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Wang Shuang: una vita per lo sport

Quando si parla di calcio femminile è inevitabile parlare di amore per lo sport. Questa disciplina fa veramente capire alla gente la passione e il sacrificio che le atlete mettono nello svolgere qualsiasi sport. L’emergenza Covid-19 che stiamo ancora vivendo sta mettendo a dura prova anche un aspetto delle nostra vita ormai diventato quotidiano come lo sport e non solo qui da noi con il rinvio di numerose partite sia maschili che femminili, ma soprattutto nei paesi asiatici dove questo virus ha avuto origine.

Wang Shuang è una giocatrice della nazionale femminile cinese che gioca per la squadra di Wuhan, città diventata ormai tristemente famosa essendo la citta origine del virus che sta assoggettando la popolazione mondiale. La vicenda parte da un sogno, quello di partecipare alle Olimpiadi di Tokyo 2020 rappresentando il suo Paese. Sogno che purtroppo per Wang potrebbe essere un grandissimo rimpianto. Infatti proprio in questi giorni si dovrebbero svolgere le qualificazioni alle prossime Olimpiadi con la Cina che ha subito numerose defezioni proprio a causa di questo virus. Inizialmente questo turno di qualificazione doveva svolgersi proprio a Wuhan, indicazione che a rigor di logica è stata rivista e spostata in Australia. Fortunatamente, la truppa cinese è atterrata in Australia prima che la patria dei canguri bloccasse ogni tipo di collegamento con la Cina per isolare il Paese dal Corona Virus;  purtroppo però a Wuhan restano Wang Shuang e altre 2 sue compagne perché ritenute troppo a rischio per uscire dalla quarantena. La Shuang era entusiasta all’idea di poter rappresentare ancora una volta la propria Nazionale da assoluta protagonista con la possibilità di farsi vedere dal mondo intero dato che alle Olimpiadi 2020 la disciplina del calcio femminile sarà vista con un occhio di riguardo perché ritenuto uno sport di spicco grazie al successo dell’ultimo Mondiale. Tornando al fatto, Wang, per non perdere la forma con l’assoluto congelamento di ogni manifestazione sportiva e per non abbandonare il sogno olimpico, ha iniziato a fare delle sedute di allenamento nel tetto della sua abitazione postando ogni seduta sui suoi social e portando la notizia in giro per il mondo. Le varie sessioni sono un modo per mantenere la tabella olimpionica ed arrivare alle Olimpiadi al top della forma nel caso in cui gli atleti coinvolti in questa tremenda situazione ottengono il via libera per portare in alto i colori del proprio Paese.

Questa vicenda rappresenta in pieno tutto quello che un’atleta può fare per amore dello sport che pratica; arrivare ad allenarsi da sola con un muro come unico ausilio e con la mascherina in faccia fa capire moltissime cose e si spera che questi atleti possano realizzare il loro sogno.

Irene Santi, Inter TV: “Stiamo a casa, si studia e si fa allenamento”

Al fianco di Martina Brustia, anche Irene Santi si è raccontata in diretta video a Inter TV. La giovanissima centrocampista nerazzurra ha parlato degli allenamenti che sta svolgendo a casa e del suo ricordo più bello con la maglia dell’Inter. Ecco le sue parole:

“Fortunatamente stiamo bene, stiamo a casa, si studia e si fa allenamento. Ci si inventa qualcosa per passare il tempo. Io ho la cyclette per allenare le gambe, poi per il resto mi arrangio con gli oggetti che ho in giro per casa, mobili, bottiglie. Studio anche io economia, però Martina è più avanti essendo più grande. In questo momento posso studiare più di prima perchè riesco a organizzarmi meglio”.

“Il ricordo più bello vissuto? Devo pensarci… Forse lei era di fianco a me a San Siro quando abbiamo sfilato con la coppa della vittoria del campionato di Serie B. Le ho detto ‘Marti guarda dove siamo!’. Abbiamo guardato tutto lo stadio pieno. Quello è stato un bel momento”.

“Non siamo abituati a doverci fermare. Se si son fermati i campionati e si è fermato tutto è perché è successo qualcosa di davvero importante. Siamo abituati a condurre una vita frenetica con mille cose da fare e ci lamentiamo. Da adesso credo che non ci lamenteremo più”.

