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Alessandro Spugna: “Ciao 2025, sei stato l’anno delle scelte che mi hanno spinto a confrontarmi con ciò che sono”

Credit Photo: Emanuele Colombo - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

Il 2025 è stato un anno di cambiamento per Alessandro Spugna che ha lasciato la Roma, dopo diversi anni e trofei vinti in giallorosso, per approdare al Sassuolo. In estate, infatti, era iniziata la sua nuova avventura in Serie A Women alle guida delle neroverdi che aveva aperto cosi: “L’impatto con il club è stato molto positivo. Il nostro obiettivo è giocare bene, divertirsi e far divertire i tifosi”.

Dopo le prime settimane di lavoro, invece, il tecnico aveva postato tramite social: “Due settimane di lavoro, energia e spirito di squadra” seguito successivamente da: “primo passo non avere paura…avanti con coraggio” e “il nostro percorso continua, con un solo obiettivo: migliorare per crescere”.

Per salutare il 2025, infine, il tecnico delle neroverdi, sempre tramite social, ha pubblicato: “Ciao 2025, sei stato l’anno delle scelte che mi hanno spinto a confrontarmi con ciò che sono, con ciò che desidero diventare e con i valori che guidano le mie azioni. Ogni decisione mi ha regalato una lezione, ogni passo falso è diventato l’occasione per riflettere, comprendere e riorientarmi. Che il 2026 possa essere l’anno in cui i sogni trovano la loro forma più autentica”.

Supercoppa Women, Tinari e Cappelletti: “Uno spot itinerante per il nostro movimento”

La Supercoppa Women è stata presentata in una conferenza stampa che si è svolta nella Sala Giunta del Comune di Pescara alla presenza del sindaco di Pescara Carlo Masci, dell’assessore allo sport Patrizia Martelli, del vicepresidente della FIGC Daniele Ortolano, della presidente della Serie A Women Federica Cappelletti e del segretario generale del Pescara Calcio Luigi Gramenzi, con il club biancazzurro che ha messo a disposizione l’intera struttura organizzativa a supporto dell’evento. Presenti anche il presidente della LND Abruzzo Ezio Memmo, la vicepresidente vicaria della LND Abruzzo e presidente della Divisione Serie B Femminile Laura Tinari, il vicepresidente della LND Abruzzo e responsabile del calcio a 5 Salvatore Vittorio e il responsabile organizzativo SGS Abruzzo Franco Scolta.

FEDERICA CAPPELLETTI, presidente Serie A Women. “Ringrazio il Comune e il Pescara Calcio per l’ospitalità e per il lavoro che stanno portando avanti per far sì che l’evento riesca nel migliore dei modi. L’11 gennaio si affronteranno le due squadre più vincenti degli ultimi anni, ci sarà grande spettacolo in campo e non solo: sarà uno spot che andrà oltre il rettangolo di gioco perché il movimento con i suoi valori è sinonimo di positività e inclusione. Il calcio femminile è una realtà che nasce da una rivoluzione, che dobbiamo accompagnare per dimostrare a tutti che il calcio è e può essere uno sport per donne”.

LAURA TINARI, vicepresidente vicaria LND Abruzzo e presidente Divisione Serie B Femminile. “L’esempio del calcio di vertice è uno stimolo per tutto il territorio ed eventi come questo servono per far capire alle bambine che questo è uno sport per loro. L’Abruzzo è una regione molto piccola ma dove il movimento è in grande crescita. Anche l’Europeo Under 19 del 2029, che si giocherà qui, sarà una grande vetrina e come la Supercoppa rientra nella strategia federale che ci vede tutti uniti per supportare la crescita culturale e sportiva delle nostre ragazze”.

 

Champions Cup femminile FIFA 2026: tutto quello che c’è da sapere

Nel marzo 2025, il Consiglio FIFA ha approvato la creazione della Champions Cup femminile FIFA, che riunirà i sei club campioni continentali della stagione precedente per competere per un nuovo ambito trofeo. La prima edizione della competizione è già iniziata, con il Wuhan Chegu Jiangda WFC che ha battuto l’Auckland United FC per 1-0 nel primo turno. Continua a leggere per tutte le informazioni necessarie sulla nuova competizione FIFA per club.


Quando e dove si disputerà la Champions Cup femminile FIFA 2026?

Date

Il primo turno della Champions Cup femminile FIFA 2026 si è disputato l’8 ottobre 2025. Il secondo turno il 14 dicembre 2025 allo Stade Municipal de Berrechid, in Marocco, per determinare l’ultimo posto disponibile in semifinale. Le semifinali, la finale per il terzo posto e la finale della Champions Cup femminile FIFA 2026 si svolgeranno a Londra dal 28 gennaio al 1° febbraio 2026.

Paese ospitante

Il Wuhan Sports Centre Stadium di Wuhan, in Cina, ha ospitato il primo turno. Lo Stade Municipal de Berrechid ospiterà il secondo turno, mentre Londra ospiterà le semifinali, la finale per il terzo posto e la finale della Champions Cup femminile FIFA 2026.


I club che partecipano alla Champions Cup femminile FIFA 2026

La Champions Cup femminile FIFA riunirà le sei squadre vincitrici continentali nella stagione che precede il torneo per contendersi il titolo. Si terrà ogni anno al di fuori della Coppa del Mondo per club FIFA.


Calendario Champions Cup femminile FIFA 2026

La prima fase della competizione del 2026 prevede due turni a eliminazione diretta. I campioni dell’AFC (Wuhan Jiangda) hanno ospitato e battuto i campioni dell’OFC (Auckland United FC) nel 1° turno e ora affronteranno i campioni della CAF nel 2° turno. Le vincitrici del 2° turno accederanno alla fase finale che si disputerà in campo neutro. Le vincitrici del 2° turno incontreranno i campioni della UEFA (Arsenal), mentre i campioni della Concacaf (Gotham FC) affronteranno i campioni della CONMEBOL. Le vincitrici delle semifinali si sfideranno in finale, mentre le seconde classificate si contenderanno il terzo posto.

