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Rusu Ina, Giulia Cannella e Maeva Giacomazzi sono i tre nuovi colpi del Vicenza Calcio Femminile

Rusu Ina: ha militato in serie A con il Venezia, è neomamma ma soprattutto è un portiere valido e dotato di esperienza: classe 1983, il nuovo numero uno biancorosso. Originaria della Moldavia, da alcuni anni vive a Marghera.
“L’innesto del portiere Rusu consolida ulteriormente il reparto difensivo – ha sottolineato il direttore tecnico Pedro Dal Bello –. L’esperta Rusu sarà un fondamentale supporto per la crescita delle nostre due brave giovani portieri Dalla Via e Scarmin”.
“Con il suo arrivo è quasi del tutto sistemato il reparto difensivo – ha precisato Dal Bello -: nelle prossime ore ci saranno innesti in altri reparti”.

Giulia Cannella: a ridisegnare la retroguardia biancorossa dal Due Monti arriva il difensore esperto Canella, classe 1992. Grande soddisfazione da parte del direttore tecnico Pedro Dal Bello “Dopo l’arrivo della centrocampista Giulia Lotto, l’ingresso di Canella porta una buona dose di esperienza alle giovani calciatrici della scorsa stagione conferendo solidità alla retroguardia vicentina. In sinergia con lo staff tecnico della prima squadra e con l’avallo del direttore generale Alberto Pomi sto completando la rosa della prima squadra in attesa dell’avvio di campionato. Non mancheranno altre sorprese nei prossimi giorni”.

Maeva Giacomazzi: dopo due anni fuori regione per motivi di lavoro, la 22enne originaria di Nanto rientra nei ranghi del Vicenza.
“Sono contenta di tornare nella “mia” squadra – ha dichiarato Maeva Giacomazzi –. Ritrovo una formazione ben oliata e compatta e una società molto organizzata, tra l’altro quest’anno affiliata al glorioso Vicenza Calcio maschile, in cui ho cominciato a dare i primi calci al pallone. Mi sono messa subito a disposizione del mister De Bortoli, consapevole che dovrò… sudare parecchio visto lo spessore del campionato che andremo ad affrontare”.
Soddisafatto il direttore tecnico Pedro Dal Bello: “ll ritorno di Maeva va a valorizzare ancora di più l’organico del Vicenza: sono soddisfatto di come si sta costruendo la prima squadra. Nei prossimi giorni dovremmo definire l’arrivo di altre giocatrici in modo da rendere ancora più competitiva la squadra, anche per non sfigurare nel nostro primo impegno ufficiale il 28 agosto in Coppa Italia contro la corazzata ASGM Verona”.

Olimpiadi Rio 2016: Canada-Francia sfida di cartello; Usa e Brasile vedono già le semifinali?

Nella giornata odierna avranno inizio i quarti di finale del torneo olimpico di calcio femminile e c’è tanta attesa sugli incontri che dalle 18:00 (italiane) catalizzeranno l’interesse degli appassionati calcistici in rosa. Andiamo dunque ad analizzare e presentare i singoli match in programma.

USA – SVEZIA
Al Manè Garrincha Stadium di Brasilia (ore 18:00 italiane) sarà di scena il primo quarto di finale tra Stati Uniti e Svezia in un incontro che, sulla carta, vede favorita la squadra di Gill Ellis. Le campionesse del mondo ed olimpiche in carica, pur senza entusiasmare, sono state quelle che più di altre hanno dato la sensazione di essere una squadra. Solo due goal subiti in un tutto il torneo e solo nell’ultima inutile partita contro la Colombia (girone G), Carli Lloyd e compagne andranno a caccia della semifinale dovendosela però vedere con una team che fa dell’organizzazione di gioco il proprio credo. Svezia che ha chiuso il raggruppamento E alle spalle di Brasile e Cina non riuscendo a valorizzare il proprio attacco (solo 2 marcature realizzate) nonostante le diverse occasioni create. Servirà grande concretezza, invece, per avere la meglio degli Usa che in difesa concedono molto molto poco. In questo senso, la sfida di Brasilia sembrerebbe nettamente appannaggio delle Statunitensi.

