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Stop alla Serie A TIMVISION. Mantovani: “Decisione sofferta, subito al lavoro per programmare la nuova stagione”

Il Consiglio Federale ha stabilito nel corso della riunione odierna la chiusura definitiva del campionato di Serie A TIMVISION. “Abbiamo deciso, e questo mi dispiace, di sospendere il campionato di calcio femminile – queste le parole del presidente federale Gabriele Gravinaper quanto mi riguarda è una nota negativa. Sarebbe stato uno spot bellissimo per tutto il movimento dare pari dignità alle ragazze per quanto riguarda la conclusione almeno del campionato più importante”.

Nella riunione del 20 maggio, il Consiglio Federale si era riservato per la Serie A femminile di valutare ancora le condizioni di ripresa del campionato mancando solo 6 giornate da giocare, per non disperdere i risultati ottenuti in questi mesi in termini di crescita e visibilità e al contempo per garantire una più veloce ripresa dell’attività sportiva e degli allenamenti di gruppo con l’obiettivo di tutelare la salute delle calciatrici e il livello del campionato.

Da allora, è stato riunito tre volte il Consiglio Direttivo della Divisione Calcio Femminile e una volta l’Assemblea delle Società di Serie A. “Abbiamo illustrato tutte le iniziative che la Federazione ha proposto al fine di favorire la ripresa del campionato – ha dichiarato il presidente della DFC Ludovica Mantovani –  Un protocollo ad hoc per la tutela delle calciatrici, la fornitura e distribuzione di test e tamponi, assistenza medica nell’applicazione del protocollo sanitario, un supporto concreto da parte dell’AIAC che ha messo a disposizione anche i propri tecnici e preparatori atletici, oltre allo stanziamento di contributi specifici”. 

Il messaggio della Federazione – ha aggiunto Mantovani – ha seguito le direttive internazionali, cercando in tutti i modi di privilegiare il merito sportivo: l’ultima soluzione dei play-off e play-out, ospitando le squadre coinvolte in una sede unica individuata dalla Federazione, che si sarebbe fatta quindi anche carico del rispetto del protocollo gare sia da un punto di vista organizzativo che sanitario, evitava tutte le criticità legate alle trasferte e garantiva un più ampio periodo per lo svolgimento degli allenamenti collettivi”. 

Purtroppo, nonostante tutto, le posizioni assunte dalle società sono rimaste fortemente frammentarie e dal lato delle calciatrici non emerge oggi un fronte deciso e compatto nel voler giocare. A malincuore e in controtendenza rispetto alla riapertura che fortunatamente sta interessando tutto il paese – ha concluso il presidente della DCF – comprendo la proposta di sospendere definitivamente anche il campionato di Serie A in attesa di poter fissare la sua ripresa in maniera anticipata rispetto a quanto inizialmente previsto, come auspicato dal presidente Gravina, anche per tutelare la Nazionale Femminile attesa dalle ultime decisive gare per le qualificazioni agli Europei del 2022. Lo scudetto 2019/20 non verrà assegnato, mentre per definire le classifiche con relative promozioni e retrocessioni, oltre che l’accesso alla UEFA Women’s Champions League, si utilizzerà l’algoritmo applicando gli stessi criteri correttivi validi per i campionati professionistici maschili”.

Per quanto riguarda il format della Serie B 2020/21 è stata approvata in data odierna dal Consiglio Federale la proposta presentata dalla Lega Nazionale Dilettanti per un campionato a 14 squadre, in cui saranno promosse le 4 prime classificate dei gironi di Serie C e retrocederanno le ultime 2 classificate del campionato di Serie B. L’ampliamento della Serie B era stato già discusso nel gruppo di lavoro sullo sviluppo del calcio femminile e il Consiglio Direttivo della Divisione l’avrebbe proposto a partire dalla stagione sportiva 2021/22: si tratta quindi solo dell’anticipazione di un anno sul piano di sviluppo triennale, una decisione scaturita dall’attuale emergenza sanitaria che non dà la possibilità di disputare i play-out/play-off incrociati tra Serie B e Serie C.

Credit Photo: Elia Caprini

Roberto Ricobaldi, procuratore spagnolo: “Il campionato italiano tra 5 anni diventerà uno dei più importanti”

Roberto Ricobaldi, considerato in patria il Mendes” del calcio femminile, è uno dei maggiori procuratori sportivi a livello mondiale ed abbiamo avuto il piacere e l’onore di poterlo intervistare parlando del calciomercato che verrà e dell’importanza di una figura come l’agente sportivo nel calcio femminile.

