La Freedom è in una totale rivoluzione, ma può guardare comunque all’ultima stagione con grande affetto: il quinto posto è il miglior piazzamento ottenuto nella sua storia. La compagine piemontese, che rimarrà di sede ancora per un altro anno a Cuneo, ha figurato tra le sue protagoniste la difenditrice Chiara Bianchi, divenuta in poco tempo una calciatrice essenziale sia sotto l’ala di Mister Vincenzo De Martino, sia sotto quella di Mister Michele Ardito, arrivato in corso d’opera. La giocatrice ha chiacchierato con la Redazione di Calcio Femminile Italiano per rilasciare un’intervista in esclusiva in vista di una nuova annata che si prospetta, a prescindere da tutto, di alto livello.
Bianchi ha mosso i primi passi nel mondo del calcio, diversamente da molte altre calciatrici, in via del tutto casuale, perché per lei è stato fin da subito una grandissima passione che non sapeva spiegarsi, ma che le dava linfa vitale: «L’ho scelto in maniera casuale, è stata soprattutto una passione. Giocavo con i miei amici al campetto quando ero davvero molto piccola, infatti non volevo neanche iscrivermi, ed è stato mio papà a farlo nella Società del mio paese, ovviamente di soli maschi. Anche il mio allenatore di quando ero piccola mi ha sempre fatto giocare, e anche il gruppo mi ha sempre voluto», ed è stato anche casuale, a suo dire, il suo approccio al mondo del professionismo, casualità che adesso si coccola come un tesoro prezioso: «Anche a livello di professione è stato tutto un caso, non è stata una cosa ricercata. Ad oggi me la tengo molto stretta, ma è nata per caso.»
Scegliere il calcio ha comportato una serie di sacrifici. La prima realtà che ha visto mutare davanti ai propri occhi l’ha portata dal campetto di casa con gli amichetti a un gruppo del tutto al femminile con dinamiche diametralmente opposte in cui non ha comunque faticato a inserirsi. Gli ostacoli sono stati numerosi, ma le persone a lei care le sono sempre state accanto e hanno infatti incentivato il suo amore per questo sport: «Ho avuto difficoltà a lasciare i miei amichetti per arrivare a un gruppo completamente nuovo di ragazze, perché sapevo sarebbe stata una cosa del tutto diversa, non a livello calcistico quanto a livello di gruppo, ed ero un po’ titubante, invece questa mia paura è stata tranquillamente smontata dopo pochi giorni. Altri ostacoli sono legati all’organizzazione, ovvero che devi sempre affidarti ai tuoi genitori, però devo dire che su questo sono sempre stati molto disponibili e non mi hanno mai fatto pesare questa mia passione. Un’altra difficoltà era fare le cose di fretta quando andavo a scuola.»
La numero 3 della Freedom non è una novellina in Serie B: la sua penultima stagione l’ha trascorsa al Pavia Academy, sei mesi durante i quali è riuscita a ritrovare una passione e un amore che si stavano sbiadendo con il passare del tempo. In carriera ha vestito anche le maglie del Como Women e del Chievo, tutte esperienze che hanno arricchito il suo bagaglio personale: «Ognuna di queste esperienze mi ha portato qualcosa di positivo e mi ha arricchito sia a livello personale, sia a livello di calciatrice. A livello personale essere in gruppi con tante ragazze, soprattutto molto più grandi di me e con bagagli di esperienza a livello calcistico e umano molto ampi, ha sempre aiutato e contribuito a questa mia crescita personale», e Bianchi è cresciuta molto negli ultimi anni grazie all’accostamento costante alle Prime Squadre, grazie alle quali ha dovuto relazionarsi con realtà e giocatrici dalle storie, dalle vite, dai racconti differenti: «Quando sono entrata nelle Prime Squadre mi sono relazionata con calciatrici straniere e con italiane, di diverse culture, con diverse abitudini, e quindi a livello di conoscenza personale è stato molto bello conoscere questo lato.»
L’arricchimento di Bianchi è avvenuto anche a livello caratteriale. Far parte di una squadra e allontanarsi da casa mettono alla prova, e mettendosi alla prova la calciatrice ha trovato una positività e una determinazione che porta ancora con sé e l’hanno formata: «Anche a livello caratteriale questo mi ha aiutato molto: andare a vivere fuori casa non è sempre facile, anche affrontare quei periodi difficili in cui non si gioca e si è in un ambiente che non è comfort ti contribuisce a rimanere sempre positivo, e a capire che anche quando le cose non vanno il tuo momento arriverà e di rimanere sempre concentrate sul proprio obiettivo.»
La calciatrice ricorda il suo esordio con la Prima Squadra con il sorriso, benché sul momento sia stato un episodio tragicomico: «Il mio esordio in Prima Squadra è stato “divertente”, se ci penso adesso mi fa ridere, ma in quel momento ero un po’ disperata: eravamo a Perugia, avevo diciassette anni e stavamo vincendo 3 a 0, quindi il Mister mi ha fatto entrare per gli ultimi dieci minuti. Eravamo tutte contente, ma alla fine della partita ci siamo rese conto che il mio cambio era stato il sesto, è stato un errore di distrazione, e quindi la partita è stata persa a tavolino.»
