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Il Clinic Internazionale Futsalcoach-Kick Off fa “13”: tra i relatori anche Nuno Dias, iscrizioni e info

Credit Photo: Divisione Calcio a cinque

110 iscritti provenienti da oltre 20 paesi nel 2025 e ora una nuova edizione pronta a partire, con numeri che confermeranno l’importanza dell’appuntamento. Dal 3 al 5 luglio 2026, a San Donato Milanese, torna il Clinic Internazionale Futsalcoach-Kick Off, il prestigioso appuntamento di formazione con patrocinio della Divisione Calcio a 5, in programma nel quartier generale delle All Blacks.

I RELATORI – Una tre giorni ormai consolidata di confronto e aggiornamento, con un parterre di relatori di primo livello: José Venancio López, ex CT di Spagna e Uzbekistan, José Maria Pazos, attuale CT dell’Uzbekistan, Sergio Mullor, Head Coach dell’Ungheria, Alberto Canillas, CT della Nazionale spagnola Under 23, José Lucas Mena “Pato”, campione europeo con la nazionale spagnola nel 1996 e tecnico del Kazma Sport Club (Kuwait) e, last but not least, Nuno Dias, neo-vincitore alla guida dello Sporting della prima Final Four di Champions organizzata in Italia, terranno lezioni a 360° sulla disciplina a rimbalzo controllato.

CASTIGLIA – “Il valore di una disciplina si misura anche dalla capacità di investire nella formazione – dichiara il Presidente della Divisione Calcio a 5, Stefano Castiglia -. Crescere significa costruire competenze, creare confronto e offrire a tecnici e addetti ai lavori strumenti sempre più qualificati per affrontare le sfide del futuro. Il Clinic Internazionale Futsalcoach-Kick Off rappresenta oggi un appuntamento di assoluto prestigio, capace di richiamare partecipanti da varie parti d’Europa che conferma come il futsal sia una disciplina in continua evoluzione. La presenza di relatori di altissimo profilo internazionale, che hanno scelto di mettere a disposizione esperienza, conoscenze e visione, conferisce ulteriore valore a questa iniziativa. A tutti loro va un sincero ringraziamento per la disponibilità e per il contributo che offriranno alla crescita dell’intero movimento, con un’attenzione particolare all’aggiornamento di coloro che già occupano o andranno ad occupare le aree tecniche del futsal. La qualità della formazione è uno degli investimenti su cui stiamo puntando per lo sviluppo della nostra disciplina che oggi vive un profondo cambiamento”.

I CONTATTI – Le sessioni teoriche, disponibili con traduzione simultanea in diverse lingue, si svolgeranno presso il centro sportivo Kick Off, mentre le attività pratiche avranno luogo al Parco Mattei. Una full immersion dal massimo valore tecnico e professionale. Per iscrizioni e ulteriori dettagli, sarà sufficiente cliccare qui: www.milano2026.futsalclinic.es

Brescia Femminile e Voluntas Brescia insieme per il Summer Camp 2026

Photo Credit: Giuseppe Fierro - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano
Brescia Calcio Femminile e Voluntas Brescia annunciano la partnership per l’organizzazione dell’”Esposito Summer Camp & BCF Summer Camp 2026”, iniziativa dedicata a bambine e bambini nati tra il 2013 e il 2020.
Il camp si svolgerà presso la sede della Voluntas Brescia, all’interno del Centro Sportivo San Filippo di Brescia (via Luigi Bazoli 6/10), e proporrà un’estate all’insegna dello sport, del divertimento e dell’amicizia.
L’iniziativa nasce dalla volontà delle due società di condividere un percorso rivolto ai più giovani, unendo attività sportive e momenti di crescita all’interno di un ambiente educativo e inclusivo.

L’“Esposito Summer Camp & BCF Summer Camp 2026” rappresenta un nuovo passo nel percorso costruito insieme da due realtà storiche del territorio, accomunate dall’attenzione verso la formazione e lo sviluppo delle nuove generazioni attraverso lo sport.

Greta Di Luzio: “La fascia da Capitana un grande onore, ad oggi il Cesena è una realtà che vuole fare sempre bene”

Photo Credit: Andrea Vegliò - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Il Cesena ha concluso un’ottima stagione di Serie B e si ritrova con un terzo posto che mette ancora una volta in evidenza il lavoro del Cavalluccio per potenziare il movimento calcistico al femminile. Tra le giocatrici che sono rimaste rispetto alla scorsa stagione (fermi restando i numerosi cambiamenti in rosa) compare Greta Di Luzio. La Redazione di Calcio Femminile Italiano ha avuto il privilegio di intervistare la classe 1999, tra le veterane dell’organico bianconero e le calciatrici che rappresentano la spina dorsale del gioco di Mister Rossi e del gruppo giovane, ma già molto forte, che si è portato a casa una stagione da ricordare.

La numero 19 del Cavalluccio ha introdotto la propria intervista raccontando il suo innamoramento per il calcio quando era ancora molto piccola. La sua passione nei confronti di questo sport la rendeva una bambina “atipica” rispetto alle altre, poiché sempre pronta a calciare un pallone e a scattare in lungo e in largo anziché giocare con le bambole, una storia d’amore che ha avuto inizio in via quasi del tutto inconsapevole: «Il mio innamoramento parte da prima che me ne rendessi conto. I miei genitori mi dicono sempre che per me è stata una passione innata, perché fin da piccolissima prendevo a calci un pallone e mi divertivo così. Le altre giocavano con le bambole, io volevo solo la palla, e quindi è una cosa che non è nata perché ho visto una partita, l’ho sempre avuta dentro. Ho sempre voluto giocare a calcio. Da piccola ci giocavo con gli amici, all’oratorio, in piazza, finché non mi sono iscritta a una squadra», e con l’iscrizione a una scuola calcio ha avuto inizio tutta la bella parabola ascendente della calciatrice bianconera.

