Home Blog Pagina 273

Aurora Missiaggia, Vicenza: “Stiamo costruendo una realtà nuova, vera. Indossare questa maglia? Una spinta che ti accende dentro”

Photo Credit: Stefano Petitti - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Una neopromozione, si, ma nessuna novità nella onnipresenza di un perno fondamentale per il percorso stagionale: il cuore. Il Vicenza? Non lo nasconde. Che si vinca o che si perda, non c’è dubbio che sussista, perché l’attuale undici biancorosso – costruito per lasciare il segno in un campionato tutt’altro che scontato – intende dimostrare la propria identità, forte di unione e determinazione.

A proposito di viaggio, quello in corso ha già archiviato le prime dieci tappe; per la formazione guidata da mister Viviani sono arrivate risposte che la collocano momentaneamente all’undicesimo posto in graduatoria. Oltre la statistica, però, c’è un background ancora tutto da raccontare: ad illustrarlo in esclusiva alla nostra redazione Aurora Missiaggia, capitana delle vicentine.

Benvenuta! Come procede il tuo percorso in maglia Vicenza e quali sono gli obiettivi per la stagione in corso?

«Il mio percorso qui è una strada che si trasforma ogni giorno. Indossare questa maglia significa portare addosso una storia che non è solo calcistica, è culturale; una responsabilità che senti sulle spalle, ma anche una spinta che ti accende dentro.

Gli obiettivi? Crescere come squadra, come realtà, come visione. Non vogliamo solo giocare un campionato, vogliamo dare al nostro calcio un’identità precisa, riconoscibile, che parli di intensità, coraggio e carattere. Questo è il nostro orizzonte».

Fascia al braccio, responsabilità nello spogliatoio: qual è il messaggio per le tue compagne?

«La fascia non la indossi: la senti. È un filo che lega me a ogni ragazza dello spogliatoio. Siamo parte di qualcosa più grande di noi e siamo qui per scrivere un capitolo che resterà.

Voglio che le mie compagne sentano libertà di esprimersi, ma anche il peso positivo di ciò che rappresentiamo: un club che sta cambiando la narrativa del calcio femminile, passo dopo passo».

Dopo dieci giornate la continuità nei risultati tarda ad arrivare. Cosa c’è ancora da mostrare?

«La continuità è la parte più difficile da conquistare, e la più importante, ma dentro questo gruppo c’è un potenziale enorme che ancora non si è visto tutto.

Stiamo imparando a fondere personalità diverse, storie diverse, ritmi diversi; è come accordare strumenti nuovi: all’inizio cerchi l’armonia, poi quando arriva diventa musica potente, e oi quella musica la sentiamo già vibrare.

C’è ancora tanto da mostrare: qualità, creatività, cuore, resistenza mentale. Siamo solo all’inizio».

Parliamo della vittoria contro il Cesena: che tipo di performance è stata?

«Contro il Cesena siamo scese in campo con un’intenzione chiara: dimostrare chi siamo quando contano i dettagli. È stata una partita sporca, vera, emotiva; abbiamo lottato su ogni pallone.

Una prestazione da squadra che non si nasconde, che sa soffrire (tanto) e sa reagire. Una di quelle vittorie che ti guardi allo specchio e dici: ok, questa è la direzione giusta».

Che peso ha avuto ottenere i tre punti e cosa ha fatto la differenza?

«Un grande peso, non solo per la classifica, ma per ciò che dicono della nostra identità. Il peso vero è mentale: vincere contro una squadra costruita per stare in alto ti cambia il livello di consapevolezza, ti a capire che puoi giocartela con chiunque.

La differenza? L’approccio. Siamo entrate con una fame diversa, con uno sguardo che parlava prima dei nostri piedi. La partita l’abbiamo vinta nella testa, poi nelle gambe».

Ora la pausa nazionali. A dicembre arriva il Brescia: aspettative?

«La pausa arriva al momento giusto:, ci permetterà di ricaricare energie e lucidare i dettagli.

Per il Brescia abbiamo una sola aspettativa, scendere in campo come il Vicenza: intenso, ambizioso, presente. Vogliamo dare continuità, vogliamo dare un segnale, vogliamo far vedere che il lavoro si sente, si vede, si riconosce».