«La Società è nata da pochi anni, aveva molto margine di crescita, e vedevo che voleva fare sempre meglio; è anche un ambiente dove una giocatrice giovane può crescere e lavorare con serenità, perché non ti viene imposto di vincere sempre, ti viene imposto di fare il meglio che puoi fare, e quindi scendi in campo serena e con la mente libera», le motivazioni che hanno guidato Bianchi verso la Freedom si racchiudono soprattutto nella parola “tranquillità”, perché la Società e il gruppo squadra hanno approcciato la stagione e tutto il cammino senza calcare troppo la mano sul bisogno di raggiungere obiettivi impossibili, e alla calciatrice serviva soprattutto avere l’occasione di scendere in campo e trovare un ambiente che riponesse in lei grande fiducia, cosa che è poi successa ed è stata ampiamente ricambiata dalle sue prestazioni: «Per me era molto importante trovare un posto che mi desse fiducia e che mi permettesse di confrontarmi con il campionato di Serie B con tranquillità, e penso di aver trovato il posto giusto.»
La stagione della Freedom, coronata da un già citato quinto posto che è storico a livello societario, ha un bilancio positivo che deriva da un percorso costante e di crescita: «A livello di bilancio finale, devo dire che sicuramente è positivo, perché come squadra abbiamo raggiunto un risultato importante, a livello societario è il miglior risultato che hanno ottenuto, ed è sicuramente superiore alle aspettative iniziali, perché nessuno se l’aspettava, e forse neanche noi, però è la dimostrazione che abbiamo avuto compattezza nei momenti difficili anche a livello di gruppo e siamo riuscite a portare a termine quello dove volevamo arrivare, era quello che ci meritavamo. Con il passare del tempo abbiamo preso sempre più consapevolezza.»
25 le presenze stagionali di Bianchi, due i pesantissimi gol da lei segnati con la maglia biancoblù, poiché decisivi per fare bottino di punti. La calciatrice ricorda bene il primo gol per la compagine cuneese, avvenuto in occasione del faccia a faccia contro la RES Donna Roma, una delle formazioni più ostiche ed esperte da affrontare «Il primo gol contro la RES è stata emozionante, da difensore non capita tutti i giorni di segnare e farlo in un momento così decisivo è stato come una liberazione, soprattutto contro una squadra come la RES, ostica e difficile da affrontare. Contribuire al risultato in questo modo mi ha reso molto felice e soddisfatta, e ricordo che l’esultanza è stata un urlo di liberazione, mi ha fatto molto piacere», e la giocatrice si è dimostrata “la giocatrice giusta al momento giusto” anche contro il Frosinone: «Anche il secondo gol è stato molto importante, perché era in una partita in cui serviva una vittoria ed era giusto ottenerla, e mi ha fatto piacere aiutare la squadra a raggiungere quest’obiettivo.»
Un ricordo in particolare dell’ultimo torneo di Serie B riguarda la partita casalinga contro il Como, la squadra che si è poi aggiudicata la Serie A e che a Cuneo non è riuscita a strappare più di un punto a un gruppo galvanizzato e che, nonostante il cambio allenatore avvenuto in quella stessa settimana, ha saputo giocare il proprio gioco e mancare di un soffio il massimo bottino: «La partita più importante è stata quella contro il Como, abbiamo avuto il cambio allenatore e c’era un po’ più di tensione e di difficoltà da affrontare iniziali. Quando però siamo scese in campo ho visto la squadra puntare all’obiettivo, volevamo fare il meglio possibile e ottenere il meglio che potevamo avere. Abbiamo tenuto testa a una squadra che ha vinto il campionato e ha vinto la Serie A.»
Bianchi ricorda vividamente il suo periodo al Pavia Academy e, nello specifico, il primo match con quella maglia, che ha rappresentato per lei un punto di svolta e una rinascita calcistica dopo un periodo difficile e caratterizzato dalla lontananza dal rettangolo verde nelle vesti di protagonista. Da lì in poi, invece, il suo rapporto con il calcio è tornato a essere quello di un tempo: «Una partita che mi ricordo, non tanto per il risultato, ma perché è stata la mia prima partita dopo un periodo abbastanza lungo, è la mia prima con il Pavia Academy: avevo avuto poco spazio e stavo spesso in panchina prima del cambio di Società, lì mi è tornata quella voglia di mettermi in gioco, di amare questo sport e di ritrovare la gioia che avevo un po’ perso per strada. Per me è stata una ripartenza che mi ha dato motivazione e consapevolezza. Anche a livello personale era la partita che mi serviva, e da lì è andato tutto per il meglio.»