Di Luzio ha indossato gli scarpini da calciatrice subito circondata da altre bambine, in quanto ha cominciato «relativamente tardi, a dodici anni, e mi hanno consigliato di cominciare con le ragazze. Prima giocavo con i maschi nella squadra dell’oratorio di casa mia, miei compagni di scuola con cui andavo d’accordo e con cui passavo molto tempo. Ero una di loro e non venivo discriminata, quasi mi esaltavano. Andavo d’accordo e “me la cavavo”, non avevano motivo per discriminarmi», e persino i suoi compagni di classe si erano accorti che l’attaccante aveva un feeling particolare con il pallone e con il calcio, per questo motivo veniva spesso inclusa nei loro giochi e non veniva mai discriminata in quanto “ragazza”.

I primi colori che la numero 19 ha indossato erano il rosso e il nero del Milan Ladies, poi ha conosciuto la Serie B con la San Marino Academy e, poi, i magici palcoscenici della Serie A insieme al Como Women, che aveva già incontrato sempre con la maglia delle Titane. Prima di giungere a Cesena, ha anche avuto una parentesi al Parma, sempre in Serie B. Di Luzio ha già incontrato diverse realtà e si è misurata con campionati diversi. La squadra con cui ha cominciato ad apprendere quelli che sono i valori dello sport è stata la San Marino Academy, quella che nei suoi ricordi rappresenta la svolta nella sua carriera poiché il momento in cui il calcio ha smesso di essere un sogno ed è diventato la quotidianità: «San Marino per me è stata la svolta della mia vita. Fino a quel momento, giocando al Milan Ladies che era una squadra dilettante a livello professionale avevo sempre visto il calcio come una passione e un divertimento, seppure fosse il mio sogno non l’avevo mai concepito come un possibile lavoro o una carriera nella mia vita. San Marino è stata una svolta perché è la squadra che mi ha cercato e mi ha portato via da casa, avevo diciannove anni e, per quanto prendessi uno stipendio minimo, per me è stato un momento di realizzazione grandissimo: vedevo che quella che era la mia passione poteva effettivamente diventare anche il mio lavoro e la mia vita.»

La San Marino Academy e indossare quella maglia sono stati «un’esperienza fortissima, perché è stato il mio primo periodo fuori casa, il mio primo anno da calciatrice vera e propria, e quell’anno siamo anche salite in Serie A, per me è stata l’apoteosi e non riuscivo a crederci. San Marino è stata la svolta», e nella vita di Greta Di Luzio un altro posto importante è occupato dal Como, che per lei è sinonimo di “casa” ed è un bellissimo ricordo: «Como per me è casa, è una società che ho sempre vissuto come “casa” sia per la vicinanza a casa, sia per quello che ha significato per me a livello calcistico essere andata lì in Serie B, aver vinto il campionato e conquistato la Serie A. Quella del Como è stata diversa, perché quell’anno c’è stata la riforma del professionismo e, per quanto mi sentissi una “calciatrice” come lavoro, quell’anno ho capito che era veramente così, poi il mio primo gol in Serie A, l’ambiente che si era creato tra noi giocatrici… per me sarà sempre “casa”!»

Il Parma è stata l’altra esperienza che ha concesso a Di Luzio l’occasione di mettersi in gioco. Con la maglia delle Ducali è riuscita a trovare altri margini di crescita e a migliorare come persona«l’esperienza di Parma mi ha insegnato tanto e mi ha fatto crescere; è stata anche il momento in cui sono rientrata dall’infortunio, quindi è stata più che altro un’esperienza a livello di vita.»

L’attaccante è ora a Cesena, a lì si trova «veramente bene. C’è un ambiente molto familiare e tranquillo, per me Cesena è “serenità”. L’ho imparato con gli anni, è un parametro che influisce veramente tanto.»

L’esordio in Prima Squadra è un momento che si è scolpito nella memoria della calciatrice, per quanto il suo momento sul rettangolo verde sia durato poco: «Il mio esordio in Prima Squadra al Milan Ladies quando avevo quindici anni. A quell’epoca il calcio femminile era un po’ diverso. Ero un po’ spaventata, perché avevo quindici anni e in squadra c’era tanta gente che aveva il doppio della mia età, al tempo stesso quando si trattava di stare in campo, di correre, volevo sempre dare il massimo perché volevo fare bene. Sono subentrata, ho giocato un quarto d’ora, ed è stata sicuramente un’emozione forte pur non avendo giocato moltissimo.»

Anche il primo gol in Serie A ha marcato un inizio nella carriera della giocatrice, arrivata finalmente a toccare il cielo con un dito dopo aver realizzato un sogno: «Il mio primo gol in Serie A è stato quando giocavo nel Como. Ho fatto gol di testa contro il Sassuolo, che è stato il gol che ci ha fatto pareggiare la partita, è avvenuto tutto in modo rocambolesco, però quando ho segnato è stata una liberazione fortissima, ero veramente contenta. Avevo già fatto metà stagione di Serie A con il San Marino e non ero riuscita a segnare, quindi per me, da attaccante, quello incideva su quella che era la mia valutazione della partita e della stagione, quindi è stata davvero una liberazione grandissima.»

Di Luzio non ha mai pensato di appendere gli scarpini al chiodo o di rinunciare a questo sport, la motivazione per cui continuerà a scendere in campo con la determinazione e la grinta di una persona che vede nel calcio l’obiettivo principale del proprio presente: «No, assolutamente no, anche perché nella mia ottica il calcio viene prima di tutto in questo momento principalmente per una questione biologica e fisiologica: so che potrò giocare a calcio fino a una certa età e poi dovrò inevitabilmente smettere, e quindi fino a quel momento voglio godermela appieno e al massimo delle mie possibilità»

