Continua il viaggio dentro il mondo del beach soccer attraverso i volti, le storie e le emozioni dei suoi protagonisti. Ogni puntata racconta atleti, tecnici e figure chiave che contribuiscono alla crescita di questa disciplina spettacolare. Dopo la prima puntata andata in onda il 15 Maggio e il secondo appuntamento del 22 Maggio, il terzo episodio sarà trasmesso venerdì 29 Maggio alle ore 22.45 su SkySport Calcio. Tutte le puntate sono disponibili on demand e scaricabili sull’app SkySport. Dopo la prima messa in onda tutti i contenuti saranno trasmessi in replica sabato 30 Maggio alle 15.45 su Sky Sport Mix (ch 211), domenica 31 Maggio alle ore 10.35 su Sky Sport Arena (204), alle ore 12.00 Sky Sport Mix (211), alle ore 19.30 su Sky Sport Arena (204) e alle ore 20.45 su Sky Sport Max (206), lunedì 1 Giugno alle ore 14.00 e 18.30 su Sky Sport Max (206), alle ore 19.45 su Sky Sport Arena (204), martedì 2 Giugno alle ore 11.15 su Sky Sport Max (206), alle ore 13.45 su Sky Sport Arena (204).
Afghan Women United prosegueranno il percorso storico contro le Isole Cook
Sette mesi dopo la storica vittoria sulla Libia durante la FIFA Unites: Women’s Series 2025™, le Afghan Women United continueranno il loro percorso ispiratore con due occasioni di gioco contro le Isole Cook all’inizio di giugno. Le partite, che si terranno ad Auckland, Nuova Zelanda, sono previste per il 4 e l’8 giugno. le partite saranno il fulcro della prima squadra finanziata e sostenuta dalla FIFA dopo l’approvazione, a fine aprile, da parte del Consiglio FIFA, di una modifica al Regolamento di Governance che apre la strada alle donne afghane per rappresentare il proprio paese nelle future partite internazionali ufficiali e nelle competizioni FIFA. Le partite di giugno non saranno considerate internazionali ufficiali. “Ogni volta che la nostra squadra entra in campo acquisisce esperienza preziosa”, ha detto l’allenatrice dell’Afghan Women United, Pauline Hamill. “Queste partite aiutano i giocatori ad aumentare la loro familiarità con l’intensità delle partite, a acquisire più esperienza nel comprendere i requisiti per giocare a livello internazionale e a mettersi alla prova in due occasioni contro le Isole Cook al termine del nostro training camp.
Il portiere Montaha Moslih ha aggiunto: “Il nostro obiettivo è costruire una squadra più forte che mai. Fin da bambina, sognavo di vedere l’Afghanistan avere una squadra femminile forte, e ora sembra che ci stiamo avvicinando a quel sogno.” Le Afghan Women United hanno compiuto enormi progressi da quando il programma è stato istituito nel maggio 2025, dopo che il Consiglio FIFA ha approvato la Strategia d’Azione FIFA per il calcio femminile afghano, che mirava a offrire opportunità di gioco sicure e strutturate ad alto livello per le donne afghane residenti all’estero. Attraverso diversi campi di identificazione su più continenti, Hamill e un gruppo dedicato di esperti supportati dalla FIFA hanno stabilito una base competitiva e ad alte prestazioni, assicurandosi anche al benessere fisico, mentale e professionale dei giocatori tramite un allenamento e un supporto olistico.
Col tempo, è emersa una squadra. Nell’ottobre e novembre 2025, l’Afghan Women United è scesa in campo per la prima volta alla FIFA Unites: Women’s Series™ a Berrechid, Marocco. Dopo essere sconfitti contro Ciad e Tunisia nelle prime due partite, hanno conquistato il terzo posto e la loro vittoria inaugurale con una sconfitta esaltante per 7-0 contro la Libia. Il presidente della FIFA Gianni Infantino, che ha assistito alla partita contro la Tunisia, ha detto alle giocatrici che la FIFA Unites: Women’s Series rappresenta “l’inizio di una bellissima, bellissima storia che state scrivendo per voi stessi, per le vostre famiglie, per tante ragazze e donne in tutto il mondo”.
Questa storia incoraggiante continuerà in Nuova Zelanda, con le Isole Cook in programma e la promessa di opportunità competitive ufficiali all’orizzonte. Hamill ha organizzato riechetti regionali nel Regno Unito e in Australia rispettivamente a febbraio e aprile, e ha nominato una rosa di 23 giocatori per il training camp in Nuova Zelanda e le partite delle Isole Cook. Ci sono 21 richiami dalla FIFA Unites: Women’s Series e due nuove arrivate, il che indica che il bacino di potenziali giocatrici continua a crescere. Hamill e il suo staff hanno interagito con più di 110 giocatori da quando il programma è stato lanciato lo scorso anno. Una delle due esordienti è Tahera Mohammadi, attaccante che gioca a club per il Brunswick Juventus FC a Melbourne, Australia, e che ha impressionato al campo di aprile.
“È un grande onore e un momento di orgoglio per me essere selezionata questa volta, e sono entusiasta di imparare, lavorare sodo, contribuire alla squadra e rappresentare il mio paese a livello internazionale”, ha detto. “L’ambiente ad alte prestazioni era difficile, ma mi ha insegnato a rimanere disciplinato, concentrato e mentalmente forte. Mi ha spinto fuori dalla mia zona di comfort e mi ha aiutato a migliorare ogni giorno.” Hamill ha spiegato che i camp regionali di quest’anno “sono stati un modo incredibile per vedere in prima persona il miglioramento dei giocatori.” L’allenatore ha aggiunto: “Questi campi hanno principalmente offerto una piattaforma ai giocatori per mostrare i progressi. Questo progetto riguarda lo sviluppo olistico dei giocatori. Oltre a migliorare come calciatori, stanno crescendo come persone. Sono più responsabili nelle loro azioni, si incoraggiano molto a vicenda e hanno sviluppato molta più fiducia in se stessi. È stato davvero uno dei grandi successi di questo progetto – sostenere e osservare il lavoro che hanno fatto per continuare a migliorare ogni giorno.”
