Il Lumezzane vede il secondo posto della Serie B, grazie al successo maturato venerdì scorso sul campo del Cesena che ha permesso alle rossoblù di allungare proprio sulle cesenati di cinque lunghezze.
Le valgobbine si stanno allenando al centro sportivo di Castenedolo, quartier generale del club lumezzanese, in vista delle due partite conclusive del campionato contro Venezia in programma domenica alle 15 al «Saleri» e l’ultima fuori casa nel prossimo fine settimana contro il Verona: nell’attesa abbiamo intervistato Nicoletta Mazza, allenatrice del Lumezzane dal 2022.
Nicoletta sei quattro stagioni alla guida del Lumezzane, di cui le ultime tre esaltanti. Quale il segreto di questa società che tanto sta ottenendo dentro e fuori dal campo?
«Tutte e quattro lo sono state a modo loro. Sicuramente, ci sono figure chiave come il presidente Andrea Caracciolo, il direttore sportivo Diego Rossi e il team manager Roberto Antonini rappresentano il vero zoccolo duro della società. Il confronto continuo, la fiducia totale e la passione che si mette ogni giorno a disposizione del progetto creano una sinergia totale, che ci unisce verso un unico obiettivo».
L’importanza di lavorare in un centro sportivo come Castenedolo quanto è fondamentale nel sentirsi parte di un progetto serio e per i risultati sul campo?
«Poter lavorare quotidianamente presso il centro sportivo di Castenedolo è un valore aggiunto inestimabile. L’accesso alle stesse strutture d’eccellenza utilizzate dai nostri colleghi del settore maschile professionistico ci pone nelle condizioni ideali per operare. Questa parità di trattamento ci permette di svolgere la nostra attività con la massima serenità e con standard qualitativi di alto livello».
Il rapporto con il direttore Diego Rossi, che dal suo arrivo ha impresso una programmazione importante, com’è strutturato?
«Il rapporto con il direttore sportivo Diego Rossi si è fondato, fin dal principio, su una profonda stima reciproca e su una fiducia incondizionata. Operiamo nella certezza che entrambi daremo il massimo per il nostro obiettivo comune, unendo alla dedizione una costante ricerca della qualità del lavoro ed una smisurata voglia di vincere. Il nostro è un confronto quotidiano fatto di telefonate, scambi di vedute e una visione condivisa che ci permette di remare sempre nella stessa direzione. Per me è una figura di estrema importanza».
Siamo quasi alle battute conclusive del campionato e il Lumezzane ha messo un’ipoteca sul secondo posto, confermando le aspettative di inizio stagione.
«Mi fa piacere pensare che le aspettative fossero alte, ma nel nostro campionato non c’è nulla di scontato. Soddisfare i pronostici non è cosa automatica: è il risultato di una disciplina quotidiana. Si pensa che raggiungere l’obiettivo prefissato sia la “normalità”, ma la verità è che mantenere alto il livello di pressione e costanza ogni singolo giorno è l’impresa più difficile di tutte. Per il secondo posto ci manca ancora un piccolo passo».
E questo risultato è stato quasi centrato grazie al cinque a due arrivato in casa del Cesena nello scontro diretto. Si può dire che questi tre punti sono stati più che meritati?
«Si, si può dire. La cosa importante è che non è stata solo una questione di gambe o di tattica, ma di tenuta mentale. Siamo state lucide nel leggere i momenti della gara: abbiamo accettato di soffrire e compattarci in fase difensiva, per poi colpire con ferocia nelle ripartenze. Quando riesci ad unire lo spirito di sacrificio alla qualità delle scelte, i risultati spesso sono una conseguenza naturale».
Analizzando i punti, il Lume lo scorso anno ne ha ottenuto cinquantuno quando la B era a sedici squadre, mentre quest’anno ne ha fatti cinquantadue col campionato a quattordici formazioni e con ancora due gare da giocare. Segno che la squadra, grazie anche al mercato estivo ed invernale, è migliorata tantissimo.
«Siamo state brave a trasformare dei nuovi acquisti di qualità in un collettivo solido e di questo ringrazio di cuore tutto lo staff e in particolare i miei collaboratori Castellani e Freddi. Il mercato ci ha dato strumenti più potenti, ma è stato il lavoro quotidiano a permetterci di integrare queste giocatrici nei nostri meccanismi e nella nostra cultura del lavoro. Abbiamo trovato il giusto equilibrio tra l’entusiasmo delle nuove e l’esperienza del “vecchio blocco”, rispondendo sul campo a ciò che la società si aspettava da noi».

E se aggiungiamo altri dati che certificano questa stagione, ovvero che il Lume è terzo come miglior attacco con quarantasei gol e seconda miglior difesa con ventun reti subite, il quadro lo si può ritenere completo.
«È stata una stagione di spessore assoluto. Sapevamo che le gare richiedevano un’umiltà feroce in fase di non possesso e una reattività immediata nelle decisioni con la palla. Vedere le ragazze sacrificarsi l’una per l’altra, senza perdere mai la bussola tattica, è la conferma che questa squadra ha una consapevolezza importante. Abbiamo fatto esattamente ciò che serviva e siamo cresciute come singole e soprattutto come squadra».
Però c’è anche una domanda che sorge spontanea: questa squadra poteva osare un po’ di più, ossia provare anche a vincere il campionato?
«È ovvio che, guardando indietro, si pensi a quei punti lasciati per strada che avrebbero potuto cambiare la classifica, ma quei momenti fanno parte del percorso di crescita. Non dobbiamo commettere l’errore di sminuire un risultato straordinario col senno del poi, anche perché certi punti persi ci hanno dato tanto dal punto di vista della crescita e dell’unione. Io preferisco guardare alla solidità che abbiamo costruito: abbiamo integrato forze nuove, creato un’identità forte e risposto alle ambizioni della società. Siamo arrivati vicini alla vetta e considerarlo un rimpianto sarebbe ingeneroso verso un gruppo che ha dato l’anima».
Adesso ci sono le ultime sfide contro avversarie come Venezia e Verona che sono in lotta per non retrocedere, ma l’obiettivo è chiudere la stagione facendo bottino pieno.
«Ci siamo guardate in faccia e siamo tutte d’accordo nel dire che proveremo a fare pieno bottino dando minutaggio anche a chi ha potuto esprimersi meno. Riuscire a fare altri sei punti sarebbe motivo di grande orgoglio per me».
Qual è la squadra di Serie B che ti ha colpito più di tutte in questa stagione?
«Sarò banale ma il Como. Giocatrici forti, vittorie quasi mai messe in discussione, pochissimi punti lasciati qua e là. Vincere con la squadra più forte è sicuramente più probabile, ma far convivere tante personalità forti è tutt’altro che un lavoro secondario».
Tuttavia, non possiamo affrontare anche il tema del format di quest’anno, dove solo una squadra poteva andare in A.
«È vero che l’attuale format del campionato risponde all’esigenza di garantire un elevato equilibrio competitivo nella Serie A, ma non si può ignorare come poi, nei fatti, questo sia fortemente penalizzante. Limita sensibilmente sia i margini di crescita dell’intero movimento che l’attrattività per potenziali investitori, frenando la programmazione a lungo termine delle società e bloccando un campionato che nella maggior parte dei casi a gennaio è già deciso».
Nel futuro prossimo cosa vedi e cosa vorresti?
«Il mio desiderio è vincere il campionato di Serie B ed in generale allenare in Serie A, con umiltà di chi sa di dover imparare sempre e l’ambizione di chi non vuole smettere di crescere».
La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia il Football Club Lumezzane e Nicoletta Mazza per la disponibilità.






