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Nazionale arriva il primo forfait in vista dell’Europeo: “La mia stagione deve finire in anticipo, sognerò da qui con voi”

Photo Credit: Paolo Comba - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Il CT della Nazionale Andrea Soncin il 6 giugno, dopo le gare della Nations League, ha stilato la lista delle convocate per il ritiro in vista di Euro 2025. Sono state 35 le calciatrici inserite da scremare, poi, alle ‘sole’ 23 giocatrici che effettivamente prenderanno parte alla rassegna continentale in programma in Svizzera dal 2 al 27 luglio.  Il raduno pre-Europeo è iniziato in Sardegna, mercoledì 11 giugno fino al 15, presso il il Forte Village Resort di Santa Margherita di Pula per proseguire poi a Coverciano, dal 16 con il termine fissato per il 25 giugno. Mercoledì, infatti, Soncin ufficializzerà la lista delle 23 Azzurre che prenderanno parte al torneo, che vedrà l’Italia debuttare il 3 luglio a Sion con il Belgio.

Alla rassegna non parteciperà di sicuro Angelica Soffia: la calciatrice del Milan, infatti, sarà costretta al forfait causa un infortunio che la terrà lontana dai campi per diverse settimane. La stessa calciatrice classe 2000, ex Roma, ha ufficializzato nelle ore scorse il tutto tramite social con un messaggio che lascia pochi dubbi al caso:
“Purtroppo la mia stagione deve finire in anticipo -scrive la calciatrice- un infortunio mi costringe a fermarmi per le prossime settimane e a rinunciare alla possibilità di partecipare a questo europeo.  Grazie a tutte/i voi che avete ritagliato un momento della vostra giornata per starmi vicino. A voi che sapete, dico solo che sognerò da qui con voi”.

Il Brescia vince il ‘Grassroots Award’ per il miglior progetto di sviluppo del calcio femminile della stagione 2024/25

Credit Photo: Stefania Bisogno - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

È stata una giornata da ricordare quella trascorsa ieri a Coverciano dalla presidente del Brescia Calcio Femminile Clara Gorno, passata nel giro di poche ore dall’evento ‘B to Be’ – organizzato per celebrare l’entusiasmante stagione della serie cadetta – ai ‘Grassroots Awards 2024/25’. Nella serata di gala dedicata alle iniziative, ai club e ai personaggi che si sono distinti per la loro attività nell’ambito del calcio giovanile, la società lombarda è stata premiata per il miglior progetto di sviluppo del calcio femminile.

“Sono molto fiera di questo riconoscimento: abbiamo tutti il dovere di rendere il mondo un posto migliore”, ha dichiarato la presidente, che ha ricevuto il premio dal coordinatore regionale del Settore Giovanile e Scolastico FIGC della Lombardia Mauro Spoldi. Sotto la guida di Gorno, in carica dal 2021 e dal 2023 componente del consiglio direttivo della Divisione Serie B, il Brescia è diventato un punto di riferimento per lo sviluppo del calcio femminile in Italia. In pochi anni il club ha triplicato il numero di tesserate, passando da 70 a oltre 200 atlete, suddivise in otto squadre giovanili (dalla Under 10 alla Primavera), e ha ottenuto il riconoscimento FIGC come Scuola Calcio Élite e Settore Giovanile di Terzo Livello.

L’impegno della società, che ha chiuso il campionato all’ottavo posto, va molto oltre il campo da gioco, come dimostra il progetto ‘Punto Brescia’, che promuove inclusione e parità di genere, offrendo supporto tecnico e formativo alle società affiliate della provincia. Da queste esperienze è anche nato il progetto ‘BCF For Special’, una squadra composta da atleti con disabilità intellettiva, integrata pienamente nel club e iscritta al campionato di calcio a 5. Il riconoscimento per il Brescia arriva a un anno di distanza da quello vinto dalla Ternana Women, promossa quest’anno in Serie A insieme a Parma e Genoa, che con il fumetto ‘Hola and the Big Dream’ si è aggiudicata il ‘Grassroots Award’ per il miglior progetto educativo della stagione 2023/24.

Supercoppa Q8 femminile al Lady Terracina. Settimo trofeo in bacheca per il club pontino

Il Coordinatore del Dipartimento Beach Soccer FIGC-Lega Nazionale Dilettanti Roberto Desini insieme al Product Development e Marketing Manager Q8 Cinzia Petrucci hanno consegnato la Supercoppa alla vincitrice. La seconda ha ricevuto il riconoscimento dall’Assessore allo Sport del Comune di Terracina Alessandra Feudi. Un omaggio anche per la terna arbitrale.

