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Arianna Acuti, Empoli: “Dopo la sosta dobbiamo ripartire alla grande”

La nostra Arianna Acuti è stata intervistata da Marco Gargini per ChiantiSette.

Ecco a voi un estratto della pubblicazione.
Ciao Arianna, quest’anno ci sono stati tanti cambiamenti a Monteboro.
«La società è molto ambiziosa ed è molto attenta ai giovani. C’è un grande progetto dietro e vogliamo fare tutti bene».
La stagione è cominciata bene.
«Siamo partite forte e stiamo comunque andando bene. Le sconfitte con Milan e Florentia ci possono stare: si può inciampare, ma dopo la sosta dobbiamo ripartire alla grande per tenerci stretto il quarto posto».
Forse in alcune occasioni vi è mancata un po’ di esperienza.
«Un po’ di malizia, soprattutto nel secondo tempo a San Gimignano. Dobbiamo crescere: ci sta sbagliare, ma dobbiamo imparare dagli errori. Non si può perdere la concentrazione nemmeno per un minuto».
Ottimo inizio in Coppa Italia.
«La Coppa è molto importante per noi. Vogliamo fare bene anche lì e fare il massimo. Vogliamo andare avanti il più possibile».
Qual è il suo più grande sogno calcistico?
«Prima di tutto, fare bene con l’Empoli. Sono molto affezionata a questa maglia. E poi che passi il professionismo, non tanto per noi, ma per le generazioni future».
Se un giorno dovesse andar via da Empoli, dove andrebbe?
«Per me lasciare Empoli sarebbe difficile. Se dovessi andare via, mi piacerebbe fare un’esperienza all’estero, ma ora come ora non ci penso. Qui sto bene, siamo una bella famiglia».
Quali sono le calciatrici a cui ruberebbe qualcosa?
«Qui ad Empoli il carisma di Lucia Di Guglielmo, che è un grande capitano. Extra Empoli, forse dovrei prendere i piedi a Manuela Giugliano (ride, ndr)».
Se una bimba volesse giocare a calcio, cosa le consiglierebbe?
«Di farlo e di viverlo nel migliore dei modi. Mi rivolgo anche ai genitori: non date ascolto ai pregiudizi. Il calcio femminile è un mondo bellissimo dove si creano dei legami che ti porti dietro tutta la vita, amicizie importanti e tante altre cose. Direi di buttarsi in questo mondo perché regala tantissime soddisfazioni personali da condividere con tutto il gruppo».
I suoi genitori cosa dissero quando decise di fare calcio?
«Fu mio padre a portarmici. Poi avevo già la zia che giocava a pallone, quindi erano abituati. Mia madre penso che sia stata l’unica mamma a dire di andare ad allenarsi quando c’era maltempo. Mio padre mi accompagnava sempre a Siena. Sono stati contentissimi e io devo molto ai miei genitori: sono stata molto fortunata».
Credit Photo: Empoli Ladies

Stephanie Breitner, Fiorentina Femminile: “innamorata da subito di Firenze. Punto ad un altro trofeo in viola”

“Mi sono sentita subito a casa”, esordisce così Stephanie Breitner a Team Talk. La centrocampista tedesca racconta della sua esperienza in viola sin dal principio fino all’attualità. In mezzo, tanta forza di volontà e una serie di infortuni. “Il club sta crescendo a vista d’occhio. Oggi abbiamo anche un nutrizionista che si dedica pienamente a noi. Passiamo più tempo insieme come squadra e ci alleniamo sempre più spesso”.

La giocatrice nata ad Heidelberg ma cresciuta calcisticamente nell’Hoffenheim rimembra i successi del passato. “Siamo riuscite a vincere la Supercoppa e siamo arrivati ad un punto dal vincere lo scudetto. Abbiamo raggiunto anche la finale di Coppa Italia; fa male non aver vinto”. La regista viola parla poi del prossimo impegno contro il Milan: “è un grande club con molte ambizioni. Sono sempre partite molto belle. Per me non esistono mai favoriti, neanche quando si affrontano squadre situate nella parte destra della classifica. Tuttavia giochiamo in casa e vogliamo vincere”.