Ci lasciamo con un augurio personale per il viaggio 2025/26.

«Mi auguro che questo viaggio ci cambi, ci renda più forti, più mature, più unite. Alla squadra auguro di credere fino in fondo in ciò che stiamo costruendo: una realtà nuova, vera. Per noi, per chi verrà dopo di noi, per il nostro calcio».

Si ringrazia Aurora Missiaggia e la società tutta per la gentile concessione.

Sofia Cantore: “Qui in America il calcio femminile fa notizia, punto al Mondiale con l’Italia”

Credit Photo: Paolo Comba Photo Agency Calcio Femminile Italiano

La vita di una calciatrice può cambiare con un gesto istintivo, un dribbling, un gol o con il coraggio di spostare l’asticella. Per Sofia Cantore, quel cambio di ritmo si chiama America. Dalla Serie A italiana alla National Women’s Soccer League, il campionato femminile più competitivo del mondo per club, la giovane attaccante ha visto crescere le sue aspettative, i suoi sogni e la consapevolezza di essere parte di qualcosa di più grande del singolo risultato. In un’intervista rilasciata ad Assist Women, Cantore racconta cosa significhi davvero affrontare questo salto, dentro e fuori dal campo, e come il calcio possa diventare un motore di visibilità, opportunità e riscatto.

“Qui i tifosi ti incitano per la bella giocata – racconta Sofia – ma se la sbagli non ti puntano il dito contro. E questo dà la spinta per provare anche cose meno semplici”. La fiducia e la qualità in campo si traducono in momenti da campionessa: “Poco dopo aver fatto il primo gol di tacco mi sono chiesta cosa mi fosse saltato in mente”. È questione di istinto: “Ero rilassata, mi sono immaginata all’oratorio a giocare con i miei amici… e allora ci ho provato”. Il risultato è stato perfetto. L’esultanza, quasi da dj, racconta il lato più spontaneo della calciatrice: “Qualche settimana prima eravamo andate a sentire Hardwell con un paio di compagne, a fine serata mi hanno detto ‘al prossimo gol fai l’esultanza da dj’ io ho annuito. Era da un po’ che volevo farla”.

Il percorso personale di Cantore è segnato anche da grandi traguardi e momenti di emozione intensa. La giovane attaccante ha scoperto di essere 24ª nella lista del Pallone d’Oro: “Tutti mi dicevano che sarei stata nell’elenco, ma non me l’aspettavo; quando è successo mi è sembrato surreale. È il mio traguardo personale più grande nel calcio”. Guardandosi indietro, ricorda anche i momenti più difficili, come l’infortunio al perone: “Se penso che tre anni fa piangevo perché mi ero rotta il perone…“. Nonostante tutto, Cantore mantiene leggerezza e orgoglio, come quando è stata nominata Ambasciatrice dello Sport italiano nel mondo: “Sono orgogliosa, vuol dire che hanno visto che qui in America posso portare qualcosa d’importante rappresentando l’Italia per come sono, ed è per questo che devo rimanere me stessa”.

L’inserimento negli Stati Uniti è stato rapido e positivo: “Qui si vive bene, il mood è molto chill. Vivo in un piccolo quartiere a 50 minuti dal centro, ma c’è tutto”. Il calcio americano, racconta Cantore, si vive con più relax: “In campo c’è meno tattica rispetto all’Italia e se in Serie A riuscivo a sfruttare spesso la mia velocità qui sono nella media”. Per superare le avversarie, spiega, bisogna trovare altre soluzioni: “Provo ad anticipare qualche movimento sfruttando la velocità sì, ma di pensiero”.

Cantore apprezza anche la presenza di altre italiane in campionato: “È bello che qui ci sia anche Lisa Boattin. Ogni tanto ci sentiamo, è bello sapere che c’è un’altra italiana nel campionato; mi ha detto che sta bene, abbiamo entrambe la sensazione che possa essere una bella esperienza”. L’amicizia con Caruso e Benedetta Glionna rimane solida nonostante la distanza: “Prima di partire ero un po’ preoccupata per paura di perdere qualche rapporto, ma con lei sapevo che non sarebbe successo perché ci vogliamo un gran bene. I primi tempi mi mettevo qualche promemoria per ricordarmi di scriverle, ora ci sentiamo spesso e si sta creando un rapporto ancora più stretto. Sono grata di avere un’amica come lei”.