Tredici delle 23 donne della squadra di Hamill sono basate in Australia, tra cui Moslih e Mohammadi. Il resto risiede in Europa, con cinque provenienti dall’Inghilterra, due dall’Italia e due dal Portogallo e uno dalla Germania. Sebbene ora vivano in tutto il mondo, le giocatrici dell’Afghan Women United condividono un’eredità e un background comuni, storie simili di trasferimento e resilienza, e una feroce dedizione al calcio che le ha portate attraverso circostanze difficili e portate sotto i riflettori sportivi. “Per me è stata una grande esperienza perché condividevamo tutti insieme il campo anche quando all’inizio non ci conoscevamo bene,” ha detto Moslih. “Attraversare tutto questo insieme ci aiuta a costruire un legame più forte e ci farà rappresentare la nostra squadra con più unità e forza. Per i due nuovi giocatori, penso che dimostri che il duro lavoro paga sempre. Dimostra anche quanto sia competitiva la selezione e che nessuno abbia un posto garantito. Rimani in rosa continuando a lavorare sodo e dimostrando il tuo valore in campo.”
Hanno assaggiato per la prima volta il trionfo in Marocco e sperano di continuare a coltivare una cultura vincente il mese prossimo ad Auckland, mentre la squadra continua a gettare le basi per un futuro che ora includerà partite internazionali competitive per le donne afghane. “Siamo assolutamente entusiasti che i giocatori avranno l’opportunità di rappresentare ufficialmente l’Afghanistan molto presto. Disse Hamill. “È tutto ciò che i giocatori hanno sostenuto e sognato. Questa decisione apre molte porte per i giocatori attuali e futuri, e non potremmo essere più entusiasti. Sono un gruppo molto ambizioso e questa informazione per me non avrebbe potuto arrivare in un momento migliore, mentre ci prepariamo a incontrarci di nuovo con un pre-camp e due partite contro le Isole Cook. Staremo insieme per due settimane – che modo per continuare a lavorare come gruppo, per migliorare e svilupparci, giocando contro avversari forti
Squadra Femminile Unita Afghana (al 15 maggio 2026)
Portieri
Montaha MOSLIH (Bentleigh Greens SC, Australlia)
Elaha SAFDARI (Doncaster Rovers Belles FC, England)
Fatima YOUSUFI (South Melbourne FC, Australlia)
Difensori Kareshma ABASI (Bundoora United FC, Australlia)
Najma AREFI (Kiveton Park FC, Inghilterra)
Khursand AZIZI (Southern United FC, Australlia)
Susan KHOJASTA (Chiesanuova 1975 ASD, Italia)
Bahara KOHSTIANI (Eltham Redbacks FC, Australlia)
Sabreya RAJABI (SC Sternschanze von 1911, Germania)
Mursal SADAT (Eltham Redbacks FC, Australlia)
Centrocampisti Mina AHMADI (Nepean FC, Australlia)
Mona JOHINI (Nepean FC, Australlia)
Maryam KARIMYAR (FC São Romão, Portogallo)
Tahera MOHAMMADI (Brunswick Juventus FC, Australlia)
Zainab MOZAFFARI (Retford FC Signorine, Inghilterra)
Razia NOORI (Southern United FC, Australlia)
Manizah SADAT (Brunswick Juventus FC, Australlia)
Fatema URFANI (Estoril Praia, Portogallo)
Attaccanti Sevin AZIMI (non affidati)
Fatima HAIDARI (Senza Collegamenti)
Nilab MOHAMMADI (Southern United FC, Australlia)
Sosan MOHAMMADI (Kiveton Park FC, Inghilterra)
Manozh NOORI (Spring Hills FC, Australlia)
Rosa delle Isole Cook (al 15 maggio 2026)
Portiere Rianna PEPE
Kimberley PHILIP
Kimberly UINI
Difensori Christina AREAI
FRATELLI MARETA
Daniella CASEY POILA
Lyric DAVISON
Penina KATUKE
Deja PARETA
Claudean ROBATI
Tia-Myrie STRICKLAND
Alleata TOAILOA
Centrocampisti Tineke DE JONG
Maureen FITZPATRICK
Elizabeth HARMON
Kayleena KERMODE
Teretia TEINAKI
Te Upoko TUARIKI
Attaccanti Victoria FATIAKI
Tayla HETHERINGTON
Gisele REA
Tearoa ROURU
Jan TAIA
A Pisa la nuova tappa di ‘Sfumature d’Azzurro’: dal 29 maggio al 5 giugno in mostra i cimeli del Museo del Calcio di Coverciano
All’inaugurazione, in programma alle ore 16.00 di venerdì 29 maggio, saranno presenti l’assessore allo Sport del Comune di Pisa (che ha patrocinato l’evento) Frida Scarpa e la responsabile museale e curatrice delle Collezioni del Museo della Grafica Alice Tavoni. Oltre ai trofei, saranno numerosi gli oggetti esposti che raccontano decenni della storia calcistica azzurra, a cominciare dalla maglia indossata da Sandro Salvadore nell’Europeo del 1968. E poi ancora, solo per citare alcuni cimeli che colpiscono l’immaginario di milioni di tifosi e appassionati, quella indossata da Dino Zoff ai Mondiali del 1978, quella di Beppe Bergomi al Mundial del 1982 e quella di Francesco Totti del 2006, insieme al gagliardetto del Mondiale vinto 20 anni fa in Germania e alla maglia di Nicolò Barella di Euro 2020.
