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Cristiana Girelli: “Il mio futuro in Nazionale? Sono un po’ impreparata, vedremo cosa succederà”

Photo Credit: Paolo Comba - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

“Sul futuro in Nazionale sono un po’ impreparata”. Suonano come un fulmine a ciel sereno le parole di Cristiana Girelli che fa fatica a trattenere le lacrime al pensiero al possibile addio all’Azzurro. Nel post gara di Inghilterra-Italia di ieri sera la punta poi corregge il tiro: “Non posso lasciare cosi la Nazionale, in questo modo. Ci sarà tempo e modo di riflettere. Questo Europeo mi ha lasciato qualcosa di positivo -aggiunge la numero 10 della Nazionale- perchè abbiamo disputato qualcosa di davvero grande. Sono emozioni troppo belle da non poter rivivere“.

Guardando al futuro poi la calciatrice della Juventus, al termine della sfida contro le inglesi, ricorda: “Tra due anni ci sono i Mondiali, vedremo cosa succederà”. Sulla sconfitta in semifinale contro l’Inghilterra, invece, Girelli ammette: “L’Italia è grande, possiamo dirlo”, mentre difficile nascondere la delusione post eliminazione: “Il calcio a volte può essere crudele, anche se ci siamo fermate a due minuti dalla finalissima, che sarebbe stata qualcosa di stratosferico, ho visto un’ottima Italia”.

In conclusione la centravanti dell’undici del CT Soncin fotografa cosi questo Europeo: “Dobbiamo essere orgogliose di noi e di quello che abbiamo fatto, nulla cancellerà questo percorso neanche un rigore al 120′. Abbiamo vissuto delle emozioni forti e grandissime anche se resta il rammarico perchè abbiamo fatto una bella partita contro la squadra campione d’Europa”.

Giulia Olivieri, la guerriera gentile dell’ItalBeach Soccer: “Giocare a Castellammare è un sogno”

Ci sono storie che si nascondono tra i vicoli assolati di un pomeriggio d’estate, in una piazza di Castellammare di Stabia, dove il pallone è un prolungamento dell’anima e l’asfalto brucia sotto le suole delle scarpe lise. E poi ci sono storie che sembrano disegnate dalla sabbia. Giulia Olivieri non è un personaggio da copertina. È una di quelle ragazze che il calcio se l’è preso a morsi, controvento, fuori dal copione. Una storia che inizia nel 1987, il 17 settembre, a due passi dal Golfo di Napoli. È nata in una casa piena di voci, quella di mamma Raffaella e di papà Salvatore. Cresce con tre fratelli più grandi – Carmela, Ermelinda, Mario – e un fratello più piccolo, Giovanni. Una formazione familiare più da partita che da album fotografico. E se da piccolina Giulia rincorreva un pallone per le strade del quartiere, non era per noia. Era istinto. Un istinto che sapeva di libertà.

A 16 anni arriva la prima maglia vera, quella del Gragnano. Non ha mai saputo che esistesse un campionato di calcio femminile, ma ha sempre saputo che il calcio le scorreva addosso come il sole sulla pelle. La chiamavano “quella che gioca con i maschi”. Giocava per puro divertimento, sì, ma sotto sotto c’era qualcosa di più. La sfida contro i pregiudizi. L’orgoglio di chi non chiede il permesso. E allora via, stagione dopo stagione, con una lista di squadre che racconta un’intera generazione calcistica al femminile: Juve Stabia, Roma CF, Real Lady Savoia, Real Marsico, Pink Sport Time, Sant’Egidio, Vis Mediterranea e infine Salernitana Women. In mezzo? Il cuore, messo in ogni assist, corsa, cross, gol e tackle. E la testa, quella di chi si è sempre ispirata al Pallone d’Oro 2003 Pavel Nedvěd, “per il suo modo di giocare, simile al mio”. Ma il vero idolo è sempre stato il campione del mondo 2006 Alessandro Del Piero. Eleganza, classe e orgoglio. Quelli che Giulia ha sempre portato in campo. E poi c’è Gioia Margherita Masia, compagna di squadra e capitano ai tempi della militanza nella Roma CF: “una fonte d’ispirazione dentro e fuori dal campo”, dice. E lo dice con la gratitudine di chi ha visto da vicino cosa significa essere una leader senza alzare mai la voce.

