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Scoprendo il calcio femminile: intervista a Andrea Zungri, dg del Napoli Dream Team

Il calcio femminile in Italia è un territorio ancora inesplorato, specie per chi segue questo sport in maniera approssimativa. Sono tanti i personaggi, anche noti, che in diverse circostanze hanno cercato di appoggiare la fioritura di questo ramo del calcio nostrano che fatica, e non poco, ad entrare nelle case dello spettatore medio italiano con la stessa facilità su cui possono contare gli operatori di quello maschile. Tuttavia è fra lo sposare platonicamente una causa e fare qualcosa in maniera concreta che identifichiamo lo scarto che misura quanta effettiva volontà ci sia di cambiare le cose. A volerle cambiare è sicuramente il Napoli Dream Team, società di calcio femminile napoletana che, nata nel 2011, già naviga da oltre un anno nella Serie B nazionale. Abbiamo intervistato il dg della squadra, Andrea Zungri, per conoscere attraverso la sua esperienza sul campo l’effettivo livello del calcio femminile italiano e gli obiettivi della sua squadra.

Andrea, perché a differenza degli Stati Uniti il nostro calcio femminile fatica ad affermarsi a livello nazionale. È solo un problema culturale?
Il problema culturale esiste sicuramente, ma non è la sola e unica ragione per la quale il calcio negli States è maggiormente affermato. Lì la concorrenza con altri sport come il football americano o il basket ha permesso al “soccer” di svilupparsi in modo eguale sia nel calcio maschile che in quello femminile. Non si può nemmeno negare che, in una società globale così dipendente dai mezzi di comunicazione, potrebbe bastare dare maggiore visibilità al calcio in rosa su tv, giornali e sulla rete per avvicinare le ragazze a questo sport. Un simile fenomeno capita solo una volta ogni quattro anni con le Olimpiadi, dove sport che per cultura nostrana avvertiamo come meno convenzionaleriescono comunque ha incontrare l’interesse della gente. Penso che basterebbe questo per garantire una prima affermazione al calcio femminile.

Napoli Dream Team. Il lavoro che avete fatto in cinque anni è stato notevole. Siete infatti nati nel 2011 e oggi giocate in Serie B. Quali sono i vostri prossimi obiettivi nel breve e nel lungo periodo?
Il Napoli Dream Team è una società giovane non solo per quanto riguarda la sua fondazione. È sicuramente l’unica squadra a livello nazionale che annovera uno staff di soli ventenni. Nella stagione passata, quella della nostra prima esperienza in Serie B, la rosa era composta quasi esclusivamente dagli stessi elementi che l’anno prima avevano vinto il campionato regionale di Serie C. Il balzo nel campionato nazionale ha avuto bisogno quindi del suo naturale periodo di adattamento. Dopo un anno di esperienza in cadetteria quest’anno siamo sicuramente attrezzati per migliorare il nostro score di 18 punti raccolti la passata stagione con l’obiettivo, nei prossimi anni, di diventare sempre di più il punto di riferimento del calcio femminile a Napoli e in Campania.

La cartina di tornasole che indica l’effettiva dimensione, ambita o conseguita, di una società di calcio è il settore giovanile. Questo obiettivo voi lo avete raggiunto due anni fa. Quanto è stato importante e quanto lo sarà ancora di più nel futuro?
Cos’è il settore giovanile per una qualsiasi squadra di calcio si può facilmente racchiudere in una sola parola: tutto! Anche per il Napoli Dream Team è fattore imprescindibile avere un vivaio che possa permetterci di lavorare ora per costruirci in casa le calciatrici di domani.
Per questo abbiamo deciso da tempo di concentrare tutte le nostre forze su questo fronte e a brevissimo faremo partire una campagna di promozione all’interno degli istituti scolastici dove faremo conoscere anche alle più piccole tutti i valori sani di cui questo sport è portatore attivo.

