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Salernitana dal battito corale – L’under 15 colpisce con un gesto inaspettato

Emozioni su emozioni quelle vissute in questi giorni in casa Salernitana: a sole due giornate dalla fine del campionato, la Prima Squadra diretta da mister Vanoli non è andata oltre la parità nella gara valida per la ventesima del percorso contro l’Academy Abatese; lo scontro tra le due corazzate del girone D di serie C è, infatti, terminato 2-2, offerto da un doppio vantaggio granata momentaneo (firmato Klai e Manca) raggiunto completamente nel secondo tempo dalle avversarie campane.

Una performance che premia – a detta del tecnico citato -, sopratutto osservando l’attuale situazione legata alla graduatoria: l’insieme è, infatti, sul secondo gradino a quota 40, in pieno playout ed a -8 dalla ormai capolista Catania.

In un momento già carico di brivido, ecco che proprio il gruppo ha voluto rendere omaggio alla memoria di mister Alfredo – per tutti “Dino” – della Calce (supervisore dell’under 15 femminile scomparso proprio qualche giorno prima del solito appuntamento domenicale) porgendo un mazzo di fiori accanto allo striscione-dedica affisso in campo.

“Dino non era soltanto l’allenatore della Salernitana Women Under 15, ma era un amico – ha fatto sapere lo stesso Vanoli -. Una persona che ci era sempre vicino. Oltre a questo il dispiacere è ancora più grande perché lascia una famiglia e questo ci tocca ancora di più. Oggi ci tenevamo a fare qualcosa di più anche per lui, ma le ragazze hanno sicuramente dato il massimo e va bene così”.

Messaggio ancor più d’impatto quello lasciato, invece, a Prepezzano, luogo disputa della partita tra Salernitana Under 15 e Napoli Vox: sotto i riflettori il post goal di Maria Gagliardi, maglia 7 della formazione granata, che si è lasciata andare ad una esultanza tutta cuore, raggiungendo di corsa il manifesto sul quale era affisso il volto del coach scomparso per un improvviso arresto cardiaco e lasciandoci su un bacio dal simbolo commovente.

Il gesto, ripreso e proposto dalla stessa madre Silvana, ha fatto subito il giro del web, raccogliendo centinaia di migliaia di messaggi e ponendo in evidenza il naturale bisogno di ricordare che lo sport è e deve essere anche questo, mentre i passi del mister menzionato continueranno a correre nelle gambe della giovane calciatrice e delle sue compagne.

“Il Coraggio di chi trema” ma anche di raccontarsi: Parla Valentina Giacinti.

credit photo: Giuseppe Fierro - Photo agency calcio femminile italiano

“ll calcio mi rende libera, mi fa divertire, mi fa vivere. È una passione che va oltre tutto. E’ un gol spettacolare, un grido liberatorio dopo una vittoria sofferta, ma anche sacrifici, impegno, disciplina e la soddisfazione di far crescere un movimento che fino a non molto tempo fa in Italia era quasi inesistente”. Valentina Giacinti, intervistata da Manuela Croci per l’inserto ‘Sette’ del ‘Corriere della Sera’, ha scelto queste parole per spiegare cosa sia per lei il calcio, e cosa significhi aver reso la propria passione di una vita un lavoro.

L’attaccante originaria di Trescore Balneario (provincia di Bergamo) non ha bisogno di presentazioni per chi segue e apprezza il calcio femminile. Giacinti che nel suo percorso da calciatrice ha avuto modo di militare in diversi club importanti sia in Italia (per citarne alcuni Napoli, Brescia, Milan, Fiorentina e Roma), che all’estero (Seattle e Galatasaray), attualmente veste la maglia del Como 1907. La squadra lariana, infatti, con l’ambizione di chi desidera diventare una realtà consolidata anche nel settore femminile (il maschile già milita nella massima serie), un progetto solido e uno staff d’eccezione che vede il coinvolgimento di Francesca Vitale come Team Manager, Heather O’Reilly con il ruolo di Head of Women’s Football e Selena Mazzantini, in panchina, come allenatrice l’ha voluta fortemente, tanto da convincere la classe ’94 a chiudere la sua parentesi in Turchia a gennaio 2026.
I tanti traguardi raggiunti con le squadre dei club in cui Valentina Giacinti ha giocato e quelli con la Nazionale fanno parte della storia della disciplina al femminile della Penisola di cui, non a caso, attualmente è una delle più importanti rappresentanti.

Dietro la facciata della campionessa, c’è Valentina che ha scelto, a 32 anni, di condividere le sue esperienze di vita nel libro dal titolo emblematico “Il coraggio di chi trema. La mia vita in contropiede”.  Il libro, scritto in collaborazione con Alessandro Alciato, è uscito per Mondadori il 7 aprile: vengono raccontati tutti i momenti che l’hanno resa ciò che è oggi, con i suoi punti di forza ma anche con le sue debolezze.
Scorrendo le righe c’è sicuramente il calcio, passione di una vita intera, e ci sono i suoi affetti, le sue battaglie personali e il racconto di come ha trovato coraggio di rialzarsi anche dopo le cadute più dure.