Il cammino della giocatrice con la maglia del Cesena è cominciato lo scorso anno, in un momento tutt’altro che facile per lei, in quanto nel bel mezzo della ripresa da un brutto infortunio e da una stagione piuttosto travagliata con la maglia del Parma. La scelta della compagine romagnola deriva dalla necessità di ritrovarsi e di ottenere un maggiore minutaggio in campo, due obiettivi che è riuscita a centrare anche grazie alla presenza di figure di riferimento già conosciute che le hanno dato modo di indossare la maglia del Cesena con tranquillità e con la sicurezza di andare a immergersi in un ambiente positivo«Ho scelto Cesena la stagione prima arrivando dall’esperienza di Parma, dal fatto che la stagione prima mi ero rotta il crociato, e quindi a prescindere la mia priorità era di tornare a giocare e in un ambiente in cui stessi bene. Qui a Cesena c’era Alain Conte, colui che mi aveva chiamato e che era anche stato il Mister che mi aveva lanciato a San Marino, quindi sapevo in che ambiente sarei arrivata e che persona avrei trovato, questo mi ha sicuramente lasciato delle sensazioni positive per la mia scelta», e al di là delle persone a lei conosciute sapeva già in anticipo di essere in procinto di viversi un’esperienza indimenticabile in un posto da lei conosciuto e a lei molto caro per i trascorsi con la San Marino Academy«In Romagna ci avevo già vissuto, quando giocavo alla San Marino vivevo a Rimini e conoscevo questo posto, che per me è uno di quelli in cui si sta e si vive meglio. Sapevo quindi che fuori avrei trovato un posto che mi piaceva, in campo conoscevo già il Mister e il suo modo di interpretare il calcio e di giocare, e quindi questo mi ha aiutato, perché in quel momento avevo bisogno di un po’ di certezze.»

L’ambiente, la squadra, la Società, le calciatrici, tutto attorno a lei sembrava essere perfetto per poter rimanere ancora a lungo con quei colori sulla pelle, e infatti la calciatrice ha scelto, senza nessun tipo di esitazione, di prolungare il proprio contratto con la squadra romagnola, che si è anche dimostrata all’avanguardia e intenzionata ad apportare modifiche per trasformare ancora di più questo modo di fare e di intendere il calcio: «Dopo la stagione dell’anno scorso ho deciso di rimanere per l’ambiente e per il clima, in cui mi trovavo bene, lavoravo bene. Anche se è cambiato Mister questo è rimasto, e quest’anno hanno anche fatto una svolta come Società, quella di mettere gli allenamenti al mattino, l’ho visto un tentativo di fare dei passi in avanti anche dal punto di vista calcistico, si vede anche nei risultati, che all’inizio erano quasi insperato all’inizio. Se il campionato fosse durato altri due mesi, non sono sicura che sarebbe finito in questo modo: credo tanto nel mio gruppo, nelle mie compagne e nella mia squadra.»

Negli anni ha sempre segnato tanto e si è sempre inserita benissimo negli ingranaggi delle squadre in cui ha giocato. Dal suo arrivo al Cesena c’è stato un picco davvero evidente nelle sue prestazioni e nei gol: lo scorso anno ha messo la sua firma per 14 volte, quest’anno 12. Di Luzio ha di fatto dichiarato che non si reputa «un’attaccante che vive per il gol: mi presto molto di più a quella che è l’esigenza della squadra e a fare il bene della squadra, questo delle volte si traduce nel far gol e altre nel fare un lavoro un po’ più sporco, però penso sempre che, quando uno gioca per la squadra, la squadra giochi per il singolo, quindi sono molto contenta di essere riuscita in questi due anni a fare un po’ di gol», e quello che conta è il risultato che riesce a portarsi a casa la squadra e non la singola individualità sul rettangolo verde. In ogni caso, la calciatrice ritiene che, osservando la stagione da lei giocata, avrebbe «potuto farne di più, però dopo l’infortunio, quando sono tornata a giocare, era un punto di domanda. Non ho mai dubitato delle mie qualità, però c’era un punto di domanda, e secondo me mi sono trovata nell’ambiente giusto per dare il meglio di me.»

Di Luzio è una delle veterane agli ordini di Mister Rossi e una di quelle calciatrici insostituibili, tant’è che spesso porta al braccio la fascia da Capitana, un’eredità davvero importante, visto e considerato l’addio di Elena Casadei, che era la storica giocatrice a indossarla. Cesena è stata una svolta nel proprio modo di vivere il calcio anche per le esperienze provate per la prima volta, quali la fascia da Capitana al braccio, che non aveva mai fatto parte del suo percorso: «Prima di Cesena non avevo mai avuto l’occasione di fare la Capitana in una squadra, anche se in altre squadre sono rimasta più tempo che a Cesena. Per me è sicuramente un grande onore e una bella responsabilità, ed è stata una cosa che mi ha fatto crescere sotto diversi aspetti», e il rapporto con l’ex numero 7, Elena Casadei, è tanto forte da non farle mai pensare di potersi paragonare a lei anche e soprattutto per la storia d’amore che ha legato quella giocatrice al Cesena, di cui è uno dei simboli senza tempo«Con Casadei ho giocato l’anno scorso, è una carissima amica e una persona che stimo tanto e che per me è il simbolo del Cesena. Ancora adesso, quando la vedo, la chiamo “Capitano”, da un lato sono contenta di aver ricevuto la sua eredità, al tempo stesso sto cercando di interpretarla per quella che sono io e il mio meglio, anche se magari non è paragonabile alla sua storia con questa Società. Nel mio piccolo cerco di fare del mio meglio, soprattutto quest’anno che ci sono tante ragazze giovani e a cui va indicata la via.»

La filosofia della squadra agli ordini di Mister Rossi è ben consolidata: dare spazio a giovani calciatrici italiane alla ricerca della propria crescita personale e che cercano di giocare a calcio senza mai perdere il sorriso. Di Luzio fa parte di questo progetto, e si è anche confrontata con il tecnico, analizzando quello che ha percepito e che ha compreso della Società nel giro di questi due anni: «Ne ho parlato anche con il Mister. Ho sentito in questi due anni diverse giocatrici che sono arrivate a Cesena quasi per caso e che poi non se ne sarebbero più andate: a livello di ambiente, città e Società ti fanno sentire davvero a casa e bene. A livello di ambizione e competitività con altre Società peccano un po’, perché tante volte noi calciatrici guardiamo l’aspetto economico, il brand e queste cose un po’ più “materiali”, e soprattutto il fatto che ci siano sempre tanti prestiti toglie un po’ la progettualità del futuro: quest’anno sai che avrai queste giocatrici in prestito, però chissà se il prossimo anno le avrai ancora», ma al di là della progettualità focalizzata sul presente e non sul futuro il Cesena è anche una Società in cui l’ambiente permette a tutte di crescere e di scendere in campo con serenità«il Cesena è una Società che vuole a prescindere far sempre bene e il suo senza porsi degli obiettivi precisi, ma avendo comunque dei sogni, e questa è una cosa che al tempo stesso fa vivere la stagione in maniera più serena e ti permette di vivere anche meglio a livello di campo, con meno stress e con più leggerezza, che è un fattore positivo.»

