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Sandro Morgana: “Sacrifici necessari per tornare alla normalità”

Care Società,

cari Presidenti, carissime calciatrici, cari Responsabili Regionali, cari tifosi,

è passata un’altra, lunga settimana di dolore e disagio per tutti noi, anche se – proprio in questi giorni – sembra che qualche spiraglio di luce cominci ad intravedersi al termine di questo lungo, buio tunnel nel quale da più di un mese ci troviamo tutti.

Numeri incoraggianti, relativi ad una possibile flessione nella curva, vertiginosa fino a ieri, di contagi e vittime di questa epidemia, sembrano dimostrare che il percorso intrapreso dalle nostre Istituzioni, politiche e sportive, di fermare ogni attività, sia davvero quello giusto.

Nello scontro tra l’umanità e questa pandemia, noi esseri umani abbiamo il vantaggio di conoscere il nemico: il Coronavirus, per quanto spaventoso e mortale, fa solo ciò per cui esiste; sta a noi non permettergli di farci del male. Continuiamo a tenere duro, rispettiamo le regole, e presto potremo tornare alla normalità.

Sulla scacchiera mondiale la regina, che indossa la dolorosa corona del virus, purtroppo, può muoversi dove e come vuole, come nel gioco.

Non vediamo l’ora di riconquistare quanto, per salvarci, abbiamo dovuto sacrificare; poter uscire a passeggio, giocare una partita di calcio, cose fino a ieri così quotidiane da sembrarci quasi banali, ne sono certo, avranno peso e sapore diversi, quando davvero potremo tornare a viverle.

Il Dipartimento Calcio Femminile, e la Lega Nazionale Dilettanti del Presidente Sibilia, ogni giorno monitorano la situazione, di concerto con tutte le autorità federali, per garantire la presenza e la volontà di proseguire il nostro percorso virtuoso, sportivo ed umano.

Coraggio.

Il Vice Presidente LND Delegato
Sandro Morgana

Credit Photo: LND – Lega Nazionale Dilettanti

Tra ricordi e sogni: le parole di Lisa Boattin a Sky Sport

Lisa Boattin, difensore della Juventus e della nazionale italiana, sta vivendo questo momento a casa, come tutti, sfruttandolo anche per mettere un po’ di ordine tra i ricordi: «Ho avuto la fortuna di costruirne tanti belli: dal Mondiale Under 17 in Costa Rica al gol in Champions League con il Brescia, poi il primoscudetto con la Juve, la partita all’Allianz e il Mondiale in Francia. Il ricordo meno bello è rappresentato senza dubbio dalla medaglia della finale contro la Fiorentina in Supercoppa, quando abbiamo perso a La Spezia».

La partita dell’Allianz Stadium proprio contro le viola, la Premiére, occupa senz’altro un posto speciale: «È stata una giornata indimenticabile e ogni volta che torno per vedere i ragazzi rivivo le sensazioni che ho provato quel giorno quando siamo entrate per il riscaldamento, quando ho visto lo stadio pieno, poi il gol sotto la curva: emozioni che mi porterò per sempre dentro. Quella poi è stata una settimana particolare per me perché qualche giorno prima della partita è venuta a mancare mia nonna e io non avevo detto niente perché sapevo che era una settimana troppo importante e volevo concentrarmi sulla partita».

Spolverato il passato, si guarda al futuro e i sogni, anzi, il sogno, riporta di nuovo lì, tra le mura dell’Allianz: «Da poco è uscita la notizia, quindi perché non sognare in grande? Sogno di giocare la finale di Champions League nel nostro stadio».

Credit Photo: Alessio Boschi

Come Gemma Davies, a soli 27 anni, sta riportando l’Aston Villa al successo che merita

L’Aston Villa è sempre stato tra le squadre più grandi del calcio inglese, ma la formazione femminile non è mai riuscita a raggiungere le vette della massima serie. Tuttavia, Gemma Davies e la sua squadra quest’anno stanno provando a cambiare le cose.

