femminile, ivi compresa la copertura del corpo, del viso e dei capelli con vari tipi di veli. La presenza delle ragazze persiane (16 e 17 anni) nello stesso girone di Italia e – udite udite – Stati Uniti è un’intuizione di Nicola Tommasini, l’incaricato dei rapporti con le Federazioni nel torneo organizzato dal Coni. E l’idea è piaciuta subito non solo al padre Franco, ex sindaco e consigliere nazionale del Coni, ma anche al parlamentare e presidente regionale del Comitato olimpico, Giorgio Brandolin, e al capo dello sport nazionale, Giovanni Malagò. “Costi quel che costi, in termini di difficoltà burocratiche e di sicurezza, ma queste ragazze devono venire. La loro presenza è un messaggio troppo importante” avrebbe affermato un’entusiasta Brandolin. Lo conferma un dato: le ragazze iraniane non sono mai uscite dal proprio continente. “In molte probabilmente neppure dal Paese – spiega Tommasini jr – essendo le formazioni under 16 femminili praticamente sperimentali”. La nazionale mediorientale alloggerà a Lignano. “Dispositivi di sicurezza maggiori certamente vi saranno – così ancora Tommasini – sulla falsariga di quanto avveniva ad esempio anche con la nazionale di Israele”.

Guardia alta dunque non solo a Lignano e durante i trasferimenti, ma anche sui campi di Gorizia e Monfalcone, ove le calciatrici sfideranno rispettivamente Usa (26 aprile) e Italia (27). Gli organizzatori non si attendono casi diplomatici.”Anzi, non vediamo l’ora di favorire momenti di incontro con la delegazione Usa, come già avvenne alcuni anni fa per le nazionali maschili. Fu un momento storico. Posso assicurare che dalla Federazione iraniana non ci sono giunte disposizioni particolari. Le ragazze giocheranno con la divisa con cui sono abituate a esibirsi e questo è quanto. Sull’alimentazione sappiamo bene come comportarci, abbiamo avuto negli anni molte rappresentantive del medioriente”. Alle Olimpiadi giovanili di Singapore la Fifa aveva vietato l’esibizione in campo di qualsiasi simbolo politico e religioso, e il velo – in quanto tale – era stato vietato con forti proteste in Iran. Dopo un mese di trattative le calciatrici persiane giocarono con un cappellino. In un match programmato nell’ambito delle qualificazioni alle Olimpiadi, la nazionale femminile perse invece a tavolino con la Giordania. Dopo che le giocatrici si erano presentate in campo con velo e tuta che le copriva da capo a piedi. Invitate a cambiarsi da un commissario di campo, le calciatrici rifiutarono: l’incontro termino’ prima di iniziare, con le ragazze iraniane a piangere a dirotto in mezzo al campo. “Noi invece siamo felici di poterle ospitare secondo i loro costumi” chiosano gli organizzatori.

Nazionale Femminile, Cabrini: contro l’Irlanda del Nord abbiamo meritato la vittoria

Lo Stadio ‘Città del Tricolore’ di Reggio Emilia è un teatro che porta fortuna all’Italia. Le Azzurre di Cabrini, davanti a oltre mille spettatori, sono belle, ciniche e intrepide. Finisce 3-1 contro l’Irlanda del Nord in una gara valida per le qualificazioni Euro2017.
Vince in rimonta l’Italia, con le reti di Sabatino, Mauro e Stracchi, che vanificano il gol del momentaneo vantaggio avversario. Le Azzurre dimostrano carattere, bel gioco e ci credono fino alla fine. E’ stata insomma la vittoria di un gruppo unito, che dopo la sconfitta di misura in casa della Svizzera, scende in campo deciso e voglioso di riscattarsi con determinazione e personalità.
“Una bella vittoria – è stato il commento di Antonio Cabrini a fine gara – anche se siamo stati un po’ leggeri in fase conclusiva: abbiamo avuto tante occasioni da rete e non siamo riusciti a concretizzare. Per fortuna ottima è stata la reazione dopo il gol delle nostre avversarie, quando si incontrano squadra come l’Irlanda del Nord che si chiudono molto bene, diventa difficile segnare. E noi potevamo chiudere già il primo tempo in vantaggio”.