1 Fase

8 Ottobre 2025

  • Wuhan Jiangda – Auckland United FC 1-0

2 Fase

14 Dicembre 2025

  • ASFAR – Wuhan Chegu Jiangda WFC 2-1 (d.t.s.) | 19:00 ora locale | Stade Municipal de Berrechid (Marocco)

Fase finale

Mercoledì 28 gennaio 2026

Semifinale 1 | Brentford Stadium | 19:00 CET ASFAR – Arsenal

Semifinale 2 | Brentford Stadium | 13:30 CET Gotham FC – Corinthians

Domenica 1 Febbraio 2026

Finale terzo posto | Arsenal Stadium | 15:45 CET Perdente Semifinale 1 – Perdente Semifinale 2

Finale | Arsenal Stadium | 19:00 CET Vincitore Semifinale 1 – Vincitore Semifinale 2


Prossime edizioni della Champions Cup femminile FIFA

Il ranking per la Champions Cup femminile FIFA 2027 sarà determinata dai risultati dell’edizione 2026. L’edizione del 2027 si terrà da mercoledì 27 gennaio a domenica 31 gennaio. La classifica per la Champions Cup femminile FIFA 2029 sarà soggetta a ulteriori consultazioni. L’edizione 2029 si giocherà da mercoledì 24 gennaio a domenica 28 gennaio.

Giada Aldini e la sua seconda vita: “Il calcio negli USA ha riacceso la mia passione. Parliamo tante lingue diverse, ma con il calcio ce n’è una sola”

Photo Credit: Giada Aldini

Giada Aldini è una calciatrice che conosce e ha conosciuto la Serie A e che, una volta conclusi gli esami di maturità, ha ascoltato la vocina interiore che le diceva di provare a lanciarsi in una nuova avventura, e ha scelto di lasciare l’Italia per andare a giocare in un college statunitense, affiancando lo studio alla passione per il calcio in un connubio che negli USA esiste solo se i due sono strettamente allacciati. Aldini ha rilasciato un’intervista in esclusiva alla Redazione di Calcio Femminile Italiano e si è raccontata attraverso la sua vita d’oltreoceano.

«Ho giocato a Sassuolo per nove anni, ero in un posto in cui il calcio femminile stava maturando, crescendo ed evolvendosi in una Società che ha sempre creduto nel femminile e nel giovanile. Dal 2015, quando ha comprato il titolo della Reggiana, ho visto le cose cambiare. Sono stata forse una delle ultime che, uscite da Sassuolo, ha conosciuto la generazione prima, l’ha toccata con mano e ha conosciuto quella dopo. La Società si stava strutturando per raggiungere quella che è stata la Promozione in Serie A», l’avventura di Aldini nel calcio muove i primi passi con la maglia neroverde, squadra che l’accompagna fino alla massima serie e che fa fiorire in lei l’amore per questo sport.

La scelta di partita per gli Stati Uniti è stata motivata dalla ferma volontà di unire sport e carriera scolastica senza dover rinunciare all’una o all’altra cosa, conoscendo anche il percorso di alcune ragazze che, prima di lei, avevano fatto questo salto nel vuoto atterrando in piedi e non dovendo fare a meno del calcio o dello studio: «La decisione di partire per gli Stati Uniti nasce nella visione di qualche compagna che ha preso questa strada. Ci siamo detti con la famiglia: “Visto che le cose con il calcio stanno andando bene, perché non provare in un luogo in cui credono nel calcio femminile?”, insomma, ho studiato, mi sono diplomata al liceo e ho sempre avuto l’idea di voler continuare a studiare e conciliare le due cose senza dover trascurare l’una o l’altra cosa, quindi nasce da questa volontà.»

Come affermato poc’anzi, in un college negli Stati Uniti non si possono trascurare lo sport e la carriera accademica, e si ha difatti la figura dello studente-atleta che deve bilanciare la propria vita in modo da giostrarsi bene in tutti e due i campi«Nella mia Università, quella del North Alabama, i coach ricevono mensilmente i corsi che seguo con la media dei voti, se è troppo bassa mi viene detto di fare più ore di ‘Study’, dove c’è un advisor che mi segue, quindi non si può trascurare né l’uno, né l’altro. I professori sanno quali sono i miei impegni e quando non posso essere in classe: ho mandato loro una lettera a inizio semestre per metterli al corrente, il venerdì devo andare in Illinois per andare con la squadra e quindi non sarò presente in classe», lo sport e lo studio sono allo stesso livello d’importanza.

La vita di Giada Aldini negli Stati Uniti non è, come si può essere erroneamente portati a pensare, come quella che si vede nei film ambientati al college, dove tutto va sempre bene e c’è sempre un lieto fine. L’ex neroverde ha infatti dovuto convivere con infortuni importanti che ne hanno condizionato la permanenza; malgrado le difficoltà, però, ha voluto farcela da sola, e non è mai stata abbandonata dalla comunità che la circondava, pronta a sostenerla: «Vengo da un infortunio al crociato datato 2020, quando ancora giocavo al Sassuolo, e quando mi sono riabilitata nel 2021 sono rientrata, ma in questi tre anni di college ho dovuto affrontare un’operazione al crociato al mio ultimo anno di matricola, e sfortunatamente ho avuto una recidiva alla stessa gamba quest’anno. Credo che per i miei genitori non sia stato semplice. Ho detto ai miei che non li avrei voluti, perché il momento in cui ho avuto gli infortuni sarei rientrata a breve, quindi ho voluto farcela da sola. Ci siamo sentiti al telefono, e devo anche ringraziare i miei amici e due ragazze italiane della mia Università che giocano a basket e mi hanno salvato la vita quest’anno. Devo anche ringraziare la “comunità”, che è il college e la cittadina in cui sono, non mi sono mai sentita sola.»