All’età di 27 anni e dopo aver trasformato l’Aston Villa in soli 18 mesi, è giusto dire che Gemma Davies è sulla buona strada per ottenere il successo che merita. Dopo essersi fatta strada in una stagione imbattuta del campionato femminile FA – sei punti di vantaggio con sei partite rimanenti – sembra che l’unica cosa che sia riuscita a fermare le sue ragazze è stata una pandemia globale.

Il calcio femminile è attualmente sospeso fino al 30 aprile (al più presto), e si tratta di un cattivo tempismo per una squadra in pieno volo e con 18 partite da imbattuta, ma data la loro perseveranza in questa stagione, sembra che siano destinate alla FA Super League femminile più prima che poi.

Il passaggio alla Barclays FA WSL a tempo pieno è un grande passo avanti, ma quando le è stato chiesto se la sua squadra fosse pronta a fare quella transizione, Davies ha risposto con la chiarezza.

“Ora siamo pronte. Abbiamo lavorato molto duramente durante la fase di pianificazione pre-stagionale e poi per tutta la stagione per prepararci a questa transizione” ha commentato Davies, che ha allenato per la prima volta all’età di 15 anni presso l’Erdington Ladies.

“Questo è stato possibile attraverso l’operazione, come dipartimento femminile, che rientra nella nostra logistica di allenamento – quando e dove ci alleniamo, e una pianificazione a prova di futuro intorno al nostro reclutamento che entra in quella che si spera sarà una stagione nella Super League”.

“Ci stiamo preparando a fare il salto di qualità da un po’ di tempo ormai. Siamo pronte a compiere questa transizione ed è davvero entusiasmante”.

Photo Credit: womenscompetitions.thefa.com

Una storia per spiegare il calcio femminile: “Avevo sei mesi per prepararmi a lasciare casa”