Nel match contro le rossonere, Breitner affronterà l’ex compagna Laura Agard con la quale ha stretto un legame solido durante la sua avventura in viola. La numero 6 parla poi dell’impegno europeo: “La Champions League è una competizione tosta. E’ difficile restare in corsa ma è una competizione importante per noi, per la Fiorentina e per il calcio italiano in generale”. Capitolo infortuni: “ho sofferto molto per quelli che ho avuto. Le mie compagne mi dicono che segno pochi goal ma prima mi sono rotta il naso, poi la caviglia. Rientrare a Roma e segnare alla prima palla buona mi ha emozionato tantissimo”.

Sul tempo libero: “Non ne ho molto a dire il vero. Ci alleniamo praticamente tutti i giorni. Sto studiando l’italiano e nel frattempo proseguo i miei studi. Sto prendendo un master in economia in Germania. Non ho un piano B ma una volta che terminerò la carriera andrò a lavorare. Poi vedremo cosa succederà quando tornerò in patria”.

Su Firenze e i tifosi: “la mia famiglia si è innamorata di Firenze come me. Il tifo in Germania è molto organizzato e un po’ riservato, come lo sono io. Quelli italiani sono molto più passionali e si sente”. Sui suoi obiettivi: “non mi fisso degli obiettivi personali. Voglio migliorarmi assieme alla squadra. Adesso abbiamo un po’ di tempo. Coppa e Supercoppa sono competizioni che ci consentirebbero di vincere un altro trofeo. Vogliamo vincere!” sentenzia Breitner.

Credit Photo: Marco Montrone

Giorgia de Vecchis, centrocampista dell’Orobica, aderisce al progetto “Atleti al tuo fianco”

La lotta al cancro e il mondo dello sport si incontrano nel progetto Atleti al tuo fianco, con l’obiettivo di raccontare la quotidianità di chi affronta un tumore e di far sentire loro la vicinanza degli sportivi professionisti. Il progetto è patrocinato da aRenBì Onlus ed è curato dal dott. Alberto Tagliapietra, medico chirurgo bresciano con diploma d’alta formazione in psico-oncologia. Entra a far parte di questa squadra Giorgia De Vecchis, calciatrice italiana, centrocampista dell’Orobica Bergamo, squadra di serie B di calcio femminile.

Buongiorno Giorgia, benvenuta nel progetto “Atleti al tuo fianco”, la tua esperienza di vita sportiva e personale ci permetterà di trattare alcune tematiche legate alla vita quotidiana con un tumore. Partiamo da un aspetto introduttivo: presentati ai lettori di questa intervista partendo dal presupposto che non sappiano nulla di te. Raccontati attraverso le cose che ritieni sia indispensabile sapere su di te per conoscerti meglio.
Ciao a tutti! Mi chiamo Giorgia De Vecchis, ho 27 anni e sono una calciatrice dell’Orobica Bergamo. Parallelamente al calcio ho sempre cercato di portare avanti l’impegno scolastico e ho conseguito la laurea triennale in Ingegneria. In questo momento sto completando gli studi con una magistrale in Ingegneria Meccanica ad indirizzo Gestionale. Alcuni anni fa ho vissuto sulla mia pelle la realtà della malattia oncologica, da cui ringraziando sono guarita“.

Ora che sappiamo qualcosa di importante di più su di te, trattiamo la prima tematica psico-oncologica: la capacità di una visione a 360° è molto importante in un percorso di terapia. L’attenzione totalmente assorbita dal tumore infatti rischia di rapire da spazi di vita quotidiana, a volte piccoli e a volte grandi, che è bene cercare di mantenere vivi quando possibile. Quanto è importante nel tuo ruolo a calcio la capacità di non focalizzarti su un’unica giocata e soluzione ma di tenere aperta la visione anche a situazioni alternative?
È fondamentale, sicuramente. Io gioco come centrocampista quindi a maggior ragione devo sempre cercare di avere una visione ampia del gioco, in maniera tale da poter impostare l’azione nel minor tempo possibile, non appena ricevo il pallone tra i piedi. Devi avere sempre ben chiare in testa le diverse possibilità di cui disponi, coniugando l’assoluta concentrazione sul momento presente con la consapevolezza dell’ambiente più ampio che ti circonda“.