Andrea, tu oltre ad essere il dg di una squadra di calcio femminile sei anche il noto fondatore di uno storico torneo di calcio amatoriale maschile. Sbaglio se dico che entrambe le esperienze ti danno la possibilità di vivere a pieno il lato più bello di questo sport come la voglia di divertirsi?
Beh, dire che sono il fondatore di uno storico torneo di calcio amatoriale è abbastanza riduttivo (ride n.d.r).  Sono presidente di un’associazione che da anni gestisce e organizza tornei a Napoli, a Roma e nel Salento. Il vero motore che ci spinge ad aver organizzato oltre 200 competizioni in questi anni è il provare a donare a tutti  – sono oltre 10000 i ragazzi che hanno partecipato ai nostri tornei dal 2010 a questa parte – un sorriso frutto della passione e del divertimento che solo uno sport come il calcio sa donare.

Passiamo al calcio maschile. Come ti sembra il livello della nostra Serie A?
Non vorrei essere pessimista, ma credo che i vari Donnarumma, Romagnoli, Locatelli e Petagna siano ancora poca roba per poter auspicare a una ritorno della Serie A, in tempi brevi, ai fasti di un tempo. Il gap con le altre manifestazioni continentali, e mi riferisco alla Liga e alla Premier, è ancora troppo ampio e questo si riflette sia sul coinvolgimento del pubblico che sul livello delle rose delle nostre squadre.

Niente di buono, insomma.
Purtroppo è così. Vivo con l’amaro in bocca per non aver potuto assistere alle stagioni degli anni ‘80 quando a vincere lo scudetto non erano sempre e solo gli stessi ma c’erano anche altre belle realtà come Hellas, Roma, Samp e il nostro Napoli ad alimentare costantemente quello che era, senza alcun dubbio, il campionato più bello del mondo. Era un’altra epoca, erano altri budget, era un altro mondo ma per poterci avvicinare a quei livelli c’è bisogno di una seria e condivisa programmazione con alla base, naturalmente, i  settori giovanili.

Per chiudere: sulla base dell’esperienza accumulata come dg del Napoli Dream Team, se tu potessi, quali elementi propri del calcio femminile consiglieresti  a De Laurentiis di importare nel Napoli?
Credo che l’abnegazione che mette un’atleta di calcio femminile per coltivare la propria passione è qualcosa che difficilmente si può trovare altrove. Oltre agli indiscutibili sacrifici economici e di vita che questo sport comporta per tutte le ragazze che lo praticano, vi è anche una costante lotta contro la discriminazione e l’intolleranza della società. Mi auguro che De Laurentiis faccia suoi questi due valori perchè sono convinto che sono quelli che mancano ai suoi calciatori ma soprattutto a lui per permettere a tutto il popolo napoletano di tornare a sognare come un tempo.

Gloria Marinelli nella storia del calcio di Chieti: segna i primi gol della squadra neroverde in serie A

Ha solo 18 anni, ma è già entrata nella storia del Chieti calcio femminile.
Gloria Marinelli, attaccante originaria di Agnone, verrà ricordata per aver realizzato i primi gol della squadra neroverde in serie A. Una doppietta che ha permesso al Chieti di superare il Como (2-0) e ottenere la prima storica vittoria nella massima serie nazionale. Marinelli è una promessa del calcio femminile, arrivata in prestito dal Grifo Perugia e punto di forza della Nazionale under 19. «Da Marinelli voglio che attacchi la profondità perché ha le qualità e il fisico per farlo», ha detto di lei il tecnico neroverde Lello Di Camillo.
E, contro il Como, la numero nove del Chieti ha sfruttato le indicazioni del suo allenatore: la doppietta è arrivata proprio attaccando la profondità.

«Il mister sta cercando di sfruttare le mie qualità, la fisicità e la rapidità», spiega Marinelli. «Il secondo gol è stato il più difficile perché ho dovuto spostare il pallone sul sinistro e poi piazzarlo bene. Segnare due gol con la maglia neroverde, davanti ai nostri tifosi e ai miei genitori, è stata una grande emozione. L’obiettivo è farne ancora tanti per diventare il bomber della squadra e raggiungere la salvezza». Adesso cè la sosta. Il campionato del Chieti riprenderà il 29 ottobre con la trasferta a Cuneo. «Lavoreremo molto meglio in questi quindici giorni di pausa perché la vittoria porta morale», conclude il mister Di Camillo. «Alla ripresa del campionato avremo unaltra gara importante e bisognerà andare a Cuneo riportare punti a casa».

