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Nottingham Forest: la squadra femminile diventerà professionista

Il Nottingham Forest Women diventerà a tutti gli effetti un club di calcio professionistico  dall’inizio della stagione 2025/26. L’annuncio del club prevede per la stagione calcistica 2024/25, sarà composta da 18 giocatrici professioniste a tempo pieno e da un piccolo numero di giocatrici part-time, poiché il club la prima squadra femminile diventerà professionistica entro il 2025.

L’investimento arriva direttamente dai piani alti, con il presidente Evangelos Marinakis, proprietario anche dell’Olympiacos, volenteroso di dare un’accelerata alla crescita del calcio femminile.

“È un momento emozionante per il club, poiché concentra gli sforzi per raggiungere i livelli più alti della piramide del calcio femminile. Ciò evidenzia la nostra ambizione come club e il nostro impegno a entrare nella FA Women’s Championship e a realizzare la nostra visione di progredire nella Women’s Super League”, ha affermato Amber Wildgust, responsabile della divisione Women’s & Girls.

L’impegno della società consentirà alla prima squadra femminile di giocare tutte e 11 le partite casalinghe della prossima stagione di National League Northern Premier Division allo stadio City Ground, dove la squadra maschile gioca dal 1898. Si tratta di un notevole passo in avanti e di una scelta paritaria, considerando che l’anno scorso le partite in casa sono state giocate al Grange Park, situato a otto miglia di distanza a Long Eaton, dopo aver precedentemente giocato all’Halbrooke Stadium di Eastwood.

Allo storico club inglese verrà riconosciuta la propria dignità dopo il fallimento della squadra femminile nel 2017 e il ritiro dalla Barcalys Women’s Super League. Gli investimenti finanziari illustrati da Marinakis riporteranno per la prima volta da allora il calcio femminile professionistico in città e aumenterà significativamente il tempo di contatto complessivo con la squadra, consentendo migliori opportunità di formazione e apprendimento e l’accesso a servizi medici, nutrizionali, di recupero e di supporto d’élite.

Il cammino degli Stati Uniti alle Olimpiadi

Fin dalla prima edizione in cui il calcio femminile è stato considerato disciplina olimpica, nell’ormai lontano 1996, le ragazze degli Stati Uniti hanno sempre staccato il pass delle qualificazioni e, in ben 4 occasioni sulle 7 partecipazioni, si sono laureate campionesse. L’unico neo di questa nazionale sono stati i quarti di finale ottenuti nel 2016. In tutti gli altri casi, sono arrivati almeno tra le prime 4, un risultato tutt’ora imbattuto. Sarà compito di Emma Hayes e delle sue ragazze, continuare la striscia di risultati positivi in questa competizione.

Il debutto assoluto
Nel 1996, in concomitanza con il primo torneo olimpico per il calcio femminile, la nazionale statunitense è arrivata fino in fondo, vincendo la prima edizione. Giocare in casa è stato di certo un vantaggio importante, eppure le ragazze non hanno superato il girone qualificandosi per prime, in quanto la Cina aveva una differenza di reti superiore alla loro: per la precisione, 6 a 4. La sorte le ha inserite nel Girone E insieme a Cina, Danimarca e Svezia.
La prima partita in assoluto per questo girone ha avuto luogo a Orlando: gli Stati Uniti hanno travolto la Danimarca con un netto 3 a 0; ad andare in goal, Venturini e Hamm nella prima frazione di gioco e Milbrett quando la seconda era da poco iniziata. Il secondo match, contro la Svezia, ha impegnato un po’ di più le ragazze statunitensi che, però, sono comunque riuscite a vincere. Il risultato finale sugli schermi allo stadio Citrus Bowl di Orlando segnava infatti 2 a 1 a favore delle padrone di casa: sul tabellino dei marcatori hanno scritto il loro nome Venturini, già al suo secondo goal nella competizione in due presenze, e MacMillan nel secondo tempo; per la Svezia il goal è arrivato grazie all’autorete di Overback, quindi gli Stati Uniti hanno “fatto tutto da soli”. Il match con la Cina si è concluso a reti bianche. C’è stata un po’ d’Italia, in questa partita, visto che è stato proprio Pierluigi Collina ad avere il fischietto per arbitrarla.
La semifinale, giocata contro la Norvegia, si è rivelata piuttosto impegnativa e non è stata decisa nei primi novanta minuti di gioco. A sbloccare la partita è stata la Norvegia con la rete di Medalen al 18° minuto del primo tempo; il pareggio degli Stati Uniti è arrivato soltanto a un quarto d’ora dalla fine, e le atlete americane hanno perciò portato la partita ai supplementari. Al minuto 100, la rimonta è stata completata da MacMillan, al suo secondo goal ai giochi olimpici, e ha portato gli Stati Uniti in finale contro la Cina.
Sì è quasi trattato di una rivincita, visto che le due formazioni si erano già affrontate ai gironi e a prevalere per differenza reti era stata la squadra asiatica. In finale, invece, il risultato si è ribaltato. Entrambe le squadre hanno proposto un gioco più cinico e incisivo, come ogni finale che si rispetti: gli Stati Uniti sono andati in goal con l’onnipresente MacMillan, e la Cina ha pareggiato un quarto d’ora più tardi. Il match l’ha chiuso Milbrett al 68° minuto, regalando dunque la medaglia d’oro alla sua squadra.