La calciatrice guarda anche alla Nazionale con ambizione: “Il secondo gol di Girelli contro la Norvegia è stato il momento più bello, lì ho pensato che ce l’avremmo fatta”. L’orgoglio e la voglia di migliorare la spingono verso nuovi obiettivi: “Punto al Mondiale con la Nazionale e a vincere il campionato con Washington”.

Sassuolo, Lana Clelland cento volte in neroverde. Concluso il percorso per una cultura sportiva più consapevole

credit photo - Paolo Comba - photo agency Calcio Femminile Italiano

Scendendo in campo nella sfida contro il Milan, la capitana Lana Clelland ha raggiunto quota 100 presenze con la maglia del Sassuolo in tutte le competizioni, entrando a far parte del “Club dei Centenari”, a fianco di alcune delle più grandi figure della storia neroverde. A Lana vanno i complimenti di tutta la società con l’augurio di poter continuare ad onorare i colori neroverdi.


Si è concluso ieri, presso il Mapei Football Center, il percorso di prevenzione, formazione e consapevolezza dedicato ai temi degli abusi, delle molestie e dei comportamenti inappropriati nello sport, organizzato dal Sassuolo in collaborazione con Assist – Associazione Nazionale Atlete.

Un’iniziativa che per tre settimane ha coinvolto la Prima Squadra femminile, lo staff tecnico e sanitario, i tecnici del Settore Giovanile femminile e le apprendiste calciatrici, guidando le partecipanti e i partecipanti attraverso un ciclo di incontri pensato per promuovere una cultura sportiva fondata sul rispetto, sull’equilibrio relazionale e sulla tutela delle personeLe lezioni, curate da professioniste di grande esperienza nel mondo sportivo e accademico, Luisa RizzitelliAntonella Bellutti e Francesca Vitali, hanno permesso di approfondire con competenza e sensibilità temi cruciali come la disparità di genere, la metodologia dell’allenamento di genere e gli effetti psicologici degli atteggiamenti inappropriati.

Un percorso che ha toccato aspetti educativi, culturali, psicologici e normativi, offrendo strumenti concreti per riconoscere situazioni di rischio, promuovere ambienti sicuri e valorizzare il ruolo pro-sociale dell’allenatore e dell’allenatrice. La conclusione del ciclo alla vigilia del 25 novembreGiornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, ha dato ulteriore significato all’iniziativa, sottolineando l’importanza di un impegno quotidiano e condiviso nella prevenzione di comportamenti lesivi e nella promozione di relazioni sane all’interno del mondo sportivo.

Al termine degli incontri, a tutte le partecipanti e i partecipanti è stato rilasciato un attestato di frequenza, come riconoscimento del percorso svolto e dell’adesione convinta ai valori al centro del progetto. Con questa attività formativa, il Sassuolo ribadisce la propria volontà di investire nella crescita culturale e professionale delle persone che compongono il Club, confermando la formazione come strumento essenziale per costruire un ambiente sportivo sempre più consapevole, responsabile e inclusivo.

Serie A Women: Wullaert agguanta Nischler in testa alla classifica marcatrici, seguono 5 calciatrici

Photo Credit: Rahma Mohamed - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Grappoli di reti sono giunte sino ad ora nella Serie A Women. Ecco la panoramica sulla situazione relativa alle principali marcatrici del torneo principe italiano.

La Serie A Women è giunta alla settima giornata del girone d’andata. In testa troviamo in questa momento due calciatrici con 5 reti siglate: in vetta in prima piazza, con sette gettoni di presenza, ci sono Nadine Nischler, del Como Women e Tessa Wullaert  dell’Inter. Alle spalle cinque giocatrici tutte con quattro marcature: le romaniste Manuela Giugliano e Alice Corelli, con la centrocampista out nella gara contro il Napoli e autrice di tre assist mentre due quelli vincenti per la compagna di squadra, la laziale Martina Piemonte, la sorprendente Cecilie Floe del Napoli Women, al debutto in Italia, e Evelyn Ijeh del Milan.

