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Serie A Women: nel 6° turno le squadre impegnate in Europa alla domenica, spicca il derby di Roma

Photo Credit: Andrea Iommarini - Photo Agency Calcio Femminile Italiano

Torna in campo, nel week-end, per il suo sesto turno la Serie A Women con tre gare al sabato e tre alla domenica. Le sei partite saranno trasmesse tutte in diretta su DAZN con una gara proposta in chiaro anche sulle reti RAI.

Si parte al sabato con l’intreccio delle ore 12:30 tra Sassuolo e Ternana Women previsto all’Enzo Ricci. Sfida tra due squadre che chiudono la classifica con le neroverdi che in casa hanno ottenuto quattro dei cinque punti in classifica contro le umbre, sempre sconfitte sino ad ora. Alle 15:00 si prosegue, poi, con due squadre che sembrano vivere un periodo completamente opposto, ovvero, Parma-Fiorentina opposte a ‘Il Noce’. Le emiliane, infatti, non vincono da tre gare, stesso periodo dove invece le viola hanno ottenuto bottino pieno. Alle 18:00, invece, spazio a Como WomenMilan, al Ferruccio, con ambo le formazioni reduci da due vittorie a testa negli ultimi 180′ di campionato.

Alla domenica si parte, al Piccolo, con Napoli WomenInter. Le partenopee non portano i tre punti a casa da tre giornate mentre le nerazzurre addirittura da quattro. Alle 15:30 spazio, poi, al derby RomaLazio, in diretta anche su Raisport dal Tre Fontane, con le giallorosse prime della classe e le biancocelesti terze a -3 dalle cugine. A chiudere, infine, alle 18:00 JuventusGenoa, al Vittorio Pozzo Lamarmora, con le padrone di casa avanti di una sola lunghezza in classifica sulle ospiti.

In classifica prima la Roma con 12 punti con la Fiorentina a 10 mentre terze sono Milan, Lazio e Como Women a 9. Seguono a 7 Juve e Napoli Women con l’Inter e Genoa a 6 Parma e Sassuolo a 5. Chiude la Ternana Women a 0.

Andrea Caracciolo, presidente Lumezzane: “Contento della squadra: stanno facendo un grande lavoro”

Photo Credit: FC Lumezzane

Il Lumezzane si sta preparando alla sfida di domenica contro il Vicenza per la nona giornata di Serie B, dove la squadra di Nicoletta Mazza occupa la terza posizione.
Nell’attesa il presidente del club valgobbino Andrea Caracciolo è intervenuto nella conferenza stampa di ieri parlando della formazione maschile terz’ultima nel girone A di Serie C e, nel corso di quest’incontro, gli abbiamo rivolto alcune domande in merito alla squadra femminile rossoblù.

Presidente, il Lumezzane dopo otto giornate di Serie B occupa la terza piazza a quattro lunghezze dal Cesena. È un campionato in linea con le aspettative?
«Sono contento delle ragazze e dello staff tecnico che stanno facendo un grande lavoro. Domenica hanno vinto una partita molto difficile contro una squadra forte come la Res. È vero, c’è il Como che è una squadra fortissima, però abbiamo visto che anche loro possono perdere. Noi, in ogni caso, dobbiamo continuare a lavorare e ad allenarci con serenità».

Alla fine della partita vinta 2-1 dal Lumezzane contro la Res, la società ha celebrato Elisa Zappa che contro la Res ha marcato la centesima presenza con la maglia del Lumezzane. Quant’è importante questo tipo di giocatrici all’interno della rosa?
«Per noi è un motivo di orgoglio: Elisa fa parte di un progetto nato qualche anno fa, dove stiamo ottenendo velocemente dei grandissimi risultati, ma oltre a lei ci sono anche altre ragazze leader in questo gruppo come la capitana Elisa Galbiati, Chiara Viscardi o Chiara Barcella. Sono molto soddisfatto di loro veramente, perché ogni volta che le vedo andare ad allenarsi sono sempre sorridenti: è veramente un bel mondo».

Adesso, c’è la sfida col Vicenza: una gara che la squadra deve assolutamente fare risultato, anche perché in contemporanea ci sarà la sfida di vertice tra Cesena e Como…
«Sulla carta può sembrare facile, ma non c’è nulla di scontato. Vero anche che domenica ci sarà Cesena-Como, ma noi dobbiamo pensare prima di tutto a fare il nostro e portare a casa il risultato».