UWCL l’intera rosa del Brescia Femminile convocata per la gara di ritorno contro il Konin

E’ tempo di compiere una nuova impresa per il Brescia che scenderà in campo giovedì alle 20.30 allo stadio Rigamonti per il ritorno dei sedicesimi di finale di Champions League. Avversario il Medyk Konin che nella gara di andata ha saputo ribaltare il risultato dopo essersi trovato sul 3-1 in favore della biancoblu, terminando la gara sul 4-3 che per la squadra di Bertolini ha rappresentato la terza sconfitta consecutiva in Europa contando i quarti di finale disputati contro il Wolfsburg nella passata stagione, mentre per il Konin è stata la prima vittoria nella fase finale della competizione. La squadra sosterrà rifinitura domani presso lo Stadio Rigamonti a porte chiuse come di consuetudine Uefa.

COMBINAZIONI – Al Brescia per passare il turno basta vincere 1-0 o con un gol di scarto fino al 3-2, in caso di 4-3 si andrebbe ai supplementari e successivamente ai rigori, mentre con un 5-4 o un pareggio le biancoblu sarebbero eliminate. Se il Konin dovesse segnare quattro reti o più al Brescia servirebbe uno scarto di almeno due marcature.
BIGLIETTI – Le biglietterie dello stadio Rigamonti apriranno dalle 17:30, mentre fino al pomeriggio della gara sarà possibile acquistare i tagliandi anche presso Ostiliomobili in via Palazzolo 120 a Capriolo e sul BresciaStore online.
DIRETTA – Per chi non potesse essere allo stadio, la partita sarà trasmessa in diretta televisiva su Sport1 canale 61 del digitale terrestre.
DIFFIDATE – Due le calciatrici a rischio squalifica nel Brescia: Salvai ed Eusebio, mentre rientra D’Adda dal turno di stop. Grad nel Konin è l’unica diffidata.
ARBITRO – Dirigerà l’incontro la signora Viola Raudzina, fischietto lituano nata nel maggio del 1985.

Nel 2016 ha diretto da primo arbitro cinque gare di qualificazione ai campionati europei Under 19 con la curiosità che il 7 aprile 2016 è stata la direttrice di gara della sfida tra Italia e Danimarca Under 19 dove erano presenti Lenzini e Serturini, terminata 1-1 con rete proprio di Serturini per l’Italia. Ultima gara internazionale diretta è Kazakhistan-Far Oer Under 19 terminata 2-0 per le nordiche e diretta il 20 settembre. In Champions League ha arbitrato una partita nei gironi di qualificazione ad agosto.

CONVOCATE – L’allenatrice Milena Bertolini ha convocato l’intera rosa e le condizioni di Salvai saranno valutate fino all’ultimo.
Portieri: Bolchini, Ceasar, Marchitelli.
Difensori: D’Adda, Gama, Manieri, Salvai.
Centrocampiste: Bonansea, Cernoia, Eusebio, Fuselli, Ghisi, Lenzini, Mele, Rosucci, Serturini.
Attaccanti: Cacciamali, Girelli, Pezzotta, Sabatino, Tarenzi.

L’Empoli Ladies ha trovato una nuova casa

Il campo sportivo comunale di Cortenuova in concessione alla società di calcio femminile Empoli Ladies. Club sorto a Castelfranco di Sotto, in provincia di Pisa, con la prima squadra che milita in Serie B, e che ormai da qualche mese è divenuto “costola” dell’Empoli per quanto riguarda lo sport calcistico dedicato alle ragazze. Dunque la squadra azzurra, ma in rosa, avrà un proprio campo di allenamento nel Comune di Empoli.

Continuerà comunque a lavorare su quel terreno di gioco, in via del Piano all’Isola a Empoli Est, anche il Cortenuova Team, le formazioni dei più piccoli oltre che le squadre giovanili del club calcistico femminile. Empoli Ladies, tra l’altro, si occuperà anche di effettuare interventi di miglioramento alla struttura degli spogliatoi e ai suoi impianti. La delibera con cui la giunta comunale concede alla società il campo di Cortenuova è stata pubblicata proprio oggi e prevede un periodo di concessione che va da ottobre 2016 a settembre 2017.

