Home Blog Pagina 6244

Il mental training nell’allenamento sportivo

La psicologia dello sport nasce negli anni 60 come una disciplina specifica all’interno delle scienze delle attività motorie e sportive. In passato gli allenamenti sportivi erano quasi esclusivamente orientati a sviluppare le abilità tecniche dell’atleta; poi nel tempo, ci si è accorti di quanto sia fondamentale allenare anche la parte mentale ed emotiva.
Il Mental Training nasce quindi dall’esigenza di gestire e migliorare le proprie prestazioni, attraverso tecniche che consentano il controllo delle emozioni e dello stato di tensione ad esso associato, che ostacolano il migliore rendimento dello sportivo
In qualsiasi tipo di rendimento i fattori psichici sono molto più importanti di quanto si sia creduto ed “investito” fino ad oggi; nasce dunque l’esigenza, sempre più forte, di applicare tecniche mentali da utilizzare in ambito sportivo, in cui l’integrazione dell’allenamento fisico con quello mentale è già emerso da tempo come fattore di fondamentale necessità.
Motivazione, fiducia, concentrazione, emozioni ed arousal, sono tra i fattori psicologici più rilevanti che condizionano la performance atletica. Di conseguenza sono stati elaborati vari programmi di Mental Training (scientificamente validati con attività di ricerca) per insegnare all’atleta/squadra le abilità necessarie per esprimere al meglio le potenzialità personali.
L’allenamento, dunque, deve dare molta importanza anche agli aspetti che riguardano la mente, oltre che agli aspetti tattici, tecnici e fisici. Le dinamiche mentali sono quelle che condizionano molto la prestazione sia prima e sia durante la gara. La differenza tra gli sportivi/le squadre, la fa la “mente”. Conoscere le proprie reazioni prima di una partita, durante l’allenamento, quando il Mister incoraggia o critica, nei momenti decisivi di una partita, consente all’atleta di favorire lo sviluppo di quei comportamenti che incrementano la prestazione e di bloccare quelli che l’ostacolano. Altro elemento fondamentale è il lavoro sulle dinamiche di gruppo e sulla coesione di squadra, elemento fondamentale negli sport collettivi.
Le tecniche di intervento maggiormente utilizzate comprendono:
-la modulazione dell’arousal
-la focalizzazione dell’attenzione
-la gestione delle emozioni
-la rappresentazione immaginativa: le tecniche di Imagery / Training Autogeno
-self talk (controllo dei pensieri)
-goal setting
Tutte queste abilità possono essere apprese con programmi di intervento individualizzati o di gruppo.

Dr.ssa Angela Proto
Psicologa, Psicoterapeuta, Psicologa Dello Sport
Ipnotista, Esperta Di Training Autogeno e Tecniche di Rilassamento
www.psicologaprotoangela.com

Coesione di squadra

In psicologia col termine coesione si intende il processo dinamico che mantiene i membri di un gruppo insieme, uniti per raggiungere un obiettivo e/o per soddisfare i propri bisogni affettivi. La coesione, quindi, è composta da due parti principali, da una parte vediamo che i membri della squadra sono uniti per raggiungere un obiettivo (come la vittoria della partita o del campionato); dall’altra occorre tenere presente come il gruppo soddisfa i bisogni di appartenenza del singolo, che rappresenta il versante più  emotivo ossia offre ai membri che ne fanno parte il sostegno e la forza derivata dall’avere un’identità comune.
Molte ricerche scientifiche dimostrano come la coesione abbia una relazione circolare con la prestazione e col risultato ossia entrambe si alimentano a vicenda, più si ottengono i risultati più si alimenta la coesione all’interno della squadra e più è alta la coesione maggiori sono le probabilità di effettuare una prestazione ottimale e raggiungere il risultato.
I gruppi coesi rispetto a quelli poco coesi sono più stabili al loro interno, ovvero si verificano meno abbandoni (Drop out), sono più efficaci nell’affrontare le difficoltà (come ad es. una partita persa) e le situazioni potenzialmente negative (es. quando  si subisce un goal nei primi minuti). Inoltre un gruppo coeso promuove una maggiore percezione di competenza tra i giocatori, un maggiore senso di benessere, un maggior impegno e sforzo agonistico e una maggiore disponibilità a sacrificare gli interessi personali per la squadra.

