“Credo che la qualificazione al prossimo Mondiale sia l’obiettivo naturale di questo gruppo”. A raccontarcelo è stata Eleonora Rossi, apprezzata giornalista, che a proposito di Nazionale Femminile aggiunge: “Il lavoro di Soncin sta dimostrando che quanto fatto finora è stato fatto molto più che bene. Proseguire su questa strada e farlo nel modo giusto è fondamentale per mantenere i riflettori accesi, attirare nuovi sponsor (perché senza quelli, ahimè, non si va da nessuna parte) e far appassionare sempre più bambine. Mi auguro davvero che succeda”

La conduttrice e inviata, laureata in Comunicazione Digitale, parlando di calciatrici ha poi ammesso: “Mi piacerebbe molto intervistare una giocatrice, a patto che sia un’intervista ‘normale’. La vera svolta ci sarà quando non sentiremo più il bisogno di trattare il calcio femminile come un’eccezione. Se dovessi intervistare una top player oggi, le farei le classiche domande tecniche che porrei a un calciatore uomo. Se posso fare un nome, dico Alisha Lehmann. Le direi, in modo molto schietto: ‘nun ce pensà’. Purtroppo viviamo ancora in una società che troppo spesso si sofferma sul contenitore, senza voler approfondire il contenuto e l’atleta. Ed è un peccato, anche se fortunatamente non tutti fanno questo errore”.

Eleonora, giornalista pubblicista dal 2022. vanta esperienze con varie emittenti televisive tra cui Telelombardia, Telenova e Sportitalia, sposta poi l’attenzione sul passaggio al professionismo e l’ingresso dei grandi club maschili affermando: “Hanno cambiato tutto, portando strutture, investimenti, staff dedicati e una visibilità mediatica prima impensabile. Per le bambine di oggi questo cambia radicalmente la prospettiva. Non si tratta più solo di praticare un hobby nel tempo libero, ma di poter visualizzare un vero percorso di carriera. Sapere di poter indossare la maglia della propria squadra del cuore e che quel sogno può diventare un lavoro riconosciuto, tutelato e  contrattualizzato è una vittoria secondo me non scontata, e credo sia stata faticosa. Ma la scalata non è finita”.

Rossi, che collabora con Dazn, tra visibilità, calciatrici e bambine tocca, quindi, l’argomento  dell’album Panini dedicato alle calciatrici evidenziando: “Lo considero un altro passo fondamentale verso quella normalità di cui parlavo prima. Vedere una calciatrice su una figurina cancella l’idea che il calcio sia un’esclusiva maschile e lancia un messaggio potente alle bambine: i vostri sogni sono legittimi e visibili a tutti. E per tornare alla risposta precedente: insieme al borsone per gli allenamenti, a mia figlia oggi comprerei volentieri anche l’album delle figurine”.

Eleonora Rossi, che ha scritto con Evaristo Beccalossi ‘La mia vita da numero 10′,  parlando del suo approccio con il pallone tra i piedi, invece, confessa: “Non ho mai giocato. Nei primi anni Duemila funzionava così: i maschietti facevano andare il pallone tra i piedi, le bambine facevano altri sport. Io ho praticato per anni ginnastica ritmica e artistica, oltre a sci e nuoto. Forse mi sarebbe piaciuto diventare calciatrice, chissà magari sarei stata anche portata! Sicuramente mi sarei divertita e avrei vissuto sulla mia pelle le dinamiche di uno sport di squadra. Oggi, per fortuna, le cose stanno cambiando. Se avessi una figlia femmina le direi di fare ciò che vuole: se decidesse di giocare a calcio, la mamma le preparerebbe il borsone con il sorriso”.

La giornalista classe ’96, nata a Milano, conclude sul suo amore per il calcio giocato sul quale ci racconta: “Non c’è un momento preciso in cui è nato, ma c’è un’immagine stampata nella mia mente: io bambina, in casa, dove il calcio è sempre stato un rito. Ricordo i miei due zii interisti sul divano e io lì accanto, su una seggiolina, intenta a inventarmi un gioco tutto mio: indovinare il minuto esatto del gol. Quando ci riuscivo, mi sembrava di far parte di qualcosa di grande. Non capivo ancora le regole, ma percepivo già tutta l’energia. Più che tre aggettivi, scelgo tre parole che per me definiscono lo sport: urla, silenzi e attesa”.

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