Ma la svolta vera, quella che cambia per sempre il corso della storia, arriva per caso. Una telefonata. Una portiere, amica sua, le dice: “Giulia, devi provare il beach soccer”. E lei pensa: “È matta. Io sulla sabbia non ci so stare”, ma accetta comunque. Perché dietro le sue esitazioni c’è la fame di chi sa riconoscere le occasioni travestite da follie. E da lì nasce tutto, fino a raggiungere l’azzurro. Sì, la Nazionale. Vicecampionessa d’Europa nel 2022 a Cagliari (Italia-Spagna 0-2, 11 settembre). E nel 2024, sempre in Sardegna, arriva anche la fascia da capitano delle Azzurre. Sì, perché nella sabbia non si bara. La sabbia è spietata. Richiede gambe, fiato e coraggio. Lei però ha qualcosa in più: ha la fame. Quella che racconta di partite giocate per strada, quando era l’unica bambina tra dieci ragazzini scalmanati. E ha la visione. Quella che ti permette di capire che il gesto tecnico più difficile, sulla sabbia, è rendere tutto semplice. Come fanno Claudia Saggion, che “sembra danzare”, o Maria Fabiana Vecchione, che è “una fuoriclasse assoluta”.

E adesso, Giulia è tornata a casa. Castellammare di Stabia. La stessa città dove ha tirato i primi calci al pallone. Ma stavolta è diversa. Stavolta ha lo stemma dell’Italia sul petto. E venerdì 25 luglio (ore 19.15), nella Beach Area situata sul lungomare, giocherà contro i Paesi Bassi la gara inaugurale della fase di qualificazione alla Superfinal della Women’s Euro Beach Soccer League, davanti ai suoi amici, ai suoi fratelli, alle sue nipoti Gabriele, Giorgia e la piccola Giulia, che porta il suo nome. Giocherà con il rumore del mare dentro e con il passato che le passa accanto, come un’ombra sorridente. “Non mi sarei mai aspettata di essere qui onestamente. Giocare con la Nazionale dove tutto è iniziato è un sogno che si avvera”, dice. Ma il punto è proprio questo: che i sogni, se ci credi abbastanza da sporcarti i piedi di sabbia, alla fine si realizzano. E profumano di sale e di famiglia.

Giulia Olivieri non è solo una calciatrice. È cuore, grinta, testardaggine. Una combattente gentile. Una ragazza che ha cambiato idea sulla sabbia, e ha fatto della sabbia la sua casa. E in fondo, se oggi c’è una ragazzina che guarda la Nazionale Femminile di Beach Soccer e sogna, lo deve anche a lei. A quella ragazza che giocava per strada con il sorriso sulle labbra, perché il calcio, come la vita, è più bello quando ti fa divertire. Anche se sei l’unica a crederci.

L’ELENCO DELLE CONVOCATE

Portiere: Valeria Dilettuso, Martina Galloni;
Difensore: Carmela Ciccarelli, Alice Ferrazza, Debora Naticchioni;
Esterne: Silvia Nietante, Giulia Olivieri*, Maria Fabiana Vecchione, Erika Veglio;
Attaccanti: Stephanie Galluccio, Roberta Illiano (Napoli Indipendent), Veronica Privitera (Levante Caprarica).

*convocata il 16 luglio in sostituzione dell’indisponibile Teresa Penzo.

Staff – Tecnico: Emiliano Del Duca; Capo delegazione: Ferdinando Arcopinto; Assistenti tecnici: Simone Feudi e Michele Leghissa; Preparatore dei portieri: Ivan Martinelli; Preparatore atletico: Paolo Larocca; Medici: Riccardo Pella e Matteo Vacca; Fisioterapista: Dario Colosimo; Segretario: Fabio Ferappi; Ufficio Stampa: Alessandro Paoli.

WOMEN’S EURO BEACH SOCCER LEAGUE 2025

Gruppo A: ITALIA, Portogallo, Svizzera, Paesi Bassi

Prima giornata (venerdì 25 luglio)

Ore 16.30: Portogallo-Svizzera
Ore 19.15: Paesi Bassi-ITALIA

Seconda giornata (sabato 26 luglio)

Ore 16.30: Portogallo-Paesi Bassi
Ore 19.15: ITALIA-Svizzera

Terza giornata (domenica 27 luglio)

Ore 16.30: Svizzera-Paesi Bassi
Ore 19.15: ITALIA-Portogallo

Pro Palazzolo: quattro arrivi, tre rinnovi e addii importanti tra le biancazzurre

Photo Credit: Pagina Instagram FC Pro Palazzolo

La Pro Palazzolo sta proseguendo il suo avvicinamento al campionato di Serie C con operazioni di mercato sia in entrata che in uscita.