Come può intervenire lo Psicologo dello Sport al fine di promuovere la coesione all’interno della squadra?
Possono essere effettuati numerosi interventi tra cui:
– Gruppi di discussione e di confronto:  in cui gli atleti e lo staff discutono di un problema, situazione o evento, oppure si confrontano su un determinato argomento (mediato dal professionista)
– Giochi di team building: è costituito da un insieme di attività formative, generalmente ludiche, esperienziali o di benessere (coinvolgono attivamente i giocatori).
– Goal setting: individuazione di un obiettivo condiviso tra tutti gli atleti e lo staff, mediato dallo psicologo. Tale obiettivo dovrebbe essere specifico (cosa si vuole ottenere concretamente?), misurabile (quale evidenza mi dirà che ho raggiunto l’obiettivo?), attuabile (ho le risorse necessarie e sufficienti per raggiungerlo?), realistico (è un obiettivo realistico?) e definito nel tempo (in quanto tempo si raggiungerà l’obiettivo? Esistono degli obiettivi intermedi?).
Questi sono solo alcuni interventi che si possono effettuare al fine di aumentare la coesione all’interno della squadra. Lo Psicologo dello Sport ha le competenze per leggere le dinamiche di squadra e individuare le risorse presenti, basandosi su teorie di riferimento, al fine di promuovere una migliore prestazione e un miglior risultato.
In particolar modo la figura dello Psicologo dello Sport nel calcio femminile  dovrebbe lavorare  sulla coesione considerando la variabile dell’identità di genere. Le ragazze sin dall’infanzia apprendono dall’ambiente circostante comportamenti più individualistici rispetto ai colleghi maschi più orientati al gioco di gruppo.

Cavallone Monica

Psicologa e consulente in Psicologia dello Sport
collaboratrice di Mente & Sport – www.mentesport.net

Serie B, calendario della nuova stagione

Il campionato cadetto al via il prossimo 18 ottobre, calcio d’inizio alle ore 14.30.

Il Dipartimento Calcio Femminile della Lega Nazionale Dilettanti ha ufficializzato il calendario della Serie B 2015/2016. Il campionato cadetto prenderà il via domenica 18 ottobre alle ore 14.30, ultima giornata in programma il 22 maggio prossimo.
Il girone di andata si chiuderà il 31 gennaio con l’undicesima giornata dei 4 gironi, la prima gara di ritorno andrà invece in scena il 7 febbraio. Diverse le soste previste durante l’arco della stagione in concomitanza delle festività e delle attività nazionali.

Scarica il calendario Serie B.

Il calendario della Serie A, i gironi della Serie B

Il massimo campionato nazionale al via il prossimo 17 ottobre.
Il Dipartimento Calcio Femminile della Lega Nazionale Dilettanti ha ufficializzato il calendario della Serie A 2015/2016, al via sabato 17 ottobre.
Calcio d’inizio fissato alle 14.30 per le 12 formazioni che compongono il roster del massimo campionato italiano femminile:
Agsm Verona (campione d’Italia in carica),
Brescia,
Fiorentina Women,
Graphistudio Tavagnacco,
Mozzanica,
Permac Vittorio Veneto,
Pink Bari,
Res Roma,
Riviera di Romagna,
San Bernardo Luserna,
San Zaccaria,
Sud Tirol Damen Bolzano
Le squadre del massimo campionato si affronteranno lungo una stagione composta da 22 giornate. Giro di boa fissato per il 30 gennaio quando andrà in scena l’undicesima e ultima giornata del girone di andata. Diverse le soste previste durante l’arco della stagione anche per consentire i raduni e lo svolgimento delle attività delle nazionali.
Il campionato terminerà il 21 maggio.

Scarica il calendario Serie A.

