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Marta, Ada Hegerberg, Eugenie Le Sommer … sportivi uniti contro il Covid-19

Lo sport, come giusto che sia, è caratterizzato dalla competizione e dalla rivalità. Però in questa situazione a dir poco drammatica serve l’aiuto di tutti ed andare ognuno per conto proprio è praticamente inutile. Gli atleti, provenienti da diverse discipline e da svariati Paesi, sono i primi a dare l’esempio sotto questo punto di vista sfruttando la propria popolarità per far trapelare quel barlume di speranza verso i loro fan.

Sfruttando la Giornata Internazionale dello Sport per la Pace e lo Sviluppo istituita nel 2013 e proclamando il 6 aprile la data ufficiale per questa speciale ricorrenza, le Nazioni Unite hanno promosso questa iniziativa con una raccolta di video tramite i cui gli atleti di differenti sport, tra cui basket, F1, surf… hanno promosso messaggi e frasi per fare appello al senso di unità di tutto il mondo affinché si possa uscire il prima possibile da  questa piaga che ci sta affliggendo. A rappresentare il calcio femminile sono comparse la brasiliana Marta, la norvegese Ada Hegerberg e la francese Eugenie Le Sommer. Gli sportivi si sono uniti sotto l’hashtag #Matchofourlives, nome più che esplicativo per far capire l’intento dell’iniziativa e per far capire il momento delicato che stiamo vivendo.

Sperando che i messaggi siano stati recepiti da tutti, bisogna ammettere il fatto che “quelli privilegiati” ci hanno messo la faccia, e voi?

Beatrice Abati: ”Sogno il master in Ingegneria Biomedica e la nazionale maggiore”.

Come Raffaella Giuliano anche Beatrice Abati sogna il master, lei in Ingegneria biomedica, con un sogno che le accomuna, giocare a pallone. Prosegue il viaggio nella terra dalla bandiera a stelle e strisce.

Oggi a raccontarsi ai nostri microfoni, come detto, Beatrice Abati, centrocampista della East Tennessee State University (ETSU), classe 1997.

Ti ricordi il tuo primo calcio al pallone?
Ho iniziato a giocare a calcio in casa e all’oratorio grazie a mio fratello Alessandro che è tre anni più grande di me. La casa si trasformava in campi da gioco con sedie o ciabatte come porte. La prima squadra in cui ho iniziato a giocare è stata quella dell’oratorio della mia città in quinta elementare. Da lì, poi, mi sono appassionata e non ho più smesso.

In che ruolo giochi?
Sono un centrocampista centrale, posso giocare sia come mediano che come mezz’ala.

Hai un calciatore preferito o ti ispiri a qualche d’uno?
Il mio calciatore preferito è Claudio Marchisio. Da piccola il mio calciatore preferito era Pavel Nedved.

Il ricordo più bello legato ad una partita?
Sicuramente uno dei ricordi più belli è stato giocare il Mondiale in Costa Rica con l’Under 17 e arrivare terze. È stata un’emozione stupenda e unica. Lo stadio era sempre pieno di tifosi. Negli Stati Uniti, il ricordo più bello è relativo ad una partita giocata lo scorso campionato, quando ho segnato dopo pochi minuti contro una squadra che è la nostra più grande rivale.

Come sei venuta a conoscenza della possibilità di poter partire per l’esperienza negli Stati Uniti?
Negli USA tutte le università tengono in grande considerazione gli sport ed hanno atleti in molte discipline. L’allenatore della squadra di calcio femminile della ETSU mi ha contattato dopo avermi visto giocare per la Nazionale italiana e mi ha offerto questa opportunità.

Com’è stato il primo impatto con la realtà statunitense?
Il primo impatto con la realtà statunitense è stato abbastanza difficile, soprattutto dal punto di vista della lingua e della lontananza dalla famiglia. Poi, però, in poco tempo mi sono abituata, soprattutto grazie alle altre ragazze italiane che erano già là.

Ci racconti il tuo primo allenamento e la tua prima partita?
Mi ricordo che al primo allenamento non capivo ancora benissimo l’inglese quindi mi facevo spiegare gli esercizi dalle altre ragazze italiane. Alla prima partita, invece, ricordo di essere rimasta impressionata da quanto correvano le avversarie.