KALAHARI 4 Wellness: un progetto per gli atleti, con gli atleti

Vero Volley può contare su un brand di livello che ha a cuore performance e qualità: si tratta di Kalahari 4 Wellness. La realtà, sita a Mauro Torinese, è official sponsor della categoria A1 di pallavolo, e contribuisce in modo attivo al benessere sportivo grazie ad una attenta creazione di prodotti adatti al settore (tra gli altri, nastri fasciature, arnica gel, elastici fitness), in continua evoluzione grazie al costante affiancamento di atleti stessi che ne garantiscono la massima efficienza.

Abbiamo raggiunto Marco Uria, co-founder della società, che ci ha raccontato la mission del marchio citato.

Benvenuto! Come e da quali intenti nasce l’unione tra Kalahari4Wellness e il volley femminile?

«La filosofia dell’ambiente ci accomuna ed i suoi intenti incontrano perfettamente quelli proposti dalla nostra azienda. Il nostro è un brand volto a massimizzare le prestazioni dell’atleta e prevenire gli infortuni.

La pallavolo è una disciplina che impegna il corpo a 360°, per questo motivo poter collaborare in modo diretto con i protagonisti del settore, focalizzati su questo tipo di preparazione, si rivela qualcosa di molto utile».

I vostri prodotti sono frutto di una stretta collaborazione tra organigramma ed atleti/e stessi: quanto è importante questa mossa che vede giocare un’altra partita proprio ai protagonisti e che tende ad aiutare sicuramente nella prestazione?

«È fondamentale. Il loro lavoro ci permettere di apportare modifiche e migliorare costantemente la funzionalità dei nostri prodotti; l’attenzione al cliente è un aspetto a cui teniamo tanto e vogliamo dare il 100% perché riescano a trovare sicurezza con l’utilizzo di ciò che proponiamo».

Immagine rappresentativa su concessione di Kalahari 4 Wellness

In un momento in cui l’audience è aumentato, anche la risposta in termini di visibilità e pubblicità deve saper rispondere alla richiesta mediante eventi e comunicazioni media efficaci. Negli ultimi anni il concetto di “sponsorship” e “partnership” si è rafforzato, trovando sempre più un modulo adatto alle esigenze del cliente. Che impatto vuole avere l’azienda in questo caso?

«La nostra è una azienda giovane, ma quando siamo testimoni della fase di crescita di un determinato settore, poter creare un progetto intorno ad esso e, insieme, porre delle buone fondamenta fin dall’inizio, è estremamente importante. Il nostro obiettivo è quello di creare un legame duraturo (si potrebbe quasi dire con la formula “win to win”), sempre ponendo al centro il benessere fisico».

Nel futuro di Kalahari4Wellness ci sarà ulteriore spazio per il contesto sportivo femminile? Idee a riguardo?

«Per il momento il focus rimane sul volley, ma potremo valutare altre collaborazioni in futuro legate al mondo femminile che in questi anni è cresciuto notevolmente. L’attenzione, inoltre, ci piacerebbe offrirla anche a realtà del territorio che hanno necessità di questo tipo di investimento.

Puntiamo inoltre ad un aggiornamento costante dei nostri prodotti che facilitano il lavoro dell’atleta stesso e contribuiscono ad una miglior sicurezza nella gestione del ragionamento di creazione, non solo per il professionista, ma anche per l’amatoriale o l’utente ancor più comune».

Si ringrazia Marco Uria e Kalahari 4 Wellness per la gentile concessione.

Il salto di Emma Lombardi: “L’azzurro e il viola mi hanno cambiato la vita. Ora migliorerò anche con l’inglese”

Photo Credit: Emanuele Colombo - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano
A volte la differenza non sta in un gol, ma in un clic nella testa. Per Emma Lombardi, classe 2007, quel clic è arrivato tra l’Europeo U19 in Polonia e il primo vero assaggio di Prima Squadra. Emma oggi ha due maglie da titolare consecutive con la Fiorentina, nelle vittorie viola contro Sassuolo e Roma, e dopo la prima è entrata nella Top 11 di giornata. Non è un caso, anche se nelle sue parole c’è tanta sorpresa.