Grande ressa anche a tre reti, con quattro giocatrici ovvero: Monica Renzotti del Milan, Giulia Dragoni della Roma, Madelen Janogy della Fiorentina, Cristiana Girelli della Juve e Valeria Pirone della Ternana Women. A 2, infine, Omarsdottir e Severini della Fioreintina,  Pavan del Como Women, Van Dooren K del Milan, Cambiaghi della Juve, Cinotti del Genoa, Distefano del Parma, Muth del Napoli Women Women, e Pellegrino Cimò della Ternana Women.

Elena Linari: “Stiamo finalmente ottenendo il rispetto che ci è mancato per anni”

Photo Credit: Stefano Petitti - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

È da Firenze che parte tutto: dai campetti, dalle scarpe lucidissime messe in fila, dalle ambizioni di bambina. Oggi Elena Linari, con la fascia da capitana della Nazionale italiana e un’esperienza in Inghilterra con la London City Lionesses, racconta non solo la sua storia, ma un pezzo di evoluzione del calcio femminile. In un’intervista rilasciata a Rivista Undici, la calciatrice ha scelto di parlare con trasparenza: delle sue radici, delle difficoltà, delle piccole vittorie quotidiane e del sogno concreto di un movimento che cambia.

Passione, famiglia, radici

“Non ho mai dubitato della mia passione. I miei genitori hanno alimentato il fuoco della mia volontà, quindi non mi sono mai posta il problema di giocare a calcio”.

Racconta delle reticenze del contesto, ma soprattutto di un sostegno che ha fatto la differenza: “Mio babbo era felicissimo. Mia nonna forse era un po’ meno felice del fatto che volessi giocare a calcio, ero la ragazza della famiglia e voler fare la calciatrice ancora non era considerata una scelta da ragazza… D’altronde parliamo anche dei primi anni Duemila. Ma cambiò idea in fretta: bastava che fossi felice. E per Natale mi regalò la tuta da portiere… Sono stata tanto fortunata, la mia famiglia mi ha sempre assecondata”.

Poi la svolta, drastica ma inevitabile, del passaggio da squadra maschile a femminile:
“Quando all’età di dodici anni mi sono dovuta spostare dalla squadra maschile a quella femminile mi sentivo disorientata. Perché volevo stare nell’unico calcio che conoscevo”. 

Un disorientamento che però non ha spento la passione: perché, come spiega Linari, la determinazione non è questione di contesti, ma di volontà.

Ambulare tra Europa e sogni: la crescita del calcio femminile

Guardando indietro, Elena riconosce quanto la sua esperienza all’estero e le condizioni professionali abbiano cambiato lo sguardo sul calcio. Racconta che quando tornò a giocare in Italia, e poi si trasferì in Spagna, vide con chiarezza “il primo sviluppo” reale del calcio femminile: strutture, visibilità, trasparenza.

Un salto che le fece capire che il calcio delle donne poteva essere qualcosa di concreto, non un ripiego o un “calcio V2.0” rispetto al maschile. E oggi, con le London City Lionesses, la differenza si misura ogni giorno: “Vedo una volontà di migliorare tutto ciò che circonda il calcio femminile: social, broadcaster, giornali, persone… In Inghilterra le partite sono in diretta su YouTube, possono vederti in chiaro un sacco di persone”.

Per Linari: quel passo fuori dalla comfort-zone non è un salto fine a sé stesso, ma una nuova sfida personale e collettiva.

Visibilità, responsabilità, identità: il presente che pesa e motiva

Linari non è nostalgica, ma consapevole. Parla di un’avventura che ieri sembrava impensabile, oggi invece è concreta. E dichiara:
“Il rilancio è stato sotto gli occhi di tutti… Abbiamo avuto una visibilità unica”.

Quando arrivano messaggi di giovani ragazze che vogliono “diventare come lei”, la sua risposta è netta e onesta: “Quando qualcuno su Instagram mi dice “voglio diventare come te” io gli rispondo dicendo “spero tu diventi più forte!”.