Credit Photo: Facebook FC Inter

Natalia Astrain, Houston Dynamo: “La distanza tra USA e Spagna si sta riducendo e non solo a livello fisico”

Natalia Astrain, vive in Texas, capo allenatore della Houston Dynamo e coordinatore dell’accademia Houston Dash e sta vivendo la quarantena forzata dalla pandemia di coronavirus con un miscuglio di tristezza, impotenza e preoccupazione.

“I miei genitori sono persone anziane e, quindi, potenziali pazienti a rischio. Sono stati rinchiusi nella loro casa a Pamplona per due settimane e aprono la porta solo per ritirare la spesa che i miei fratelli lasciano sullo zerbino, ma anche così, ogni volta che penso a loro mi si riempiono gli occhi di lacrime”, afferma la protagonista. Natalia ha visto con sorpresa l’evoluzione della pandemia in tutto il mondo “I giorni a casa sono molto più lunghi, facciamo tutto il giorno incontri telematici tra tecnici e/o manager e un follow-up collettivo e individuale con i giocatori”. Il poco tempo che gli rimane, confessa, approfitta per guardare le serie su Netflix e migliorare ulteriormente il suo livello di inglese.

Passando poi a parlare della sua esperienza calcistica: “Partecipare al cambiamento è una grande esperienza per me e mi sta arricchendo molto”, sottolinea l’ex Barcellona, ​​Levante Las Planas e Atlético de Madrid. “La Spagna mi è piaciuta molto specialmente nella partita di SheBelivesCup contro gli Stati Uniti. È vero che le americane, non erano ancora del tutto in forma non avevndo ancora iniziato la preseason, ma il gioco proposto dalla Spagna è stato molto serio e preciso” analizza.

“Qui sono consapevoli che le differenze stanno diventando sempre più lievi e non solo a livello fisico. Ecco perché sono molto interessati a come funziona in Spagna, sia a livello di squadra nazionale che di club e nella metodologia che utilizziamo noi tecnici spagnoli”.

Photo Credit: marca.com

Diamo un calcio al #Coronavirus

Diamo un calcio al Coronavirus. Facciamolo con i tacchetti. Simbolo “di seconda fila” del nostro sport, dietro al pallone, alla rete, allo stemma cucito su una maglia. Ma importantissimi, anzi cruciali. Ogni calciatore, ogni calciatrice sa quanto.

Il primo esemplare di scarpe con i tacchetti nacque addirittura nel XVI secolo e venne commissionato per il Re Enrico XVIII, bisogno di una calzatura che proteggesse i piedi. 300 anni dopo, il tacchetto verrà inserito come parte integrante della calzatura e dall”800 i calciatori iniziarono a giocare con i tacchetti di ferro. L’intervento profetico agli scarpini di Adolf Dassler durante l’intervallo della finale del mondiale del 1954 (permise alla Germania Ovest di ribaltare il risultato e aggiudicarsi il trofeo), fece capire ancor di più quanto quei “chiodi” sotto le scarpe potessero risultare determinanti.

Una storia di resilienza e di evoluzione. Una storia umana, insomma. Che adesso vogliamo rendere una metafora, dando un calcio alla crisi sanitaria. Ognuno con i propri scarpini, di colori e taglie diverse, con tacchetti in numero e materiale diversi. Ti piace l’idea? Unisciti a noi, fotografa le tue scarpe o fai un video in cui dai un calcio al pallone, e tagga la pagina del Chievo Fortitudo Women e del Chievo Verona. Insieme sarà più bello!

Credit Photo: Fortitudo Mozzecane Calcio Femminile

Martina Voss-Tecklenburg: “Considero ancora la Germania tra le migliori”

Dove sta andando la squadra della Nazionale Femminile Tedesca? Questa è una domanda che molti fan si saranno sicuramente posti dopo l’uscita dei quarti di finale dalla FIFA Women’s World Cup France 2019™. Mentre la squadra di Martina Voss-Tecklenburg si è distinta per la sua assenza dai tornei internazionali della scorsa primavera, ha saputo stupire invece prendendo parte all’Algarve Cup di quest’anno per la prima volta in cinque anni.