«Non so dove arriverà il Cesena però, se vuole ambire a qualcosa di più anche nella categoria più alta secondo me servirà l’apporto anche della Società maschile, perché adesso in Serie A ci sono delle squadre che sono veramente attrezzate, e da quel punto di vista non possiamo ancora competere. Non si sa mai che, se dovessimo vincere il campionato e arrivassimo in Serie A, i maschi decidano effettivamente di darci una mano», la progettualità della squadra deve forse vedere qualche modifica perché il gruppo mantenga sì la filosofia di calciatrici giovani, ma inserisca qualche pedina di esperienza e non apporti troppo ricambio affinché si possa avere continuità, così come il supporto da parte della Società maschile.

Di Luzio, prima di scendere in campo per la prima volta in stagione, aveva degli obiettivi personali che si era prefissata, ma è in corso d’opera che è andata ad aggiungere tasselli ai propri desideri e ai propri stimoli in vista del futuro, visto che non si è «mai posta degli obiettivi precisi, perché delle volte avere degli obiettivi dal punto di vista numerico può essere una cosa che mette ansia, e il calcio non voglio viverlo in questo modo. Il mio obiettivo era giocare il più possibile, divertirmi, far bene, portare la squadra il più in alto possibile, e devo dire che da questo punto di vista ho e abbiamo fatto un ottimo percorso», ma, per quanto ci si possa orientare verso una stagione all’insegna della propria crescita personale, la bianconera ha in seguito ammesso che rimane comunque, dentro di lei, quel desiderio di scendere i campo per superare i propri limiti«Non nascondo che voglio fare gol, mi piace fare gol, e voglio provare ad andare il più in alto possibile, ma non lo considero un fallimento se non succede, perché per me l’importante è il bene della squadra.»

Si ringraziano immensamente Greta Di Luzio, l’addetto stampa Filippo Minardi e il Cesena Calcio Femminile per il tempo, la disponibilità e l’immensa fiducia a noi concessaci.

Lucia Di Guglielmo, Washington Spirit: “Il bello di questo campionato è la sua imprevedibilità”

Photo Credit: Breanna Biorato - Washington Spirit

Fino a pochi mesi fa, la vedevamo solcare il campo di quello stadio che per cinque anni è stata la sua casa, dove con la stessa maglia ha vissuto un capitolo da sogno della sua vita, fatto di vittorie, trofei, emozioni a non finire. Adesso, la vediamo sempre solcare il campo, ma in uno stadio grande almeno il doppio, e con una maglia tutta nuova, come il capitolo della sua carriera che si è da poco aperto. Le parole che state per leggere sono quelle di una calciatrice che, oltre ad essere un membro fisso delle Azzurre, è stata per lungo tempo uno dei simboli assoluti della Serie A Femminile, una vera campionessa che ha portato a casa cinque trofei con la maglia della Roma e che oggi, con la casacca della sua nuova squadra, il Washington Spirit, gioca in quello che è il campionato più famoso e competitivo al mondo, la NWSL. Calcio Femminile Italiano ha avuto l’onore di intervistare in esclusiva Lucia Di Guglielmo, alla sua prima esperienza assoluta in un campionato estero.

«Da quando sono arrivata ho scoperto tante novità», spiega l’azzurra classe ’97, «ma la cosa che sin da subito mi ha impressionato è il livello del calcio che c’è qua e la possibilità di confrontarsi tutte le settimane con squadre davvero di alta fattura». Oltre alla differenza di livello, «ciò che apprezzo di questa lega è la sua imprevedibilità: non sai mai come può finire una partita. Soprattutto per me, che sono un difensore, potersi confrontare ogni settimana con esterne e attaccanti di grande livello – cosa che prima avevo la possibilità di fare soltanto quando giocavo in Nazionale o in Champions League – è sicuramente qualcosa che mi sta facendo crescere tanto ed è anche uno dei motivi maggiori che mi ha spinto a intraprendere questa esperienza». 

La NWSL, dunque, costituisce una dimensione a parte rispetto alla Serie A, e non solo: di conseguenza, le neo-arrivate dall’estero devono imparare ad assimilare al meglio i ritmi di gioco di questa competizione, oltre a differenti modalità a livello atletico, tattico e (soprattutto) mentale. Lucia, a tal proposito, sostiene che «fin da subito sapevo di arrivare in un campionato molto fisico, quindi il mio primo pensiero è stato cercare di prendere le misure per capire se riuscivo a starci e come: soprattutto all’inizio, questo è stato proprio il mio primo punto di domanda. Ho poi trovato il modo di abituarmi a ritmi diversi, a un modo di giocare diverso (molto meno tattico e molto più di transizione), a tempi di gioco diversi… poi, sicuramente anche in termini tecnici, il livello è mediamente molto alto». 