Ciao, piacere, Melly. Mi hanno chiesto di scrivere una storia per spiegare il calcio femminile. Per spiegare bene il calcio femminile mi sento troppo giovane, però potrei raccontare un po’ la storia della mia vita.
Per far capire bene, sono nata in montagna, in Alto Adige, nella zona più a nord d’Italia.
Mi sono innamorata del pallone prima di essere stata capace di pensare. Oltre al pallone adoravo tutti gli oggetti rotondi, l’arancia, la mela o la palla di neve. Sono nata in una famiglia sportiva, appassionata soprattutto allo sci alpino. Ho imparato a sciare a tre anni e mi piaceva un sacco, ma appena vedovo rotolare giù una palla dalla montagna, il mio cuore iniziava a battere più forte.
Era un regalo di dio!
La passione del calcio poi è cresciuta alla scuola elementare. Ho iniziato a giocare con i maschi nel cortile, ci siamo divertiti tanto. Presto ho avuto il desiderio di giocare nel club del mio paese. Mi ricordo bene il giorno del mio primissimo allenamento con la squadra. Era un lunedì, ore 17:30, arrivo al campo (sono andata da sola, senza genitori), ma non c’era nessuno – strano. Mi hanno preso per il culo i miei compagni di classe, cavolo! Non mi volevano in squadra perché sono una femmina? Ho fatto finta di niente e ho preso una seconda rincorsa il giorno dopo. Il primo allenamento di squadra della mia vita, e mi sono divertita un sacco. Il mister era entusiasmato e mi ha offerto subito un posto in squadra. In poco tempo è diventato normale che fossi l’unica femmina in squadra, ero una di loro, siamo diventati amici stretti.
Sono passati un paio di mesi e sono riuscita a convincere una delle mie due sorelle a iniziare a giocare. In campo ci capivamo senza guard, e nelle partite abbiamo fatto un paio di gol insieme, mentre i maschi erano seduti in panchina. I maschi della squadra più grande (che avevano l’età di mia sorella più grande) iniziavano di parlare di noi: “oh guarda, le due sorelle di Carol sono più forti di tutti i maschi.”
Nel frattempo a scuola nelle pause si erano formati due “campetti” nel cortile. In uno giocava la quinta e nell’altro la quarta. Io ero in terza e inizialmente giocavo con la quinta, perché era la classe di mia sorella. Dopo un po´ però volevo giocare insieme ai miei compagni di classe, ma non abbiamo trovato nessuno spazio. Iniziammo a usare tutto il resto del cortile, che però era pieno di alberi, siepi e costruzioni di legno. Abbiamo messo un paio di scarpe da una parte un altro paio dall’altra. Una volta fissate le porte abbiamo incominciato a giocare per tutto il cortile, tra alberi, altalena e tutto il resto dei bambini. La cosa più bella era la divisione delle due squadre, che non è cambiata mai fino a quando non abbiamo finito le elementari. Eravamo divisi tra i tre più forti contro tutto il resto della classe. Era un tre contro dieci e io facevo parte del trio. Giocavamo così ogni singolo giorno, e ogni singolo giorno abbiamo vinto noi tre. Giorno per giorno, i dieci non si stancavano mai di perdere. Mi ricordo benissimo che già un’ora prima che cominciasse la pausa non vedevo l’ora di giocare e mi ricordo pure che non riuscivo mai a mangiare la mia merendina, le due fette di pane con la Nutella in mezzo, perché giocavo tutta la pausa.
Un sabato stavo malissimo, avevo mal di pancia, così forte, che mia mamma mi ha dovuto ritirare da scuola. Il pomeriggio tuttavia avevo la partita di calcio e non la volevo lasciare sfuggire per niente al mondo. Sfortunatamente abbiamo giocato contro la squadra in cui giocava il figlio della mia maestra di tedesco, la quale mi aveva visto piangere per mal di pancia un paio di ore prima. È venuta anche lei a vedere la partita e non si aspettava affatto di vedermi in campo. Nemmeno i miei volevano lasciarmi andare a giocare, ma io mi impuntai e ottenni il permesso. Appena la partita ha incominciato mi sentivo già meglio, abbiamo vinto 3 a 0, ho segnato anch’io e per di più ho fatto il tunnel al figlio della maestra, che aveva il doppio della mia altezza. Che bella sensazione ahahah!
Quel giorno ho capito che nello sport e soprattutto nel calcio avevo trovato un mio modo per sentirmi bene, per essere felice. Così ogni volta che stavo male, piangevo o mi prendevano per il culo le mie sorelle, andavo fuori casa a palleggiare. È in mezz’ora mi calmo.
Nei giorni in cui non litigavamo, con le mie sorelle avevamo tante visioni ed eravamo molto creative. Un giorno per esempio io e Debo abbiamo avuto l’idea di costruire una porta di legno con le misure ufficiali da calcio a sette per il nostro giardino. Abbiamo preso il legno da dietro casa e ci siamo messe con il metro e quattro tipi di seghe a formare due pali e una traversa. Siamo partite super motivate, ora dopo ora abbiamo capito che le nostre competenze architettoniche non erano sufficienti. Così ora dopo ora la nostra porta diventava sempre più piccola, finché abbiamo deciso di fare due porte piccoline di un metro per un metro. Alla fine è diventata una porta sola, piccolissima con due mini pali, la traversa e la rete fatta da Rafia. Anche se non era il risultato che desideravamo, eravamo un po’ orgogliose di noi stesse, eravamo orgogliose fino al terzo tiro in porta, nel quale si è rotta completamente. Lasciamo perdere! La cosa che volevo illustrare è che il calcio ha fatto sempre più parte nella mia vita.
Più sono cresciuta, sono migliorata e in campo mi divertivo sempre di più. Avevo i capelli corti e andavo a scuola sempre in tuta sportiva. Sembravo un ragazzo e di solito mi comportavo anche così. Ero così, per la gente che non mi conosceva bene, un po’ pazza di sicuro, ma mi sentivo bene. Mentre le ragazze della mia età iniziavano a truccarsi e pensare ai divi del cinema, io mi divertivo in campo con i maschi. Tuttavia, non era soltanto il calcio che mi stava a cuore, ma anche tanti altri sport, lo sci, il monociclo, il basket o il ping pong. Ogni sport e ogni roba che ho provato, la provavo per ore e ore fin quando non diventavo brava, e se ancora non ero brava, continuavo il giorno dopo. Qualsiasi cosa facessi, la facevo sempre con tantissima passione. Ho imparato che sbagliare non è un motivo per non raggiungere un obiettivo, ma smettere prima di averlo raggiunto invece si.
Ritorno al calcio! Ho giocato nella squadra maschile della mia zona fino all’età di 12 anni e in seguito sono andata insieme a mia sorella a giocare in una squadra femminile. La squadra femminile più vicina era a 40 km da casa nostra ed era anche l’unica della zona. Ci mettevamo un’ora per arrivare da casa nostra al campo con i mezzi pubblici.
Il calcio mi piaceva più di tutti gli altri sport, ma siccome nella mia zona il calcio femminile non era conosciuto non mi ero mai accorta che questo bellissimo sport sarebbe potuto diventare la mia professione. Questa idea me l’hanno fatto venire degli amici di Friburgo, che venivano da 30 anni in vacanza al mio paese. Prima hanno conosciuto i miei nonni, poi i miei genitori e negli ultimi anni hanno visto crescere me e le mie sorelle. Mi vedevano giocare a calcio e una volta mi hanno raccontato del calcio femminile a Friburgo. Mi raccontavano di un club forte, che giocava nella Bundesliga, e che facevano un ottimo lavoro nel settore giovanile.
Così un’estate sono andata lì per una settimana a fare il provino con l’Under 17. Ho visto un mondo per me completamente nuovo, strutture professionali e una società che lavorava bene – mi è piaciuto tantissimo. Dopo questa settimana il mister mi ha offerto un posto in squadra, però all’età di 13 anni non me la sentivo di trasferirmi da sola in un paese straniero. Così ho rifiutato l’offerta, però ho lasciato aperta la porta per l’anno successivo.
Nel frattempo in Alto Adige ho vinto il campionato femminile Under 15 tre anni di fila, mentre continuavo sempre ad allenarmi con i maschi.
Un anno dopo che avevo fatto il provino a Friburgo, ho avuto la possibilità di fare un provino col Bayern Monaco. E’ andato bene. Avevo la possibilità di scegliere tra Friburgo e Monaco. Siccome Monaco è molto più vicino a casa mia, confrontandomi con i miei genitori ho dato il mio ok al Bayern. Avevo sei mesi per prepararmi a lasciare casa. In questi mesi ho fatto anche il Torneo delle Regioni con la rappresentativa dell’Alto Adige, dove mi ha scoperto la nazionale italiana e mi ha invitato per il primo raduno.
Nell’estate 2014, di preciso il 28 luglio, all’età di 15 anni la ragazza cresciuta in un villaggio di 800 abitanti si è trasferita all’estero nella grande città di Monaco.
Da quel giorno le cose sono diventate più serie…