L’amore per il calcio di Giacinti nasce da quando lei era molto piccola e i suoi genitori hanno sempre sostenuto questa sua scelta, rendendosi conto di quanto la passione per la disciplina fosse forte. Nel libro l’attaccante racconta, nello specifico, un episodio legato alla sua prima comunione e di come finita la funzione fosse corsa a disputare una partita al campo senza però, e questo viene precisato, avere le voci che dagli spalti la incitavano. La classe 94, infatti, è piuttosto timida e sentire il tifo chiamare il suo nome la imbarazzava: “Bene, fin da subito. Mi hanno sempre supportato. Ricordo che il giorno della mia Comunione c’era una partita a cui tenevo molto e ho detto ai miei genitori che sarei andata in Chiesa solo se mi avessero poi lasciata andare al campo. Accordo trovato: dopo la cerimonia, i parenti erano a casa mia e io a giocare; al mio ritorno abbiamo continuato a festeggiare insieme. Da piccola mi regalavano palloni perché avevano capito la mia grande passione. E quando hanno provato a darmi delle bambole, queste facevano subito una brutta fine: staccavo loro la testa e cominciavo a prenderla a calci correndo da una stanza all’altra… Non sembra, ma in realtà sono timidissima. Sentire i genitori degli altri bambini che passavano tutto il tempo a chiamarli e incitarli mi dava fastidio. Quando è in campo ogni ragazzino o ragazzina deve divertirsi e non essere distratto da mamme e papà che sugli spalti li incitano o, peggio ancora, che litigano. Le uniche voci che si dovrebbero sentire sono quella del mister e quelle dei compagni”.

A 16 anni, poi, la morte di nonna Rosalba ha sconvolto la sua vita e quella della sua famiglia e l’ha cambiata profondamente. Succede quando a mancare è ‘il punto di riferimento’.

“Ancora oggi non c’è giorno in cui non ci pensi almeno una volta, in realtà anche molto di più. Ho perso praticamente tutto: la mamma, la nonna, l’amica. In lei avevo trovato sicurezza, forza. Sapeva rendermi felice con niente, è sempre stata il mio punto di riferimento. La sua morte mi ha cambiata. E ha cambiato tutta la mia famiglia, siamo crollati: mamma è andata via da casa e mio fratello Luca l’ha seguita, io e Davide siamo rimasti con papà. E stato un periodo molto complicato, è lì che ho scelto di allontanarmi e andare a Napoli.
Oggi quello che porto con me di nonna Rosalba è il suo sorriso, la fede del suo matrimonio, un pupazzo di peluche che mi aveva regalato dicendomi che si trattava di un capricorno, il mio segno zodiacale, ma in realtà è un ariete… Le piaceva prendermi un po’ in giro. Poi ho un cd in cui ho raccolto i suoi video, lo guardo spesso e mi fa stare bene rivedere il suo sorriso”.

La prima volta che ha lasciato casa, destinazione Napoli, aveva 18 anni, il suo vissuto a Bergamo e la speranza di crearsi nuovi ricordi nella città partenopea. Ha trovato l’accoglienza disinteressata di chi davvero vuole far star bene il prossimo, e ha maturato l’amore per la semplicità e una nuova sensazione di sentirsi in famiglia, figlia anche fuori dai luoghi che le hanno dato i natali.

“Avevo 18 anni, non è stato facile. Volevo allontanarmi da Bergamo, ho scelto Napoli. Quando sei lontano ti accorgi di quanto hai bisogno di quelle persone che hai sempre avuto accanto e che davi per scontato che fossero li. Ti mancano, è questa l’unica verità.
Non conoscevo nessuno eppure mi sono sentita figlia di tutti. È una città che mi ha dato tanto, mi ha fatto capire cosa vuol dire essere felici con poco. Ricordo con grande affetto le uscite nel weekend con le persone che si riunivano al parco e ciascuno portava qualcosa da mangiare mentre i ragazzi giocavano. Cose semplici, l’importante era stare insieme. In quei momenti mi sentivo davvero figlia di tutti, non facevano distinzioni e mi trattavano come una di famiglia”.

Ne ‘Il Coraggio Di Chi Trema’ Valentina Giacinti parla anche del suo percorso con Annalisa, la sua psicologa. Affrontare un evento totalizzante come un lutto e subito dopo la separazione dei suoi genitori, non è certamente semplice e la terapia psicologica è sicuramente un valido sostegno. In generale è importante prendersi cura di sé, non soltanto dal punto di vista fisico e non ci si dovrebbe mai vergognare di cercare aiuto nel momento del bisogno. Questo viene messo ben in chiaro nel libro che può essere di supporto a chiunque ne vorrà leggere le pagine.