L’amaro in bocca
L’inizio del nuovo secolo non è stato di buon auspicio per le ragazze statunitensi. O meglio, lo è stato, ma il sogno di vincere la seconda medaglia d’oro consecutiva è sfumato proprio sul più bello.
Nel Girone F, le americane hanno ritrovato la Cina, insieme alla Nigeria e alla Norvegia. Con 7 punti in 3 partite, si sono classificate prime nel girone. A Melbourne, in Australia, il primo match l’hanno disputato contro la Norvegia, su cui hanno trionfato per 2 reti a 0. Hanno segnato Milbrett, che aveva già deciso la finale nel torneo del 1996, e Hamm. Nel secondo match, con la Cina non sono andate oltre al pareggio per 1 a 1, con la rete di Foudy a cui ha poi risposto la cinese Sun. La terza e ultima partita, contro la Nigeria, è terminata con il risultato finale di 3 a 1. Chastain e Lilly hanno portato la partita sul momentaneo 2 a 0 già nel primo tempo; nella ripresa, la Nigeria è rientrata in partita grazie ad Akide, ma MacMillan ha chiuso definitivamente i conti al 56° minuto.
A Canberra, la semifinale contro il Brasile è stata una partita equilibrata, ma le statunitensi hanno vinto di misura per 1 a 0 dopo la rete di Hamm, al suo secondo goal in quest’edizione del torneo.
Arrivate in finale, l’ultimo scoglio da superare era la Norvegia, con cui la nazionale americana aveva avuto a che fare proprio nell’Olimpiade precedente. Purtroppo per le americane, le norvegesi sono state superiori. Milbrett ha segnato a bruciapelo al quinto minuto di gioco, ma la Norvegia non si è fatta spaventare da quest’inizio turbolento, e ha infatti rimontato con i goal di Espeseth e Gulbrandsen. Gli Stati Uniti hanno agguantato il pareggio in pieno recupero sempre grazie a Milbrett, ma i supplementari sono stati fatali: il goal di Mellgren, arrivato al minuto 102, ha regalato alla Norvegia la medaglia d’oro. Gli Stati Uniti si sono dovuti “accontentare” di quella d’argento.

L’inizio de “l’Età dell’Oro”
Il titolo non è affatto casuale. Dal 2004 al 2012, infatti, gli Stati Uniti hanno detenuto un vero e proprio monopolio della competizione, classificandosi al primo posto in tutte e tre le occasioni, una serie che non è stata portata a termine da nessun’altra nazione partecipante.
Nel 2004, i Giochi olimpici hanno avuto luogo in una terra simbolica per la loro storia, quella della Grecia. Gli Stati Uniti, nel Girone G, hanno affrontato la Grecia, padrona di casa, insieme al Brasile e all’Australia. Anche stavolta, si sono qualificate come prime del girone. Nella partita inaugurale contro la Grecia, a Candia, le statunitensi hanno stravinto per 3 a 0 con le reti di Boxx, Wambach e Hamm, che non ha resistito e si è da subito inserita tra i marcatori. Il match contro il Brasile, giocatosi a Salonicco, è terminato con il punteggio finale di 2 a 0: a segnare il primo goal è stata Hamm dal dischetto, e ha poi raddoppiato Wambach. Entrambe hanno raggiunto i due goal in due presenze. La terza e ultima partita è stato un pareggio per 1 a 1 contro l’Australia, sempre a Salonicco. Alla rete di Lilly ha risposto quella dell’australiana Peters.
Il quarto di finale è stato giocato Salonicco, uno stadio che si è trasformato in un talismano di fortuna per le ragazze statunitensi: su quel manto erboso non hanno, infatti, mai perso. Al risultato di 2 reti a 1 per gli Stati Uniti hanno contribuito Lilly e Wambach. La rete di Yamamoto ha riaperto il match, ma il Giappone non è riuscito a trovare il pareggio.
In semifinale è stato il turno della Germania. Le tedesche hanno dato filo da torcere alle americane, costringendole a giocare anche i supplementari. Gli Stati Uniti sono passate in vantaggio al minuto 33 con Lilly, e Bachor ha poi trovato la rete del pareggio in pieno recupero nella seconda frazione di gioco. Il goal di O’Reilly al minuto 99 ha messo la parola “fine” alla partita.
La finale, a Il Pireo, ha riproposto lo scontro diretto tra Stati Uniti e Brasile, due formazioni famose per la loro bravura e la loro competitività. Si è trattato di un match senza esclusione di colpi e indeciso fino ai supplementari. Ad aprire è stato il goal di Tarpley, che però non ha assicurato la vittoria agli Stati Uniti: al minuto 73 ha di fatto segnato Pretinha. I supplementari hanno decretato le vincitrici della medaglia d’oro, vale a dire le atlete statunitensi: la rete di Wambach ha assicurato loro la medaglia d’oro.