Classifica e prossimi impegni delle Azzurre nel Gruppo 6

Classifica: Svizzera 15 punti, ITALIA 9, Repubblica Ceca e Irlanda del Nord 3, Georgia 0

12 aprile – ITALIA-Irlanda del Nord 3-1
7 giugno – Georgia-ITALIA
16 settembre – Irlanda del Nord-ITALIA
20 settembre – ITALIA-Repubblica Ceca

La grande bufala delle minacce mafiose alla squadra femminile

Ricordate il caso della squadra di calcio femminile che, in Calabria, fu minacciata dalla ‘Ndrangheta? Bene, dimenticatelo. Era tutto un bluff. Non proprio una burla ma una bella messinscena. Nessuna minaccia, nessuna intimidazione.
“E’ stata una montatura”, ha detto il procuratore capo di Locri, Luigi D’Alessio, dopo tre mesi di indagine e le prime pagine di tutti i giornali italiani. Il caso non esiste. “Tutto potrebbe essere stato montato proprio da chi ha denunciato.”
I quattro avvertimenti dichiarati dal presidente dello Sporting Locri (gomme tagliate, lettere minatorie) non danno luogo ad alcuna indagine. Autoprodotti? Non si sa ma le parole e il tono della dichiarazione del procuratore capo di Locri lo fanno intendere.
“Mai parlato di mafia – si difende adesso il presidente della squadra-. Abbiamo solo denunciato i fatti”.
Ma all’epoca di mafia si parlò, eccome. Si accesero i riflettori nazionali. Arrivò in Calabria il capo della Fgic, Tavecchio. Dichiarò disponibilità e sostegno, il presidente del Coni Malagò. Si mobilitarono indignati speciali, dichiaratori di professione, politici, giornalisti. Tutti con le ragazze di Locri, contro la ‘ndangheta. Perché è facile essere contro la criminalità organizzata quando la criminalità organizzata non ti pensa minimamente.  Che ci vuole?
Non sono i professionisti dell’antimafia ma i dilettanti. Chissà cosa ne penserebbe Sciasciache, anni fa, sul Corriere della Sera, dedicò un lungo articolo a chi è capace di “trarre profitto personale dalla lotta alla delinquenza organizzata”.
Un’analisi complessa, raffinata, che aveva un suo fondamento ragionato ma non demoliva ladignità di nessuno. Col tempo si è usata l’espressione “professionista dell’antimafia” come un insulto. Ma non lo era. Si segnalava solo il pericolo di costruire carriere facendo della dichiarazione di legalità un sostituto della propria stessa identità.
Dopo qualche anno, possiamo dire che Sciascia ci aveva visto giusto? Oggi siamo addiritturaoltre. Non la lotta alla mafia come elemento sostitutivo, totalizzante di sé, che supera ogni capacità, critica, valutazione,  ma addirittura il grande bluff, la finzione, il Truman show dell’antimafia.
Un capolavoro alla rovescia, peraltro. I dilettanti dell’antimafia sono il primo esempio diparassiti della criminalità: sono loro che sfruttano le mafie e non il contrario. Basta spedirsi un proiettile. Mandarsi una lettera di minacce. E si comincia a dichiarare ai giornali, alle tv, a costruire eventi, a diventare evento.
Forse è proprio questo il discrimine, l’elemento con cui, da oggi, possiamo imparare a riconoscere il vero dal falso, la minaccia autentica dal bluff. Chi è davvero sotto attacco non ne fa show. Odia la minaccia stessa. Non la vorrebbe, e non la esibisce. Come il mal di denti, finge di non averlo sperando di convincersene. Chi costruisce personaggi sulla minaccia, invece, recita, specula, approfitta.
Lo diceva Seneca:  “i dolori leggeri concedono di parlare, i grandi dolori rendono muti”. Quando hai paura, se parli troppo, non hai paura. Non sei sincero. Questo sì, ricordiamocelo.

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Harakiri Fiammamonza: addio sogni di gloria?

