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Riprende il campionato con la superclassica: Verona-Mozzanica.

Dopo la lunga sosta pasquale, riprende finalmente il campionato di serie A femminile. Smaltite uova di cioccolata e colombe, Capitan Locatelli e compagne hanno ripreso la preparazione in vista della gara di sabato. Il Mozzanica si reca a Verona per affrontare una superclassica della massima serie, sfidando le gialloblù di Renato Longega e Melania Gabbiadini. Una gara che già di per sé ha un fascino particolare e che sarà ulteriormente arricchito dalla presenza di diverse ex da una parte e dall’altra. Giorgia Motta e Michela Ledri rappresentano infatti un pezzo di storia per le scaligere, mentre Pirone, ha vestito per una stagione (la scorsa) la casacca veneta, così come a parti invertite Galli e Giugliano. Aspetto che sottolinea anche mister Garavaglia: “la presenza in campo di tante ex può rappresentare degli stimoli particolari per le giocatrici, ma al di là di quello Verona-Mozzanica è una partita sicuramente particolare, tra due squadre di valore che si rispettano. Sarà una gara aperta, che proveremo a giocarcela come sempre, cercando di dare il massimo in campo. Sarà sicuramente una partita difficile, alla quale ci stiamo preparando con attenzione. Speriamo che sia per tutti una bella gara.”

Le padrone di casa dovrebbero disporre di quasi tutte le effettive, compresa la greca Kongouli. Sicura assente solo il secondo portiere Forcinella, convocata con la rappresentativa Under 16. Sul fronte bergamasco probabili i forfait di Tonani, che ha lavorato ancora a parte, e Fusar Poli. Ballottaggio tra Pellegrinelli e Baldi per il posto di terza punta nel tridente con Pirone e Giacinti.

Probabili formazioni di sabato 22 aprile, h. 15.00:
Verona: 
THALMANN; RODELLA, DI CRISCIO, PAVANA, BOATTIN; NICHELE, SOFFIA, GALLI, GABBIADINI; GIUGLIANO, PIEMONTE (KONGOULI). All. Renato Longega.

Mozzanica: GRITTI; MOTTA, RIZZON, LOCATELLI, LEDRI; SCARPELLINI, STRACCHI, ALBORGHETTI; BALDI (PELLEGRINELLI), PIRONE, GIACINTI. All. Elio Garavaglia.

Arbitro: Bogdan Nicolae Sfira di Pordenone; assistenti: Artale e Boato di Padova.

Credit Photo: http://www.asdmozzanica.eu/

Elena Linari: “Pensare che possiamo vincere lo scudetto mi fa impazzire. Fiorentini, seguiteci”

Su la Repubblica Firenze troviamo un’intervista alla calciatrice della Fiorentina Women’s, Elena Linari, nata a Castello e tifosa viola da sempre:

Una passione e tanti pregiudizi.
“Vero. Però la passione vince su tutto. E poi io sono stata fortunata. Sono cresciuta all’Atletica Castello, i maschi non mi hanno mai fatto sentire diversa. Certo, anche oggi quando vado al mare e mi metto a giocare sulla spiaggia c’è chi mi guarda strano, come dire: che ci fa una ragazza col pallone? Poi quando capiscono che un po’ ci so fare mi pregano di andare in squadra con loro”.

Quando ha capito che il pallone sarebbe diventato la sua vita?
“Quando sono stata convocata nella Nazionale Under 17, nel 2009. Lì mi sono detta: Elena, la cosa si fa seria”.
Mamma e babbo erano d’accordo?
“Mio padre è malato di pallone, come me. Infatti ora è preparatore dei portieri nel Sesto calcio. Solo mia nonna ogni tanto mi guarda le ginocchia e scuote le testa come dire: oh chi te lo fa fare di prendere tutti quei calcioni?”.
E la Fiorentina?
“Mio nonno mi portava allo stadio. La mattina giocavo la mia partita, poi pranzavo con lui e via al Franchi. Un rito, un atto di amore puro”.
E se davvero la Fiorentina decidesse di farvi giocare la sfida decisiva per lo scudetto proprio al Franchi? Il 6 maggio potrebbe essere una giornata storica.
“Il mio sogno di bambina era quello di giocare con questa maglia. Ne ho collezionate tante, le ho tutte a casa, e sono un piccolo tesoro. Beh, pensare che adesso abbiamo la possibilità di cucirci uno scudetto, su questa maglia, mi fa sembrare tutto pazzesco. Spero davvero che sia possibile fare festa al Franchi: per noi, e per i tifosi, tutti, anche quelli che ci conoscono poco”.
 
Questa potrebbe essere anche l’occasione per far parlare di voi.

“Io chiedo ai fiorentini di seguirci, perché il nostro è un calcio tecnicamente diverso da quello maschile, ma noi rappresentiamo qualcosa di vero. Non siamo business, non siamo delle star. Però ci mettiamo il cuore e se in Italia siamo ancora indietro è solo perché da noi è tutto più difficile. A cominciare dal fatto che siamo delle dilettanti. E niente diventa facile”..

Credit Photo: http://www.violanews.com/

Il falso mito della frutta

Qualche giorno fa, stavo pranzando con delle amiche. A fine pasto, una di loro inizia a sbucciarsi un’arancia. Io istintivamente le suggerisco di non mangiarla ma di preferirla come spuntino qualche ora più tardi, in quanto ho sentito dire che la frutta dopo il pasto non sia un’ ottima idea. Lei con ovvia curiosità mi chiede: “Perchè  non va bene? Qual è il motivo?”. A quella domanda, onestamente non ho saputo rispondere con prontezza. Avevo reagito basandomi sulle comuni dicerie. Per questa ragione ho deciso di documentarmi e scoprire veramente cosa sta a fondo e come sfatare I miti sulla frutta.