CAGLIARI-LADY TERRACINA 1-2 det  (0-1; 0-0; 1-0; 0-1)
Cagliari:
 Yu, Aresu, Ferlito, Klipachenko, Pascali, Vecchione, Belkiri, Privitera (Cap.), Illiano, Saggion, Parnoffi. All: D’Amico
Lady Terracina: 
Galloni, Ferrazza (Cap.), Benedetti, Pagiarino, Galluccio, Olivieri, Penzo, Pascale, Schettino, Veglio, Percuoco, Taina. All: Del Duca
Arbitri
: Rovere di Biella, Fioravanti di Firenze e Cardone di Agropoli
Reti: 11’pt Galloni (L), 12’tt Vecchioni (C); 3’et Olivieri (L)

Arbitri equiparati a pubblici ufficiali, carcere per la violenza contro i direttori di gara. Zappi: “Una legge storica”

Credit: AIA

E’ stato ufficialmente modificato l’articolo 583-quater del Codice Penale che di fatto va ad equiparare gli arbitri ai pubblici ufficiali. Ad annunciarlo è stato il Ministro per lo sport e per i giovani Andrea Abodi, al termine della riunione del Consiglio dei Ministri, con il quale l’AIA aveva interloquito intensamente per giungere a questo risultato. Da oggi quindi chi compie atti di violenza nei confronti degli arbitri, rischia le medesime pene di chi aggredisce gli agenti di pubblica sicurezza compreso il carcere. La norma, nell’omologare la punibilità e le pene, comprende infatti tutte le figure tecniche che assicurano la regolarità delle competizioni.

Sto provando una grande gioia ed emozione per l’approvazione di questa legge storica – ha commentato il Presidente dell’Associazione Italiana Arbitri Antonio Zappi – La tutela degli arbitri entra finalmente nel codice penale ed è il frutto di mesi di lavoro e di incontri con i quali abbiamo portato all’attenzione politica e mediatica questa emergenza sociale. Ringrazio ovviamente il Ministro Abodi, il Governo ma anche tutti coloro che, da tutti gli schieramenti, hanno sostenuto questa grande battaglia di civiltà. Insieme alle misure repressive la violenza dovrà tuttavia essere ancora combattuta anche con misure culturali e progetti formativi che, unitamente a tutte le componenti federali che hanno a cuore la tutela dei nostri ragazzi e anche con il nuovo Osservatorio antiviolenza della FIGC, l’AIA sicuramente metterà in campo”.

Ad illustrare il documento è poi intervenuto il Sen. Andrea Ostellari, Sottosegretario alla Giustizia. “Nel decreto legge Sport, licenziato oggi dal Consiglio dei ministri, è inserita una norma che tutela finalmente i direttori di gara – ha dichiarato – L’intervento era atteso e trova giustificazione a fronte dei ripetuti fatti incresciosi che hanno turbato numerose  manifestazioni sportive, da nord a sud del Paese. Lo sport è disciplina, lealtà e condivisione. Chi non lo accetta è avvisato: da domani comportamenti violenti e aggressioni nei  confronti degli arbitri saranno puniti senza indugio, anche con il carcere”.

Andrea Orio, Direttore Sportivo: “Il movimento femminile? Ha bisogno di una rete solida a livello nazionale”

Photo Credit: Manuel Boschi

Il forte legame tra tutte le componenti dell’area sportiva, una gestione intrinseca, talvolta fulcro di una intera costruzione societaria. Il coraggio di scegliere, un organico da affiancare, ed obiettivi comuni da provare a consolidare.

La curiosità del “dietro le quinte” di una organizzazione calcistica ricade oggi su una scelta di condivisione di emozioni e lungimiranza, resa possibile da una piacevole chiacchierata fatta negli scorsi giorni con Andrea Orio.
La figura citata, che ha appena terminato una lunga parentesi in rappresentanza dell’Orobica in serie B e C (successiva ai 6 anni di direzione generale nell’Aurora Seriate 1967 maschile) si è soffermata su una necessaria fame di sport e voglia di contribuire alla crescita di un settore meritevole, caratteristiche-trampolino per la rappresentanza di un ruolo così fondamentale.

