Home Blog Pagina 4672

Alan Naigeon lancia l’allarme: “Mi aspetto che perderemo uno o due anni nella crescita del calcio femminile”

Indubbiamente la situazione tragica che ci sta affliggendo andrà a minare anche la condizione finanziaria di numerose aree economiche. Molti esperti del settore hanno affermato come la vera crisi non è quella che stiamo affrontando adesso ma quella  con cui andremo faccia a faccia appena ripreso tutto il meccanismo finanziario. Tra i settori più colpiti c’è senza ombra di dubbio quello sportivo e nello specifico quello calcistico che, con l’avvento sempre più presente degli accordi economici alla base dello sviluppo dello sport in questione, rischia veramente il collasso.

Alan Naigeon, uno dei manager più potenti ed importanti del panorama calcistico femminile internazionale, ha voluto evidenziare come questa situazione possa danneggiare notevolmente il calcio femminile. Naigeon tra le sue assistite ha nomi importantissimi come Sam Kerr, Ada Hegerberg e le “italiane” Laura Agard, Andrine Hegerberg e Lindsey Thomas.

“La mia paura è che possiamo andare indietro di due, tre, quattro, cinque anni e arrivare ai livelli dei Mondiali del 2015, spiega Naigeon, questo perché i club avranno grosse difficoltà finanziarie e come in altri settori o aziende si tende a tagliare ciò che è produttivo o remunerativo”.

“Mi aspetto che perderemo uno o due anni nella crescita del calcio femminile. Gli investimenti torneranno a un livello pre-mondiale 2019. Se sarà così, saremo comunque fortunati”.

Un’altra problematica che vedono proprio i manager e le società coinvolte in prima persona sono i rinnovi dei contratti. Molte giocatrici hanno il contratto in scadenza quest’anno e difficilmente verranno rinnovati andando incontro ad una rescissione che non garantirebbe la possibilità di trovare un’altra squadra capace di assicurare una situazione agevole economicamente parlando.

Credit Photo: Pagina Instagram Alan Naigeon

In Olanda la KNVB proroga all’1 Settembre il divieto per gli eventi sportivi

Dopo l’annuncio della Federazione calcistica dei Paesi Bassi (Koninklijke Nederlandse Voetbal Bond, anche nota con l’acronimo KNVB) di terminare anticipatamente la stagione, previa consultazione con la UEFA, è stata presa un’ulteriore decisione da parte del governo di voler prorogare il divieto di far svolgere eventi sportivi fino all’1 Settembre a causa della pandemia di Covid-19. Il primo ministro Mark Rutte, in conferenza stampa, elencando le nuove misure per fronteggiare l’emergenza Coronavirus  e ha prorogato ulteriormente il divieto per le manifestazioni pubbliche e gli eventi sportivi. Il che conferma nuovamente che le partite di calcio della Eredivisie e Eerste Divisie (serie A e B olandese) non potranno aver luogo.

Il fatto che gli eventi che richiedono un’autorizzazione siano vietati fino all’1 settembre chiarisce le cose. Fino ad allora, non si può giocare a calcio nei professionisti, anche senza un pubblico. Il fatto che il KNVB non avesse annullato precedentemente le competizioni, era principalmente dovuto al fatto che l’industria del calcio professionistico era ed è tuttora in forti difficoltà finanziarie a causa della crisi del coronavirus. Sono stati stanziati dei soldi per evitare che le società falliscano e che il calcio, soprattutto quello femminile, scompaia. Il fatto che il calcio non possa essere giocato fino all’1 settembre comporta enormi sfide in termini organizzativi, sportivi ed economici.

Come tutti i campionati di calcio europei, quelli olandesi, avrebbero avuto tempo fino al 3 agosto per completare la stagione.

Vincenzo Spadafora, Ministro dello Sport: “Ripresa del campionato? Difficile dare una risposta”

Vincenzo Spadafora, Ministro dello Sport, ha parlato ai microfoni di Seilva tv Bergamo della possibile ripresa del campionato:

“Ripresa del campionato? Difficile dare una risposta, specie viste le notizie degli ultimi contagi, non fanno ben sperare. Quanto successo non aiuta, bisogna avere prudenza, è la parola d’ordine. Data? Prima del 18 maggio, la prossima settimana, spero che saremo in grado di interpretare questa curva di contagio, a breve attendiamo il responso del comitato tecnico-scientifico sul protocollo FIGC. Polemiche? Il fattore determinante è che questo sport in Italia fa girare tanti soldi, bisogna tenere in considerazione le due facce della medaglia”

Credit Photo: Calciomercato24.com

Alex Morgan diventa mamma!

