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Matilde De Muri, Cesena: “Il calcio ti dà libertà. Qui al Cesena per mettermi alla prova, e sono soddisfatta!”

Photo Credit: Andrea Vegliò - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Secondo piazzamento in classifica e tanta voglia di crescere per il Cesena allenato da Mister Roberto Rossi, che tra le sue file conta una serie di giovanissime calciatrici provenienti da settori giovanili di squadre importanti alla ricerca del salto di qualità e dell’effettiva maturazione per raggiungere i palcoscenici di Serie A. Ci sono, però, alcune calciatrici che si sono messe in mostra in punta di piedi arrivando dalla Serie C, come Matilde De Muri, giunta in bianconero dal Real Vicenza e che oggi indossa con orgoglio i colori del Cavalluccio. L’attaccante è stata intervistata in esclusiva dalla Redazione di Calcio Femminile Italiano, con la quale ha intrattenuto una lunga chiacchierata.

Matilde De Muri arriva da un percorso nel calcio partito dai centri estivi e dai momenti liberi con il pallone tra i piedi, nonostante il suo primo impatto con il mondo dello sport abbia visto la pallavolo: «L’amore per il calcio c’è sempre stato in me, però l’interesse non l’ho mostrato subito. Ho fatto pallavolo dai sei ai dodici anni, ma nei momenti liberi giocavo sempre a calcio, ai centri estivi in estate giocavo con i maschi, o se andavo in giro e trovavo qualcuno che stava giocando mi mettevo a giocare anch’io, e poi ho iniziato, durante le partite di pallavolo, a fare dei recuperi del pallone con i piedi, o mi mettevo a palleggiare con il pallone da pallavolo. Dopo un po’ di tempo, ho avuto il coraggio di dire a mia mamma che volevo giocare a calcio, si era un po’ accorta che mi piaceva; mio papà, invece, era un po’ più titubante e diceva che era uno sport da maschi e che aveva paura che mi facessi male alle gambe», è stata poi la mamma della calciatrice la vera artefice di quanto è seguito«Alla fine ho convinto mia mamma, ho trovato la squadra di calcio e da lì è iniziato il mio amore. L’ho scelto perché fin da piccola mi è sempre piaciuto correre, e anche a scuola vincevo sempre le campestri. Mi è sempre piaciuto anche stare all’aria aperta, a pallavolo si gioca al chiuso dentro a una palestra e non si corre tanto, e del calcio mi piace quest’idea di libertà», e quest’idea di libertà, di correre a campo aperto, di non fermarsi mai finché non si è davanti alla portiera avversaria è il motore che porta la numero 21 del Cavalluccio a scendere in campo dando fondo a tutte le proprie energie per insaccare il pallone in rete.

La bianconera ha dapprima indossato la maglia del Vicenza per poi esordire con la Prima Squadra del Real Vicenza in Serie C, una categoria che, dopo l’Eccellenza, l’ha davvero aiutata a raggiungere livelli altissimi di consapevolezza nei propri mezzi e nel proprio gioco: «Con il sacrificio, l’impegno e il duro lavoro si può migliorare e raggiungere gli obiettivi che ci si pone, e si può salire di livello. Ho fatto le giovanili col Vicenza e poi col Real Vicenza ho fatto l’esperienza con la Prima Squadra, e comunque per arrivare lì ho lavorato tanto anche al di fuori degli allenamenti con la squadra: mi allenavo anche da sola, e quindi ho capito che con l’impegno e il duro lavoro si può arrivare dove si vuole», e i valori dell’impegno e del duro lavoro appresi grazie a questo sport sono stati in seguito accompagnati da altri, quali «il sacrificio e l’impegno per migliorare, il rispetto per le avversarie e le compagne, l’amicizia e lo spirito di squadra, perché nel calcio si deve collaborare anche con le compagne.»

L’attaccante ha in seguito sottolineato come la Serie C sia stato il suo primo banco di prova importante verso la percezione del proprio valore, che in Eccellenza era esploso, ma che in questa categoria si è sprigionato al massimo: «Mi è servita tanto la Serie C, dopo quest’esperienza sono maturata moltissimo sia a livello personale, sia calcistico, e mi è servita moltissimo per fare il passo decisivo verso la Prima Squadra. Prima sì, ho giocato in Eccellenza, ma il livello era basso, e in Serie C trovi invece ragazze con molta più esperienza, a diciotto anni puoi giocare anche con ragazze di trent’anni, e mi è servito molto per farmi le ossa», e questi miglioramenti si vedono nei match che la giocatrice disputa ora in serie cadetta, come se facesse parte dell’organico di categoria da anni e non fosse una “novellina” proveniente da tutt’altro campionato.

La Serie C, per quanto competitiva e complessa si sia rivelata, è comunque diversa dalla Serie B, e De Muri ha colto il salto di categoria nell’intensità che il rettangolo verde richiede di volta in volta, nonché dall’esperienza che molte avversarie hanno dimostrato di avere: «Differenti sono sicuramente il ritmo e il livello che c’è in Serie B sia parlando di allenamenti, sia durante le partite: si è in una categoria superiore e si sente, perché è tutto più intenso, e anche in Serie B trovi ragazze di molta esperienza che sono scese dalla Serie A, o comunque giovani promettenti, e il livello è molto, molto alto.»