«Ci fa piacere che uno dei 10 campi sportivi pubblici della nostra città ospiti una società di calcio femminile che porta avanti un messaggio di apertura di questo sport all’universo donna, inteso anche come ragazze più giovani e bambine. Il calcio da tempo non è più uno sport solo maschile, ma aumentare la presenza femminile a Empoli è per tutto il movimento un valore che si aggiunge – dice l’assessore allo sport Fabrizio Biuzzi – alla già buona rappresentanza delle ragazze che giocano a calcio. Inoltre consideriamo che si tratta di un club che milita nel campionato di Serie B nazionale, credo che darà sicuramente impulso al già vivace panorama del calcio femminile a Empoli».

Il ritorno dei sedicesimi di UEFA Women’s Champions League su Nuvola61

Con il ritorno dei sedicesimi di finale della UEFA Women’s Champions League tornano le dirette di Professione Sport su Nuvola61. Il 12 ottobre alle ore 20 si comincia con il live di Agsm Verona-BIIK Kazygurt: le ragazze di Renato Longega devono ribaltare il 3-1 subito in Kazakhstan. Il 13 ottobre, sempre alle ore 20, in diretta dallo stadio “Rigamonti” di Brescia ci sarà il return-match fra le Leonesse di Milena Bertolini e la formazione polacca del Medyk Konin. Due gare da non perdere. I collegamenti partiranno entrambi alle ore 20 su Nuvola61, canale 61 del digitale terrestre.

Donne che giocano a pallone

Non siamo pronti.
Non ancora.
Inutile raccontare il contrario. Oggi non siamo ancora pronti ad accettare che ci sia un rettangolo di gioco in erba (spesso, se non sintetica, di qualità non eccelsa) calpestato da piedi che calciano un pallone diversi da quelli di un uomo.
Donne che giocano a pallone.
Non si possono vedere, dai.
Hanno le cosce grosse.
Non hanno potenza.
Sembrano maschi, anzi sono maschi usciti male.
Inguardabili le loro partite.
Ma dove vogliono andare queste?
Sono brutte a vedersi.
Il calcio é per gli uomini.
Già ci capiscono poco quando lo guardano figurati a giocarlo.
Ecco alcune reazioni raccolte nelle discussioni che ho avuto con molte persone in seguito alla mia decisione di entrare in questo mondo o quando racconto della vita sportiva, degli allenamenti o delle gare delle ragazze della società cui faccio parte.
Donne che giocano a pallone.
Non hanno futuro.
Non riempiranno mai gli stadi.
E perché mai dovrebbero essere professioniste?
Ha ragione quel tizio che ha detto che é solo una combriccola di lesbiche.
Possiamo dire però, senza girarci troppo intorno, che quella famosa e infelice uscitta sfuggita dalla bocca di Belolli che ha fatto indignare un po’ di persone e che gli è costata il posto, altro non è che la esatta descrizione del pensiero che la maggioranza delle persone ha oggi sul mondo del calcio femminile. Se in uno spogliatoio frequentato da calciatori maschi l’eterossessualità è garantita anzi, quasi sacra, così non è in uno femminile dove vale l’esatto contrario.
Ora, a parte che ci arriviamo tutti a comprendere che un ragionamento simile è semplicemente stupido e che prima o poi riusciremo a superare quello strano vizio che abbiamo di utilizzare la preferenza sessuale come se fosse un insulto per rafforzare le nostre convinzioni e attaccare gli altri, la domanda è: perché dobbiamo stare a parlare di donne che giocano a pallone e a spiegare perché lo fanno?
Forse perchè abbiamo gli occhi e il cervello così farciti di calcio maschile a tal punto da non riuscire a guardare e giudicare quello femminile per quello che é, uno sport in ascesa che ha fatto notevoli passi avanti e destinato a crescere nel prossimo futuro nonostante – qui da noi – si paghi la lentezza di azione e di pensiero di una federazione inevitabilmente ancora legata alla cultura del maschio superiore anche nello sport, e basta ricordare quanto dichiarato da Tavecchio (non sono poi così handicappate rispetto all’uomo) sulle donne che giocano a calcio non molto tempo fa per averne la conferma. Che poi con il tempo, forzatamente e non certo per convinzione personale ma perchè sarebbe da sciocchi mettersi contro il movimento femminile, abbia considerato un po’ di più questa parte del mondo del calcio e ne abbia parlato con toni diversi è vero, tocca però andare avanti, crederci realmente e agire.
Paragoni.
Ma non serve e non ha senso farli. Ora.
É ovvio che ci siano differenze, esattamente come ci sono in tutti gli sport tra uomini e donne, eppure in questi non scorgo tutto questo accanimento nel sottolinearlo. Le donne hanno meno potenza rispetto a un uomo? Bene, lo sappiamo ma qual è il problema? Mica devono giocare maschi contro femmine. E poi, nella pallavolo per esempio é differente oppure anche lì – sempre che interessi – la potenza di una schiacciata é diversa tra un uomo e una donna? Ne vogliamo parlare oppure siamo distratti dalla telecamera che inquadra con più insistenza il lato B della giocatrice più carina? Se volete possiamo fare lo stesso paragone per il basket o la pallanuoto. Magari anche per il nuoto, la corsa o il lancio del giavellotto. Così per dire.
Nel calcio invece no, queste differenze del tutto naturali, sono un’aggravante.
Ci vorrà tempo per cambiare la percezione di questo sport e concederò di fare paragoni – se proprio si vorranno fare – quando si potrà valutare un calciatore e una calciatrice della stessa età con lo stesso percorso alle spalle. Quando avremo un bimbo e una bimba di 6 anni che tireranno i primi calci al pallone usufruendo delle stesse strutture, degli stessi tecnici e dello stesso percorso formativo, allora potremo dare un giudizio. Ora no. Non é possibile.
Donne che giocano a pallone.
Una noia mortale guardare una partita di calcio femminile.
Emigrassero negli Usa.
Svitate che non sanno prioprio che sport fare.
Eppure non sono poche le svitate che praticano questo sport da maschi. Nel mondo sono trenta milioni, in Europa più di un milione e Italia oltre ventimila. Qui da noi c’è tutto da conquistare e, anche se timide e insicure aperture allo sviluppo del calcio femminile sembrano arrivare dal governo del calcio italiano, si resta in attesa di progetti concreti e investimenti seri in grado di aiutare le società a crescere e a conquistare il giusto spazio.
Conquistarlo non elemosinarlo.