Quante volte sarà capitato anche a voi che la mamma o la nonna imponessero di mangiare frutta e si mettessero a sbucciarci una mela a fine pasto. Ma la frutta a fine pasto è veramente dannosa? E quando bisognerebbe assumerla?

Innanzitutto, la maggior parte di noi è ben informata riguardo l’importanza della frutta: vero toccasana per il nostro organismo in quanto è portatrice di fibre, indispensabili per il transito e la regolarità intestinale. Inoltre, ha un elevato apporto di vitamine, sali minerali,fibre e molecole attive per il benessere, il sistema immunitario e la funzionalità corporea. Questo alimento contrasta quindi anche le patologie cardiovascolari e ha la capacità di abbassare i valori della pressione per chi soffre di sbalzi arteriosi.

Tuttavia, questi benefici possono essere sfruttati al meglio imparando a mangiare la frutta nei tempi giusti e secondo le proprie esigenze che possono riguardare lo stato di salute, l’attività fisica e anche il contrasto di alcune sindromi.

“Quanta frutta mangiare?” Si può mangiare a fine pasto?
La Comunità Europea arriva a consigliare ben 5 porzioni di frutta e verdura al giorno..
“Troppa frutta fa male, non mangiatela dopo il pasto altrimenti fermenta e il fruttosio è uno zucchero pericolosissimo”. In realtà il fruttosio è uno zucchero metabolicamente meno interessante. E’ più instabile del glucosio e tende a legarsi con le proteine più facilmente. Si ferma al fegato quindi non scorre libero nel corpo attraverso il sangue. Non alza neanche l’insulina perchè non deve entrare nelle cellule muscolari e nemmeno in quelle adipose, per tanto non alza il metabolismo, come invece fa il glucosio e non aiuta il senso di sazietà.
Un eccesso di fruttosio viene convertito in trigliceridi. Ma quanto fruttosio dovremmo assumere al giorno? La risposta è che dipende dal contenuto complessivo di carboidrati che assumiamo durante la giornata. Ciò significa che meno sono I carboidrati complessi, più possiamo mangiare frutta e fruttosio.
In alcuni casi la frutta assunta dopo I pasti causa un eccessivo senso di sazietà, prolunga la digestione e provoca gonfiore intestinale con conseguente meteorismo (flatulenza). Tuttavia, non ci sono studi che accertano che la frutta dopo il pasto faccia ingrassare. Nonostante il fruttosio sia considerato dannoso, non saranno 2-3 frutti al giorno a rovinarvi la composizione corporea, anche se assumete frutta dopo I pasti. L’importante è far entrare questi zuccheri nel quantitativo giornaliero consigliato.

“La frutta va mangiata con o senza buccia?”
Andrebbe mangiata con la buccia, per tre motivi:
1. I pesticidi presenti sulla buccia durano fino a un certo lasso di tempo quindi una volta che compriamo e mangiamo il frutto, questi non saranno più attivi
2. Si stima che lavandola si toglie fino all’80 % dei pesticidi residui e dell’inquinamento
3. Proprio nell’involucro esterno sono contenuti la maggior parte di nutrienti benefici per l’organismo
4. Se mettiamo su una bilancia gli effetti negativi dei prodotti chimici e gli antiossidanti o vitamine della frutta il risultato è positivo.

Che frutti sono consigliati come merenda pre-allenamento? E post?
Tutta la frutta contiene zuccheri, che forniscono energia prima dell’allenamento e aiutano a recuperare nel post-workout, ma i vari tipi di frutta non hanno tutti lo stesso indice glicemico (IG). La frutta con IG basso è ideale nel pre-workout, mentre la frutta con IG elevato è indicato per il post-workout, poiché reintegra più rapidamente gli zuccheri consumati durante l’attività sportiva, favorendo l’idratazione e il recupero muscolare.


PRE-ALLENAMENTO
Basso IG
Fragola
Mela
Ciliegia
Melagrana
Uva
Pera
Prugna



POST-ALLENAMENTO

Alto IG
Anguria
Melone
Arancia
Banana
Mango
Ananas
kiwi

In conclusione, la frutta è una vera forza della natura della quale non dovremo fare a meno. Andrebbe mangiata con la buccia, va bene sia prima che dopo l’attività sportiva a seconda del tipo di frutto e non è vero che se assunta dopo I pasti fa ingrassare.
La verità sta nel mezzo: non dobbiamo assolutamente aver paura di frutta e fruttosio ma neanche santificarla. E’ tutta questione di equilibrio.

Sabato il big-match con il Mozzanica

Questo sabato 22 aprile allo Stadio Olivieri di via Sogare con inizio alle ore 15,00 Agsm Verona e Mozzanica si affrontano nell’incontro di cartello dell’ottava giornata di ritorno della Serie A. L’ingresso sarà gratuito.
Le lombarde, che all’andata si imposero per quattro reti a due, occupano il terzo posto in classifica con una sola lunghezza di vantaggio dalle veronesi che proveranno pertanto ad effettuare il sorpasso vendicando la debacle subita a dicembre.
Mister Longega non potrà disporre del portiere Camilla Forcinella convocata con la Nazionale Under 16.
La formazione iniziale non dovrebbe discostarsi da quella che la settimana scorsa ha superato il turno in Coppa Italia battendo la Fimauto Valpolicella, con un probabile maggiore minutaggio per la greca Kongouli sulla strada del pieno recupero.
<Puntiamo ad ottenere l’intera posta in palio. – Afferma la centrocampista gialloblù Aurora Galli ex Mozzanica, che prosegue – Abbiamo lavorato per cercare delle nuove soluzioni sia in fase difensiva che offensiva, sappiamo che è una partita difficile ma siamo pronte e motivate per affrontare questa sfida>.