La numero 21 bianconera ha già notato, dal proprio punto di vista, notevoli miglioramenti nella propria presenza sul campo di gioco. Mettersi alla prova in una categoria superiore e adattarsi a un nuovo ruolo per il bene della squadra le hanno fatto bene e le stanno fornendo ulteriori strumenti per diventare un’attaccante ancora più completa: «Rispetto allo scorso anno mi vedo migliorata dal punto di vista mentale: non avevo molta fiducia in me, quando sono arrivata qui ho dovuto avercela, perché all’inizio mi sentivo un po’ a disagio, visto che tutte le giovani che sono qui arrivano da Società professionistica e io ero l’unica che lo era. Con il passare del tempo, le mie compagne mi hanno aiutato e sono riuscita a integrarmi. Anche per quel che riguarda l’adattarsi a un ruolo che non è il mio, a me piace giocare come esterno d’attacco e qui gioco punta, e quindi mi sono dovuta adattare, perché gli anni prima ero sempre nella mia posizione forte, qui ho dovuto migliorare degli aspetti a cui non prestavo molta attenzione, e quindi sono migliorata anche sotto quest’aspetto.»

«Preferisco stare vicino alla porta, quindi in zona d’attacco, ma se ci fosse la necessità di andare a centrocampo per la squadra lo farei. Mi piace cambiare posizioni, all’inizio è stato faticoso, ma se il Mister ha un modulo diverso ci si adatta per il bene della squadra. I miei punti forza sono la corsa, la velocità e il dribbling», De Muri ha le idee chiare e ha interiorizzato, dopo tanti anni davanti alla porta, l’importanza di essere calciatrici complete, nonché quelli che sono i suoi punti di forza.

Il Cesena, secondo in classifica, è l’emblema di un calcio che vuole ancora “parlare italiano”, inserendo nel proprio organico esclusivamente calciatrici provenienti da squadre italiane e da vivai importanti per permettere loro una crescita costante per giungere al salto di qualità. Questo è stato uno dei motivi per cui la calciatrice ha scelto di acconsentire alla chiamata del Cavalluccio e di difenderne i colori per questo torneo: «All’inizio un po’ mi sentivo intimorita e a disagio, ma col tempo sono riuscita a esprimere il meglio di me, arrivando anche da una categoria inferiore mi faceva sentire un po’ a disagio. Adesso mi sento più consapevole di me stessa, e ho capito che provenire da una Società professionistica può essere un punto di vantaggio, perché comunque si lavora in modo differente, però non è fondamentale per arrivare dove si vuole. Puntano sulle ragazze giovani e italiane e le fanno giocare per farle crescere. Quando ho sentito che era una squadra costruita per la maggior parte su ragazze giovani e di squadre professionistiche per me è stata l’occasione di migliorare e crescere e cercare di imparare da loro.»

Contro il Venezia nel match di Martorano tra le mura amiche una delle reti portava la firma di De Muri, che si dimostra di partita in partita una delle calciatrici più decisive nella finalizzazione, ma anche nel controllo del gioco e in fase di possesso e fraseggio. Arrivare a essere protagonista nelle schiere di Mister Rossi era un obiettivo che la calciatrice vedeva come un lontano miraggio e che invece ora la riempie d’orgoglio«Non me l’aspettavo. Ho corso il rischio di salire di categoria senza sapere se avrei avuto la possibilità di giocare, perché per una ragazza della mia età non è semplice salire da una Serie C, da dove venivo io, a una Serie B, però ne sentivo il bisogno, avevo voglia di mettermi alla prova, e fortunatamente è andata bene. Per il momento sono soddisfatta.»

In questo contesto, è giusto sottolineare il ruolo che le compagne di squadra hanno avuto nei momenti difficili e di assestamento per il salto di categoria, diventando d’esempio per lei e uno stimolo per dare sempre di più«In uno sport come il calcio la squadra è fondamentale, si gioca in undici e le compagne per me sono sia una fonte di stimolo, perché vederle dare il massimo in partita e in allenamento sprona anche me a dare sempre il massimo, sia d’esempio, perché sono tutte giocatrici di alto livello e per me sono un esempio da cui prendere spunto e cercare di migliorare.»

La giocatrice ha già raggiunto l’obiettivo principale che si era preposta alla vigilia, vale a dire segnare con la maglia del Cesena il suo primo gol in Serie B e, si sa, l’appetito vien mangiando, ed è per questo motivo che non ha nessuna intenzione di limitarsi a scendere in campo con la maglia da titolare, perché il sogno è arrivare in doppia cifra: «Tra gli obiettivi personali che mi ero preposta, visto che ero scettica e mi chiedevo se avrei giocato, quello principale era di segnare il mio primo gol in Serie B, che è finalmente arrivato. Adesso che la situazione è un po’ cambiata, mi piacerebbe arrivare in doppia cifra.»

Matilde De Muri, con il suo numero 21 e la sua grandissima grinta, veste il bianco e il nero del Cesena scendendo in campo per aiutare la squadra ad alzare l’asticella, a migliorarsi e a credere di potersela giocare con qualsiasi avversaria. La giocatrice è anche la dimostrazione che non serve provenire da una Società dalla nomea importante per essere determinanti, perché a fare la differenza ci pensano il talento, la passione, l’istinto, tutte qualità che a lei non mancano.

Si ringraziano Matilde De Muri, l’addetto stampa Filippo Minardi e il Cesena Calcio Femminile per il tempo, la disponibilità e la grande fiducia.