In questa situazione, gli agenti sportivi sono coinvolti in prima linea riguardo i cambiamenti in atto nel calciomercato. Quale pensi sarà la differenza più grande?
“Sinceramente credo che i club stanno avanzando nelle negoziazioni per la stagione 2020-2021, almeno in Spagna, sia nella firma di nuove giocatrici che nel rinnovo dei contratti, il che sta causando la chiusura quasi totale delle squadre, e ci fa vivere un’estate un po ‘più tranquilla rispetto agli ultimi anni.”

Il campionato femminile spagnolo è stato uno di quelli che hanno deciso di concludere la stagione qui. Secondo te, è stata una decisione corretta chiuderlo senza terminare i vari giochi o era meglio aspettare che si verificasse la situazione?
“Mi sarebbe piaciuto che fosse stato completato, ma abbiamo il grande svantaggio che, a livello economico, i club femminili non hanno il budget o il sostegno finanziario (sponsor, televisione, ecc …) del calcio maschile, sarebbe stato quasi irrealizzabile mantenere la sicurezza e la salute di giocatrici, allenatori, ecc … Per combattere il virus e i rischi di contagio, avrebbero dovuto essere effettuati molti controlli, test, durante i viaggi, soggiorni in hotel , ecc., e il calcio femminile oggi non può sostenere tutti questi costi.”

Il calcio femminile sta acquisendo sempre più importanza e sempre più persone sfruttano questo aumento solo per interessi personali e non per il bene del movimento. Cosa ne pensi di questa cosa?
“Questo succede sempre, ciò che mi è chiaro è che tutti coloro che cercano i loro interessi personali, alla fine sapremo chi sono, dall’altro lato, il lato buono e positivo, è che conosceremo anche tutti coloro che dedicano la propria al calcio femminile e godiamoci gli sviluppi con loro”

Come ti sei appassionato al calcio femminile?
“Mi è sempre piaciuto il calcio e ho giocato in molte squadre, non mi è piaciuto l’essere un agente di calcio maschile, essendo un mondo che esiste da più di 30 anni, quindi come hobby ho optato per il calcio femminile per poter supportare e aiutare giocatrici, allenatori, staff, ecc. nel processo decisionale e trattare con ciò che mi piace, il calcio, in un modo più onesto e ristretto, e soprattutto con interessi economici inferiori rispetto al calcio maschile.”

Avendo lavorato in entrambi i mondi, quale credi che sia la maggiore differenza tra il calcio femminile e quello maschile?
“Senza dubbio nel mondo maschile hai meno fiducia nelle persone, dal momento che quando muovi così tanti soldi, è molto difficile andare avanti essendo una brava persona, ci sono molti affari dietro e alla fine ottieni più fastidi che gioie. Nel calcio femminile, spostando molto meno denaro, rende le relazioni più strette e si lavora con più fiducia, ci sono molte più gioie che momenti difficili, il che rende utile lavorare con il calcio femminile e rimanere agganciato su di esso , ti diverti molto di più.”

Con la tua agenzia gestisci giocatrici di tutto il mondo.
La grande distanza geografica influisce nelle tue relazioni con le giocatrici?
“Attualmente abbiamo 7 consulenti in tutto il territorio spagnolo, in altri paesi lavoriamo con una sola società per paese (USA, Australia, Norvegia, Svezia, Italia, ecc.). L’ultimo accordo che abbiamo raggiunto è anche con una società italiana attraverso la quale abbiamo lavorato fianco a fianco portando 4 giocatrici in Italia a gennaio e 2 giocatrici sono venuti in Spagna anche a gennaio. Il supporto di queste aziende significa che siamo vicini a tutti le giocatrici, anche se sono al di fuori dei loro paesi.”

Molte delle tue assistite sono molto giovani. Qual è l’approccio migliore con loro?
“La cosa principale è che si divertono a giocare a calcio e sono felici, consigliamo e aiutiamo nel processo decisionale dei giocatori e delle loro famiglie, a cercare sempre di scegliere l’opzione migliore pensando alle giocatrici (molte minori di età), e la cosa principale è che questo consiglio è accompagnato da problemi accademici e di studio, dal momento che tutte le giocatrici devono essere formate culturalmente e aver studiato, al fine di continuare la loro vita lavorativa una volta terminata la loro carriera calcistica.”