Benvenuto! Ogni società, ogni squadra, è orientata verso un obiettivo preciso: quello di Andrea Orio, interno al movimento femminile e come Direttore Sportivo, invece, quale è?

L’obiettivo principale è contribuire concretamente alla crescita strutturale e culturale del calcio femminile, partendo dalle basi. Significa costruire realtà credibili, organizzate e ambiziose, capaci di offrire alle atlete un ambiente professionale in cui possano esprimersi al massimo, sia a livello tecnico che umano. Il mio impegno quotidiano, da Direttore Sportivo, è quello di creare le condizioni ideali affinché società e squadra lavorino in sinergia verso un progetto sostenibile e di lungo periodo.

Tra campagne acquisti, strategie e vasti background organizzativi si parla forse poco del ruolo di DS, o perlomeno ci si limita a menzionarlo. Come e quando è nata questa esperienza e cosa si porta maggiormente dietro di essa?

La mia esperienza da DS è nata dal campo, dalla passione per il gioco e dalla voglia di incidere anche fuori dal rettangolo verde. È un ruolo che richiede visione, competenze trasversali e la capacità di mediare tra aspetti sportivi e gestionali. Quello che mi porto dietro è un bagaglio fatto di relazioni, di decisioni prese anche nei momenti difficili, di crescita personale attraverso il confronto con allenatori, atlete, dirigenti e famiglie. È un mestiere silenzioso ma strategico, dove ogni scelta può cambiare il corso di una stagione o anche di un’intera carriera.

Successivamente viene spontaneo chiedere quali sono state le prime impressioni sul settore femminile e, visto l’importante e variegato bagaglio ormai acquisito, quali i passi in avanti che saltano all’occhio di cui è stato anche diretto testimone?

Le prime impressioni sono state di grande genuinità e voglia di emergere. Il calcio femminile ha un’energia positiva, diversa, fatta di passione autentica. Negli anni ho visto migliorare tanti aspetti: l’organizzazione delle società, la preparazione degli staff tecnici, l’attenzione mediatica e – non da ultimo – la qualità delle atlete, sempre più consapevoli del proprio valore. Sono stato testimone diretto di una trasformazione che, pur non ancora completa, è decisamente in atto. Il professionismo ha dato un segnale forte, ma ora serve strutturare il percorso dalle giovanili in su, con coerenza e competenza.

Un piacere poter sapere quale è la sua visione del movimento femminile non solo in Lombardia ma in Italia, in generale, e quali sarebbero, secondo lei, le strategie da adottare per un futuro più roseo in tal senso?

La Lombardia è certamente un polo trainante del calcio femminile italiano, ma il movimento, in generale, ha bisogno di una rete solida a livello nazionale. Serve una pianificazione che coinvolga le scuole, i centri sportivi, le istituzioni e i media. Le strategie vincenti passano dalla formazione di dirigenti competenti, da investimenti mirati su impianti e staff, e da un racconto mediatico che sappia valorizzare l’identità del calcio femminile, senza dover per forza attingere da quello maschile. Dobbiamo puntare sulla qualità, sulla continuità e sull’educazione sportiva per creare un ecosistema che permetta al talento di emergere ovunque, da Nord a Sud.

Si ringrazia Andrea Orio per la gentile concessione.

Tesse & Malta, un’altra pagina di gloria

Credit: federazione Malta

Un gol di Haley Bugeja, attaccante maltese dell’Inter e Manuela Tesse (foto facebook @maltafa1900) ha concesso il bis. La sua Malta, ieri sera allo stadio nazionale di Ta’Qali in festa, battendo 1-0 Cipro, salendo a 12 punti (dopo 5 incontri, +5 sulle cipriote) ha ottenuto l’aritmetica promozione in Lega B di Nations League, vincendo il gruppo 2 della Lega C (che comprende anche Georgia, a quota 6 e Andorra, 4). L’ultima tappa del torneo, il 3 giugno, in Andorra, sarà solo una passerella di gloria per la ct italiana e per le sue ragazze. Dunque Tesse conferma il suo ottimo rendimento alla guida della nazionale maltese femminile, già portata a una storica promozione in Nations League due anni fa.

Designate le squadre arbitrali per UEFA Women’s EURO 2025, due italiane presenti

Photo Credit: Bruno Fontanarosa - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Il Comitato Arbitrale UEFA ha designato 12 arbitri oltre agli assistenti, agli ufficiali video e agli ufficiali di supporto che dirigeranno le 31 partite di UEFA Women’s EURO 2025, in programma in Svizzera dal 2 al 27 luglio.