CINA – GERMANIA
Alla Fonte Nova Arena di Salvador (ore 21:00 italiane) lo scontro tra tedesche e cinesi appare a favore delle prime per la quantità industriale di talento nel roster e l’esperienza internazionale. Tuttavia le ragazze di Silvia Neid, nel girone di qualificazione non hanno convinto più di tanto, soprattutto in fase difensiva. Sono ben cinque le realizzazioni subite dalle rivali nei tre incontri disputati e la sconfitta contro il Canada, nell’ultimo match, è un dato rilevante. Pertanto, contro le orientali, la Germania non potrà concedersi ulteriori distrazioni, avendo un potenziale superiore ed in grado di aggiudicarsi la vittoria a patto di giocare al massimo. Dal canto suo la Cina, ha poco da perdere, partendo sfavorita e verosimilmente preparando l’incontro su ciò che faranno le tedesche. Nelle partite del gruppo E la squadra allenata da Bruno Bini ha messo in evidenza una strategia di gioco assai difensivista che, nel confronto con le teutoniche, potrebbe essere ideale.

CANADA – FRANCIA
Senza ombra di dubbio il big match dei quarti di finale, quello tra canadesi e francesi che andrà in scena alla Corinthians Arena di Sao Paulo (ore 24:00 italiane). Un match equilibrato tra due compagini che fanno del gioco collettivo al servizio della squadra un proprio punto di forza. Al momento, il Canada è quello che ha mostrato le cose migliori nel rapporto prestazioni in campo – vittorie conquistate. La squadra di John Herdman è, infatti, l’unica ad arrivare alla seconda fase a punteggio pieno, avendo vinto tutte le partite e, come detto, sconfitto la Germania nel confronto decisivo per il primato del raggruppamento F.  Risultati che hanno dato tanta fiducia alle ragazze di Herdman e sarà necessario esprimere tutto il potenziale offensivo dei match precedenti (7 goal) per avere meglio delle transalpine. Le francesi, infatti, pur essendo arrivate dietro agli Usa hanno dimostrato un gran bel gioco corale esaltato da individualità eccezionali come Eugenie Le Sommer. Gli episodi, nel corso dell’incontro con gli Usa, sono stati poco favorevoli ed è mancato un pizzico di cattiveria negli ultimi metri altrimenti il pareggio (meritato) sarebbe arrivato. Concretezza che in un confronto così equilibrato rappresenterà un fattore determinante per la conquista delle semifinali.

BRASILE – AUSTRALIA
Dulcis in fundo, le padrone di casa del Brasile sfideranno al Mineirao di Belo Horizonte (ore 03:00 italiane) l’Australia per un quarto di finale che promette scintille. Attualmente la Seleçao si è dimostrata la migliore compagine del torneo con 8 goal realizzati e solo 1 subito mettendo in mostra non solo le individualità eccellenti, in primis Marta, ma anche una grande collaborazione tra le undici in campo. Vadao è riuscito, al momento, ad esaltare le qualità tecniche della propria squadra non consentendo mai alle avversaria affrontate di avere una minima speranza di vittoria. C’è da dire che Cina, Svezia e Sudafrica sono avversari di caratura diversa da quelle che le brasiliane si appresteranno ad affrontare. L’Australia, in tal senso, è un team da prendere con le molle perchè offensivamente ben dotato ed avente in Samantha Kerr una giocatrice che fa la differenza. Potrebbe essere un incontro con tanti goal, rendendo spettacolare la chiusura dei quarti.

Olimpiadi Rio 2016: la calciatrice sudafricana si protegge come un uomo, e il web si interroga sul gesto

La foto ha già fatto il giro del web e la domanda è sempre la stessa: perché la calciatrice africana si protegge le parti intime prima di un calcio di punizione? Domanda più che lecita, visto quello che è successo in campo alle Olimpiadi nel torneo di calcio femminile. Al minuto 79 della partita tra Brasile e Sud Africa  le padrone di casa battono un calcio di punizione: il numero 3 in maglia giallo-verde Nothando Vilakazi, difensore di 27 anni, anzichè proteggersi il seno, come fanno di solito le giocatrici di calcio, porta le mani all’inguine, in un gesto naturale per un uomo, per ovvie ragioni.
Perchè lo fa una donna? Una curiosità che ha scatenato subito dei dubbi sull’identità sessuale dell’atleta. D’altronde, questa è l’edizione con il maggior numero di atleti transessuali o dichiaratamente omosessuali. Per la cronaca, Brasile Sud Africa è terminata 0-0.