Quale delle tue giocatrici credi sia pronta per il gran salto internazionale?
“Lavoriamo con molte giocatrici che hanno un’ottima proiezione. Come ho detto prima, è importante conoscere gli obiettivi di ciascuna giocatrice e cercare di raggiungerle al momento giusto, senza correre e senza dimenticare i loro studi. Molte giocatrici decidono anche di andare a giocare fuori dalla Spagna per imparare le lingue o conseguire un master, il che rende il nostro aiuto essenziale per provare a combinare il calcio e studiare all’estero.”

Concludendo, qual è la tua opinione riguardo il calcio femminile italiano?
“Penso che la Serie A femminile stia prendendo la stessa strada della Primera Divisiòn spagnola, e cioè che in circa 5-6 anni, se tutto continua il suo corso normale, la Spagna e l’Italia saranno tra i migliori campionati europei di calcio femminile ( anche l’Inghilterra), sopra Germania e Francia, poiché penso che saranno campionati molto più competitivi proprio come accade con il calcio maschile, tutti vogliono venire a giocare in Inghilterra, Spagna e Italia, davanti a Francia e Germania .”

Le trenta campionesse ribelli che hanno rivoluzionato lo sport

Maria Lombardi, nella rubrica “Mind the gap” dei Il Messaggero, cita il calcio femminile nel percorso di affermazione dello sport al femminile:

«Un’Olimpiade femminile? Non sarebbe pratica, interessante, estetica e corretta». Così sentenziava Pierre de Coubertin, inventore dei moderni Giochi, poco più di un secolo fa. E ci sono voluti anni e anni di ostinate battaglie, record e provocazioni per sbriciolare il muro dei pregiudizi. Le campionesse hanno vinto le medaglie ma anche le resistenze, hanno scavalcato gli ostacoli in pista e lungo la loro strada, hanno osato e scandalizzato per poter salire sul podio e da lì aprire nuovi orizzonti. Campionesse ribelli, appunto, dal titolo del libro di Sandro Bocchio e Giovanni Tosco (appena uscito con Aliberti). Trenta storie di sport per ragazze intrepide. «Protagoniste esemplari – scrivono gli autori – che con le loro scelte e i loro gesti non soltanto hanno rovesciato preconcetti antichi e purtroppo sempre attuali, ma nello stesso tempo hanno saputo cambiare la storia»

Ed eccole le trenta ribelli. Enriqueta Basilio, una ventenne di Puebla, Baja California, nel 1968 a Città del Messico – campionessa di atletica leggera – accende la fiamma olimpica, nessuna prima di lei. Parigi 1900, 22 atlete in gara, la tennista inglese Charlotte Copper è la prima a vincere una gara olimpica. Alice Coachman Davis, medaglia d’oro nel salto in alto a Londra 1948, prima campionessa di colore. Il padre, stuccatore londinese, cerca di dissuaderla: sei donna e nera, non potrai farcela. Alice non può allenarsi sulla pista d’atletica con i bianchi, corre lungo le strade sterrate e sui campi, spesso a piedi nudi. Ci crede e vuole cambiare le cose. Il calcio è roba da uomini? Sì, ma fino a quando, nel 1894, Florence Dixie fonda la squadra British Ladies Football Club. «È un atto politico, sociale, di protesta».
«Nawal, c’è il Re al telefono». Nawal El Moutawakel, medaglia d’oro nei 400 ostacoli ai Giochi di Los Angeles del 1984. La prima volta per una donna musulmana e per l’inno del Marocco. Ondina Valla a 16 anni non ha rivali nella corsa ad ostacoli, viene convocata per i Giochi di Los Angeles del 1932. Sarebbe l’unica donna della spedizione, si oppone anche la chiesa e non la lasciano partire. «Mi dissero che avrei creato problemi su una nave piena di uomini. La realtà è che il Vaticano era contrario allo sport femminile». Partecipa ai Giochi di Berlino 1936: primo posto, record mondiale.
Wilma Rudolph, ventesima di ventidue figli di una famiglia poverissima, a Roma 1960 si addormenta a bordo pista prima della semifinale dei 100 metri, «si sveglia giusto in tempo per arrivare prima, eguagliando il mondiale in 113». Il dissenso di Vra áslavská, la più grande ginnasta nel mondo alle Olimpiadi 1968, in Messico. Sale sul pennone più alto la bandiera rossa con la falce, il martello e la stella. Vra gira lo sguardo. La sua reazione non passa inosservata, quando torna in Cecoslovacchia il regime la punisce: non può gareggiare, non può viaggiare, non le viene consentito di lavorare. Per sopravvivere va a pulire le case.
E poi Kathine Switzer, che a Boston vince i pregiudizi di chi era convinto che le donne non potessero correre la maratona. Simone Biles, l’atleta con il maggior numero di medaglie nella storia della ginnastica, Maria Toorpakai Wazir che sconfigge le rigidità dell’Islam diventando campionessa di badminton, i traguardi di Bebe Vio. E quelli delle altre atlete in gara contro le altre e contro gli stereotipi. Quando lo sport è anche una rivoluzione.