La loro allenatrice ha parlato dello sconvolgimento all’interno della squadra, dei cambiamenti nel calcio femminile e di come ai livelli più alti stia diventando tutto sempre più competitivo.

Sei soddisfatta delle prestazioni della tua squadra all’Algarve Cup?
Anche se abbiamo finito per giocare solo due partite, siamo molto soddisfatti dell’Algarve Cup per vari motivi. Avevamo condizioni perfette, un hotel meraviglioso e fantastiche strutture per l’allenamento. 
Il fatto che siamo stati in grado di utilizzare tutti le nostre giocatrici tranne un portiere ha contribuito a rendere felici sia la squadra che lo staff tecnico. Dopo cinque mesi senza vederci, abbiamo trovato il nostro gioco in tempi relativamente brevi, desideriamo rafforzarlo e perfezionarlo per il futuro.

Sebbene la Germania sia ancora al secondo posto nella classifica mondiale, i divari tra le squadre si stanno riducendo. I critici affermano che la Germania ha perso il tocco. È davvero così?
Questa è una domanda legittima ed è importante rispondere obiettivamente. Se sei secondo nelle classifiche mondiali, non puoi dire che la Germania sia scesa di livello. Abbiamo scosso deliberatamente lo staff prima del Mondiale e avevamo anche una nuova squadra di allenatori che aveva solo cinque mesi per coordinarsi prima della Coppa del Mondo.
Anche se non è stato facile, abbiamo raggiunto i quarti di finale e prima risultati molto soddisfacenti. A volte abbiamo giocato molto bene, introdotto alcuni giovani di talento e alla fine abbiamo perso una partita molto serrata per 2-1. Dobbiamo solo ammettere che anche le nostre avversarie sono state davvero brave quel giorno.

Dove si trova la Germania nel calcio femminile?
Continuo a considerarci tra i migliori al mondo, il che significa che siamo tra i migliori in Europa. Tuttavia, posso anche vedere – e ne sono piuttosto orgogliosa – che il calcio femminile internazionale è arrivato così lontano. Sarà molto più difficile per la Germania e altri paesi vincere trofei. Gli Stati Uniti potrebbero essere ancora un’eccezione a questa regola, ma anche loro dovranno dimostrare se saranno in grado di gestire un cambiamento radicale nei prossimi anni.
In poco tempo perderanno molte giocatrici eccezionali per un cambio generazionale. Sarà emozionante vedere come gli Stati Uniti andranno avanti. Vedo le migliori squadre del mondo avvicinarsi insieme. Abbiamo sempre voluto che ciò accadesse nel calcio femminile internazionale. Lo standard di gioco ai Mondiali lo rispecchiava completamente.

Hai menzionato lo sconvolgimento all’interno della squadra. Diresti che la Germania ha così tanto talento che non appena una giocatrice appende le scarpe al muro, un’altra si alza per sostituirla?
Sarebbe fantastico se un giovane talentuoso potesse sostituire un giocatore alla fine della sua carriera alla pari, ma non è realistico. L’esperienza di giocatrici affermate è particolarmente evidente nei tornei. Semplicemente non abbiamo avuto quell’esperienza all’ultima Coppa del Mondo; in effetti, abbiamo avuto 15 giocatrici che hanno fatto il loro debutto nella competizione, e questo ha visto dei processi della squadra. Penso che abbiamo grandi prospettive per i prossimi Europei e Mondiali – se si riuscirà a tenere unita la squadra nel modo in cui si è cristallizzata.
Giocatrici esperte come Alex Popp, Dzsenifer Marozsan, Melanie Leupolz e Sara Dabritz stanno intensificando e assumendosi responsabilità di cui non si dovevano preoccupare prima. Abbiamo giocatrici di grande talento, ma devono crescere attentamente nelle loro responsabilità. Questo può succedere solo giocando il maggior numero possibile di tornei. Essere molto ben sistemati in termini di sviluppo del giovanile ci aiuta. Sarà un po ‘più difficile quest’anno, ma qualunque cosa accada, accetteremo la situazione e la useremo per aiutare il nostro sviluppo.