A Monza il vento sembra tendere alla tempesta, poiché l’ ultimo mese non ha portato l’ energia della primavera, ma ha fatto riassaporare all’ ambiente brianzolo la sensazione di aver nuovamente fallito l’obiettivo dichiarato, il ritorno al calcio che conta, con la promozione in Serie B che dovrebbe essere la minima categoria per un club di tale tradizione.
Dalla scudetto 2006, la foto del Monza sul tetto d’ Italia si è sgretolata via via, anno dopo anno, di scelta in scelta. Dallo scudetto alla super coppa, l’ addio a Nazarena Grilli, che ha invece continuato a vincere in giro per l’ Italia e l’ addio ad un gruppo di calciatrici formidabili che erano tutto fuorchè bollite, poiché molti dei nomi di quello scudetto,sono ancora concretamente attive e sempre protagoniste di stagioni vincenti e memorabili.
Dopo anni silenti, la retrocessione in A2, e la quasi retrocessione successiva con il record negativo di Liliana Paggi di soli 21 punti in una stagione, poi una nuova luce si è accesa sullo stadio Sada.
Il contratto a Mister Antonio Cincotta aveva improvvisamente riposizionato la Fiammamonza verso una direzione diametralmente opposta, successi, record, gioco e grande seguito mediatico, ed una promozione rocambolesca e inaspettata in Serie A con una squadra priva di stelle insostituibili.
Da li la nuova disfatta, con Cincotta, un po’ come la Grilli, a raccogliere successi tra Italia e Stati Uniti, e la Fiammamonza con un pugno di mosche in mano, poichè la stagione in Serie A guidata da Davide Erba alla presidenza e allenata da Patrizio Sala , termina con la retrocessione dalla Serie A, e la scomparsa anche dalla Serie B.
Una nuova ripartenza sembrava aver dato una nuova linfa al sodalizio oggi diretto da Gaetano Galbiati, in partnership con la Juvenilia, ma qualcosa, nuovamente è stato mal programmato.
La nuova giovanissima Fiammamonza è stata disegnata sulle prestazioni di sole due pedine, senza alcun ricambio di egual valore, le emergenti ma inesperte Sofia Cantore e Benedetta Glionna. E’ così quando le due attaccanti o per problemi fisici, o per assenze da nazionale giovanili, erano assenti, la Fiammamonza perdeva completamente la sua identità e non sapeva fare senza. Un problema, quello delle assenze per nazionali, che vede coinvolto ogni club che disponga di talenti in erba ( la Res roma è la squadra che fornisce più Under 17), motivo per cui, la costruzione di una rosa pregna di atlete da nazionale giovanili, richiede scelte equilibrate e reparti allargati per ovviare le fasi di assenza, cosa che ben sanno i dirigenti esperti e preparati della Fiammamonza.
E’ successo già lo scorso anno quando è bastata l’ assenza di una delle due (Glionna) a cedere contro il solido  Milan Ladies, oggi già salvo in Serie B, e quest’ anno, ancora nel prevedibile periodo di assenza per l’ Elite Round Under 17, la squadra della Mister Ballstrup, ha perso la vetta, e dista oggi ben 8 punti dalla Riozzese.
Se non ci sarà un tracollo della Riozzese, il club brianzolo avrà nuovamente mancato la promozione, e dovrà riprogrammare il suo futuro leccando le proprie ferite. Riuscirà la Fiamamonza ad offrire a Cantore e Glionna una squadra che non dipenda dalla loro presenza, ma che abbia anche ragazze dello stesso valore con cui le due Under 17 possano confrontarsi? Riuscirà la dirigenza a continuare la sua storia nello stadio Sada, in equipe con la Juvenilia? Verrà confermata la Balstrup, tecnico di grande tenacia e competenza, o verrà fatta prematuramente da parte, rievocando le storie dei tecnici Cincotta e Grilli?
Un club storico come la Fiammamonza, con una struttura sportiva che nessun’ altro club in Italia sembra avere ( lo storico stadio Sada), è bello che prima o poi, festeggi sul campo, un nuovo successo sportivo.

Il Ligorna Calcio Femminile torna in Serie B

E’ durato un solo anno il “purgatorio” in Serie C per il Ligorna che grazie alla vittoria molto rotonda conquistata contro lo Spezia Calcio può brindare a champagne per la promozione al prossimo campionato di Serie B. Il Vado batte il Cisano Calcio e consolida la seconda piazza, mentre il Vecchio Levanto si aggiudica il match contro la Lavagnese. Ha osservato il turno di riposo il Matuziana Sanremo.

Il Ligorna è campione- Dura un solo anno per il Ligorna il purgatorio della serie C regionale: dopo la parentesi della sconfitta contro il Vado a cui vanno i complimenti per essere stata l’unica squadra ad aver costretto alla resa le ragazze di mister Mara Morin in testa dalla prima giornata, al secondo match ball le genovesi non falliscono e archiviano la pratica serie B con una giornata di anticipo visto il turno di riposo del Vado all’ultima giornata domenica prossima. La matematica certezza arriva grazie alla netta vittoria conquistata contro lo Spezia Calcio, fanalino di coda del campionato, grazie alle rete doppiette realizzate da Di Biasi e Simosis, alle singole di Fallico e Bettalli e soprattutto alla tripletta di Profumo, capocannoniere del campionato con 19 centri stagionali.