Le maggiori impressioni provate dalla terzina azzurra, tuttavia, non riguardano solo la diversa dimensione sportiva in cui si ritrova a competere. «Un’altra cosa che apprezzo», dice Lucia, «è il modo in cui vivono il calcio qui: all’inizio è stato un po’ strano, è sicuramente diverso da come lo viviamo in Italia ma in realtà lo sto apprezzando molto». In particolare, «ciò che più salta all’occhio rispetto all’Italia sono gli stadi, i contesti in cui giochi, il seguito che hai. A Roma sono sempre stata abituata ad avere molti tifosi ed è sempre stato bello il rapporto avuto con loro ma, per tutto il tempo che sono stata là, l’unica occasione in cui abbiamo quasi avuto la possibilità di riempire uno stadio, con 40.000 persone, è stata la nostra unica volta all’Olimpico». Lucia, ovviamente, si riferisce alla storica notte di Roma-Barcellona del 21 marzo 2023, in cui è stato toccato il record italiano di spettatori paganti per una singola partita di calcio femminile. Una notizia, nel nostro Paese, di portata storica e che, negli Stati Uniti, al contrario, non è che una notizia come tante altre, poiché «qui, tutte le settimane riusciamo a fare sold out nel nostro stadio, con 20.000 persone che vengono a vederci… oltre ad altri stadi in cui il numero di tifosi è anche più alto. È chiaro che questa è la prima cosa che, da giocatrice, ti salta all’occhio… un po’ come quando da piccola guardavi le partite in TV e dicevi: “Ok, voglio giocare anch’io come fanno i maschi, in quello stadio e in quel contesto”!», conclude Lucia.

In merito al rendimento dello Spirit in campionato, il difensore sostiene che «come squadra, penso che all’inizio abbiamo avuto un momento in cui stavamo lavorando e non riuscivamo a ottenere i risultati che avremmo voluto», senza tuttavia ignorare un velo di ottimismo: «Abbiamo sempre avuto piena fiducia nel processo e in quello che stavamo facendo ed eravamo sicure che i risultati sarebbero arrivati. Sentiamo di lavorare bene sul campo, ogni settimana lavoriamo su quello che ci è mancato la settimana prima e la connessione tra di noi sta migliorando. Sono molto soddisfatta del nostro lavoro e di quello che stiamo riuscendo a portare in campo come squadra».

Per quanto riguarda, invece, il proprio rendimento personale, l’ex-Roma spiega come «fin da subito ho cercato di inserirmi il più possibile nelle dinamiche di gioco e di trovare i collegamenti con le compagne. Non è stato subito semplice, a volte ci sono riuscita con più facilità, altre volte con più difficoltà. In questi mesi, poi, ci sono state tante partite con tanti viaggi, anche lunghi e a cui non era abituata, pertanto anche quello è stato qualcosa a cui ho dovuto abituarmi velocemente». Anche in questo caso, tuttavia, Di Guglielmo ammette di essere comunque «serena e contenta del lavoro che sto facendo individualmente con le ragazze, con la squadra e con lo staff. Sono soddisfatta del modo in cui lavoriamo e la cosa che più mi entusiasma è proprio il fatto di venire ad allenarmi tutti i giorni, di essere contenta di ciò che facciamo in campo, di come lavoriamo e di avere la possibilità di allenarmi con giocatrici di alto livello». Un dettaglio importantissimo, che sottolinea ancora una volta l’elevata difficoltà e competitività della NWSL e quanto l’adattamento ai suoi ritmi sia di vitale importanza per le giocatrici estere. 

Un ulteriore elemento che balza all’occhio è il fatto che, in dieci delle undici partite di campionato finora giocate, Lucia sia sempre scesa in campo da titolare con la maglia del suo nuovo club: inimmaginabile, per una calciatrice in arrivo da un campionato di livello nettamente inferiore. «Sono arrivata qui senza aspettative, pertanto è chiaro che la maggiore difficoltà, appena arrivata, fosse proprio concedermi il tempo di adattarmi e di entrare in certe dinamiche», afferma il difensore. «Sapevo di dovermi concedere del tempo ma fin da subito ho cercato di lavorare con massima professionalità e cercare di mettermi a disposizione proprio per essere pronta nel momento in cui la squadra avrebbe avuto bisogno di me. È successo fin dall’inizio, ho avuto la possibilità di giocare tanto, in questi primi mesi, e sono chiaramente contenta». Un onore non da poco, dunque, ma in ogni caso non va dimenticato che «l’obiettivo è mettersi a disposizione della squadra e, proprio perché ci sono tante partite ravvicinate, sappiamo quanto è importante il contributo di tutte, in tutta la partita: è qualcosa che ho sentito fin da subito. Sono dunque ovviamente felice di aver fatto tanto minutaggio ma allo stesso tempo vado avanti senza troppe aspettative. È più una questione di lavoro quotidiano che poi porta alle performance».

Un’altra caratteristica, ben più evidente, è il fatto che Lucia, nonostante giochi in una dimensione a lei totalmente nuova, possa contare sulla compresenza in squadra di un volto che conosce bene, quello di Sofia Cantore. Arrivata a Washington nello scorso mercato estivo, al termine della sua lunga avventura alla Juventus, l’attaccante classe ’99 è tutt’ora una figura di riferimento nel reparto offensivo dello Spirit. In Serie A, lei e Lucia si sono affrontate per anni negli innumerevoli duelli a viso aperto tra Roma e Juventus, mentre in azzurro hanno condiviso, tra le altre, un’esperienza unica come quella di Euro 2025. «Devo essere sincera», sorride Lucia. «Avendo giocato contro Sofia tantissime volte in questi anni, delle tante compagne che ho in Nazionale è sempre stata una di quelle con cui mi sarebbe piaciuto giocare insieme. Adesso sono più contenta di averla in squadra che contro: soprattutto per me, che sono arrivata dopo di lei, averla trovata qua è stato sicuramente importante, mi ha aiutato tanto ed è comunque sempre bello avere una persona che conosci, che ti capisce e con la quale hai condiviso tanto in questi anni, a maggior ragione l’ultimo Europeo. Sono davvero contenta di poter condividere questa esperienza con lei». 