Tornando a parlare degli Stati Uniti per un momento. Cosa ha reso la squadra così forte negli ultimi anni?
L’immagine che hanno coltivato intorno al loro sviluppo del calcio femminile. Questo paese, che ha dominato il calcio delle donne per decenni, vanta un ampia gamma di ragazze di talento che giocano a calcio ma hanno anche grandi personalità. Piaccia o no, è un po ‘di quell’idea “America first”. La loro mentalità e la loro comprensione del mondo riguarda il coraggio di fare le cose e di esprimersi – e persino dire: “Vinceremo questa partita”.
Vedo i giocatrici che vogliono avere la palla in ogni fase del gioco, che si assumono la responsabilità e sono anche mentalmente pronte per rispondere rapidamente a una vasta gamma di situazioni. Non penso che abbiano sempre giocato il miglior calcio, ma quando sommi tutti i fattori di successo di cui hai bisogno per vincere i titoli, sono stati molto più avanti rispetto a tutti gli altri paesi, in particolare all’ultima Coppa del Mondo. Per questo che hanno meritato di alzare il trofeo.

“Voler sempre vincere” – non è anche questa una grande parte della mentalità tedesca?
Fa anche parte del DNA dei tedeschi. La differenza è semplicemente che i giocatori devono essere cresciuti con quell’atteggiamento – ed era così ovvio con la squadra femminile della Coppa del Mondo degli Stati Uniti. C’erano così tante giocatrici con un’enorme ricchezza di esperienza calcistica ma anche la loro posizione all’interno della società. Naturalmente, ciò li aiuta a sviluppare una certa immagine di se stessi e dei propri punti di forza.

Come ex nazionale della Germania e ora coach, hai assistito in prima persona ai cambiamenti nel calcio femminile …
La pietra miliare più grande è che molti più Paesi hanno interesse per il calcio femminile e hanno presentato tutti i tipi di progetti. L’immagine sociale è cambiata. Oggi alle ragazze non viene più chiesto come hanno finito per giocare a calcio. Questo è uno dei fattori misurabili. Un’altra pietra miliare è la crescente professionalizzazione di questo sport. Quando vedo le possibilità che le giocatrici internazionali hanno in questi giorni…Vengono da me e dicono: “Posso giocare lì, là e là…”
Ricordo ancora come, quando eravamo giovani giocatrici, Silvia Neid e io pensavamo: “Se almeno potessimo diventare semi-professionisti ad un certo punto della nostra vita, quanto sarebbe bello?”

Oltre all’atletismo, le nostre giocatrici prestano anche attenzione a questioni come il loro stile di vita, l’alimentazione e il recupero. Sono successe tante cose e devo dire che è bello poter testimoniare ed esserne parte. La sfida è adattarsi a questi cambiamenti. Quando si tratta di pressioni in particolare, dobbiamo creare il tipo di libertà che eravamo abituati ad avere. Le giocatrici possono sbloccare le loro prestazioni solo se trovano il giusto equilibrio.

Credit Photo: Pagina Facebook di Martina Voss-Tecklenburg

Il futuro che avanza; le migliori Under 19 secondo Goal

La redazione giornalistica Goal ogni anno stende una lista delle 10 migliori calciatrici Under 19 andando ad esaltare le loro abilità e le loro caratteristiche. Il premio prende la denominazione di NxNg che in questa edizione è stato vinto dalla centrocampista tedesca Lena Oberdorf. Da non denigrare sono tutte le altre 9 ragazze presenti in questo speciale elenco dato che saranno il futuro del calcio femminile mondiale. E se il buongiorno si vede dal mattino siamo veramente in ottime mani.

10. Linda Caicedo-Deportivo Cali
Si piazza al decimo posto solo per grandissimi meriti delle altre giocatrici ma Linda Caicedo, giocatrice colombiana classe 2005 colombiana, ha ottime doti e un fiuto del gol impressionante. Nella scorsa stagione, la prima nel campionato maggiore, ha dato sfoggio di tutte le sue qualità ed è andata a vincere il campionato con l’America di Cali vincendo inoltre la classifica delle marcatrici stabilendo un record di precocità nel campionato colombiano. Ora come ora non è ben vista in Colombia dato il suo recente trasferimento al Deportivo Cali, storica rivale dell’America de Cali. Questo spostamento però è dovuto all’occasione della vita, ovvero quella di andare a giocare in Europa, più precisamente al Barcellona dove ci si trasferirà all’età di 16 anni. Sicuramente le aspettative che girano sul conto di Linda sono anche più grandi di lei, ma si è visto che riesce a reggere una grandissima pressione e questa caratteristica potrà aiutarla enormemente nel corso della sua carriera.