La vittoria in Asia
Le Olimpiadi del 2004 si sono tenute in 5 diversi stadi della Cina. Il secondo titolo consecutivo per le americane è partito dal Girone G, contro Norvegia, Giappone e Nuova Zelanda. Clamorosamente, si può dire, il percorso degli Stati Uniti è iniziato con una cocente sconfitta a opera della Norvegia, che si è forse “vendicata” per la finale persa in un vero e proprio arrembaggio nei primi 4 minuti del primo tempo, con due reti consecutive che hanno dunque spiazzato le americane. Le statunitensi hanno rialzato la testa nella seconda partita, contro il Giappone, vincendola di misura per 1 a 0 grazie al goal di Lloyd. La terza partita, contro la Nuova Zelanda, ha dato nuovamente fiducia alla formazione americana, che ha calato un convincente poker. Ad andare a rete sono state O’Reilly e Rodriguez nella prima frazione, mentre Tarpley e Hucles l’hanno poi chiusa nella ripresa.
Per via della differenza reti superiori, le statunitensi hanno passato il girone classificandosi al primo posto. Ai quarti di finale hanno dovuto fronteggiare il Canada in una partita che è stata decisa ai supplementari. Hucles ha portato gli Stati Uniti sull’1 a 0, ma la rete di Sinclair ha riaperto tutto e costretto le squadre ad andare oltre ai minuti regolamentari. Kai ha chiuso i conti al 101°, permettendo agli USA di staccare il pass per la semifinale, in un secondo match contro il Giappone.
Il Giappone ha segnato la prima rete della partita, ma i due goal di Hucles e Chalupny tra il 41° e il 44° del primo tempo hanno definitivamente portato a termine la rimonta. La rete di O’Reilly e la seconda in partita di Hucles, che ha dunque fatto doppietta, hanno calato il secondo poker della competizione, e il goal di Arakawa al 93° non è servito a niente ai fini del punteggio finale di 4 a 2 per gli Stati Uniti.
A Pechino è stata finale contro il Brasile, vinta anche stavolta dagli Stati Uniti in un match che si è chiuso soltanto al 96° minuto, in pieni tempi supplementari, con il goal di Lloyd.

Non c’è due senza tre
Il terzo titolo olimpico consecutivo è stato vinto sul suolo inglese alle Olimpiadi del 2012 di Londra. Nel Girone G hanno affrontato Francia, Colombia e Corea del Nord. Gli Stati Uniti hanno dato prova di forza passando il girone, per la prima volta, a punteggio pieno. All’esordio, il 2 a 0 momentaneo della Francia, arrivato per merito di Thiney e Delie tra i minuti 11 e 13 del primo tempo, è stato prontamente ribaltato e superato in maniera perfetta e totalizzante: Wambach ha segnato al minuto 18, riaprendo il match. Per la prima volta ai giochi olimpici, Alex Morgan ha scritto il suo nome sui maxischermi con una strabiliante doppietta, in mezzo alla quale ci ha messo lo zampino anche Lloyd, non nuova in questa competizione. Le vittorie degli Stati Uniti sono proseguite con il 3 a 0 ai danni della Colombia a Glasgow, con le reti di Rapinoe, Wambach e Lloyd, che si sono ripetute con un goal ciascuna. La partita contro la Corea del Nord è stata giocata all’Old Trafford di Manchester e si è conclusa con la vittoria per 1 a 0 per gli Stati Uniti, con Wambach che è andata a segnare la sua terza rete in tre partite.
Ai quarti di finale, le ragazze hanno incontrato la Nuova Zelanda, chiudendo il match con un convincente 2 a 0. Anche stavolta, a segno Wambach e l’attuale attaccante dell’Angel City Leroux.
La semifinale, all’Old Trafford, è stata una combattutissima partita tra Canada e Stati Uniti. In tutti i precedenti tra queste due squadre, nessuna partita è stata vinta dalle canadesi. Per il Canada, Sinclair ha segnato una stupenda tripletta, che non è bastata per regalare la finale alle sue compagne: la nazionale statunitense ha vinto per 4 a 3 con la doppietta di Rapinoe, il goal dal dischetto di Wambach e poi, allo scadere dei supplementari, quello di Alex Morgan ha chiuso i conti e portato gli Stati Uniti in finale.
La finale, nella bolgia di un Wembley sold out, è stata giocata tra le ragazze degli Stati Uniti e il Giappone. Le atlete degli USA hanno vinto per 2 reti a 1 con la doppietta di Lloyd, che nelle finali ha sempre dimostrato di avere ben più di una marcia in più.