Credit Photo: Football Paradise

Serie A femminile, il campionato non ripartirà: lo ha deciso il Consiglio Federale

Il Consiglio Federale ha deciso: la Serie A femminile non ripartirà. C’è attesa per i verdetti della stagione 2019/2020. “In questi mesi abbiamo compreso che dovevamo aspettare, ma ora o scendiamo tutte in campo o nessuna”: con queste parole, le giocatrici della Serie A femminile avevano espresso in un lunga lettera la loro opinione riguardo l’eventuale ripresa del campionato. Nelle ore precedenti al Consiglio Federale sembrava prendere quota l’ipotesi playoff e playout, che però non era stata accolta con entusiasmo dal movimento. Alla fine, però, i vertici del calcio italiano hanno deciso di chiudere definitivamente il campionato di calcio femminile, che dunque non ripartirà. Questa la decisione presa dal Consiglio Federale, svoltosi alla presenza di Gravina, Lotito, Dal Pino, Ghirelli, Lo Monaco, Ulivieri e Sibilia, con tutte le altre componenti collegate invece in video conferenza.

Presa quest’importante decisione, si attende ora di capire come saranno decretati i verdetti della stagione 2019/2020. Al primo posto, al momento della sospensione, c’era la Juventus con 44 punti. Fiorentina e Milan seguivano a 9 punti di distanza, quarta la Roma a quota 34. Oltre all’eventuale assegnazione del titolo e del secondo posto che vale la Champions League, bisognerà sciogliere anche il nodo retrocessioni. Nella zona rossa, al momento della sospensione, c’erano l’Orobica Bergamo a quota 1 e il Tavagnacco a 10 punti.

Credit Photo: Andrea Amato

Antonio Cincotta, Fiorentina Women’s: “Commisso un valore aggiunto… torneremo in Champions per lui”

“Se tornassimo in Champions League sarebbe la quarta volta. Voglio portare nuovamente la Fiorentina in Europa per il Presidente”. Antonio Cincotta, tecnico della Fiorentina Women’s, ha parlato in un’intervista al Brivido Sportivo nei giorni scorsi. La società viola, il 6 giugno, ha festeggiato il primo anniversario della presidenza Commisso. L’allenatore lombardo ha voluto esprimere parole di vicinanza e di stima nei confronti del patron italo-americano.

Cincotta, nel corso delle sue dichiarazioni, ha evidenziato l’affinità del proprietario di Mediacom alla squadra femminile: “mi ha colpito molto un fattore chiave. All’interno della squadra vuole solo personalità che amino la maglia e la città. Approvo questo senso di appartenenza”. Sul suo rapporto personale con il presidente, il coach ha raccontato un episodio curioso: “Mi ha telefonato nel bel mezzo della pandemia. Decise di regalarmi un sorriso in una triste domenica di marzo, poi chiese tutto sulle ragazze. Ha un carisma che ti spinge a dare sempre il meglio”.

il tecnico gigliato vede grandi aspettative grazie alla proprietà americana. Anche i tifosi sperano che Commisso e Barone possano costruire nuovamente una squadra da vertice, sia maschile che femminile. In questi giorni Firenze è attraversata da pesanti voci di mercato per quanto concerne le donne, ma l’allenatore lombardo non sembra essere preoccupato, e anzi ribatte: “Daremo sempre il meglio di noi, per Rocco, per i tifosi e per la città”. 

La bomber rossoblù Roberta Picchi: “Il Covid ha fermato tutto tranne la mia passione per il calcio”

Il Cortefranca ha chiuso al settimo posto del girone B di Serie C, ma ha alle spalle una squadra che si conosce da tanti anni, e tra queste vi è Roberta Picchi, attaccante di Cividino, provincia di Bergamo, di ventotto anni e autrice di 16 reti in questa stagione con la maglia franciacortina.