Ci racconti il significato dell’Italian Mafia?
Italian Mafia è il nome che abbiamo dato al nostro gruppo di italiane, gruppo che per me è una seconda famiglia. Quando sono arrivata negli Stati Uniti c’erano già altre quattro ragazze italiane che poi a mano a mano si sono laureate e sono tornate in Italia. Tra di noi stiamo sempre assieme e ci aiutiamo moltissimo. Hanno reso l’esperienza negli Stati Uniti più bella.

Il mister punta più sulla tattica o sulla fisicità?
Devo dire che abbiamo cambiato da poco il mister. Quello che avevamo prima puntava di più sulla tecnica e sulla tattica provenendo anche lui da un paese europeo, il Galles. Invece, l’allenatore attuale, che è americano, punta molto sulla fisicità, facciamo tantissimi lavori atletici, senza però trascurare la tecnica.

Qual è il livello del vostro campionato?
Il nostro campionato si chiama Southern Conference. È un campionato delle università di prima divisione, quindi il livello delle squadre è buono, soprattutto dal punto di vista atletico.

Conclusa l’esperienza in America, ti piacerebbe continuare a giocare in Italia o andare fuori?
Sinceramente non lo so ancora bene. Mi piacerebbe continuare a studiare (conseguire il master in ingegneria biomedica) e continuare a giocare allo stesso tempo. Mi piacerebbe poter andare in Inghilterra per finire il percorso di studi e giocare lì per una squadra e poi tornare in Italia a lavorare e giocare.

Una storia per spiegare il calcio femminile: “Educazione sassolese”

Avete mai pensato al calcio come scuola di vita?
No, nemmeno io, o almeno fino a qualche anno fa.
Voglio parlarvi della mia prima esperienza fuori casa.