È finalmente ufficiale la notizia della nascita della figlia della stella del calcio americano Alex Morgan. In data 7 maggio 2020 è venuta alla luce Charlie Elena Carrasco.

Morgan pubblica un post su Instagram per comunicare la notizia ai suoi fan:
“Alle 11.30 in data 7 maggio con il peso di 8 libbre e 5 once (3,85 kg) Charlie Elena Carrasco ha fatto la sua entrata nel mondo. Ci ha fatto aspettare più del previsto, ma avrei già dovuto sapere che questo avrebbe fatto a modo suo e solo a modo suo. La mia super piccola luna.”

Complimenti alla neo mamma Alex!

Credit Photo: Pagina Instagram di Alex Morgan

Elisabetta Oliviero, Napoli Femminile: “Non molliamo, pronte a rialzarci”

Desidera il ritorno in campo. Inizia a pesare davvero la quarantena forzata, soprattutto per chi come lei è abituata a praticare sport all’aperto. Correre e segnare sul rettangolo verde come ritorno alla normalità tanto agognata. Un libro già completato, «Il sogno di Futbolandia» di Jorge Valdano, per mitigare la reclusione domiciliare e rimanere in tema. Allenamenti adattati tra le mura domestiche. Passatempo e non solo.

Testa a testa da riprendere. Corsa verso la serie A interrotta. Il match della svolta contro la Lazio. Difensore classe 1997, maglia numero 13, la sua  una parabola che ha tratto in inganno il portiere biancoceleste. Da sinistra, Elisabetta Oliviero rientra sul destro e calcia. Palla «avvelenata» verso l’angolo lontano, nessun tocco avversario e rete.

«Il gol contro la Lazio ha permesso di dare un segnale molto importante. Da lì è nata la consapevolezza di dare il meglio in campionato», ricorda orgogliosa Oliviero. La vittoria sulla Lazio nel girone di andata è stato il primo squillo decisivo del Napoli femminile.

E rivolge un messaggio di speranza e fiducia. «Noi non molliamo mai, e quando tutto questo finirà, saremo pronte a ricominciare. E spero, speriamo, che tutti saranno pronti a rimboccarsi le maniche e riprendere la propria vita. Si cade e ci si rialza».

Lectura Dantis e non solo. «No lamentele, no scuse, sì alle azioni. Lo diceva Darwin con la teoria dell’evoluzione. Facciamo andare il cervello, abituiamoci momentaneamente a queste condizioni e rialziamoci già ora, da casa».

Poi sarà il tempo del campo.

Photo Credit: ilmattino.it

The social meeting: Glionna & Danesi

La seconda puntata della rubrica The Social Meeting ha visto l’attaccante gialloblù Benedetta Glionna ospitare Anna Danesi, tra le più forti pallavoliste della Nazionale Italiana e centrale della Saugella Monza.

Un modo per continuare a conoscerci, nell’ideale meeting room, dando spazio a un confronto diretto tra noi e altre figure dello sport femminile: i nostri immaginari ‘Social Meeting’. Anche in questo episodio le due protagoniste, seppure solo alla fine, sono arrivate a promettersi un incontro reale, durante cui poter assistere a una partita di calcio e di pallavolo, una volta a testa. E il livello è altissimo perché, nonostante l’età, parliamo di due atlete affermate. Rivivi la seconda puntata su hellasveronawomen.it.