Il cibo: la miglior medicina in circolazione!

Un pomeriggio di qualche anno fa, sfogliando un libro di filosofia, l’occhio mi è caduto su un capitolo intitolato “L’uomo è ciò che mangia”, celebre frase di Ludwig Feuerbach.
Sono rimasta a pensare ore e ore sul significato di un argomento del genere. Ci pensi che, nella maggior parte dei casi, una persona è lo specchio di ciò che mette sul piatto giorno dopo giorno? Hai mai riflettuto sul fatto che quel che siamo, nel corpo e nella mente, nel vivere sociale, lo dobbiamo soprattutto a ciò che scegliamo per nutrirci e a come lo facciamo? E’ ossimoricamente assurdo e allo stesso tempo affascinante realizzare come essere e mangiare siano strettamente correlati.

Come ben saprai, alimentarsi in maniera sana ed equilibrata è la prerogativa di un corretto stile di vita ed un buono stato di salute e benessere sia fisico che mentale, ma chi ne è consapevole? È molto raro incontrare qualcuno che prenda realmente in considerazione il rapporto diretto che c’è tra nutrizione e salute, tant’è che ci sono milioni di persone che soffrono di disturbi e patologie legate soprattutto ad eccessi e carenze alimentari che si potrebbere benissimo evitare se solo imparassimo a voler bene al nostro corpo.
Il luogo comune più diffuso sul “mangiare sano” propina che esso voglia dire morire di fame, mangiare poco, passare ore e ore a cucinare, avere un rapporto ossessivo con il conto delle kilocalorie, grassi e zuccheri, non concedersi mai “strappi alle regole” o essere noiosi e monotoni. Voglio smentire tutto ciò!

Si può benissimo affrontare una dieta sana ed equilibrata in maniera molto divertente! Lo prova il fatto che si possono trovare sempre nuovi metodi di preparazione e sbizzarrirsi con la fantasia e che I famosi “strappi alle regole” possono a volte diventare essi stessi cibi di primario consumo. Se ti stai chiedendo il perchè di tutto il mio impegno in materia, dovresti innanzitutto provare sulla tua pelle che una giusta alimentazione migliora la salute ed il benessere, è utile per prevenire o alleviare malattie, rallentare l’invecchiamento, aumentare I livelli di energia e raggiungere il peso forma. Ciò che voglio trasmetterti è che nutrirsi dovrebbe essere un atto d’amore verso noi stessi. Insegnamoci ad avere un atteggiamento positivo verso il cibo, prendendo davvero a cuore quello che decidiamo di dare al nostro corpo.