Quanto l’allenamento di questa abilità ti è servito nel tuo percorso di terapia?
È stato senz’altro d’aiuto. Come dicevo prima, il meccanismo alla base è lo stesso: devi essere concentrato su quello che stai vivendo senza però perdere di vista tutto ciò che ti succede intorno. Quando mi sono dovuta curare ricordo che mi era di grande aiuto il cercare delle distrazioni che mi permettessero di staccare la spina. Questo non vuole dire che non fossi consapevole della malattia e di tutto ciò che essa portava con sé, ma semplicemente cercavo di ritagliarmi degli spazi miei in cui potevo fare qualcosa che mi facesse sentire meglio. Durante un percorso di cura ti ritrovi spesso ad essere in balia di quello che ti succede e non puoi fare altro che seguire le indicazioni di chi è competente in quello specifico ambito. Ritagliarmi dei momenti in cui magari potessi semplicemente fare una passeggiata, o mangiare la colazione da tranquilla, mi dava pace e mi faceva sentire di nuovo in grado di controllare quello che mi succedeva“.

Affrontare una difficoltà da soli, isolati dal resto della società o degli affetti, è un aspetto che spaventa molto le persone che affrontano un tumore. La vicinanza è una risorsa importante da offrire in molti modi diversi: alcune volte con la presenza fisica, altre con messaggi a distanza che possano far sentire che, anche se separati, non si sta affrontando il cancro da soli. Ti è mai capitato in campo di dover affrontare una sfida o un avversario molto temibile e di sentire concretamente dentro di te le tue compagne come un grande strumento di incoraggiamento delle tue paure?
Da questo punto di vista mi sento di fare un paragone molto forte tra la realtà sportiva e quella oncologica. Quando sono stata malata per me è stato fondamentale essere circondata dalla famiglia, dagli affetti e dagli amici. È stata davvero un’arma decisiva per superare dei momenti che sono stati molto difficili. A volte questa vicinanza si traduceva semplicemente nel condividere dei momenti belli insieme, altre volte invece consisteva nell’avere una spalla su cui piangere quando l’angoscia sembrava prendere il sopravvento. Non sono mai stata sola, e questo è stato fondamentale per me. Nel calcio, come immagino in tutti gli sport di squadra, questo “sentirsi famiglia” tra compagne di squadra è importantissimo. Anche nello sport infatti si affrontano grandi sfide che, seppur non paragonabili a quelle che a volte la vita ci mette davanti, richiedono cooperazione e vicinanza. Ricordo per esempio la volta in cui dovemmo affrontare la Juventus: fu davvero importante il poter contare su uno spogliatoio così compatto davanti ad un avversario tanto temibile“.

Quanto è stato importante per te, in un momento di separazione dal campo per affrontare le cure in oncologia, vedere due avversarie storiche come Roma e Lazio scendere in campo nel Derby insieme, compagne e avversarie, con uno striscione di vicinanza a te, che non potevi essere là con loro?
Ricordo quel momento come particolarmente emozionante. Ero in tribuna e quel gesto fu per me totalmente inaspettato, al punto che mi commosse. Arianna, una mia cara amica che giocava nella Lazio, mi fece poi arrivare una loro maglietta firmata da tutte le atlete della società. Penso che questi gesti siano molto importanti, perché dicono al mondo che nonostante possano esserci rivalità e campanilismo, quello che ci unisce è sempre più forte di quello che ci divide“.