Emma Girotto, Claudia Saggion e Fernanda Fernandez al Venezia: “Il nostro primo ricordo legato al calcio? Ecco quale è”

Photo Credit: Stefano Petitti - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Nelle scorse settimane il Venezia ha annunciato l’arrivo di nuovi profili che hanno contribuito ad arricchire la rosa attuale. Occupate, quindi, le maglie 58, 20 e 12, indossate rispettivamente da Emma Girotto, Claudia Saggion e Fernanda Fernandez.

Le tre calciatrici, attraverso i canali ufficiali del club arancioneroverde, si sono raccontate in una breve clip di presentazione; ecco, infatti, quando riferito dalla prima citata: “quando ero piccola andavo sempre a vedere le partite di mia mamma e, poco dopo, ho deciso di iniziare anch’io”. L’attaccante (subentrata temporaneamente nella squadra veneta dopo il cammino nel Sassuolo) ha, poi, aggiunto: “in campo? Mi ritengo una compagna che cerca di aiutare sempre la squadra; mi piace correre molto e, se qualcuno ha bisogno, spero sempre di riuscire a dirgli la parola giusta o fare il passaggio giusto per metterlo nelle condizioni migliori”.

Parola anche alla forza di centrocampo Saggion: “il gruppo è molto unito. Sono ragazze umili con voglia di lavorare e di mettersi in gioco nonostante il campionato non facile. È una scelta che rifarei assolutamente altre mille volte. Il primo ricordo che ho legato al calcio? Mentre facevo ginnastica artistica a 4 anni, ho visto un campo da calcio fuori dalla finestra; l’ho guardato sapendo per certo di voler essere lì, infatti l’anno dopo ho chiesto a mia mamma di andarci”.

Durante la stagione in cors, quest’ultima ha vestito la maglia del Como 1907, ma presenta esperienza nei colori di Padova, Cittadella, Brescia e Chievo Verona.

A chiudere, le ammissioni dell’ ex Freedom Fernandez: “quando è arrivata questa proposta è stato impossibile dire di no ad una squadra, una società e dei colori con una storia così importante alle spalle. Calcio? Quando ero piccola seguivo mio papà per i campi in Venezuela, fin quando me ne sono innamorata!”.

Al momento le leonesse sono reduci dal pari casalingo contro l’Arezzo. La statistica, invece, riferisce di un ultimo posto a quota 10.

Chiara Orlando, Villorba Treviso: “Allenare vuol dire trasmettere idee toccando l’anima delle persone. Terzo posto? Non pensavo di fare un campionato di questo livello”

Photo Credit: Chiara Orlando

Il Villorba Treviso sta facendo una stagione importante nel girone B di Serie C visto che dopo diciannove giornate di campionato occupa la terza posizione, nonostante sia reduce dalla sconfitta rimediata sul campo del Chievo Verona (finita 3-1 per le veronesi, ndr) di quasi due settimane fa. In attesa del rush finale di stagione che inizierà domenica in casa della Pro Palazzolo, abbiamo intervistato l’allenatrice Chiara Orlando.

Chiara cosa significa per lei il calcio?
«Il calcio per me è sempre stato passione, emozione e parte della mia essenza, pensare e fare calcio mi fa entrare in una dimensione parallela dove non esiste null’altro; mi assorbe completamente fin da quando ero piccolissima».

Cosa vuol dire per lei allenare una squadra?
«Allenare è trasmettere delle idee toccando l’anima delle persone per fare in modo che le applichino in campo, aggiungendo a queste il proprio bagaglio personale, è lavorare sul particolare del singolo per permettergli di fare la differenza e di esprimersi al meglio delle proprie capacità».

Com’è stato il suo percorso da allenatrice sino a questo momento?
«Ho iniziato ad allenare fin da giovane quando avevo quindici anni, ho allenato tutte le categorie dai piccoli amici agli allievi regionali maschili e nel femminile dallUnder 17 alla prima squadra in Serie B, iniziando col Tavagnacco, proseguendo poi a Pordenone, Portogruaro e ora Villorba. Ho conseguito negli anni la qualifica di istruttore giovani calciatori, UEFA B e UEFA A».

Inoltre, lei è anche fondatrice di “Impronta”. Può spiegarci nel dettaglio di cosa si tratta?
«⁠Impronta calcio è una scuola di tecnica applicata o tattica individuale che dir si voglia, ossia cerchiamo di trasmettere ai nostri allievi e alle nostre allieve e la consapevolezza di una scelta funzionale al gioco rispetto ad un avversario e avversaria, quest’estate faremo un camp solo per ragazze. L’ho fondata con Elisa Camporese, figura storica del calcio femminile italiano con oltre duecento gol in serie a e quasi cento presenze in nazionale. La nostra idea è di aiutare lo sviluppo del calcio femminile partendo dalla singola atleta e in questo caso dai particolari che fanno la differenza per una giocatrice».

Entriamo nella stagione corrente, dove il Villorba Treviso si trova in terza posizione del girone B di Serie C con ancora tre gare da giocare. Si aspettava di vedere la sua squadra in questo piazzamento?
«Sinceramente non sapevo che campionato aspettarmi perché essendo molto molto giovani, età media poco sopra i vent’anni ed è la più giovane del girone, ma con elementi che per la prima volta hanno affrontato la categoria, nonostante una discreta qualità di partenza era difficile immaginare un campionato così di buon livello visto il girone molto equilibrato che abbiamo affrontato».