La società biancazzurra ha preso in porta Aurora Gilardi (’04, nella foto) che ha militato nel Brescia e nel Lumezzane, dall’Orobica arrivano il difensore a Alice Foti (’97) e l’attaccante Federica Troiano (’93) e sempre nel reparto offensivo arriva Giulia Baruffaldi (’03) che con la Pro Sesto aveva messo a referto 16 reti. Rimangono biancazzurre il difensore Federica Parsani (’96) e le centrocampiste Laura Paris (’03, rimasta out nella scorsa stagione per un infortunio) e Chiara Bonacina (’96, anch’essa fuori per un infortunio avvenuto nella finale di Coppa contro il Como lo scorso anno).

Luana Merli in azione lo scorso anno con la maglia della Pro Palazzolo (Photo Credit: Pagina Facebook FC Pro Palazzolo)

Tuttavia, non faranno parte Palazzolo nella stagione che sta per iniziare Luigi Mancini che ha ricoperto fino a poche settimane fa il ruolo di direttore generale delle palazzolesi e Luana Merli che, nella precedente annata, aveva vinto la classifica marcatrici di Eccellenza Lombardia con 38 reti. Quest’ultima ha voluto scrivere un post sui social: “Ho aspettato qualche giorno prima di scrivere questo post: dovevo metabolizzare. Dopo essere stata la prima riconferma a inizio giugno, mi sono ritrovata il 17 luglio, a ricevere una chiamata in cui mi viene comunicato che non farò più parte del progetto. Non è tanto la decisione in sé, quanto il modo. Parlo di rispetto. Di correttezza. Di lealtà. Di trasparenza. Di umanità. Concetti che, evidentemente, certe persone non conoscono. Il campo ha sempre parlato. Ho fatto sacrifici, ho giocato mettendo a rischio la mia salute, mi sono messa a disposizione della squadra anche quando il mio fisico non reggeva. E questo è il ringraziamento: una chiamata a metà luglio, quando ormai tutte le squadre sono già formate. Trovare un’alternativa ora è quasi impossibile. Si parla tanto della crescita del calcio femminile, ma finché ci saranno persone che ne tolgono la purezza e i valori, continueremo a rimanere fermi al punto di partenza. Di quest’annata mi porterò nel cuore tutto ciò che abbiamo costruito noi ragazze nello spogliatoio. I sacrifici. La lotta. La gioia di vincere un campionato e l’onore di indossare quella maglia. Peccato vedere tutto distrutto alla fine dell’anno. Una cosa è certa: a quasi 38 anni non permetto a nessuno di mettermi i piedi in testa. E anche se questi sono gli ultimi anni della mia carriera, non sarà certo qualcun altro a decidere come e quando finirà. Ci rivediamo sui campi“.

In merito a questo e sul mercato che sta facendo la Pro Palazzolo finora, abbiamo voluto sentire il direttore sportivo Andrea Orio: “Stiamo costruendo una squadra che rispecchi la nostra identità: vogliamo atlete affamate, motivate, con voglia di mettersi in gioco e di crescere insieme al progetto. Non guardiamo solo al curriculum o alla carriera passata, ma soprattutto all’attitudine quotidiana, alla disponibilità al lavoro, alla capacità di fare gruppo e di rispettare le regole. Stiamo puntando su un mix di giovani talenti e profili più esperti, ma con caratteristiche ben precise: professionalità, spirito di sacrificio e cultura del lavoro. Vogliamo persone che credano nel percorso, non solo giocatrici che scelgano la maglia per comodità o per status. L’obiettivo è creare un gruppo solido, competitivo e coeso, che metta sempre la squadra davanti al singolo. Lo sfogo social di Luana Merli? Sì, ho letto il post e sinceramente mi dispiace vedere un’atleta esperta scegliere di esternare pubblicamente un disappunto in quei toni, soprattutto dopo tutto ciò che la società ha fatto per lei durante la scorsa stagione. Luana ha attraversato una stagione complicata a livello fisico, e proprio per questo la società le è sempre stata vicina: le sono state garantite cure mediche, fisioterapia, massima disponibilità anche nei tempi e nei carichi di lavoro. Non le è mai mancato supporto, né umano né professionale. La società ha sempre creduto in lei, tanto da essere tra le prime riconfermate a inizio giugno. Tuttavia, nel corso delle trattative e dei confronti recenti, i toni utilizzati da Luana nei confronti della mia figura e di conseguenza della società che oggi rappresento sono stati, a nostro avviso, fuori luogo e poco consoni a un’atleta di alto livello e con la sua esperienza. Il rispetto di cui parla è un valore che va in entrambe le direzioni, e non può essere invocato solo quando fa comodo. Le scelte tecniche fanno parte del calcio e possono piacere o meno. Ma trasformare una decisione, per quanto dolorosa, in un attacco personale, screditando chi per mesi ti ha sostenuto, non è corretto. Il dispiacere per un addio ci può stare, ma ci sono modi e modi di affrontarlo. Detto ciò, le auguriamo comunque di trovare una nuova collocazione e di chiudere la sua carriera nel modo che desidera. Ma riteniamo doveroso chiarire che la società ha agito sempre con correttezza, serietà e trasparenza“.