Serie B
Nella stessa giornata della pubblicazione del calendario della Serie A è stata resa nota la composizione dei gironi della Serie B. Quarantotto squadre suddivise in 4 raggruppamenti:

Girone A – Anima e Corpo Orobica, Atletico Oristano, Azalee, Bocconi Milano, Caprera, Como 2000, Villacidro, Inter Milano, Fimauto Valpolicella, Football Milan Ladies, Fortitudo Mozzecane, Real Meda.

Girone B – Azzurra S. Bartolomeo, Padova, Jesina, Foligno, Gordige, Graphistudio Pordenone, Grifo Perugia, Marcon, New Team Ferrara, Pro San Bonifacio, Trento Clarentia, Vicenza.

Girone C – Accademia Acqui, Alessandria, Amicizia Lagaccio, Bologna, Castelvecchio, Castelfranco, Cuneo, Imolese, Molassana Boero, Musiello Saluzzo, Reggiana, Torino.

Girone D – Apulia Trani, Chieti, Domina Neapolis, Eleonora Folgore, Nebrodi, Catania, Lazio Women, Napoli, Napoli Dream Team, Roma Femminile, Roma Decimoquarto, Salento Women Soccer

Qualificazione Europeo Nazionale femminile Under 19

È iniziato ieri il primo round di Qualificazione all’Europeo Under 19 per le 44 nazionali divise in 11 gironi. Accederanno alla Fase Elite le vincitrici dei rispettivi gironi più le due miglior seconde che si andranno ad unire a Spagna ed Inghilterra. Facciamo il punto della situazione nei gironi dopo la prima giornata.
Il Girone 1 si gioca in Svizzera dove le padroni di casa se la vedranno con Georgia, Grecia e Islanda. Nella prima giornata la Svizzera batte per 7-0 la Grecia, mentre la Georgia perde per 6-1 contro l’Islanda.
In Bosnia si gioca il Girone 2 che oltre alle padroni di casa comprende Francia, Rep. Ceca e Isole Faroe. Le blues battono 2-0 proprio le padroni di casa mentre le ceche vincono 4-1 contro le Isole Faroe. È il Galles la nazione dove viene disputato il terzo raggruppamento. Le padroni di casa subiscono una sonora sconfitta (4-1) contro l’Arzebaijan, mentre il Belgio vince 4-0 contro la Croazia. Bel Girone 4 vittoria di misura della Finlandia contro la Turchia e manita della Polonia ai danni della Lituania.   Nel quinto girone la Germania, una delle candidate al titolo, batte 2-0 l’Ungheria, mentre la Serbia, con lo stesso risultato, ha la meglio sul Kazakistan.
Sesto girone che vede le vice campionesse vincere 3-0 contro la Macedonia, mentre Irlanda del Nord – Montenegro si chiude a reti inviolate.
Il settimo girone è quello che interessa l’Italia. Le azzurre cosi come l’Olanda, padroni di casa, battono per 9-0 rispettivamente Moldavia e Cipro. Domenica le due capoliste si affronteranno e in caso di vittoria azzurra l’Italia staccherà il pass per la Fase Elite.
L’ottavo girone si gioca in Portogallo dopo le padroni di casa vincono di misura (2-1) contro l’Israele. L’altra gara vede la Norvegia rifilare sei reti all’Estonia (6-1).
Ottima prova della Romania di Caeser, estremo difensore del Brescia, che con la sua nazionale, inserita nel gruppo 9, batte 8-0 la Lituania, mentre la Danimarca vince solo 2-1 contro la Bielorussia.
Il penultimo girone vede in testa la Russia che rifila un poker alla Bulgaria, termina 1-1 Repubblica d’Irlanda – Slovenia.
L’ultimo girone è comandato dalla coppia Austria – Scozia che battono rispettivamente Ucraina e Albania della centrocampista viola Domi.