Siamo nell’estate del 2017 e quest’anno a differenza di quello passato, sono in esilio tra le mura di casa mia non per punizione ma per scelta. Sì, l’annata precedente diciamo che scolasticamente parlando non è proprio andata come i miei genitori speravano. Detto ciò, avete capito bene, non avevo ancora varcato la soglia del mio cancello e le vacanze estive erano già iniziate da due settimane.
Non so di preciso cosa mi stesse succedendo, ma probabilmente qualcosa leggendo il libro di CR7 era andato storto.
Mi svegliavo all’alba e non lasciavo il pallone fino al tramonto, e tutto rigorosamente da sola. Mio fratello mi raggiungeva solo alle 7.00 di sera al campetto dopo aver passato il pomeriggio in piscina con gli amici. E fidatevi non è per esagerare, a ripensarci mi tocca dar ragione ai miei, ero diventata una psicopatica.
I miei compagni oramai avevano perso ogni speranza, non ci provavano nemmeno più a chiamarmi per uscire, però ricordo benissimo dove volevo arrivare.
Mancava un mese preciso dall’inizio della scuola e finalmente arrivò il momento che tanto attendevo. Eravamo a tavola tutti e cinque, quella sera mamma e papà erano anche in “buona”.
“Eccoci. Mà, Pà, voglio trasferirmi a vivere a Reggio” -(giocavo già nel Sassuolo che si allenava a Reggio Emilia)- “Sì, ci ho pensato bene, mi sento pronta a vivere da sola, a lasciare tutto, scuola, amici, tutto”
Scoppiarono tutti in una grassa risata, io di stucco e quasi irritata non capivo
Per gli amici ci sembrava di averlo intuito ahaha” ecco come se ne uscì mia sorella.
“Bhe cazzate a parte, mi sono rotta di studiare sul treno, di mangiare a scuola, di addormentarmi sul banco, di arrivare all’allenamento stanca e di cenare alle 11! Voglio solo giocare.”
Non mi diedero una risposta quella sera, cercarono un pò di spaventarmi facendomi l’elenco di tutto ciò a cui sarei dovuta andare incontro.
Fortunatamente dentro di me sapevo già di averlo convinti, se no mi avrebbero dato della pazza in seguito a un bel “NO” categorico. E per fortuna, se no tutte ore passate ad allenarmi come una masochista sotto 30º C per dimostrare quanto per me fosse importante il calcio non avrebbero avuto più alcun valore.
Ritirai fuori il discorso qualche giorno dopo. Li convinsi a chiamare la società per provare a fare richiesta, ma nessuna aspettativa, avevo solo 16 anni.
Dopo una settimana circa si fecero risentire per comunicarmi chi sarebbero state le mie coinquiline e che avrei potuto iniziare con la procedura per il trasferimento scolastico.
Ricordo ancora il primo giorno, arrivai in quella che sarebbe stata la mia nuova dimora per i due anni successivi e ad aspettarmi all’ingresso c’erano Zoi Giatras e Eleonora Rosso più comunemente chiamata “Red”. Appoggiai le valigie in stanza, feci il letto e accompagnai mia madre alla macchina. Mi vengono ancora i brividi, non tanto per quello che stavo per iniziare ma per la frase che mia madre pronunciò prima di chiudere la portiera: “tu prendi un’insufficienza a scuola, tu torni a casa e il pallone non lo vedi più! Hm ciao bella!”
Inutile dire che oltre ad essere stato l’anno più duro e allo stesso tempo più bello passato al Sassuolo, lo conclusi con una media dell’8 in quasi tutte le materie.
Feci la mia prima presenza in serie A, feci il mio primo anno fuori casa, arrivarono le prime convocazioni in U17, fu la prima volta per tutto.
Andò tutto alla grande, ma vi posso assicurare che non furono tutte rose e fiori. Oltre a tutti i bei momenti passati con i miei nuovi amici, alle mie compagne di squadra, nei miei ricordi sono rimaste anche le notti in bianco, le crisi di pianto, le telefonate rifiutate dei miei genitori per non fargli sapere quanto facesse male stare lontano da loro.
Tanti tanti sacrifici, tante cose nuove che non ero sicuramente abituata a fare.
Nel giro di un giorno imparai a fare la lavatrice che ogni sera avevamo come abitudine di stendere tutte assieme prima di andare a fare sogni tranquilli. Imparai a riporre ogni singola cosa che utilizzavo e a pulire dove sporcavo.
Ogni mattina fino a Dicembre dopo la colazione ricordo ancora la voce di Zoi risuonarmi nelle orecchie: “Impre, lo specchioo!” E allora mi alzavo, disinfettante e foglio di giornale alla mano e via di corsa in bagno
“Buongiorno anche a te Zoi” ridendo “ora vado a scuola, a dopo!”,“Impre, il pattume!” E allora torna in casa e porta giù il pattume.
Ci misi un pò ma imparai anche a lavarmi i denti senza sporcare lo specchio e a rispettare i giorni della differenziata.
Presi Zoi come punto di riferimento quell’anno, come esempio in campo e come sorella maggiore in casa.
Mi ritengo fortunata ad avere incontrato lei durante la mia prima esperienza fuori casa, probabilmente se fossi finita in casa con ragazze giovani non avrei imparato il vero significato di convivenza. È un’esperienza che fa crescere, che fortifica e ti fa capire quali sono i valori della vita.


Ho sentito persone dirmi “ tu fai solo ciò che ti diverti a fare”, a queste persone vorrei far capire che non è così.
Ciò che sembra in realtà non è, dietro ad ogni cosa c’è il lavoro sporco che nessuno vede.

Francesca Imprezzabile
Credit Photo: Florentia Calcio Femminile

Chelsea: Fran Kirby e le parole dopo la malattia

Fran Kirby, attaccante dell’Inghilterra e del Chelsea, afferma di aver pensato di dire ai manager Phil Neville ed Emma Hayes che aveva finito il calcio giocato dopo che le era stata diagnosticata la pericardite. La 26enne non compare da novembre dopo che gli è stata diagnosticata la malattia: un’infiammazione della sacca piena di liquido attorno al cuore.

Kirby dice che “è in un posto molto migliore ora rispetto a qualche mese fa: sono arrivata ad un certo punto dove mi sentivo come se nulla fosse normale. Ricordo di aver avuto numerose conversazioni e di aver pensato che non potevo più farlo.