Speciale promozioni, Colaianni e la Soccer Altamura tagliano il traguardo della Serie A: “Sensazione incredibile”

Credit: Soccer Altamura

COLAIANNI – Solo due stop dal suo arrivo datato 20 novembre 2024 e il merito di aver strappato ben 4 punti alla corazzata giallorossa. Raffaele Colaianni ripercorre il film della stagione in biancorosso, la prima mai vissuta alla guida di una squadra femminile.
“Anche se l’approccio è stato molto positivo, non nascondo che ci siano stati anche momenti duri come la delusione dell’uscita ai quarti in Coppa Italia, un ko che ha richiesto diversi giorni per essere metabolizzato, e poi la sconfitta col Levante nell’andata del terzo turno playoff. Ma abbiamo saputo superarli con carattere: già nel secondo tempo di Caprarica ero sicuro che in casa saremmo stati devastanti e al PalaPiccinni è stato davvero così: 5-1 e qualificazione alla Final Four di Cesena”.

Col Sassari escluso d’ufficio per la mancata presentazione all’evento, le biancorosse hanno esordito al Carisport direttamente per l’ultimo atto.
“Eravamo più fresche, questo è un dato oggettivo, ma dall’altra parte non è stato facile rompere il ghiaccio in una gara che aveva quel peso specifico. Poi il Pero veniva da una vittoria che gli aveva dato adrenalina, mentre noi ci portavamo ancora dietro le scorie della gara secca di Fasano. Fortunatamente – continua Colaianni – abbiamo imparato la lezione presa con la Jasnagora: se a quell’appuntamento eravamo arrivati con troppa tensione, in questo siamo stati bravi a gestire tutte le fasi del match. L’immediato sorpasso di Betinha dopo il pari di Giuliano? È stato determinante. Stavo per chiamare il time out, avevo visto qualche espressione intimorita, e invece siamo state brave a rimetterci subito in carreggiata”.

Ci ha pensato Castro, poi, a chiudere il discorso: la Soccer vola quindi in Serie A ed è la prima realtà sportiva altamurana a raggiungere la massima categoria nel futsal.
“Fa un effetto strano – sorride – perché mai avrei pensato che un giorno avrei allenato una squadra femminile e invece, alla prima esperienza, abbiamo addirittura vinto il campionato che porta l’Altamura a questo livello. È stato uno degli anni più difficili della mia carriera, ma sicuramente anche uno di quelli di cui di cui vado più orgoglioso”.

Gravina: “Solo applausi per le Azzurre, sono state straordinarie. Questo è solo l’inizio”

Photo Credit: Paolo Comba - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Termina in semifinale il grandioso percorso dell’Italia a EURO 2025: a Ginevra vince l’Inghilterra 2-1 e conquista la finalissima. Bonansea porta avanti le Azzurre ma la giovanissima Agyemang pareggia il conto al 96′ mandando la partita ai supplementari. A un minuto dai rigori viene concesso un penalty alle inglesi: Giuliani respinge la conclusione di Kelly che poi insacca sulla respinta. Le Campionesse d’Europa in carica se la vedranno in finale con la vincente tra Spagna e Germania. C’è tanta amarezza per l’eliminazione della Nazionale di Soncin, che è andata vicinissima a realizzare un sogno. Tuttavia, l’ammirazione e la stima per il cammino compiuto nella rassegna elvetica sono state costanti nelle voci del post partita. “Solo applausi per le Azzurre” – il commento del Presidente della FIGC Gabriele Gravina – “in tutto il campionato europeo sono state straordinarie. Questo è solo l’inizio, anche grazie al lavoro di Soncin questo gruppo regalerà agli italiani tante altre emozioni”.

INGHILTERRA-ITALIA 2-1 (pt 0-1) d.t.s.