Scegliamo con cura cosa mangiare, con un atteggiamento consapevole. Selezioniamo alimenti sani e gustiamoli nel modo che preferiamo senza estenuanti compromessi tra sensi di colpa e piacere. Un’alimentazione sana non deve essere un’alimentazione di rinunce, ma piuttosto un’alimentazione a cui dedicare più tempo e più amore!

Vuoi sapere come migliorare alcune abitudini e quali sono le scelte migliori da fare per mangiare in maniera sana ed equilibrata?
Allora non perderti il prossimo articolo che uscirà fra sole due settimane!
Pubblicherò anche una mia nuovissima ricetta! See ya soon!
Eleonora Goldoni

Novese calcio femminile: Giorgia Licciardi giocherà con la maglia azzurra!

È nata da meno di un anno ma la Novese calcio femminile inizia a riscuotere le prime soddisfazioni. Dopo il successo in campionato, è arrivata la convocazione in Under 16 azzurra di Giorgia Licciardi, una delle colonne della formazione primavera biancoceleste che si allena e gioca anche in prima squadra. per lei la soddisfazione di essere stata selezionata per uno stage a Novarello assieme ad altre 50 calciatrici in vista del raduno della nazionale di categoria.

Terzino ambidestro, Giorgia è di Terzo, nell’acquese, ma non ha esitato ad accettare di continuare la sua esperienza con lo staff di patron Saccone e mister Fossati a Novi, nonostante qualche pesante sacrificio logistico: “Mi alleno con la primavera e in certi giorni devo partire da casa alle 15.30 per allenarmi alle 18. Pazienza”. Studentessa al liceo scientifico, Licciardi ha vissuto come un sogno la convocazione in nazionale. “Me lo ha detto mister Fossati e quasi non ci credevo. Ero ovviamente emozionata anche perché mai mi sarei aspettata una chiamata in azzurro. In fondo gioco da pochissimi anni. Infatti ho iniziato da tre stagioni”.
Per lei il feeling col calcio è scattato fin da piccola quando il papà le faceva vedere i match della Juventus, la sua squadra del cuore e da lì è stato amore a prima vista. Contraccambiato, a giudicare dai risultati.

A tu per tu con … la “Freccia della Versilia”: Giorgia Motta

Alla fine degli anni ’50 le Ferrovie dello Stato istituirono una relazione ferroviaria con funzione di treno periodico estivo che doveva collegare Verona a Viareggio. Con il passare degli anni la tratta ha subito tante modifiche toccando di volta in volta nel suo percorso Brescia, Bergamo, Parma, Livorno e Pisa. La cosiddetta “Freccia della Versilia”, nell’epoca di Italo e delle frecce di vari colori è tuttora esistente e funzionante tutto l’anno. Partendo da Verona si attraversa tutto il nord Italia e si arriva fino al cuore della Toscana. Un percorso che probabilmente nell’immaginario di uno dei nuovi acquisti del Mozzanica non risulterà poi tanto nuovo. Giorgia Motta, per anni colonna del Bardolino Verona, squadra della sua città, dalle terre scaligere un giorno partì allungando il percorso dalla Versilia fino alla Sardegna via traghetto, per poi ripercorrere le tappe delle “Freccia” all’indietro, passando per Firenze e infine per la bergamasca Mozzanica. Lei che nata sulla fascia destra, di sfrecciare avanti e indietro per il campo ne sa sicuramente qualcosa, è la prima nuova arma nell’esordiente arsenale di mister Garavaglia.