E poi ci sono i dati che confermano la crescita della squadra in questa stagione: infatti è il terzo miglior attacco del girone con quarantun gol fatti.
«Il dato migliore è il numero di marcatrici diverse, ben quindici, che testimoniano l’efficacia organizzativa e la variabilità di soluzioni».

Certo, se poi dobbiamo cercare l’ago nel pagliaio, il Villorba risulta settima nella graduatoria di reti subite: ventisette i gol presi dalla sua squadra.
«Questo è uno dei dati da migliorare, vediamo se in queste ultime partite riusciamo a subire meno gol del girone d’andata; analizzando le gare non subiamo in realtà molto tiri nello specchio porta ma commettiamo troppi errori individuali un po’ per inesperienza un po’ per l’inevitabile rischiosità dei principi di gioco che proviamo ad esprimere».

Quasi due domeniche fa il Villorba aveva ceduto il passo al Chievo Verona. Cos’è mancata alla squadra per centrare un risultato utile?
«La concentrazione adeguata a tutti i novanta minuti al cospetto di una delle squadre meglio organizzate e allenate del girone, e la finalizzazione».

Tuttavia, la stagione non è ancora finita, anche perché domenica si andrà in casa del Palazzolo che è quarto ad un solo punto dalla sua squadra.
«Domenica sarà una partita molto difficile, contro una squadra forte ed organizzata: dobbiamo difendere il terzo posto per non vanificare il percorso fatto finora».

Dal suo punto di vista, in che condizioni si trova il calcio femminile italiano?
«Il calcio femminile in Italia ha fatto indubbiamente dei passi avanti rispetto a dieci anni fa ma tanti ancora deve farne sia in termini di strutture, di organizzazione e di investimenti, sia in termini di aumento della base numerica altrimenti il professionismo non è sostenibile a livello qualitativo ed economicamente; inoltre, purtroppo, nel nostro paese culturalmente la donna è sempre un passo indietro alluomo e questo con calma e pazienza dobbiamo risolverlo perché si riflette in tutti gli  ambiti della vita, sport compreso».

Cosa vorrebbe dire alle sue ragazze del Villorba in vista delle gare conclusive del campionato?
«Intanto vorrei dire loro grazie, per l’impegno e per avermi seguito e ascoltato finora, cerchiamo di non mollare per goderci il risultato giusto del percorso fatto».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia il Villorba Treviso FBC e Chiara Orlando per la disponibilità.

Joan Moll, Hellas Verona Women: “Questa sofferenza ci deve unire ancora di più come gruppo e ci deve rendere più forti”.

credit photo: Stefano Petitti - photo agency calcio femminile italiano

Nella 22° giornata di Campionato di serie B l’Hellas Verona ha giocato in casa contro il Frosinone e ha perso con il risultato di 0-1. Il gol delle ospiti è stato segnato da Cinquegrana nel secondo dei 3 minuti di recupero assegnati dal direttore di gara, un episodio che ha consegnato i tre punti al Frosinone e ha condannato le gialloblu di Joan Moll alla terzultima posizione in classifica (18 punti totali guadagnati sinora in campionato). Le quattro giornate mancanti da qui alla fine della stagione, dunque, serviranno alla squadra per recuperare terreno ed essere certa della salvezza.
Mister Moll ha analizzato la gara dopo il triplice fischio parlando di scontro equilibrato tra le due compagini, in cui il pareggio forse sarebbe stato il risultato più auspicabile pensando a quanto fatto da entrambe le compagini sul rettangolo verde: così non è stato, dunque all’Hellas non resta che lavorare e stringere i denti cercando di porre rimedio dove c’è d farlo, in modo da mostrare il suo miglior volto in ciò che resta del Campionato.

“Il pareggio sarebbe stato sicuramente il risultato più giusto. È stata una partita molto equilibrata nel primo tempo e così come nel secondo, le due squadre hanno giocato a viso aperto. Noi abbiamo avuto diverse possibilità, siamo arrivate più con determinazione in area, abbiamo avuto più occasioni. Alla fine, però, un episodio, una palla dentro l’area, è diventata un gol e adesso dovremo stringere i denti e soffrire un attimino di più in classifica. Io dico sempre una cosa: Questa sofferenza ci deve mettere insieme, ci deve unire ancora di più come gruppo, e ci deve rendere più forti, anche in vista della prossima partita di Roma contro la Res. Abbiamo due settimane per ritrovarci, per allenarci, confrontarci e capire cosa possiamo migliorare, e da qua costruire qualcosa per le ultime quattro partite, che sicuramente saranno quattro finali.
Siamo tre squadre in lotta per la salvezza, ma se ne salverà una sola. In quanto ai punti il vantaggio è dalla nostra parte, però come ho detto alle ragazze e allo staff, la forza mentale e l’unione del gruppo hanno fatto la differenza, e costruiremo da lì il nostro percorso finale”.

Azzurre, prosegue il lavoro a Coverciano tra sedute di allenamento e riunioni tecniche

Photo Credit: Paolo Comba - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Giorno 3 di allenamenti a Coverciano: le gambe sono sempre lì, sui campi del Centro Tecnico Federale e nelle aule per le riunioni tecniche, con la testa concentrata ai prossimi due impegni che potrebbero valere un’ampia fetta di quella torta succulenta che si chiama Mondiali e che ha una ricetta tutta brasiliana.