Inghilterra (4-3-3): Hampton; Bronze, Williamson (dall’85’ Agyemang), Morgan, Greenwood (dal 121′ Carter); Toone, Walsh (dal 105′ Clinton), Stanway (dal 77′ Kelly); James (dal 46’ Mead), Russo (dall’85’ Beever-Jones), Hemp. A disp: Moorhouse, Keating, Charles, Mead, Le Tissier, Clinton, Carter, Agyemang, Kelly, Beever-Jones, Park, Wubben-Moy. Ct Wiegman.

Italia (3-4-3): Giuliani; Lenzini (dall’89’ Piga), Salvai, Linari; Di Guglielmo, Caruso, Giugliano (dall’89’ Greggi), Oliviero; Cantore (dal 72’ Cambiaghi), Girelli (dal 64’ Piemonte), Bonansea (dal 72’ Severini). A disp: Baldi, Durante, Schatzer, Severini, Piemonte, Piga, Bergamaschi, Serturini, Goldoni, Boattin, Greggi, Cambiaghi. Ct Soncin.

Marcatrici: 33’ Bonansea (ITA), 90’+6′ Agyemang (ING), 119′ Kelly (ING)

Arbitro: Ivana Martinčić (CRO), Sanja Rodjak-Karšić (CRO), Staša Špur (SVN), Quarto ufficiale Désirée Grundbacher (SUI), VAR Dennis Higler (NED), AVAR Fedayi San (SUI)

Note: ammonite Giuliani (ITA), Linari (ITA), Morgan (ING), Cambiaghi (ING), Mead (ING)

Italia-Inghilterra, più forti della beffa: il sogno è stato spezzato, ma l’onore resta

Photo Credit: Paolo Comba - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

La fine di un sogno può fare rumore. E questa volta, a Ginevra, ha il suono amaro del fischio finale, dell’ennesimo cartellino giallo, di un rigore dubbio. L’Italia Femminile dice addio a Euro 2025, battuta in semifinale per 2-1 da un’Inghilterra cinica, aiutata da episodi controversi e da un arbitraggio quantomeno discutibile.

Ma resta un cammino da applausi, una Nazionale capace di riscrivere la propria storia recente, con il cuore in mano e la testa alta. Perché giocare alla pari con le campionesse d’Europa, metterle in difficoltà, andare avanti e lottare fino all’ultimo secondo vuol dire essere diventate grandi.

Il racconto di un sogno interrotto

L’approccio iniziale azzurro è da grande squadra: ordinata, coraggiosa, intensa. Il gol del vantaggio arriva al 28’ con un’azione da manuale: Cantore ruba palla a Greenwood a centrocampo, serve Caruso, che trova un varco e verticalizza in area. Sul secondo palo si inserisce Bonansea, che controlla al volo e trafigge Hampton con un destro chirurgico. 1‑0 Italia, lo Stade de Genève esplode.

L’Inghilterra prova a reagire ma fatica a costruire occasioni vere. E’ nel secondo tempo che le inglesi alzano il ritmo e nel finale trovano il pari: cross insidioso di Kelly, Mead manca l’intervento, la traiettoria inganna Giuliani, e sulla respinta corta è Agyemang, ancora una volta subentrata dalla panchina, a controllare e calciare di collo rasoterra. Il pallone passa sotto le gambe di Linari e della numero 1 azzurra. È 1‑1 al minuto 87.

Nel primo tempo supplementare supplementare succede poco, ma il ritmo resta alto. Nella ripresa, l’Inghilterra sfiora il gol con Agyemang, che colpisce la traversa. L’Italia resiste con le ultime energie, fino al minuto 119, quando arriva l’episodio che spezza definitivamente il sogno: Severini interviene in area su Russo, la croata Martincic assegna un rigore molto generoso, in una dinamica dove il contatto sembra minimo e tutt’altro che punibile.

Sul dischetto va Kelly, Giuliani respinge, ma sulla ribattuta è ancora l’attaccante inglese a farsi trovare pronta: tap-in vincente e 1-2 Inghilterra. L’Italia non ha più il tempo né le forze per reagire. Il triplice fischio arriva come una lama.

Un arbitraggio che fa discutere

Difficile restare in silenzio: l’arbitraggio ha condizionato e non poco la sfida. I cartellini gialli sono arrivati quasi solo da un lato, persino per proteste pacate. I minuti di recupero, sette, hanno alimentato confusione. E il rigore — un contatto minimo — ha spezzato una partita che sembrava avviata ai supplementari. Una gestione sbilanciata che non rende giustizia alla prestazione azzurra.