La capitana dell’Italia sa che non basta l’ammirazione: serve volontà, consapevolezza, dedizione. E che il calcio femminile non ha bisogno di eroine statiche, ma di persone che costruiscano passo dopo passo un ambiente diverso. E non ha paura di dirlo, con chiarezza:
“Stiamo finalmente ottenendo un po’ di rispetto e visibilità che per tanti anni le mie colleghe non hanno avuto”. 

Futuro, formazione, riflessioni oltre il campo

Il suo è uno sguardo largo, non limitato al presente. Nell’intervista, Elena spiega che sta seguendo il corso UEFA B con la Nazionale e immagina un futuro fatto di ruoli diversi: “Mi piacerebbe fare anche il corso di preparatore dei portieri, di match analyst… oppure la magazziniera, per esempio. Vivere l’essenza quotidiana del calcio. Conoscere in modo globale per poi specializzarmi”. 

E quando pensa a una bambina che sogna di calciare un pallone, la domanda che le rivolge è semplice, ma potente: “A una bambina oggi farei una domanda: sei felice?”. 

Perché, come lei stessa dice, il calcio non deve essere un obbligo, ma una scelta libera, vissuta con passione e dignità.

Blackstenius? Nulla può sulla rimonta francese, la Svezia si affida al ritorno – Gustavsson: “Non doveva andare così, ma…”

Si è consumata presso lo StadioAuguste-Delaune di Reims la sconfitta della Svezia: la squadra gialloblù, impegnata nello scontro d’andata davanti alla Francia, non è riuscita nell’intento di espugnare il campo avversario per una chance ancor più plausibile di aggancio del terzo posto in Nations League.

In tale occasione, la formazione ospite ha tentato l’approccio vincente, rispondendo alle padrone di casa per mezzo di Stina Blackstenius al 67’ dopo un avvio sotto reso possibile da un penalty concesso alle transalpine e battuto da Karchaoui; la parità tra le due, poi la beffa finale: durante i minuti in aggiunta ad anticipare il triplice fischio del direttore di gara, a cambiare le sorti della gara è arrivata la rete della rimonta Bleues che ha consegnato alle atlete di Bonadei la vittoria definitiva.

Nulla, però, è ancora perduto: il 2 dicembre, infatti, è atteso lo step di ritorno, ancora una volta contro le transalpine, per provare a conquistare la medaglia di bronzo.

Una performance comunque buona – a detta della guida tecnica svedese Tony Gustavsson che, poco dopo il match, a microfoni ufficiali del club si è espresso così: “Penso che abbiamo giocato un’ottima partita contro un avversario molto forte. Dispiace per il risultato all’intervallo, ma nella seconda metà della partita abbiamo dominato per lunghi tratti – ha ammesso con estrema sincerità -.

Dopodiché è stata questione di episodi; due, in modo particolare, ci sono costati cari. Non doveva andare così, ma premio l’atteggiamento. Faremo di tutto per provare a conquistare un buon risultato”.

Il verdetto definitivo, ora, è diversamente anticipabile. Parola, come sempre, al campo.

Women’s Champions League: la top 11 della quarta giornata, inserita una juventina

Photo Credit: Nicolò Ottina - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

La Squadra della Settimana è selezionata dagli osservatori tecnici UEFA. Ogni partita è seguita da un osservatore esperto, supportato dall’unità di analisi UEFA di Nyon (Svizzera).

Lowiese Seynhaeve, OH Leuven

Seynhaeve ha assicurato il pareggio con 11 parate decisive, mantenendo la squadra in partita e destabilizzando l’attacco della Roma. La sua sicurezza è stata evidente per tutta la gara, con parate che hanno spinto il pubblico di casa a cantare il suo nome.

Ellie Carpenter, Chelsea 

Una forza trainante per il Chelsea, capace di combinare movimenti intelligenti in profondità con precisi dai e vai. Sia servendo le compagne che finalizzando, ha creato costantemente occasioni da gol, coprendo ampie zone di campo sulla fascia destra e dimostrando controllo e lucidità anche in fase difensiva.