L’Olimpiade meno convincente
Quelli del 2016 sono stati i giochi olimpici meno facili, per gli Stati Uniti. A differenza dei precedenti tornei, le ragazze sono uscite ai quarti di finale contro la corazzata della Svezia dopo gli sfortunati tiri dal dischetto. Nel Girone G, gli Stati Uniti sono stati accompagnati dalla Francia, dalla Nuova Zelanda e dalla Colombia. La Nuova Zelanda è stata sconfitta al debutto per 2 reti a 0, grazie alle reti di Lloyd e di Alex Morgan. Lloyd è stata fondamentale anche contro la Francia, e ha infatti segnato la prima e unica rete della partita. La doppietta di Usme, capocannoniere della Colombia ai Giochi olimpici, ha fermato gli Stati Uniti sul 2 a 2; alle due reti hanno risposto Dunn e Pugh.
Ai quarti di finale, dopo il risultato di 1 a 1 determinato da Blackstenius al minuto 61, raggiunta da Morgan una decina di minuti più tardi, i tiri del dischetto hanno determinato l’uscita degli Stati Uniti dalla competizione. Gli errori di Morgan e Press hanno consegnato la vittoria alla Svezia.

L’edizione posticipata
Le Olimpiadi del 2020, causa Covid, si sono tenute l’anno successivo, ma la location è rimasta il Giappone. Le statunitensi sono finite nel Girone G insieme alla Svezia, all’Australia e alla Nuova Zelanda. La Svezia si è confermata la vera avversaria da battere e la bestia nera degli Stati Uniti, che li ha poi effettivamente costretti ad andare ai quarti di finale come secondi classificati del girone a ben 5 punti di distanza. Non è stato affatto facile arrivare ai quarti: Stati Uniti e Australia avevano infatti entrambe 4 punti, cosa che ha determinato il passaggio come seconda della nazionale statunitense per una maggiore differenza reti, di 2 contro le -1 delle australiane. La prima partita è stata una disfatta totale, per le ragazze americane: hanno infatti perso 3 a 0 contro la Svezia, andata in goal con la doppietta di Blackstenius, attualmente all’Arsenal, e la rete di Hurtig, sua compagna di club. La fiducia l’hanno trovata nella seconda partita, quella contro la Nuova Zelanda. La malcapitata nazionale dell’Oceania è stata sconfitta con il risultato tennistico di 6 goal a 1, andando a segno al 72° soltanto con Hassett. Gli Stati Uniti sono andati in goal con quattro reti “regolari”, per così dire, e con due autoreti, quelle di Erceg e Bott, che hanno siglato rispettivamente il 3 a 0 e il 6 a 1. Le atlete statunitensi che hanno letto il loro nome sui maxischermi sono state Lavelle, Horan, Press e Morgan.
Classificatasi ai quarti di finale, per la nazionale statunitense è arrivato il turno del match contro l’Olanda. Nei tempi regolamentari, il risultato si è inchiodato sul 2 a 2. Miedema, attualmente nel Manchester City, ha segnato la prima rete per l’Olanda, ma Mewis e Williams hanno ribaltato il risultato nel giro di tre minuti; nella ripresa, la stessa Miedema ha realizzato la doppietta personale. Il match è stato trascinato fino ai calci di rigore ma, stavolta, la fortuna ha sorriso agli Stati Uniti: Miedema ha fallito dal dischetto, e l’errore della compagna Nouwen ha fatto fermare il cammino dell’Olanda.
In semifinale, le statunitensi hanno giocato contro le rivali di sempre, vale a dire il Canada. Per la prima volta nel percorso olimpico delle statunitensi, sono state le vicine di casa a spuntarla: il goal dagli undici di metri di Fleming ha fatto sì che gli Stati Uniti venissero condannati alla finale per il terzo posto anziché a quella per la medaglia d’oro.
Nella finale per il terzo posto, l’orgoglio delle americane ha fatto vincere loro il match contro le Matildas, trascinate da Sam Kerr. Non è stata una partita semplice, ricca di goal e di ribaltamenti nel punteggio. Al goal al minuto numero 8 di Rapinoe ha replicato Sam Kerr al minuto 17, e Rapinoe ha fatto doppietta qualche minuto più tardi. Lloyd ha segnato il terzo goal degli Stati Uniti nei minuti di recupero prima dell’intervallo, e il quarto quando le squadre erano da poco rientrate in campo. L’Australia ha gonfiato la rete con Foord e Gielnik, ma la vittoria è stata delle avversarie.