THE SOCIAL MEETING
S1 Episodio 1

ANNA DANESI – SAUGELLA MONZA
Se non avessi giocato a pallavolo? Io in realtà ho iniziato prestissimo a giocare, a soli 5 anni. Ho praticamente fatto sempre e solo quello, a parte un po’ di nuoto e un po’ di tennis. La pallavolo è diventato un lavoro fin da subito, lo era già nei miei primi anni fuori di casa, ma negli anni ho avuto in mente tantissime cose da fare quando sarei diventata grande: nel film ‘Il diavolo veste Prada’ la protagonista è una segretaria, per cui io mi ero convinta di voler fare la segretaria! I momenti più belli nella pallavolo? Sicuramente la prima chiamata in Nazionale, perché ero piccola e non me l’aspettavo. Avevo addirittura prenotato un viaggio studio con la scuola, ma poi è arrivata la convocazione e quello è stato un momento bellissimo. Poi penso ovviamente alle vittorie più importanti come Scudetti, Coppe Italia, la Supercoppa, ma fin qui il momento più bello rimane l’argento con la Nazionale al Mondiale del 2018. Le compagne con cui ho legato di più alla Saugella Monza? Qui ho avuto la fortuna di trovare delle giocatrici molto umili, quindi mi sono trovata veramente bene con tutte, il che non è mai facile. Invece devo dire che mi trovo proprio a mio agio, anche perché siamo più o meno coetanee e questo ci aiuta a interagire. Poi per esempio alcune le conoscevo già, come Beatrice Parrocchiale che è il mio libero, dunque non abbiamo fatto così fatica a trovarci in campo. Le altre le ho conosciute pian piano. La squadra più forte in cui abbia mai giocato? Io in Serie A1 ho giocato in due società: Saugella Monza e Conegliano. Sono due società fortissime, anche perché il campionato stesso è probabilmente il più forte del mondo. Molte squadre sono state create per fare bene e, in questo caso, sono due squadre molto forti e non saprei scegliere fra le due, perché sono entrambe anche grandi società“.

BENEDETTA GLIONNA – HELLAS VERONA WOMEN
La passione per la musica? Ho suonato il basso per 8 anni: ho iniziato in quinta elementare, ma ho dovuto smettere prima di andare a Torino perché ero troppo impegnata. Frequentavo l’ultimo anno di liceo quindi alla mattina ero a scuola, il pomeriggio agli allenamenti e poi tornavo a studiare. In famiglia è una cosa che riguarda tutti: mio fratello fa il DJ e mio papà suona la chitarra. Se non avessi giocato? Magari non avrei fatto proprio la musicista, ma mi sarebbe piaciuto fare il tecnico audio o qualcosa del genere. I momenti più belli nel calcio? Anche per me è stato importante il momento della prima convocazione in Nazionale. Era il primo anno in Serie A con la Juve, prima ero in Serie C, quindi prima la chiamata in bianconero e poi la convocazione: è stato un anno particolare e bellissimo. Poi sicuramente dico il primo Scudetto, sempre quell’anno. Le giocatrici con cui ho legato di più qui al Verona? All’Hellas siamo una squadra abbastanza giovane, anche noi più o meno coetanee. Pure con le ragazze ‘più grandi’ ci siamo da subito trovate bene. Siamo un gruppo molto unito e, al di là di compagne come Sofia Cantore, con cui gioco da 8 anni, o Stefania Zanoletti, con cui ho legato tanto, con tutte ho un bellissimo rapporto. La squadra più forte in cui abbia mai giocato? In Serie A ho giocato solo nella Juventus e nel Verona, entrambe sono due grandi società. Ovviamente la Juventus è più forte, ma in tutte e due mi sono trovata bene“.

LA BIOGRAFIA
Anna Danesi: nata a Brescia il 20 aprile 1996, Anna Danesi gioca come centrale nella Saugella Monza e nella Nazionale Italiana. Alta 1,96m, vanta una grandissima abilità a muro che mette immediatamente in mostra: nell’anno dell’esordio in A1 con il Club Italia risulta essere la quarta migliore giocatrici per muri messi a segno in tutto il campionato. Oltre a un palmares importante per quanto riguarda le esperienze nelle nazionali giovanili – Medaglia d’Argento ai campionati europei Under 18 del 2013 e Medaglia di Bronzo ai Mondiali Under 20 del 2015 (in cui riceve il riconoscimento di miglior Centrale del torneo) – viene prest0 inserita in Nazionale Maggiore: con le azzurre è Medaglia d’Argento al World Grand Prix 2017, Medaglia d’Argento ai Mondiali 2018 – dopo una cavalcata straordinaria che riempì d’orgoglio tutta l’Italia dello sport – e Medaglia di Bronzo agli Europei 2019. Vincitrice di 2 Scudetti, 1 Coppa Italia e 2 Supercoppe Italiane con Imoco, per la stagione 2019/20 si è trasferita alla Saugella Monza.
Benedetta Glionna: nata a Napoli il 26 luglio 1999, Benedetta Glionna fa i suoi esordi calcistici giovanissima con il Fiammamonza, con cui si mette in evidenza insieme alla compagna Sofia Cantore. Nel 2016/17 ottiene con le lombarde la promozione in Serie B e viene dunque prelevata dalla neonata Juventus in Serie A. Dopo 38 presenze e 13 gol con le bianconere, con le quali vince 2 Scudetti e 1 Coppa Italia, viene ceduta in prestito all’Hellas Verona nell’estate del 2019. A livello individuale è stata la prima calciatrice insignita del premio ‘Golden Girl’. Il 20 gennaio 2018 ha esordito con la Nazionale Italiana nella partita amichevole contro la Francia: finora ha collezionato 3 presenze in azzurro.