Wendie Renard, OL Lyonnes 

La capitana della OL Lyonnes è stata l’artefice della straordinaria rimonta della sua squadra da un 3-0, segnando l’ultimo gol e comandando la difesa con autorità. Per la sua leadership dopo un primo tempo difficile, sommata ai tanti intercetti e ai duelli vinti, è stata protagonista sia con la palla che senza.

Silvia Lloris, Atlético de Madrid 

Ha ancorato la linea difensiva dell’Atleti in una gara dominante, mantenendo la porta inviolata e guidando la difesa con sei recuperi e quattro duelli vinti. Grande lucidità e controllo dalle retrovie.

Franziska Kett, Bayern München 

Eccezionale sia con che senza palla, ha vinto 10 duelli su 13 e numerosi contrasti. La sua lucidità nel possesso palla e l’ottima distribuzione del pallone, con il 91% di precisione nei passaggi, hanno aiutato a controllare la partita, mentre il suo senso della posizione in difesa e la capacità di attirare falli hanno creato spazi e opportunità per la sua squadra.

Chiara Beccari, Juventus

Beccari ha guidato la Juventus nel primo tempo segnando un gol, servendo un assist e giocando un ruolo chiave nella preparazione del 3-0. Con creatività e visione di gioco ha individuato costantemente spazi, diventando protagonista di tutte le fasi offensive.

Anaele Le Moguedec, Paris FC 

Giocatrice dinamica, abbina intelligenza difensiva e iniziativa in attacco. Ha recuperato numerosi palloni, vinto duelli importanti e avviato transizioni portando la palla in zona pericolosa prima di servire le compagne. La sua prestazione è stata coronata da due assist ben confezionati.

Olaug tvedten, Vålerenga 

Ha avuto molto peso in fase di possesso palla, usando la sua qualità tecnica per ricevere e creare occasioni. Il suo pressing senza palla e i movimenti intelligenti sono culminati in un bel secondo gol dopo una transizione precisa.

Ella Peddemors, Wolfsburg 

Peddemors ha propiziato il pareggio mentre il Wolfsburg era in svantaggio nel primo tempo e ha segnato il secondo gol 20 minuti dopo, aiutando la squadra a centrare una convincente vittoria contro il Manchester United. Il Wolfsburg è così tra le prime quattro della fase campionato.

Lineth Beerensteyn, Wolfsburg 

È stata pericolosa per tutta la partita, segnando due gol e guidando l’attacco del Wolfsburg con azioni dirette e incisive. La sua intensità nel pressing senza palla ha interrotto le manovre di costruzione del Man United e ha creato ulteriori occasioni per la sua squadra.

Alessia Russo, Arsenal 

Russo è stata il perno offensivo dell’Arsenal, segnando due gol e dimostrando una grande tenuta atletica. Ha partecipato a quasi tutte le azioni migliore, confermandosi fondamentale sia in fase di possesso che senza palla.

AIC: presentata a Roma la “Legge Bove” sul Primo Soccorso

Credit Photo: Emanuele Colombo - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

Si è svolta a Roma, alla sala convegni di Via degli Staderari presso il Senato della Repubblica, la presentazione della legge sul primo soccorso, ridenominata legge Bove, per il sostegno che il calciatore della Fiorentina ha voluto assicurare in prima persona all’iter della nuova normativa. Il Presidente AIC Umberto Calcagno ha voluto inviare a tutti i promotori, in primis il senatore Lombardo, un messaggio di ringraziamento e di sostegno, ricordando le tante di iniziative di formazione sul primo soccorso organizzate dall’Associazione Calciatori con i propri associati e l’impegno quotidiano per la tutela della salute di tutti gli atleti. Qui di seguito il messaggio letto durante la conferenza dal responsabile delle relazioni istituzionali Fabio Appetiti:

 