L’Amicizia Lagaggio pesca ancora nello spezzino

Registiramo un nuovo arrivo in casa dell’Amicizia Lagaccio. Il club genovese, dopo aver ufficializzato l’arrivo di Alberta Perrone, che andrà ad occupare il posto da dirigente nella prima squadra, ha infatti ufficilizzato nei giorni scorsi l’ingaggio di Martina Viazzi, giovane esterno offensivo dotato di nuona corsa e discreta tecnica, provveniente dal Vecchio Levanto femminile.
Cresciuta calcisticamente nel club di Levanto, Martina Viazzi si appresta a fare il salto nel campionato di Serie B. “Non vedo davvero l´ora di iniziare gli allenamenti – afferma la calciatirice spezzina sul sito ufficiale del club genovese- Sono molto felice di questo trasferimento. La serie B? Certamente un palcoscenico importante per una esordiente come me. Vedrò di crescere con costanza e di riuscire a ricambiare la fiducia della Società.”

Questa la nota che si legge sul sito ufficiale della società:
” Proviene dal Vecchio Levanto uno dei volti nuovi dell´Amicizia Lagaccio 2016/17: si tratta di Martina Viazzi, giovane esterno alto, dotato di buona corsa e discreta tecnica; ha giocato sempre in maglia biancoazzurra a partire dal 2011, anno dell´esordio in serie C, categoria dove fino ad oggi si è sempre cimentata. Adesso il balzo in maglia verdeblu verso la serie B, nuova avventura alla quale si appresta a cimentarsi con moltissima energia e speranza. Benvenuta nell´Amicizia Lagaccio: ti aspettiamo presto in campo”.

Conferenza stampa

Ieri sesta giornata di lavoro per le ragazze di Agsm Verona nel ritiro dello Sporting Hotel di San Zeno di Montagna. Dopo il primo test-match di mercoledì le scaligere hanno dedicato la mattinata ad una seduta defaticante nella piscina dell’hotel e alle cure fisio-terapiche.
Alle 12,00 squadra e staff tecnico si sono trasferiti presso il suggestivo Palazzo Ca’ Montagna, sede municipale di San Zeno, per una conferenza stampa congiunta con l’amministrazione comunale.

Il Sindaco di San Zeno di Montagna Maurizio Castellani ha ringraziato il club scaligero per aver scelto anche per questa stagione sportiva la località turistica montebaldina: < Siamo orgogliosi di poter ospitare le massime espressioni del calcio veronese sia a livello maschile che femminile. Abbiamo migliorato ulteriormente l’impiantistica per andare incontro alle esigenze degli sportivi e delle sportive gialloblù. La nostra località può offrire un clima ideale per prepararsi nel migliore dei modi e con la massima tranquillità>.

E’ intervenuto anche il tecnico veronese Renato Longega che ha affermato: < Preparare la stagione a San Zeno è per noi una tradizione, ma anche un momento importante in un luogo dove abbiamo costruito anche in passato i nostri successi. Ringrazio l’Amministrazione Comunale per aver migliorato la qualità del terreno di gioco veramente eccellente>.

Nel pomeriggio Gabbiadini e compagne sono tornate sul tappeto erboso del comunale dove hanno effettuato attivazione, lavoro di tecnica individuale, esercitazioni tattiche per reparti, esercitazioni tecniche, lavoro fisico a secco.