Credit Photo: Hellas Verona Women

Ashraf Seleman, coach Lazio Women: “Fermati solo dal virus, non vediamo l’ora di tornare”

Ashraf Seleman, allenatore della Lazio Women, ha parlato in esclusiva ai microfoni di Lazio Style 1900 Official Magazine.

Un periodo duro per tutti, come passa le giornate in quarantena?
“Sono giornate particolari, dove si deve stare a casa per forza. Le passo in famiglia con i miei bambini. La mattina faccio i compiti con loro, il pomeriggio sfrutto il giardino per allenarmi con la squadra. Lavoriamo su vari aspetti tecnici, aerobici e di forza per mantenere il tono muscolare per quanto possibile”.

Quanto è difficile mantenere alta la concentrazione delle ragazze durante questo stop?
“Molto. Anche loro sono a casa, non possono fare altro. Con gli allenamenti collettivi in video riusciamo a coinvolgerle. Affrontano le sedute con grande professionalità e poi, quando finiamo, arriva il momento più bello dove parliamo e scherziamo. Sembra come essere in uno spogliatoio. Per il momento sta andando bene, nell’attesa che si torni presto alla normalità. D’altronde per noi il calcio è aria, quella che si respira in campo non si può spiegare”.

Il gruppo si sta allenando da casa, quanto tempo ci vorrebbe per tornare alla forma migliore?
“L’ultima partita l’abbiamo disputata il 1° marzo, se riusciremo a riprendere per fine maggio saranno due mesi di stop. Parliamo di una situazione nuova per tutti, sarà difficile tornare al massimale di prima ma in 20 giorni si potrà tornare ad una forma base. Sicuramente arriverà prima giocando”.

Solo il Covid-19 ha fermato la vostra cavalcata. Com’è l’umore della squadra?
“C’è tanto rammarico perché questo stop è arrivato in un momento magico. Eravamo ripartiti alla grande dopo la sconfitta di Napoli, vincendo il derby, quell’entusiasmo ci avrebbe dato la spinta per terminare al meglio la stagione. La voglia è rimasta la stessa di prima e questa sosta forzata ci permetterà di recuperare anche qualche calciatrice non al meglio”.

Avevate sfatato anche il tabù del derby.
“La Lazio non lo vinceva da 7 anni, le ragazze sentivano tantissimo questa partita. Quella vittoria ci ha sbloccati mentalmente, insieme al successo in casa del San Marino Academy e Chievo Fortitudo ci ha dato una spinta importante a livello mentale. Il rigore contro la Roma CF non avrebbe dovuto tirarlo Palombi: è stata la prima a prendere il pallone, ero sicuro che sarebbe andata bene”.

Ad inizio stagione si sarebbe mai aspettato un campionato simile?
“Io sono una persona che ci crede sempre, anche se non lo dico pubblicamente. La squadra era stata costruita per arrivare tra le prime cinque. Da subito ho notato che nessuna squadra ci metteva sotto, potevamo quindi andare oltre le aspettative. E così è stato”.

Su quale aspetto mentale la sua Lazio ha centrato il salto di qualità?
“Il percorso fatto. Pensavamo sempre a gara per gara, le ragazze sono state brave a partire bene sfruttando i passi falsi delle big. Questo ci ha aiutati ad acquisire sempre più entusiasmo”.