Il girone a quattro squadre – che comprende anche Svezia, Danimarca e Serbia – regalerà infatti un solo pass diretto per la prossima Coppa del Mondo femminile, in programma nell’estate del 2027, mentre le altre squadre dovranno giocoforza passare dai temuti spareggi. La situazione in classifica dopo due partite vede l’accoppiata scandinava in vetta, a quota quattro punti, mentre Italia e Serbia sperano ancora, anche se hanno accantonato finora un solo punto. E proprio in terra slava ripartirà martedì 14 aprile, alle ore 18:15 (in diretta tv su Rai 2), il cammino delle ragazze di Soncin, abbinate in questa finestra internazionale a un doppio impegno in trasferta che prevede anche la sfida in Danimarca.

La gara di Copenaghen si disputerà sabato 18 aprile alle ore 15 al ‘Parken’, nell’affascinante impianto da oltre 38.000 posti, e sarà trasmessa anche questa in diretta tv su Rai 2.

 

L’ELENCO DELLE CONVOCATE

Portieri: Rachele Baldi (Roma), Astrid Gilardi (Como Women)*, Laura Giuliani (Milan), Margot Shore (Marsiglia);
Difensori: Caterina Ambrosi (Parma), Valentina Bergamaschi (Roma), Lucia Di Guglielmo (Washington Spirit), Martina Lenzini (Juventus), Elena Linari (London City Lionesses), Marika Massimino (Ternana), Elisabetta Oliviero (Lazio), Cecilia Salvai (Juventus), Angelica Soffia (Milan);
Centrocampiste: Arianna Caruso (Bayern Monaco), Giulia Dragoni (Roma), Aurora Galli (Everton), Manuela Giugliano (Roma), Giada Greggi (Roma), Eva Schatzer (Juventus), Emma Severini (Fiorentina);
Attaccanti: Chiara Beccari (Juventus), Agnese Bonfantini (Fiorentina), Michela Cambiaghi (Juventus), Sofia Cantore (Washington Spirit), Cristiana Girelli (Bay FC), Benedetta Glionna (Inter), Martina Piemonte (Lazio).

 

*Convocata in sostituzione di Francesca Durante (Lazio)

Final Four Under 19, piccole campionesse crescono: alla scoperta di Audace Verona, Bitonto, Falconara e Lazio

Credit: Divisione Calcio a 5

QUI AUDACE VERONA – “Credo tantissimo nelle ragazze e nelle loro capacità, abbiamo lavorato tanto, crescono, mi ascoltano e migliorano ed è forse la cosa più importante: il processo. Vorrei vederle felici e gioire perché se lo meritano. Ho chiesto loro di divertirsi e di viversi a pieno questa esperienza perché esserci è un grande traguardo e la Coppa lascia addosso emozioni che restano per sempre”, le parole di Arianna Pomposelli.

QUI BITONTO – C’è Luciléia sulla panchina neroverde.”Ancora una volta siamo qui, con maggiore consapevolezza e con un bagaglio più ricco rispetto alle precedenti esperienze. Sono felice della crescita di tutte, della loro capacità di apprendere velocemente e far loro qualsiasi insegnamento. Questo tipo di esperienze ti permette di crescere, noi ci arriviamo pronte e vogliamo goderci ogni momento”.

QUI OKASA FALCONARA – Parola a miss Giulia Domenichetti per le falchette. “Per molte ragazze sarà la prima esperienza in una Final Four di Coppa Italia. Siamo consapevoli che avremo di fronte la prima della classe, ma cercheremo di competere al massimo delle nostre possibilità e di goderci questa esperienza, senza paure nè pressioni”.

QUI LAZIO – Infine la Lazio, squadra che l’anno scorso ha trionfato in Puglia. Cercheremo di vincere la competizione, abbiamo lavorato tantissimo, inoltre gran parte della nostra Under 19 gioca costantemente in Serie A, segno che crediamo veramente nel movimento giovanile – dice Daniele Chilelli -. Vogliamo provare a confermarci: per arrivare qui abbiamo dovuto eliminare Roma e Cagliari, forse il percorso più complicato di tutti, perché sono due squadre che meriterebbero di stare a loro volta nelle finali. Cercheremo di battere il Falconara e affrontare poi il turno successivo. Chi vorrei dall’altra parte? Il Verona, è l’unica squadra che non ho mai incontrato e quindi mi farebbe piacere sfidarla sul campo”.

FINAL FOUR COPPA ITALIA UNDER 19 FEMMINILE

SEMIFINALI – 10 APRILE
PALARINALDI – ANZIO
X) AUDACE VERONA-BITONTO ore 17, diretta YouTube
Y) OKASA FALCONARA-LAZIO ore 20, diretta YouTube

FINALE – 12 APRILE
PALACESARONI – GENZANO
VINCENTE X-VINCENTE Y ore 13.30, diretta YouTube

Francisco Neto, Portogallo: “L’obiettivo sarà sempre quello di lavorare e di lottare per i tre punti in entrambe le partite”.