Testando sulla propria pelle e con le proprie gambe due realtà diverse come lo sono la Serie A e i campionati collegiali statunitensi, Aldini ha potuto stilare una specie di elenco di differenze tra la massima serie italiana e il campionato in cui milita in questo momento, mettendo in particolare l’accento sulla cultura e sulla sua forza di volontà nel mantenersi allenata sia tatticamente, sia fisicamente, benché quanto richiesto negli States si focalizzi in misura maggiore sulla fisicità: «Sicuramente la grande differenza tra il college e il Sassuolo e Ternana è la vastità d’età in una Prima Squadra, che è diversa da quella del college, dove giochi con le tue coetanee o un lasso d’età di differenza di due o tre anni, in Prima Squadra in Italia giochi anche con chi ha dieci o quindici anni in più di te. Si conoscono culture diverse, perché ho avuto compagne di squadra americane, svedesi, inglesi, e ho avuto anche una neozelandese, quindi si fa conoscenza di culture diverse, routine diverse, e tutto ci aiuta a capire che non tutto è come a casa nostra, che ci sono abitudini che non abbiamo noi. Sul piano calcistico, loro chiedono tanto fisicamente. La parte prettamente fisica, quindi il lavoro fatto sull’aerobico misto e la palestra, cose che a quell’età da noi non vengono richieste, o comunque in volumi inferiori. Sul piano tattico la differenza si vede, ci sono ragazze meno esperte che magari hanno giocato meno. Tatticamente e tecnicamente nessuno può “mangiare in testa” agli europei, ci sono tante variabili che sono diverse. Sta sempre al singolo tentare di mantenere il livello acquisito, io ad esempio guardo le partite, cerco di capire cosa posso migliorare, la crescita è molto personale e può avvenire anche sotto altri frangenti. Spesso ho chiesto consigli, anche la conversazione col coach è sempre ben accetta»

«Il college fa un campionato universitario, ci si divide tra Division I, Division II e Division III, ci sono gli Students College del primo e secondo anno, nella Division I ci si divide tra Major e Mid-Major, ci sono milioni di università. Giochiamo contro altre Università: ci sono le Conference, che sono territoriali, e la nostra copre Kentucky, Illinois, e chi vince la Conference va a giocare a livello nazionale, l’MSWA, il torneo più alto della carriera collegiale, su base nazionale e con tutti gli sport, puoi finire a giocare dall’altra parte degli Stati Uniti. I vincitori di ogni Conference si vanno a giocare la competizione nazionale», e vi sono anche delle similitudini con la Women’s Premier Soccer League, visto che si parte da una divisione territoriale che, in caso di vittoria, può arrivare a livello nazionale, iniziando dalle Conference per giungere al livello Nazionale. Come la seconda divisione degli Stati Uniti, il periodo in cui si gioca è relativamente breve e si concentra in un unico semestre durante il quale le ragazze devono dare tutto per giocarsi i playoff a livello nazionale: «Si gioca due volte a settimana su un solo semestre: ogni università deve sostenere decine di sport, quindi ogni università ha il Dipartimento di Athletics, che si occupa di quattordici sport, nel nostro caso, ma Università più grandi ne hanno tanti altri di più; ogni sport gioca un semestre, per esempio entro in Università di solito a luglio e finisco il campionato a novembre, l’università comincia ad agosto e il semestre finisce a dicembre.»

Il calcio statunitense è universalmente ritenuto il migliore e il più forte al mondo. Giada Aldini spezza però una lancia in favore dell’Europa e dei suoi campionati, che sono in crescita e in evoluzione, citando anche Sofia Cantore, che si sta inserendo bene nel Washington Spirit, come una figura da lei incontrata sulla propria strada nel mondo del calcio: «Si sta alzando il livello anche in Europa, non è più così inarrivabile, secondo me! La superiorità si è vista anche quando si è giocata Italia-USA, ma credo e mi auguro che il calcio europeo impareranno e arriveranno a quel livello, forse meglio di quello, tatticamente e tecnicamente parlando. Sofia l’ho conosciuta l’anno che ho esordito in Serie A. Non credo si ricorderà di me, però la conoscevo quando si è spostata a Sassuolo; è una persona che ho incontrato sul mio cammino.»

Sono tanti gli aspetti di vita in cui la giocatrice ha già notato dei cambiamenti evidenti, sia a livello di persona, sia a livello di calciatrice, segnalando quelle che sono, a suo parere, alcune lacune del sistema calcistico italiano su cui si può lavorare affinché questo migliori: «Padroneggio una seconda lingua, che oggi è fondamentale: poter cambiare lingua senza troppo pensare è la cosa che cambia subito. Dal punto di vista calcistico, la capacità di poter incontrare così tante realtà e conoscere persone e culture diverse, perché gli Stati Uniti sono uno stato unico, ma chi vive a New York ha abitudini completamente diverse da chi vive al Sud, e secondo me apre un sacco di porte dal punto di vista delle amicizie, tattico, tecnico, di idee che arrivano e che vanno assorbite. Mi porto più a casa la parte umana che tattica, anche quella fisica e la capacità di poter dire che se si lavora i risultati si vedono. La cosa che dobbiamo imparare da loro è l’applicazione della palestra alla parte di campo e di prevenzione.»

La parola che al meglio descrive e rappresenta un’Università di sede negli Stati Uniti è “comunità”«Ti parlo di Mid-Major, quindi di un buon livello di Division I, con diecimila studenti e quattordici squadre da sostenere. In Università mi conoscono tutti e non mi sono mai sentita sola: mio papà l’anno scorso mi ha raggiunto quando mi sono operata ai menischi e gli ho fatto conoscere una famiglia che mi è sempre stata accanto; c’è anche stata la mia Mentor, una figura esterna che mi aiuta ed è fornita dall’università, è venuta le notti che avevo bisogno per potermi alzare. Noi stiamo costruendo il nuovo stadio ed è finanziato da privati, persone che finanziano i programmi, soprattutto del Dipartimento di Atletica, e danno dei soldi per i viaggi e la parte di cibo, quindi è la parola più bella da poter usare. A Florence non ci si va per turismo, qui mi ha regalato una “comunità”, la parte umana di quello che è il college», la comunità di Florence vive per la sua università e vuole assicurarsi che le studentesse e gli studenti si trovino bene e si vivano il periodo del college serenamente.