Un amore che è cominciato fin da piccola e che non l’ha mai abbandonata vede il ruolo della difenditrice. La numero 3 biancoblù ha anche provato a cambiare e a spostarsi a centrocampo, ma non si vede in nessun altro ruolo che non sia quello che copre attualmente, perché è solo da difenditrice che riesce a vedere il campo da un’altra prospettiva: «Quando ero piccola mi è stato assegnato questo ruolo dal mio allenatore, e mi è sempre piaciuto. Crescendo mi sono spostata a centrocampo, però è sempre stato un centrocampo difensivo e mai di attacco, perché mi piace gestire, dettare le giocate, e quindi è sempre stato un ruolo che mi piaceva perché vedo la squadra da un punto di vista diverso e posso gestirla, perché nei momenti di difficoltà dietro aiuti la squadra, e quindi è sempre stato il ruolo che mi piace di più fare.»
Come in ogni annata di alto livello che si rispetti, il punto di forza è la squadra. La Freedom è riuscita a compattarsi e a diventare ancora più forte soprattutto nella seconda parte di stagione, gestita meglio e con una crescita sotto gli occhi di tutti: «Il punto di forza è stata la squadra, perché in campo siamo sempre riuscite, soprattutto nell’ultima parte del campionato, a rubare punti alle squadre sopra di noi, a resistere alle difficoltà che incontravamo, perché ci univamo e cercavamo di trovare una soluzione insieme per trovare la via più funzionale al nostro obiettivo. Il cambio allenatore poteva rappresentare un problema, ma la squadra l’ha gestito molto bene e non abbiamo avuto difficoltà, abbiamo mantenuto l’equilibrio e la serenità.»
Il percorso a due volti della squadra piemontese, partita piuttosto male e arrivata all’ultima corsa verso il finale di stagione con una consapevolezza maggiore nei propri mezzi, non ha mai visto un vero e proprio momento di realizzazione da parte delle ragazze, che hanno però creduto fino all’ultimo triplice fischio di poter raggiungere l’impensabile nell’ultima occasione disponibile, ovvero all’ultima giornata di campionato: «Non c’è stato un momento di realizzazione, è sempre stata una cosa che dentro di noi sapevamo di poter raggiungere, perché a livello di mezzi sapevamo di essere una squadra forte, non ci facciamo battere da nessuno. Penso che sia stato inaspettato, ma meritato, perché dal lavoro che ci abbiamo messo da inizio anno e per tutte le difficoltà che abbiamo incontrato nessuna nel nostro gruppo, a partire dalla più giovane, ha sempre contribuito a quello che volevamo raggiungere. Ci abbiamo creduto fino alla fine, e il sorpasso è poi arrivato all’ultima giornata.»
Bianchi si augura di proseguire lungo la strada che ha imboccato e che le sta dando tantissimi margini di crescita. La calciatrice vuole continuare a raggiungere traguardi alzando sempre di più l’asticella con il sogno e la speranza di potersi mettere in gioco in categorie superiori, nonché quello di indossare nuovamente la maglia della Nazionale: «Mi auguro di continuare a crescere giorno per giorno e di diventare una calciatrice sempre più completa, di avere dentro l’ambizione e di restare concentrata sul lavoro quotidiano, perché i traguardi arrivano tramite la continuità. Sogno di arrivare il più in alto possibile, perché non mi pongo limiti, e mi piacerebbe anche tornare a confrontarmi con delle categorie superiori e a indossare la maglia della Nazionale, che è una maglia speciale, rappresenta il tuo Paese ed è sempre molto importante», perché è con la maglia azzurra che si provano emozioni indescrivibili e si è insignite di una grandissima responsabilità, nonché di un grandissimo onore: «Ho giocato con la Nazionale U19, ero piccolina; abbiamo partecipato alle Qualificazioni agli Europei, che però non sono andate a buon fine. Abbiamo partecipato a qualche partita, è un ambiente totalmente diverso in cui ti senti parte del tuo Paese, lo stai rappresentando, ce l’hai sulla maglia e quando parte l’inno capisci che è tutto quello che tutti vorrebbero raggiungere.»
Se la giocatrice guarda indietro, vede già tantissimi traguardi raggiunti e sogni realizzati, ma non vuole comunque porsi limiti facendo leva su una consapevolezza sempre crescente nelle proprie potenzialità: «Sono già riuscita a esordire in Serie A quando ero molto piccola, arrivare a giocare con una Prima Squadra è sempre una grande emozioni. Sono traguardi che, quando avevo iniziato, non erano neanche nel mio cervello, non ci pensavo neanche. Con la consapevolezza che ho ad oggi, mi spingo a volere sempre di più, vorrei sempre migliorarmi e ottenere il massimo che posso in questo mondo che sta crescendo.»
Si ringraziano Chiara Bianchi, l’addetto stampa Edward Pellegrino e la Freedom Calcio Femminile per il tempo e la fiducia.