Le ex:

Sono tre le atlete in forza alla squadra bergamasca che in passato hanno indossato la maglia gialloblu: si tratta di Giorgia Motta, Michela Ledri e Valeria Pirone. Due invece le scaligere provenienti dal Mozzanica, Aurora Galli e Manuela Giugliano.

I precedenti:
Veronesi e bergamasche si sono affrontate quindici volte in passato tra campionato di Serie A e Coppa Italia con un bilancio favorevole alle gialloblu vincenti in otto occasioni, mentre per cinque volte hanno avuto la meglio le lombarde. Solamente due gli incontri terminati in parità.

Le probabili formazioni:
Agsm Verona: Thalmann, Rodella, Di Criscio, Pavana, Boattin, Nichele, Soffia, Galli, Gabbiadini, Giugliano, Piemonte (Kongouli).
Allenatore: Renato Longega.
Mozzanica: Gritti, Motta, Rizzon, Locatelli, Ledri, Scarpellini, Stracchi, Alborghetti, Baldi (Pellegrinelli), Pirone, Giacinti.
Allenatore: Elio Garavaglia.
Arbitro: Bogdan Nicolae Sfira di Pordenone.
Assistenti: Artale e Boato di Padova.

Il programma dell’ottava giornata di ritorno della Serie A e le designazioni arbitrali:
Agsm Verona – Mozzanica (Sfira di Pordenone)
Como – Brescia (Rinaldi di Bassano del Grappa)
Tavagnacco – Res Roma (Scialla di Vicenza)
Fiorentina – San Zaccaria Ravenna (Ubaldi di Roma)
Jesina – Cuneo (Funari di Roma)
San Bernardo Luserna – Chieti (Beretta di Monza).

Credit Photo: Federico Fenzi 

Alice Casagrande, Permac: “Sappiamo cosa ci aspetta. Lucidità, costanza e testa bassa”

God save the Queen. Componente inossidabile del mitico gruppo storico, protagonista dell’indimenticabile promozione in massima serie di due stagioni fa, Alice Casagrande è la Regina dal cuore rossoblu dello spogliatoio Permac, punto di riferimento per le compagne con carisma ed estro che emergono sia dentro che al di fuori del verde rettangolo di gioco. Dopo il lungo infortunio che l’ha tenuta ai box sin dai mesi invernali della scorsa stagione, la protagonista della retroguardia Classe ’88 ha ritrovato quest’anno il gusto dei tacchetti nel finale di gara ad Arezzo, per poi collezionare l’intero minutaggio dell’incontro a Pescara. Sentiamo proprio da lei come si vive, tra le Tose, l’attesa per il ritorno in campo domenica al Barison contro l’Imolese per la quartultima giornata di campionato, due settimane dopo il fondamentale ritorno al successo a Perugia.

Sul campo del Grifo l’immediato ritorno ai 3 punti è coinciso con una prestazione convincente, una bella risposta dopo il passo falso con il Castelvecchio.
A Perugia siamo andate consapevoli dei nostri mezzi, coscienti che (come per ogni gara da qui alla fine) non potevamo perdere punti e memori soprattutto del risultato dell’andata, che è stato l’unico negativo della stagione. In questo periodo stiamo vivendo un mix di emozioni che è difficile da spiegare ed è quello secondo me che si vede poi in campo. Nonostante ciò abbiamo lottato con la testa, rischiando a volte ma tenendo la mente lucida il più possibile, i 3 punti erano da portare a casa e così abbiamo fatto. D’ora in poi ogni partita avrà la sua storia e finiti i 90 minuti il nostro pensiero sarà già alla domenica successiva. Contro il Castelvecchio abbiamo perso 2 punti che ci garantivano il viaggio in solitaria, ora stiamo dividendo la posizione con il Sassuolo, ma questo non ci ha scoraggiato e ci ha rese ancora più consapevoli di quella che è la realtà.

Domenica si torna in campo dopo la pausa pasquale, al Barison arriverà l’Imolese.
Diciamo che lo stop effettivo è stato molto breve, la testa è rimasta in campo e stiamo lavorando con costanza. Siamo concentrate e dentro di noi sappiamo cosa ci aspetta. 4 partite sembrano poche ma in realtà sembrerà di vivere il mese più lungo di tutto il campionato. L’incontro con l’Imolese lo stiamo preparando come tutte gli altri, mirando ad un unico obiettivo, cercheremo dai primi minuti di sfruttare al meglio le nostre qualità e contrastare quelle delle avversarie. L’importante è non concedere troppo spazio al gioco avversario e imporre la nostra idea.

Questa settimana ricorre il secondo anniversario dalla magica notte promozione a Marcon, un momento emozionante che hai vissuto in prima persona e sicuramente non dimenticherai mai.
Da quell’esperienza ho imparato la cosa più importante di tutte, e cioè che la forza del gruppo può portarti a superare ogni limite, che sia tecnico, fisico o mentale. Due anni fa la situazione in classifica era praticamente la stessa, sappiamo quanto abbiamo lottato sofferto e abbassato la testa quando era ora di lavorare, sappiamo che arrivati ad un certo punto ci siamo guardati negli occhi e abbiamo capito qual era il nostro destino. Con sacrificio e fiducia nelle compagne, nello staff e in tutta la società, siamo arrivate fino alla fine. Non tutti hanno la fortuna di vivere certe emozioni, e ancora oggi guardando foto e video mi brillano gli occhi. Per scaramanzia non mi dilungo e auguro a tutti un buon proseguimento!