Non a caso siete la miglior difesa del torneo.
“Solamente un’altra volta in carriera avevo incassato meno gol di quest’anno (11, ndr). Il merito è del mio staff, che ha lavorato su questo principio fin dall’inizio curando ogni dettaglio. Difendiamo in modo attivo, non passivo. Questo ci ha permesso di vincere molte partite di misura perché una rete la realizziamo sempre”.

Giocare al Fersini è come essere in dodici?
“Quel campo è un’emozione unica. Le ragazze sentono un grande senso di appartenenza, carica anche le nostre avversarie che ogni volta scattano foto all’impianto prima della partita perché ammirate da tutto il Centro Sportivo”.

Se fosse possibile, sarebbe favorevole a terminare il campionato in estate?
“Assolutamente, non vediamo l’ora. Sarebbe giusto, il campionato va portato a termine stabilendo promozioni e retrocessioni sul campo e non a tavolino. Nessuna squadra probabilmente riuscirà a ritrovare l’alchimia di prima ma non importa. La promozione sarebbe un sogno e una responsabilità perché in Serie A il livello è altissimo e al primo errore prendi gol”.

Secondo molte biancocelesti, il suo approccio nella gestione del gruppo è cambiato. Si sente diverso rispetto alla prima avventura con la Lazio?
“Ho guidato una parte di questo gruppo alla mia prima esperienza in panchina. Ho capito gli errori fatti e li ho migliorati, così ho capito come relazionarmi meglio con loro. Dall’altra parte ho anche ritrovato persone più mature, migliorate anche a livello mentale. Siamo semplicemente nel posto giusto al momento giusto”.

Credit Photo: Lazio Women

Giovanni Albanese, direttore Juventusnews24: “… dopo anni di sacrificio e miracoli sportivi è ora del professionismo”

Giovanni Albanese, direttore di Juventusnews24, ha da anni investito nel calcio femminile con il suo sito ed abbiamo avuto il piacere di poterlo intervistare parlando di come potrebbe uscire da questo periodo il movimento calcistico femminile.

Il Covid-19 ha messo a soqquadro qualsiasi cosa ed il mondo del giornalismo non è stato esentato da tutto ciò. Quanto e come è cambiato il ruolo del giornalista con questa situazione?
“Tanto, quantomeno negli strumenti e nella valorizzazione di alcuni canali fino a questo momento sottovalutati. Di fatto, la nostra attività non si è mai fermata. Alcuni hanno proseguito l’attività in esterna, altri come noi hanno provato a raccontare lo Sport in un altro modo: più dirette video e interazione con chi è rimasto a casa in attesa di un allentamento delle misure. Consentimi però di ringraziare i colleghi che hanno lavorato in prima linea per raccontare l’emergenza. Ho vissuto un po’ di esperienze a livello di comunicazione nel mondo della protezione civile, so bene quanta dedizione e senso di responsabilità serva per raccontare un momento del genere, ancora di più perché trattasi di un’emergenza sanitaria che nessuno avrebbe mai immaginato.”

Molti degli addetti ai lavori hanno dichiarato il loro sgomento sulla possibilità che il calcio femminile possa perdere tutto quel seguito acquisito grazie all’ultimo Mondiale. Quanto credi che possa influire questo momento di blocco totale sull’appeal che si era guadagnato il movimento calcistico femminile?
“Il problema del calcio femminile è che molti, troppi ne continuano a parlare descrivendolo con visioni vecchie, superate. Il calcio femminile in Italia è ormai una realtà ben consolidata, pronta per il professionismo. L’interesse c’è e resterà intatto anche dopo questo periodo, anzi forse ne uscirà pure rafforzato. Il motivo è semplice: queste ragazze, che certamente al Mondiale hanno ottenuto il picco più alto di attenzioni, tutto quello che hanno se lo sono conquistate con sacrificio e con una visione ambiziosa in tempi non sospetti. Il calcio femminile in Italia è una realtà solida, non più un tentativo con poche fondamenta. L’arrivo di società importanti come la Juve ha dato la spinta ultima, il professionismo è un atto dovuto anche perché in un periodo come questo comprendi che le tutele sono necessarie per chi garantisce un contributo esclusivo all’attività calcistica. Detto questo, lo ribadisco: l’arrivo dei club italiani più blasonati ha certamente aumentato le attenzioni, ma nessuno ha regalato niente a queste ragazze, per questo l’appeal resterà intatto.”