Nazionale Under 17: sono 25 le convocate da Guarino

Dopo la doppia sfida amichevole tenutasi ad Oristano contro la Danimarca l’Italia Under 17 di Rita Guarino torna ad allenarsi a Coverciano per preparare l’esordio con la Bosnia per le Qualificazioni all’Europoe di categoria. Il CT azzurro ha convocato 25 giocatrici che da Lunedi 21 a Venerdi 25 si alleneranno al centro sportivo di Coverciano. Nella giornata di Venerdi sarà comunicata la lista delle 19 azzurre che voleranno a Skopje per conquistare il pass alla fase successiva. Le azzurre sono state inserite nel girone con Bosnia Erzegovina, Macedonia e Irlanda del Nord.

L’elenco delle convocate
Portieri: Roberta Aprile, Nadia Brevi (Brescia Femminile), Nicole Lauria (Bologna), Carlotta Nardi (Fiorentina Women);
Difensori: Chiara Cecotti (Graphistudio Tavagnacco), Beatrice Merlo (Inter Milano), Vanessa Panzeri (Como), Camilla Pavana (Verona Grezzana), Erika Santoro (Zaccaria), Federica Veritti (Graphistudio Tavagnacco), Samantha Wojnar (Borussia Monchengladbach);
Centrocampisti: Benedetta Brignoli (Reggiana), Arianna Caruso (Res Roma), Virginia Di Giammarino (Res Roma), Verena Erlacher (Sudtirol Bolzano), Giada Greggi (Res Roma), Melanie Kuenrath (Bayern Monaco), Alice Regazzoli (Inter Milano), Angelica Soffia (Verona), Lucia Strisciuglio (Pink Sport Time);
Attaccanti: Sofia Cantore (Fiammamonza), Linda Casadio (Zaccaria), Benedetta Glionna (Fiammamonza), Camilla Labate (Res Roma), Elisa Polli (Jesina Femminile).
Staff: Capodelegazione: Manuela Di Centa; Tecnico Federale: Rita Guarino; Segretario: Daniela Censini; Preparatore Atletico: Franco Olivieri; Preparatore dei portieri: Gianluca Foglia; Medico: Lorenzo Proietti; Fisioterapista: Daniele Frosoni; Tutor: Fabio Flussi, Eugenio Pistone; Magazziniere: Claudio Gagliardi.

I 4 temi tattici della Serie A 2015-16

cco qualche analisi sui temi tattici che dovrebbero accompagnarci da qui a metà maggio nel campionato di Serie A.

DIFESA A TRE ADDIO
Il tema era divenuto d’attualità già l’estate scorsa, quando avevamo sottolineato il sorpasso delle difese a quattro su quelle a tre. Nel 2013-14, nove allenatori su 20 utilizzavano il sistema a tre e il 3-5-2 era il modulo più utilizzato del campionato. L’anno scorso, il rapporto era passato a 6 contro 14. Ora siamo agli sgoccioli. Ai blocchi di partenza, soltanto quattro allenatori adotteranno la retroguardia a tre (Gasperini al Genoa, Iachini a Palermo, Ventura a Torino e Colantuono a Udine) e il 3-5-2 verrà utilizzato da un terzo dei tecnici rispetto a due stagioni fa. Il modulo più utilizzato, come già nella passata stagione, sarà il 4-3-3. Gli equilibri sono completamente mutati e paiono in calo anche gli allenatori che proveranno sia un tipo che l’altro di difesa (a bocce ferme soltanto Allegri, Pioli, Colantuono e Mandorlini sembrano intenzionati a farlo). Come mai? L’onda lunga della Juventus di Conte si è esaurita e i nostri mister hanno capito che altri moduli possono essere più duttili, anche in fase difensiva.

IL LATO-B DEL 4-3-3
Come detto, a farla da padrona è il 4-3-3, adottato da ben otto allenatori. Attenzione, però, a credere che il nostro sia divenuto un campionato offensivista. Non lo è stato nell’anno passato, non lo sarà nemmeno questa volta. Perché c’è 4-3-3 e 4-3-3. Il tridente utopico dai riflessi zemaniani è ormai un ricordo lontano, al punto che nemmeno i discepoli del boemo come Di Francesco possono essere paragonati a quell’idea di calcio. È rimasta l’ossatura, ma la declinazione è profondamente diversa e molto più attenta alla fase di non possesso associata alla ripartenza. L’esempio viene dal Sassuolo (che ha aggiunto un’altra arma da contropiede come Defrel) e l’estremo “contropiedista” è destinato ad arrivare pochi chilometri più in là, dal Carpi di Castori. Che si schiererà con un 4-3-3 di partenza, ma con due centrocampisti mascherati ai lati della prima punta. Aspetterà parecchio e ripartirà, così come faranno molte delle “finte offensiviste”. Perché in Serie A, alla fine dei conti, resta fondamentale non prenderle…