Com’è iniziata la tua carriera di calciatrice?
Ho iniziato a otto anni con i maschi, nella squadra del mio paese. Raggiunto il limite di età per giocare con i ragazzi ho dovuto scegliere una squadra femminile. Ero già stata contattata da alcune società di Verona e la scelta cadde su Bardolino, dove sono restata per 12 anni, due nelle giovanili e gli altri tutti con la prima squadra. Nel 2005 aderendo al progetto Erasmus mi sono trasferita in Spagna e in quella stagione ho giocato con il Torrejon. Dopo questa parantesi di calcio e studio spagnolo, sono ritornata a Verona. Il Bardolino ha rappresentato per me tanto: giocavo nella squadra della mia città, una squadra che ho visto crescere. Nei primi anni ricordo le batoste prese dal Foroni, che allora era l’équipe più forte, ma nel giro di qualche stagione siamo cresciute tanto da conquistare tre scudetti e arrivare in semifinale di champions league, un risultato che ancora oggi non è stato più raggiunto da nessuna squadra italiana.

Di quel periodo quali sono stati i momenti più speciali?
Ce ne sarebbero tanti. Era una squadra davvero forte, ad un certo punto nell’undici titolare c’erano sette nazionali, un mix di campionesse, ma anche di ragazze nate e cresciute lì, come me o Valentina Boni, ma anche Michela Ledri che era la più piccola. Degli scudetti vinti il terzo ha avuto un sapore particolare, poiché lo abbiamo conquistato nella gara decisiva contro la Torres, la grande rivale di quel Bardolino. Ma l’apice è stata la cavalcata in champions league, culminata con la semifinale col Francoforte, giocata al Bentegodi davanti a 12000 tifosi. Ai quarti di finale affrontammo il Broendby: l’andata 

finì 1-0 per loro a Verona, con una Brunozzi che aveva parato di tutto e ci aveva tenuto in piedi. Il ritorno in Danimarca fu un’apoteosi. Tuttino segno un goal fantastico e “Santa Carlina” fu ancora determinante sia nei novanta regolamentari, che ai supplementari, che ai rigori dove ne parò due. Noi tirammo i rigori più brutti della storia, ma si vedeva che quella sera niente poteva andare storto e alla fine della lotteria dagli undici metri fummo noi a trionfare. C’era anche Elkjaer a vedere la partita e alla fine venne a farci i complimenti e festeggiò con noi. Per me che sono sempre stata tifosa dell’Hellas sembrava un sogno, indossavo anche una maglia con scritto “Elkjaer Sindaco”.

E poi arrivò la Torres…
L’ultimo anno al Bardolino avvenne una specie di passaggio di consegne tra le due società, nel senso che per la prima volta da anni perdemmo contro la Torres i due scontri diretti e lo scudetto andò a loro. Al termine del campionato la maggior parte di noi decise di cambiare squadra, io fui cercata dalla Torres dove l’anno prima si erano trasferite Panico e Sorvillo. Non fu una decisione così facile, perché voleva dire andare a star via di casa, lasciare la squadra della mia città. Ma i timori si rivelarono infondati, perché l’ambiente Torres si rivelò una grande famiglia dove ti accolgono nel migliore dei modi. Torres è qualcosa di speciale, c’è un calore particolare, la maglia ti si appiccica davvero alla pelle. Anche lì abbiamo vinto tanto, ma poi anche quella realtà fu rovinata e per rovinarla ce ne voleva davvero. Godevamo del sostegno economico della regione e davvero sarebbe bastato poco per far continuare tutto. Per me scoprire che tutto sarebbe finito è stato un shock.

L’anno scorso hai giocato con la Fiorentina, la prima società italiana interamente legata alla corrispondente maschile.
Quell’estate fu particolare perché fino all’ultimo non sapevamo cosa sarebbe stato della Torres. La Fiorentina mi chiamò e accettai quasi subito, in maniera istintiva. E’ stata un’esperienza importante, dove ho potuto giocare in una società perfetta sotto ogni punto di vista. Ma il calcio femminile ha delle peculiarità che lo rendono speciale, sentirsi parte di una famiglia vuol dir tanto e questo a Firenze non è stato. Lì non mi sentivo Giorgia Motta, ma solo un numero. Lungi da me di fare polemiche però, il professionismo è questo e, ti ripeto, la società viola è una realtà perfetta da questo punto di vista.

E infine Mozzanica
Sono sincera, è stata la scelta più facile che abbia fatto in vita mia. Quando sono stata contattata dal Mozzanica non ci ho davvero pensato due volte. Volevo tornare in una realtà più vicina a come piace a me vivere il calcio e sono contenta di aver fatto questa scelta. 