Roberta come ti sei avvicinata al mondo del calcio?

«Ho sempre giocato con mio fratello e con i miei amici del mio paese: la mia passione per il calcio è nata da lì».

Quali sono i tuoi giocatori preferiti?

«Per quanto riguarda il maschile Mauro Icardi che mi piace un sacco come giocatore, sul femminile invece Tatiana Bonetti, anche se abbiamo delle caratteristiche diverse».

Come è iniziato il tuo percorso calcistico?

«Ho iniziato coi maschi fino ai 12 anni, poi, quando dovevo passare al femminile ho fatto calcio a 7, ma non ho finito l’anno perché poi hanno chiamato l’Atalanta, e successivamente sono stata al Franciacorta».

Hai anche assaggiato la massima serie con la maglia dell’Orobica.

«In Serie A ho notato una differenza di intensità, di gioco e di velocità più alta rispetto agli altri campionati. Noi eravamo una squadra meno forte al cospetto di società avanti anni luce come il Brescia».

Nel 2015 arrivi all’Olimpia Paitone, dove nel 2017 siete arrivate ad un passo dalla Serie B.

«Il passaggio dalla Serie A alla Serie C (categoria in cui ha giocato il Paitone, ndr) è stato forte, però avevo bisogno di staccare dopo un anno pesante a Bergamo, e a Paitone ho trovato un bel gruppo. Poi lo spareggio-promozione con il Fiammanoza a Grumello è stato bellissimo perché quel giorno non mi aspettavo di vedere tante persone allo stadio».

Con le stesse compagne di Paitone sei approdata al Cortefranca: è stato un passaggio importante perché finalmente è arrivata la tanto sognata promozione in Serie C.

«A Cortefranca è stato perfetto, perché noi come squadra siamo migliorate tra di noi, sia come gioco che come di rapporto, visto che, nonostante il cambio di denominazione societaria, eravamo sempre lo stesso gruppo: questo ci ha consentito di vincere il campionato meritatamente, con un atteggiamento e un carattere da vendere. Centrare la promozione, che ci è stata sfuggita per molte volte, è stato gratificante per noi».

Quest’anno l’emergenza Covid-19 ha fermato il vostro attuale percorso in Serie C: come lo giudichi?

«La Serie C è un campionato nuovo e non abbiamo avuto grandi aspettative, poiché la squadra era la stessa con qualche innesto, ma comunque ce la siamo cavate abbastanza bene: purtroppo si è fermato tutto, e secondo me potevamo dare ancora».

Come lo stai affrontando questo periodo?

«Adesso sto lavorando tranquillamente come impiegata di un’impresa edile, anche se per un certo periodo mi sono fermata, mentre per quanto riguarda il calcio ho fatto allenamenti individuali realizzati con il preparatore atletico».

Secondo te la Serie A femminile ripartirà?

«Per me non ripartirà».

Credi che anche in Italia il calcio femminile stia avendo maggior considerazione?

«Credo di sì, perché con l’arrivo di club importanti come Juventus, Inter o Roma abbia aumentato visibilità, e quindi piano piano qualcosa si sta muovendo per il nostro movimento».

Il professionismo femminile arriverà presto nel nostro paese?

«Ci vorrà ancora un po’ di tempo, siamo ancora indietro. Il femminile deve essere valorizzato e vale la pena costruirlo. Non c’è solo il lato maschile».

Come sei fuori dal campo?

«Sono molto socievole e trascinante, una ragazza che piace stare in compagnia e creare con tutti una buona armonia».

Quali sono i tuoi progetti futuri?

«Dal punto di vista calcistico mi reputo ancora una” bambina” perché mi piace molto giocare, ma devo bilanciare con il lavoro: mi auguro di divertirmi e giocare bene a pallone per molto tempo, anche se bisognerà valutare attentamente il discorso Covid che ha fermato tutto, ma non la voglia».

Photo Credit: ASD Cortefranca Calcio

Serie A Femminile sospesa, a breve l’ufficialità dalla FIGC

Il campionato di Serie A Femminile non ripartirà a causa del Covid-19. L’ufficialità ancora non è stata confermata ma la notizia emerge dal Consiglio Federale straordinario della FIGC in corso a Roma. La lettera di stamattina pubblicata e condivisa sui profili social delle calciatrici ha dato la spallata definitiva. O tutte o nessuna; si è scelto prudentemente di non ricominciare. Da valutare restano le situazioni legate alle Coppe Europee e alle retrocessioni e promozioni dalla serie cadetta. Ma intanto è arrivata la certezza, si rientra a settembre. Una pesante sconfitta per l’intero movimento calcistico femminile che evidenzia, in un solo colpo, tutte le sue debolezze.