Da segnalare, poi, un’altra “rimpatriata” per Lucia, e di tutt’altro sapore: quella con Cristiana Girelli. Attualmente in prestito dalla Juventus al Bay Football Club, la fuoriclasse bianconera (trascinatrice assoluta delle Azzurre in Svizzera) è tornata ad affrontare, lo scorso 5 aprile, la rivale di sempre in giallorosso ad appena quattro mesi di distanza dall’ultimo precedente
(Roma-Juventus del 6 dicembre 2025, ottava giornata di Serie A) e, per la prima volta, in un campionato straniero. La particolarità, per Girelli, è stata però trovarsi davanti, come avversaria, anche Sofia Cantore, la sua ex-compagna alla Juventus. «All’inizio, ovviamente, è stato strano», commenta Lucia. «Sicuramente per Sofia ma anche per me, appunto, che Cristiana l’ho sempre affrontata da avversaria tante volte in Serie A. Ritrovarla in questo campionato è stato strano ma allo stesso tempo bello. Ricordo quando stavamo entrando in campo insieme prima dell’inizio della partita, che ci siamo abbracciate e guardate come per dire “Ma cosa sta succedendo?”»
Quanto all’ultima delle quattro italiane attualmente impegnate in NWSL, ovvero Lisa Boattin (altra ex-Juventus, ora in forza allo Houston Dash), Lucia la affronterà – salvo imprevisti – il prossimo 3 luglio, al rientro dalla sosta. 

Nonostante, dunque, qualche stranezza dovuta al fatto di ritrovarsi da avversarie in un ambiente del tutto inedito, nessuno avrebbe mai pensato, col senno di poi, che queste giocatrici, cresciute calcisticamente sui campetti di periferia, avrebbero potuto un giorno arrivare a prendere parte ad un campionato del livello della NWSL: è la prova concreta della sempre più vivida attenzione che le italiane, a partire dagli ultimi due anni, stanno ricevendo all’estero. Lucia, a riguardo, afferma che «è ovviamente bello il fatto che la considerazione delle calciatrici italiane all’estero stia cambiando, sicuramente grazie all’Europeo ma anche grazie al percorso che è stato fatto in questi anni in Champions dalle squadre italiane. È qualcosa che si può percepire, oltre che vedere nei fatti. Se guardiamo le giocatrici italiane che stanno giocando fuori, è sicuramente qualcosa che ci riempie d’orgoglio. Capisco possa essere brutto che le giocatrici lascino il campionato italiano ma allo stesso tempo credo che più la considerazione delle giocatrici italiane cresce, più la considerazione del campionato possa a sua volta crescere».

Venendo al percorso dello Spirit in campionato, Di Guglielmo e compagne sono attualmente quarte in classifica, al netto di 6 vittorie, 3 pareggi e 2 sconfitte. Il loro percorso, finora, è stato senz’altro positivo ma anche assai dinamico: ad ottime prestazioni, infatti, si sono spesso alternate inaspettate sconfitte. «Il bello di questa lega, ripeto, è proprio la sua imprevedibilità», sentenzia Lucia. «Sicuramente dipende molto dal momento in cui incontri certe squadre, dal momento di forma in cui si trovano gli avversari e dal momento di forma in cui ci troviamo noi. È sempre tutto molto imprevedibile». La strada verso il futuro, del resto, è ancora tutta da scrivere e, malgrado i punti persi in cinque partite, la squadra è in pieno regime di fiducia e Lucia non può che essere d’accordo. «Riesco a vedere la strada che stiamo percorrendo, riesco a vedere i miglioramenti che stiamo facendo», dice. «Soprattutto rispetto all’inizio, penso che abbiamo migliorato molto la nostra concretezza in fase di finalizzazione e ritengo possiamo migliorare a livello difensivo e cercare di concedere meno gol, specie se penso alle ultime partite e all’ultima di CONCACAF (la finale del 23 maggio persa contro il Club América, nda). Ma, come ho detto, il bello e il brutto di questa lega è appunto che ogni settimana ti devi adattare perché trovi squadre che giocano in modo molto diverso. A volte si tratta semplicemente di chi si riesce ad adattare meglio ma sono comunque soddisfatta del percorso che stiamo facendo».

Oltre che nel campionato nazionale, Lucia ha recentemente fatto il proprio debutto anche nella competizione internazionale americana, la CONCACAF Women Champions Cup, dove lo Spirit ha disputato la fase a eliminazione diretta. Nella semifinale contro il Pachuca, dopo aver esordito entrando dalla panchina, è stata proprio Lucia a lasciare il segno, fornendo l’assist per il gol decisivo di Claudia Martinez. Tre giorni più tardi, ha giocato da titolare la finale persa contro il Club América: dopo anni di partecipazioni alla UEFA Women’s Champions League con la Roma (ottenendo il miglior piazzamento nei quarti di finale dell’edizione 2022/2023), Lucia è subito giunta ad un passo dal vincere il suo primo titolo in terra straniera. Malgrado l’amarezza per il risultato finale, per il difensore azzurro è stata comunque un’esperienza davvero singolare: «Assomiglia, in parte, alla Champions League, perché», sostiene, «abbiamo giocato in uno stadio che, in quel caso, era come giocare in casa per gli avversari, e quel tipo di ambiente e quel tipo di tifo lo senti, appunto, quando vai a giocare fuori in Champions League: questa è stata la cosa che più ho ritrovato. A livello calcistico, poi, il fatto di giocare con squadre messicane è diverso dal giocare contro squadre americane, soprattutto nella prima partita, dove abbiamo affrontato una squadra un po’ più “europea” nel modo di giocare. In breve, ci sono cose che mi fanno ripensare alla Champions e cose che non mi fanno ripensare alla Champions… la considero un po’ una via di mezzo tra la Champions League e la NWSL».

Con la Roma, ha portato a casa cinque trofei. Con le Azzurre, si è fermata a pochi secondi da un sogno chiamato finale. Oggi, in un campionato ancor più difficile, faticoso e competitivo, Lucia punta ad arrivare ancora più in alto, sfruttando tutte le sue immense potenzialità: «Ora, come squadra, vogliamo chiaramente puntare all’unico obiettivo rimasto, lo Shield: pertanto, pensiamo al campionato e dopo, ovviamente, si vedrà. Come squadra abbiamo gli obiettivi chiari e anche io, individualmente, facendo parte di essa».