“Non mi aspettavo di partire dall’inizio nelle ultime gare, e ancora meno di rientrare nella Top 11: è stato molto emozionante”, dice. “Mister Piñones-Arce a volte è severo ma molto bravo e soprattutto non guarda l’età: guarda quello che fai. A me chiede di uscire dalla zona di comfort, di provare anche le cose difficili, e questo mi stimola tantissimo. In squadra gioca tanto anche la mia coetanea, Maya Cherubini. È un segnale chiaro: se meriti, giochi”.

Il punto di svolta, però, non è solo tattico o fisico. È mentale. “Negli anni scorsi, anche se giocavo tanto in Primavera, non avevo in testa ‘devo fare carriera’. Mi piaceva e basta. All’Europeo U19 in Polonia ho capito quale doveva essere il livello: siamo arrivate in semifinale, abbiamo perso con la Spagna, ma grazie a quel percorso ci siamo qualificate al Mondiale U20. Lì ho visto cosa serve davvero: intensità, cura del dettaglio. Da quel momento la mia testa è cambiata”.

La conferma è arrivata poco dopo. “Quando ho saputo che avrei fatto la preparazione con la prima squadra ho capito che la mia visione del calcio doveva evolvere: ho deciso di metterci tutta la testa e tutte le mie energie. L’anno prossimo c’è il Mondiale U20: ovviamente ci spero”.

Lo spogliatoio della Fiorentina, racconta, è il posto giusto per crescere. “Mi trovo benissimo: il gruppo è unito, tranquillo, tutte provano ad aiutarmi. Ci sono tante straniere e per me è positivo: mi costringono a parlare inglese. Mi sento proprio scarsa, però mi sforzo e sto migliorando”, dice ridendo.

Anche la scuola rimane dentro la sua routine. “Faccio il liceo scientifico-sportivo. In futuro mi piacerebbe restare nell’ambiente dello sport, magari medicina o fisioterapia. Non voglio scegliere adesso una sola strada”.

La strada fino qui inizia da lontano. “Ho cominciato con i maschi nella provincia di Pisa, dove sono nata. La prima squadra femminile è stata il Livorno, poi Empoli e Fiorentina”. E alle spalle c’è una famiglia che non ha perso un suo passo. “I miei genitori mi hanno sempre seguita. Ho un fratello, Davide, che ha vent’anni, e una sorella gemella, Sara, che è completamente diversa da me: lei fa ginnastica artistica. Io l’ho provata, ma non era il mio posto: ho sempre preferito il calcio. Agli Europei in Polonia sono venuti tutti: i miei hanno fatto praticamente le ferie lì estive per seguirmi. Per come sono fatta io, che sono timida, a volte mi imbarazza vederli lì tutti per me, però sono molto felice: mi hanno sempre appoggiata”.

Fuori dal campo, Emma cerca scosse positive. “Mi è sempre piaciuta l’adrenalina. Mi piace camminare in montagna da quando sono piccola, sciare, viaggiare e scoprire posti nuovi. Avrei voluto provare il bungee jumping”, dice ridendo, “ma adesso che gioco in Serie A direi proprio che non è il caso… E qualche anno fa avrei voluto fare un corso di sub. Anche al cinema cerco quella sensazione lì: mi piacciono i film di paura, quelli di suspense, i polizieschi. I romantici non fanno per me!”.

La fotografia finale è quella di una diciottenne che ha scelto cosa vuole fare da grande. “Non mi sento arrivata, anzi. Però ho capito che posso fare la calciatrice professionista, e che dipende solo da me. Non sono una che parla molto: devo lavorare e dimostrare con i fatti che sono pronta”.

Ternana Women: 100 volte Eleonora Pacioni

Photo Credit: Emanuele Ubaldi - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Il nostro capitano, Eleonora Pacioni, ha raggiunto un traguardo storico: 100 presenze con la maglia della Ternana Women. Il record è stato raggiunto nell’ultima partita di campionato disputata al “Moreno Gubbiotti” contro il Como Women. Arrivata a Terni nell’estate del 2022, Pacioni è oggi la calciatrice con il maggior numero di presenze nella storia del club. Domenica, prima del fischio d’inizio, Paolo Tagliavento, Amministratore Delegato della Ternana Women, ha consegnato al capitano una targa celebrativa a riconoscimento del suo percorso. Con questo traguardo, Eleonora Pacioni entra di diritto nella storia della squadra rossoverde, che dopo aver conquistato la Serie A è chiamata a difendere la categoria con tutte le forze.