Lacrime e applausi

Alla fine, solo emozioni vere. Al centro del ring, Laura Giuliani si inginocchia: ha parato il rigore con straordinaria reattività, solo per vedersi sfuggire il sogno sulla ribattuta. Bonansea con lo sguardo perso nel vuoto, poco distante Cristiana Girelli nasconde il volto tra le mani, le lacrime che rigano il viso sono quelle di una capitana che ha dato tutto. Elena Linari, roccia difensiva e colonna dello spogliatoio, piange ai microfoni Rai: dentro, la delusione di chi sa che il sogno si è infranto sul più crudele dei finali. Non è solo una sconfitta. È la fine di un percorso che ha riportato l’Italia tra le grandi d’Europa. Un traguardo costruito con il lavoro, la fatica, la consapevolezza di potercela giocare con chiunque.

La Top 3 Azzurre di Inghilterra-Italia

Barbara Bonansea – Voto: 8

Schierata come esterna sinistra, ha sfruttato bene la sua velocità e il dribbling per allargare il gioco e creare superiorità numerica sulle fasce. Il suo movimento è stato fondamentale per aprire spazi nella difesa inglese, con continui accentramenti e combinazioni con Cantore e Girelli. Ha segnato il gol del vantaggio con un tiro preciso e potente, dimostrando ottima capacità di finalizzazione. Anche in fase difensiva ha dato un contributo importante, pressando alto e aiutando a recuperare palloni. Nonostante l’Italia non sia riuscita a chiudere la partita, Bonansea è stata una delle protagoniste più dinamiche e pericolose, confermandosi una pedina chiave nel sistema offensivo azzurro.

Sofia Cantore – Voto: 7
La partita contro la Norvegia, in cui aveva firmato due assist decisivi, era stata da me definita la “partita della consacrazione” per Cantore, e la sua prestazione contro l’Inghilterra ha confermato questa crescita. La sua energia e la sua velocità sulla fascia destra hanno rappresentato una delle maggiori fonti di pericolo per le inglesi, riuscendo a rompere il ritmo della difesa avversaria con cavalcate e giocate imprevedibili. Tuttavia, la sua sostituzione nel secondo tempo ha coinciso con un appannamento dell’attacco italiano, che ha perso in profondità e capacità di creare superiorità numerica sulle fasce, elemento decisivo per il pressing alto e la costruzione offensiva.

Arianna Caruso – Voto: 6.5
Cuore e cervello del centrocampo azzurro, Caruso ha saputo leggere la partita con grande intelligenza tattica. I suoi recuperi e le sue chiusure hanno spesso spezzato le azioni offensive inglesi, mentre la sua capacità di dettare i tempi ha facilitato la costruzione del gioco dell’Italia. Il lavoro oscuro di Caruso è stato più volte lodato anche dai media internazionali, come BBC Sport e The Guardian, che hanno sottolineato come senza di lei il centrocampo avrebbe perso stabilità.

Il sogno finisce, ma il futuro è cominciato

Si ferma qui il cammino azzurro, ma qualcosa è cambiato. Questo gruppo ha dimostrato di valere. Di poter competere. Di meritare attenzione. Ha fatto innamorare. E ha portato il calcio femminile italiano dove mancava da troppo tempo: al centro del racconto sportivo e nel cuore di chi guarda. Finisce un Europeo, ma non la storia.

Articolo a cura di Chiara Frate

Kelly regala la finale all’Inghilterra – Un déjà vu che si ripete

Photo Credit: Paolo Comba - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Un goal sotto, la parità, poi il gelo. Una clamorosa rimonta ad opera dell’Inghilterra spedisce le azzurre sulla strada del rammarico, ad un passo dal traguardo finale dell’europeo.

Continua, quindi , il sogno delle Lionesses, forti del primo passo in avvicinamento con Agyemang (appena subentrata sul verde dello stadio di Ginevra) e della seconda e decisiva firma che porta il nome di Kelly. Letale un rigore. È così che la squadra seguita dalla CT Wiegman affronterà la vincente della sfida in programma questa sera a Basilea tra Spagna e Germania. La storia sembra, però, già ripetersi; la medesima Nazionale centra per il secondo anno consecutivo la finale della competizione, confermandosi tra le quattro performer migliori in circolazione.

Ed è stata proprio la numero 18 inglese, premiata MVP del match appena concluso, a pronunciarsi post trionfo; l’esperta attaccante, ai microfoni di ITV, ha detto: “La speranza di arrivare a vincere l’europeo è ora più viva che mai; abbiamo la fiducia e le qualità per farlo. Non ci resta che continuare a lavorare sodo per arrivare a questo weekend con la giusta forza e vitalità”.