Particolare attenzione sarà ovviamente data alla Nazionale, che allo stadio ‘Arena Garibaldi-Romeo Anconetani’ di Pisa è attesa dall’ultimo appuntamento casalingo del girone. Ci sarà la maglia indossata da Barbara Bonansea ai Mondiali del 2019 e quella di Carolina Morace agli Europei del 1997, la divisa di Betty Vignotto (1982) e gli scarpini di Patrizia Panico, la giocatrice che detiene il record di presenze e reti in Nazionale (204 partite impreziosite da 110 gol). A proposito di scarpini, saranno esposti anche quelli di un’altra leggenda azzurra come Sara Gama: l’ex campionessa azzurra e attuale capa delegazione della Nazionale Femminile visiterà la mostra nella mattinata di venerdì 5 giugno, mentre il giorno precedente – dalle ore 17 alle 19 – è invece stata organizzata un’attività con le mascotte azzurre, anche loro pronte a sbarcare a Pisa per sostenere Girelli e compagne.
Continua il rapporto tra Isabella Cardone e la Ternana Women. Tagliavento: “Felici di rinnovare”
La Ternana Women è lieta di annunciare che il Direttore Generale e Sportivo Isabella Cardone ha rinnovato il proprio contratto con il club del Presidente Stefano Bandecchi fino al 30 giugno 2029.
“Abbiamo fatto qualcosa che è unico nel suo genere – commenta l’Amministratore Delegato Paolo Tagliavento –, non c’è stato un anno da quando abbiamo comprato il titolo che non ci siamo migliorati, ogni anno è stato meglio dell’anno prima. Il merito va al gruppo, alla società e al Presidente che ci ha dato tutti gli strumenti. Questo sarà anche l’obiettivo del prossimo anno. Per questo motivo la società è felice di rinnovare la fiducia al direttore Isabella Cardone per altri 3 anni. Una persona importante per questo gruppo”. “Ringrazio il Presidente Stefano Bandecchi e l’Amministratore Delegato Paolo Tagliavento per la fiducia che hanno riposto nella mia persona negli ultimi 4 anni e il rinnovo triennale lo testimonia” le parole del Direttore Generale e Sportivo Isabella Cardone.
“Ringrazio le ragazze, grazie a tutto lo staff a tutto un gruppo di lavoro che mi ha accompagnato supportato e sopportato ogni giorno ogni notte le mie idee. Con il Presidente abbiamo parlato non di quello che abbiamo costruito in questi 4 anni ma di quello che vogliamo raggiungere nei prossimi 4 anni. L’ambizione del club è per me MAGIA. La fiducia rinnovata mi emoziona – conclude – e mi da la carica per affrontare un nuovo ciclo, una nuova sfida, nuove imprese”.
Aurora Passarani, Rome City: “Qui ho trovato nuovi stimoli. Primo posto? Vincere ai playoff è stato ancora più bello!”
La spunta “Serie C” è finalmente comparsa in verde per il Rome City. Dopo la finale contro il Grifone Woman, una delle favorite alla vigilia del campionato per l’ottenimento di questo titolo, vinta per 4 a 0 dalle Capitoline, i festeggiamenti sono ancora in corso e il cammino verso altri traguardi è ancora all’inizio. Aurora Passarani conta tra le protagoniste di questo risultato, benché arrivata in corso d’opera dalla Serie B e il Trastevere. La calciatrice ha rilasciato alcune dichiarazioni in esclusiva alla Redazione di Calcio Femminile Italiano e ha espresso, dal suo punto di vista, cos’ha rappresentato per lei questo titolo, anche in vista del futuro professionale in quest’ambito.
La storia del Trastevere, arrivato in pochi anni dalla sua fondazione in Serie B, è davvero esemplare per raccontare quella che è la filosofia del calcio nel Lazio. Passarani ha preso parte a questo percorso fatto di vittorie e di sogni raggiunti e ha scelto di lasciarlo per fare due passi indietro, passando dalla serie cadetta all’Eccellenza a dicembre, a stagione inoltrata, per vestire la maglia di una squadra a caccia della Serie C. Mattone dopo mattone, il Rome City ha condotto una stagione stratosferica nei numeri, nei risultati, negli obiettivi raggiunti. La calciatrice ha dichiarato che lasciare la compagine amaranto non è stata una decisione presa a cuor leggero per gli anni trascorsi lì e per quanto fatto con quella maglia, ma al Rome City ha trovato un gruppo unito che mette in gioco, tra le tante cose, la voglia di crescere nella quotidianità: «Lasciare il Trastevere non è stata una scelta semplice, perché lì ho vissuto anni importanti e ho imparato tanto. Però sentivo il bisogno di rimettermi in gioco in un ambiente diverso, dove potessi avere nuovi stimoli e sentirmi parte di un progetto ambizioso. Ho scelto il Rome City perché ho visto grande voglia di crescere e un gruppo molto unito. Dal Trastevere mi porto dietro soprattutto la mentalità vincente e l’importanza del lavoro quotidiano.»
La realtà che accoglie le giocatrici del Rome City è molto particolare: scuola e studio sono un connubio indissolubile che devono per forza coesistere nella carriera delle calciatrici, spesso giovani e alla ricerca della crescita personale e dell’esperienza sul campo mentre si portano avanti gli studi. Molte studentesse, per l’appunto, provengono da tutto il mondo. Passarani ha studiato con attenzione questo progetto ed è rimasta colpita da molte delle sue sfumature, in particolare la crescita su entrambi i fronti: «Mi ha colpito molto l’attenzione che questa società dà sia al calcio che alla crescita personale delle ragazze. È un ambiente molto giovane, dove studio e sport vanno avanti insieme, ed è una cosa molto bella. Rispetto al Trastevere ho trovato una realtà diversa, con un gruppo formato da ragazze con percorsi ed esperienze differenti, ma tutte accomunate dalla stessa voglia di crescere e raggiungere un obiettivo importante insieme.»