Credit Photo: http://www.vittoriovenetocalciofemminile.it/

Res Roma, si riparte dal big match a Tavagnacco

Archiviata la sosta per gli impegni delle varie nazionali e delle festività pasquali, la Res Roma si prepara a rivivere le emozioni del campionato di Serie A nella trasferta di Tavagnacco, valida per la diciannovesima giornata della massima competizione di calcio femminile.

Le giallorosse, che nel mercoledì precedente la Santa Pasqua hanno vinto per il quinto anno consecutivo il titolo regionale Primavera, occupano il quinto posto della classifica di Serie A, con 34 punti all’attivo, frutto di 10 vittorie, 4 pareggi ed altrettante sconfitte; le friulane seguono in sesta posizione, a meno 7 punti dalle romane: 8 vittorie, 3 pareggi e 7 sconfitte lo score di Brumana e compagne.

All’andata il match disputato al “Brasili” terminò 3 a 3, con il Tavagnacco che rimontò il doppio svantaggio ed acciuffò il pari nei minuti finali con un gol di Tuttino.

La gara in terra friulana dello scorso anno rappresentò per capitan Nagni e compagne la “partita della svolta”, con la conquista di 3 punti che si rivelarono fondamentali per la salvezza raggiunta all’ultima di campionato.

In casa Res Roma mister Melillo dovrà fare i conti con le defezioni delle infortunate Coluccini, Caruso e Savini, mentre potrà contare sul pieno recupero di Ciccotti, già schierata in coppa Italia contro il Bari ed assente nelle ultime gare di campionato. In dubbio fino all’ultimo invece la presenza di Palombi, alle prese con un problema alla caviglia.

Le dichiarazioni del tecnico romano, Fabio Melillo: “Ci attende una gara importante contro una squadra forte; stare avanti a loro in classifica per noi è un motivo di orgoglio perché con le friulane giocano elementi fortissimi ed importanti; come noi hanno avuto tanti contrattempi e forse questo le ha penalizzate durante il campionato. Noi avremo fuori ancora quattro elementi importanti, come Caruso, Coluccini, Savini e Biasotto, che praticamente non le abbiamo mai avute quest’anno, ma vogliamo difendere questo quinto posto che pensiamo di aver meritato per quanto fatto vedere sul campo. Potremmo aver superato i problemi della lunga sosta con la gara di coppa e l’amichevole internazionale di venerdì, dove abbiamo giocato un ottimo calcio. Sappiamo che le loro fortune le costruiscono in casa e cercheremo di farci trovare pronti.”

Credit Photo: http://www.romafemminile.it/

Il gol delle Donne: la presentazione

Sarà Palermo ad ospitare la prima tappa del tour Il gol delle Donne. L’evento, promosso dal Dipartimento Calcio Femminile della FIGC-Lega Nazionale Dilettanti, si svolgerà nel capoluogo siciliano nella giornata di venerdì 5 maggio. Il teatro della manifestazione sarà il Parco della Salute (Foro Umberto 1) a due passi da porta San Felice. L’obiettivo è quello di realizzare una giornata interamente dedicata alla promozione del calcio femminile, coinvolgendo il maggior numero di bambine e ragazze nella scoperta di questa affascinante disciplina che in Italia è alla ricerca della migliore affermazione. Per l’occasione sbarcherà a Palermo il Fun Village LND, dotato di mini-pitch per sfide 3 contro 3, calcio balilla umano e tanti altre attrazioni ispirate al gioco del calcio. Ci saranno i corner dedicati ai club siciliani di calcio femminile che potranno far conoscere le proprie attività al pubblico.

Alla conferenza stampa di presentazione nella splendida Sala degli Specchi sono intervenuti Sandro Morgana, Delegato al calcio femminile e Vicepresidente area sud della Lega Nazionale Dilettanti, Santino Lo Presti, Presidente del Comitato Regionale Sicilia della LND, Dino Corbo, Delegato Provinciale LND di Palermo, Anthony Barbagallo, Assessore allo Sport della Regione Sicilia e Giuseppe Gini, Assessore allo Sport della Città di Palermo.

In molti hanno creduto alla riuscita ed alla bontà dell’evento ideato dal Dipartimento Calcio Femminile. Per prima la Città di Palermo che ha dato il suo patrocinio alla manifestazione e che ha messo a disposizione la splendida location di Villa Niscemi per la conferenza stampa di presentazione. L’organizzazione sul territorio è stata affidata al Comitato Regionale Sicilia della LND ed alla sua Delegazione di Palermo.

“Ringrazio le istituzioni, i partner ed i collaboratori del Comitato Regionale e della Delegazione Provinciale per il sostegno a questo evento – ha dichiarato Sandro Morgana, accompagnato dal Segretario del Dipartimento Calcio Femminile, Patrizia Cottini – Il calcio femminile italiano deve ancora colmare il gap con altri paesi in termini di investimenti, strutture ma anche di promozione. Il gol delle Donne va in quesa direzione: promuovere il calcio femminile, sottolineandole la bellezza. Allo stesso vuole essere un modo per ribadire lo slogan che è l’essenza esatta del progetto di sviluppo che il Dipartimento Calcio Femminile sta portando avanti: il coraggio dell’uguaglianza. Alle donne vanno riconosciute le stesse opportunità degli uomini nel giocare a calcio”.