Sei arrivata qui in un momento purtroppo coinciso con la scomparsa del Presidente Luigi Sarsilli. Hai avuto la possibilità di conoscerlo?
Non personalmente. Già lo scorso anno fui contattata dal Mozzanica proprio da lui in persona telefonicamente e mi diede subito l’idea di una grande persona, con una grande passione per la sua squadra e ti dirò che la sua presenza si sente ancora. E’ difficile da spiegare, ma anche per noi che siamo appena arrivate e non abbiamo avuto contatti con lui in passato questo si avverte.

Giocherai con il numero 13, è un numero che ha qualche significato particolare?
Non proprio, in realtà io avrei voluto il 3 o il 21, ma erano entrambi già occupati. Ma tu dimmi perché un portiere deve avere il 21? (infatti il 21 è stato scelto da Alessia Capelletti). E così ho scelto il 13, così almeno il mio 3 in parte ce l’ho.

A Mozzanica sarai impiegata probabilmente sia come centrale che come laterale destro che poi è il tuo ruolo naturale.
Sì è vero, ma già alla Torres per un certo periodo ho giocato centrale, mentre a Firenze ho giocato come centrale ma della difesa a tre, quindi non ultimo uomo comunque. In queste prime partite sono stata impiegata di più al centro e per me in ogni caso va bene, ovunque 

vorrà farmi giocare il mister non è un problema. Giocare al fianco di Angela Locatelli è sicuramente una bella cosa, lei è una giocatrice che mi piace tanto e a poco a poco stiamo affinando l’intesa.

Che obbiettivi deve avere questo Mozzanica?
Intanto ci divertiremo di sicuro e poi non si può mai sapere. Quando una squadra parte per tanti motivi con qualche handicap poi spesso e volentieri nascono le annate migliori. E’ meglio quando l’aspettativa non è alta, possiamo giocare con meno pressione.

Il nuovo mister del Mozzanica è Elio Garavaglia, che viene da esperienze diverse ed è al primo campionato nel femminile. Che impressione ti ha fatto?
Io credo che sia stata la scelta giusta da parte della società. Il Mozzanica quest anno riparte un po’ da zero, e dare il timone in mano ad un volto nuovo per tutte noi non può che fare del bene. Il suo arrivo ha portato una ventata di aria nuova, con lui si parte tutte alla pari e in questo modo potremo solo crescere tutti insieme.

Notte di Champions al Bentegodi: provaci Verona!

Le luci del Bentegodi si accendono questo mercoledì 12 ottobre per la gara di ritorno dei sedicesimi di finale della UEFA Women’s Champions League. Si affrontano con inizio alle 20,30 le gialloblu dell’Agsm Verona e le Kazake del BIIK-Kazygurt che all’andata si imposero per tre reti ad una. Un risultato che le ragazze di Renato Longega cercheranno di rovesciare per accedere al turno successivo della massima competizione europea per clubs.
Le scaligere otterrebbero la qualificazione vincendo per due reti a zero, mentre in caso di tre a uno si andrebbe i tempi supplementari.
Un ruolo importante dovrà giocarlo anche il pubblico veronese chiamato a sostenere la squadra che rappresenta la città e i colori gialloblu in Europa. L’ingresso allo Stadio Bentegodi sarà gratuito con ritiro dei tagliandi invito direttamente al bigoncio n. 6 ed ingresso dall’entrata n. 15 Est.
Mister Longega recupera Manuela Giugliano mentre sono ancora fuori per infortunio la greca Kongouli e Lisa Boattin.

Le probabili formazioni:
Agsm Verona:
Thalmann, Dolstra, Carro, Di Criscio, Rodella, Galli, Williams, Bruinenberg, Gabbiadini, Giugliano, Piemonte.
Allenatore: Renato Longega.

Biik-Kazygurt: Zheleznyak, Messomo, Gabelia, Roseboro, Ngandi, Mashkova, Asher, Myanikova, Ihezuo, Adule, Kravets.
Allenatore: Kaloyan Petrov.

Arbitro: Zuzana Valentova (Slovacchia)
Assistenti: Maria Sukenkova (Slovacchia) e Katarina Smolikova (Slovacchia)
Quarto ufficiale: Cinzia Carovigno (Italia)

In tv: Telecronaca diretta su Nuvola61 (canale 61 Digitale Terrestre) con ampio pre-partita dalle ore 20,00.

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