Pur essendo una classe 2004, l’ex Trastevere è tra le calciatrici di maggiore esperienza nel suo gruppo, costituito da calciatrici che stanno terminando gli studi o che vogliono trasformare questo sogno in una passione. Proprio per via della sua presenza da tempo sul rettangolo verde, Passarani sente una grande responsabilità, ma senza mai perdere la voglia di divertirsi: «Anche se sono giovane, sento comunque la responsabilità di trasmettere qualcosa alle ragazze più piccole o con meno esperienza. Cerco soprattutto di dare l’esempio con il lavoro e con l’atteggiamento. Penso che il calcio debba restare prima di tutto passione e divertimento, perché è questo che ti permette poi di affrontare anche i sacrifici.»
Dal suo arrivo al Rome City, la giocatrice ha già riscontrato dei cambiamenti in positivo, adattandosi a una realtà tutta nuova che la mette alla prova e le ha già fatto provare molte emozioni: «Da quando sono arrivata al Rome City penso di essere cresciuta molto dal punto di vista caratteriale. Ho imparato ad adattarmi a una realtà nuova e a prendermi più responsabilità dentro e fuori dal campo. Ho riscoperto anche il valore della semplicità e del gruppo. La prima volta che sono scesa in campo con questa maglia ho provato tanta emozione, ma anche tanta voglia di dimostrare il mio valore.»
La stagione che il Rome City ha portato a termine ha dell’incredibile, e sono i numeri a raccontare una storia piena di vittorie, gol segnati e risultati di altissimo pregio contro squadre ritenute favorite sulla carta, come il già citato Grifone Woman. Le Capitoline si sono imposte al primo posto della regular season, mettendo in evidenza tutte le proprie buone qualità da gruppo solido, che si sono riviste anche nella finale playoff: «È stata una stagione incredibile. Chiudere la regular season al primo posto ci ha dato grande soddisfazione, perché era il premio per tutto il lavoro fatto durante l’anno. Vincere poi anche la finale playoff è stato ancora più bello, perché ci ha fatto capire davvero quanto fosse speciale questo gruppo.»
La Serie C è un campionato che Aurora Passarani ha già conosciuto e che ha caratterizzato gran parte della sua carriera. Lo scorso anno era infatti riuscita a vincerla con una cavalcata imperiale nella seconda parte di stagione al Trastevere, e si appresta ora a viverla nuovamente, ma con una maglia diversa e altrettanto pesante. Rispetto al suo approccio alla competizione con la maglia amaranto, è cresciuta la consapevolezza: «Sicuramente oggi ho più consapevolezza rispetto alla prima volta che ho affrontato la Serie C. So meglio cosa aspettarmi, sia dal punto di vista del livello del campionato che delle difficoltà che si possono incontrare durante la stagione. Allo stesso tempo però ho ancora tanta voglia di migliorare e di dimostrare tanto anche con questa nuova maglia.»
Si ringraziano Aurora Passarani, il DS Daniele De Luca e la Rome City Calcio Femminile per il tempo, la disponibilità e l’immensa fiducia.
Emilie Haavi saluta la Roma: ufficiale l’addio al giallorosso
Cinque stagioni sono tante e lunghe da vedere trascorrere davanti ai propri occhi, ma nel caso di Emilie Haavi e la Roma sono passate in un battito di ciglia, che adesso sono ancora piene di lacrime di gioia per la vittoria dello Scudetto e della Coppa Italia, ma allo stesso tempo di tristezza per quell’addio che era annunciato e che nessuno avrebbe mai voluto vedere dopo il ritorno in vetta della squadra capitolina.
In seguito al saluto commosso davanti ai tifosi del “Tre Fontane” nel giorno della festa Scudetto giallorossa, si era intuito che la norvegese avrebbe fatto le valigie per ricominciare altrove, una sensazione di malessere confermata poco dopo da Mister Luca Rossettini, ed è ora ufficiale, vista la comunicazione della Società, l’addio della numero 11 alla squadra con cui ha vinto tantissimo in poco tempo e di cui è diventata una delle più determinanti della storia. A dire il vero, Haavi è la giocatrice straniera più importante e prolifica nella storia della Roma, con 33 reti firmate a suo nome e 15 assist.
La norvegese chiude il capitolo della Roma con tanti risultati di altissima fattura e un’ultima stagione cominciata benissimo e rovinata da un brutto infortunio; seppur condizionata da quest’incidente di percorso, la calciatrice ha ritrovato la forma smagliante a cui aveva abituato alle prime battute della Serie A e ha concluso il percorso da vincente. L’addio al giallo e al rosso avviene nella gloria, quella di una campionessa che ha vinto tantissimo: sette trofei in cinque anni e i festeggiamenti delle 150 presenze non troppo tempo fa, a suggellare un amore che sembrava destinato a durare in eterno.
Le indiscrezioni sul futuro della giocatrice sono già state proiettate verso la neopromossa in Serie A Como 1907, ma le voci devono ancora essere del tutto concretizzate. La stagione di Emilie Haavi e la sua carriera alla Roma, per il momento, si concludono con la vittoria di una Coppa Italia inaspettata, voluta e che corona un anno splendido. Chissà che non torni a vestire questi colori, perché si torna sempre dove si è stati bene.