Il Portogallo, che ha esordito con successo nelle qualificazioni ai Mondiali (con vittorie in casa contro la Finlandia e la Slovacchia, rispettivamente per 2-0 e 4-0), si prepara a disputare due gare in trasferta prima contro la Lettonia il 14 aprile alle ore 18:00 (Daugava Stadium di Riga) e poi si misurerà nuovamente contro la Slovacchia il 18 aprile alle ore 15:00 (Tatran Arena di Presov).
Saranno altre due partite fondamentali per le ambizioni della Squadra delle Quinas, che cerca di assicurarsi la seconda partecipazione alla fase finale dei Mondiali e di tornare nella Lega A della Women’s Nations League. Francisco Neto, CT della Nazionale Maggiore portoghese, ha reso noti i nomi delle 23 ragazze che prenderanno parte al doppio appuntamento di aprile delle qualificazioni ai Mondiali 2027, che si terranno in Brasile.

Il commissario tecnico, intervistato nella conferenza stampa che si è tenuta alla Cidade de Futebol, ha motivato in maniera esauriente le sue scelte che ben si sposano con quelli che sono gli obiettivi da raggiungere dal Portogallo in queste due gare. Neto ha sottolineato l’importanza di mantenere l’identità e la serietà dimostrate nell’ultimo ritiro, ha evidenziato l’equilibrio tra giovinezza ed esperienza come fattore decisivo per il successo e ha elogiato la crescita del calcio femminile nella sua Nazione. Ha, inoltre, rivelato che lo staff tecnico della Nazionale segue costantemente tutte le giocatrici portoghesi quando queste giocano nei club d’appartenenza.

“L’obiettivo sarà sempre quello di lavorare e lottare per i tre punti in entrambe le partite. Nulla sarà matematicamente deciso al termine di questa doppia giornata: se vinciamo le nostre due partite e anche la Finlandia vince le sue, dovremo quindi rimanere sempre concentrati su ciò che resta da fare in questa fase di qualificazione. Per quanto riguarda questi due avversari, il contesto sarà completamente diverso. Nelle prime due giornate abbiamo giocato in casa; ora avremo partite in trasferta. La Slovacchia, in casa, mostra livelli competitivi superiori a quelli che mostra in trasferta. La Lettonia, pur essendo una squadra del quarto girone, ha comunque qualità e bisogna stare molto attenti, perché ha disputato una doppia giornata in trasferta ed è riuscita a segnare in entrambe le partite. È stata davvero molto competitiva contro la Slovacchia e avrebbe potuto pareggiare, e anche contro la Finlandia ha avuto momenti in cui ha cercato di mantenere il possesso palla e di pressare più in alto. Ora vedremo quale approccio adotteranno contro di noi in casa. Le due squadre, giocando davanti ai propri tifosi, sono sempre più pericolose. Dobbiamo mantenere la nostra identità, lo spirito e la serietà dell’ultimo ritiro, e se così sarà, le cose saranno più facili per noi.”
Sull’equilibrio tra esperienza e giovinezza il CT ha tenuto a precisare che: “Dobbiamo considerare tutte allo stesso modo, indipendentemente dal numero di presenze in nazionale, concentrandoci soprattutto su ciò che possono apportare in questo momento. Nelle nazionali c’è un processo normale: con il passare delle stagioni entra sangue nuovo, giocatrici nuove, un rinnovamento naturale. Per noi questo equilibrio è molto importante. Possiamo avere successo solo se abbiamo questo equilibrio: da un lato l’esperienza di chi ha già vissuto questi momenti, e dall’altro giocatrici che stanno facendo bene nei club e apportano qualcosa di diverso. È proprio questo mix di giovinezza ed esperienza che ci permette di continuare a lottare per i nostri obiettivi, ovvero arrivare alle fasi finali.”

Come premesso, il CT e il suo staff sono sempre parecchio attenti all’andamento delle ragazze portoghesi nei club, siano questi della Liga BPI che esteri (come nel caso ad esempio delle Juventine Tatiana Pinto e Ana Capeta, o di Kika Nazareth che milita nel Barcellona). Tutto ciò accade in sinergia con le Nazionali giovanili che formano le ragazze così che siano pronte e preparate ad esordire in Nazionale Maggiore:

«C’è molto talento al di fuori delle cosiddette grandi squadre e anche all’estero. Come staff tecnico, svolgiamo un lavoro di osservazione costante: ogni fine settimana guardiamo le partite, sia dal vivo che in video. Tutte le giocatrici portoghesi vengono osservate. Si sta facendo un ottimo lavoro in diversi club in Portogallo. La finale della Coppa di Lega ne è un esempio. E abbiamo anche il vantaggio delle nazionali giovanili, come l’Under 19, che preparano le giocatrici per arrivare in Nazionale maggiore. È in questa combinazione che la giocatrice portoghese cresce – con partite più competitive, un campionato più forte – per avere giocatrici sempre più preparate. Questo è il nostro lavoro. Abbiamo ingaggiato diverse giocatrici, creando le condizioni affinché possano inserirsi e affermarsi. Carolina Correia sta già iniziando a giocare con maggiore regolarità, Andreia Bravo sta tornando, e anche Carolina Santiago rientra in questo gruppo. Vogliamo continuare su questa strada: offrire opportunità e creare le condizioni affinché le giocatrici portoghesi possano dimostrare il proprio talento in campo.»