LA FORZA DELL’ORGANIZZAZIONE
Se negli ultimi dieci anni non è mai retrocessa più di una neopromossa a campionato, un motivo ci sarà e dovrebbe portarci a credere che alcune stime al ribasso su apparenti “cenerentole” siano in realtà errate. O, quanto meno, che non considerino un aspetto molto importante nel nostro calcio e in un campionato dai valori tecnici in ripresa, ma pur sempre ben lontano dagli anni migliori. L’organizzazione, la stessa che ha permesso a una formazione imbastita di debuttanti come l’Empoli di Sarri di salvarsi alla grande nella passata stagione. La stessa che permetterà a qualche “perla tecnica” di nascondersi nel calcio agostano, per emergere a campionato in corso finendo per ergersi al ruolo di sorpresa. Massima attenzione sui calci piazzati, apporto collettivo in fase di pressing e di copertura, schemi oliati per alimentare azioni offensive in cui la qualità tecnica non primeggia. Ora come ora è quasi impossibile individuare chi possa rispondere a questo appello, ma di certo – anche quest’anno – verremo sorpresi da un progetto tecnico nato nell’ombra e destinato a stupire (almeno ce lo auguriamo).

IL BRACCIO DI FERRO TRA TATTICA E COLLETTIVO
L’elemento maggiormente interessante, però, resta un tema vecchio come il mondo. Quell’eterno braccio di ferro tra il polso duro di un allenatore e la quasi totale dipendenza dalla qualità dei giocatori in rosa. Mai come quest’anno vedremo la contrapposizione tra i due modelli. Da un lato, ecco le sfide di Sarri a Napoli e Mihajlovic al Milan: riusciranno a portare il “loro calcio” in due grandi squadre? Dall’altro, il modello di Mancini, tornato a investire sul mercato come ai tempi buoni. Sarà abbastanza per spadroneggiare come gli accadeva dieci anni fa? In mezzo, come sempre, Allegri e il suo tentativo di ricostruzione della Juventus. Chissà che, ancora una volta, il buonsenso non finisca per spuntarla sull’idealismo.

Giocare a calcetto? Sì, ma con prudenza

Calcetto croce e delizia dei maschi italiani. Movimenti rapidi, accelerazioni improvvise, preparazione atletica insufficiente e terreno inadatto ad assorbire le sollecitazioni trasformano le partite settimanali, sempre più amate da giovani e meno giovani, in serie minacce per la salute: la maggior parte delle volte le lesioni sono concentrate su ginocchio e collo del piede. Per questo gli esperti mettono in guardia i giovanissimi, ma anche i più maturi giocatori della domenica.

I RISCHI PER GINOCCHIO E PIEDE
Il calcetto è un gioco sempre più praticato, ma anche causa di un numero sempre crescente di infortuni. I più comuni colpiscono le strutture e le capsule legamentose di ginocchio e collo del piede.
Sotto accusa, dicono gli esperti, le dimensioni del campo: più piccole di quelle per il calcio a 11, sono invitanti anche per chi non è allenato o crede di esserlo, perché si pensa di poter resistere al ritmo intenso, invece aumenta il rischio di incidenti.
Inoltre, a creare pericolo è anche la rapidità dei movimenti, che non permettono pause, con accelerazioni continue. Poco adatto anche l´orario della partita: si gioca di solito la sera, quando la temperatura si è abbassata, su campi fatti di un materiale che non assorbe le sollecitazioni. Meglio l´erba alta, come nei campi di calcio, piuttosto che la terra battuta o il tappetino di prato sintetico.