La Ternana Women amplia i propri orizzonti e presenta il nuovo Hospitality Hub, un progetto che unisce sport, cultura, formazione ed enogastronomia. Non una semplice area di accoglienza, ma un vero e proprio laboratorio di idee e relazioni, nato per valorizzare il legame tra la squadra rossoverde e il suo territorio, creando connessioni capaci di generare valore condiviso. I protagonisti dell’iniziativa sono: l’I.I.S. “Casagrande – Cesi”, sezione enogastronomia e ospitalità alberghiera con i propri studenti, la Pasticceria Tini, Grani Antichi Umbri, Fattore Umbro, Rustico Gusto Umbro e Platatine. Tutti insieme creeranno un’esperienza del gusto curata nei dettagli e radicata nelle tradizioni umbre, ma aperta alla sperimentazione.

L’esordio ufficiale di questa nuova iniziativa avverrà domenica 9 novembre, in occasione della partita del campionato di Serie A Femminile Athora tra Ternana Women e Como Women, in programma alle ore 12:30 al “Moreno Gubbiotti”. L’Hospitality Hub sorgerà all’interno della Sala Scherma Carlo Carnevali al Circolo della Spada di Narni, uno spazio autentico e panoramico che si affaccia direttamente sul campo da gioco. Qui, gli ospiti potranno vivere un’esperienza che va oltre la partita: un luogo dove l’accoglienza incontra la scoperta, dove il racconto del calcio femminile si intreccia con le eccellenze umbre e con la creatività dei giovani. L’obiettivo è ambizioso: creare un ecosistema sincero e riconoscibile, capace di attrarre l’attenzione della Serie A Femminile e di far conoscere ancora di più la nostra terra.

 

Il tutto sarà accompagnato da un approccio nutrizionale consapevole, grazie alla supervisione scientifica del dott. Marco Ballerini, nutrizionista della Ternana Women, che garantirà equilibrio e valore salutare alle proposte gastronomiche. L’Hospitality Hub sarà un vero e proprio spazio espositivo ed inclusivo, pronto ad accogliere durante la stagione diverse iniziative che gli ospiti potranno vivere in prima persona, in un alternarsi di esperienze. Inoltre prenderà vita anche un progetto di comunicazione digitale che racconterà i momenti più significativi. Con l’Hospitality Hub, la Ternana Women conferma la propria missione: essere un punto di riferimento per la comunità, un ponte tra calcio, cultura e sviluppo locale. Un progetto che celebra la forza della collaborazione e l’orgoglio di rappresentare un territorio che crede nei suoi talenti.

Serie A Women: le cinque reti più belle dello scorso week-end, prima Matilde Pavan

Photo Credit: Fabrizio Brioschi - PhotoAgency Calcio Femminile Italiano

Diciotto reti siglate nella quinta giornata della Serie A Women, diversi di pregevole fattura. Abbiamo provato a sceglierne cinque tra le più belle dell’ultimo turno.

La rete più bella della giornata arriva da Narni. Il momentaneo 0-3 in Ternana-Como vede, al 36′, Matilde Pavan disegnare una traiettoria da sogno direttamente da calcio d’angolo che sorprende l’incolpevole Ghioc colpendo il palo lontano rispetto al punto di battuta prima di entrare in porta.

Seconda piazza per il gol arrivato nei minuti di recupero al ‘Fersini’. La Lazio supera di misura il Napoli Women grazie alla solita Piemonte. La centravanti si avventa su un cross dalla destra anticipando, al momento di calciare in sforbiciata, in area tutti all’altezza del dischetto del rigore, Goldoni compresa.

Pregevole, con tanto di terzo posto, anche il gol del definitivo 2-2 di Inter-Sassuolo. Le neroverdi trovano il pari a pochi minuti del 90′ con un tiro da oltre 20 metri di Chaib che si insacca in diagonale sul secondo palo.

Quarta piazza per il 2-0 di Bredgaard in Fiorentina-Roma. La calciatrice viola, ad inizio ripresa, si infila nelle maglie giallorosse trovando lo spazio giusto prima di sterzare e pennellare un colpo morbido sul quale Lukášová riesce solo a toccare.

Quinta, infine, la marcatura che arriva da ‘La Sciorba’. Il Genoa fa sui i tre punti contro il Parma grazie alla rete di Bargi nei minuti finali. La punta riceve una lancio da centrocampo stoppando il pallone, nella morsa di due calciatrici avversarie, prima di calciare in maniera angolata alle spalle di Ceasar.