La tripletta di Galliano certifica la seconda posizione per il Vado- Le rossoblu di Fracchia chiudono il proprio campionato con un positivo secondo posto e lo fanno grazie alla bella ed importante vittoria conquistata sul campo del Cisano Calcio. Dopo aver chiuso la prima frazione a reti inviolate, nella ripresa sale in cattedra l’attaccante rossoblu Galliano che realizza una personale tripletta, portandosi cosi al secondo posto della classifica dei marcatori con dieci centri stagionali. A segno anche Cerruti per il definitivo 4-0.

Il Vecchio Levanto blinda il terzo posto- Fa festa il Vecchio Levanto per la vittoria conquistata contro la giovane Lavagnese che mette il timbro finale sul miglior piazzamento storico della società rivierasca. Le ragazze del duo Minoliti-Librandi conquistano la vittoria grazie alla punizione di Canepa che non lascia scampo all’estremo difensore bianconero Audano per il definitivo 1-0.

Risultati 13esima giornata
Vecchio Levanto – Lavagnese 1-0
Ligorna – Spezia Calcio 10-0
Cisano Calcio – Vado 0-4
Ha riposato il Matuziana Sanremo

Classifica
Ligorna 30
Vado 27
Vecchio Levanto 24
Lavagnese 18
Matuziana Sanremo 9
Cisano Calcio 6
Spezia Calcio 3

Bastan Football Club vs soldatesse italiane: una partita per la libertà

Può essere il calcio ambasciatore di un messaggio di pace, libertà, diritti umani? In una terra, l’Afghanistan, dove essere donne significa dover lottare ogni singolo giorno per conquistarsi questi diritti, così apparentemente scontati, mettere degli scarpini ai piedi ed inseguire un pallone su un rettangolo verde può essere un grande messaggio, un grido di libertà.
Ecco, dunque, il profondo significato che può assumere una semplice partita di calcio, organizzata a Camp Arena, sede della base italiana a Herat: da una parte, una selezione di soldatesse del contingente italiano, guidate dalla capitana Vincenza Versace; dall’altra, le donne del Bastan Football Club. Così, per 90 minuti, sono scomparse tutte le differenze, e davanti agli occhi di un pubblico festante vi sono state solamente delle donne ad inseguire un pallone rotondo. Le afghane, sotto il velo e le calzamaglie, nascondono tecnica da vendere, tanto che alla fine, seppure ai rigori, sono loro a spuntarla. E la gioia contagia tutti, per una vittoria che va al di là del risultato del campo.
“E’ stata una giornata bellissima, – spiega ad AdnKronos il tenente colonnello Angelo Vesto, portavoce del contingente militare italiano in Afghanistan – di abbracci e gioia tra le giocatrici. Tutto si è svolto di fronte a un pubblico anch’esso entusiasta. Erano presenti anche le autorità locali. Il Bastan Football Club, che milita nei campionati locali, è solo una delle squadre di calcio femminili qui presenti: perfino il calcio in rosa sta cominciando a rientrare nella normalità…”
Già, perché in Afghanistan si sta facendo tanto per i diritti, in particolare quelli delle donne. “Nel giorno del capodanno afghano, il 21 marzo, è venuta alla nostra base Naheed Farid. Ha raccontato che da ragazzina, quattordici anni fa, le era del tutto proibito uscire da casa ad Herat. Andare a scuola, neanche a parlarne. Oggi è una donna del Parlamento. Alcune donne, dopo corsi di formazione professionale, oggi sono parrucchiere, estetiste e sarte. Svolgono la loro attività a casa, ma lavorano”.
Non a caso, lo slogan pensato per la partita è stato ‘A Match for women’s rights … not just on March the 8th’. In Afghanistan c’è ancora molto da fare nel cammino per la libertà. Ma la strada tracciata, anche attraverso il calcio, è quella giusta.