Panico, Masia, Di Bari: donne che non finiscono mai

Un giorno ti diranno “non sei più la stessa, sei cambiata”, e suonerà come un’accusa, ma tu non dar retta a chi ti vuole sempre uguale: me lo diceva mia nonna, forse… io lo dirò a mia figlia, sicuro. Una donna non cambia, si evolve; non invecchia, matura; non si accontenta, sceglie; non si arrende, riassembla il coraggio. Ecco perché ci sono donne che non finiscono mai. E sono le streghe del nostro tempo, le streghe del pallone, le belle streghe, quelle che fanno le magie, che durano nel tempo, che al punto vanno a capo, che non scompaiono ma svoltano gli angoli e cambiano direzione.
Donne che non finiscono mai. Nemmeno quando sarebbe il tempo, per non dire l’età, della grande scelta, quella che ti impone un riordino ambientale ed emozionale della vita. Si svolta, dunque. Nessun bivio per donne così. Piuttosto passaggi, in vite scandite da stagioni che vanno da agosto a maggio, più o meno. E di stagione in stagione, di magia in magia, le belle streghe che vi voglio raccontare stanno per vivere e scrivere un nuovo passaggio. Panico, Masia, Di Bari in comune hanno il calcio, la Lazio, la longevità, l’amicizia, i muscoli e l’abnegazione allenati alla resistenza: due svoltano l’angolo, l’altra torna indietro, in un certo senso, riprende il filo e ricomincia… per andare, definitivamente andare.

PATRIZIA DEI MIRACOLI. Per gli amici è soltanto Pa. Pa, come Patrizia. Pa, come Panico. Occhi profondi, mani nodose, muscoli tesi, voce bassa e gambe storte, il segno particolare, il difetto che si fa vezzo, perché su quelle gambe ha macinato chilometri su campi d’erba, con quelle gambe ha dato potenza ai piedi per fare più di 600 gol. “Quest’anno smetto”, una frase che si rinnovava come un ritornello alla fine degli ultimi campionati, o come una minaccia che non si concretizzava mai. Ora, a 41 anni, ha davvero annunciato il ritiro dal calcio giocato.
Sì, vabbé, dinne un’altra Pa… Si fa fatica a crederle soprattutto se dice di smettere mentre scuote energicamente i capelli ancora bagnati dopo una partita di tre contro tre, il calcio in una gabbia in cui la regola è che non ci sono regole, dove mentre le avversarie esultano Panico non si incanta e di gol ne segna due. Se la ride la bomber. Non scherza però, si ritira davvero. Ritira la sua faccia seria da gol, lo sguardo che punta la porta con l’espressione di chi sta inventando la soluzione e l’istinto all’invenzione. Panico, numero uno per sempre, per i suoi record assoluti (più di 600 gol tanto per dirne uno) e per la sua longevità a livelli altissimi (a 40 anni ha vinto da protagonista lo scudetto col Verona, e a 41 ha lottato con la Fiorentina fino all’ultima giornata per un posto in Champions e ha chiuso con 20 gol segnati, vicecapocannoniera). Certe donne, un po’ streghe non finiscono mai, al massimo ricominciano. E Panico ricomincia dagli uomini. Per segnare un nuovo record: la prima donna nello staff di una nazionale maschile. La Figc ha scelto lei come secondo allenatore dell’Under 16 di Zoratto.
Non c’era modo migliore per dimostrare che una come Panico è un serbatoio di tecnica ed esperienze e soprattutto di umanità. Ha fatto bene la Federazione a darle l’opportunità di continuare la sua vita nel mondo del pallone, dopo averla spesa e sacrificata per il calcio e senza certezze sul  futuro. Spetterebbe alla maggior parte delle calciatrici che vivono come acrobate appese e sospese in un vuoto che si riempie di stagione in stagione, che accumula passato e non prevede il futuro. Così Patrizia fa da apripista, come spesso le capita, si espone con garbo, umiltà e senza arroganza. E senza chiedere di guardarle le spalle, ha sempre fatto tutto da sola.
E’ una delle sue magie anche questa. Diventando allenatore in seconda di una Nazionale maschile, sfonda un altro muro: quello della discriminazione di genere. Un miracolo. Ha aperto una breccia, che farà bene alle calciatrici che verranno dopo di lei. Patrizia dei record e dei miracoli se riuscirà, come sono convinta, a stregare gli uomini. Così come ha sempre stregato tutti, fin da bambina, da quando era “Bruscolo” e mandava avanti il pallone, arma e scudo per la sopravvivenza, in un quartiere dove “o lotti o soccombi”, dice. L’hanno fatta bomber perché servivano i suoi gol, ma lei voleva essere centrocampista, “perché è là che nasce il gioco. E’ di là che vedi tutto”. E con quest’anima da centrocampista,  Pa…, per indole, cuore e cultura, si rimette in gioco, uscendo dal guscio della femminile, dove è stata e rimarrà regina, per conquistare un posto per sé e per tutte le donne, lì dove gli uomini alzano le barricate per difendere il mondo del calcio, che non appartiene solo a loro.