Qui, di seguito, il nome delle 23 calciatrici portoghesi che disputeranno le partite di qualificazione di aprile: 

Portieri: Inês Pereira (Dep. Coruña), Rute Costa (SCU Torreense) e Sierra Cota-Yarde (Toronto);
Difensori: Bárbara Lopes (SCU Torreense), Beatriz Fonseca (Sporting CP), Carole Costa (SL Benfica), Carolina Correia (SCU Torreense), Catarina Amado (SL Benfica), Daniela Areia Santos (Valadares Gaia), Diana Gomes (SL Benfica), Joana Marchão (Servette);
Centrocampiste: Andreia Bravo (Sporting CP), Andreia Faria (Al Nassr), Andreia Jacinto (Real Sociedad), Dolores Silva (Levante), Fátima Pinto (Strasburgo), Kika Nazareth (Barcellona), Nádia Bravo (SC Braga), Pauleta (SL Benfica) e Tatiana Pinto (Juventus FC);
Attaccanti: Ana Capeta (Juventus FC), Carolina Santiago (Sporting CP), Diana Silva (SL Benfica), Jéssica Silva (Al-Hilal), Lúcia Alves (SL Benfica).

 

Viviana Schiavi: “Giulia Galli calciatrice completa e di talento, sta facendo ottime cose ma non sono stupita”

Photo Credit: Emanuele Colombo - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Nei giorni scorsi Viviana Schiavi è stata intervistata dal Corriere della Sera. La classe ’82, vice di Andrea Soncin in Nazionale, ha lasciato le sue impressioni alla nota testata parlando in particolare dell’estrosa Giulia Galli. La classe ’08 nelle settimane passate a trovato la prima rete in Serie A Women, condita dall’inserimento nel top 25 delle giovani del pianeta condotta dal portale Gol.

Viviana Schiavi nel 2025 ha guidato Galli ai Mondiali Under-17 e sulla giovane punta della Roma ha ammesso: “Sono contentissima perché Giulia appartiene a quel gruppo di ragazze che hanno iniziato il percorso con me, e siamo un pochettino cresciuto insieme”.
Parlando poi della calciatrice continua: “Non sono stupita perché la conosco e so quindi l’ enorme potenziale che ha e le ottime basi per quanto riguarda i fondamentali calcistici. Le ha un ottimo tiro, sia in corsa anche da fermo, ha il colpo di testa. Ha un ottimo feeling con il gol ha e buona tecnica”.


Parlando della calciatrice giallorossa ha aggiunto: “Ha sicuramente tanto a livello proprio di fondamentale, ma trattandosi di una ragazza a livello evolutivo deve continuare come sta facendo molto bene anche nel percorso sia  con la Roma che poi all’interno delle Nazionali giovanili a lavorare come sta facendo con questo impegno con questo determinazione e con questa curiosità che che la contraddistinguono”.
Schiavi ha quindi proseguito: “Penso che la Roma con Giulia stia facendo davvero un ottimo lavoro. Non solo, infatti, allenarsi tutti i giorni insieme a grandissime campionesse potrà servirle tanto, ma è anche riuscita a ritagliarsi un certo minutaggio sia in Italia che in Europa. Il club ha sicuramente un progetto preciso per lei”.

 

Elisabetta Olivero, Lazio: “Gabbiadini avversaria più complicata. Gol alla Spagna indimenticabile”

Photo Credit: Ilaria Corongiu - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Periodo di sosta nella Serie A Women e anche per la Lazio che, in questa pausa, ha dato voce ad Elisabetta Oliviero. La laterale biancoceleste è stata la protagonista di ‘Senza trucco’ nella quale ha affermato: “Quando ero molto piccola giocavo al parco con i miei fratelli, mi ero trasferita da Genova a Napoli da pochissimo. Un giorno incuriosita gli chiesi se potessi giocare anche io e il primo calcio è stato un’amore indescrivibile, di qualcosa che ti appartiene”.
La calciatrice della Nazionale ha poi aggiunto: “Inizialmente facevo il portiere. Andando a giocare con i fratelli maschi, erano tutti più grandi l’unico spazio libero era la porta. Ero brava e per la voglia che avevo di giocare e stare con loro, mi buttavo nel cemento e facevo parate folli”.

Poi un passaggio sulla sua crescita e sul periodo alla Sampdoria: “Ho sempre lavorato per creare la miglior versione di me, non mi sarei mai immaginata di essere questo tipo di donna e calciatrice. Non potevo immaginare di ottenere tutti questi risultati. Inizialmente è stato difficile per me riuscire a accettare la chiamata della Lazio. Non per il club, che aveva già grandi intenzioni, ma perché facevo fatica all’idea di dover lasciare casa e avevo trovato un equilibrio. Alla Sampdoria ci tenevo, è inutile negarlo. Credevo si potesse costruire qualcosa di buono nel tempo, poi però ti rendi conto che la vita va avanti e che bisogna prendere scelte coraggiose”.
Sul suo amore per il calcio, invece, ha affermato: “Sono ossessionata dal calcio, è vero. Vivo tutto con passione e dedico la mia vita a questo e facciamo tanti sacrifici. Stiamo lontano dalla famiglia e dalle persone che amiamo, facciamo scelte spesso complicate e poi io amo questo sport. Ci metto tutto l’amore che ho”.