Qualificazioni europee per la Coppa del Mondo 2027: situazione nella Lega A con due partite da disputare
Quattro posti di qualificazione diretta per la Coppa del Mondo FIFA femminile 2027 in Brasile saranno decisi dalla conclusione della League A martedì 9 giugno, e 32 posti per i play-off autunnali (in sorteggio giovedì 18 giugno) sono disponibili in tutte e tre le leghe. Inoltre, le squadre si contendono la promozione e la retrocessione in vista della prossima edizione della UEFA Women’s Nations League. Spieghiamo cosa è stato deciso e chi ha bisogno di cosa nella quinta giornata, venerdì 5 giugno.
QUALIFICAZIONI ALLA COPPA DEL MONDO
Confermata nei play-off
Lega A: Austria, Islanda, Polonia, Serbia, Slovenia, Ucraina
Lega A
Gruppo A1: Danimarca (8 punti), Svezia (7), Italia (5), Serbia (1)
5 giugno: Danimarca vs Svezia, Italia vs Serbia
9 giugno: Serbia vs Danimarca, Svezia vs Italia
La Danimarca si qualificherà come vincitrice del girone se batterà la Svezia e l’Italia non batterà la Serbia. La Svezia sarà confermata nei play-off se perderà contro la Danimarca. La Svezia non può essere retrocessa. L’Italia sarà confermata nei play-off se perderà contro la Serbia, oppure se pareggierà e Danimarca contro Svezia non finirà in pareggio. L’Italia sarà al sicuro dalla retrocessione se eviterà la sconfitta. La Serbia è confermata nei play-off. Retrocederanno se non batteranno l’Italia.
Gruppo A2: Paesi Bassi (8), Francia (7), Repubblica d’Irlanda (6), Polonia (1)
5 giugno: Repubblica d’Irlanda vs Paesi Bassi, Polonia vs Francia
9 giugno: Francia vs Repubblica d’Irlanda, Paesi Bassi vs Polonia
I Paesi Bassi si qualificheranno come vincitori del girone se batteranno l’Irlanda e la Francia non batterà la Polonia. I Paesi Bassi sono al sicuro dalla retrocessione. La Francia sarà confermata nei play-off se non batterà la Polonia e i Paesi Bassi batteranno l’Irlanda. La Francia sarà al sicuro dalla retrocessione se eviterà la sconfitta di tre o più gol. La Repubblica d’Irlanda sarà confermata nei play-off se perderà contro i Paesi Bassi. L’Irlanda può retrocedere solo se perde entrambe le partite rimanenti e la Polonia vince entrambe le proprie. La Polonia è confermata nei play-off. Verranno retrocessi a meno che non vincano entrambe le partite rimanenti e l’Irlanda non perda entrambe le proprie.
Gruppo A3: Inghilterra (12), Spagna (9), Islanda (3), Ucraina (0)
5 giugno: Spagna vs Inghilterra, Ucraina vs Islanda
9 giugno: Inghilterra vs Ucraina, Islanda vs Spagna
L’Inghilterra si qualificherà come vincitrice del girone se eviterà la sconfitta contro la Spagna. L’Inghilterra è al sicuro dalla retrocessione. La Spagna sarà confermata nei play-off se non batterà l’Inghilterra. La Spagna è al sicuro dalla retrocessione. L’Islanda è confermata nei play-off. Saranno al sicuro dalla retrocessione se eviteranno la sconfitta contro l’Ucraina. L’Ucraina è confermata nei play-off. Retrocederanno se non batteranno l’Islanda.
Gruppo A4: Germania (10), Norvegia (9), Slovenia (3), Austria (1)
5 giugno: Germania vs Norvegia, Austria vs Slovenia
9 giugno: Norvegia vs Austria, Slovenia vs Germania
La Germania si qualificherà come vincitrice del girone se batterà la Norvegia. La Germania è al sicuro dalla retrocessione. La Norvegia sarà confermata nei play-off se perderà contro la Germania. La Norvegia non può essere retrocessa. La Slovenia è confermata nei play-off. Saranno al sicuro dalla retrocessione se batteranno l’Austria. L’Austria è confermata nei play-off. Verranno retrocessi se perderanno contro la Slovenia.
Simone Troiolo e Deborah Naticchioni, Angelo Baiardo: “Noi puntiamo alla luna e se non dovessimo arrivare alla luna, ci facciamo un giro tra le stelle”
L’Angelo Baiardo sta facendo parlare di sé non solo per i risultati ottenuti in prima squadra che affronta il campionato di serie C mostrando, ogni settimana di più, tutto il proprio valore ma anche con il settore giovanile. La società che vede come presidente Cristina Erriu è, a Genova, una realtà in crescita che si basa sullo sviluppo di un settore giovanile sempre più ambizioso e meritevole dei traguardi ottenuti e di attenzione.
Calcio Femminile Italiano ha raggiunto Simone Troiolo, Responsabile del Settore Giovanile, e Deborah Naticchioni, allenatrice dell’U19 ed ex calciatrice della prima squadra del Baiardo, per parlare dei successi dell’U19 e dell’U15 neroverde. Entrambe le formazioni, infatti, si sono distinte nei propri campionati d’appartenenza: L’under19 ha alzato la Coppa Liguria e il Campionato regionale Juniores, l’U15 si è qualificata ai playoff interregionali del campionato nazionale di categoria assieme ad Entella, Spezia e Venaria.
Simone, per quanto riguarda anche le opportunità nel territorio, quanto è importante avere un settore femminile che può crescere e maturare?