“Ho elaborato questa cosa grazie alla mia psicologa, ho compreso il bisogno di mamma di cambiare vita. La separazione tra due persone la accetti più facilmente, una coppia può non andare più d’accordo, quello che non ho accettato per anni sono state le modalità, mi ha ferito il fatto che tutto sia accaduto all’improvviso e subito dopo la perdita di nonna, che già mi aveva devastato. Mi sono ritrovata senza riferimenti, persa e annebbiata. Sola senza una mamma dentro casa e senza uno dei miei fratelli; mentre io e Davide ci aggrappavamo a quell’unica “normalità” che conoscevamo, le nostre camere, le vie del nostro paese, le nostre scuole… Non potevamo separarci anche da quelli. Cosi ho cominciato a vivere minuto per minuto, senza progetti, senza pensare al futuro: l’unico pensiero era aiutare mio fratello più piccolo che temevo potesse perdersi in brutte compagnie. lo non ho scelto tra mamma e papà, ad entrambi volevo e voglio bene ancora oggi, ma ci sono certe ferite difficili da rimarginare: da quel momento me la sono dovuta cavare da sola, senza l’aiuto dei miei genitori: papa viveva sì in casa con me, ma non era presentissimo, ha sofferto molto nel vedere la famiglia distrutta. E poi c’era Luca che ha “perso” due fratelli.
Sono ormai quasi tre anni che io e Annalisa lavoriamo insieme. Con lei ho imparato a conoscermi, ho compreso perché ho determinate reazioni, perché elaborare un lutto o una qualsiasi perdita per me è così difficile” – Ha spiegato Giacinti sottolineando quanto aprirsi con un professionista possa essere importante –  “La psicologa è una figura fondamentale, utile a chiunque: ti aiuta a risolvere problemi, ma anche ad aprire orizzonti, a vedere le cose da un’altra prospettiva, a volerti più bene”.

La depressione è, e deve essere, considerata come una malattia pari a quelle che colpiscono dal punto di vista fisico perché ogni ricaduta si ripercuote in esso:  “Uscirne non è facile. Devi trovare la forza dentro di te e farti aiutare. Di quel periodo ricordo che volevo solo dormire e far passare il tempo sperando che qualcosa prima o poi cambiasse. Ero una persona assente: non sentivo emozioni, guardavo un film e non mi ricordavo quello che avevo visto. Mi vergognavo così ho tenuto tutto dentro: è stato un grande errore. Non c’è nulla di male a chiedere aiuto e mi sarei goduta di più anche i momenti belli della mia carriera”.

Nel libro, però, si parla anche di momenti più felici come quello in cui Valentina ha ripreso i rapporti con suo fratello Luca che si era trasferito assieme a sua madre al momento della separazione dei suoi genitori. Quello strappo dovuto alla lontananza è stato ricucito: “Sentivo che mi mancava qualcosa, ma ho sempre pensato che si trattasse solo di nonna Rosalba. Solo molto dopo sono riuscita a capire che anche l’assenza di Luca è stata un buco nero. Poi un giorno – grazie a un suo messaggio in cui mi augurava buon compleanno sui social – abbiamo ricominciato e mettere insieme i pezzi di un puzzle che ora si chiama famiglia, composta da noi tre fratelli. Insieme abbiamo cominciato a pensare al futuro”.

Lavorando su sé stessa Giacinti ha anche scoperto di essere dislessica e che è affetta da HSP, acronimo inglese che in italiano si traduce come Persona Altamente Sensibile. Questo suo modo di essere la porta a sentire in maniera amplificata le emozioni, sia proprie che altrui. Alla forte gioia corrisponde, nei momenti più difficili, uno sconforto assoluto.

“Ho scoperto che le mie difficoltà a scuola erano dovute alla dislessia e mi è stata diagnosticata l’HSP (Higly Sensitive Person), ovvero sono una persona altamente sensibile. Amplifico le emozioni di chi mi sta vicino: se accade qualcosa di bello, impazzisco di gioia; se vedo qualcuno in difficoltà, vengo colta dallo sconforto. Ed è lo stesso problema che mi attanaglia quando sto per troppo tempo in mezzo a tante persone, se l’avessi saputo prima avrei gestito meglio tanti momenti difficili a scuola, quando sentivo la necessità di uscire dalla classe, quando mi sentivo nervosa e piena di rabbia… Finalmente ho capito che non sono sbagliata, che non è colpa mia. Sono nata così e devo accettarlo. Posso migliorare gestendo meglio alcune emozioni”.

Per Valentina la cura di sé è, da sportiva e da persona che ha imparato ad amarsi, molto importante. In particolare l’attaccante ha un occhio di riguardo per l’alimentazione che controlla, concedendosi, talvolta, qualche sgarro. “Mi curo tanto, soprattutto nell’alimentazione. Anche se ogni tanto mi piace sgarrare. Quando sono sotto stress, tendo a dimagrire. E successo in particolare dopo la morte di mia nonna, ora ho imparato a gestire quei momenti”. 

Tornando al calcio, i momenti con la Nazionale sono tra quelli più importanti nella carriera e nei ricordi dell’attaccante che proprio vestendo la maglia azzurra ha avuto modo di toccare con mano cosa significhi davvero il calcio e la sua bellezza. Il movimento, attualmente, ha raggiunto un livello tale da avere dignità e un peso specifico sia per hi gioca che per chi assiste dagli spalti.
Le esperienze all’estero le hanno dato modo di respirare delle realtà diverse e una visione della disciplina differente rispetto a quella italiana, inoltre le hanno permesso di comprendere meglio i sentimenti delle sue compagne di squadra che giocano in Italia da straniere.