 

Per Oliviero anche il gol all’Europeo contro la Spagna che ricorda cosi: “Non stavo calciando in quel momento, ho tirato in porta senza dubbi. È stata la prima cosa che mi è venuta in mente, mi è sembrato strano che la palla fosse rimasta lì. Probabilmente era destino, non sono un quinto che segna non sono neanche un quarto che segna.  L’idea di poter far gol in una partita così importante non ce l’avevo in testa. È stata la sconfitta più bella della mia vita, da quel giorno ci siamo qualificate e abbiamo dimostrato il nostro valore contro una grande squadra”.
Infine Oliviero ha concluso: “La giocatrice più difficile che ho sfidato? Gabbiadini in Cuneo – Verona e non ho mai visto la palla quel giorno, è stato terribile. Sicuramente alle mie compagne, invece, prometto che da qui alla fine continuerò a dare il massimo per raggiungere l’obiettivo e dare sostegno quando necessario”

Tra oggi e domani parte la Coppa Italia Under 19 e di Serie C

Che siano “puriste” della categoria o che abbiano già avuto l’onore di una chiamata tra le grandi, le quattro finaliste in gara ad Anzio hanno tutte un obiettivo comune: dimostrare che il loro valore non dipende dall’età anagrafica. Anzi, spesso è inversamente proporzionale ad essa.
L’Under 19 non è solo un momento di passaggio verso la vita adulta, ma una vera fucina di piccole campionesse: un ambiente dinamico in cui si costruisce molto più dell’aspetto tecnico.
Dove non arriva l’esperienza, subentra la voglia di apprendere il più velocemente possibile. L’entusiasmo bilancia quell’emozione che a volte fa tremare le gambe, trasformandola in energia pura. Potrà mancare la giusta mentalità tattica, ma mai il coraggio di osare. Perché è in questa fase che ci costruiscono le
basi di ciò che verrà. Il talento prende forma, si modella. Qui e ora, ma con effetti straordinari sul futuro: la Coppa Italia come banco di prova in cui mettersi in gioco senza riserve, colmando il gap tra “promessa” e “certezza”. Tutte sognano di alzare il
trofeo, ma – ancor più – sognano di diventare grandi: essere viste, riconosciute. Farsi spazio anche tra le stelle, riaffermando la potenza del movimento giovanile come trampolino di lancio verso il futsal delle grandi.
LE FAB 4 – Un concetto perfettamente interpretato dalla Lazio, ultima vincitrice della competizione, con tante Under in pianta stabile in Serie A. Stesso discorso per l’Audace Verona, non a caso sull’albo d’oro prima delle biancocelesti. Ma saranno grandi (e famose) anche le “baby” del Bitonto – sempre presenti nei momenti che contano – e dell’Okasa Falconara, tornate a giocare per il titolo a distanza di quattro anni dall’ultima volta. Le nuove generazioni sono pronte a stupire con una passione autentica e pura: sbocciano ora, con l’obiettivo di durare nel tempo.

 

La Coppa Regionale come primo passo. Poi il cammino di qualificazione con 15 squadre ai nastri di partenza e, infine, l’accesso alla Final Four di Anzio e Ariccia. Se il cammino è stato faticoso, è solo perché la ricompensa sarà tale da far dimenticare qualsiasi sforzo compiuto. Atletico Città di Taranto (Puglia), Bologna (Emilia-Romagna) e Quartu (Sardegna), tutte alla prima partecipazione, più l’FB5, che ci riprova. Per loro il sogno è doppio: alzare al cielo la Coppa, infatti, significherebbe anche conquistare la promozione in Serie B. È il momento in cui tutto pesa di più, ma vale anche di più. Un’occasione concreta per misurarsi davvero su scala nazionale, lasciandosi alle spalle confini già dominati e andando in cerca qualcosa di ancora più grande. Tutte con le stesse possibilità, tutte con la stessa fame. La 13esima Coppa Italia Regionale cerca casa e non ha che l’imbarazzo della scelta lungo tutta la Penisola, Sardegna compresa.

IL GRANDE SALTO – All’interno del maxi-evento del Lazio, la kermesse dedicata al regionale è una rampa di lancio che prepara al grande salto. Doppia chance per Atletico Città di Taranto e Bologna, già qualificate anche per i playoff nazionali, ma fiduciose di potersi togliere il pensiero già nel Lazio.
Stessa intenzione per il Quartu, a tanto così dal primato aritmetico (e quindi dalla post-season), mentre all’FB5 – terza in uno dei cinque campionati con promozione diretta ma niente playoff – ripone tutte le proprie speranze nella Coppa, già vinta nel 2012/13 e sfumata sul più bello nell’edizione di Genova
2024. Ora la palla passa al campo, giudice supremo del futsal.

 

FINALI COPPE ITALIA FEMMINILI

VENERDÌ 10 APRILE
PALARINALDI – ANZIO
ore 17 – S1 Under 19: AUDACE VERONA-BITONTO (diretta YouTube)
ore 20 – S2 Under 19: OKASA FALCONARA-LAZIO (diretta YouTube)

SABATO 11 APRILE

PALARINALDI – ANZIO
ore 15 – S1 Serie C: QUARTU-BOLOGNA (diretta YouTube)
ore 18 – S2 Serie C: ATLETICO CITTÀ DI TARANTO-FB5 TEAM ROME (diretta YouTube)

DOMENICA 12 APRILE
PALAKILGOUR – ARICCIA

ore 10 – Finale 3°/4° posto Serie C: PERDENTE S1-PERDENTE S2 (diretta YouTube)

PALACESARONI – GENZANO
ore 10.30 – Finale 1°/2° posto Serie C: VINCENTE S1-VINCENTE S2 (diretta YouTube)
ore 13.30 – Finale Under 19: VINCENTE S1-VINCENTE S2 (diretta YouTube)

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