9.Yuzuki Yamamoto-NTV Beleza
Andando nella terra del Sol Levante si possono trovare numerosi talenti dettati da una ben radicata cultura del calcio femminile in Giappone. Il nuovo talentino grezzo che sta affascinando i tifosi giapponesi è Yuzuki Yamamoto, tesserata dell’NTV Beleza e pedina fondamentale della nazionale Under 19. La classe 2002 si è messa in mostra nell’AFC Under 19 mettendo a segno 5 gol in 4 partite; numeri da vero fenomeno. Molti in patria la definiscono una giocatrice arrogante e presuntuosa, altri vedono in lei un grandissima  consapevolezza dei propri mezzi ed una voglia di sfondare inarrestabile. Per farvi capire, ad una domanda a proposito delle sue ambizioni future lei ha risposto così: “Voglio essere chiamata per le selezioni della nazionale maggiore, partecipare ai Mondiali e vincerli”. Parole forti, parole importanti, ma che rendono bene l’idea della forza di volontà di questa ragazza.

8.Kate Wiesner-Penn State
Penn State è stata indubbiamente la culla di tantissimi talenti americani, due su tutte Alyssa Naeher e Ali Krieger, ed ancora una volta da lì che sta nascendo la prossima scelta del calcio femminile americano. Kate Wiesner, terzino sinistro che all’occorrenza galoppa per tutta la fascia, all’età di 19 anni ha già una discreta esperienza essendo convocata all’Under 19 americana a soli 16 anni e diventando un titolare fisso di una squadra della caratura dei Penn State. Inoltre il terzino americano è stata inserita nella Best XI della CONCACAF del 2018 dopo aver vinto il campionato U-17. “Kate Wiesner è una giocatrice di livello mondiale e lo dimostrerà durante i suoi quattro anni qui, diventerà una grande giocatrice”; queste le parole di Erica Dambach, allenatrice della squadra americana da 13 anni che di talenti ne ha visti passare.

7.Gift Monday-Robo FC
Il nome è tutto un programma: il regalo del lunedì, inaspettato ma graditissimo. Ecco cos’è Gift Monday, una giovane 18enne che va ad arricchire la già numerosa schiera di giocatrici nigeriane pronte a spiccare il volo verso il successo.
Ha trascinato le sue compagne fino ai quarti di finale della Coppa del Mondo Under 20 del 2018 ed un anno dopo ha vinto con la nazionale la medaglia d’oro agli African Games dopo 12 anni di assenza dal gradino più alto del podio. Grazie al suo dribbling fulminante e alla sua velocità fuori dal normale, Gift è riuscita ad entrare nel cuore dei tifosi ed i paragoni con la Oshoala si stanno sprecando. Ovviamente il suo obiettivo è quello di rappresentare il proprio Paese nella nazionale maggiore, ma non prima di aver fatto qualificare la nazionale U-20 alla prossima Coppa del Mondo.

6.Mary Fowler-Montpellier
In questo caso il cognome è tutto un programma: omonima del famigerato bomber ex Liverpool Robbie Fowler, Mary Fowler è il nuovo talento giovanile delle Matildas.
Dopo le varie Lisa De Vanna e Sam Kerr, nella terra dei canguri sta nascendo una nuova stella. Agli ultimi Mondiali ha sorpreso un po’ tutti la sua convocazione vuoi per la giovane età (16 anni), vuoi per la poca esperienza. Mary non entrerà mai in campo in Francia ma è stata un’esperienza che sicuramente l’ha rinforzata moralmente e tecnicamente in vista della firma del contratto con l’Adelaide United. Esperienza che dura appena mezza stagione che le basta per conquistarsi la chiamata da parte di un club come il Montpellier. Sicuramente in terra francese Mary saprà esprimere tutte le sue qualità quali la sua caratteristica da rapace d’aria ed una grande capacità nei giochi di gambe.