Elenco completo degli arbitri selezionati (in ordine alfabetico):

Catarina Ferreira Campos (Portogallo)
Iuliana Demetrescu (Romania)
Maria Sole Ferrieri Caputi (Italia)
Silvia Gasperotti (Italia)
Désirée Grundbacher (Svizzera)
Stéphanie Frappart (Francia)
Marta Huerta de Aza (Spagna)
Frida Klarlund (Danimarca)
Katalin Kulcsár (Ungheria)
Ivana Martinčić (Croazia)
Tess Olofsson (Svezia)
Alina Peşu (Romania)

Inoltre, nell’ambito della cooperazione tra la UEFA e la Confederazione Calcistica Sudamericana (CONMEBOL), le direttrici di gara europee saranno affiancate da un arbitro brasiliano, Edina Alves Batista, e due assistenti. Le squadre arbitrali di ogni partita saranno composte da un arbitro, due assistenti e un quarto ufficiale. Per tutta la durata del torneo, un team di due ufficiali video sarà operativo in ogni partita presso la sede UEFA di Nyon (Svizzera). La preparazione per UEFA Women’s EURO 2025 comprenderà un corso per tutti gli ufficiali di gara che si terrà presso la UEFA poco prima del torneo.

Il dirigente arbitrale UEFA Roberto Rosetti ha dichiarato: “Mentre ci prepariamo per UEFA Women’s EURO 2025 in Svizzera, siamo molto lieti di assistere alla continua crescita dei nostri migliori arbitri, che riflette la notevole crescita del calcio femminile in generale. Come sempre, per EURO sono stati selezionati gli arbitri migliori e più coerenti. In particolare, tutte loro hanno superato lo stesso test di idoneità condotto per gli uomini. Abbiamo piena fiducia in loro e nelle loro assistenti, così come negli ufficiali video, affinché venga messa in risalto la loro qualità”.

Per maggiori informazioni su UEFA Women’s EURO 2025, visitare UEFA.com. Su UEFA.com sono inoltre disponibili aggiornamenti sulle attività di sviluppo arbitrale della UEFA e sulla campagna “Be a referee”, che ispira i giovani a diventare direttori di gara.

Nazionale Under 19: Italia in semifinale all’Europeo dopo un’ottima prova con la Francia

Al Stadium Rzeszów, in Polonia, si è chiuso il girone A per la Nazionale Under 19 che ha incrociato la quotatissima Francia. L’Italia dopo il pari all’esordio contro le polacche, padrone di casa, ed il successo contro la Svezia esce sconfitta per 2-1 dopo il pari momentaneo di Sciabica. La Nazionale, dopo la qualificazione ai Mondiali di categoria del prossimo anno, strappa il pass per le semifinale della manifestazione.
Mister Matteucci si affida dal primo minuto ad un 3-4-2-1 di partenza con Belli tra i pali, Cocino, capitan Gallo e Bertora nel pacchetto arretrato. In mediana Tosello e Lombardi sono le prescelte per presidiare i binari esterni con la coppia di Cherubini, formata da Marzia e Maya, come cerniera di centrocampo. Tironi e Sciabica agiscono sulla trequarti con Ventriglia come punta centrale.

Grosso equilibrio in avvio con poche emozioni. La Francia prova a fare la partita senza impegnare mai particolarmente Belli mentre l’Italia cerca di ripartire con Tironi e Sciabica tra le linee, con pochi palloni giocabili forniti però a Ventriglia. Un match bloccato viene stappato al 33′ quando da una punizione laterale Belli non è perfetta in uscita favorendo lo stacco aereo di Bilombi, che porta avanti le transalpine. L’Italia reagisce al 38′ quando Tironi ha una palla buona ma viene chiusa in corner mentre Yilmaz, estremo difensore francese, al 40′ manca il controllo del pallone in area ma nessuna delle punte italiane è pronta alla deviazione. Nel finale Rouquet cerca il jolly dalla distanza per la Francia ma il parziale non cambia.
Nella ripresa bella ripartenza azzurra al 7′ ma Ventriglia, in area, è poco cattiva nella sua conclusione con Yilmaz che chiude in corner. Al 12′ si rivede la Francia con Effa Effa che però non da potenza al suo destro con Belli pronta alla parata. Al 16′ una giocata veloce, con Cherubini e Tironi, porta Sciabica a presentarsi sola davanti a Yilmaz con un tiro deviato che vale il pareggio. Al 20′ la Francia sfiora il nuovo vantaggio con Chabod che trova prima Belli e poi Gallo a salvare a pochi passi dalla linea. Poco prima della mezzora, però, la Francia passa nuovamente avanti, sempre sugli sviluppi di un corner, con Dufour che gira in rete da distanza ravvicinata. Al 38′ Rouquet costringe Belli ad una parata in tuffo, con la palla che poi colpisce il palo con la transalpina Graziani che poco dopo mette sul fondo di poco. Termina cosi 2-1 per la Francia.