“ L’aspetto su cui mi batto tanto è innanzitutto la ricerca delle persone giuste, è il punto di partenza: Non mi riferisco per forza a tecnici navigati che sanno già il fatto loro, piuttosto a persone che abbiano fame, voglia di mettersi in discussione e che in qualche modo credano nella realtà che noi stiamo fornendo. Tutto questo è riuscito a collimare anche col fatto che sono allenatori giovani non tanto distanti dall’età delle ragazze che vanno ad allenare, ma con un’esperienza alle spalle importante. Questo permette un po’ di far vedere alle bambine o alle ragazze che la loro Mister, la loro istruttrice, il loro responsabile, tramite un percorso, sono riusciti ad arrivare lì. Guardando il rovescio della medaglia, invece, quando al timone c’è una persona più navigata, viene a mancare quel legame che porta a capire il percorso fatto per giungere a far parte dello staff. Il nostro segreto secondo me è anche questo: parliamo di senso d’appartenenza, di ragazzi giovani sono riusciti a vivere un percorso nel Baiardo e quindi sanno che cosa vuol dire farne parte. In questo modo si insegna l’amore per la maglia e quel senso di appartenenza che è importante in una squadra”.
Deborah, parlando del settore giovanile in quanto risorsa sia per il per il territorio ligure che per il fatto che c’è un senso di comunità che è davvero importante, come potresti descrivere l’ambiente in cui hai operato?
“Io sono originaria della provincia di Latina, quindi vedo una similitudine, ma anche delle delle piccole differenze rispetto al luogo in cui sono cresciuta perché lì gli spazi sono un po’ più allargati e le forze un po’ si dividono, rispetto a quello che si vede qui. Questo porta un livello d’attenzione diverso, più concentrato: al Baiardo una bambina fa un percorso di crescita continuo nella stessa società ed è li che vede i risultati arrivare”.
C’è una partita o un momento in cui voi avete capito o avete maturato la consapevolezza che sarebbe andata bene, che sareste riusciti a raggiungere gli obiettivi preposti?
“Non c’è stato un momento preciso in cui abbiamo pensato ok, ce la possiamo fare. Ogni partita era veramente a sé, anche quelle che potevano sembrare più scontate in realtà non lo erano perché ci si scontrava sempre con società e ragazze che facevano il massimo e non ci hanno mai regalato niente. E’ stato bello proprio per questo: Anche se i risultati dicono che, a parte qualche inciampo, le abbiamo vinte tutte, alla fine è stato è stato un campionato importante perché non è mai stato perso l’obiettivo.
Ti posso dire che il nostro motto è sempre stato un po’ quello di arrivarci tutti insieme: ci siamo andati vicino negli anni scorsi e sia con Deborah che con Giuseppe Cosentino, il mister dell’U15, io non mi sono mai nascosto. Ho detto che secondo me la nostra società deve cercare di ambire sempre al massimo che può raggiungere.
Se non ci si riesce, facendo parte di un settore giovanile, non è il risultato sportivo che ci deve interessare; è pur vero che il fatto di poter dire ‘ce l’ho fatta’ da maggiore visibilità e lustro al nostro lavoro, noi stiamo lavorando tanto da quattro anni e il fatto di poter mettere in bacheca i nostri primi titoli regionali a livello giovanile da credito ulteriore al lavoro che è stato fatto. In cuor mio io fin da subito sapevo che questo poteva essere il nostro anno: agli allenatori questo l’avevo già detto a inizio stagione ora posso mettere le carte sul tavolo e chi mi vuole credere mi crede chi non mi vuole credere fa lo stesso. La cosa positiva è che anche dalle sconfitte che sono arrivate si è riusciti a ripartire più forti e capire dove poter migliorare”.
Il gruppo quanto è cresciuto e in che cosa è cresciuto secondo voi dall’inizio della stagione ad oggi?
“Il cambiamento iniziale sia stato proprio dall’inserimento dell’allenatrice. Deborah ha portato un’innovazione sul metodo di lavoro e sulla professionalità che ha fatto fare dei passi in avanti a livello di di crescita collettiva. Le ragazze l’hanno seguita fin da subito, e hanno fatto più gruppo tra di loro: rispetto agli anni scorsi hanno fatto squadra, si sono supportate nei momenti di difficoltà che riscontravamo. Mi sento di dire che da parte di tutti ci sia stata la voglia di mettersi in discussione e questo ha permesso di capire dove poter migliorare. Sul discorso tecnico ti posso dire che ho visto una squadra con un’identità precisa, che ha voglia di giocare ed imporsi, non di guardare da spettatrice gli altri”.
“Io, come Mister, sono stata abbastanza appoggiata anche da parte dello staff che mi ha aiutata e questo è servito per correggere quelle quelle differenze anche di personalità che mi costringevano ad intervenire un po’ più spesso. Da giocatrice so come funziona lo spogliatoio femminile, e mi accorgo prima di queste dinamiche, forse quello è il lato positivo di avere una un’allenatrice donna che ha avuto già quel vissuto e ha portato ad avere un gruppo coeso.
Deborah, quanto ha contato invece l’aspetto mentale, entrare in campo convinte delle proprie potenzialità e quanto curate l’aspetto psicologico che è importante per una calciatrice e una squadra?
“L’aspetto psicologico è fondamentale. Al contrario del settore maschile, dove magari si trova più facilità nel dare forza perché loro hanno già di per sé la voglia di di combattere e di notare, in quello femminile c’è un’insicurezza di base per cui lo staff è chiamato a trovare la chiave giusta per far crescere quella fiducia che manca. L’appartenenza al gruppo ha un ruolo fondamentale perché non avendo fiducia da parte del gruppo, anche quella in se stesse diminuisce. Abbiamo cercato di lavorare più su quello: a livello di partita all’inizio ci sono stati momenti non facili ma poi anche chi partiva in panchina era comunque felice di di giocare quella partita, perché noi fin dall’inizio abbiamo cercato sempre di dare spazio a tutte. Il merito è un altro aspetto su cui si è lavorato: per avere spazio le ragazze hanno capito che dovevano mettercela tutta”.