La forza è un concetto spesso malinteso: in oncologia si pensa sempre che è bene farsi vedere forti agli occhi di chi si ha vicino. In realtà in uno scambio intimo è necessario alcune volte confidarsi anche le paure, le perplessità, le fragilità: in questo modo si può non solo costruire la reazione in comune, ma anche conoscere a fondo le emozioni di chi vive insieme un percorso oncologico. Ti è mai capitato nel tuo sport di trovare beneficio da una compagna che, ammettendo un suo momento di debolezza, ha offerto l’occasione di compattarsi per reagire con il piacere di sentirsi uniti e trasparenti nella difficoltà?
Capita spesso, nella vita come nello sport. È ciò a cui mi riferivo prima quando sostenevo che per me era stato di grande aiuto sapere di poter sempre contare su una spalla su cui piangere nei momenti difficili. Anche in campo succede di frequente, anzi, direi che ad ogni allenamento capiti ad almeno una di noi di non sentirsi al massimo e provare sconforto davanti agli obiettivi e alle aspettative che ogni atleta avverte su di sé. In questi casi è fondamentale confidarsi con le compagne, anche perché talvolta capita che un punto di vista esterno ed oggettivo ti faccia notare che la situazione non è esattamente grigia come la stai vedendo, ma che il tuo giudizio è troppo negativo riguardo ad una determinata situazione. Penso che ci voglia molta forza nel riconoscersi deboli!“.

Mentre tu affrontavi un tumore, sei riuscita a concederti qualche giornata in cui le tue debolezze potessero esprimersi senza vergogna anche agli occhi di chi in quel momento avresti sempre voluto incoraggiare e rasserenare, come ad esempio la tua mamma o tuo fratello?
Sì, è capitato. Ricordo in particolar modo un giorno in cui mi sono sentita libera di andare da mia madre e, abbracciandola, piangere tutte le lacrime che avevo in corpo. Sapevo che lei in quel periodo soffriva ancora più di me per la mia malattia e mi sarebbe piaciuto farmi vedere sempre forte per cercare di alleviare il più possibile il suo dolore. A volte però è necessario farsi vedere deboli, e da quel momento di dolore è nata un’importante condivisione tra noi due. Ogni tanto nella vita si cade, e non c’è nulla di male in questo, ma quando si cade in due anche rialzarsi diventa più facile“.

Ultima domanda: che cosa oggi pensi che non sia più separabile tra la Giorgia persona e la De Vecchis calciatrice perché le è stato insegnato dalla storia della sua vita?
Non ho mai avvertito una distanza tra queste due componenti. Oggi quando scendo in campo però sono più consapevole di un tempo che a giocare è proprio Giorgia, con tutta quella voglia di vivere che l’esperienza della malattia le ha lasciato. Il percorso che ho fatto mi ha insegnato tanto, e mi ha trasmesso l’importanza di essere veri, senza cercare di far vedere alle persone di essere migliori di quanto si è“.

Photo Credit: Alberto Tagliapietra

Sofia Pasquali, attaccante Brescia Calcio Femminile: “Un onore giocare per questi colori. Voglio riportare la Leonessa in Serie A”

Il Brescia Calcio Femminile si appresta tornare in campo domenica, quando incrocerà, allo stadio Comunale di Ospitaletto, il Cesena, in quello che sarà un match da alta classifica. Le biancoblù hanno in attacco la diciannovenne Sofia Pasquali, una calciatrice che ha fatto il percorso dalle giovanili alla prima squadra del Brescia. A lei abbiamo rivolto alcune domande.

Sofia cos’è per te essere una giocatrice del Brescia?
«Sicuramente essere una giocatrice del Brescia è un orgoglio per me e per i miei genitori. Mi sono sempre trovata bene in una grande società, sera, professionale: per me è un sogno».

Quando ha avuto inizio la tua passione per il calcio?
«Avevo sette anni e mio fratello ha influenzato la passione per questo sport, iniziando a giocare con lui insieme e poi con i miei compagni di squadra. Ho giocato cinque anni con i maschi della Fornaci. Prima del calcio giocavo a pallavolo».

Come mai hai deciso di diventare attaccante?
«Non ho deciso, mi hanno sempre affidato questo. Mi piace affrontare i difensori e fare gol».