5.Melchie Dumornay-AS Tigresses
Il calcio femminile sta conquistando tutto il mondo e Melchie Dumornay ne è la prova palteale. Haiti non è un paese famoso per sfornare talenti calcistici ma la globalizzazione del movimento ha reso possibile tucco ciò. Anche se la gran parte dei meriti va alla giocatrice dell’AS Tigresses che,  nonostante la situazione non ottimale che pervade la piccola isola caraibica, è riuscita ad emergere grazie al suo talento e alla sua forza di volontà. Grazie alle prestazioni sublime offerte con l’U-17 e l’U-20, nel 2018 è stata inserita nella top 11 del torneo ed è riuscita a vincere il Pallone d’Oro della competizione. Haiti con la sua beniamina si è classificata terza  alle qualificazione della Coppa del Mondo Under 20 risultando il primo paese caraibico in classifica. Melchie ha avuto la sua occasione nella nazionale senior haitiana nelle qualificazioni olimpiche nella vittoria contro Panama per 6-0; un assist ed un gol per la sedicenne. Haiti ha davanti a sé un ottimo futuro calcistico.

4.Lauren James-Manchester United
Quando il Manchester United ha deciso di entrare nel mondo del calcio femminile l’obiettivo è stato quello di formare una squadra di giovani già pronte con ampi margini di miglioramento, un po’ sulla falsa riga della maschile. E Lauren James rispecchia perfettamente il profilo che la dirigenza dei Red Devils stava cercando. Lauren ha esplosività nelle gambe, un controllo palla divino ed una rapidità nello stretto micidiale. Tutto ciò impreziosito da 7 gol messi nel tabellino diventando il fulcro della fase offensiva dello United. Gli attestati di stima arrivano da ogni dove e fa più piacere sentirseli dire dagli avversari: “Non puoi lasciarle il destro e non puoi lasciarle il sinistro, perchè sa giocare bene con entrambi i piedi, non penso che tu possa dirmi un centrocampista del campionato che possa tenerle testa”; parole dette da Vicky Jepson, allenatrice del Liverpool. Sicuramente gli aspetti da migliorare sono ancora molti come afferma Casey Stoney, ma di tempo ne ha ancora molto e chi ben comincia è a metà dell’opera.

3. Claudia Pina-Barcellona
Come ben sappiamo il movimento calcistico spagnolo è in un processo di ascesa inarrestabile allegato con una rapidità impressionante ed è inevitabile che la “cantera” spagnola stia producendo alcune delle migliori giocatrici presenti sulla scena. Una di queste è Claudia Pina, attaccante del Barcellona e pedina fondamentale nello scacchiere della nazionale U-19. Nelle nazionali giovanili spagnole ha conquistato tutto quello che poteva conquistare: medaglia d’oro ai mondiali Under 17 (dove ha vinto anche il pallone d’Oro e la Scarpa d’Argento), argento ai Mondiali Under 20 del 2018 e un altro argento agli Europei Under 17 del 2017. Ed il tutto abbattendo i record di gol a livello giovanile; 37 gol in 39 presenze giocando per ogni fascia d’età. Purtroppo con il Barcellona non sta riuscendo ad emergere ma non per demeriti suoi ma per l’enorme potenziale tecnico tattico che hanno le giocatrici blaugrana. Nonostante ciò la Spagna ed il Barcellona si sono assicurate una giocatrice spaziale per l’attacco.

2. Jordyn Huitema-PSG
Il Canada per molto tempo ha garantito per molto tempo grandi talenti mondiali come Christine Sinclair e con il tempo questa caratteristica sembra non essere cambiata. Jordyn Huitema è un attaccante canadese che attualmente milita nel PSG, squadra dove si è trasferita appena la stagione scorsa a 18 anni. In Francia sta dando sfoggio di tutte le sue qualità da attaccante moderno: non da riferimenti ai difensori avversari, trova il tempo degli inserimenti giusto e sfrutta al meglio qualsiasi occasione le se presenta davanti. In nazionale non sono da meno. Il numero 9 canadese  ha già esordito in nazionale maggiore diventando fondamentale per il ct Moller  mettendo a segno 7 gol in 30 presenze dando una grandissima mano al suo Paese a raggiungere le prossime Olimpiadi guadagnandosi la Scarpa d’Oro delle qualificazioni alle Olimpiadi della CONCACAF. Se la sopra citata Sinclair dovesse ritirarsi, evento che dovrebbe accadere tra non molto, la formazione canadese sa su chi puntare.