La parentesi post gara è terminata con le dichiarazioni della capitana Leah Williamson che, con grande orgoglio, a BBC Sport, ha confessato: “L’Italia ha ben eseguito un gran piano di gioco, tanto che nel primo tempo abbiamo avuto qualche problema di intesa.

Ora sappiamo di aver raggiunto una finale importante dove non c’è tempo per gli sbagli; spero che i tifosi continuino a divertirsi, noi intanto stiamo dando tutto!”.

Come solitamente si dice in questi casi…che vinca la migliore.

Soncin: “La parola che ci resta è orgoglio”. Linari: “Grande dispiacere”

Photo Credit: Paolo Comba - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Anche il Ct Soncin ha lanciato un messaggio di fiducia e di positività per quello che hanno espresso in campo le sue ragazze: “La parola che ci resta è orgoglio. Le ragazze devono essere orgogliose di quello che è stato fatto, aver tenuto testa alle Campionesse in carica ci deve dare tanta convinzione per il futuro. Non ci sono parole per descrivere le emozioni che ci hanno accompagnato in questo percorso. Meritavamo un finale differente, dopo tante decisioni difficili da commentare. Abbiamo sentito l’affetto degli italiani, sia stasera che nei giorni passati. Dall’Italia ci sono stati tanti messaggi di vicinanza, un’altra conquista da parte delle ragazze. Peccato perché eravamo vicini al sogno di giocarci la finale”.

Resta però l’ottimo percorso fatto fino alla semifinale con l’Inghilterra, commentato così al triplice fischio dal Ct: “Giocarsi una partita così per 120′ con le Campionesse in carica quando tutti ci davano per sconfitti ci rende merito: abbiamo fatto tanti passi avanti, siamo orgogliosi”Più dure le parole di Linari invece, in particolare sul calcio di rigore: “Mi dispiace particolarmente per il rimpallo che c’è stato al pari e mi prendo le mie responsabilità. Sul rigore speravo che si andasse al VAR perché conosco Severini e se mi dice che non era rigore le credo”.

Nazionale cosi fa male: finale ad un passo, l’Inghilterra vince in rimonta ai supplementari

Photo Credit: Paolo Comba - PhotoAgency Calcio Femminile

Va all’Inghilterra la semifinale di Ginevra: sconfitte le Azzurre, per 2-1, che vanno ad un passo dalla finalissima di domenica 27 a Basilea.  Allo Stade de Genève, davanti a 26.600 spettatori, la rete di Bonansea, arrivata poco dopo la mezzora, viene rimontata nel recupero da Agyemang mentre Kelly ribatte in rete un rigore parato da Giuliani ai supplementari. Un’Italia tutto cuore e carattere non accede cosi ad una finale tanto sognata. Per la sfida contro le inglesi Soncin ha scelto tra i pali Giuliani coperta dal pacchetto arretrato formato da Lenzini Linari e Salvai. In mediana Di Guglielmo e Oliviero  agiscono sulle linee laterali con Giugliano e Caruso nel mezzo mentre Bonansea e Cantore fungono da rapporto con l’unica punta Girelli.

L’Inghilterra parte aggressiva con l’Italia a compattarsi dietro e chiudere gli spazi con difficoltà di uscire dalla propria metà campo. Le Azzurre stentano a palleggiare affidandosi a qualche palla lunga per farsi vedere dalle parti di Hampton. Prima vera occasione per le inglesi al 10′ con James che gira centralmente da buona posizione con Giuliani attenta alla parata mentre al 19′ Russo controlla bene in area ma calcia sul fondo dall’altezza dell’area di rigore mentre al 23′ non riesce dare potenza al suo colpo di testa. Al primo vero affondo, però, l’Italia passa: dal settore destro la palla arriva a Bonansea che, al 33′, dal cuore dell’area batte di potenza Hampton. La risposta inglese arriva al 37′ con un contropiede concluso da James che trova attenta Giuliani e al 40′ con un tiro-cross di Hamp che percorre tutto lo specchio della porta.