Raccontaci il tuo percorso calcistico.
«Ho saltato le Pulcine da piccola, poi sono arrivata al Brescia, dove ho fatto le Giovanissime e due anni con la Primavera».

Sei nella prima squadra del Brescia dal 2018: che emozioni hai provato con quella chiamata?
«Non me l’aspettavo quella chiamata, ma è stata una grande soddisfazione giocare con giocatrici di esperienza, e affrontare un certo livello e ritmo di gioco. Ci ho messo un po’ di tempo ad ambientarmi, ma mi ha ripagato tutti i sacrifici che ho fatto».

Qual è l’emozione più bella che hai avuto con la maglia biancoblù? Il gol più bello?
«Il pareggio di qualche settimana fa in casa della Lazio: aver passato tutta la gara in dieci e pareggiato contro una squadra di quel livello è stata una bella emozione. Il gol del 2-2 contro le laziali è stato veramente bello, perché ero appena entrata e segnare dopo cinque minuti è stato un qualcosa di incredibile».

Com’è secondo te il Brescia 2020/21?
«Una squadra omogenea, fatta di esperienza e di giovani che vogliono ambientarsi. Siamo competitive, perché fino ad ora ci siamo comportate bene, ma allenamento dopo allenamento vogliamo migliorarci sempre di più e cercare di non ripetere gli stessi errori. L’obiettivo è la salvezza, quindi restiamo coi piedi per terra, anche se questa squadra può fare molto bene».

Che Serie B hai visto in questo momento?
«Tutte le squadre sono dello stesso livello, vedo un campionato competitivo».

La Serie B però sta soffrendo per via del Covid-19…
«Lo sport sta soffrendo parecchio, per quanto riguarda noi, il Brescia sta facendo il massimo per rispettare tutte le disposizioni, per permetterci di allenarci e praticare lo sport che amiamo nel migliore e più sicuro dei modi».

Che cosa pensi del calcio femminile italiano? E sul professionismo?
«Il calcio femminile italiano ha fatto un grande salto di qualità sia a livello di giocatrici che a livello culturale. Speriamo di essere più considerate e valorizzate. La norma approvata qualche giorno fa sul professionismo nel calcio femminile rappresenta un grande passo che fino a due anni fa era impensabile».

Com’è la tua vita extra calcistica?
«Sto studiando e prendendo la patente, ma la mia vita è legata soprattutto al calcio».

Che obiettivi hai nei prossimi anni?
«Crescere mentalmente nel calcio e portare il Brescia nella categoria che merita, ossia la Serie A. Mi piacerebbe laurearmi per trovare uno sbocco extra calcistico».

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia l’Acf Brescia Calcio Femminile e Sofia Pasquali per la disponibilità.

Sedicesimi di finale, Juventus-Lione si giocherà all’Allianz Stadium. Al Franchi il match tra Fiorentina e Slavia Praga

Sarà l’Allianz Stadium a fare da cornice alla gara di andata dei Sedicesimi di finale di Women’s Champions League tra la Juventus e il Lione. Dopo la sfida scudetto contro la Fiorentina, disputata nel marzo 2019 davanti a circa 40mila spettatori, mercoledì 9 dicembre alle 15 le bianconere torneranno a illuminare con le loro giocate l’impianto torinese, scelto dal Comitato Esecutivo della UEFA come sede della finale della UWCL del 2022.

Si tratta di un traguardo importante per la formazione allenata da Rita Guarino e, più in generale, per tutto il calcio femminile italiano. Un palcoscenico speciale per un appuntamento da non perdere, anche perché Gama, Girelli e compagne affronteranno la squadra – imbattuta in Europa dalla stagione 2017/18 – che nella sua storia ha vinto ben 7 edizioni della Champions League, di cui le ultime cinque consecutivamente.