1. Lena Oberdorf
https://www.calciofemminileitaliano.it/media-premi/lena-oberdorf-nominata-miglior-giovane-under-19-da-goal/

Deborah Salvatori Rinaldi, Sky Sport: “A casa tra allenamento e design”

L’attaccante delle rossonere Deborah Salvatori Rinaldi racconta a Sky Sport i suoi giorni di attesa a casa.

 

Il calcio è fermo e le rossonere si allenano e trascorrono il tempo nelle rispettive case in attesa di tornare in campo. Deborah Salvatori Rinaldi, in collegamento con Sky Sport, ha raccontato questa sua inedità quotidianità, fatta soprattutto di allenamento con le sue compagne di squadra e coinquiline, tra forza e cardio. Ma non solo, perché l’attaccante di Mister Ganz è anche una designer e sta sfruttando il tempo a disposizione per portare avanti questa sua passione.

Credit Photo: AC Milan

Piera Pani, fisioterapista Roma Calcio Femminile: “È una gioia vedere i modi diversi di affrontare questo sport”

Conosciamo Piera Pani, Fisioterapista della Roma Calcio Femminile:

“Ho iniziato quest’avventura nel 2016, questa è la mia quarta Stagione in giallorosso. Amo quello che faccio, passano da me dalle piccolissime alle più grandi della prima squadra, è una gioia vedere i loro modi diversi di affrontare questo sport, ma tutte con una grande voglia di fare e arrivare. Mi emoziona far parte di questa Squadra e Società dove si riesce sempre ad uscire dalle difficoltà con un gran Sorriso e grande, grande Umiltá. Un saluto a tutte le mie Ragazze, a tutte le Famiglie delle Bambine… Torneremo presto e Piera sarà lì ad aspettarvi.”

Credit Photo: Roma Calcio Femminile

Carolina Morace: “Taglio stipendi? Le ragazze vivono di quel che guadagnano”

Carolina Morace, ex allenatrice del Milan e ex giocatrice, ha parlato con SportMediaset dell’ipotetico taglio agli stipendi nel calcio femminile:

“Le ragazze vivono di quei soldi, non è che li mettono da parte e non si può parlare nel loro caso neanche di semiprofessionismo perché non stanno accumulando la pensione. Ok i tre anni di contributi dallo Stato, ma la pensione loro non l’avranno mai. Il calcio femminile non genera soldi, lo sappiamo ed è logico. Le ragazze vivono di quel che guadagnano e basta. Il loro è un discorso simile a quello di molti calciatori di Serie C”.

Credit Photo: Facebook Carolina Morace

Calcio & emozioni: “Quella volta che capii che Tavarnuzze sarebbe diventata la mia seconda casa”

Il calcio è così, ti regala tante emozioni, tanti ricordi, belli o brutti che siano, dalle lacrime di gioia alle lacrime di rabbia e delusione, dalle vittorie più belle alle sconfitte più dure ma che ti fanno crescere… Insomma potrei raccontare tanti momenti, ma ho deciso di raccontarne uno in particolare, ma che ha tante sfumature: la salvezza ai playout il primo anno di serie A con il Sassuolo ( 2017/18).
È un ricordo importante per me perché non si parla solo di una partita, di uno scontro salvezza, significa molto, molto di più.
Racchiude tutto il percorso fatto dalla Reggiana, tutti i sacrifici, e fidatevi, chi ha vissuto quegli anni sa quanti sacrifici sono stati fatti, quanta fatica c’è voluta, quanto quella squadra (una famiglia) ha lottato, contro tutto e tutti. Basterebbe guardare gli occhi lucidi di Betty (Elisabetta Vignotto, presidente e grande ex calciatrice) ogni volta che ne parla.
Insomma racchiude tutta la scalata dalla serie C alla serie A; purtroppo non è stato possibile arrivarci come Reggiana, per motivi economici, ma siamo riuscite comunque a realizzare il nostro sogno grazie al Sassuolo, che ha creduto in noi e ha acquisito il titolo sportivo.
Il 14 Maggio 2017 siamo promosse in Serie A. Avrei voluto raccontare di questo momento magico, un sogno che si avvera, “davvero ci siamo riuscite? Davvero NOI avremmo giocato in Serie A??!!
Però come si dice, “Vincere è difficile, confermarsi lo è ancora di più. “
Quindi ho deciso di raccontare la salvezza, raggiunta lottando insieme, nonostante le difficoltà, nonostante una stagione a dir poco sofferta. (la prima vittoria in campionato era arrivata a solo Dicembre).