A Florence le infrastrutture che permettono alle calciatrici e alle altre atlete di allenarsi e di giocare sono numerose e sempre all’avanguardia, e un fattore che differenzia gli Stati Uniti dalla Serie A è anche il pubblico che si presenta ai palazzetti e agli stadi a vedere le competizioni universitarie, andando ancora a rimarcare come il calcio, e più in generale lo sport, rivestano un ruolo di prim’ordine nella comunità: «Florence, dove vivo e ha base l’Università del North Alabama, abbiamo un palazzetto, un campo da calcio che è anche da football, un campo da baseball, uno da softball, campi da beach volley, campi da tennis. Hanno buttato giù lo stadio da baseball e hanno messo un campo e spazi nuovi, costruiranno uno stadio che sarà polivalente e potrà avere diecimila persone. Sono stata in Georgia, ad Atlanta, e hanno uno stadio in erba. L’università ti offre delle infrastrutture che forse in Italia ti offre la Serie A. L’anno scorso, in una partita di campionato, abbiamo avuto duemilacinquecento persone a vedere, normalmente si hanno cinquecento o seicento persone in media.»

Parlando ancora di “comunità”, Aldini ha sentito la vicinanza delle persone anche e soprattutto alla fine delle partite«Le mie compagne sono fortunate, vedono la mamma e il papà a vederle, ma non c’è stata una volta che io sia uscita dal campo senza che nessuno mi dicesse qualcosa o facesse il tifo per me, e questa è una cosa meravigliosa. Sono super autocritica, e difficilmente mi dico che ho giocato bene, però non c’è mai stata una volta in cui io mi sia sentita persa, c’era sempre qualcuno pronto a darmi il sorriso o a raccogliermi le lacrime, e sono uscita dal campo piangendo un bel po’ di volte, avendo passato quegli infortuni.»

Se Aldini dovesse estrapolare dai propri ricordi tre momenti da poter utilizzare come fotografie del proprio percorso negli Stati Uniti, saprebbe senza dubbio affermare quali sono: «Il primo è lo scorso anno, al mio rientro dal problema al crociato, e ho segnato vincendo la partita. Quell’abbraccio non me lo scorderò mai. Il secondo è quando abbiamo giocato la finale di Conference al mio primo anno. Il terzo, invece, quando sono uscite le ‘Post-Season Award’ e mi hanno nominato tra le migliori marcatrici del campionato e tra le migliori 33.»

Come succede nella National Women’s Soccer League e nella Women’s Premier Soccer League, anche a livello collegiale le migliori calciatrici vengono insignite di premi, benché scritti, per il loro operato in campo, e a fine anno c’è una premiazione che ha dei riconoscimenti interessanti: «I riconoscimenti sono scritti, difficilmente sono targhette che ti porti a casa. Tutte le settimane c’è la Player of the Week, e via dicendo, e alla fine costruiscono le tre migliori squadre, quindi con le trentatré migliori matricole all’interno del campionato, squadre di Conference. A fine anno ci sono gli ‘Awards’ del Dipartimento di Athletics, e ci sono tutti gli sport con i migliori di ogni sport, anche il preferito dai fan…»

In una rosa cospicua, fatta di trentacinque ragazze, Aldini è tra le poche che riescono a giocarsi una maglia da titolare di partita in partita. Vige, infatti, un sistema meritocratico che porta solo le migliori a indossare gli scarpini prima di una partita, ed è per questo che ogni atleta deve giocare e allenarsi in modo da meritarsi la titolarità. La competizione, la ricchezza delle persone e l’ambiente hanno riacceso, nella giocatrice, la passione per il calcio che, anche a causa degli infortuni e di alcuni momenti “no”, un po’ era andata perduta: «Noi siamo trentacinque, con una rosa così ampia c’è anche un gap molto ampio tra chi gioca e chi no, e per mia fortuna non sto in panchina! Sono trentacinque, ce ne sono diciotto brave e saranno quelle a ruotare, le altre provano invece a fare di tutto per poter giocare. Il calcio negli USA ha riacceso la mia passione per il calcio e la mia voglia di divertirmi, mi ha fatto sentire ancora competitiva. L’anno prima di partire ho giocato a Terni, e non ho giocato tanto, quindi non è stato un anno semplice. Ho avuto l’onore, e lo ringrazierò sempre, di conoscere Fabio Melillo, una figura fondamentale per il calcio femminile italiano. Quando a fine anno sono arrivati gli ‘Awards’, ho chiamato mamma e papà e ho detto: “Sono ancora capace, ce la posso fare ancora”, sono riconoscentissima al mio college.»

Un’altra parola che fa parte del vocabolario dell’ex neroverde è “riconoscenza”, quella che forse per lei è la vera parola chiave del suo percorso nel calcio: «Al Sassuolo, a quello che mi ha donato, come la possibilità di esordire in Serie A, di giocarci, di allenarmi, di giocare il Torneo di Viareggio e di riabilitarmi dopo essermi rotta il primo crociato; alla Ternana, per avermi accolto, e all’America, che mi ha accolta in un momento in cui ero rotta e mi ha fatto rivedere come la passione sia sempre la stessa. Nonostante possano cambiare le culture e le lingue, quando giochiamo a calcio parliamo tutte la stessa lingua, è il valore più grande che il calcio mi ha insegnato. Sono sempre stata molto fortunata: il mio liceo mi ha sempre permesso di seguire il mio sogno, e non mi dimenticherò mai che, quando sono stata convocata in Serie A, ho telefonato al professore e mi ha detto di esserci, sia da genitore, sia da professore. Non ho mai dovuto accantonare qualcosa per raggiungere l’altro. Se sono dove sono adesso, lo devo anche ai miei professori, e ho piena riconoscenza per loro», perché una delle cose belle del calcio è che, anche quando le nazionalità, le lingue e le culture sono diverse, quando si è in campo si è tutte uguali e capaci di comunicare utilizzando la stessa lingua.

«Adesso sto conoscendo questo mondo, che sarà la mia seconda casa, ma l’Italia c’è e ci sarà sempre: ogni tanto mi dico, ‘Fabio mi avrebbe detto di farla diversamente’, ‘Piovani mi avrebbe detto di farla in un altro modo’, ‘Mister Nicoli avrebbe voluto che lo facessi in un altro modo’, e quindi tutto torna», i tre tecnici che hanno accompagnato la giocatrice nel suo percorso con le maglie calcistiche in Italia ritornano sempre, anche adesso che è negli Stati Uniti e che vive in un contesto del tutto diverso.