Damaris Egurrola lascia l’Athletic Bilbao

Una bandiera resterà sempre una bandiera; è il principio basilare dei sentimenti che provocano il calcio. Molte sono state le giocatrici che hanno giurato fedeltà ad una sola maglia e che resteranno nel cuore dei tifosi. Una di queste è Damaris Egurrola, basca doc ed ormai ex giocatrice dell’Athletic Bilbao.

La centrocampista classe ’99 nell’ultima stagione ha stupito tutti contribuendo nel migliore dei modi alla causa basca. Le sue buonissime prestazioni le hanno messo addosso gli occhi di molti club importanti spagnoli e ciò ha influito molto sulla decisione di lasciare l’Athletic. La decisione è stata resa nota tramite un post sui social della giocatrice dove ha ringraziato la squadra che l’ha cresciuta, calcisticamente ed umanamente, esprimendo il sentimento di accettare nuove sfide.

Queste le sue parole: “Oggi è il momento di dire addio al club che è stato tutto per me in questi ultimi cinque anni. Sento che è giunto il momento di affrontare nuove sfide che ho sempre sognato e di affrontare con grande entusiasmo. Quell’ambizione e desiderio, insieme a una serie di circostanze hanno portato a questa decisione. Capisco che ci saranno tutti i tipi di opinioni, ma per questo motivo chiedo rispetto e comprensione in una situazione che forse non si è verificata. Sono stati molti anni, molte ore a Lezama, molte esperienze che ricorderò per sempre. Giorni indimenticabili, come i giochi nella filiale, il mio debutto a Primera Iberdrola o il momento indimenticabile del salto a San Mamés. Inizia una nuova sfida, parto con la chiara coscienza di aver dato tutto fino all’ultimo giorno e pronto ad affrontare una nuova tappa della mia vita.”

Questo comunicato ha scatenato l’ira dei tifosi più bigotti che sono accorsi ad insultare la povera giocatrice. Fortunatamente sono stati altrettanti coloro che hanno augurato a Damaris le migliori fortune per il suo avvenire. Comunicato che non lascia scampo ad ambiguità; la giocatrice lascerà certamente la squadra anche se molte questioni devono trovare ancora una risoluzione. Per esempio, il problema legato al contratto: la squadra di Bilbao aveva posto sulla giocatrice una clausola compensativa pari a 250 mila euro, cifra sotto la quale la società non la lascerà partire. Clausola in vigore anche nell’eventualità che il contratto venga rescisso dalle due parti.

Egurrola cita nella sua lettera una nuova sfida che ancora non si sa quale essa sia. I bookmaker spagnoli danno il Barcellona in vantaggio rispetto al Real Madrid di Florentino Perez per l’attaccamento alla squadra blaugrana. In più di un’intervista la giocatrice nata negli Stati Uniti ha dichiarato che i suoi maggiori idoli hanno vestito la maglia del Barca e ciò sembra essere un fattore importante per la sua scelta. Però il centrocampo vanta già nomi più che rispettabili, come Putellas e Losada e, nonostante l’alto livello della Egurrola, sarà difficile garantirgli un minutaggio all’altezza del suo calibro. Ed è qui che entra in gioca il nuovo Real Madrid, squadra ancora in costruzione che potrebbe dare le redini del progetto al giovane talento. La basca sarebbe al centro della squadra e sfruttando il grande palcoscenico che può offrirgli la camiseta blanca potrebbe arrivare al grande pubblico.

Credit Photo: Profilo Instagram Damaris Egurrola

Carolina Morace: “Per aumentare la qualità del gioco del campionato bisogna togliere il tetto salariale per attirare le migliori giocatrici.”

Carolina Morace, leggenda del nostro calcio ed allenatrice, ha rilasciato un’interessante intervista ai microfoni di SpettacoloMusicaSport (SMS) parlando della ripartenza del campionato, delle differenze tra calcio femminile e maschile e dello sviluppo del movimento.