Viste da vicino | Nicole Costa, Hellas Verona: “Quella volta che l’Inter mi voleva”

Credit Photo: Stefano Petitti - Photo Agency Calcio Femminile Italiano
Nuovo appuntamento con ‘Viste da vicino‘ il format di interviste gialloblù in cui le protagoniste sono le ragazze della Prima squadra dell’Hellas Verona Women.

L’episodio tredici della nostra rubrica è dedicato a Nicole Costa, difensore classe 2002 al suo quinto anno nel campionato cadetto. Da Settimo Milanese a Verona, passando per Ravenna e Cesena, Nicole ci ha raccontato del suo ambientamento in squadra e delle sue passioni al di fuori del rettangolo verde.

Nicole, come inizia la tua avventura nel mondo del calcio? “Da piccola ho fatto diversi sport. Il primo è stato il pattinaggio, che ho iniziato quando avevo quattro anni. Uno sport magari non così usuale, ma che ho praticato per circa un anno, ma sinceramente non mi piaceva molto. Così ho iniziato a giocare a basket l’anno successivo, ma dopo un breve periodo ho deciso di smettere. In realtà ho capito solamente dopo queste esperienze che il momento della giornata che preferivo era quando andavo al parchetto con mio fratello, a giocare qualche partita a calcio con i suoi amici dopo la scuola. Così i miei genitori hanno deciso di iscrivermi a sei anni alla scuola calcio di Settimo Milanese, la cittadina in cui sono cresciuta. Ho iniziato a giocare con i maschi, anche perché le squadre femminili in quegli anni erano davvero poche, ma a sei anni non percepisci la differenza tra maschio e femmina, sono differenze che magari inizi a percepire più avanti”.

E poi? “Dopo sei anni trascorsi al Settimo Milanese, sono andata a giocare per due stagioni all’ASD La Biglia a Cornaredo, un paese vicino al mio, dove ho continuato a giocare con i ragazzi. A 14 anni, quando non avevo più la possibilità di continuare con loro, sono stata contattata dall’Inter Femminile, che in quel momento non era ancora unita all’attuale società nerazzurra. Mi corteggiavano da un po’ in realtà, ma io prendevo tempo perché in realtà la mia volontà era quella di giocare con i maschi fino all’ultimo. Era una sfida per me, la avvertivo così, il fatto di giocare con loro era un qualcosa che dimostrava che fisicamente potevo giocarmela alla pari”.

Che emozioni hai provato sapendo che l’Inter voleva proprio te? “All’inizio, complice il fatto che giocavo nella Femminile Inter Milano, nelle giovanili della squadra che in quegli anni militava in Serie B, non sentivo molto la differenza. Quando nel 2018 il titolo sportivo venne attribuito all’Inter Women – beh – non posso negare che le emozioni si fecero più intense. Quando capisci che le cose si fanno più serie provi un po’ di timore, penso sia fisiologico, ma provi anche tanta gioia nel vedere il lavoro fatto negli anni trasformarsi in qualcosa di più concreto. All’Inter sono rimasta per sei stagioni, fino al 2020, anno in cui sono andata in prestito al Ravenna, disputando lì gli ultimi sei mesi di campionato. Nel 2021 l’Inter mi ha mandata poi nuovamente in prestito al Cesena, dove poi ho deciso di continuare il mio percorso per altri due anni, fino al 2022″.