Melanie Kuenrath

Credit Photo: Florentia Calcio Femminile

Settore Giovanile: conosciamo Alessia D’Aguanno

Settore Giovanile: conosciamo Alessia D’Aguanno, Classe 2003!

“Ebbene sì, è il primo anno per me, anche se ho giocato nel campetto sotto casa e sognavo di far parte di una Squadra, una Società da Sempre. Non mi aspettavo per niente una Stagione simile, neanche immaginandomela, avrei potuto sperare tanto, mi sono trovata benissimo. Staff e compagne, Stupendi. Ho sempre fatto sport, Taekwondo mi ha accompagnato nel mio percorso formativo, ma da quando sono entrata a far parte del mondo del calcio me ne sono innamorata e ho scoperto che é questo che voglio praticare. Credo che alla fine non sono stata io a scegliere questo sport, ma é stato lui a scegliere me.”

Credit Photo: Roma Calcio Femminile

I talenti italiani nascosti, la Top 11 delle migliori giovani della Serie B

La Serie B è per eccellenza la serie dei giovani talenti che vengono mandate in cadetteria a crescere per fare il grande salto nella massima serie. Perciò la seconda serie è terreno fertile per trovare i talentini italiani pronti ad esplodere, La Giovane Italia non lascia indietro nessuno e quindi ecco la top 11 delle migliori giovani della Serie B.