“Oltralpe con la Nazionale ho vissuto veramente la bellezza del calcio. Il boom di ascolti e l’affetto del pubblico sono stati la vittoria più grande della mia carriera perché finalmente eravamo riuscite a far conoscere il calcio femminile. Sono ormai lontani i tempi in cui da bambina, quando ancora giocavo in una squadra mista, i genitori degli avversari sorridendo dicevano “c’è una femmina, praticamente giocano in dieci”… salvo poi ricredersi al mio primo gol. Oggi il movimento è riconosciuto, le ragazze hanno squadre solo per loro. Seattle mi ha regalato i miei genitori americani, che sento spesso, e il ricordo delle ragazzine che andavano a fare allenamenti con le scarpine in spalla quando ancora in Italia il calcio femminile era per poche. Quella al Galatasaray invece è stata un’esperienza di cui avevo bisogno dopo l’esclusione dell’Europeo, una parentesi importante per resettarmi, sia mentalmente che fisicamente, provando cosa significa essere una straniera. Ora capisco di più le difficoltà delle mie compagne che arrivano da un altro Paese”. Il suo pensiero è andato poi anche al Como 1907: “Sono entusiasta del progetto, mi volevano fortemente. L’obiettivo è quello di salire in Serie A”.

In futuro? Giacinti si vede sicuramente madre e sportiva: perché il calcio è comunque parte fondamentale della sua vita e viverlo sarebbe bello anche da allenatrice, senza tralasciare l’attenzione al benessere psicofisico delle persone che andrebbe ad allenare: “La maternità. Ci penso di continuo. Vorrei smettere tra i 35-36 anni: sogno una famiglia tutta mia, sarà il mio gol più bello. Mi piacerebbe allenare, partendo dal settore giovanile per aiutare i ragazzi a crescere dal punto di vista sia calcistico sia psicologico”.

 

Naz, U19, Matteucci: “Diamo merito all’avversario, ma siamo state squadra anche nelle difficoltà”

Dopo la vittoria all’esordio con l’Ucraina, l’Italia U19 alza bandiera bianca al cospetto delle oranje. Si fa duro il percorso di qualificazione per la Nazionale Under 19 femminile nel Round 2 che porta al prossimo Europeo di categoria (in Bosnia ed Erzegovina dal 27 giugno al 10 luglio).

MATTEUCCI. A fine partita Matteucci commenta: “Il risultato ci penalizza. Sicuramente potevamo limitare la differenza reti, ma in queste occasioni va anche dato merito al valore dell’avversario, che ha approcciato meglio sin dai primi minuti, trovando i gol con la massima precisione sotto porta: ci è mancato il riuscire a tenere la gara aperta”. Il tecnico però si porta a casa “il non aver mai smesso di crederci. Bisogna essere squadra soprattutto nei momenti difficili: lo sono state e questo è un insegnamento importante di cui le ragazze devono far tesoro”. In vista del match con la Svezia Matteucci aggiunge: “Dovremo recuperare energie fisiche e mentali, senza perdere di vista l’obiettivo che, oltre alla qualificazione, è il crescere attraverso questi match a livello internazionale: sono occasioni di confronto importanti con squadre di così alto livello. Questo Round 2 ha una qualità che vale la fase finale dell’Europeo: ciò deve essere da stimolo per proseguire a lavorare”.

ITALIA-PAESI BASSI 1-5 (pt 1-4)

Italia (4-4-2): Bucci; Consolini (dal 13’st Ferraresi), Venturelli, Bertola, Lombardi (dal 1’st Tosello); Giudici, Langella (dal 21’st Bedini), Cherubini (dal 21’st Vitale), Appiah; Ventriglia, Galli (dal 33’st Zanoni). A disp.: Mazzocchi, Bertora, Romanelli, Bonanomi. All. Matteucci

Paesi Bassi (4-4-2): vand der Vliet; van der Linden, Weerelts, Wassink, Oudenampsen; Van Dijk (dal 37’st Vinckers), Renfurm, Proost, Ivens (dal 29’st Gelevert); Pennock (dal 37’st Touzani), Derks (dal 15’st Dap). A disp.:Tissingh, Koopman, Thomassen, Altena. All. Van Lieshout

Reti: 10’pt Ivens (P), 14’ Pennock (P), 21’ e 33’ Van Dijk (P); 42’ Galli (I); 31’st Gelevert (P)

Arbitra: Miriama Bočková (Slovacchia); Assistenti: Ivana Lesková (Slovacchia), Mekdelawit Nigussu Damtew (Svezia); Quarto ufficiale: Amanda Nylund Karman SWE

Note: ammonite Consolini (I), Bertola (I)

UEFA Women’s Under 19-Championship | Round 2

CALENDARIO, RISULTATI E CLASSIFICA DEL GRUPPO A5

Prima giornata (sabato 11 aprile)
ITALIA-Ucraina 2-0
Paesi Bassi-Svezia 1-2

Seconda giornata (martedì 14 aprile)
Ore 13: ITALIA-Paesi Bassi 1-5
Ore 18: Svezia-Ucraina (Boras)

Classifica: Svezia*, Paesi Bassi e Italia 3, Ucraina 0*

*una gara in meno

Terza giornata (Venerdì 17 aprile)
Ore 18: Svezia-ITALIA (Boras)
Ore 18: Ucraina-Paesi Bassi (Goteborg)

 

La RD del Congo e la Costa d’Avorio conquistano due grandi vittorie, anche la Thailandia e la Mauritania registrano vittorie importanti.