MAI TRASCURARE UN TRAUMA
Se i baby-calciatori giocano di giorno e fanno di solito un allenamento settimanale, i più grandi lo fanno a freddo, magari dopo il lavoro: niente di peggio…
Per evitare guai ortopedici, si dovrebbe entrare in campo solo se allenati, ben riposati e senza cercare alcuna rivalsa ai problemi di lavoro. In caso di infortunio, poi, meglio non fare gli eroi: bisogna subito smettere di giocare e farsi vedere da un medico. Trascurare una lesione, anche minima, potrebbe aggravare la situazione.

La frutta più light e dissetante dell’estate

Benessere e bellezza in estate passano attraverso l´idratazione e la frutta, oltre all´acqua idratante per eccellenza, rimane uno degli alimenti migliori da consumare. È dissetante e leggera ma se dobbiamo fare i conti con la bilancia sappiamo quale scegliere?
Anzitutto, il cocomero e il melone (buonissimi e con poche calorie); ma possiamo puntare anche su altri tipi di frutta.
Per esempio quella tropicale, poco conosciuta, ma buona e nutriente. Unica attenzione, in questo caso. va posta sulla freschezza: si tratta di alimenti importati che, a causa dei lunghi viaggi, possono arrivare nei nostri supermercati già deteriorati.

Cocomero, light e dissetante
Sia il cocomero che il melone apportano acqua e sali minerali in quantità, ma poche calorie. C’è chi preferisce l’uno e chi l’altro, ma a prescindere dal gusto, sappiamo quali sono le differenze che li caratterizzano e quale è migliore per la nostra linea?
Il cocomero con solo 16 calorie per 100 g, è un vero amico delle diete.
E’ privo di grassi e ha pochi zuccheri: il sapore dolce, infatti, non è dato dagli zuccheri, ma da sostanze aromatiche naturali che apportano anche un senso di sazietà. Provate a mangiarne una fetta prima di mettervi a tavola e vedrete che il vostro appetito diminuirà e sarete portati a mangiare di meno. C’è poi un altro vantaggio: non c’è altro frutto in natura che disseti più dell’anguria, che ha la più alta quantità di acqua (il 95%).

Melone, buono e nutriente
In un’immaginaria sfida nutrizionale con il cocomero, il melone uscirebbe vincitore. Ha più calorie (32 per 100 g), ma anche più vitamine e sali minerali. Unica voce che finirebbe in pareggio sarebbe quella delle proprietà dissetanti: nel melone c’è meno acqua, ma pur sempre una quantità elevatissima. In 200 g ci sono oltre 60 g di vitamina C, che protegge la pelle e potenzia le difese immunitarie. C’è anche un’alta quantità di betacarotene, che fa bene alle mucose dell’apparato digerente.

Frutti tropicali, buoni anche se brutti
Sappiamo tutti che la frutta è il migliore farmaco naturale. Ecco una mini guida ai frutti esotici meno conosciuti, con tutte le proprietà più benefiche per il nostro organismo.

La papaia contiene fibra e calcio, oltre a caroteni e carotenoidi, precursori della vitamina A, una buona percentuale di vitamina B e una dose discreta di C. Viene consigliata anche ai bambini perché li aiuta nei processi di crescita e li protegge contro le infezioni.

Il guava. Il suo alto contenuto di vitamina C ne fa un ottimo antiossidante. Contiene anche tante fibre. Insieme, questi due elementi potenziano il sistema immunitario e svolgono una funzione protettiva contro alcuni tumori dell’apparato digerente.

Il litchi, dal punto di vista nutrizionale, assicura una sferzata di energia di pronta e rapida assimilazione. Il merito è degli zuccheri che contiene.

La carambola. Si tratta di un frutto originario della Malesia, ottimo per essere aggiunto anche alle macedonie tradizionali. È ricco di zuccheri, fibra e vitamina C e B. Ha poi un’altra caratteristica che lo rende gradevole alla vista: se lo tagliate, otterrete delle fette a forma di stella da usare come guarnizione.