Rivoluzione dei videogiochi di calcio: gioca, segna … conquista!

Il mondo del calcio è sempre stato sinonimo di passione, strategia e precisione. Negli ultimi anni, però, lo sport ha trovato un nuovo campo su cui dominare: quello digitale. Qui, pixel e abilità dei giocatori si fondono in perfetta armonia. I videogiochi di calcio si sono trasformati da semplici passatempi a vere e proprie simulazioni strategiche che rispecchiano sempre più fedelmente lo sport reale. La rivoluzione è arrivata, e sta cambiando il modo in cui i fan giocano, segnano e conquistano sui campi virtuali di tutto il mondo.

L’evoluzione del calcio virtuale

Tutto è iniziato con i classici: titoli come FIFA International Soccer e Pro Evolution Soccer hanno introdotto generazioni di giocatori al calcio digitale. Ma ciò che un tempo si basava su meccaniche semplici e grafica essenziale si è evoluto in un’esperienza sofisticata che fonde realismo, emozione e competizione. La nuova generazione di videogiochi di calcio, come EA SPORTS FC ed eFootball 2025, non sono solo giochi, ma esperienze immersive che riflettono la complessità dello sport vero e proprio.

I moderni motori fisici calcolano con precisione ogni tocco, passaggio e deviazione. I movimenti dei giocatori vengono ricreati con tecniche di motion capture reali, e i compagni controllati dall’intelligenza artificiale reagiscono in base al tuo stile di gioco e alla tua posizione in campo. Quello che un tempo era un divertimento arcade oggi è diventato un vero e proprio simulatore di gestione calcistica, con cambi tattici, gestione della fatica e sistemi di morale dinamici.

Questo realismo attira sia i fan occasionali sia i giocatori competitivi. Per alcuni, si tratta di rivivere quel gol al novantesimo in una finale mondiale; per altri, è la sfida di creare tattiche perfette per sfruttare ogni spazio di gioco. Qualunque sia la motivazione, i videogiochi di calcio hanno ridefinito l’esperienza sportiva, unendo competizione, creatività e passione in un’unica arena globale virtuale.

Un campo di battaglia tattico

I moderni videogiochi di calcio non riguardano solo il segnare, ma il pensare. Ogni formazione, ogni sostituzione e ogni pressing contano. I giocatori analizzano dati, utilizzano strumenti statistici e studiano il comportamento dell’avversario, proprio come fanno gli allenatori professionisti.

Basti pensare alle modalità come Ultimate Team, dove i giocatori passano ore a costruire la propria squadra dei sogni, bilanciando chimica, attributi e tattiche per affrontare gli avversari. Ogni decisione è studiata: cambiare modulo, regolare la profondità difensiva, adattarsi a nuove tendenze online.

A livelli competitivi, la velocità di pensiero diventa la linea che separa la vittoria dalla sconfitta. Un passaggio sbagliato può rovinare una partita; un filtrante perfetto può vincere un torneo. Non basta più “conoscere il gioco”, bisogna leggerlo: anticipare i movimenti, controllare il ritmo e cogliere gli attimi decisivi.

Questo livello di strategia ha trasformato il calcio virtuale in un vero e proprio eSport. Con tornei globali, squadre professionistiche e premi milionari, il calcio videoludico è ormai un’industria a sé.

Dal salotto al palcoscenico mondiale

Le piattaforme di streaming e i social media hanno ampliato enormemente la portata del calcio virtuale. I giocatori che un tempo si sfidavano in silenzio a casa ora condividono le loro partite con milioni di spettatori online. Sono nate comunità dedicate a tutorial, tattiche e consigli su controller e impostazioni di gioco.

I creatori di contenuti professionisti spesso fungono da ponte tra il mondo digitale e quello reale. Analizzano tattiche, confrontano formazioni virtuali con quelle delle vere squadre e dimostrano come precisione e creatività possano coesistere. Vedere qualcuno ricreare un momento storico della Champions League in EA SPORTS FC 26 con realismo sorprendente non è solo intrattenimento: è una celebrazione del calcio stesso.

I tornei eSport come la eWorld Cup hanno conferito agli atleti digitali lo stesso prestigio dei calciatori tradizionali. Rappresentare il proprio paese o club in formato virtuale oggi significa orgoglio, sponsor e riconoscimento internazionale. Il confine tra gioco reale e digitale è ormai sottile: il successo in uno può influenzare la reputazione nell’altro.