Oltre alla Juventus, anche la Fiorentina non vede l’ora di fare il suo debutto stagionale in Europa. Giovedì 10 dicembre alle 14 le viola scenderanno in campo allo stadio Artemio Franchi – che ospita gli incontri di Champions del club – per la gara di andata contro lo Slavia Praga, reduce da una stagione in cui ha vinto il campionato della Repubblica Ceca (7° titolo) e raggiunto gli Ottavi di finale della UWCL, dove è stata nettamente battuta dall’Arsenal, che nel turno precedente aveva eliminato proprio la Fiorentina.

Credit Photo: Fabio Vanzi

#SafeHome rinnovata la campagna per la violenza contro le donne

In occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la FIFA, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS), la Commissione europea e il Gruppo sportivo del Parlamento europeo hanno unito le forze per sensibilizzare sul rischio di violenza domestica e chiedere la fine della violenza contro donne e bambini.

Dopo le campagne congiunte all’inizio di quest’anno, la rinnovata campagna #SafeHome è una risposta congiunta che è stata lanciata il 25 novembre in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne. Inoltre, l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) e la FIFA hanno firmato nel 2019 una collaborazione quadriennale per promuovere stili di vita sani attraverso il calcio a livello globale.

Intervenendo sulla rinnovata campagna, Gianni Infantino, presidente della FIFA, ha dichiarato: La violenza non ha posto nella nostra società e lo sport e il calcio non fanno eccezione. La FIFA è pienamente impegnata a continuare il nostro lavoro con le principali organizzazioni internazionali per aiutare a porre fine alla violenza, utilizzando il calcio come piattaforma per aumentare la consapevolezza su questa e altre questioni chiave che la società deve affrontare oggi”.

Le statistiche dimostrano che almeno una donna su tre (circa il 30%) abbia subito violenza ad un certo punto della sua vita: violentate, picchiate, costrette ad agire o abusate.

Helena Dalli, Commissario UE per la parità, ha dichiarato: “La violenza contro donne e ragazze è una violazione dei diritti umani e non ha posto nell’Unione europea o in qualsiasi altra parte del mondo. Questa pandemia è un test per l’umanità. Ha portato ad una maggiore esposizione di donne e bambini alla violenza domestica. Dobbiamo sradicare questa pandemia ombra”.

La campagna di sensibilizzazione video presenta 19 calciatori del passato e del presente: Álvaro Arbeloa, Rosana Augusto, Vítor Baía, Khalilou Fadiga, Tomasz Frankowski, Matthias Ginter, David James, Andrzej Juskowiak, Giorgos Karagounis, Annike Krahn, Marco Materazzi, Milagros Menéndez, Noemi Pascotto, Graham Potter, Mikaël Silvestre, Kelly Smith, Óliver Torres, Clémentine Touré e Theodoros Zagorakis – che hanno sottolineato il loro sostegno nell’affrontare questo problema critico.

Credit Photo: https://www.fifa.com/

UWCL: Atletico Madrid per il Servette e St. Pölten per lo Zurigo

A Nyon sono stati sorteggiati i sedicesimi di finale dell’UEFA Women’s Champions League 2020/21 che verranno disputati con gare di andate e ritorno il 9/10 e 15/16 dicembre 2020.
Per il Servette FC Chênois Fémenin le sorti hanno visto l’estrazione dell’Atletico Madrid, mentre per l’FC Zürich Frauen le avversarie saranno le campionesse in carica austriache del SKN St. Pölten.
L’Atletico Madrid è reduce dalla scorsa edizione di UWCL dove ha raggiunto i quarti di finale, mentre attualmente è in testa nel campionato di Primiera Division in Spagna. Mentre il Sportklub Niederösterreich St. Pölten ha raggiunto i sedicesimi nella precedente edizione, mentre a livello nazionale è prima nel campionato di ÖFB-Frauenliga.
A causa dell’attuale situazione del coronavirus, i sedicesimi di finale della UEFA Women’s Champions League saranno giocati a porte chiuse.
Credit Photo: Pagina Facebook di FC Zürich Frauen

La Nazionale Femminile USA indossa la scritta “Black Lives Matter”

La Nazionale Femminile USA in vista della partita contro l’Olanda, ha inviato un messaggio importante riguardo la campagna contro il razzismo “Black Lives Matter”:

“Indossiamo la scritta “Black Lives Matter” per affermare la decenza umana. Questa non è politica, è una dichiarazione sui diritti umani. Come squadra, lavoriamo per una società in cui gli ideali americani siano sostenuti e le vite delle persone nere non siano più prese di mira dal sistemo. Riconosciamo collettivamente l’ingiustizia, poiché questo è il primo passo per lavorare per correggerla.