Gli Stati Uniti, grazie a tutte queste vittorie, partono da favorite, insieme alla Germania, che ha vinto la medaglia d’oro nel 2016, nel gruppo B. Insieme a loro ci saranno infatti lo Zambia e l’Australia. Qualunque sia il cammino che gli Stati Uniti faranno nell’edizione del 2024, sicuramente Hayes farà in modo che le sue ragazze diano l’anima fino alla fine e cerchino di arricchire ulteriormente il loro splendido palmarès.

Laura Neboli ai microfoni della RAI: “In Germania si curano aspetti come preparazione fisica, potenza e tecnica”

Nei giorni scorsi Laura Neboli, in concomitanza con gli Europei maschili in Germania, è stata raggiunta dai microfoni della RAI. L’ex calciatrice bresciana della Nazionale, maglia indossata 25 volte, da anni è un’ allenatrice che si sta togliendo le sue soddisfazioni proprio in terra tedesca. Attualmente Laura, dopo le esperienze con l’Essen ed il Recklinghausen, siede sulla panchina delle ragazze del Fortuna Düsseldorf, queste le parole rilasciate dalla classe ’88 sul movimento femminile:

“Già ai tempi da calciatrice, anche una volta arrivata in Nazionale ad esempio, per me quello di giocare nel campionato tedesco è stato sempre un sogno, anche perchè allora era indubbiamente il migliore d’Europa. Questa opportunità mi capitò nel 2011 e da allora non mi sono più spostata dalla Germania”.

Sull’approccio al calcio in terra tedesca poi la coach, che da calciatrice in Italia ha vinto un campionato con il Bardolino Verona ed una Coppa Italia con la Reggiana, sottolinea: “Qui, a mio avviso, anche nel femminile si curano aspetti come la preparazione fisica, la potenza fisica e la tecnica sacrificandone, invece, altri come la tattica o il gioco di squadra che sono fondamentali in Italia”. 

Visti gli Europei maschili la chiusura è con una battuta sull’attaccamento delle giocatrici alla nazionale tedesca: “Ovviamente anche in Germania quando gioca la loro nazionale si ferma tutto. Le calciatrici mi chiedono di poter finire prima l’allenamento per andare a vedere la partita, permesso concesso come giusto che sia”.

Sassuolo: Elena Dhont, benvenuta in neroverde

Photo Credit: US Sassuolo Calcio

L’Unione Sportiva Sassuolo Calcio comunica ufficialmente l’acquisto, a titolo definitivo, di Elena Dhont.

L’attaccante belga classe ’98, dopo gli inizi al KAA Gent Ladies, arriva a vestire la maglia neroverde in seguito all’esperienza con il FC Twente Vrouwen dove ha collezionato sette titoli in quattro stagioni. Dhont sarà impegnata nei prossimi giorni con la nazionale belga nel cammino verso la qualificazione a Euro2025.

Suzanne Bakker nuova allenatrice del Milan

Photo Credit: Pagina Instagram AC Milan Women

AC Milan comunica di aver affidato la conduzione tecnica della Prima Squadra femminile a Suzanne Bakker.

Nata a Hensbroek (Olanda), il 9 luglio 1986, cresce nei settori giovanili dell’Apollo 68 e del Reiger Boys prima di approdare, nel 2007, all’FC Utrecht con cui disputa il massimo campionato femminile olandese, la Vrouwen Eredivisie. Continua la carriera di calciatrice nell’ASV Wartburgia fino al 2014 per poi intraprendere, sempre all’interno del Club il percorso come allenatrice.

Nella stagione 2017/18 lavora come collaboratrice tecnica nello staff dell’Excelsior/Barendrecht, mentre l’anno successivo passa all’Ajax Vrouwen Talent Team. Nell’estate del 2022 approda sulla panchina della Prima Squadra femminile dell’Ajax, con cui raggiunge già al primo anno la vittoria del Campionato di Vrouwen Eredivisie. Nella stagione appena passata, ha portato la squadra a ottenere il secondo posto a livello nazionale e a conquistare vittorie importanti contro il Paris Saint-Germain e contro il Bayern Monaco nella fase a gironi di Women’s Champions League.

L’allenatrice olandese si unisce ora alla Prima Squadra femminile del Milan, con un contratto biennale. Il Club rivolge a Suzanne e ai suoi collaboratori un caloroso benvenuto.