Il tocco umano nel gioco digitale

Nonostante la tecnologia avanzata, l’essenza emotiva del calcio videoludico resta la stessa. L’adrenalina di un gol all’ultimo minuto, la frustrazione per un errore, la soddisfazione di creare la squadra perfetta—queste emozioni non cambiano mai.

Ciò che rende speciali questi giochi è la loro capacità di unire le persone. Gli amici si sfidano, le famiglie condividono rivalità, e giocatori da ogni parte del mondo si incontrano con rispetto e passione.

In un certo senso, i videogiochi di calcio hanno reso il gioco accessibile a tutti. Non serve un campo o un pallone costoso: basta una console o un PC e la voglia di giocare. È proprio questa accessibilità che mantiene viva la rivoluzione del calcio digitale anno dopo anno.

Quando sport e sparatutto si incontrano: una nuova sinergia videoludica

È interessante notare che molti appassionati di calcio si cimentano anche in altri generi, in particolare negli sparatutto competitivi come Call of Duty: Modern Warfare 3. Mentre i giochi di calcio richiedono tattica, tempismo e lavoro di squadra, gli sparatutto si basano su precisione, riflessi rapidi e consapevolezza spaziale. Entrambi premiano l’abilità, ma in modi diversi.

In Modern Warfare 3, padroneggiare le meccaniche è tanto importante quanto conoscere le mappe. Alcuni giocatori utilizzano strumenti avanzati per migliorare consapevolezza e precisione, esplorando aimbot and ESP for mw3, che permettono un’esperienza di gioco più fluida e mirata, ideale per chi vuole affinare la propria competitività.

Ciò che affascina è come questi due generi si influenzino a vicenda. La pazienza tattica appresa nel calcio aiuta a prendere decisioni strategiche in MW3, mentre i riflessi acquisiti negli sparatutto migliorano i tempi di reazione nei giochi sportivi. In un mondo videoludico sempre più connesso, eccellere in più generi significa diventare un giocatore completo.

Questa fusione di discipline rappresenta la prossima frontiera della cultura videoludica: non essere bravi solo in un titolo, ma comprendere come concentrazione, meccaniche e intuizione si applichino universalmente.

Il futuro: IA più intelligenti e immersione totale

Con il progresso tecnologico, i videogiochi di calcio diventeranno ancora più realistici. Stiamo entrando in un’era in cui l’intelligenza artificiale non si limita a controllare i giocatori, ma impara dal giocatore. Immagina avversari che si adattano alle tue tattiche o compagni di squadra che reagiscono al tuo stile di gioco in tempo reale.

La realtà virtuale e aumentata stanno già cambiando il modo in cui i fan interagiscono con lo sport. Presto potremo scendere letteralmente in campo virtuale, usando il movimento del corpo per dribblare, tirare e difendere in tempo reale. Queste innovazioni promettono non solo immersione, ma vera partecipazione, cancellando i confini tra spettatore e atleta.

Gli sviluppatori stanno già lavorando su commenti dinamici, reazioni emotive del pubblico e dati in tempo reale che collegano le prestazioni delle vere squadre con il gioco. Il futuro promette un’esperienza sempre più viva, dove il videogioco diventa parte integrante della cultura calcistica.

Il fischio finale

La rivoluzione dei videogiochi di calcio ha superato ogni aspettativa. Non si tratta più solo di premere pulsanti per segnare: è una questione di strategia, intelligenza, comunità e competizione. Il campo può essere digitale, ma le emozioni sono autentiche.

Che tu stia costruendo la tua squadra in EA SPORTS FC, affinando la mira in Modern Warfare 3 o semplicemente giocando con gli amici, il piacere rimane lo stesso: imparare, migliorare e conquistare.

I videogiochi di calcio hanno catturato ciò che rende questo sport così amato—il lavoro di squadra, la creatività e l’emozione della vittoria. E mentre la tecnologia continua ad avanzare, una cosa resta certa: ogni partita, ogni gol e ogni trionfo—reale o virtuale—ci avvicinano sempre di più al gioco più bello del mondo.

Serie C girone D: continua la prova “sovverti trend negativo” del Rende, si intensifica la corsa al primo posto

Una quarta giornata di campionato dai netti valori quella andata in scena domenica 9 novembre che ha coinvolto le le formazioni del girone D di serie C. Tutti finali da risposta a reti bianche, adattati ad un elevato livello di gioco.