Nel passaggio tra da giocatrice ad allenatrice, quali sono le principali differenze che hai riscontrato? Qual è il ruolo che senti più congeniale ad oggi?
“Ho scelto di fare terminare il mio percorso da calciatrice nella stagione che è appena finita. Ho voluto fare questo switch nella società che mi ha permesso di ricoprire entrambe i ruoli e non è stato facile. Capitava che quando la domenica dovevo andare a giocare con la prima squadra, avessi ancora la testa alla partita con con l’U19: Staccare, passando da una veste all’altra è stata la difficoltà più grande. Ho trovato più soddisfacente il ruolo di allenatrice, che vive le emozioni soprattutto nel collettivo, rispetto all’individualità della calciatrice. La gioia di tutti è più gratificante e penso che quella sia stata la differenza principale che motiva anche la scelta di lasciare il calcio giocato”.
Quindi un futuro da allenatrice e che altro?
“Futuro da allenatrice e poi vedremo. Sicuramente è la mia priorità questa, a livello lavorativo e di vita: ho per un compagno che sta più o meno intraprendendo la mia stessa strada e cerchiamo di viaggiare insieme in quel binario”.
Simone, come si costruisce da zero un settore giovanile femminile?
“Con una bambina (ride ndr). Come attività siamo partiti quattro anni con un percorso inverso rispetto alle solite tabelle di marcia perché siamo partiti da dalla prima squadra femminile che già al primo anno ha stravinto il campionato di eccellenza e si è portata in serie C. Dopodichè ci siamo mossi per dare un approvvigionamento, chiamiamolo così, al settore giovanile. Ti posso dire che È stata veramente dura perché Genova è una città grossa, ma allo stesso tempo piccola. È una città che con un territorio complicato, complesso, siamo chiusi tra il mare e i monti e non ci sono tante strutture. Anche riuscire a radicarsi nel territorio è stato complicato, soprattutto convivendo con due realtà professionistiche come Sampdoria e Genoa che possono quindi attingere dalle realtà dilettantistiche. Non c’era tanta domanda, quindi. La nostra bravura probabilmente è stata quella di essere riusciti ad insediarci in un punto strategico diverso dalla sede dalla sede legale della società che è in via Mogadiscio Sant’Eusebio, in Val Bisagna dove ci sono una marea di squadre. Abbiamo trovato un punto al Levante della città che è da gestire perché non siamo vicino alla società, non c’è la segreteria di supporto e non abbiamo quel senso d’appartenenza, perché dici il cuore della società è lì. Qui si sono mossi i primi passi e, man mano che il tempo passava, tutta la cittadinanza, i nostri avversari e le società vicine hanno identificato questa zona di Genova come la zona nostra di movimento per la scuola calcio. Certo, vicino a noi in questo momento c’è poco, all’estremo Levante non ci sono altre realtà che stanno puntando sul femminile, e in questo probabilmente siamo stati lungimiranti e bravi. Allo stesso tempo siamo stati anche bravi nel far passare le le ragazze dell’estremo Levante al cuore della società: U15 e U19 si allenano al Baiardo e il fatto di poter dire a una famiglia che vive a Genova-Nervi che deve attraversare tutta la città per venire ad allenarsi non è scontato. Il segreto nostro sono le persone, abbiamo trovato gente affamata, che ha voglia di mettersi in discussione, crede nel progetto”.
Questo doppio titolo che messaggio lancia al territorio?
“Bisogna avere le idee chiare, avere una società forte alle spalle che sia di supporto. Le idee sono tutte meravigliose, ma se non sono supportate da persone che ci credono, restano idee. Noi abbiamo alle nostre spalle il presidente Cristina Erriu e e suo marito Luca Gattiglia, follemente innamorati del calcio femminile: senza il loro supporto e apporto probabilmente non saremo dove siamo oggi. Sarebbe veramente importante che ci fosse più possibilità per tutti per tutte le bambine di poter giocare in società come la nostra, perché trovare un ambiente sano costituito da persone con la P maiuscola che riescono a prendersi cura di loro, facendogli fare quello che amano è il segreto di ogni successo. Noi vogliamo vogliamo essere all’altezza del nostro nome, nel tempo ci siamo dovuti adattare e siamo nella morsa delle società professionistiche, ogni anno vediamo le nostre atlete partire. Siamo contenti che vadano a fare un’attività professionistica, perché se ci sono delle ragazze che possono vivere quel sogno è giusto che noi glielo facciamo vivere. D’altra parte, però, significa anche che ogni anno dobbiamo fare conto coi numeri”.
Tra un paio d’anni, dove vedi il settore giovanile del Baiardo? A che livello lo vedi, con quali traguardi raggiunti?
“Dal prossimo anno completeremo diciamo tutte le squadre del settore giovanile, perché avremo anche un’U17. Avremo tutta la nostra filiera dalle piccole delll’under 10 alla prima squadra, sicuramente uno degli obiettivi futuri sarà mantenere questo trend e se possibile migliorarlo non solo numericamente, ma anche qualitativamente. Vorremmo portare più possibile calciatrici alla prima squadra, è un po’ l’obiettivo di un settore giovanile quello di cercare di dare man forte alla prima squadra che oggi fa degli investimenti per prendere calciatrici da fuori. Io sarei la persona più felice del mondo se riuscissimo ad avere delle ragazze provenienti dalla dalla nostra cantera, perché significa che abbiamo fatto un buon lavoro. Dove lo vedo? Spero il più in alto possibile: Il nostro motto è sempre che ‘Noi puntiamo alla luna e se non dovessimo arrivare alla luna, ci facciamo un giro tra le stelle’, questa è la nostra frase”.