Alice Parisi: “Grazie calcio per la vita e le persone che mi hai regalato, ti sarò eternamente grata”

Photo Credit: Emanuele Colombo - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Alice Parisi lascia il calcio giocato. Si conclude così il percorso calcistico per la centrocampista classe ’90, nel quale ha indossato le maglie di Trento, Bardolino Verona, Tavagnacco, Sassuolo e Fiorentina, ma soprattutto ha segnato 10 gol in 80 partite disputate con la Nazionale, a cui si aggiunge una convocazione nel Mondiale in Francia nel 2019. In carriera Alice ha ottenuto due scudetti, quattro Coppe Italia, due Supercoppe Italiane e un Europeo Under 19 vinto con l’Italia nel 2008. Inoltre, ha vinto un Golden Girl Award nel 2013 e il Premio Bulgarelli Number 8 per la stagione 2022/23.

Questo il pensiero che la calciatrice nativa di Tione di Trento ha scritto sui canali social: “Diciotto anni non si possono raccontare o racchiudere in un post. Le parole non potrebbero bastare, non potrebbero far capire la forza, l’intensità e l’importanza di questo viaggio. Ho incontrato tantissime persone, ognuna diversa dall’altra, e ho imparato tanto da ognuna di loro. Ho viaggiato e visto milioni di posti, sentito l’odore dell’erba dei campi di ogni continente. Ho lasciato casa a diciassette anni che ero una ragazzina spaventata e mi ritrovo oggi a trentatré donna, orgogliosa di ciò che sono grazie a tutto quello che ho vissuto in questi anni a rincorrere sogni e palloni. Mi sento piena, mi sento grata per la carriera che ho avuto, nel bene e nel male, senza rimpianti, senza rimorsi. Sono caduta spesso, mi sono rialzata sempre, “diversa” ma ogni volta a testa alta, con il sorriso sincero di chi sapeva di avercela fatta. Perché lo sport fa così, ti porta in alto, ti da le gioie più grandi e in un istante ti toglie tutto, ti obbliga a ricostruire, a crescere e a diventare forte per superare le difficoltà, che sia stato un infortunio, una sconfitta o una scelta non condivisa. Il calcio mi ha insegnato ad emozionarmi, a gioire delle piccole cose, a ridere e sorridere tanto, e mi ha anche insegnato che spesso è importante riuscire a piangere perché serve anche quello e a volte ci vuole più coraggio a soffrire che ad essere felici. E alla fine il calcio mi ha regalato Firenze e il viola della Fiorentina e scelgo questa città e questi colori per chiudere questo viaggio meraviglioso perché una volta che indossi questa maglia risulta difficile immaginare di vestirne un’altra, quando ti entra dentro poi resta indelebile e non puoi più farne a meno. A Firenze ho vinto tanto e raggiunto i miei traguardi più importanti, sportivi e non, quindi mi fermo qui: serena, felice e fiorentina. Grazie calcio per la vita e le persone che mi hai regalato, ti sarò eternamente grata. Mi mancherai tanto

Julia Grosso nella NWSL: la canadese approda alle Chicago Red Stars

Credit Photo: Francesco Passaretta - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

Julia Grosso è una nuova centrocampista delle Chicago Red Stars. Come annunciato tramite i canali ufficiali del club, la canadese ha firmato un contratto triennale e si unirà alla squadra della National Women’s Soccer League.

“Sono emozionata di unirmi ai Red Stars e non vedo l’ora di scendere in campo ogni weekend e dare il massimo”, ha dichiarato Grosso, impegnata in questo periodo nella preparazione alle Olimpiadi di Parigi con la nazionale canadese. “Ho sentito dire che i tifosi dei Red Star sono super appassionati, quindi sono emozionata di farne parte. Non vedo l’ora di giocare insieme alle talentuosi giocatrici di Chicago per il resto della stagione e oltre!”.

La nativa di Vancouver ha debuttato a 13 anni nel giro della Canadian Women’s National Team. L’esordio con la Nazionale maggiore per la classe 2000 è arrivato nel 2017. Dopo l’esperienza di tre anni con la Juventus Women, 76 presenze e 10 gol, uno Scudetto, 2 Coppe Italia e 2 Supercoppe Italiane, Julia Grosso torna negli USA.

 

“Sono felice di dare il benvenuto a Julia a Chicago”, ha affermato il direttore generale dei Chicago Red Stars, Richard Feuz. “L’esperienza di Julia con la Juventus FC e a livello internazionale con il Canada sarà un’aggiunta fondamentale al nostro centrocampo. Il suo background con un importante club europeo, unito alla sua conoscenza del calcio nordamericano, contribuirà a rafforzare la spina dorsale del nostro team mentre ci impegniamo a raggiungere nuove vette”.  