Continua a vincere la Salernitana che sbanca di fronte al CUS e conquista ulteriori tre punti grazie ad un secco 7-0; la situazione classifica per le amaranto, quindi, recita la stessa poesia, con un primo posto saldato.

Non riprende terreno il Virtus, ben attaccato dal Lecce che porta a casa il pieno bottino di punti con una risposta da poker (0-5 il risultato); un’altra storia che si ripete dopo la caduta nel precedente scontro col Villaricca. A proposito della compagine campana, vi è un triste epilogo nel derby con l’Academy Abatese: la seconda citata ha aperto e chiuso le marcature tra primo e secondo tempo, con le firme di Zoubida e Catalano, incastrando a muro l’avversaria ospite, rimasta a digiuno di goal e, di conseguenza, punti. Sorriso per Pink Sport, Colleferro e Palermo che lasciano una scia positiva rispettivamente di fronte a Rende, Matera e Catania.

Le cosentine non riescono ancora una volta a sovvertire il trend sconfitte, prolungando la propria difficoltà nel percorso in categoria. Si intensifica, intanto, la corsa al primo posto di Palermo, Abatese, Catania e Colleferro, tutte a quota 9 fronte 12 della capolista; particolare attenzione, inoltre, ai movimenti di media classifica che nei prossimi giorni potrebbero ribaltare le attuali sorti statistiche.

In programma la quinta giornata fissata per domenica 16; di seguito gli eventi attesi: Catania – Matera città dei sassi, Colleferro – Pink Sport Time, CUS Unical – Academy Abatese, Lecce Women – Salernitana – Palermo – Virtus, Villaricca – Sportiva Rende.

Nazionale Under 16: Del Prete convoca 22 Azzurrine per la doppia amichevole con la Germania

Credit Photo: FIGC - Federazione Italiana Giuoco Calcio

La Nazionale Under 16 Femminile è pronta a tornare a Tirrenia per il secondo raduno della stagione. Dopo lo stage congiunto con l’Under 17 di Jacopo Leandri andato in scena a ottobre, le Azzurrine sono ora attese da due amichevoli con le pari età della Germania.

Per le gare in programma giovedì 20 (calcio d’inizio alle ore 14, diretta su Vivo Azzurro TV) e domenica 23 novembre (ore 14) Priscilla Del Prete ha deciso di convocare 22 Azzurrine, tutte classe 2010, che si ritroveranno lunedì mattina nel Centro di Preparazione Olimpica – dove riceveranno la visita del Ct Andrea Soncin – per iniziare a lavorare in vista del doppio confronto.

L’ELENCO DELLE CONVOCATE – UNDER 16

Portieri: Annalisa Ruotolo (Genoa), Emilia Wenin (Fiorentina);

Difensori: Giulia Bassanelli (Roma), Fabiana De Clemente (Roma), Giulia De Lorenzo (Roma), Emma Fiorani (Sassuolo), Camilla Grotto (Hellas Verona), Gaia Mariani (Inter), Arianna Mazzoni (Basilea);

Centrocampiste: Martina Battocchio (Juventus), Anna Dall’Ava (Inter), Sara Ferraro (Sampdoria), Denise Gavazza (Sassuolo), Adele Mazzei Braschi (Fiorentina), Emma Tallevi (Bologna), Elisa Vianello (Sassuolo);

Attaccanti: Sofia Chiessi (Sassuolo), Sara Elshamy (Milan), Angelica Ferranti (Milan), Amelia Muka (Fiorentina), Maria Sole Platto (Inter), Alessia Saragoni (Inter).

Staff Tecnico: Priscilla Del Prete; Metodologo: Fabio Andolfo; Assistenti tecnici: Marco Dessì e Mauro Girini; Preparatore atletico: Lorenzo Corsi; Preparatore dei portieri: Mattia Volpi; Match analyst: Alex Peraro; Medici: Alessandra Colella, Carola Morini; Fisioterapista: Dario Colosimo; Nutrizionista: Claudia Marelli; Psicologo: Gabriele Costanzo; Segretario: Annamaria Giuliani

Beatrice Rigoni, rugby: “Giocando mi sono sempre sentita nel posto giusto”

Beatrice Rigoni (Abano Terme, 1 agosto 1995) è una delle figure di riferimento del rugby femminile italiano. Ha iniziato a giocare da bambina e da allora non si è più fermata. Cinque scudetti con il Valsugana, una maglia azzurra conquistata giovanissima e il riconoscimento tra le 15 migliori giocatrici al mondo secondo World Rugby.