È il 27 Maggio 2018. Playout, Sassuolo – Roma C.F. (squadra di Serie B e sconfitta proprio dalla Florentia nel primo spareggio). Gara secca.
Ora che la racconto mi viene da sorridere perché la partita è stata giocata a Firenze, all’ Ascanio Nesi di Tavarnuzze, proprio il campo in cui quest’anno ci alleniamo e che è diventata per me una seconda casa.
Spogliatoio: nel discorso pre-partita non c’era molto da dire, sapevamo quanto era importante, sapevamo quanta strada avevamo fatto, ci serviva un ultimo sforzo tutte insieme.
Sapevamo anche che non sarebbe stato facile e così è stato. 90 minuti di fuoco, occasioni da entrambe le parti ma le reti restano inviolate. Si va ai supplementari.
Ricordo che ci siamo sedute per terra, ci siamo guardate tutte negli occhi e ci siamo dette : “stiamo tranquille, c’è ancora tempo, ce la facciamo! Insieme!”
Inizia il primo tempo supplementare, tutto come prima. Sugli spalti ci sono più tifosi giallorossi. Ad un certo punto però vediamo arrivare la nostra squadra Primavera ( anche loro impegnate in una partita di campionato in Toscana). Iniziano a fare i cori e le loro voci sovrastano quelle dei tifosi romani.
Mi piace pensare che quella sia stata la svolta. Pochi minuti dopo infatti arriva il goal tanto atteso, punizione di Fabiana Costi, Zoi Giatras mette in mezzo la palla di testa, al volo arriva Sandy Iannella che la butta dentro.
Ho ancora i brividi, ricordo che volevo urlare dalla gioia ma l’urlo è stato spezzato dalle lacrime, ricordo quella corsa liberatoria di tutte noi ad abbracciare ( diciamo più che abbracciare, placcare) Sandy, ricordo l’esultanza con tutta la panchina e Fede ( Federica D’Astolfo, allenatrice) che si è letteralmente lanciata su di noi.
Avevamo fatto goal ma la partita non era ancora finita quindi ci siamo dette di restare calme e di usare la testa.
Qualche minuto dopo Giorgia Tudisco si procura un rigore. Fabiana Costi insacca. 2 a 0. Ora il cuore è un po’ più leggero.
La Roma accusa il colpo e verso lo scadere c’è tempo anche per il terzo goal di Tudisco.
Triplice fischio, siamo salve. Esplosione di gioia e lacrime. Tutte le ragazze della Primavera e tutto lo staff entrano in campo e corrono ad abbracciarci. Avevamo vinto, tutti insieme, a partire dalle ragazze che quel giorno non sono potute scendere in campo ma che non hanno mai smesso di incitarci; ripenso a Tarenzi squalificata, a Pondini, Ierardi e Prost infortunate (ricorderò sempre Prost dietro la panchina ad urlare e a darci la carica).
Volevamo e dovevamo difendere quella serie A, ce lo meritavamo.
Per noi è stato come vincere un campionato.
Per molte di noi era la prima esperienza in Serie A, un gruppetto di noi era cresciuto insieme, dalle giovanili della Reggiana fino alla Serie A. Le prime persone che ho abbracciato a fine partita sono state loro.
È vero la salvezza è stata raggiunta dalla squadra di quell’anno, ma io penso che parta tutto da più lontano: dall’anima che è stata creata da quella squadra e società che fino a qualche anno fa si allenava al “Puccini”, alle 7 di sera, con ciò che aveva a disposizione. Grazie Fede e grazie Betty.
Ripenso ad alcune ragazze del gruppo storico che per vari motivi non hanno continuato il percorso con noi ma che hanno fondato la base di questa bellissima storia.
Tutto questo per dirvi che non bisogna mai dimenticare da dove veniamo e da dove siamo partiti, e che i traguardi sofferti sono i più belli.

Giulia Bursi
Credit Photo: Florentia CalciO Femminile

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