LA GIOIA DI UN FIGLIO. Le fanno già gli auguri, ma andiamo piano… il figlio ancora non c’è. Gioia Masia da Sassari, che sognava di vivere a Roma dove infatti è finita. Difensore mastino, una che morde le caviglie. A ogni partita si consuma, perché corre come saetta, con la coda alta che mulina aria e la spinge avanti. “Ajò”, l’accento mai perduto che le fa da cassaforte al “chi sono, da dove vengo”, sarda per sempre, senza subire violazioni a un’origine che si fa nostalgia, come per tutti quelli che lasciano la terra, specie se è un’isola.
Gioia è ironica, dissacrante, con la battuta pronta, ama i cani e vuole un figlio. Succede a molte donne. “Smetto”… Mancano pochi mesi ai 40 anni, e saranno due almeno che dice “smetto perché devo fare un figlio”. E, anche lei, questa volta fa sul serio.
Dopo anni di su e giù per l’Italia, con base a Roma, la sua seconda città, la sua nuova famiglia, col suo compagno Giampiero Serafini – suo ex allenatore  – il figlio diventa una scelta che impone un’altra scelta. Un’atleta spesso aspetta i quarant’anni per avere un bambino che ferma e condiziona la carriera. Prima di allora non è mai il momento giusto. Masia ha attraversato il Continente, isole comprese, rotolando su un pallone e ora è tempo della grande scelta. Ha appena vinto il campionato col Chieti e sembrava impossibile che non continuasse. Un’altra stagione di serie A, l’ultima A… Niente. Questo è un tempo finito per Gioia,  finito alla grande però, per risultati e prestazionie. Sul più bello, come si dice.
Il futuro reclama attenzione. Alt gioco. Il calcio si è preso gran parte della sua vita, per dedizione e sacrificio e amore. Ora tocca ad altro. Passaggi… Non è mica facile essere atleta e mamma nello sport. O l’una o l’altra, prendere o lasciare. Di solito e spesso si lascia che il tempo vada oltre perché domani è meglio di oggi per una maternità; finché quello stesso tempo di cui ti senti padrona, ti viene a ricordare che inizi a essere “vecchia”,  ti devi sbrigare. Cosa aspetti? Si aspetta che passi la voglia di giocare o si aspetta di trovare un lavoro. Masia non aspetta più, il tempo è suo e amministra il suo passaggio di vita. Poteva chiudere con un altro campionato di serie A con il Chieti, invece giocherà a calcio a cinque, in attesa di un figlio che non è ancora arrivato e già le ha cambiato la vita. Non sarà più la stessa. Con Gioia però.