“Il Dipartimento Calcio Femminile sta svolgendo un ruolo chiave nel sistema federale – ha affermato Santino Lo Presti, numero uno del CR Sicilia – sono certo che con le sue attività mirate si potrà ottenere l’aumento progressivo delle tesserate. Sta accadendo in Sicilia, in tutte le discipline, dopo aver innescato dei processi armoniosi tra istituzioni civili e sportive. Un modello che può valere certamente anche per il calcio femminile”.

Decisivo anche il sostegno di Coldiretti Palermo, per la quale è intervenuto il direttore Gerardo Fiorina Rampolla, che animerà l’area food a ridosso del villaggio dedicato al calcio femminile. Presenti anche Daniele Giliberti, responsabile del Parco della Salute, ed una rappresentanza di società siciliane quali LudosLe Ali di Belmonte e Femminile Marsala.

Fondamentale infatti sarà il supporto dei partner commerciali: HS Football, già fornitore ufficiale del materiale tecnico della LND, Select, che ha realizzato Athena, il pallone ufficiale della Serie A di calcio femminile, e L’Oréal Professionnel, rappresentato per l’occasione da Sebastiano Musco, Capo Settore Sicilia. Il brand, sinonimo di bellezza e di cura dei capelli, porterà sul posto dei parrucchieri offrendo dei servizi dal vivo. Una collaborazione con il calcio femminile che si rafforzerà con la partecipazione del movimento del football in rosa alla Hair Fashion Night del prossimo 22 giugno.

Credit Photo: http://calciofemminile.lnd.it/

Campionato e Coppa Italia: È doppietta Rossoblu

Il campo e l’orario scelti per disputare la finale di Coppa Italia di Serie C sono quelli delle grandi occasioni: mercoledì 19 aprile 2017 alle 20:30 al Centro Federale “Tino Carta” di Sa Rodia. 
La tensione delle ragazze è palpabile fin dalla partenza da Sassari, che cresce quando un piccolo intoppo costringe la squadra ad un cambio di mezzo a Siligo. 
Per la gara secca contro il Villacidro designate in terna arbitrale: Maria Grazia Poddighe, Eleonora Pilo e Monica Ortu; in caso di parità previsti tempi supplementari e rigori.

Per il Villacidro: Lasio, Peddio, Cocco, Siddi, Lai Alessandra (C), Strada, Nurchis, Scanu, Frongia, Pinna, Tomasi. A disposizione: Lai Giorgia. Allenatore: Carlo Cogoni.
In rossoblu Mister Tore Arca schiera: Razzu, Zucca, Mannoni, Ambrosio, Sanna, Monti, Piras, Senes, Razzoli, Carta (C), Ladu. In panchina: Lella Sau.

Dopo una prima fase interlocutoria di studio da parte di entrambe le squadre, complice anche la viscosità del campo sintetico a cui molte delle ragazze non sono abituate, al 15’ la prima emozione della marcatura è per il capitano rossoblu Claudia Carta ma l’esultanza viene interrotta per la segnalazione di un fuorigioco. Qualche minuto dopo una bella progressione di Floriana Monti che, sulla trequarti campo, serve un pallone tra le maglie difensive delle ragazze in giallo, e raggiunge Maria Grazia Ladu. Con la freddezza di una veterana, nonostante i suoi 16 anni, lo mette alle spalle del portiere con un delizioso pallonetto.
 Al 30’ la gloria personale è proprio per Monti: azione personale per smarcarsi, tiro a incrociare e doppio vantaggio per le torresine.
Mister Cogoni sprona le sue ragazze che provano a rimettersi in partita. Anche per loro una rete annullata: tiro da fuori, traversa e ribattuta sotto porta dell’attaccante che però si trovava oltre la linea difensiva al momento della prima stoccata. È di Roberta Razzoli la terza marcatura di giornata. Il terzino rossoblu, oggi con la 10 sulle spalle e in veste di centrocampista, va a raccogliere dall’aria piccola un bel cross di Marina Senes. Sullo scadere del primo tempo Ladu prova a restituire il favore a Monti che con un tiro al volo colpisce la traversa bassa dando al pubblico, accorso per l’evento, la sensazione del gol.

Il primo tempo si chiude sullo 0-3. Alla ripresa le formazioni si ripresentano in campo invariate.
A seminare il panico tra i difendenti del Villacidro è sempre Ladu che al 5’ si invola palla al piede sulla fascia, cross in mezzo per Carta che mette appena sopra la traversa. 
Cambio per il Villacidro: esce Strada per Giorgia Lai al 14’. 
Al tabellino marcatori, prima della seconda rete personale per la n.9 rossoblu, si iscrive anche Francesca Piras che sfoga la sua rabbia per i tanti infortuni stagionali con uno splendido gol dal vertice dell’area. Ora le sassaresi conducono per 6 a 0. Prima dello scadere altri due marcature per l’attaccante della Nazionale Under 16, in partenza per il Torneo della Nazioni a Gradisca e per Marina Senes che all’86’ controlla e infila di piatto concretizzando un’azione personale e prepotente di Razzoli. Al triplice fischio la conferma ufficiale: per la FC Sassari Torres Femminile è doppietta, Campionato e Coppa Italia. Una conquista che ci auguriamo possa proiettarle ancor di più nel calcio che meritano.