In questa intervista per Caffè da Fuoriclasse, Beatrice Rigoni racconta il suo rugby fatto di radici, legami e nuove sfide, tra campo e futuro.

Come nasce la tua passione per il rugby?

Sono nel rugby da sempre. Ho cominciato a giocare a sei anni, ma già prima respiravo quell’ambiente grazie ai miei fratelli. È stato un colpo di fulmine: li guardavo giocare e tutto mi sembrava incredibile. Ricordo che implorai i miei genitori di iscrivermi. Mi sono sempre sentita nel posto giusto.

Beatrice Rigoni, 5 anni, mentre parla con l’allenatore e un compagno di squadra di suo fratello.

Il debutto in Serie A prima dei 18 anni, poi la Nazionale appena maggiorenne. Cosa ti ha aiutato a gestire una crescita così rapida, dentro e fuori dal campo?

Ho avuto la fortuna di incontrare tante persone che hanno segnato il mio percorso, una su tutte Paola Zangirolami. Mi ha aiutato a capire cosa significa essere un’atleta professionista a 360 gradi e quali responsabilità comporta. Se non fosse per lei, non sarei la persona e l’atleta che sono oggi.

Il Valsugana Rugby ha segnato una parte importante del tuo percorso, quali tracce ha lasciato nel tuo modo di vivere il rugby oggi?

Venivo dalle giovanili del Petrarca, dove è sbocciato il mio amore per il rugby, ma giocando con i ragazzi non potevo vivere fino in fondo lo spogliatoio. Al Valsugana ho scoperto tutta un’altra dimensione di questo sport, creando legami profondi e indissolubili. Obe Giraudo e Nicola Bezzati sono stati allenatori fondamentali per la mia formazione. Vincere il primo scudetto con loro è ancora nella top tre dei miei ricordi rugbistici. Non è stato facile lasciare un posto così e ogni volta che torno, mi sento a casa. È famiglia.

L’esperienza con i Sale Sharks ti ha portata fuori dall’Italia, in un ambiente sportivo e culturale diverso. Cosa ti sta insegnando questo contesto?

Qui in Inghilterra il rugby è una professione e tutti si comportano di conseguenza. Gli standard si alzano e bisogna imparare a stare al passo. È sicuramente un ambiente stimolante, che ti mette costantemente alla prova.

Nel 2021 sei stata inserita tra le 15 migliori giocatrici al mondo da World Rugby. Come hai vissuto quel riconoscimento? Ti senti un punto di riferimento per le più giovani?

Non me l’aspettavo minimamente, e ancora oggi faccio fatica a crederci. È piacevole ricevere riconoscimenti personali, ma in uno sport come il nostro è sempre il frutto di un lavoro collettivo. Senza le mie compagne non sarebbe successo. Mi piace pensare che chi ci segue possa sentirsi ispirato a essere liberamente ciò che vuole.

Il rugby femminile sta crescendo, ma il salto sembra ancora lontano. Cosa manca oggi per compiere quel passo? E quanto conta il racconto mediatico?

Forse manca un po’ di interesse. Siamo ancora uno sport di nicchia, anche se di passi avanti ce ne sono stati tanti. Noi continuiamo a fare il meglio che possiamo, sperando che sempre più persone si avvicinino al rugby. Sperando che una bambina, nel momento in cui sceglie che sport fare, si senta libera di poter scegliere anche il rugby. E magari, un giorno, possa farne il suo lavoro.

Se domani non ci fosse né una partita né un allenamento, dove ti troveremmo? 

È una domanda che un po’ spaventa, perché non mi appartiene pensare al futuro. Cerco di godermi il momento, ma so che gli anni passano per tutti. Mi piacerebbe rimanere nel rugby, anche se non sono sicura in che ruolo. Fa un po’ ridere, ma mi piace molto mettere in ordine e non mi dispiacerebbe gestire e organizzare il materiale di un club importante. Chissà, vedremo.

Non serve sapere esattamente cosa si farà. Basta continuare a mettersi in gioco, con la stessa passione di sempre. La redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia Beatrice Rigoni per la disponibilità e le augura un sincero in bocca al lupo per il suo futuro.

Chi vorreste come protagonista di Caffè da Fuoriclasse? Scrivetelo nei commenti, potrebbe essere lei la prossima a raccontare la sua storia.

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