“Mi spiace molto non poter presenziare a questa lodevole iniziativa a causa di precedenti impegni lavorativi. Desidero ringraziare vivamente il Senatore Lombardo e tutte le senatrici e i senatori promotori, che stanno contribuendo con questo lavoro a un percorso che può salvare molte vite.
Con l’occasione, a nome di tutta l’Assocalciatori, invio un caloroso abbraccio a Edoardo Bove, esempio di sportività e coraggio, al quale in questi mesi abbiamo sempre manifestato il nostro affetto e sostegno.
Prendendo spunto da quanto accaduto a Edoardo, e soprattutto a distanza di alcuni anni da due dolorose tragedie che hanno colpito il mondo del calcio e dello sport italiano — la scomparsa di Davide Astori e di Piermario Morosini — abbiamo preso un impegno: non dimenticare. E, soprattutto, non permettere che episodi simili possano ripetersi, anche se troppo spesso la memoria svanisce più in fretta del dolore.
Da allora il nostro sport ha compiuto grandi passi in avanti: maggiore sensibilizzazione, protocolli più rigorosi, l’introduzione obbligatoria dei defibrillatori in molte strutture. Ma questi segnali, pur significativi, non sono sufficienti. I nuovi episodi ai quali assistiamo ci ricordano quanto fragile sia il confine tra sicurezza e tragedia. Atleti giovani, preparati, costantemente monitorati, eppure non immuni da rischi che possiamo e dobbiamo saper affrontare meglio.

Per le nuove generazione di calciatori e calciatrici professionisti abbiamo concepito nuove norme e procedure per essere all’altezza del nostro ruolo. Abbiamo costruito un ambiente sportivo sicuro, capace di prevenire e di intervenire con efficacia quando la vita decide di metterci alla prova.
La legge che oggi proponete nasce proprio da questo senso di responsabilità. Chiede maggiori risorse e tutele per il primo soccorso, a tutti i livelli, non solo nello sport. Perché non dobbiamo dimenticare che, accanto al mondo professionistico — dotato di un elevatissimo livello di controlli e procedure — esiste una miriade di sportivi, volontari, ragazzi e ragazze che praticano sport ogni giorno e che possono trovarsi, in qualsiasi momento, di fronte a un evento drammatico e improvviso. Ed è soprattutto per loro che questa proposta può rappresentare un contributo decisivo alla salvaguardia della vita.
Si tratta di una legge essenziale, perché si tratta di salvare vite umane. Di garantire che i ragazzi e le ragazze nel mondo dilettantistico e amatoriale possano sentirsi ancor più protetti mentre praticano lo sport che amano.
L’Associazione Italiana Calciatori, in questi anni, ha cercato di onorare la memoria di chi non c’è più provando a trasformare il dolore in responsabilità, e la responsabilità in azione: attraverso corsi di primo soccorso ai nostri associati e associate, borse di studio, convegni sulla tutela della salute, ricerche per comprendere meglio gli effetti e le conseguenze dell’attività sportiva. La tutela della salute dei calciatori e delle calciatrici di tutte le categorie è per noi una priorità.
Per questo motivo siamo a vostra disposizione, nelle forme e nei modi che riterrete più opportuni, per sostenere questa proposta di legge, perché lo sport deve essere, sempre, un luogo di vita. Grazie e buon lavoro!”

 

Alla conferenza, moderata dal giornalista RAI Jacopo Volpi, erano presenti insieme ad Edoardo Bove e al senatore Lombardo, le senatrici Ronzulli e Malpezzi e il Ministro Sport Andrea Abodi che ha assicurato il massimo impegno del governo per la approvazione della legge.

Serie B Femminile: Infinity regina d’inverno. Pero, Napoli e Sangio col turbo, ok Levante e San Michele

Credit Photo: Stefania Bisogno - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

Nel girone A, un Pero “settebellezze” stende l’Athena Sassari (7-2) e mantiene le 4 lunghezze di vantaggio su Cus Cagliari (vittorioso per 3-1 con l’Aosta) e Top Five (alla quale basta la rete di Veglio per espugnare il campo dell’Atletico Taurinense). La Solarity torna a fare bottino pieno con l’Ittiri (4-2 a domicilio nell’anticipo), 10 in pagella per l’Oristanese che dilaga in casa del San Remigio e si porta a -2 dal Sassari.

Nel girone B, la premiata ditta Pomposelli-Exana regala all’Infinity il titolo di regine d’inverno: 2-1 al Chiaravalle e +8 dal Boca, che non va oltre il 4-4 col Grisignano, al suo secondo pareggio consecutivo. CF Scandicci (6-2 nel derby col Cus Pisa) e Futsal Hurricane (2-1 alla Polisportiva 1980 con Fontana e Chiaradia) procedono di pari passo con 12 punti a testa.