Andrea Budroni: “Per una società giovane come la nostra, poter esporre in bacheca 2 trofei su 2 competizioni disputate è motivo d’orgoglio: orgoglio rosso blu e Sassarese. In qualità di Presidente rappresento la società nella sua interezza e mi sento di dover ringraziare tutte le ragazze per l’impegno e la determinazione che hanno messo in campo fino a ieri sera, una su tutte Erica Razzu – sappiamo noi e lei il perché – per il suo grande spirito di sacrificio oltre ogni ostacolo; grande Erica! Al mister Bruno Putzu vanno i miei più sinceri auguri e ringraziamenti per l’impegno profuso in tutto l’anno anche in condizioni lavorative “complicate”. Ma il ringraziamento più grande lo lascio per mister Tore Arca che ha saputo guidare un gruppo di pazze scatenate e le ha fatte diventare una squadra, un gruppo unito e battagliero, ha dato un motivo tattico importante e ci ha fatto vedere un bel calcio e ci ha insegnato che nella vita si può sempre migliorare. Credo che il mister ci darà ancora tanta qualità da poter far sì che le ragazze siano all’altezza della nuova esperienza nella B nazionale. Infine il ringraziamento del cuore va a Francesco Muggianu per essersi sempre messo a totale disposizione della squadra nelle vesti di direttore sportivo e team manager a 360°.

Credit Photo: Comunicato Stampa (Sassari Torres Femminile)

Elisa Benelli, San Zaccaria: “La Serie A è il mio sogno”

Elisa Benelli è una delle giovani della formazione primavera di Marinella Piolanti che sta disputando la seconda fase del campionato di categoria. Anche lei è tra le tante promesse del vivaio biancorosso per il futuro e, come tante delle sue compagne, la sua passione per il calcio è nata da piccolissima.
“Avevo sei anni quando ho iniziato a dare i primi calci per strada assieme ai miei amici e alla TV guardavo le partite assieme a mio babbo e a mio nonno”.

Parte da qui la passione per il pallone di Elisa e trova sbocco grazie al fratello.
“Quando ha iniziato lui a giocare andavo a vederlo ed avevo sempre più voglia di far parte di una squadra e non di giocare nel vialetto di casa. Mi andava stretta questa cosa e allora quando ho finito il mio vecchio sport (nuoto), ho iniziato a giocare con i maschi. All’inizio avevo paura – racconta – ed in effetti non è stata una bella esperienza perché non ho mai giocato tanto ed è finita dopo tre mesi”.

Elisa però non si è arresa e ben presto la passione ha fatto il resto.
“Continuavo a giocare nel vialetto di casa convinta che prima o poi sarei tornata a giocare in una squadra e così è stato. Da cinque anni sono nel San Zaccaria anche se i primi due non li ho potuti giocare perché non ero ancora abbastanza grande. Sono molto contenta di quello che sto facendo – conferma – e sento di essere migliorata tanto non solo dal punto di vista calcistico, ma anche da quello del carattere grazie alle compagne e a Marinella Piolanti”.

L’avventura in primavera di Elisa le ha fatto vivere momenti contrastanti, come accade spesso nello sport.
“Il momento più bello è stato battere il Bologna 3-1 nel derby due anni fa: il giorno prima mi ero tolta il gesso ma per essere pronta ho continuato ad allenarmi anche se avevo il gesso ed è stata una bella soddisfazione”. Di contro, la stessa voglia di giocare a tutti i costi è coincisa con il momento più difficile. “Mi sono strappata il quadricipite e per rientrare il prima possibile ho accelerato i tempi, infortunandomi di nuovo”.

Momenti brutti alle spalle ora c’è il bel periodo che sta vivendo con la Primavera, anche se la seconda fase del campionato è molto dura.
“Le partite sono molto difficili, ma lottare fino all’ultimo con le mie compagne è bellissimo. Ora restano due partite importantissime con Sassuolo e Bologna, poi vedremo. La mia stagione? Sono contenta, anche se avrei voluto segnare di più, ma sento di essere migliorata sotto l’aspetto atletico, tattico e tecnico e questo mi soddisfa molto. Devo ancora migliorare il piede sinistro, ma continuo a lavorare per realizzare il sogno che è poter giocare in Serie A e magari un giorno anche in Germania”.

Credit Photo: http://www.usdsanzaccaria.it/

Alberto e Chiara, il calcio di padre in figlia: «Lui è un sostegno costante», «Lei mi rende veramente fiero»

Di parole non se ne dicono tante. Bastano gli sguardi per far capire quanto siano legati. L’amore per il pallone li accomuna, a Mozzecane condividono la loro passione più grande. «Chiara mi riempie di orgoglio: ha ottime qualità e sta crescendo sia come calciatrice che come donna», «Papà mi ha fatto scoprire il calcio: è un bravo allenatore e una persona su cui si può sempre contare». Arrivano da Pegognaga, dopo gli abituali quaranta minuti di auto. La vigilia di Pasqua la trascorrono al campo di San Zeno, uno accanto all’altra: lei, 17 anni, attaccante della prima squadra, lui (52 anni), tecnico della Primavera. Padre e figlia insieme, insomma, Chiara e Alberto De Vincenzi «viaggiano» tra ricordi, confessioni e un allenamento d’eccezione. Uniti alla Fortitudo, uniti nella vita di tutti i giorni.

Chiara, che effetto fa avere suo padre nella stessa società?
«È abbastanza normale. Ognuno reagisce a modo proprio, ma io vivo la situazione in maniera tranquilla e serena. Stare con lui a casa o vederlo al campo tre-quattro volte alla settimana non fa molta differenza. Anzi, sono contenta che mi sia vicino anche nel calcio: papà mi aveva già allenato cinque anni fa allo Sporting Pegognaga (categoria esordienti, ndr), con i maschi, e nella passata stagione nella Primavera della Fortitudo, quindi ormai sono abituata».