Questo è cambiato nelle ultime settimane, ovviamente, perché mi sento meglio. Ma probabilmente ho quasi chiamato Emma Hayes e  Phil Neville ( rispettivante mister del Chelsea e CT della nazionale inglese ), tante volte per dire ho finito.

A febbraio, Kirby ha detto al sito ufficiale del Chelsea che stava “lottando per capire” come e perché la malattia fosse venuta.

“Non avevo nemmeno l’energia per essere frustrata. Non avevo emozione. Ha preso la mia vita in modo negativo”, ha aggiunto.

La pericardite si verifica spesso dopo un’infezione virale e in genere provoca dolore toracico e febbre. Kirby conferma che spaventoso, che niente può prepararti a una malattia completamente casuale ed è stata costretta a trascorrere mesi a semplicemente sdraiarsi sul divano: ha detto che a volte si è sentita come fosse un “fantasma” o uno “zombie” durante la sua malattia. Alcune ragazze andavano a cena e lei sedeva con le spalle alle persone semplicemente facendo un puzzle.

“Gli ultimi mesi mi hanno mostrato le persone che saranno davvero lì per te, anche quando sei di cattivo umore. Mi ha cambiato molto come persona e il mio apprezzamento per le cose che non sono il calcio. Allontanarsi da esso ha cambiato la mia prospettiva e c’è molto di più di cui preoccuparsi che regalare la palla in una partita di calcio.”

 

Credit Photo: Fran Kirby Facebook

Shelley Youman, Australia: “Qualunque sport che applicherà dei tagli al femminile si scaverà la fossa da solo”

L’ex Matildas, Shelley Youman, teme che a causa dei danni economici provocati dalla pandemia del coronavirus, è probabile che le leghe femminili in Australia saranno in fondo alla lista delle priorità, quando si deciderà dove andare a tagliare i costi.

“Purtroppo man mano che i tempi diventano più difficili, lo sport femminile sarà il primo a soffrire”, ha lamentato Youman “È stato incredibile vedere la crescita dello sport femminile, ma sfortunatamente molti club hanno potuto espandersi nel gioco femminile solo attraverso dei finanziamento, perché non è finanziariamente praticabile a livello autonomo, o comunque è molto difficile e dispendioso”.

Youman ha incoraggiato gli organismi sportivi a pensare al quadro più ampio che andrà avanti piuttosto che all’immediato futuro: “È importante capire che lo sport femminile in Australia ha molto successo, quindi per me va visto come un investimento a lungo termine”, ha affermato.

“Non è una decisione facile ma devono bisogna dimostrare di avere un interesse nel continuare a sostenere lo sport femminile. Qualsiasi sport che taglierebbe le donne dalla loro agenda si scaverebbe una fossa da soloPenso che tutto lo sport sia sottoposto ad una pesante tensione finanziaria, è incredibilmente difficile, ma sarà interessante vedere se verranno favoriti gli uomini rispetto alle donne”.

Photo Credit: sports.yahoo.com

Le “più belle storie di calcio femminile”: la storia di Federica Cafferata

Seguiamo l’esempio della Florentia San Gimignano e oggi vi raccontiamo una delle nostre “più belle storie di calcio femminile”: la storia di Federica Cafferata.

Quindici secondi quindici. Cosa rappresentano per voi, cosa erano per noi? Per Caffe, numero 77 – nella Smorfia, guarda caso, le gambe delle donne – il tempo sufficiente per esprimere non uno ma mille concetti. Il tempo necessario per ultimare le sue sgroppate sulla fascia che mettono in difficoltà i terzini che si trova di fronte. Lei parte, tu provi a starle dietro ma non la prendi più. Caffe raccontava tutto di lei ad una velocità “moderna”, come se stesse arrivando sul fondo a cento allora per mettere il pallone in mezzo ed essere pronta, se le cose non fossero andate come si augurava, a tornare indietro sprintando ancor più forte.