DIBBA, IL GIRO DI CAMPO CHE NON T’ASPETTI. E per due che si fermano e cambiano mestiere o ruolo, ce n’è una che ricomincia da dove era rimasta. Daniela Di Bari porta il Chieti in serie A e ci resta, non come aveva fatto con l’Acese promosso e abbandonato. Dibba per tutti o la Dibba di tutti. Mani preziose per mestiere, piedi ovunque per passione. L’ultima serie A risale al suo ultimo campionato con la Lazio. Era il 2012 quando un passaggio forzato le ha portato via l’unica maglia che si sia sentita addosso come pelle, la maglia con cui è nata calciatrice e con cui sognava l’ultimo giro di campo. Per mai indossare altri colori. Ma certe storie, anche quando sono d’amore, si saturano, si ricattano, non si comprendono, si allontanano.
Daniela ha detto basta ai compromessi con l’incoscienza del dolore ma la consapevolezza di non farcela più ad andare avanti. Ha accettato le conseguenze di una fine imposta. Sognava l’ultimo giro di campo con la Lazio, con il suo 4 biancoceleste e invece ha raccattato la sua roba, convinta di non riuscire a giocare più da nessuna parte. Non ha fatto i conti però con la passione che ti identifica e ti fa essere:  il calcio è andato a bussarle alla porta, a tirarle sassi alla finestra per farla scendere a giocare a pallone. Due anni di assestamento al Cassino, per capire che senza Lazio è un buco nel cuore, ma senza calcio non ci sa stare. E altri due anni per ricordarsi la calciatrice che è e cosa può dare. Due promozioni in A nelle ultime stagioni. Quella di pochi mesi fa, col Chieti le ha solleticato l’anima. Per due che smettono, una che riprende il suo posto in serie A, dove aveva giocato l’ultima volta cinque anni fa. Sembra impossibile eppure è così: il ritorno in A è il passaggio definitivo alla possibilità di essere altro e andare oltre i vecchi amori.
A 37 anni Daniela Di Bari può permettersi la serie A, e fosse l’ultima val la pena che se la giochi come avrebbe voluto giocare la sua ultima partita con la Lazio. E alla fine, dovunque si troverà a fare l’ultimo giro di campo, una volta per tutte Daniela capirà di non aver tradito e tutto sommato di non essere nemmeno stata tradita. La sua Lazio sarà per sempre una parte bella della sua storia. Ma al di là di quelle pagine scritte, c’è tutto un mondo che chiede di essere esplorato e vissuto, con l’entusiasmo che le monta all’improvviso, le sale su per la pancia,  l’emozione pulsa, non lo trattiene, e ogni giorno è un buon giorno per innamorarsi ancora.

QUELLE CHE… NON SEI PIU’ LA STESSA. Eccole dunque tre storie e tre esempi. Ho deciso di raccontare questi passaggi mentre la Pellegrini mancava la medaglia olimpica e piangeva. Commuoversi ancora dicendo “ho versato tutte le lacrime, non credo di averne più”,  e mandando giù il nodo salato che le bloccava il respiro e le toglieva la voce, fa ancora più grande questa atleta a cui dicono che a 28 anni è “vecchia” per pensare a un’altra Olimpiade. “E’ tempo di cambiare vita, forse”, e quel forse è diventato subito un “finire così no”.
Finire… Le donne che ho raccontato sono quelle che non finiscono mai. Che sempre da se stesse hanno ricominciato. A dispetto di uno sport maltrattato come il calcio, a dispetto dell’età che avanza, a dispetto della precarietà, a dispetto delle delusioni. A dispetto di tutto, le donne che non finiscono mai sono quelle svoltano gli angoli lasciando scia.
Alla Fede nazionale diranno “non sei più la stessa…”, e per forza, dopo una cocente delusione che è dolore, non si può essere uguali a ieri. Glielo diranno come un’accusa senza sapere che la donna che asseconda e non contrasta il mutamento è quella che accetta l’evoluzione e i suoi passaggi… Non bisogna dar retta a chi ci vuole sempre uguali. Nelle lacrime della Pellegrini, c’è tutta la bellezza, la nudità e la magia di una donna che oggi è sirena e domani sarà una grande strega.

Olimpiadi Rio 2016: tre europee ai quarti di finale

Tutte e tre le squadre europee si sono qualificate ai quarti di finale del torneo femminile olimpico, ma non è stato semplice per Germania, Svezia e Francia in Brasile.

Quarti di finale, venerdì 12 agosto
Stati Uniti – Svezia, Brasilia
Cina – Germania, Salvador
Canada – Francia, San Paolo
Brasile – Australia, Belo Horizonte

La Germania, vincitrice di UEFA Women’s EURO 2013, ha iniziato la fase a gironi con un 6-1 sullo Zimbawe, pareggiando poi 2-2 con l’Australia. Le tedesche sono passate come seconde del Gruppo F perdendo all’ultima giornata col Canada per 2-1.