Alberto, che effetto fa vedere sua figlia attaccante della prima squadra?
«È davvero gratificante, per il sottoscritto e per l’intera famiglia. Due estati fa ho raggiunto Chiara a Mozzecane per guidare la Primavera, sperando di allenare pure lei: ci sono riuscito da fine agosto a metà novembre (2015, ndr), poi Chiara è stata promossa in prima squadra e ha iniziato a giocare con continuità in serie B. Mia figlia sta maturando e mi auguro che si diverta sempre. Dopodiché, sarà il destino a dire se farà strada o meno».

Com’è papà Alberto tecnico?
Chiara: «Severo, preparato e scrupoloso. Dà tanti consigli e incita parecchio le proprie ragazze, sostenendole e spronandole a impegnarsi al massimo. Papà è la stessa persona sia dentro che fuori dal campo: i due modi di comportarsi si equivalgono».

Com’è Chiara calciatrice?
Alberto: «Ha grandi qualità, è valida tecnicamente e corre molto per la squadra, però dovrebbe avere un po’ più di carattere. Qualche ramanzina, infatti, a volte se la prende».

Durante le sedute della Primavera, butta mai l’occhio nella metà campo vicina per sbirciare l’allenamento di Chiara?
A: «Spesso. Guardo cosa fa, quanto si impegna e come si muove. Non solo: mi piace osservare gli esercizi preparati dallo staff tecnico della prima squadra. Nel calcio c’è sempre da imparare».

Il consiglio più importante di papà?
C: «Non mollare per alcun motivo, lottare con determinazione, dare l’anima in qualsiasi partita e non smettere mai di credere in ciò che si fa e nei sogni».

Alberto, com’è stato lavorare con Chiara nella scorsa stagione?
«Trovo piacevole allenare la propria figlia: vederla migliorare è un orgoglio e, quando accade, capisci che c’è collaborazione e sintonia da entrambe le parti».

Chiara, come si è trovata ad essere allenata da papà?
«Bene, ma è stato un po’ particolare. Sai di dover dare il massimo in ogni situazione e di dimostrare costantemente qualcosa in più delle altre, proprio perché sei sotto il controllo di tuo padre».

Pregi e difetti di Chiara?
A: «Ha un buon controllo di palla, un bel tiro, un’ottima velocità ed è brava nel dribbling, però non tenta molto l’uno contro uno e calcia poco in porta. In generale, Chiara è una ragazza davvero buona con chiunque ma a volte è permalosa».

Pregi e difetti di Alberto?
C: «Mio padre è una persona gentile, disponibile e altruista, che cerca di trasmetterti forza e coraggio. Tuttavia è troppo esigente, sia in campo che fuori (sorride, ndr)».

Avere una figlia di 17 anni è un vantaggio per gestire meglio le giovani della Primavera?
A: «Sì. È un aspetto che mi aiuta a comprendere con maggiore dimestichezza certe dinamiche e, al contempo, mi offre la possibilità di fare i giusti correttivi, sia a me stesso che alle ragazze».

Chiara, lei frequenta il Liceo tecnologico: il calcio è una scienza esatta?
«No. Nel calcio servono soprattutto creatività e fantasia, altrimenti bisogna compensare questa mancanza con parecchia grinta e spirito combattivo. Io non mi considero molto creativa, infatti dovrei imparare ad osare di più».

Alberto, un giudizio, da genitore, sul pubblico del calcio femminile?
«Il tifo è sempre il tifo e i propri colori si seguono con passione. In ogni caso, qui ci sono meno litigi e maggiore rispetto».

Alberto, si soffre di più in panchina o tra il pubblico?
«In panchina, senza dubbio. La partita crea tensione, nervosismo, devi saperla leggere con attenzione e rimanere concentrato dal primo all’ultimo minuto. Al contrario, In tribuna sei un po’ più rilassato e, in certi momenti, hai la possibilità di scambiare qualche battuta con gli altri genitori e i dirigenti».

Avete mai litigato con il pubblico?
C: «No. Al massimo, ho risposto d’istinto a qualcosa che avevo ascoltato. Ma sempre in modo pacato e leggero».
A: «Da allenatore no. Sono capitate, invece, alcune discussioni con gli allenatori avversari».

Chiara, papà in campo la trattava come tutte le altre?
«Sì. Anzi, da me pretendeva molto di più. E se doveva rimproverarmi e punirmi non si faceva problemi: ricordo che più di una volta, quando mi vedeva distratta e mi sorprendeva a ridere durante gli allenamenti, mi ha obbligato a fare, di corsa, qualche giro di campo».

Alberto, conferma? Con Chiara non aveva un occhio di riguardo?
«Confermo: nessuno sconto. Con tua figlia sei particolarmente esigente, perché desideri che dia il meglio di sé. E lo sono pure quando la seguo dagli spalti: tento di incitarla e correggere eventuali piccoli errori, ma non intervengo mai su certe disposizioni. È giusto che lei ascolti mister Fabiana Comin».

Chiara, un rimprovero che riceve da suo padre?
«Papà si arrabbia parecchio se nota che mollo o che scendo in campo senza grinta. Oppure se esco alla sera e il giorno dopo gioco male: quando c’è una gara, preferirebbe che restassi a casa a risposare».

Alberto, segue le partite di Chiara?
«Se non ho impegni con la Primavera, cerco di essere presente il più possibile. In casa ci sono quasi sempre stato e ho partecipato anche a diverse trasferte: quest’anno sono andato a vederla contro l’Orobica, il Clarentia Trento, il Fimauto Valpolicella, la Pro San Bonifacio, la Riozzese e il Real Meda».

