“Le cento presenze significano tantissimo per il mio percorso di crescita. Ripenso a tutti i momenti che ho attraversato, quelli belli e anche quelli brutti, che alla fine mi hanno portata a centrare un obiettivo che tutte le bambine sognano di raggiungere”. Un ‘trofeo’ speciale festeggiato nel raduno di Tirrenia e arrivato al termine di una stagione che ha reso ancora ancora più brillante la stella della prima candidata italiana alla vittoria del Pallone d’Oro (riconoscimento ottenuto nel 2024). La capitana e numero 10 della Roma, incoronata pochi giorni fa come miglior calciatrice della Serie A, è reduce dalla vittoria del terzo Scudetto e della terza Coppa Italia, istantanee che impreziosiscono il suo album di ricordi, partito a livello di Nazionale maggiore undici anni fa alla Spezia contro la Georgia. “Mi ricordo l’emozione di quando all’epoca mister Cabrini mi disse ‘vieni, hai qualità incredibili’, mentre io in realtà non avevo ancora questa consapevolezza. Un esordio che definirei perfetto e che non cambierei di una virgola. L’ho vissuto con libertà, spensieratezza e anche con un pizzico di follia e paura. Una partita che invece vorrei rigiocare è la semifinale di EURO 2025, perché un pochino mi è rimasta qui…”.
La delusione per il ko ai supplementari con l’Inghilterra lascia però subito spazio all’orgoglio per la straordinaria cavalcata svizzera. “Siamo arrivate a un passo dalla finalissima e non lo avrei mai pensato possibile. Quel risultato, insieme al Mondiale del 2019, rappresenta il punto più alto della mia avventura in azzurro. Venivamo da diverse difficoltà che siamo state brave a trasformare in soluzioni, ripartendo più forte e con maggiore consapevolezza nei nostri mezzi”. Il bagaglio personale di Giugliano si è man mano riempito di nuovi colori e sfumature, con la ragazza timida degli inizi (“nei primi raduni con le giovanili facevo fatica a partire, a mangiare fuori da casa”) che si è ora trasformata in un modello per le bambine. “Da piccola seguivo Panico e Gabbiadini, mio padre mi raccontava delle gesta di Morace. Vedevo la loro gioia e la loro professionalità, caratteristiche che ho voluto fare mie. Oggi cerco di scendere in campo pensando sempre a chi ci guarda da fuori: il mio primo obiettivo è far divertire le persone”. Passando a parlare di futuro e di sogni nel cassetto, il tono di voce cambia e gli occhi di ‘Manu’ si fanno ancora più luminosi. “Vorrei vincere un trofeo con la maglia dell’Italia. Ma prima dobbiamo centrare la qualificazione e volare in Brasile. Ce la metteremo tutta”.