Un’altra parola che secondo Aldini descrive gli Stati Uniti è “accoglienza”, quella che ha provato fin dal suo arrivo, anche se i primi mesi sono stati complicati nel corso del suo adattamento a una nuova realtà. L’“atto di coraggio”, così come l’ha definito la calciatrice per quel che riguarda la sua partenza alla volta degli Stati Uniti, è qualcosa che lei ripeterebbe senza esitare: «Mi hanno accolto a braccia aperte. Il Sud degli Stati Uniti è un po’ come il Sud a casa nostra, l’accoglienza è stata fondamentale e mi sono sentita subito parte della squadra, nonostante si possa parlare una lingua diversa giocando a calcio tutte parlano la stessa, e in un qualche modo ci si riconosce, anche quando le parole non sono mai abbastanza. I primi mesi sono stati impegnativi. Non era facile comunicare con le persone, però hanno sempre fatto di tutto perché mi sentissi a mio agio; è stato difficile abituarsi, però ripartirei ancora.»

Con una valigia da dieci e una da venti chili, senza conoscere nessuno e neanche il posto, Giada Aldini ha lasciato tutto per andare a giocare dall’altra parte dell’oceano prendendo un aereo da sola, ma alcuni piccoli segni sulla pelle le sono rimasti accanto tutto il tempo: «Nella vita bisogna essere coraggiosi. Ho tatuato addosso ‘Keep Going’, che mi indica che bisogna guardare avanti, facendo però le cose un passo alla volta, qui ed ora, che possono cambiare la prospettiva, e ho scritto ‘Perspective’, perché bisogna essere in grado di vedere le cose da un’altra prospettiva, e poi ho scritto anche ‘Do It’, e un tatuaggio con mia sorella sull’altro braccio, e tutto questo mi sta accompagnando. La riconoscenza va anche alla mia famiglia, perché senza non sarei qui a raccontare, ogni tanto ci hanno creduto di più loro di quanto ci abbia creduto io; mi hanno sostenuto a distanza, e compivano i passi con me.»

«Mi auguro di poter far fruttare tutto quello che sto imparando, è questo il mio obiettivo», Aldini ha le idee molto chiare e sa già che cosa vuole fare alla una volta concluso il percorso, che in primis si vede nel desiderio di crescere come persona. Un aspetto su cui si focalizza, quando torna in Italia, è quello di aprire gli occhi alle studentesse e agli studenti, perché c’è un mondo da scoprire al di fuori ed è possibile coniugare sport e carriera scolastica senza dover rinunciare a un aspetto della propria personalità: «Le Università italiane sono il top di gamma, però cerco di spiegare ai ragazzi che esiste qualcosa al di fuori, e si possono fare le cose se si ha voglia e ci si mette in gioco. Sono partita a diciannove anni, da sola, per l’America, a ottomila chilometri, e lo rifarei. Mi ha insegnato tanto, nonostante non sia stato semplice.»

Al momento, Giada Aldini è una studentessa Junior che terminerà, con il semestre della seconda parte del 2026, il suo terzo anno del college, e le manca ancora l’ultimo anno da Senior, dopodiché il suo cammino negli Stati Uniti sarà giunto al capolinea. Una certezza che ha è di voler tornare in Italia a studiare Fisioterapia e di poter ritornare al meglio in campo, e noi non possiamo fare altro che augurarle il meglio e di ritornare a casa più matura, diversa e, soprattutto, con la stessa passione per il calcio.

Si ringrazia tantissimo Giada Aldini per il tempo, la disponibilità e l’intervista, con l’auspicio che il suo percorso negli Stati Uniti prosegua nel migliore dei modi!

Angela Perrucci, Sangiovannese: “Primo posto? Ho sempre creduto nelle mie compagne”

“Da tempo desideravo vedere un Mondiale femminile di futsal, ed è stato davvero emozionante poter cantare l’inno nazionale. Sullo schermo finalmente c’erano le nostre ragazze, quelle del futsal. Penso che ogni ragazza che pratica questo sport si sia sentita un po’ parte di quella squadra, come se fossimo tutte lì con loro”. Parola di Angela Perrucci, capitano della Sangiovannese che sui Mondiali aggiunge: “È stata una manifestazione bellissima che rappresenta un nuovo capitolo per questo sport, che finalmente sta ricevendo la visibilità che merita. È un segno che il futsal femminile sta crescendo, e con eventi come questo, possiamo solo sperare in un futuro ancora più luminoso, dove le ragazze avranno sempre più opportunità di mettersi in mostra e far vedere il loro valore”.

La calcettista classe ’85 è attualmente al comando del girone D di Serie B con la Sangiovannese e sulla nuova annata ci confessa: “Ho iniziato un’altra stagione con gli stessi colori perché qui mi sento davvero a casa. Non solo per la squadra e l’ambiente, ma anche perché avevamo un conto in sospeso con il campionato nazionale, e quest’anno volevo assolutamente far parte di una squadra che cercasse di arrivare fino in fondo. La squadra è stata rinforzata e ora siamo molto più competitive, con giocatrici che hanno portato freschezza e qualità. Quando è iniziato il campionato, l’obiettivo principale era quello di salvarci con tranquillità, senza troppi rischi. Mai avremmo immaginato di trovarci in vetta alla classifica alla fine del girone di andata, il che è davvero una grande soddisfazione per tutti noi”.

L’ex Rionero poi sull’annata ricorda: “I miei obiettivi personali erano allineati con quelli della società, ho pensato a dare sempre il massimo e contribuire al successo della squadra in ogni partita. Spero di continuare a crescere e a fare la mia parte, come ho sempre cercato di fare. Il nostro era un gruppo nuovo, con tanti innesti, quindi inizialmente è stato necessario trovare il giusto equilibrio. Questo è avvenuto gradualmente, partita dopo partita, anche se siamo consapevoli che c’è ancora molto da migliorare. Però, la voglia di crescere e fare bene non ci manca, e siamo motivate a continuare su questa strada”.