“I nostri avversari hanno fatto bene ma noi possiamo fare meglio”, ha spiegato il Ct della Germania, Silvia Neid dopo la partita col Canada. Della stessa opinione il capitano Saskia Bartusiak: “Volevamo vincere, ma adesso dobbiamo voltare pagina perché se perdiamo la prossima partita siamo fuori”.

Anche la Francia è passata come seconda del proprio girone. Dopo la vittoria per 4-0 sulla Colombia alla prima giornata, ha perso 1-0 contro i campioni del mondo degli Stati Uniti, salvo poi battere la Nuova Zelanda 3-0. La Svezia invece è passata come una delle due migliori terze. Nel Gruppo E, le svedesi hanno vinto 1-0 col Sud Africa, perso 5-1 col Brasile e pareggiato 0-0 con la Cina.

Summer Cup a Savignano: un progetto incentrato sul calcio femminile tra aggregazione e turismo

Sei squadre coinvolte: Savignano, Ariano, Bisaccia, Avellino, Ascoli Sadriano e Accadia, macchina organizzativa perfetta, struttura sportiva accogliente e di qualità. Grande successo per Summer Cup, uno degli appuntanenti più coinvolgenti, nella sfera giovanile, durante questa estate savignanese 2016.
Attenzione rivolta alle donne, vere protagoniste in campo. Il prima linea la Polisportiva Savignanese e l’amministrazione comunale sotto la guida del sindaco Fabio Della Marra. Responsabile del progetto Pierluigi La Manna.

Summer Cup è un progetto incentrato sul calcio femminile. Ha origine da un’idea che si può riassumere nei seguenti termini: mettere al centro di un’attività sportiva giovani donne significa per noi richiamare l’attenzione del pubblico sul mondo femminile, a cominciare dalle sue capacità di aggregazione e competizione, per procedere via via verso la scoperta e l’apprezzamento delle specifiche doti di genere, di tipo sociale e culturale. Quest’idea è sostenuta dall’esperienza maturata nella Polisportiva Savignanese, e dal proposito di adoperarci nello spirito del volontariato per accrescere le opportunità del tempo libero, inteso come tempo “educativo”.

 

Presentata la nuova stagione della ASD New Team Ferrara di calcio femminile

Si è svolta Mercoledì 10 agosto nella residenza municipale la conferenza stampa di presentazione delle attività nella prossima stagione della ASD New Team Ferrara di calcio femminile e maschile.

All’incontro con i giornalisti erano presenti l’assessore comunale allo Sport Simone Merli, il presidente New Team Ferrara e allenatore Serie B femminile Roberto Baroni, il responsabile Settore giovanile e allenatore 1.a squadra maschile Roberto Pellerino insieme alle giocatrici della New Team Ferrara Giada Gilli, Francesca Filippini e Viviana Ansaloni.

Nel corso dell’incontro Roberto Baroni ha confermato per il 4° anno consecutivo l’iscrizione al campionato Nazionale di serie B di calcio femminile, confermando l’intera rosa della passata stagione con gli innesti di Macinenti Chiara e Diana Debora.

Questa la ROSA 2016/2017 della ASD New Team Ferrara di calcio femminile:
PORTIERI
De Candia Isabella (88), Faustini Giorgia (97), Orlandi Eleonora(67)
DIFENSORI
Pesci Chiara (93), Gilli Giada (97), Pedevilla Silvia (96), Marchi Elena (97), Braga Federica (96), Masini Giada (95),
CENTROCAMPISTI
Chierici Valentina (96), Filippini Francesca (96), Ansaloni Viviana (93), Diana Debora (88), Macinenti Chiara (98), Forti Nicole (99), Tagliani Sara (91), Pagano Giulia (95), Guerzoni Carolina (92),.
ATTACCANTI
Montorio Giulia (89), Grassi Federica (89), Balboni Natascia (76) ,Fratini Cristina (94), Pirani Roberta (96). Dubbioso Laura (95).