Dopo tanti dibattiti e polemiche è stata presa la decisione di ricominciare a giocare e far ripartire il campionato di Serie A. Qual è la sua opinione a riguardo?
“Credo che la decisione sia stata presa con ampie garanzie a livello di tutela della salute, in accordo e nel rispetto del protocollo che ha varato il Governo, è chiaro che il non proseguimento del campionato avrebbe creato diversi problemi economici, con il rischio anche del fallimento di qualche società”.

Quanto può influire sulle prestazioni sportive dei calciatori il fatto di essere rimasti fermi per quasi tre mesi?
“Tantissimo, infatti ci sono già alcuni infortuni, è chiaro che mentalmente i calciatori avevano staccato la spina e quindi non è una normale ripresa perchè qualsiasi atleta nel periodo di non attività si muove, va a correre, a nuotare, gioca a tennis. Questo per dire che forse non saranno sufficienti le 4-6 settimane che si hanno solitamente a disposizione per preparare una stagione agonistica”.

Parlando invece del calcio femminile, ci sono quattro club di Serie A favorevoli alla ripresa, altri contrari, è stato istituito dalla FIGC il fondo salva calcio ma i medici hanno dato parere sfavorevole alla ripartenza…
“Credo che si debba utilizzare il fondo della FIGC per la prossima stagione e non per rabberciare quella in corso, anche in considerazione del fatto che Francia, Spagna e Inghilterra che hanno i campionati professionistici più importanti a livello europeo hanno deciso di non ripartire, così come in Italia la pallavolo e il basket femminili, che generano più introiti rispetto al calcio. E poi non dobbiamo dimenticare che è stato stabilito un protocollo molto dispendioso non solo a livello economico ma anche sotto il profilo pratico con una serie di tamponi che devono essere fatti alle squadre e che vengono tolti alla collettività. Se per il calcio maschile c’è una ragione economica lo stesso discorso non può essere fatto per quello femminile”.

L’ottimo Mondiale disputato in Francia nel 2019 dalla Nazionale Italiana ha contribuito ad accrescere l’attenzione da parte dei media nei confronti del calcio femminile e l’interesse da parte del pubblico, abbattendo anche qualche pregiudizio legato alla visione di questo sport come prettamente maschile. Cosa manca ancora per permettere al movimento femminile italiano di fare il definitivo salto di qualità?
“Secondo me bisogna aumentare la qualità del gioco e del livello, questo significa togliere il tetto salariale in modo da poter far venire in Italia le più forti giocatrici del mondo, facendo al contempo crescere anche quelle italiane”.

E’ l’unica allenatrice italiana ad aver allenato una squadra maschile, la Viterbese, nel 1999. Che differenze ha riscontrato nell’approccio rispetto ad una formazione femminile?
“La differenza è che i ragazzi che giocano in Lega Pro vengono inquadrati fin da piccoli perchè iniziano a giocare a cinque anni nelle scuole calcio. Rispetto al passato oggi anche le ragazze hanno la possibilità di crescere seguendo un percorso e sono quindi piu’ preparate e pronte per l’inserimento nel calcio professionistico”.

Ripresa dell’attività giovanile: pubblicate le proposte pratiche per l’allenamento

Tenuto conto delle indicazioni riportate dal Protocollo Attuativo sviluppato nel contesto della pandemia da Covid-19 (SARS-COV-2) per la ripresa in sicurezza delle attività di base e degli allenamenti del calcio giovanile e dilettantistico,  al fine di agevolare la ripresa delle attività tecniche da parte delle Società, Il Settore Giovanile e Scolastico della FIGC ha definito alcune proposte pratiche strutturate nel rispetto delle “Disposizioni tecniche per le sedute di allenamento” indicate nel medesimo Protocollo.

Nello specifico, il documento tiene conto di alcune fondamentali peculiarità: un allenatore per ogni gruppo, campi di gioco delimitati, ingresso in campo dei gruppi in orari diversi, distanza di 2 metri, evitare il contatto fisico tra i giocatori, vietare l’uso di pettorine, igienizzare i materiali sportivi, utilizzare sempre una borraccia personale, sconsigliare l’uso delle docce.

Dal punto di vista Metodologico le attività proposte vengono presentate attraverso stazioni che prevedono il coinvolgimento di 4 giocatori in contemporanea, che rappresentano soluzioni trasversali che possono essere adattate, variando spazi ed obiettivi tecnici, alle diverse fasce d’età del settore giovanile.

Credit Photo: Andrea Amato

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