Che esperienze porti con te di tutti questi anni in queste squadre? “Tra i bei momenti mi porto dietro sicuramente le giornate al parco di cui parlavo prima. Andavo al campetto solo e soltanto per divertirmi. Mi porto dietro la passione che ci metto ogni giorno, ciò che mi sprona a dare il meglio in ogni allenamento. A volte non sono riuscita magari a scindere campo ed extra-campo, durante questi anni ho vissuto anche dei momenti meno piacevoli, alcuni episodi al di fuori del terreno di gioco che purtroppo non sono riuscita a gestire molto bene, essendo all’epoca più piccola. Fin quando non sono andata a Ravenna ho vissuto in casa con i miei genitori, e anche se non parlavo molto con loro di queste situazioni, sentivo il loro calore e il loro supporto. Quando sono andata via di casa per giocare a Ravenna non è stato facile, i miei genitori sono sempre stati presenti, ma erano lontani. Oltre alla distanza si aggiungeva il continuo confronto con le altre ragazze, il continuo doversi ritagliare uno spazio in squadra, un giocarsela ad ogni allenamento”.

Che rapporto hai con la tua famiglia? “I miei mi hanno sempre aiutata e supportata in tutto, fin da piccola. Mi hanno sempre lasciata libera, non mettendomi mai alcun ostacolo o paletto. Quando sono andata via di casa erano felici perché stavo portando avanti il mio percorso, anche se ovviamente erano anche dispiaciuti del fatto che la loro figlia più piccola si allontanasse un po’. Mio papà Massimiliano mi ha seguita ovunque, e quando non poteva esserci di persona mi seguiva da casa. È venuto ovunque io abbia giocato, davvero. Ha sempre voluto che dessi il meglio, infatti, finita la partita, mi riempiva sempre di ‘potevi fare questo, dovevi fare quello…’ (ride ndr). Anche mia mamma, mio fratello e mia sorella mi supportano da sempre, anche se non seguono il calcio e fanno tutt’altro nella vita”.

E alla fine arriva proprio il Verona… “A dire la verità durante la scorsa estate stavo per firmare per l’altra sponda di Verona, ma alla fine, negli ultimi giorni di mercato, ho scelto l’Hellas. Appena mi è arrivata la proposta non ci ho pensato un attimo, e ad oggi sono veramente felice della mia scelta. Quando guardo lo stemma del Verona provo gioia, ma anche tanta fiducia. E pensare che Verona, quando sono venuta in vacanza con i miei tanti anni fa, non mi era piaciuta così tanto, la vedevo solo come una città più piccola rispetto a Milano. Vivendoci adesso mi sono ricreduta. È una città bellissima, dove hai tutto. Amo fare le passeggiate in centro con un gelato, ma amo anche il lago per esempio”.

Come ti sei integrata con le tue compagne? “Abitando in casa con altre mie compagne (Ivana Naydenova, Maddalena Nava, Elisa Casellato e Federica Anghileri ndr) sono riuscita ad integrarmi molto bene fin da subito. Siamo riuscite a creare gruppo molto solido anche con le altre ragazze, che sono qui da più tempo, come Mancu, Lau e Rachi (Giulia Mancuso, Laura Capucci e Rachele Peretti ndr). Un po’ per caso è nato un appuntamento fisso settimanale durante il quale, insieme a loro tre, cuciniamo e trascorriamo la serata guardando qualche partita o giocando a qualche gioco da tavolo. Insieme abbiamo seguito tutta la stagione di Masterchef (ride ndr)”.

Chi è Nicole fuori dal campo e cosa le piace fare? “Sono una ragazza a cui piacciono tantissime cose, ma alla fine finisco a non fare mai nulla (ride ndr). Mi piace tanto la musica, mi piacerebbe imparare a suonare la chitarra o il piano. Ad inizio stagione, io e Maddalena Nava abbiamo comprato una chitarra. Lei ogni tanto suona qualcosa, io provo ma escono solo strimpelli (ride ndr). Adoro leggere e disegnare, lo trovo rilassante”.

Qual è il tuo ricordo più bello vissuto grazie al calcio finora? “Vorrei citarne tre. Sicuramente la prima convocazione nell’Under 16 della Nazionale, mentre giocavo in Primavera con l’Inter. È stato un momento veramente importante, nel quale mi sono sentita orgogliosa di poter rappresentare i colori della mia Nazione. In realtà poi sono stata convocata anche in Under 19 qualche anno più tardi, ma la pandemia ha bloccato quell’esperienza. Sicuramente tra i miei ricordi più cari porto anche la vittoria del Campionato Primavera con l’Inter a Coverciano, e devo citare anche l’anno scorso, quando con il Cesena abbiamo vinto 0-2 a Formello contro la Lazio”.