Essendo uno sport “esploso” tardi in Italia, la Serie A femminile si trova ancora indietro dal punto di vista tecnico tattico rispetto ai maggiori campionati europei. Secondo te, quale sarebbe l’intervento necessario per far crescere la credibilità del campionato italiano in Europa?
“I processi di crescita hanno bisogno di tempo, pazienza e condizioni. Se pensiamo che un movimento possa crescere in assenza di strutture, per esempio, siamo completamente fuori strada. Da quando alcune squadre hanno l’opportunità di allenarsi dignitosamente all’interno di centri sportivi veri, il livello si è alzato: non è un caso. Il professionismo renderà appetibile il campionato italiano, anche per le giocatrici più forti al mondo. Di base, però, credo il movimento italiano avrà una naturale crescita anche perché alcune società stanno dando l’opportunità a tante ragazzine di migliorarsi tecnicamente già dall’inizio del loro percorso. Il tutto va supportato ancora di più, con investimenti mirati su strutture e formazione per i tecnici, specie quelli del settore giovanile. La Juve ha dedicato un’intera area di Vinovo al settore femminile, il mio augurio è che questo avvenga presto ovunque: oggi però siamo lontani da questa dimensione.”

In questi giorni si sta discutendo animatamente sull’eventuale attuazione del protocollo sanitario stilato dalla FIGC. Molti esperti lo hanno bocciato in toto, secondo te sarà possibile metterlo in pratica o è necessario un altro tipo di convenzione sanitaria?
“Non sono un esperto per dire cosa sia giusto fare e cosa no. Siamo anche di fronte a un virus che la scienza sta studiando, quindi giusto fare esprimere chi in questo momento può indirizzarci al meglio. Questa è una situazione che dovremo vivere per diversi mesi, immagino, quantomeno fino a quando non ci sarà un vaccino o una cura certa per la malattia. Dunque, per il bene del calcio e dello Sport in generale, mi auguro che si possa trovare ben presto la sintesi per tornare in attività, quantomeno in forma ridotta.”

Il calcio femminile è fatto di battaglie: negli Stati Uniti hanno quella per l’equal pay e qui in Italia abbiamo quella per il professionismo, che sembra sempre in dirittura d’arrivo ma la pratica non riesce mai a concludersi del tutto. Secondo te quanto ci vorrà prima che le ragazze raggiungano il professionismo?
“Ne parliamo oggi sperando che possa avvenire domani, ma sarebbe già dovuto arrivare ieri, pure l’altro ieri. Il controsenso è che queste ragazze professioniste lo sono già, quantomeno da alcuni anni a questa parte. Perché senza un impegno massimo nella loro attività calcistica, non riuscirebbero a tenere il livello che impone già la Serie A Femminile in Italia. Ecco, la chiave è proprio questa: bisogna riconoscere a queste ragazze quello che spetta loro, dopo anni di sacrificio e miracoli sportivi.”

Quali sono stati gli aspetti più importanti che ti hanno fatto prendere la decisione di iniziare a seguire il calcio femminile con il tuo sito?
“Vorrei dirti che seguo il calcio femminile da tanti anni, ma non è così. Provo a scoprirlo ogni giorno di più, a studiarlo per raccontarlo al meglio. La mia prima partita di calcio femminile corrisponde alla prima storica della Juventus Women in Serie A femminile, a Mozzanica. Sembrava quasi una festa cittadina, quasi mille persone per l’arrivo delle ragazze della Juve; e tre ospiti: io e due tifosi, oggi sono decine che seguono in casa e in trasferta. La Juve aveva già deciso sin dall’inizio di fare le cose per bene, pensa che in quell’occasione aveva spedito al seguito il telecronista della prima squadra, una troupe per riprendere la partita integrale e un ufficio stampa dedicato. Io ero lì perché trovavo abbastanza normale raccontare un momento storico per un nuovo settore del club, un po’ come ho fatto l’anno successivo per la nascita della seconda squadra maschile Under 23. La mia sensibilità per il settore femminile, invece, trova le radici nella città in cui sono nato e cresciuto: Enna. Perché lì per tanti anni la squadra femminile di pallamano ha avuto lo stesso valore di quella maschile. Anzi, quando entrambe erano in Serie A1, le donne vinsero due volte lo Scudetto e due volte la Coppa Italia. E io c’ero. Però, visto che oggi è anche la Festa della Mamma, fammi ringraziare la mia che da giovane era una giocatrice di pallacanestro. Se no poi legge l’intervista e mi chiama per ricordarmelo!”