Vetta della classifica con 24 punti sui 27 disponibili, traguardo che Perrucci commenta cosi: “Abbiamo fatto un girone d’andata quasi perfetto, con una sola sconfitta. Onestamente, non me lo aspettavo. Non nego che un po’ ci speravo, soprattutto guardando la squadra che avevo intorno. Ho sempre creduto nelle mie compagne e sapevo di cosa erano capaci. Ora che siamo in vetta, è normale pensarci un po’, ma restiamo con i piedi per terra. Siamo consapevoli che riconfermarsi per tutto il girone di ritorno sarà difficile, quindi anche se la promozione in A è un sogno che ci stimola, sappiamo che c’è ancora molta strada da fare”.

Alla ripresa la sfida con l’Athletic Club Palermo che Angela commenta cosi: “Credo che il Palermo non meriti la posizione attuale in classifica, perché è una squadra di qualità e avrebbe sicuramente ottenuto di più. Siamo consapevoli che sarà una partita molto difficile. Noi ci stiamo preparando al meglio, cercando di correggere alcuni errori e migliorare ancora. Sarà una sfida fisica e intensa, ma siamo determinati a non mollare fino all’ultimo minuto”.
La chiusura è con una fotografia sul 2025 e sui propositi per il nuovo anno: “Per me è stata un’annata davvero positiva. All’inizio del 2025 abbiamo vinto la Coppa Italia regionale, poi il campionato, e ora ci ritroviamo a giocare in Serie B, condividendo la vetta con altre due squadre. Insomma, non poteva andare meglio di così. Mi auguro che questo 2026 ci porti ancora qualche soddisfazione, ma in ogni caso siamo già contenti di ciò che abbiamo ottenuto fino a ora”.

 

Giulia Galli sogna e fa sognare la Roma: l’attaccante è a caccia di minuti… e di gol

Photo Credit: Emanuele Colombo - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

In questa prima parte di stagione, Mister Luca Rossettini ha dato minutaggio a tante giocatrici giunte in rosa nel corso della finestra estiva di mercato, quali Samantha van Diemen (ora infortunata) o Winonah Heatley, le sostitute delle vecchie glorie della difesa, e alla giovanissima Shukurat Oladipo, nell’organico dalla seconda parte della scorsa stagione e adesso una delle irremovibili.

Al di là degli ingressi da fuori e della fiducia totale ad Alice Corelli, il nuovo tecnico della Roma si è affidato alla giovanissima e promettente Giulia Galli, divenuta protagonista della squadra capitolina già nelle prime uscite delle ragazze in preseason, durante il ritiro. La classe 2008, dopo la scorsa stagione brillante con la maglia giallorossa in Primavera e qualche presenza in panchina con le “grandi”, è stata aggregata in pianta stabile alla Prima Squadra, e la scelta di Mister Rossettini di concederle minuti è forse la scommessa più vinta fino a questo momento.

Determinante anche con la Nazionale U19, Galli ha deciso partite di spessore e con le coetanee è incontenibile, e ha dimostrato di poter essere incisiva persino nel “calcio delle grandi”. Si è messa subito in mostra, dopo le già citate amichevoli, anche nel minigirone della Women’s Champions League, andando in gol contro l’Aktobe nella partita vinta per 2 a 0, e ha anche giocato nel match contro lo Sparta Praga, che ha regalato alle giallorosse il passaggio al turno successivo contro le portoghesi dello Sporting CP. Decisiva, poi, la sua rete ai danni del Milan in Serie A Women’s Cup nel girone delle giallorosse, e la sua firma è stata messa anche nella goleada ai danni del St. Polten l’ultima giornata di Champions.

Al fianco di Corelli, Galli darebbe vita a una coppia d’attacco di grande interesse e dalla freschezza che caratterizza le giocatrici giovani e alla ricerca dell’affermazione di sé. Giulia Galli ha segnato al “Tre Fontane” il suo primo gol e si è commossa davanti al popolo giallorosso, perché quella della Roma è la sua maglia ed è in lei fonte d’ammirazione e di senso d’appartenenza, ripetendosi poi anche nell’Europa che conta, e ha dunque realizzato uno dei tanti sogni che una calciatrice tanto giovane può avere nel cassetto. Giulia Galli sogna ancora, e lo fa sempre in grande, a disposizione del Mister e delle compagne, ed è possibile che nei buoni propositi per l’anno nuovo ci sia quello di diventare centrale nel progetto giallorosso e di trovare ancora più minuti di quelli che ha avuto finora; sicuramente cercherà anche la rete per trovare ancora più fiducia in se stessa e nei propri mezzi, e ha tutto il 2026 e il futuro davanti per farlo.

La Fiorentina chiude un 2025 di alto livello e punta alla qualificazione in Champions per il nuovo anno

Credit Photo: Paolo Comba - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

La Fiorentina Women, nell’anno appena concluso, è tra le squadre più dinamiche della nostra Serie A. Piazzata al secondo posto, al pari della Juventus, è a soli 5 punti dalla Capolista Roma con 5 vittorie, 2 pareggi e sole 2 sconfitte. La prima caduta è da evidenziarsi in casa del Napoli, nella prima giornata, la seconda contro la Juventus a Biella per il resto un inizio stagione di alto livello.  La sfida più esaltante, sia dal punto di vista dello score che dalla dinamicità espressa in campo, è la sfida al vertice contro la Roma di Rossettini: dove le ragazze di Pinones Arce hanno dimostrato lo spirito di squadra andando a schiacciare le capitoline e vincendo un match pazzesco. Un 5 a 2 finale che dimostra, quando si gioca con uno obbiettivo importante, il valore di questa squadra e le potenzialità sul rettangolo di gioco. I due pareggi sono frutto di poca incisività: contro il Parma e l’Inter, entrambe in trasferta, ma calcolando le assenze ed il fattore campo è da considerarsi un prezioso punto nello score finale. Se andiamo poi ad analizzare le uniche due sconfitte, a Napoli (1 a 0) ed a Biella (1 a 0) subito al 92’ la Fiorentina si può definire una squadra compatta e di buona struttura, manca forse di incisività sotto rete e fortuna in tutte le finalizzazioni.