Un’esperienza bellissima, quella di Lucia Di Guglielmo, che non sembra affatto aver voglia di rallentare, di fermarsi o di affievolirsi, a dimostrazione di come la bravura, la tenacia e il talento, nel calcio femminile, possano sempre essere sinonimo di risultati del tutto fuori da ogni pronostico. Come direbbe Ligabue, «il meglio deve ancora venire»…

La redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia di cuore Lucia Di Guglielmo, l’addetto stampa Ben Kessler e l’intera società sportiva del Washington Spirit per il tempo, la disponibilità e la fiducia.

Coesione, concentrazione e qualità, la ricetta di Linari per lo sprint Mondiale: “Dimostreremo di essere grande squadra”

Photo Credit: Stefano Petitti - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Due sfide da vincere per lanciare l’assalto alla vetta del girone, che consentirebbe alla squadra di Andrea Soncin di conquistare il pass per la decima edizione del torneo iridato senza passare dal doppio play-off di fine anno. Molto dipenderà dal risultato dei 90 minuti dell’Arena Garibaldi-Romeo Anconetani – dove l’Italia giocherà per la prima volta – e da quello del contestuale confronto tra Danimarca e Svezia (calcio d’inizio alle 19.15), dove le Azzurre faranno il tifo per la selezione gialloblù in modo da tornare padrone del proprio destino e potersi giocare tutto quattro giorni dopo al Gamla Ullevi Stadium. Ma per il momento, come è giusto che sia, il pensiero è rivolto solo alla Serbia. “Non dobbiamo farci trarre in inganno dal risultato dell’andata – ha sottolineato Elena Linari nell’intervista rilasciata a Vivo Azzurro TV – dobbiamo pensare solo alle prossime avversarie per portare a casa i tre punti e poi affrontare nel migliore dei modi la trasferta scandinava. Sappiamo l’importanza di entrambe le partite, ma è inutile fare dei passi troppo lunghi”.

Una ricetta che questa Nazionale ha sempre seguito alla lettera, cancellando le gioie e delusioni del passato per vivere al massimo il presente e pensare sempre in grande. “La nostra forza principale – ha sottolineato il difensore del London City Lionesses – è senza dubbio l’unione, il fatto di lottare sempre per la compagna. Forse dopo l’Europeo l’abbiamo un po’ persa, ma ci sta un rebound non troppo positivo dopo l’hipe della scorsa estate. Nelle gare che ci aspettano dovremo dimostrare una volta di più che siamo tornate ad essere una grande squadra”. Per riuscirci servirà anche il contributo delle nuove arrivate, pronte grazie al supporto delle veterane a ritagliarsi uno spazio sempre più importante. “Cambiamento e ringiovanimento sono elementi necessari e Siamo molto contente che sempre più ragazze riescano a entrare nel gruppo. Noi cerchiamo solo di farle stare tranquille: diamo qualche dritta, qualche consiglio per correggere i piccoli errori che vediamo in allenamento per far sì che non si ritrovino a doverli gestire durante il match, dove subentra anche l’emozione”.

 

Un pomeriggio con Goldoni, Bragonzi, Alborghetti e Anastasia Freestyle: ecco dove sarà possibile

Calcio femminile protagonista in una cornice particolare. Questo è quello che sarà possibile vedere e ascoltare mercoledì 3 giugno, alle ore 18:30, presso la sala consiliare del Comune di Carcare. La cittadina ligure, in provincia di Savona, avrà infatti il piacere di accogliere un prestigioso gruppo di atleti, influencer e professionisti dello sport.

La cittadina della Val Bormida si illuminerà grazie alla presenza di veri e propri punti di riferimento dello sport e dei social. Un parterre di ospiti d’eccezione che tra le presenze d’eccezione ne vedrà diverse che saranno direttamente legate al calcio femminile come Eleonora Goldoni, calciatrice della Lazio, Asia Bragonzi, calciatrice del Trabzonspor, Lisa Alborghetti, ex calciatrice dell’Inter, Anastasia Freestyle, content creator e star del calcio freestyle. Presenti, poi, anche Stefano Beltrame, calciatore ex Juventus, e King Roma, notissimo creator e influencer.

L’incontro, che vedrà la partecipazione di Rodolfo Mirri, primo cittadino di Carcare, chiuderà un’importante giornata dedicata a un progetto di shooting fotografico finalizzato alla promozione del personal branding e del marketing aziendale di un noto marchio nel campo sportivo.
Grazie al suo impegno e alla sua visione, Carcare si trasforma per un giorno in un set fotografico di livello nazionale, accogliendo personaggi capaci di attirare grandissima attenzione mediatica.

Serie A Women: Tessa Wullaert regina delle bomber, seconda Manuela Giugliano

credit photo: Fabrizio Brioschi - photo agency calcio femminile italiano

La Serie A Women si è conclusa da qualche settimana dopo ventidue turni giocati. Per quanto riguarda le attaccanti grappoli di reti sono giunte in massima serie. Ecco la panoramica della situazione relativa alle principali marcatrici del torneo principe del calcio femminile italiano a girone unico.

Davanti a tutti, a prendersi la palma di capocannoniera del campionato, c’è Tessa Wullaert. La belga dell’Inter ha, infatti, marcato il tabellino 14 volte in 22 presenze. Alle sue spalle troviamo Manuela Giugliano della Roma con 12 reti in 20 presenze e Cecilie Floe, danese del Napoli Women, autrice di 11 reti in 22 gare alla sua prima stagione in Italia.

Raggiungono la doppia cifra, ma restano fuori dal podio, due italiane. La laziale Martina Piemonte, 18 presenze, e Nadine Nischler del Como Women, sempre in campo, chiudono la stagione con 10 reti all’attivo. Si fermano ad 8, invece, la maltese dell’Inter Haley Bugeja, 19 apparizioni, e Valeria Pirone della Ternana Women, con 20 gettoni di presenza.

A quota 7, invece, ci sono la milanista Kayleigh Van Dooren, in  18 gare, e Giulia Dragoni della Roma, sempre presente. A pari merito a quota 6 reti, a chiudere la top ten delle bomber, due calciatrici della Fiorentina: Sofie Bredgaard e Iris Omarsdottir.