Per onorare le parole del grande John Lewis:

“Quando vedi qualcosa che non va bene,
ingiusto,
non adatto,
di’ qualcosa,
fai qualcosa,
mettiti nei guai, guai buoni, guai necessari!

Black Lives Matter.

La scritta è stata stampata sulle divise di rappresentanza della Nazionale.

Credit Photo: https://www.ussoccer.com/

Alessandro Recenti, coach Ravenna Women: “Abbiamo la fortuna di lavorare in un grande club che mette la salute davanti a tutto”

Attraverso i propri profili social il tecnico del Ravenna Women Alessandro Recenti ha concentrato i suoi pensieri sul momento delicato del club, la maggior parte delle sue giocatrici e del suo staff è risultato infatti positivo al tampone. Lo stesso a ribadito l’importanza della sicurezza e della salute per la società.
 

È un momento molto delicato per le nostre ragazze a Ravenna.
La maggior parte del gruppo giocatrici è rimasto positivo al tampone ed allo stesso tempo anche lo staff tecnico è rimasto contagiato.
Abbiamo la fortuna di lavorare in un grande club che mette davanti la salute delle ragazze a tutto
Mi auguro che tutti abbiano la stessa intelligenza e lungimiranza senza mettere in pericolo l’incolumità di giocatrici e staff capendo il delicato momento che stiamo attraversand
o”@ravennawomenfc
#soloRA #calciofemminileitaliano #seriebfemminile #tuttocalciofemminile #apptuttocalciofemminile #ilcalciofemminile

Credit Photo:Pagina Instagram Alessandro Recenti

Irene Paredes, Paris Saint-Germain Féminine: “Non abbiamo mai smesso di crederci ed è quello che ha pagato”

“Siamo contente perché abbiamo preso i tre punti e siamo salite in testa al campionato, ma ancora niente è stato vinto”. Queste le parole di Irene Paredes, capitano del PSG, in merito alla vittoria storica contro il Lione. La squadra di Euchoafni ha interrotto una striscia positiva che durava da ben 79 partite e montarsi la testa è facile. Però la numero 14 parigina fa restare con i piedi per terra le sue restando consapevole dell’impresa fatta. “Siamo felici, anche se dobbiamo tenere a mente che sono solo tre punti. Ci rendono felici, ma dobbiamo andare avanti”.

Da buona esperta di tattica, passa poi ad un’analisi logistica del match. “Il Lione è una squadra molto forte se lo lasci giocare. Se restiamo indietro dal primo all’ultimo fischio, a quel punto si fa difficile. Abbiamo deciso di tenere la palla e di stare alte in campo per impedirgli di giocare. Il piano era questo ed ha funzionato bene”. Superata l’andata, ci sarà il secondo atto contro le Leonesse a metà marzo che, con molta probabilità, deciderà le sorti del campionato. “Abbiamo ancora tante partite da giocare, in particolare quella di ritorno contro il Lione. Dovremo sfruttare al massimo ogni momento e presto torneremo al lavoro”.

Questa vittoria fa bene sia alla classifica che soprattutto al morale. Battere una corazzata come quella appena sconfitta è sempre una grande spinta alla propria autostima. “La squadra si sente già più forte da diversi mesi ed abbiamo guadagnato maturità in questa stagione. Non è stata solo la nostra mentalità ad essere buona. Il lavoro che mettiamo quotidianamente e in ogni partita ha dato i suoi frutti. Non abbiamo mai smesso di crederci ed è quello che ha pagato “.

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