Su 9 match, della prima fase di andata, mancano ancora gli ultimi incontri contro il Genoa dell’ex. Mister De La Fuente (gara in casa al Viola park) e la trasferta contro la Lazio. Due incontri che potrebbero mantenere l’ottima posizione maturata in questa prima fase della gestione Pinones Arce per poi tuffarsi nel girone di ritorno per obbiettivi finali molto ambiti ed alla portata di questo gruppo.

La Fiorentina è inoltre tra le squadre con più reti messe a segno: ben 17, il record ad oggi è dell’Inter con 21, ma conta anche 11 reti incassate, che non è la peggiore ma evidenzia una gestione delle retrovie ancora da gestire meglio e forse con l’ingresso di nuove forse, nel calcio mercato di questo mese, per trovare il giusto equilibrio.

In Coppa Italia la fiorentina, negli ottavi, ha giocato un solo match: superando ai rigori il Bologna, e vincendo con merito dopo 120 minuti di vero duello. A fare la differenza è stata l’esordiente portiere viola che è riuscita a neutralizzare ben due tiri dal dischetto delle avversarie. Adesso se la vedrà contro il Milan (il 20 gennaio) per una doppia sfida di alto livello.

Gli obbiettivi sono molti, ma il più ambito e neanche poi così impossibile ad oggi è la qualificazione in Champions League, che manca da qualche anno alle compagini fiorentine, ed in virtù di ciò che si è visto in 9 gare questa possibilità risulta essere nelle corde del gruppo.

Chiara Pernazza, Femminile Molfetta: “Mondiale? Momento atteso da anni. Serie A? Ottenuti tre punti importanti in chiave salvezza”

“Mondiale femminile? Un momento che la gente del futsal aspettava da anni, un momento davvero storico. L’emozione di tutti i presenti trapelava dagli schermi”. Parola di Chiara Pernazza, calcettista della Femminile Molfetta che sulla prima manifestazione intercontinentale per nazioni ha aggiunto: “Un Mondiale in cui le squadre migliori nel Ranking FIFA hanno dimostrato come previsto il loro valore, evidenziando il gap con le altre. Sono rimasta però piacevolmente colpita da alcune squadre meno blasonate”.
Il Mondiale ha spezzato in due tronconi, causa sosta forzata, la Serie A e a riguardo l’ex Kick Off ammette: “Non è facile mantenere alta la concentrazione durante uno stop di circa un mese, ma con una programmazione ben fatta siamo rimaste in forma. Abbiamo mantenuto la solita mole di allenamenti, integrando con alcune amichevoli che sono servite a tenere il ritmo partita”.

La giocatrice, passata in estata alle biancorosse dal Bitonto, sull’approdo al Molfetta invece ricorda: “Ero in contatto con la dirigenza del Molfetta da un po’, mi sembrava la realtà ideale per avere nuove motivazioni e nuovi obiettivi sportivi. Ho trovato un ambiente familiare, disteso, flessibile nel venire incontro anche alle mie esigenze lavorative”.
Il Molfetta è reduce dal successo sul Montesilvano, che ha allontanato leggermente le pugliesi dalla zona retrocessione. Sull’importanza della vittoria la classe ’96 ci ha confidato: “Era una gara che pesava abbastanza dal punto di vista della pressione; indubbio quanto fossero importanti i punti in palio in ottica salvezza per entrambe le squadre”.
Pernazza ha poi proseguito: “Abbiamo ottenuto una vittoria fondamentale nonostante non abbiamo giocato la nostra miglior partita. Abbiamo sprecato molte occasioni e così facendo la partita è rimasta in bilico fino alla fine. Come ogni domenica prendiamo le cose positive fatte durante la gara e lavoriamo per correggere gli errori commessi”.

Tre punti che suonano la carica in vista del girone di ritorno come sottolinea l’ex Ragusa: “Il valore di questa squadra è ancora decisamente inespresso, quindi spero che il nuovo anno serva per lavorare ancora di più e dimostrare che l’attuale posizione in classifica non ci rende giustizia”.
Ora per il Molfetta il derby pugliese con l’Altamura che Pernazza, in chiusura, presenta cosi: “L’Altamura è l’underdog di questo campionato, squadra molto forte, che affronteremo con la dovuta attenzione e con l’agonismo che un derby merita. Sarà sicuramente una partita divertente sia per noi che saremo in campo che per gli spettatori. Noi stiamo lavorando bene e giocheremo senz’altro per portare a casa i tre punti”.

Emanuele Riu, Torres Women: “Non posso che essere soddisfatto e fiducioso per il futuro dopo quanto dimostrato”.

credit photo: Ilaria Corongiu - photo agency calcio femminile italiano

In attesa della ripresa del Campionato di serie C domenica 11 gennaio, la Pro Sesto Women e la Torres Women hanno giocato la partita valida per gli ottavi di finale di Coppa Italia di serie C. Il risultato ha sorriso alla squadra lombarda che, in casa, ha vinto per 4-1 e di conseguenza continuerà il suo cammino nella competizione.

Le marcature sono state aperte dalle ragazze di mister Pierangeli che hanno aperto le marcature già dopo 7 minuti dal fischio d’inizio (Barbuiani, sola davanti a Carboni, ha concretizzato in rete). La Torres ha provato a reagire con quell’orgoglio e quella voglia di dimostrare il proprio valore che hanno sempre mostrato sul rettangolo verde ma sei minuti dopo il 20′ di gioco è stata di nuovo Barbuiani a mostrarsi letale portando la sua squadra sul 2-0.  Allo scadere del primo tempo, 42′, nonostante le ragazze di mister Riu accusino la tensione di una gara difficile contro un’avversaria temibile, Loupattij ha ridotto il divario mettendo a segno il gol del 2-1 su cui Piombo, tra i pali casalinghi, non ha potuto far molto.
La reazione delle padrone di casa non si è fatta attendere e al 46′ Esposito, calciando dalla distanza, ha di nuovo allargato il vantaggio della sua squadra.

Nella ripresa la Pro Sesto si è imposta in modo parecchio al primo tempo, infatti al 4′ Aprile ha smosso ulteriormente il tabellino a vantaggio delle lombarde segnando il 4-1. Da questo momento sino al triplice fischio le padrone di casa sono andate in gestione della gara mentre la Torres ha utilizzato tutte le risorse a propria disposizione per cercare di dare un risvolto diverso al match senza però riuscire nel proprio intento.