Nella ripresa Greenwood non inquadra lo specchio in avvio mentre Hemp al 7′ tira tra le braccia di Giuliani. Per l’Italia Cantore calcia in maniera potente ma centrale, da posizione defilata, al 9′ con Hampton a respingere di pugno mentre Walsh sul fronte opposto che non trova la porta. Al 19′ Girelli, claudicante, lascia spazio a Piemonte con le inglesi che da li a poco chiamano alla parata Giuliani con Mead. Al 28′ Bonansea e Cantore vengono rilevate da Cambiaghi e Severini con l’Italia che passa al 3-5-2.  Al 31′ Stanway controlla sulla trequarti e poi prova il destro che finisce largo ma l’Italia non sta a guardare e nel giro di pochi minuti Caruso cerca di sorprendere Hampton con un pallonetto mentre Piemonte di testa mette alto. Occasionissima doppia al 42′ con Cambiaghi a girare di prima intenzione con Hampton a smanacciare e Severini a mancare il tap-in da pochi passi. Nel finale Soncin inserisce Piga per Lenzini e Greggi per Giugliano ma 7′ di recupero Agyemang, da poco entrata, ristabilisce però la parità con un bolide che porta la gara ai supplementari.

Si riparte con l’Inghilterra rinvigorita che sembra averne di più: da una parte opportunità di Greggi dal limite, con palla però debole e centrale, mentre dall’altra Kelly spara al lato. Le squadre si allungano con continui rovesciamenti di fronte con il primo tempo supplementare che termina 1-1. La seconda frazione riparte sulla falsa riga della prima con la formazione di Sarina Wiegman ad insistere maggiormente nella nostra metà campo senza trovare però particolari varchi dalle parti di Giuliani. La traversa salva però l’Italia dallo strapotere fisico di Agyemang che si destreggia tra Linari e Salvai con il legno ad allontanare il suo destro. Severini, poco dopo, commette un’ingenuità stendendo Mead in area e nonostante la parata di Giuliani sul primo tiro di Kelly il portiere può poco sulla ribattuta dell’avanti inglese che decide la semifinale: termina cosi 2-1 per l’Inghilterra che accede in finale.

Nazionale acciuffata sul più bello: ai supplementari la sfida con l’Inghilterra

Photo Credit: Paolo Comba - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Viene acciuffata sul più bello l’Italia che si fa scappare la vittoria in semifinale nel recupero. A Ginevra terminano 1-1 i tempi regolamentari: allo Stade de Genève, davanti a 26.600 spettatori, alla Bonansea risponde il pari di Michelle Agyemang. Per la sfida contro le inglesi Soncin ha scelto tra i pali Giuliani coperta dal pacchetto arretrato formato da Lenzini Linari e Salvai. In mediana Di Guglielmo e Oliviero  agiscono sulle linee laterali con Giugliano e Caruso nel mezzo mentre Bonansea e Cantore fungono da rapporto con l’unica punta Girelli.

L’Inghilterra parte aggressiva con l’Italia a compattarsi dietro e chiudere gli spazi con difficoltà di uscire dalla propria metà campo. Le Azzurre stentano a palleggiare affidandosi a qualche palla lunga per farsi vedere dalle parti di Hampton. Prima vera occasione per le inglesi al 10′ con James che gira centralmente da buona posizione con Giuliani attenta alla parata mentre al 19′ Russo controlla bene in area ma calcia sul fondo dall’altezza dell’area di rigore mentre al 23′ non riesce dare potenza al suo colpo di testa. Al primo vero affondo, però, l’Italia passa: dal settore destro la palla arriva a Bonansea che, al 33′, dal cuore dell’area batte di potenza Hampton. La risposta inglese arriva al 37′ con un contropiede concluso da James che trova attenta Giuliani e al 40′ con un tiro-cross di Hamp che percorre tutto lo specchio della porta.

Nella ripresa Greenwood non inquadra lo specchio in avvio mentre Hemp al 7′ tira tra le braccia di Giuliani. Per l’Italia Cantore calcia in maniera potente ma centrale, da posizione defilata, al 9′ con Hampton a respingere di pugno mentre Walsh sul fronte opposto che non trova la porta. Al 19′ Girelli, claudicante, lascia spazio a Piemonte con le inglesi che da li a poco chiamano alla parata Giuliani con Mead. Al 28′ Bonansea e Cantore lasciano spazio a Cambiaghi e Severini con l’Italia che passa al 3-5-2.  Al 31′ Stanway controlla sulla trequarti e poi prova il destro che finisce a lato ma l’Italia non sta a guardare e nel giro di pochi minuti Caruso vede Hampton fuori dai pali e prova a sorprenderla con un pallonetto mentre Piemonte di testa mette alto sopra la traversa. Occasionissima doppia al 42′ con Cambiaghi a girare di prima intenzione con Hampton a smanacciare e Severini a mancare il tap-in da pochi passi. Nel finale Soncin inserisce Piga per Lenzini e Greggi per Giugliano nei 7′ di recupero Michelle Agyemang, da poco entrata, ristabilisce però la parità con un bolide che porta la gara ai supplementari.

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