PORTIERI
Porta che viene affidata alla giovane Olivieri, portiere del Chievo Fortitudo partita come seconda e pian piano si è conquistata la fiducia di mister Zuccher a suon di grandi parate e miracoli; molto spesso se la Fortitudo non ha perso punti per strada è proprio per merito suo e la certezza è quella che può dare solidità al reparto anche qui. Sempre pronta in panchina c’è Gloria Ciccioli, portiere classe 2000 delle titane del San Marino penalizzata dall’alternanza con la più esperta Montanari.

DIFESA
Difesa a 3 formata da Oliva, centrale di equilibrio che da tranquillità in fase difensiva e rude quando serve, Giovagnoli, il centrale ravennate classe 2002 che sta impressionando sempre più dando rocciosità alla difesa con una sicurezza impressionante tenendo conto della sua età, ed infine Serluca, esordio in Serie B per lei che sta convincendo ad ogni partita. A completare il reparto difensivo c’è Micciarelli e De Sanctis.

CENTROCAMPO
Sulle rispettive fasce si posizionano Battistini e Rigaglia che danno sostanza, spinta nella fase offensiva ed anche un’ottima visione di gioco e della porta. In mezzo abbiamo la coppia Barbaresi-Di Giammarino che garantiscono eleganza e qualità nel reparto centrale. Le due sono sempre pronte a recuperare il pallone sulla trequarti avversaria e fornendo le attaccanti di ottimi palloni da sfruttare per andare in porta. Per far rifiatare, si mettono in panchina Beleffi e Cavicchia.

ATTACCO
Le tre d’attacco hanno quel non so che di magico. Magia che viene convertita in campo con Visentin e Porcarelli come ali dietro la punta che fanno impazzire le difese avversarie con la loro velocità, i loro dribbling ubriacanti e la loro propensione per il gol (7 per la laziale e 5 per la cesenate). Al centro dell’attacco si posiziona Serena Landa, il gioiellino della squadra reduce da una Viareggio Cup da assoluta protagonista dove ha portato la Roma fino in finale (4 gol nella Viaraggio Cup e 5 in campionato). In panchina ci sono comunque ottimi elementi come la giovanissima Angori e l’attaccante del San Marino Di Luzio.

Il cordoglio dell’Empoli Fc per la scomparsa di Ivo Landi, padre del ds azzurro

Il presidente Fabrizio Corsi, la vicepresidente Rebecca Corsi, le calciatrici e tutto l’Empoli Football Club si stringono attorno al direttore sportivo dell’Empoli Ladies Marco Landi per la scomparsa del padre Ivo.

A lui, alle figlie Anna e Martina e a tutta la famiglia vanno le più sentite condoglianze e il cordoglio della società azzurra.
Credit Photo: Empoli Ladies

Orueta, l’ex-calciatrice ora medico: “Il coronavirus è il rivale più difficile che abbia dovuto affrontare”

Arrate Orueta è un ex-calciatrice dell’Athletic Club, squadra in cui ha giocato 13 stagioni e 270 partite – segnando 53 gol e vincendo quattro leghe – fino a quando non ha appeso le scarpe nel 2015.

Orueta ora si guadagna da vivere come specialista in medicina riabilitativa nel Ospedale Cruces de Barakaldo dove si vede in prima persona il danno che la pandemia COVID-19 sta causando nel paese.

“Le prospettive in ospedale sono complicate. Cerchiamo di prenderlo nel miglior modo possibile, ma ciò che sta accadendo era inimmaginabile, non sei mai pronto ad affrontare qualcosa del genere”, afferma la protagonista “Parlo molto con i colleghi del pronto soccorso, della terapia intensiva, della respirazione… Sono predisposta ad aiutarli quando ne hanno bisogno. Paura? La paura non è una parola presente nel dizionario di un medico perché ti paralizzerebbe. Quello che è fondamentale è la prudenza rispetto al virus. Devi essere molto concentrato perché salvare vite dipende da ciò che fai in ogni momento”.