Una Repubblica Democratica del Congo inarrestabile ha battuto l’Indonesia, ridotta a 10 uomini, qualificandosi così per la finale delle FIFA Series 2026 contro la Thailandia, che ha avuto la meglio sulla Nuova Caledonia. In Costa d’Avorio, i padroni di casa hanno inflitto una goleada di 15 gol alle Isole Turks e Caicos, mentre la Mauritania ha battuto il Pakistan in una partita molto combattuta.


Indonesia – RD Congo 1-7

Gol Indonesia: Claudia Scheunemann (rig. 7′) Gol RD Congo: Merveille Kanjinga (23′, 59′), Flavine Mawete (29′, 73′), Marlene Kasaj (45’+6), Olga Massombo (52′), Jeannette Feza Kalombo (82′)

Merveille Kanjinga e Flavine Mawete hanno segnato una doppietta a testa, consentendo alla Repubblica Democratica del Congo di ottenere una schiacciante vittoria sull’Indonesia. Mercoledì la Repubblica Democratica del Congo affronterà la Thailandia in finale, mentre l’Indonesia se la vedrà con la Nuova Caledonia.


Thailandia – Nuova Caledonia 4-0

Gol Thailandia: Natalie Ngosuwan (4′), Thawanrat Promthongmee (28′), Janista Jinantuya (73′), Alisa Rukpinij (90’+1)

Thawanrat Promthongmee ha segnato un gol favoloso e la Thailandia si è aggiudicata facilmente la vittoria sulla Nuova Caledonia. La Thailandia affronterà la Repubblica Democratica del Congo in finale, mentre la Nuova Caledonia se la vedrà con l’Indonesia.


Mauritania – Pakistan 1-0

Gol Mauritania: Ramata Gengui (20′)

Ramata Gengui ha segnato il gol della vittoria, consentendo alla Mauritania di avere la meglio sul Pakistan. Il potente tiro al 20° minuto della centrocampista dal limite dell’area ha deciso una partita avvincente. La Mauritania tornerà in campo giovedì contro le Isole Turks e Caicos. Il Pakistan cercherà di riscattarsi contro la Costa d’Avorio.


Isole Turks e Caicos – Costa d’Avorio 1-15

Gol Isole Turks e Caicos: Irener Moline (28′) Gol Costa d’Avorio: Ami Diallo (6′, 10′, 23′, 42′), Priscille Kreto (rig. 13′, 22′, 27′, 52′), Rosemonde Kouassi (32′), Sylviane Kokora (45′), Ange N’Guessan (45’+3 penitenti), Ines Konan (47′, 77′, 83′), Akebie Abrogoua (90’+2)

Isole Turks e Caicos – Costa d’Avorio | FIFA Series 2026 Costa d’Avorio | Punti salienti
Guarda gli highlights della partita tra Isole Turks e Caicos e Costa d’Avorio giocata allo Stade Alassane Ouattara di Abidjan domenica 12 aprile 2026 alle 19:30 (ora locale).

La Costa d’Avorio ha dato prova di grande dominio, sbaragliando le Isole Turks e Caicos e portandosi a quota due vittorie su due nelle FIFA Series 2026. Il prossimo impegno della Costa d’Avorio è contro il Pakistan. Le Isole Turks e Caicos, invece, affronteranno la Mauritania.


Guarda le FIFA Series 2026 in diretta e gratuitamente su FIFA+

Calcio Tavolo e Subbuteo Tradizionale: oltre 85.000 visualizzazioni su TikTok e 194 squadre pronte al via

Photo Credit: Reggiana Calcio Femminile

C’è un modo semplice per capire quando un progetto sta davvero intercettando energie nuove: smette di restare dentro una cerchia e comincia a circolare, a generare curiosità, a far parlare persone diverse tra loro. È quello che è successo negli ultimi giorni con il post social dedicato al Campionato LND di Calcio Tavolo e Subbuteo Tradizionale, che ha raccolto una quantità enorme di interazioni e ha superato le 85.000 visualizzazioni su TikTok. Non è un dato “di vanità”, è un segnale: il calcio in miniatura, se raccontato con una cornice credibile e con un percorso strutturato, ha pubblico, ha appeal e ha un potenziale di crescita reale.