Queste le avversarie:
Padova, Castelvecchio (Rimini), Marcon (Venezia), Gordige (Cavarzere Ve), GrifoPerugia, Imolese, La Saponeria (Pescara), Vittorio Veneto, Reggiana, Sammarinese, Virtus Padova, Udinese, Arezzo

Baroni ha proseguito poi con l’illustrare il progetto del settore Giovanile maschile che torna alle origini dopo 3 anni, con la grossa novità di Terza Categoria e Juniores, e confermando la partecipazione ai campionati anche di calcio a 5 giovanili, disciplina che fin dal 2001 sviluppò con il Prof. Cremonini Davide.
Lo staff è di assoluto primo ordine per una realtà di Scuola Calcio, e ci sarà anche la novità di una lezione alla settimana in tutte le categorie in Lingua Inglese.
La New Team che ha la propria sede al Parco Urbano presso il Centro Sportivo I 3 Campi, è l’unica società nel territorio che sviluppa entrambe le discipline con entrambi i sessi.

E’ poi intervenuto Pellerino Roberto spiegando le grandi motivazioni che lo spingono ad intraprendere un percorso di prima squadra con ragazzi giovanissimi (in età Juniores),
il cui intento è quello di proseguirne la loro formazione come atleti e uomini, con l’auspicio di diventare poi competitivi nel più breve tempo possibile.

L’assessore Merli nel suo intervento ha sottolineato l’importanza della pratica sportiva al Femminile, che necessità di una giusta equiparazione a quella Maschile, sostenendo che gli interventi a livello Federale che obbligano le squadre Professionistiche Maschili ad uno sviluppo del settore giovanile, al Femminile, daranno la giusta spinta al movimento.

Augurio che nella sua conclusione alla conferenza stampa ha espresso la giocatrice della New Team Gilli Giada, che vede comunque una New Team sempre in crescita e fonte di tante iniziative ed idee nuove.

Colpo RES Roma: arriva bomber Melania Martinovic!

È l’attaccante Melania Martinovic il terzo colpo di mercato della Res Roma che completa il reparto d’attacco con l’arrivo della forte punta proveniente dal neo promosso Chieti.

Classe ’93, Melania ha iniziato a giocare nella Totti Soccer School, per poi vestire le maglie dell’Eurnova, dell’asd Roma, dell’Acese e del Chieti, siglando oltre 100 gol complessivi in 5 anni di campionato cadetto: il palmares della giovane bomber di Ostia vanta due vittorie del campionato di Serie B e il titolo di capocannoniere vinto nell’ultima stagione, in cui ha realizzato 24 reti.

L’approdo alla Res Roma è per Melania la sfida calcistica più importante della sua carriera: “Ho scelto la Res perché conosco molto bene l’ambiente, le ragazze e la società, e perché negli ultimi due anni mi hanno dato la possibilità di allenarmi con loro visto la scelta di fare la giocatrice pendolare prima con l’Acese e poi con il Chieti. Gran parte della mia crescita calcistica la devo anche a loro. Ho immensa stima per l’allenatore Fabio Melillo, grande motivatore dentro e fuori il campo, un uomo che sa cos’è il calcio e tra mille difficoltà cerca sempre di fare il meglio per le proprie ragazze. Sono sicura che questo mio primo anno di serie A sarà molto intenso e ricco di emozioni; ho tanto da imparare ancora ma sono pronta a mettermi a disposizione dell’allenatore e della squadra in qualsiasi circostanza. Il gruppo c’è, ed è molto amalgamato, siamo cariche per far bene già da subito. Sono già emozionata e non vedo l’ora di iniziare. Da romana e romanista non potevo chiedere di più, tornare a giocare nella mia città, per la mia città e per quei colori che sento cuciti addosso. “

Inizia l’avventura con la Res Roma ma Melania non dimentica chi le è stata accanto finora: “Volevo spendere due parole per ringraziare un’intera città, quella di Chieti che ha saputo sostenere noi giocatrici sin dall’inizio. Il Chieti calcio femminile è una grande società in continua crescita, con una storia appena scritta, tutta da continuare. Ringrazio tutti quanti, tutte le persone che hanno reso possibile questo piccolo sogno, ringrazio le mie compagne e il mister prima di tutto, e poi i due presidenti, lo staff, la tifoseria sempre presente e gli ultras sempre pronti a sostenerci. Faccio un grande in bocca al lupo alle mie ex compagne di squadra per questa nuova esperienza chiamata serie A.”

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