Per noi “matusa” 15 secondi erano quelli che occorrevano ad una stella cadente per andare giù nella notte di San Lorenzo mentre esprimevi un desiderio infantile, magari steso su un prato con la faccia rivolta al cielo ed abbracciato ad una ragazzina della tua stessa età. Invece, 15 secondi bastavano a Caffe per raccontarsi, fare una storia su Instagram e passare avanti. Troppo “smart” o forse no, semplicemente un’ala che vola via sulla fascia e cui devi provare a stare dietro. “Se sei in grado di metterti in scia allora vuol dire che se mi giro ti vedo e che, se ci sei ancora, forse mi posso fidare”, aveva detto un giorno al suo amico “Matusa”. Quindici secondi per lei erano un tempo sufficiente per mettere il pallone al centro o per raccontarti chissà quali segreti. Quindici secondi, il tempo di una stella cadente o di una stories su Instagram.

Photo Credit: @fede_caffe

Covid-19, le misure adottate da Juventus

ATTIVITÀ AGONISITCA

A seguito del DPCM del 10 aprile 2020, la Federazione Italiana Giuoco Calcio ha deliberato di sospendere fino al 3 maggio 2020 tutte le competizioni sportive calcistiche organizzate sotto sua egida.

Prima Squadra Maschile e Femminile
Tre i giocatori risultati positivi al COVID-19: Daniele Rugani, Blaise Matuidi e Paulo Dybala. Per tutti e tre è scattato l’isolamento domiciliare volontario.

La partita di Champions League fra Juventus e Olympique Lione è rinviata a data da destinarsi

Il Responsabile del Settore Medico, Dott. Stefanini, in ottemperanza a quanto disposto dal Gruppo Scientifico dei medici sportivi di Serie A, ha comunicato, esplicato e disposto per le Prime Squadre Maschile e Femminile le seguenti 21 regole che valgono anche per dirigenti, personale tecnico e addetti ai lavori.

NON BERE DALLA STESSA BOTTIGLIA
Non bere dalla stessa bottiglietta, borraccia, bicchiere né in gara né in allenamento, utilizzando sempre bicchieri monouso o una bottiglietta nominale o comunque personalizzata, e non scambiare con i compagni altri oggetti come asciugamani, accappatoi, ecc.

NON MANGIARE NELLO SPOGLIATOIO
Evitare di consumare cibo negli spogliatoi.

GLI INDUMENTI
Riporre oggetti e indumenti personali nelle proprie borse, evitando di lasciarli esposti negli spogliatoi o in ceste comuni.

I FAZZOLETTI DI CARTA
Buttare subito negli appositi contenitori i fazzolettini di carta o altri materiali usati come cerotti, bende, ecc.

LAVARSI LE MANI
Lavarsi accuratamente le mani il più spesso possibile: il lavaggio e la disinfezione delle mani sono decisivi per prevenire l’infezione. Le mani vanno lavate con acqua e sapone per almeno 20 secondi e poi, dopo averle sciacquate accuratamente, vanno asciugate con una salvietta monouso; se non sono disponibili acqua e sapone, è possibile utilizzare anche un disinfettante per mani a base di alcol al 60%.

SERVIZI IGIENICI
Evitare, nell’utilizzo di servizi igienici comuni, di toccare il rubinetto prima e dopo essersi lavati le mani, ma utilizzare salviette monouso per l’apertura e la chiusura dello stesso.

DISPENSER E DISINFETTANTE
Favorire l’uso di dispenser automatici con adeguate soluzioni detergenti disinfettanti, sia negli spogliatoi, sia nei servizi igienici.

NON TOCCARSI OCCHI, NASO, BOCCA
Non toccarsi gli occhi, il naso o la bocca con le mani non lavate.

TOSSIRE NEL BRACCIO
Coprirsi la bocca e il naso con un fazzoletto – preferibilmente monouso – o con il braccio, ma non con la mano, qualora si tossisca o starnutisca.

CAMBIO D’ARIA
Arieggiare tutti i locali il più spesso possibile.

PULIRE TAVOLI, SEDIE, RUBINETTI
Disinfettare periodicamente tavoli, panche, sedie, attaccapanni, pavimenti, rubinetti, maniglie, docce e servizi igienici con soluzioni disinfettanti a base di candeggina o cloro, solventi, etanolo al 75%, acido paracetico e cloroformio.