Tatiana Pinto è una nuova giocatrice dell’Atletico Madrid

L’Atletico Madrid femminile ha annunciato lunedì l’arrivo della centrocampista Tatiana Pinto. Dopo una sola stagione con il Brighton & Hove Albion, la portoghese ha firmato un contratto di due anni come riferito dal club spagnolo. Pinto torna in Liga F dopo la buona esperienza con il Levante dal 2021 al 2023.

Sono dove volevo davvero essere. Sono un giocatore di squadra che può apportare esperienza e lavoro alla squadra. Ho sempre messo il collettivo al di sopra dell’individuo”, ha dichiarato Tatiana Pinto, che vanta, oltretutto, 114 presenze con la Nazionale portoghese.

Tatiana Pinto diventa così il quarto acquisto per le Colchoneras, dopo Fiamma Benítez, Silvia Lloris e Synne Jensen. La società sta attrezzando un gruppo competitivo per l’allenatore Víctor Martín in vista della UEFA Women’s Champions League. La centrocampista è il profilo adatto per cercare di centrare gli obiettivi di stagione, nella sua annata migliore nel 2022-23 ha realizzato 12 gol e tre assist in 31 partite giocate. L’operazione era chiusa da tempo secondo AS, così come quelle legate all’arrivo di Fiamma Benítez  e Silvia Lloris, per un Atletico Madrid che non vede l’ora di scaldare i motori in cista della prossima stagione.

Sassuolo, fuori il calendario della regular season

Photo Credit: Marco Montrone - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Giornata importante quella di ieri nella quale è stato sorteggiato il calendario ufficiale della Serie A Femminile eBay 24/25.

L’inizio del torneo, senza dubbio impegnativo, vedrà il Sassuolo affrontare le prime due classificate della scorsa stagione (Juventus in casa 31/08, Roma in trasferta 14/09). In totale saranno 18 le partite della Regular Season (con l’ultima del girone di ritorno che si giocherà fuori casa contro la Sampdoria il prossimo 8 Febbraio) per poi iniziare la Fase 2 con la consueta formula a due gironi: Poule Scudetto e Poule Salvezza.

Di seguito il commento di Alessandro Terzi, Responsabile del Settore Femminile, e Gian Loris Rossi, Mister della Prima Squadra.

Alessandro Terzi: “Ci aspetta un inizio difficile, ma sapremo farci trovare pronte e determinate“.

Gian Loris Rossi: “L’uscita del calendario è il primo atto ufficiale della nuova stagione. Partire con Juventus e Roma sarà stimolante, soprattutto il debutto in casa contro le bianconere dove sicuramente avremo l’appoggio dei nostri tifosi. Anche la seconda giornata in trasferta contro le campionesse d’Italia della Roma sarà un banco di prova importante per tutti noi“.

Olimpiadi: ultimi preparativi anche per gli USA

Per la nazionale femminile statunitense le Olimpiadi sono, per così dire, un appuntamento gradito e ormai quasi scontato. Quando si tratta di competere per una medaglia, le numero 5 del Ranking FIFA non si tirano mai indietro. Le ragazze si presentano infatti alle Olimpiadi dopo una serie di ottimi risultati sia in amichevoli sia in competizioni di calibro internazionale per scacciare tutta la pressione che grava su di loro: in particolare, nel corso di questi primi sette mesi del 2024, la nazionale allenata dall’inglese Emma Hayes ha già collezionato un paio di trofei molto importanti. Dopo aver concluso il 2023 con l’amaro in bocca per la sconfitta subita dal Cile in semifinale dei Giochi Panamericani, che però hanno consegnato loro una buona medaglia di bronzo, le atlete statunitensi hanno rialzato la testa fin dalla prima pausa nazionali.

A febbraio hanno disputato la Concacaf W Gold Cup, torneo che viene definito, sul suo sito ufficiale, come una competizione che coinvolge America centrale e del nord, i Caraibi e alcune nazionali sudamericane facenti parte del CONMEBOL; nella fase a gironi hanno affrontato la Repubblica Dominicana, l’Argentina e il Messico, che hanno sconfitto senza troppi fronzoli rispettivamente con il punteggi finali di 5 a 0, 4 a 0 e 2 a 0, senza neanche incassare una rete e con un possesso palla altissimo, superiore al 60% in tutti e tre i match. Ai quarti di finale, è stata la nazionale colombiana a soccombere, anche qui con una goleada di 4 reti e senza subire goal. La semifinale, quella contro il Canada, è stata la partita più complicata dell’intera competizione, perché combattuta e dal risultato incerto fino alla fine: non sono neanche bastati i supplementari per decretare la prima finalista e, quindi, Canada e Stati Uniti sono arrivati ai rigori, in cui le statunitensi hanno trionfato per il rotto della cuffia. La finale, giocata contro il Brasile, è stata decisa dall’unica rete della serata, quella di Lindsey Horan del Lione, arrivata alla fine della prima frazione di gioco.