La Redazione di Calcio Femminile Italiano ringrazia Giovanni Albanese per la sua disponibilità.

Credit Photo: Pagina Facebook Giovanni Albanese

Presidente AIC Damiano Tommasi: “Vogliamo protocollo sicuro”

Il Presidente AIC Damiano Tommasi, intervenuto su Fanpage.it

Ha dichiarato: “Sappiamo che il comitato tecnico-scientifico trasmetterà una nota al ministro della salute e al ministro dello sport. Ma non abbiamo ulteriori elementi. Come AIC vogliamo un protocollo sicuro, validato, semplice, efficace. Qualcosa che ci dia certezze, che presenti la sicurezza di un rischio calcolato. E poi il tempo, sempre più stretto ogni giorno che passa. Il pensiero di tante partire da affrontare in pochi mesi. Costringerà a far funzionare tutto perfettamente per non avere intoppi e finire la stagione 2019/20. Si corre il rischio di rimettere in moto una macchina che potrebbe fermarsi subito”.

Riguardo un caso di nuovo contagio ha sottolineato che “è uno degli aspetti da chiarire, anche perché è l’uniformità dei comportamenti che garantisce la sicurezza. La gestione della positività di un calciatore non può essere diversa da quella che riguarda altri ambiti del paese. Ci saranno dei protocolli, in questo senso, che dovranno essere confermati da chi ci autorizzerà a tornare a fare l’attività. Questo però ce lo dovranno dire i medici”.

“È stato fatto uno screening pre-allenamento, come giusto che sia in questo momento” – ha concluso – “e i positivi verranno isolati. Sappiamo che non tutte le squadre hanno fatto già i test, per problemi logistici. Era da mettere in preventivo qualche caso di positività, vista la diffusione del virus soprattutto in alcune regioni d’Italia. Al di là dei nuovi casi positivi, è la prolungata positività di alcuni calciatori, andati oltre le tre settimane di positività, ad aumentare il livello di preoccupazione”.

Credit Photo: AIC – Associazione Italiana Calciatori

Patrizia Panico: “Sono felicissima di come si sta sviluppando il calcio femminile”

Patrizia Panico, ex giocatrice e attuale allenatrice dell’Under15 maschile, ha parlato a DerbyDerbyDerby.it della Gazzetta dello Sport, della sua esperienza da allenatrice e del movimento del calcio femminile.

Ruolo da allenatrice:
“Mi piace molto lavorare con i ragazzi. Mi piace selezionarli, andarli a vedere giocare in gara durante il campionato e accompagnarli alla loro prima in una nazionale. Mi sento gratificata perché questo lavoro è svolto con giovani di grandi aspettative e talento”.

Il calcio femminile:
“Sono stata contentissima di ciò che è avvenuto, e non mi ritengo sfortunata per non essere nata dieci anni dopo. Ognuno è figlio del suo tempo, e il nostro movimento ha raggiunto questo livello, anche grazie a ciò che c’è stato prima con me che altre calciatrici hanno dato tutto. Sono felicissima di come si stia sviluppando questo percorso, avviato molto tempo fa, ma siamo ancora in fase di crescita. Quindi non fermiamoci qui. Andiamo avanti su questa strada, per non rischiare di tornare indietro. Oggi sarei stata agevolata da strutture più importanti e staff più qualificati. Anche se forse a livello personale avrei avuto meno libertà: dal decidere da chi farmi curare per un infortunio, ai vincoli di partecipazione ai raduni. Da un punto di vista professionale invece sarebbe stato tutto più entusiasmante… Ciò premesso, il mio modo di allenarmi mi ha consentito di giocare ai massimi livelli fino a 41 anni; almeno rispetto al tempo che ho vissuto in campo, credo di essermi allenata bene. Se potessi scegliere chi far giocare nella mia squadra? Sceglierei Manuela Giugliano, perché con la sua intelligenza e tecnica potrei schierarla ovunque. E’ una calciatrice che mi piace molto”.

Credit Photo: Facebook Patrizia Panico

DA NON PERDERE...