COSA FARE IN PISCINA
In caso di attività sportiva o allenamento in vasca, richiedere un costante monitoraggio dei parametri chimici (cloro o altre soluzioni disinfettanti) e dei parametri fisici (fra cui il pH o la temperatura, che influisce sul livello di clorazione) .

COSA FARE AI PRIMI SINTOMI
Gli atleti che manifestino sintomi evidenti di infezione respiratoria e/o febbre devono immediatamente abbandonare il resto della squadra, possibilmente, isolarsi, e avvisare il medico sociale nelle squadre professionistiche o il responsabile medico della federazione nei raduni federali, che provvederà a rivolgersi, se ne sussistesse l’indicazione, al Numero 112 o al Numero 1500 del Ministero della Salute operativo 24 ore su 24, senza recarsi al Pronto Soccorso.

VACCINARSI CONTRO L’INFLUENZA
Per chi non fosse ancora vaccinato contro l’influenza, ricorrere il più rapidamente possibile il vaccino antiinfluenzale, in modo da rendere più semplice la diagnosi e la gestione dei casi sospetti.

I CONTATTI A RISCHIO
Informarsi dagli atleti e dal personale societario se ci sono stati eventuali contatti in prima persona o all’interno del proprio ambito familiare con persone rientrate da zone a rischio o in quarantena.

LO SCREENING MEDICO SPORTIVO
Utilizzare la visita medico-sportiva quale fondamentale strumento di screening, attraverso un’attenta anamnesi ed esame obiettivo per l’individuazione di soggetti potenzialmente a rischio immunitario o con sintomatologia.

I RADUNI DELLE NAZIONALI
In caso di raduni nazionali o di atleti o di manifestazioni di circuito internazionale autorizzate anche all’estero, prevedere sempre la presenza di un Medico di Federazione che possa valutare clinicamente, a livello preventivo, tutti i partecipanti, identificando eventuali soggetti a rischio e adottando le più idonee misure di isolamento, seguendo adeguate procedure gestionali secondo gli indirizzi del Ministero della Salute.

I MEDICI SOCIALI
Lo staff medico deve monitorare con attenzione i Paesi verso cui si è diretti o da cui si rientra, secondo le indicazioni del Ministero della Salute. La FMSI ha istituito un collegamento diretto e indirizzi di posta elettronica specifica per tutti i Medici Federali, che sono il punto di riferimento delle Società e degli Atleti, per un più efficace coordinamento delle informazioni grazie alla linea diretta fra Ministero della Salute, Ministero dello Sport, Coni e FMSI.

NIENTE PREMIAZIONI
Evitare premiazioni o altre forme di contatto con il pubblico (es. club o manifestazioni varie)

IL RISCHIO DELLE INTERVISTE
Utilizzare un unico microfono nelle interviste da disinfettare ogni volta (quindi non vari microfoni tenuti in mano dal giornalista)

EVITARE IL CONTATTO CON I TIFOSI
Uscire dal centro di allenamento e/o dallo stadio nel bus della squadra o sull’auto privata evitando il contatto fisico con tifosi (es. evitare selfie, autografi e abbracci).


Prima Squadra Femminile 
La FIGC dispone la sospensione e il rinvio a data da destinarsi di tutte le gare della Divisione Calcio Femminile (Campionato Serie A femminile TIMVISION, Campionato Nazionale femminile Serie B, Campionato Nazionale femminile Primavera, Coppa Italia femminile TIMVISION) in programma durante tutto il periodo di vigenza delle prescrizioni imposte dal D.P.C.M. del 9 marzo 2020 e, successivamente, del D.P.C.M. 1 aprile 2020 e 10 aprile 2020.

Anche gli allenamenti della Prima Squadra Femminile sono sospesi, a data da destinarsi.


Under 23
Sospeso il campionato di Serie C, sono fermi anche gli allenamenti della squadra.


Settore giovanile
Oltre a quanto disposto per la Prime Squadra Maschile e Femminile, per il Settore Giovanile è stato indicato come sarà regolata l’attività delle varie formazioni:


Settore giovanile maschile
UNDER 19 – Tutte le gare del Campionato Primavera 1 TIM, SONO sospese. Sospesi anche gli allenamenti, rinviata a data da destinarsi la partita di Youth League contro il Real Madrid, prevista inizialmente per l’11 marzo.