Poco meno di un mese più tardi, le statunitensi hanno preso parte alla SheBelieves Cup, la competizione “a invito” che si tiene da nove anni e che, per questa edizione, ha visto sfidarsi Stati Uniti, Brasile, Giappone e Canada, come si legge sul sito ufficiale delle Olimpiadi di Parigi 2024. Alle semifinali, Lindsey Horan è stata nuovamente determinante e ha infatti segnato dal dischetto la rete che, contro il Giappone, ha regalato alla nazionale statunitense la finale. Il Canada ha di nuovo dato filo da torcere alle sue “vicine di casa”: proprio come nella Concacaf W Gold Cup, la partita è stata decisa soltanto ai rigori dopo un parziale di 2 a 2, quasi fotocopiare lo scontro diretto precedente tra le due squadre. Anche in questo caso, il Canada è stato sconfitto e gli USA si sono portati a casa il secondo trofeo stagionale.

Con l’inizio della National Women’s Soccer League, sono diminuite sensibilmente le partite importanti giocate dalla nazionale. Le prime due che hanno un peso importante in vista delle Olimpiadi sono state quelle contro la Corea del Sud, posizionate al numero 20 del Ranking FIFA, in un doppio amichevole tra il 1 e il 5 giugno, quindi poco più di un mese fa. Un altro aspetto di cui tenere conto è il cambio allenatore: Emma Hayes ha infatti gestito la sua prima partita da commissario tecnico della nazionale statunitense proprio nella prima delle due amichevoli contro la Corea. Hayes, secondo quanto riportato dalla testata online del TheAtletic, ha subito inquadrato le sue ragazze e ha capito di aver trovato terreno fertile, visto che ha ammesso lei stessa che “Vogliono migliorare a qualunque costo“; Tierna Davidson, che ha disputato una partita incredibile, nel post-partita ha ammesso che la loro nuova ct “Si focalizza sul più piccolo dettaglio”, come ha detto sempre ai microfoni del TheAtletic.
Il primo dei due match è stato giocato al DSG Park, in Colorado. Gli Stati Uniti hanno dominato il match sotto tutti i punti di vista. Partendo dal possesso palla, le ragazze hanno tenuto il pallone tra i piedi per il 67% del totale, ovvero esattamente il doppio delle coreane. I tiri in porta sono stati 15, di cui 9 nello specchio, mentre le avversarie sono riuscite a indirizzarne uno soltanto. Chiusosi sul 4 a 0 per le americane, le reti si possono raggruppare agevolmente in due doppiette personali: una appartiene a Mallory Pugh del Chicago Red Stars, l’altra a Tierna Davidson del Gotham.
Il secondo e ultimo match contro le coreane allenate da Colin Bell ha invece avuto luogo in Minnesota. Il copione non è cambiato tanto, con una vittoria di 3 reti a 0 per gli Stati Uniti. A cambiare è stata la formazione titolare degli USA, per ben nove undicesimi rispetto alla precedente partita contro la Corea. Quello che è subito saltato all’occhio, secondo il TheAtletic, sezione sportiva del New York Times, è che l’allenatrice ha posizionato Crystal Dunn, attualmente in forza al Gotham, in attacco, una posizione che non copriva dal 2017, insieme alla sedicenne Lily Yohannes, al suo debutto assoluto con la nazionale. La fiducia riposta da Hayes è stata ripagata fin dalla prima frazione di gioco: Crystal Dunn ha di fatto segnato la prima rete della partita al 13° minuto, seguita da Sophia Smith del Portland Thorns e proprio da Lily Yohannes, che ha segnato al minuto 82 il suo primo goal in nazionale alla sua prima presenza.
Al termine della seconda partita, Hayes ha commentato ai microfoni del New York Times dicendo che “Giocare due amichevoli contro le stesse avversarie è fantastico dal punto di vista tattico, perché ti permette di condividere con la tua squadra i cambi tattici che ti piacerebbe fare”, dimostrando quanto tenga alla squadra che l’è stata affidata seppur in un momento così delicato, come quello in preparazione ai giochi olimpici.

Hayes può essere felice delle sue ragazze e della loro prestazione, e dovrà anche provare a scacciare quelli che sono i “fantasmi del mondiale” dello scorso anno, terminati agli ottavi di finale. Con la formazione da lei convocata e con la grinta che sta cercando di trasmettere alle sue ragazze, che si respira addirittura attraverso la carta leggendo le sue interviste, potrebbe davvero puntare ad arrivare fino in fondo, proprio come gli Stati Uniti hanno (quasi) sempre fatto.

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