Lo psicologo dello sport

Come in tutti gli sport la prestazione sportiva è determinata da una molteplicità di fattori ossia la preparazione fisica e le capacità innate atletiche, la capacità tattiche e strategiche, il livello e l’intensità di allenamento, l’alimentazione sana e una vita regolare e la preparazione psicologica. Quest’ultimo aspetto, soprattutto in Italia, è spesso sottovalutato.

Lo psicologo dello sport ha l’obiettivo di sostenere, abilitare e riabilitare le risorse sia dell’atleta che della squadra al fine di migliorare la prestazione atletica.

Cosa fa lo psicologo dello sport all’interno di una società di calcio?…… Prima di tutto occorre chiarire chi è lo psicologo dello sport. Lo psicologo dello sport è un dottore in psicologia che mette a disposizione le sue conoscenze tramite interventi individuali o di gruppo, dello staff dirigenziale, degli allenatori. Lo psicologo non è un tecnico, quindi non eroga servizi concernenti consigli o strategie tecniche e tattiche, ma riveste un ruolo ben definito: quello di esperto di tematiche psicologiche e psicopedagogiche al fine di sostenere l’attività agonistica e di promuovere l’educazione ad una vita sana tramite l’attività fisica.

Lo psicologo dello sport all’interno di una società calcistica può sostenere l’atleta e la squadra a gestire le diverse dinamiche correlate alla competizione (pre-gara, gara, post-gara), a migliorare la gestione dell’ansia, dello stress, delle emozioni, a ottimizzare le capacità attentive e di concentrazione, a incrementare le motivazioni, l’autostima e l’autoefficacia, a prevenire l’abbandono della pratica sportiva (drop out), a promuovere le abilità interpersonali (i processi comunicazionali tra i membri di un gruppo sportivo, tra allenatori e i genitori degli atleti) e la coesione all’interno della squadra, a sostenere l’allenatore nell’organizzazione ottimale dell’allenamento al fine di favorire l’apprendimento e a rendere il calcio (soprattutto per i ragazzini) un’esperienza gratificante e psicologicamente positiva.

Quali sono gli strumenti che lo psicologo ha a disposizione per raggiungere questi obiettivi?…. Il colloquio, sia individuale che di squadra, al fine di costruire un clima di fiducia e fornire informazioni rispetto all’argomento; l’assessment psicodiagnostico in cui vengono utilizzati test, questionari con l’obiettivo di evidenziare i punti di forza e le aree di miglioramento per progettare un intervento ad hoc; il goal setting ossia un intervento sugli obiettivi che svolgono una funzione direttiva, energizzante e che agiscono sulla persistenza; il training propriocettivo ossia un complesso di tecniche volte a lavorare sulla consapevolezza del corpo; il rilassamento al fine di gestire gli stati d’ansia e la tensione psicofisica; una serie di tecniche al fine di controllare il self talk (dialogo interno) ossia l’insieme di credenze e aspettative di ciascun atleta che possono influenzare la prestazione atletica; le tecniche di visualizzazione che consistono nella creazione volontaria di un’esperienza, esclusivamente mentale, che riproduce l’esperienza reale e favorisce la capacità di concentrazione, la fiducia di sé, il controllo delle reazioni emotive, il miglioramento delle abilità tecniche e tattiche ed ottimizza il recupero da infortuni.

Questi strumenti vanno sempre contestualizzati all’interno di uno specifico sport e cultura ed all’interno di ogni società. Lo psicologo dello sport che lavora all’interno di una squadra di calcio femminile dovrebbe tenere in considerazione come in Italia il calcio è considerato uno sport per uomini, infatti, gli eventi sportivi calcistici nei media è in larga parte dominata da notizie riguardanti uomini piuttosto che da notizie riguardanti donne, e come questo possa influenzare le dinamiche intrapsichiche e interpsichiche delle calciatrici rispetto ai colleghi di sesso maschile.

Cavallone Monica
Psicologa e consulente in Psicologia dello Sport
collaboratrice di Mente & Sport – www.mentesport.net

 

 

DA NON PERDERE...