Reggio Emilia festeggia una grande Italia: battuta l’Irlanda del Nord

Bella, cinica, coraggiosa: è l’Italia che allo stadio “Città del Tricolore” di Reggio Emilia, davanti a oltre mille spettatori, conquista una preziosa vittoria (3-1) contro l’Irlanda del Nord in una gara valida per le qualificazioni europee. Festa sugli spalti per questa squadra che ha dimostrato carattere, bel gioco e che, soprattutto, ci ha creduto fino in fondo. Dopo aver fallito diverse occasioni nel primo tempo, le Azzurre hanno subito al 18’ della ripresa il vantaggio delle avversarie, ma non si sono date per vinte e in poco più di venti minuti, tra il 27’ e il 48’ hanno messo a segno tre reti con Sabatino, Mauro e Stracchi, senza contare i tre pali colpiti.

E’ stata insomma la vittoria di un gruppo unito, capace di superare qualsiasi tipo di avversità. Italia subito intraprendente. Reduci dalla sconfitta di misura in casa della Svizzera, le Azzurre scendono in campo decise a riscattarsi con determinazione e personalità. Un palo colpito al 24’ da Rosucci e diverse occasioni da rete fallite di un soffio, questo il bilancio del primo tempo. Al 10’ una conclusione di Bonansea dai 30 metri chiama l’estremo difensore britannico alla deviazione in angolo: al 14’ Stracchi dal limite conclude alto; al 39’Parisi in acrobazia manda fuori di poco e ancora al 41’ Stracchi dall’altezza del dischetto mette a lato.
Stessa musica nella ripresa. Italia padrona del campo, Irlanda del Nord chiusa in difesa e pronta a giocare di rimessa. Ma la fortuna non gioca dalla parte delle Azzurre: netta l’occasione da gol capitata a Bonansea che, davanti alla porta, non riesce ad approfittare di un liscio difensivo. Al 17’ ci si mette il palo a negare il vantaggio ad un colpo di testa ancora di Bonansea. E, nel momento migliore dell’Italia, arriva la beffa: rapido cambio di fronte, britanniche in contropiede con Magill che sfrutta una incomprensione della retroguardia azzurra e porta in vantaggio la sua squadra.
Incassato il colpo, Cabrini tenta la carta Sabatino al posto di Rosucci. Mossa indovinata: è proprio lei, Daniela Sabatino a pareggiare il conto al 27’: in anticipo sul primo palo, l’azzurra – al quattordicesimo gol con la maglia della Nazionale – devia in rete di destro un cross teso dal fondo di Guagni.
Le Azzurre ci credono e insistono con caparbietà e cuore, sfidando anche la sfortuna. Al 41’ arriva il vantaggio con Ilaria Mauro che, sotto porta, sfrutta un rimpallo su un pallone non trattenuto dal portiere avversario. Sul 2-1 l’Italia colpisce anche il terzo palo con Bonansea, complice una leggera deviazione di piede dell’estremo difensore britannico.
Bella la squadra di Cabrini nel finale di gara. A compimento di una grande prestazione, non poteva mancare la terza rete, un piccolo capolavoro di Stracchi che, su una rimessa di Guagni, si coordina in maniera perfetta e al volo infila con il collo esterno realizzando la sua prima rete in azzurro.
“Una bella vittoria – è stato il commento di Cabrini a fine gara – anche se siamo stati un po’ leggeri in fase conclusiva: abbiamo avuto tante occasioni da rete e non siamo riusciti a concretizzare. Per fortuna ottima è stata la reazione dopo il gol delle nostre avversarie, quando si incontrano squadra come l’Irlanda del Nord che si chiudono molto bene, diventa difficile segnare. E noi potevamo chiudere già il primo tempo in vantaggio”.

Quella di oggi è stata una sorta di prologo ad un altro importantissimo appuntamento per il calcio femminile e per la città di Reggio Emilia. Il 26 maggio infatti lo Stadio ‘Città del Tricolore’ ospiterà la finale della UEFA Champions League: la gara e tutte le iniziative collegate sono state presentate in mattinata nel corso di un incontro con circa 500 studenti dell’Istituto comprensivo ‘JF.Kennedy’ a cui hanno preso parte il Capo delegazione della Nazionale Femminile Barbara Facchetti e il Responsabile organizzativo delle Nazionali azzurre Giorgio Bottaro.

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Classifica: Svizzera 15 punti, ITALIA 9, Repubblica Ceca e Irlanda del Nord 3, Georgia 0

12 aprile – ITALIA-Irlanda del Nord 3-1
7 giugno – Georgia-ITALIA
16 settembre – Irlanda del Nord-ITALIA
20 settembre – ITALIA-Repubblica Ceca

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