Il Valencia torna in Liga F dopo un solo anno. Promozione per la squadra di Claudia Ferrato

Marta Carro, Valencia

Un solo anno dopo la retrocessione il Valencia ha conquistato la promozione in Liga F, la massima serie del calcio femminile spagnolo. Due le retrocessioni previste dalla Liga F nella Primera Federacion Femminile con Alhama e Levante a salutare il massimo campionato. A fare il percorso inverso è stato l’Alaves che con 56 punti ha staccato il pass diretto per la promozione, essendo finito dietro il Barcellona B impossibilitato a giocare nello stesso campionato della squadra A.

Il secondo posto è stato deciso, invece, tramite play-off. Fuori classifica Real Madrid B e Tenerife B, per le stesse motivazioni del Barcellona, a giocarseli sono state quattro squadre, ovvero, il Valencia che ha concluso l’annata con 46 punti, il Villareal con 38 e Osasuna e Albacete con 33. Nelle semifinali, giocate tra andata e ritorno, il Valencia ha superato l’Albacete per 4-3, dopo lo 0-0 dell’andata, mentre il Villareal ha piegato l’Osasuna 2-1 e 3-1, nell’arco dei 180′.

In finale sono arrivate, quindi, le due meglio piazzate: il Valencia e il Villareal. Equilibrio sostanziale in entrambe le gare. All’andata nessuna rete con lo 0-0 a regnare protagonista. Il Villareal era costretto quindi alla vittoria per sperare nel salto in Liga F e al 21′ della gara di ritorno Aixa Salvador, la miglior marcatrice degli ospiti, ha aperto le marcature al 21′ minuto con le dee squadre andate all’intervallo sul punteggio di 0-1. La seconda frazione non ha trovato altri sussulti con le due squadre giunte con lo stesso risultato sino ai minuti di recupero.

Al 99° minuto, quando tutto sembrava deciso, Monente ha segnato invece un insperato pareggio che ha portato la finale ai tempi supplementari. Nei 30 minuti aggiuntivi il punteggio non si è schiodato dalla parità per 1-1- che ha premiato la squadra valenciana vista la migliore classifica durante il campionato.  Il Valencia torna, cosi, in Liga F dopo una sola stagione in Primera Federación Iberdrola. In estate nel club spagnolo era approdata anche l’italiana Claudia Ferrato, attaccante classe ’96 ex di Genoa, Chievo Verona e Sassuolo.

Cecile Floe e il Napoli Women ai saluti: arrivano le prime voci di mercato

Photo Credit: Bruno Fontanarosa - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Cecile Floe e l’Italia potrebbero salutarsi dopo una sola stagione. La calciatrice è arrivata, infatti, a Napoli la scorsa estate con un impatto travolgente sul nostro campionato. Forza fisica, velocità, dribbling, ottima tecnica di base mixate ad un buonissimo fiuto per il gol. La danese è stata in alcuni momenti inarrestabile e ha da subito attirato le attenzioni sulle proprie prestazioni.

Cecile Floe ha messo in mostra, in questa annata, il suo repertorio aiutando il Napoli Women a lottare per un posto in Champions per grande parte della stagione, grazie anche alla sua vena realizzativa che l’ha portata in doppia cifra in campionato. L’ottimo rendimento della classe 2001 non è passato ovviamente inosservato e già nella finestra invernale di mercato erano arrivate le prime ‘timide’ voci che volevano alcuni club, in particolare dalla Germania, interessati alla giocatrice partenopea. Nel mercato invernale, però, Floe è rimasta in Campania ma le voci sono diventate sempre più forti sino ai giorni nostri.

Secondo quanto riportato, nei giorni scorsi, dal portale tedesco Braunschweiger Zeitung il Wolfsburg sarebbe fortemente interessato all’acquisto di Cecilie Fløe. Il Napoli Women, a quanto riportato dalla stessa testata, avrebbe fissato il prezzo per la nazionale danese chiedendo non meno di 500.000 euro per salutare definitivamente la calciatrice.

Parma Calcio Women: “CHE CRESCITA IN SERIE A!”

Credit Photo: Paolo Comba

La stagione della Prima Squadra Femminile ha certificato un netto salto di qualità, non solo sul piano sportivo grazie alla massima serie e al raggiungimento dell’obiettivo salvezza, ma anche nel calore e nel seguito del pubblico. Il totale degli spettatori stagionali è passato dai 6.389 della Serie B 2024/25 ai 7.246 spettatori totali nella stagione 2025/26. Prendendo in esame il dettaglio complessivo delle 13 sfide ufficiali disputate (comprendenti 11 gare di Serie A, 1 di Women’s Cup e 1 di Coppa Italia), la media spettatori totale si è attestata a 557 presenze a partita, segnando un netto incremento rispetto alle 400 presenze medie della passata stagione. Il fattore determinante di questo successo è stato indubbiamente il grande esordio stagionale allo stadio Ennio Tardini contro la Juventus il 22 agosto nella Serie A Women’s Cup, capace di richiamare da solo oltre 2.000 spettatori, seguito dal secondo appuntamento al Tardini del 21 dicembre contro la Lazio, questa volta in Coppa Italia. Le 11 sfide casalinghe, disputate nello stadio de ‘Il Noce’ di Noceto, e valide per il campionato di Serie A, hanno comunque registrato un progresso consolidato, con la media specifica salita a 427 spettatori e un tasso di riempimento dell’impianto che ha superato il 53,3%. Grazie ai dati raccolti tramite il concorso Fan4Win, il Club ha potuto tracciare l’identikit del tifoso del Parma Calcio Women: un profilo caratterizzato da un perfetto bilanciamento di genere tra uomini e donne (più equilibrato rispetto alla controparte maschile) e da un bacino di provenienza fortemente radicato nel territorio, con un pubblico che affluisce non solo da Noceto ma in grandissima parte dalla città di Parma e da numerosi comuni dell’intera provincia.

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