Alla fine della partita l’allenatore sardo ne ha fatto una breve analisi complimentandosi, nonostante il risultato, con le sue atlete perché l’atteggiamento mostrato è stato quello giusto. Le difficoltà, viziate anche dalle diverse assenze, non hanno inficiato una prestazione che è stata davvero valida e dimostra quanto la Torres sia una squadra in crescita che sa quello che vuole e fa di tutto per ottenerlo.

“Oggi le ragazze sono state encomiabili, sia per il tipo di prestazione offerta, sia per lo spirito messo in campo. Non è stata una gara semplice, non solo per il valore delle nostre avversarie a cui faccio i complimenti per il meritato passaggio del turno, ma anche per le tante assenze che avevamo. Le ragazze si sono fatte valere e abbiamo avuto diverse occasioni in particolare nella ripresa. Abbiamo fornito una prestazione di spessore ed è questo quello che chiedevo. Perché ovviamente il risultato ha il suo valore e uscire dalla Coppa Italia dispiace, ma oggi non posso che essere soddisfatto e fiducioso per il futuro dopo quanto dimostrato in campo. Avanti con questo spirito di abnegazione”.

I quarti di finale, con data e orario ancora in via di definizione, si svolgeranno in una gara unica ad eliminazione diretta. Se dopo i tempi regolamentari il risultato vedrà una parità tra le due squadre coinvolte si proseguirà con i rigori.

Noemi Vicini, Lesmo: “Vogliamo continuare a crescere, sappiamo che possiamo alzare ancora l’asticella”.

credit photo: lesmo monza, foto ufficiale

A qualche giorno dalla ripresa del Campionato di serie C, il Lesmo si prepara a riprendere il proprio cammino in un stagione tanto impegnativa quanto ricca di valide prestazioni sul rettangolo verde.
Calcio Femminile Italiano ha raggiunto Noemi Vicini, difensore classe 2001 della squadra lombarda, per parlare proprio del proseguo dell’annata tra aspettative alte, dovute anche al buon lavoro settimanale, e la consapevolezza del proprio valore sia personale che di squadra.

Il lavoro durante queste settimane, infatti, si è focalizzato nello specifico su tutti quegli elementi che sono più funzionali per dare solidità alla squadra durante le partite in primis,  ma anche durante gli allenamenti settimanali.
E’ aumentata anche la conoscenza tra compagne id squadra, che sicuramente in gara sarà fondamentale per trovare quell’intesa necessaria a concretizzare il più possibile le azioni di gioco.

“Torniamo in campo con entusiasmo e voglia di fare bene. Durante la pausa abbiamo lavorato molto e siamo pronte a metterci a disposizione della squadra, concentrandoci su ogni partita per continuare a crescere insieme. Abbiamo lavorato su diversi aspetti, cercando di migliorare l’equilibrio generale della squadra. Ci siamo concentrate su ciò che poteva farci crescere come gruppo e su quei dettagli che ci permetteranno di essere più solide. Possiamo dire che la pausa ci è stata utile per sistemare alcune sfumature di gioco. Rispetto all’inizio della stagione siamo cresciute sicuramente a livello di gruppo squadra, ci conosciamo meglio e abbiamo avuto modo di familiarizzare con i tratti distintivi delle nostre compagne”.

Personalmente Noemi ha raccontato di sentirsi in forma anche se ci sono ancora margini di crescita e di miglioramento, specie se l’obiettivo è quello di essere qualcuno su cui le le compagne di squadra possono contare. Dal punto di vista del collettivo, invece, il Lesmo intende essere più continua nelle prestazioni e nei risultati.

“Fisicamente mi sento bene, sto ritrovando continuità e buone sensazioni. Per il mio ruolo la condizione è fondamentale, soprattutto per spingere e rientrare, e durante la pausa ho lavorato molto su questo. C’è ancora margine di crescita, ma le sensazioni sono positive. Il mio obiettivo principale per questa seconda parte di campionato è sicuramente quello di migliorare sia a livello calcistico che personale e provare a diventare un punto di riferimento per le mie compagne, sia per le più giovani che per le più esperte. Come squadra vogliamo fare una seconda parte di campionato positiva e più continua”.

Ogni anno che passa il campionato diventa più competitivo e di conseguenza le squadre coinvolte sono chiamate a dare il meglio di sé per riuscire a tenere il passo e a portarsi a casa i tre punti della vittoria. Nel caso delle ragazze di mister Ruggeri, domenica saranno chiamate all’impresa: giocheranno, infatti, contro il Moncalieri capolista e campione d’inverno che non ha mai perso una gara dall’inizio del campionato.
Sarà, dunque, una match dal livello alto e che richiederà la massima attenzione da parte delle due compagini in campo.

“Mi aspetto un campionato equilibrato e difficile. Dovremo affrontarlo partita dopo partita, pensando solo a fare il nostro meglio. Dipenderà molto da noi e da quanto riusciremo a dare continuità al lavoro fatto fino ad ora. La cosa più importante sarà giocare come sappiamo e non sottovalutare nessuna delle squadre che affronteremo. Mi aspetto una partita sicuramente molto tosta e difficile. Sulla carta sono superiori a noi, sia a livello fisico che a livello tattico, ma come ogni squadra hanno dei punti deboli.
Sono sicura però che, se giocheremo come sappiamo, sarà un match avvincente e di alto livello. La classifica, in questo momento, conta fino a un certo punto”.

Per il 2026 l’obiettivo principale sarà lavorare settimana dopo settimana cercando di dare il 100% senza badare troppo alla classifica ma dando rilevanza alla crescita collettiva, alzando, man mano, il livello comunque già alto di una squadra che ha dimostrato di poter dare filo da torcere a tutte le sue avversarie.

“L’obiettivo è continuare a lavorare bene e migliorare partita dopo partita, poi vedremo dove riusciremo ad arrivare. Vogliamo continuare a crescere, sappiamo che possiamo alzare ancora l’asticella, dato che abbiamo già dimostrato di potercela giocare anche con le più forti”.

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