UNDER17-UNDER15 – attività ufficiale sospesa.

UNDER14-UNDER13 –  attività ufficiale sospesa.

UNDER12-UNDER7 –  attività ufficiale sospesa.

Settore giovanile femminile
TUTTE le attività (Under 19 compresa) sono sospese.

Credit Photo: Andrea Amato

Vera Pauw, coach Irlanda: “Sappiamo dove siamo”

Quando si tratta di calcio femminile, Vera Pauw sa di cosa si parla. Durante la sua carriera da giocatrice, è stata la prima professionista Olandese a giocare all’estero e, dopo aver appeso le scarpe al chiodo, è stata anche la prima donna olandese a completare i certificati d’allenatore.

Da allora ha preso in carico le squadre Nazionali Femminili in Scozia, Paesi Bassi, Russia, Sudafrica e – a settembre 2019 – la nativa di Amsterdam ha aggiunto la Repubblica d’Irlanda a quella lista impressionante. Se è stata una decisione difficile per la 57enne lasciare di nuovo la sua casa, il fatto che Ruud Dokter fosse già lì come High-Performance Director ha reso la sua scelta un po ‘più semplice.
“È stata un fattore chiave per me lavorare in un ambiente in cui non devo spiegarmi tutto il tempo, perché Ruud ha la stessa filosofia” racconta Pauw, “Sono stata sorpresa nel mio primo giorno perché tutto era già a posto, organizzato e tutti erano pronti per iniziare. Certo, discutiamo molto, ma la filosofia e le idee di base erano lì. È anche un merito a Colin Bell, che era l’allenatore prima del mio arrivo. Ha fissato i suoi standard e Ruud ha seguito questo. È così bello lavorare con loro”.

Pauw è si ritrova molto con la mentalità della squadra, che attualmente occupa il 32° posto nel FIFA/Coca-Cola World Ranking. Le sue giocatrici sono ambiziose e disposte ad affrontare qualsiasi sfida che affrontano. “La maturità nella squadra è molto alta, molto più alta di quanto ti aspetteresti”, ha detto. “Questo porta un’atmosfera molto positiva e crea molta potenza nella squadra. È un insieme di staff e giocatrici che cercano la stessa cosa. È un ambiente in cui l’ego non ha posto. C’è solo un obiettivo, e quello è raggiungere le finali dell’EURO in Inghilterra”.

Questo senso di vicinanza si riflette nei recenti risultati della squadra, con l’Irlanda che ha registrato quattro vittorie e un pareggio nelle qualificazioni degli Europei. Il loro prossimo avversario non è altro che l’otto volte campione Germania.
“Sappiamo dove ci troviamo e non contiamo su quella partita”, ha detto Pauw. “Faremo tutto il possibile per giocare bene e dare tutto per ottenere qualcosa. Ma quelli non sono le partite che dobbiamo vincere o ottenere punti. Dobbiamo ottenere punti da Grecia, Ucraina, Montenegro. Purtroppo, abbiamo perso due punti in Grecia al 93° minuto, ma possiamo vedere positività nell’Irlanda. La partita in trasferta contro l’Ucraina sarà la più cruciale: determinerà chi arriverà secondo nel girone”.

Questi notevoli risultati sottolineano quanto la squadra stia beneficiando dell’esperienza di Pauw come coach che cerca sempre di ottenere il meglio dalle sue giocatrici. “Mi vedo sempre come uno strumento per creare l’ambiente e le opportunità per far crescere, ha spiegato “Per raggiungere questo obiettivo, identifichiamo quali sono le migliori qualità e cosa dobbiamo eliminare”.