Ed è proprio da qui che arriva la fotografia più importante della stagione 2025/2026, promossa dalla FIGC Lega Nazionale Dilettanti attraverso il Dipartimento LND eSport – Calcio Virtuale: 194 squadre iscritte. Un salto netto rispetto alla prima edizione, che conferma la forza di una formula capace di mettere insieme territori, community e realtà sportive differenti, mantenendo al centro l’elemento che rende questa competizione unica, la rappresentanza. Ogni società può essere rappresentata da due giocatori, uno per disciplina, Calcio Tavolo e Subbuteo Tradizionale, chiamati a indossare i colori del club e a portare sul panno verde identità, appartenenza e spirito sportivo. Tra le adesioni spiccano anche società storiche e identitarie del calcio italiano, non necessariamente legate soltanto al mondo dilettantistico, come Reggiana, Avellino, Reggina, Lodigiani, Vado, Torres, Taranto, Livorno, Virtus Verona, Casale, Alcione, giusto per citarne alcune. A questo si aggiunge la presenza di quattro rappresentative di Sezioni Arbitrali, Catanzaro, Lucca, Pisa e Arezzo, un ulteriore tassello che testimonia connessioni e sinergie importanti tra il movimento calciotavolistico e quello arbitrale.

Per valorizzare un’adesione così ampia e rafforzare il radicamento territoriale, la stagione si svilupperà attraverso 14 Selezioni regionali, cuore operativo del campionato e primo snodo decisivo del percorso. Le date sono già definite, mentre location e dettagli organizzativi verranno comunicati nelle prossime settimane: Emilia-Romagna il 18 aprile, Friuli-Venezia Giulia il 24 aprile, Sardegna il 26 aprile, Toscana il 2 maggio, Calabria l’8 maggio, Piemonte/Valle D’Aosta il 17 maggio, Veneto il 17 maggio, Puglia il 23 maggio, Liguria il 24 maggio, Basilicata il 7 giugno, Lazio/Umbria il 13 giugno, Lombardia il 14 giugno, Campania il 28 giugno. Ogni appuntamento non sarà solo una fase qualificante, ma anche un’occasione concreta di incontro, confronto e costruzione di comunità, perché il campionato vive e cresce soprattutto lì, nei territori, dove club e giocatori spesso condividono la stessa passione a pochi chilometri di distanza senza aver mai avuto un contesto strutturato per misurarsi.

Il cammino porterà poi al momento più atteso: le Finali Nazionali di domenica 5 luglio a Reggio Emilia, presso Subbuteoland, una cornice specializzata e suggestiva, pensata per trasformare l’evento conclusivo in una giornata ad alto impatto, in cui competizione e convivialità convivano e la partecipazione sia valore aggiunto quanto il risultato. Proprio per rendere l’evento finale più inclusivo e coerente con la dimensione nazionale raggiunta dal campionato, il Dipartimento ha introdotto una novità nella struttura delle Finali: tre competizioni parallele denominate Elite, Advance e Middle. Elite assegnerà il Titolo Nazionale LND per ciascuna disciplina, con le società qualificate al vertice dei rispettivi raggruppamenti. Advance e Middle, invece, offriranno continuità agonistica e valore sportivo anche a chi, pur fuori dal percorso del titolo, avrà meritato sul campo la possibilità di vivere una fase nazionale e di far parte fino in fondo della giornata conclusiva, dentro la stessa narrazione e nello stesso luogo.

Ora il campionato entra nella fase più concreta: 194 squadre, 14 Selezioni regionali già calendarizzate e un traguardo comune fissato al 5 luglio, quando a Subbuteoland si ritroverà il meglio di un movimento che, numeri alla mano e riscontro alla mano, sta diventando sempre più grande, riconoscibile e centrale nel panorama del calcio in miniatura.

AIAC protagonista nel percorso verso una rappresentanza globale degli allenatori

AIAC protagonista nel percorso verso una rappresentanza globale degli allenatori. Alcuni scatti della conferenza centrale delle associazioni allenatori, svoltasi ad Albufeira: momento chiave di un confronto internazionale senza precedenti. Insieme alle principali organizzazioni di Europa, Sud America e Africa, abbiamo contribuito attivamente alla costruzione di una visione condivisa: dare ai tecnici una voce più forte, strutturata e riconosciuta nel sistema calcistico mondiale. Con competenza, responsabilità e spirito di cooperazione, AIAC sostiene con convinzione questo processo multilaterale, ponendo le basi per un organismo internazionale capace di tutelare e valorizzare la professione dell’allenatore su scala globale.


Su invito dell’Associação Nacional de Treinadores de Futebol (ANTF, Portogallo), i rappresentanti delle associazioni degli allenatori provenienti da Europa, Sud America e Africa si sono riuniti il 30 marzo ad Albufeira per un incontro dedicato a riflettere sul futuro della rappresentanza istituzionale degli allenatori nel calcio internazionale.

Il tema centrale dell’incontro è stato la valutazione della necessità di istituire un’associazione mondiale degli allenatori di calcio, in grado di tutelarne gli interessi professionali e rafforzarne la posizione all’interno del sistema calcistico globale. Nel corso delle discussioni è stato unanimemente riconosciuto che vi è l’esigenza di dotare gli allenatori di una struttura internazionale che garantisca una rappresentanza più efficace, coordinata e istituzionalmente riconosciuta, in linea con la crescente scala e complessità della professione.