Chiara, nel campionato 2016/17 è stata utilizzata una sola volta dalla Primavera, nella gara di andata contro la Pro San Bonifacio. Al di là di questo episodio ha assistito ai match di papà?
«Purtroppo no. Se avessi tempo, avrei voglia di seguire le partite della Primavera, ma avendo tanto da studiare per la scuola è complicato riuscire ad avere libero il sabato pomeriggio. Nella scorsa stagione capitava qualche volta, quest’anno no».

A casa De Vincenzi, il calcio è l’argomento principale?
C: «Sì, ne parliamo quasi sempre. Il pallone è la mia passione, di mio padre e di mio fratello Enrico (19 anni, ndr), che gioca negli juniores regionali del Suzzara. Di conseguenza, è inevitabile che il calcio salti spesso fuori, a tavola e non solo».

Vania (la madre di Chiara) si sente «in gabbia» e «costretta» a parlare di calcio?
A: «No. Al contrario, le fa piacere, va a vedere con grande interesse le partite e interviene per dire la sua: Vania è molto attenta e protettiva nei confronti di Chiara e di Enrico, quindi io cerco di mediare e farle capire che il calcio è una cosa, gestire i figli è un’altra».

Se arriva una critica nei confronti dell’altro o dell’altra, in che modo reagite?
C e A: «Ci difendiamo a vicenda, però con obiettività: se l’opinione è corretta diamo un responso positivo, altrimenti ci innervosiamo. Di fronte ad un complimento, invece, siamo davvero fieri».

Alla domenica sera commentate gli incontri della Fortitudo Mozzecane?
A: «Appena terminata la gara preferisco lasciare Chiara tranquilla, a meno che non siano successe cose eclatanti. Dopodiché, a tavola, quando sono trascorse due-tre ore, ci addentriamo nel discorso e analizziamo il match».
C: «Sì. Parlare con mio padre della partita è utile: il suo punto di vista e i suoi consigli sono importanti».

Chiara ha appena eguagliato il record di presenze (venti) in un solo campionato di B, stabilito nel 2015/16, e finora ha segnato quattro gol, due in più dello scorso torneo. Alberto, la stagione di sua figlia?
«Nel complesso è positiva. Disputare il secondo campionato in serie B a 17 anni, e scendere in campo con tanta continuità, denota infatti che sta maturando e che si sta dimostrando all’altezza. Rispetto alla passata annata Chiara è cresciuta, ma vorrei che migliorasse ancora».

E Chiara è soddisfatta della propria stagione?
«Parzialmente. Sono felice di aver realizzato più reti rispetto allo scorso campionato, però desidererei segnare con maggiore costanza e aiutare di più la squadra. Il mio miglior match? La sfida di ritorno contro il Clarentia Trento (1-1, ndr): mi sentivo bene fisicamente, mi sono divertita un sacco a giocare sotto la pioggia, ho servito l’assist per il gol di Alice (Martani, ndr) e sono anche riuscita a saltare l’avversario e a tirare in porta».

Ad una giornata dal termine del campionato, la Primavera di papà è terza in classifica. Un giudizio?
C: «La Fortitudo deve ritenersi soddisfatta: le ragazze hanno cominciato molto bene la stagione, poi hanno passato un periodo difficile, in cui hanno perso qualche punto di troppo, ma sono state brave a rialzarsi e a finire in crescendo il torneo. Auguro loro di arrivare seconde».

Alberto, il bilancio del tecnico?
«Sono contento perché abbiamo migliorato la posizione della scorsa annata (sesto posto, ndr) e perché le ragazze hanno fatto buoni passi in avanti. Purtroppo abbiamo sofferto in alcuni incontri a causa di infortuni e di poca concentrazione, probabilmente per colpa pure mia, però il gruppo si è ripreso nel finale. Speriamo di concludere al meglio il campionato».

Di cosa parlate, in auto, mentre arrivate al campo o tornate a Pegognaga?
C: «Prima delle partite papà mi dà consigli e mi incoraggia. Dopo, invece, si complimenta se sono stata brava oppure mi fa notare gli errori e dove ho sbagliato».
A: «Quando Chiara ha terminato l’allenamento, le domando com’è andata la seduta, se sta bene fisicamente e quali esercizi ha svolto. Ci tengo ad essere informato».

Il rapporto tra Chiara e Alberto?
C: «Papà mi ha fatto appassionare al calcio: se oggi ho l’opportunità di giocare a pallone, e amo così tanto questa disciplina, il merito è suo. Quando avevo 5-6 anni, ha iniziato a portarmi al campo sportivo dove lavorava e mi allenava tutti i giorni facendomi provare stop, colpi di testa, passaggi e tiri. Inoltre, lo ringrazio per i numerosi sacrifici che fa per me, accompagnandomi avanti-indietro ad ogni allenamento».
A: «Buono, ci vogliamo molto bene. Certo, mi piacerebbe avere più dialogo con mia figlia, solo che lei è una ragazza di poche parole. Anzi, penso parli di più in campo, con la palla al piede (sorride, ndr)».

Quale squadra tifate?
C: «Juventus. Io, papà ed Enrico guardiamo insieme le gare di serie A in televisione, non la Champions League perché lui va a vederla al bar con gli amici, e commentiamo i gol e l’andamento del campionato. Papà, però, è un tifoso molto più sfegatato di me. Il calciatore bianconero che preferisco? Paulo Dybala: è un campione, ha grande classe ed è anche un bell’uomo».

Un suggerimento a Chiara?
A: «Calciare di più in porta e provare con maggiore continuità l’uno contro uno».

Un suggerimento a mister De Vincenzi?
C: «Urlare un po’ meno con le ragazze (sorride, ndr) perché sono più permalose e sensibili rispetto ai ragazzi».

Credit Photo: http://fortitudo.org/

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