Abbiamo parlato principalmente dell’U19 e del loro percorso, ma vorrei anche chiedervi dell’U15 e del loro titolo regionale.
“Ho collaborato in U15 insieme a Cosentino e credo che lì il segreto sia stato la capacità di di organizzazione e gestione quanto riguarda gli allenamenti. Mi riferisco crescita del gruppo, c’è stato proprio un percorso Ad hoc per le per le ragazze, dove il dettaglio ha fatto la differenza. La leva U15 è un’età particolare in cui si inizia a capire quello che ti piace e cosa no: gestire anche un po’ l’emotività di queste giovani ragazze non è non è stato facile, ma anche lì il lavoro tutte insieme è stato fondamentale. Quasi è stato più facile per loro, perché da adolescente ognuna di loro si dava forza. Sono state loro ad insegnare a noi che vuol dire fare gruppo e noi da staff abbiamo preso esempio da loro. Sono contenta del loro percorso, se lo meritavano se lo meritavano per l’impegno e la dedizione mostrata: sono sempre state presenti durante gli allenamenti. Anche la bambina, la ragazza che giocava meno non ha mai dato modo di di mollare, è sempre stata presente per il gruppo e per le compagne. Questo traguardo è stato il giusto premio per loro”.

Francia, Anaïs Ebayilin: “Il Brasile lo sogno la notte, voglio riempire il più possibile la bacheca dei trofei!”
Anaïs Ebayilin continua la sua crescita tra Paris Saint-Germain e Nazionale francese, in una stagione che segna il ritorno ai massimi livelli dopo il lungo stop per la rottura dei legamenti crociati. La giovane centrocampista, sempre più coinvolta nel progetto del PSG, vive un momento di passaggio tra ambizione personale e responsabilità collettiva. Il pensiero al grande appuntamento mondiale è già presente, ma filtrato dalla consapevolezza del percorso ancora da completare:
“Il Brasile, sinceramente, lo sogno la notte. Il coach ci mostra anche dei piccoli diagrammi sulla competizione, e questo fa venire ancora più voglia di esserci. È normale pensarci, perché è un obiettivo enorme, qualcosa che ogni giocatrice sogna.”
Ma la priorità, almeno per ora, resta un’altra: “Prima di tutto devo concentrarmi sulla qualificazione. È la priorità assoluta. Le giocatrici che mi circondano si battono ogni quattro anni per andare al Mondiale, ed io sono qui per aiutarle in questa missione. So che non ho il diritto all’errore, anche se sono ancora in fase di apprendimento. Ma è proprio questo che ho sempre voluto: arrivare al massimo livello. Resto concentrata, ma è vero, dentro di me sogno.”
Se la Nazionale rappresenta il presente più immediato, il club parigino resta il terreno della crescita quotidiana e delle ambizioni a lungo termine. E in questo senso, l’obiettivo è chiarissimo: “Sportivamente voglio vincere trofei, il più possibile. Non ne ho ancora davvero sollevati. Tutti mi parlano della Coppa di Francia 2023, ma io ho fatto solo alcune apparizioni durante la competizione e non ero in finale. Non ho avuto il trofeo tra le mani, quindi per me non è qualcosa che considero pienamente mio.”
Una precisazione che diventa anche motivazione: “Quello che voglio è riempire il più possibile la bacheca, sia con il club che con la Nazionale. È questo il mio obiettivo principale da qui in avanti.”
Oltre all’aspetto sportivo, Ebayilin insiste anche sulla dimensione personale e sui valori che la accompagnano nel percorso professionale: “Quello che voglio anche fuori dal campo è trasmettere ciò che mi hanno insegnato i miei genitori. Voglio restituire tutto quello che ho ricevuto. Non dimenticare mai da dove vengo, e dimostrare che anche nelle difficoltà il lavoro è ciò che fa la differenza. È quello che mi ha permesso di tornare e di arrivare fin qui.”
Una visione che completa il profilo di una giocatrice ancora in piena crescita, ma già con una mentalità chiara a soli 18 anni: ambizione alta, piedi ben piantati nel presente e lo sguardo rivolto a un futuro da protagonista.
Chelsea Women, Sandy Baltimore rinnova con il club fino al 2030
Il Chelsea ha ufficialmente annunciato il prolungamento di contratto fino al 2030 di Sandy Baltimore. Terzino sinistro, attaccante e assistwoman, la francese classe 2000 è arrivata a Londra nell’estate 2024 ed è stata una delle protagoniste per eccellenza della grande stagione 2024/2025 delle Blues, quella del triplete Women’s Super League/Continental Cup/FA Cup, in cui ha collezionato un totale di 9 reti e 6 assist.
In particolare, nella finale di FA Cup disputatasi il 18 maggio 2025 a Wembley contro il Manchester United, Baltimore ha coronato la sua stagione da sogno siglando una doppietta (il primo e terzo gol portano la sua firma) e fornendo l’assist per la rete del 2-0 di Macario. Inoltre, lo scorso febbraio, nel match contro il Tottenham, la nazionale francese ha tagliato il traguardo delle 50 presenze ufficiali con il club londinese. In totale, ha realizzato 14 gol in 63 apparizioni ufficiali tra tutte le competizioni con la maglia delle Blues.
Subito dopo la firma del rinnovo, Baltimore ha dichiarato:
«Il Chelsea è uno dei club più importanti. Abbiamo una squadra di altissima qualità e io voglio competere ogni giorno con le migliori giocatrici del mondo, ecco perché ho scelto di rimanere qui. Voglio continuare a migliorare e cercare di vincere tutti i trofei possibili»