In questo contesto, è stato concordato di istituire un Gruppo di Lavoro Internazionale, incaricato di sviluppare e presentare una proposta relativa al modello di governance della futura organizzazione, nonché ai suoi statuti. L’incontro segna dunque il punto di avvio di un processo volto a strutturare una piattaforma internazionale di cooperazione e rappresentanza, con l’obiettivo di affermare gli allenatori come interlocutori qualificati e istituzionalmente rilevanti all’interno del sistema calcistico globale.

Mondiali femminili, Nuova Zelanda e Papua Nuova Guinea opposte nella finale delle qualificazioni OFC

Photo Credit: New Zealand Football

Con l’Oceania che dispone di un posto diretto per l’evento mondiale e un altro potenzialmente disponibile tramite il torneo Playoff, le quattro sfide finali a Hamilton sono state tutte a eliminazione diretta. Nella partita di apertura, una splendida azione solitaria di Keren Kalapai ha regalato la vittoria alle PNG Bilums, mentre Katie Kitching è stata protagonista della partita serale, in cui la Nuova Zelanda si è dimostrata troppo forte per le Figi.


Papua Nuova Guinea – Samoa Americane 1-0

Gol PNG: Keren Kalapai (45’+2)

All’inizio dell’attuale edizione delle qualificazioni OFC, le Samoa Americane non avevano mai vinto una partita né segnato un gol, ma ancora una volta, con una formazione titolare composta da sei adolescenti, hanno tenuto testa a un avversario più quotato. Alla fine, l’esperta Papua Nuova Guinea ha fatto quanto bastava e proprio verso la fine del primo tempo ha sferrato quello che si sarebbe rivelato il colpo decisivo. Un passaggio veloce del portiere Betty Sam ha permesso a Keren Kalapai di raccogliere la palla nella propria metà campo, superare un difensore con un tocco, poi lanciarsi verso la porta e superare Ayana Kirismasi. L’esperta regista Ramona Padio, come spesso accade, è stata una minaccia costante e per due volte è andata vicina a raddoppiare il vantaggio, compreso un tiro al volo da 35 metri che ha sfiorato la traversa a metà del secondo tempo. Le Samoa Americane hanno cercato il pareggio nel finale, ma l’ottima coppia difensiva centrale delle Bilums, composta dal capitano Olivia Upaupa e da Anashtasia Gunemba, le ha tenute comodamente a distanza. La Papua Nuova Guinea si preparerà ora alla resa dei conti con la Nuova Zelanda, anche se dovrà fare i conti con le condizioni fisiche di Kalapai, uscita zoppicando nel finale del secondo tempo.


Dichiarazioni

“Siamo davvero soddisfatti della nostra prestazione e entusiasti di essere arrivati in finale. Sapevamo che le Samoa Americane non ci avrebbero dato tregua: hanno lottato con grande determinazione, ma noi siamo rimasti concentrati e abbiamo affrontato ogni partita come se fosse una finale”. Olivia Upaupa, capitano Papua Nuova Guinea

“Non è stato il risultato che volevamo e pensiamo che avremmo potuto giocare meglio, ma devo davvero rendere merito alla Papua Nuova Guinea per la tenacia dimostrata. Mi piace molto anche lo spirito di cameratismo tra le squadre dell’Oceania e penso che a loro piaccia vedere le altre squadre emergere. Ora c’è la sensazione di voler provare a ottenere due posti diretti per la Coppa del Mondo femminile; non so come funzionerà, ma renderemo questa regione migliore”. Amanda Cromwell, allenatore Samoa Americane


Nuova Zelanda – Figi 5-0

Gol Nuova Zelanda: Kelli Brown (5′), Kate Taylor (21′), Michaela Foster (27′), Katie Kitching (37′), Hannah Blake (75′)

La Nuova Zelanda ha proseguito la sua impressionante cavalcata nelle qualificazioni, facendo seguito a tre vittorie consecutive nel secondo turno con un’altra prestazione di grande effetto nelle semifinali. Due giocatrici originarie di Waikato, Kelli Brown e Michaela Foster, hanno segnato un gol ciascuna, nel mezzo un colpo di testa in tuffo del capitano Kate Taylor: questo ha consentito alle Football Ferns di portarsi in vantaggio di tre reti già nei primi trenta minuti. Katie Kitching è stata ancora una volta il perno dell’attacco della squadra di casa: ha segnato il quarto gol e poi ha servito l’assist per il quinto, realizzato dalla subentrata Hannah Blake, a un quarto d’ora dalla fine. La squadra di Michael Mayne si qualifica alla grande per la finale della prossima settimana contro la Papua Nuova Guinea, avendo segnato 24 gol senza subire alcuna rete nelle prime quattro partite.