Nel girone CLevante Caprarica sempre lassù. Ma tra le mura del Veglie c’è da sudare (2-3 con De Marco, De Souza e D’Oria a fronte delle reti di Habib e Bergamo), così come per la Virtus Cap San Michele in casa Eventi: 0-1 con Difonzo. Tre pareggi nelle restanti gare: 3-3 tra Littoriana e Club Sport Roma, 4-4 nel derby umbro tra Atletico Foligno e Ternana Thyrus e 3-3 nella straregionale giocata venerdì sera tra Sivel Avezzano Nora.

Nel girone D, classifica sempre spaccata in due: a dominarla sono Woman Napoli e Calcio Sangiovannese, rispettivamente a segno contro Pisticci in trasferta (2-6) e contro Salernitana (3-0 tra le mura amiche), terzo posto in solitaria per la Lady Mondragone, che s’impone 6-2 sulla Meta Catania. Appaiate in quarta piazza, ma a ben 9 lunghezze dal podio, ci sono Team Scaletta e Spartak: nello scontro diretto le siciliane si affermano addirittura con un clean sheet (6-0), clean sheet – infine – anche per l’Athletic Club Palermo sulla Michele Priolo Gallinese: 2-0.

Il Breiðablik si spiana la strada in Europa Cup: il calcio islandese sta crescendo

L’Inter ha salutato l’Europa Cup contro le svedesi dell’Hacken. In caso di vittoria, avrebbe incontrato sul proprio cammino le islandesi del Breiðablik che, complice la stagione del campionato ormai alle spalle – e conclusasi per loro con la vittoria sia della regular season, sia dei playoff – , stanno dando il massimo per proseguire il più a lungo possibile nella seconda competizione a livello internazionale del calcio femminile europeo.

Dopo il Valur, dunque, le nerazzurre avrebbero pescato sul loro cammino l’altra islandese, che ha invece fatto capire fin da subito di avere tutte le carte in regola per disputare un cammino dignitoso. Il Breiðablik è arrivato fino ai quarti di finale con un percorso che non ha lasciato tanto spazio a momenti di riflessione, perché le sorprese ci sono state.

Agosto, il Breiðablik deve giocarsi la Women’s Champions League nel girone con il Twente, che è la squadra da battere. Le islandesi vengono però sconfitte per 2 a 0, e finisce il sogno dell’Europa che conta. Rimane la speranza di giocarsi l’Europa Cup. Le irlandesi dell’Athlone vengono battute 3 a 1, e il sogno europeo può dunque continuare.
Ottobre, sul cammino delle islandesi ci sono le serbe del Subotica in un sedicesimo di finale che vede un match di andata e uno di ritorno. La partita va sul velluto e il Breiðablik s’impone con un importantissimo 4 a 0, che concede loro la qualificazione anche in virtù del pareggio in Serbia per 1 a 1.
Poi, la vera sorpresa, a riprova che il Breiðablik sa fare di necessità virtù. Le islandesi vengono sconfitte in casa per 1 a 0 dal Fortuna Hjørring, a cui basta il gol di Omewa per assicurarsi una parte di qualificazione. Quella rete, però, fa scattare qualcosa in casa Breiðablik, che in quella qualificazione ci crede. Ottavo di finale di ritorno, novembre inoltrato, le islandesi perdono 2 a 0, sembra che il match sia ormai indirizzato verso la sconfitta, ma accade qualcosa: prima Gisladottir e poi Smith trovano la via del gol, e il risultato è di parità per merito di un secondo tempo scintillante delle islandesi, che riescono ad acciuffare i supplementari. Il sogno europeo continua, perché l’autogol di Dyerauge – che vale i supplementari – e la rete al 107′ di Kristjansdottir consegnano il pass per i quarti di finale.

Senza mai smettere di crederci, il Breiðablik è stato capace di arrivare molto avanti in una competizione mai scontata. Non si sa fino a dove riuscirà ad arrivare, ma quella contro il Fortuna Hjørring è un’impresa di cui si ricorderanno di sicuro.

DA NON PERDERE...