Arrate, oltre ad essere un medico, è la madre di una bambina di due anni che la sta aspettando tutta i giorni a casa e che vuole abbracciarla e baciarla: “Cerchi di mantenere le distanze, ma ci sono situazioni che sono impossibili. Cerchiamo di fargli capire cosa sta succedendo perché hai abbastanza per essere rinchiuso a casa, ma con i bambini è difficile” dice “Sono l’unica nella mia famiglia che lascia la casa per lavorare e, quindi, l’unica che può portare il virus, quindi prendo le precauzioni estreme per non infettare nessuno e sentirmi in colpa”.

Come calciatrice, Arrate era elegante, con grande tocco e visione di gioco e come medico, queste abilità sono destinate a moltiplicarsi: “Pensavo di aver giocato molte partite importanti nella mia vita, ma senza dubbio questo supera i limiti” dice riferendosi all’attuale crisi sanitaria “Il coronavirus è il rivale più difficile che io abbia mai dovuto affrontare”.

Photo Credit: marca.com

Martina Brustia, Inter TV: “Cerco di usare qualunque oggetto della casa per allenarmi”

La talentuosa centrocampista nerazzurra Martina Brustia ha parlato ad Inter TV delle sue giornate a casa:

“Stiamo bene, siamo in casa tutti insieme in famiglia. Cerchiamo di andare avanti. Mio padre non ce la fa più a vedermi così, cerco di usare qualunque oggetto della casa per allenarmi. Seguo il programma del preparatore e devo dire che si riescono a fare molte cose anche in casa, pensavo peggio, invece si possono fare cose utili”.

Poi c’è anche da studiare, abbiamo le registrazioni delle lezioni on-line. Comodo per prendere appunti, per noi è una fortuna nella sfortuna avendo il materiale a disposizione. Sono al terzo anno di economia. Non sono appassionata di videogames perché sono scarsa e mi veniva il nervoso. I primi giorni di quarantena mi sono impegnata di più in cucina, ora però faccio più cose in casa. Sto vedendo film a ripetizione, ora sto aspettando che ricominci ‘La casa di carta’”.

“E’ un momento che ti fa riflettere e ti insegna a non dare niente per scontato. Di sicuro non mi lamenterò più di giornate intense o quando sei stanchissima dopo un intero girono di allenamenti. Ora capisci che è una fortuna riservata a poche persone e va goduta. Tutto ciò ci insegna che da un giorno all’altro ti può davvero cambiare la vita. Bisogna godersi ogni giorno”.

“Il campo mi manca tantissimo, mi mancano le compagne, il poter scherzare con loro. Devo ammettere che noi siamo fortunate perchè ogni volta agli allenamenti troviamo il modo di divertirci. Poi l’emozione della partita mi manca tanto, ma quando torneremo a viverla sarà bellissimo”.

“Il numero otto? E’ stato il numero del mio esordio in prima squadra, da lì in poi non l’ho mai lasciato. Poi penso che mi rappresenti come modello di calciatrice, mi ci sono affezionata e ci tengo particolarmente. Mi definisco una centrocampista di quantità, corsa e fisicità”.

Credit Photo: Vanni Caputo

Ministro dello Sport Spadafora: “Lavoriamo per giocare a Maggio”

Il Ministro dello Sport Vincenzo Spadafora ha parlato a Sky della possibile ripartenza dello sport e dei campionati a maggio.

“Ci sarà un piano per le iniziative che devono partire a maggio, cioè da quando speriamo di poter essere fuori dall’emergenza coronavirus per pensare al futuro. Ma bisogna che a quella data tutte le realtà sportive possano arrivare con le risorse necessarie. Ora abbiamo di fronte dieci giorni importanti, saranno ancora vietate le competizioni sportive di ogni ordine e grado e dobbiamo chiedere un ulteriore sacrificio ai nostri atleti perché abbiamo vietato ogni allenamento in ogni tipo di struttura”.

Credit Photo: Alessio Boschi 

 

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