Hai un idolo? “Quando sono arrivata a Cesena mi sarebbe piaciuto giocare con la maglia numero 22, ma quel numero non era disponibile. Poi complice la serie tv che stavo guardando in quel periodo su Michael Jordan ho scelto il 23 alla fine. Ecco, il mio idolo è Micheal Jordan, lui ha segnato davvero un’epoca e uno sport. È stato davvero il top sotto tutti i punti di vista. Poi di campioni ce ne sono tanti ovviamente, nel basket come nel calcio. Calcisticamente parlando ho amato a dismisura il Milan di Ronaldinho, Kakà e Beckham, ma nessuno sportivo in generale mi colpisce più di Jordan”.

Come interpreti il tuo ruolo di difensore? “In realtà nasco come centrocampista. Nel 2019, in Primavera con l’Inter, Sebastiàn De La Fuente ha deciso di spostarmi un po’ più indietro, dicendomi che ero perfetta come difensore centrale per via della mia visione di gioco. Ci sono rimasta un po’ male all’inizio, e mi sono detta che magari era dovuto al fatto che non fossi una brava centrocampista. Alla fine mi sono convinta e adesso, dopo sei anni, non potrei mai vedermi in un altro ruolo. Certo, ci sono delle grandi responsabilità dietro. In un primo momento sei felice, un attimo dopo sei in ansia. Poi va detto, non puoi giocare molto il pallone davanti alla porta. Mi manca a volte prendere palla e partire sulla fascia, come facevo anche a Cesena da terzino dove giocavo in un modulo diverso”.

Cosa significa il calcio per te? “Non so mai cosa rispondere a questa domanda. Da una parte non vorrei essere troppo banale e parlare di passione come fanno tutti, ma devo proprio ammettere che il calcio è il mio compagno di vita. Ogni giorno mi chiedo cosa farò nella mia vita quando smetterò di giocare. Le domeniche in cui non giochiamo mi sento vuota, come se mi mancasse un pezzo. Ecco il calcio è il mio migliore amico, il mio partner fidato che mi accompagnerà fino alla fine”.

Il futuro in mano a Bakker: Domenica Arboleda è rossonera

Photo Credit: Emanuele Colombo - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

Il Milan strizza l’occhio al futuro anche per quanto riguarda il calciomercato.
Dopo aver definito gli acquisti di Milicia Keijzer e Kay-Lee De Sanders dall’Ajax e di Sandra Estevez Ogalla dal Granada, il Diavolo chiude un colpo che fa anche storia: Domenica Arboleda, centrocampista ecuadoriana classe 2007 del Dragonas, sarà una nuova giocatrice rossonera. È un colpo storico perché sarà la prima calciatrice del paese sudamericano a trasferirsi in una squadra europea.

Questa la nota del Dragonas sul proprio sito ufficiale: “Dragonas IDV-USFQ è orgogliosa di annunciare che la nostra eccezionale calciatrice, Doménica Arboleda, sarà trasferita all’AC Milan Women in Italia, diventando così la prima giocatrice proveniente dal vivaio del club e del paese a compiere questo grande passo verso il calcio europeo.
Questo traguardo è una testimonianza della crescita e dello sviluppo del calcio femminile in Ecuador e dimostra che Dragonas IDV sta svolgendo un eccellente lavoro nella formazione integrale delle proprie atlete. La carriera di Doménica è un esempio ispiratore per le giovani calciatrici che aspirano a seguire le sue orme.
La famiglia di Dragonas IDV-USFQ augura a Doménica grande successo in questa nuova fase della sua carriera ed è orgogliosa di aver fatto parte della sua formazione e crescita come calciatrice. Sarà sempre la benvenuta nella sua casa, dove si è sviluppata e cresciuta come persona e come atleta.
Doménica Arboleda è un esempio della qualità e del talento che si stanno sviluppando in Dragonas IDV-USFQ e nel calcio ecuadoriano. Siamo entusiasti di vedere il suo progresso e la sua evoluzione nel calcio europeo e sappiamo che sarà una grande ambasciatrice del nostro club e del nostro paese.”

La classe 2007 ha firmato un contratto fino al 2029 e si metterà a disposizione di Coach Suzanne Bakker, andando a rimpolpare un centrocampo già ben amalgamato tra giovani promesse e figure di esperienza.

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