Tuttavia, il ruolo di coach a livello Nazionale è cambiato nel corso degli anni. Pauw si trova di fronte a nuove sfide, visto che vede i suoi giocatori solo per alcuni giorni alla volta. “Ho dovuto fare molto tramite video perché avevo calciatrici da tutto il mondo. Posso dire che ora capace di avere ogni singola giocatrice al suo meglio entro cinque giorni prima della partita. È complicato perché dobbiamo impostare un piano di gioco in modo che le atlete sappiano cosa aspettarsi l’una dall’altra, ma hanno anche bisogno di sapere cosa possono aspettarsi da me, ma finora siamo riusciti a farlo. “


Oranje brillante

Lo stesso vale per i Paesi Bassi, per i quali ha guadagnato 89 presenze ma non è mai riuscita a qualificarsi per un torneo importante. Tutto è cambiato nel 2017, quando le Oranjeleeuwinnen hanno vinto l’Europeo 2017 e due anni dopo hanno persino raggiunto la finale della FIFA Women’s World Cup France 2019™. Il segreto?

“Siamo stati la prima Nazione calcistica femminile a occuparsi di calcio di genere misto”, ha spiegato Pauw. “Questo è ciò che ci distingue dagli altri Paesi. È stato un grande progetto. Negli anni ’90 l’abbiamo implementato dal livello U-12 e alla fine degli anni ’90 in ogni categoria di giovani. Prima di fare il passo successivo abbiamo fatto ricerche insieme all’Università di Utrecht. Tutti gli aspetti facevano parte di questa ricerca, dallo sviluppo tecnico alle esperienze all’interno delle squadre, i genitori, gli amministratori, gli avversari, gli allenatori, gli allenatori degli avversari, ecc.
Il risultato è stato così estremamente positivo che ha aperto le porte al calcio di genere misto competitivo in tutto il percorso dei giovani giocatori. L’ultimo passo verso i campionati U-19 è stato fatto alla fine degli anni ’90. È lo stesso per le ragazze o ragazzi. Ciò ha portato nella squadra un’intera base di conoscenze di cui stanno ancora approfittando da ora, perché tutti gli attuali giocatori della Nazionale escono da questi campionati. Ognuno di loro ha giocato con e contro i ragazzi“.

Credit Photo: Pagina Facebook di Faireland

Elena Linari ospite nella diretta di Marco Montemagno: “Ci sono ancora molti pregiudizi… per fortuna i giovani di adesso si stanno aprendo”

Che il calcio femminile sia in completa espansione nel nostro Paese lo abbiamo capito da tempo e le giocatrici ospiti nei vari programmi ne sono la conferma. Proprio Elena Linari, difensore dell’Atletico Madrid e della Nazionale italiana, è stata ospite nella diretta di Marco Montemagno, imprenditore romano arrivato alla ribalta dei media grazie al suo canale Youtube ma non solo.
In questi giorni Montemagno sta portando sulla “piattaforma del tubo” vari approfondimenti su vari sport, ad esempio ha avuto come ospite Francesco Molinari per il golf e Michele Cappelletti, campione mondiale di beach tennis. Per questo nuovo appuntamento è toccato ad Elena Linari intervenire e rappresentare quello che è il mondo del calcio femminile.
Intervista davvero interessante in cui si sono toccati sia argomenti della giocatrice nello specifico, a partire dai sacrifici fatti per giocare a calcio fino ad arrivare al processo di ambientamento che ha compiuto con il trasferimento a Madrid, sia argomenti riguardanti la vita dello sportivo in generale, come l’utilizzo dei social da parte degli atleti.
Qui sotto il video della diretta … buona visione!

 

 

Emergenza Coronavirus, prorogata fino al 3 maggio la sospensione delle attività

La Divisione Calcio Femminile ha disposto il rinvio di tutte le competizioni sportive durante il periodo di vigenza delle prescrizioni del DPCM del 10 aprile.

Nuovo rinvio per le partite di Serie A TIMVISION, Serie B, Campionato Primavera e Coppa Italia TIMVISION. Alla luce dell’ultimo Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri sull’emergenza Coronavirus, la Divisione Calcio Femminile ha infatti comunicato – e disposto con apposito provvedimento (Comunicato Ufficiale n° 110) – la sospensione di tutte le gare in programma durante tutto il periodo di vigenza delle prescrizioni del DPCM del 10 aprile e, comunque, sino a quando le disposizioni statali non modificheranno le stesse.

Credit Photo: FIGC

 

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