Dichiarazioni

“È davvero emozionante: tutti noi sogniamo di giocare ai Mondiali, nelle fasi finali e davanti al pubblico di casa, quindi non vediamo l’ora che arrivi la finale della prossima settimana. Abbiamo visto che oggi la Papua Nuova Guinea ha segnato un bel gol, quindi è qualcosa di cui dobbiamo tenere conto, ma siamo pronte ad affrontarle”. Katie Kitching, centrocampista Nuova Zelanda

“Sono davvero orgoglioso di ciò che la squadra ha fatto negli ultimi due mesi. Abbiamo cercato di cambiare molte cose e i giocatori hanno abbracciato questo progetto, ma affrontare squadre come la Nuova Zelanda è davvero complicato; d’altra parte, è anche un’occasione per noi per capire a che punto siamo.» Nicola Demaine, allenatore Figi

Lidija Stojkanovic, Serbia: “E’ stata una sconfitta davvero pesante, dobbiamo trarne insegnamento”.

La Serbia ha perso contro l’Italia la prima delle due partite di questa pausa delle Nazionali utile a qualificarsi ai Mondiali del 2027 che si terranno in Brasile. Il risultato di 0-6 ha sancito la vittoria assoluta delle Azzurre di Andrea Soncin che sin dai primi minuti di gioco hanno dominato in campo mostrando il loro miglior volto.
Alla fine della gara la CT serba Lidija Stojkanovic, che ha fatto la storia in patria come prima donna a possedere la licenza UEFA Pro, ha parlato ai microfoni degli addetti stampa del match giocato dalle sue ragazze. Premessi i meriti all’Italia per la bella prestazione, ha affermato che quella partita (e il conseguente risultato) non definisse la squadra da lei allenata e che in vista della prossima sfida, sabato contro la Svezia, si cercherà, sicuramente, di migliorare.

E’ stata una sconfitta davvero pesante ma dobbiamo trarne insegnamento. L’Italia è stata la squadra migliore in campo, soprattutto nel primo tempo in cui siamo stati molto passive; il secondo tempo è andato molto meglio ma la differenza sul rettangolo verde era evidente. So che la Serbia può giocare molto meglio, sappiamo tutti che questa partita non può definire la squadra, e ci impegneremo. Tra soli tre giorni c’è una partita molto importante, contro la Svezia, per migliorare la nostra immagine, giocare ancora meglio, e soprattutto, per far riposare le ragazze”.

Se è vero che tra le convocate della Serbia mancano giocatrici chiave della Nazionale, una tra tutte la stella del Bayern Monaco Jovana Damnjanovic, è altrettanto vero che questa non può essere una giustificazione e che le calciatrici presenti in rosa debbano, per non rimanere fanalino dei coda del girone, dare molto di più sul rettangolo verde contro le svedesi (che saranno comunque ugualmente combattive avendo perso contro la Danimarca).

“Le assenze hanno sicuramente avuto un impatto nel gioco ma, come dico sempre, fa tutto parte dello sport. Sono semplicemente cose che non possiamo controllare, e spero sinceramente che le ragazze che sono qui mostrino, ovviamente, un lato migliore nella prossima partita. Come già detto  questo fine settimana c’è la Svezia. Fino a questo momento eravamo concentrate sull’Italia. Ora rivolgeremo la nostra attenzione alla prossima gara che ci aspetta, abbiamo quella difficile trasferta tra tre giorni, e direi che la cosa più importante è che le giocatrici si riposino prima, si preparino e giochino meglio di quanto abbiamo fatto contro le Azzurre”.

 

Manuela Giugliano taglia le 100 presenze in Nazionale: “È un momento speciale che porterò sempre nel cuore”

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Martina Lenzini tra Serbia e Danimarca: “Felicissima per il primo gol con questa maglia, pensiamo già alla prossima gara”

Credit Photo: Paolo Comba Photo Agency Calcio Femminile Italiano

A parlare in casa Azzurra è stata Martina Lenzini, che ha siglato la sua prima rete in azzurro, che non ha nascosto tutta la sua gioia tramite i canali ufficiali: “Quando la palla è entrata sono stata felicissima, mi è proprio scoppiato un sorriso di soddisfazione. Ho provato anche un senso di liberazione, perché è vero che il gol non è una cosa che cerco, ma farlo con questa maglia è sempre speciale”.
La centrale difensiva Azzurra ha poi aggiunto sul gol: “Lo dedico alla mia famiglia: dopo la partita ho trovato tantissimi messaggi nella nostra chat WhatsApp, erano tutti molto felici e partecipi. Li ringrazio perché senza di loro non sarei qui”.

La calciatrice della Juventus sulla gara vinta contro la Serbia poi ammette: “È dal cerchio finale di ieri che il mister ci ha indirizzate verso l’appuntamento di sabato il 99% fatto in Serbia deve diventare 100%, per arrivare poi al 101% perché sarà fondamentale continuare così anche nel doppio impegno di giugno”.
Sul match di questo sabato la stessa calciatrice ha infine concluso: “Le danesi le abbiamo affrontate il mese scorso e conosciamo bene le loro qualità. Da domani inizieremo a lavorare su tutti i dettagli per cercare di portare a casa la vittoria”.

 

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