Il Como è tornato nuovamente al successo, vincendo in casa per 2-0 sul Cesena. Le lariane si sono imposte grazie alla doppietta di Greta Di Luzio, attaccante classe ’99 e da febbraio veste la maglia biancazzurra. La nostra Redazione ha intervistato Greta coi nostri microfoni.

Greta perché hai scelto l’attacco?
«In realtà mi piace fare gol, perché è la base per essere un’attaccante. Mi piace molto lanciarmi negli spazi ed attaccare la profondità, e ho anche il fisico da prima punta. Mi piace giocare e muovermi negli spazi».

Qual è al momento il gol più bello che hai realizzato?
«Il gol più bello che ho realizzato è stato quello che ho fatto l’anno scorso al San Marino contro la Roma Calcio Femminile: sono andata a prendere palla nel cerchio di centrocampo, poi l’ho portata fino alla tre quarti e di sinistro l’ho messa in porta».

Cosa ti ha portato a giocare a calcio?
«Non sono stata io che ho scelto il calcio, ma è una cosa che mi è nata fin da piccola. Non volevo giocare con le bambole, ma con la palla».

La tua storia con il pallone ha avuto un forte legame col Milan Ladies: cosa ti ha lasciato?
«Il Milan Ladies è stata la prima squadra con cui ho giocato, perché prima ho giocato con il gruppo dell’oratorio, visto che mia mamma era restia a mandarmi a giocare a calcio per via delle paure dell’ambiente e del pallone come “sport maschile”. Sono arrivata al Milan Ladies a dieci anni e ho lasciato a vent’anni. Ho fatto tutta la trafila dalle giovanili alla Prima Squadra. Rimarrà nel mio cuore perché da lì è partito tutto».

Per due anni sei stata al San Marino, dove hai provato l’ebbrezza di giocare in Serie A.
«Volevo fare un’esperienza fuori da casa mia, e a San Marino ho trovato un’ambiente che mia ha permesso di crescere personalmente e calcisticamente. Nel primo anno siamo partite per salvarci, ma passo dopo passo volevamo la promozione in Serie A, che per me è stato il coronamento di un sogno. Voglio ringraziare il Direttore Sportivo Ivan Zannoni, perché è merito suo se mi ha reso la giocatrice che sono e che mi ha permesso di giocare con loro in massima serie».

A febbraio passi al Como: cosa ti ha portato a giocare lì?
«A San Marino avevo poco spazio, quindi avevo bisogno di giocare. Sentivo la mancanza del campo. Quando il Como mi ha contattato ho subito pensato ad avvicinarmi a casa, la mia famiglia e proseguire la mia carriera universitaria. Questa società ha basi forti, obiettivi precisi e mezzi pe raggiungerli. Ho trovato un bel progetto e ho deciso di sposarlo».

Domenica hai deciso la sfida col Cesena, e lo hai fatto mettendo a segno una doppietta: che sensazioni hai provato?
«Belle per tanti motivi: primo perché ho trovato il gol dopo due mesi, e quindi è stato gratificante, secondo per il fatto di come li ho realizzati, il terzo per la squadra, perché stavamo affrontando un periodo di sofferenza, e questo successo ci ha ridato fiducia».

Questo successo ha dato morale alla tua squadra, ma la promozione in Serie A sembra ormai compromessa.
«Penso che bisogna sempre lottare fino all’ultimo. Sicuramente sarà difficile perché non dipende più solo da noi ma dagli altri risultati, soprattutto per questa Serie B dove non c’è nulla di scontato. Se vinciamo tutte le partite possiamo andare ancora in Serie A».

Tra qualche giorno affronterete la capolista Pomigliano: secondo te cosa dovrete fare attenzione?
«Loro sono una squadra aggressiva e furba. Giocano in casa loro e sfrutteranno questo fattore al massimo. Puntano a rompere il gioco dell’avversario. Non dovremo farci innervosire, impaurirci e smettere di giocare, e a non cadere nel loro gioco».

Cosa manca al calcio femminile italiano per essere grande?
«Più che cosa manca mi piacerebbe sottolineare quello che è stato fatto, perché il progresso in questi anni è diventato grande. Secondo me bisogna aumentare la visibilità, che è necessaria per far notare il nostro movimento, incoraggiare le società a far crescere i settori giovanili, e poi il passaggio al professionismo darà uno sprint in più al calcio femminile italiano ed avvicinarci al livello dei paesi europei».

Che persona sei fuori dal rettangolo di gioco?
«Sono una persona abbastanza introversa e mi piace scegliere le persone con cui aprirmi. Studio all’Università e sono legata molto alla mia famiglia. Amo lo sport in generale».

Cosa ti aspetta il futuro?
«Sono una che non fa troppi programmi, li faccio giorno per giorno. Ho due grandi sogni: diventare una calciatrice a tutti gli effetti e di giocare in Nazionale».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia il Como Women e Greta Di Luzio per la disponibilità.

Photo Credit: Como Women

Elia Soregaroli
Nato il 12 luglio del 1988 a Cremona, Elia ha sempre avuto una grande passione per il mondo del giornalismo, in particolar modo a quello sportivo. Ha due esperienze lavorative in questo settore, IamCalcio e ManerbioWeek, un workshop con l'emittente televisiva Sportitalia, e uno stage curricolare con il Giornale di Brescia. Si avvicina al calcio femminile nel 2013 grazie ai risultati e al percorso del Brescia CF e da allora ha cominciato ad occuparsi anche del movimento in rosa.