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FIFA Women’s Ranking: Stati Uniti primi in CONCACAF e nel mondo

Oggi analizziamo la situazione del ranking FIFA mondiale per quanto concerne nord e centro America. Com’era prevedibile, al comando della classifica ci sono loro, le campionesse del mondo degli Stati Uniti. Rapinoe e compagne occupano ormai la prima piazza della classifica da parecchio tempo. Sembra quasi non esserci fine al dominio delle statunitensi nel calcio femminile

Nonostante la CONCACAF sia la Federazione che includa la selezione dominante in termini di punteggio, sono soltanto tre le squadre che hanno preso parte al mondiale francese dello scorso anno. Oltre alle vincitrici in carica, in terra transalpina ci sono finite anche la Giamaica e il Canada. L’avventura delle canadesi si è spenta agli ottavi di finale contro la Svezia, le giamaicane non sono riuscite a totalizzare neanche un punto

La classifica delle prime cinque squadre nel ranking FIFA per quanto riguarda la CONCACAF, include anche selezioni come Messico, Costa Rica, Panama e Haiti. Le canadesi hanno perso punti preziosi a causa del mondiale chiuso in anticipo a discapito di Messico e Costa Rica che risalgono

 

Jackie Groenen, centrocampista Manchester United, entra nella famiglia Nike

Sono sempre più le giocatrici che stanno intraprendendo partnership con sponsor tecnici come Nike, Adidas, ecc, cosa impensabile fino a qualche anno fa, ma piacevole realtà ora. Sponsorizzando le varie calciatrici, le aziende sportive forniscono un giro importante di soldi al mondo economico di cui il calcio femminile non è esentato. L’ultima giocatrice ad entrare a far parte della schiera numerosissima di giocatori e giocatrici sotto contratto Nike è Jesse Groenen.

Jesse è una centrocampista olandese classe ’94 attualmente in forza al Manchester United (quarto dietro solo ai colossi inglesi Manchester City, Chelsea e Arsenal) e giocatrice importante per la nazionale Orange, nazionale maggiore di cui è entrata a far parte nel 2016 dopo la trafila giovanile. È il classico mastino davanti alla difesa  e non conviene affatto alle attaccanti avversarie mettersi contro di lei dato che Jesse è un’ex judoka agonistica quindi occhio. La carriera dell’olandese prende le sue fondamenta in Germania con qualche intramezzo inglese; parte dal SG Essen-Schonebeck per poi andare al Duisburg e poi una stagione al Chelsea dove dimostrerà a tutti il suo valore tanto da farla notare agli addetti ai lavori del Francoforte, con cui giocherà per quattro stagioni e di cui diventerà una bandiera. Infine quest’estate, cercando nuove sfide, sposerà la causa dei Red Devils, squadra con un ibrido interessante tra esperienza e giovani pronte ad esplodere. Il suo palmarès è esclusivamente riservato alla Nazionale; infatti la mediana vanta la vittoria degli Europei nel 2017 vinto in casa (di cui è stata assoluta protagonista), il secondo posto agli ultimi Mondiali e l’Algarve Cup vinta nel 2018. Jackie Groenen si è dichiarata entusiasta esprimendosi sulla partnership attraverso i suoi social: “Sono così incredibilmente orgogliosa di entrare a far parte della famiglia Nike”

Quest’ulteriore entrata nella famiglia Nike aumenta la già ampia lista di calciatrici che hanno sostenuto la causa Nike. Da 2 anni a questa parte il colosso mondiale statunitense sta sempre più investendo nel movimento sia con sponsorizzazioni sia con eventi creati ad-hoc per la promozione del calcio femminile, come quello organizzato prima dei Mondiali francesi con vari esponenti del nostro calcio, come Barbara Bonansea e Alia Guagni. Inoltre Nike sta aumentando il suo supporto anche per il calcio giovanile con aiuti economici per l’apertura di varie scuole calcio aperte in tutto il mondo (Londra, Buenos Aires, Pechino, Los Angeles…), ha garantito la fornitura di tutti i palloni per le manifestazioni UEFA Women ed è uno dei maggiori investitori nel progetto della UEFA #weplaystrong, il piano quinquennale della massima organizzazione europea del mondo del calcio fatto per consolidare il ruolo del calcio femminile in Europa.

Tornando a Jackie, dettaglio da non trascurare è quel numero 14 sulle spalle. Maglia Orange + 14 = talento assicurato, come se passasse per eredità a partire dal leggendario Johan Cruijff. Sicuramente la Nike si toglierà un bel po’ di soddisfazioni avendo Jackie dalla sua parte.

Credit Photo: Pagina Facebook Jackie Groenen

Florentia Sangimignano: “Ci interessa cercare di capire cosa, del nostro passato, dobbiamo portare con noi nel nuovo mondo”.

Una lettera aperta al mondo del calcio questo è il lungo messaggio della Florentia Sangimignano, una sorte di testimone tra quello che è stato e quello che sarà a livello sportivo ma soprattutto le conseguenze che porterà questa emergenza sanitaria nellla vita di ogni individuo. Questo il post Instagram:

“Poche settimane fa, al momento di annunciare la sospensione delle attività, abbiamo scritto che lo sport ha un valore terapeutico, per il corpo e per le emozioni, e che presto sarebbe tornato a essere importante nelle nostre vite.
Nei giorni successivi, questa crisi ha portato rinnovati interrogativi sulla fragilità di ognuno di noi e dei nostri modi di stare insieme, di abitare il Pianeta, di produrre ricchezze.
Lo sport è uno degli strumenti che abbiamo a disposizione per fare i conti con le fragilità ed è questo il motivo per cui occorre dare massima considerazione ai dibattiti su quando e, soprattutto, su come ripartiranno le attività sportive.

Le risposte non sono scontate. Per decidere date e modalità della ripartenza ci sembra che ci sia una grande scelta preliminare da compiere: qual è la funzione che vogliamo assegnare allo sport in questa ripartenza? Vogliamo rilanciare il suo lato legato allo show-business o vogliamo utilizzare il suo valore terapeutico?
Milena Bertolini, il nostro commissario tecnico, ha da poco affermato: “Il problema di recessione economica riguarderà tutto il Paese. Ci sono situazioni difficili, persone che perdono il lavoro, fabbriche che chiudono. Si ripartirà con valori diversi e priorità diverse. Il calcio dovrà farsi delle domande”.

A nostro modo di vedere, la domanda principale è questa: in che modo il calcio può dare il suo contributo ad accompagnarci in questo scenario di fragilità? Come può essere parte di un’esperienza di recupero di serenità, equilibrio, forza interiore?
Lo sport, quando non perde i suoi valori ispiratori, è la storia della lotta umana contro i propri limiti. E gli sport di squadra sono l’esperienza di una dipendenza reciproca che, trasformandosi lentamente in solidarietà, diventa forza collettiva. Ci vuole tanto tempo passato in campo per riuscire a regalare a un giovane o a una giovane atleta l’emozione di far parte di qualcosa di più forte di un singolo “io”. Ma quando ciò riesce, quel che si guadagna è indimenticabile.
Ad alti livelli, il mondo del calcio non sembra l’ambiente più adatto per vivere un’esperienza di gruppo. La cultura che pervade il nostro sport celebra le grandi gesta individuali, esalta i record personali, gli atteggiamenti egoistici più che la costruzione di una comunità.
Un grande allenatore di basket, Phil Jackson, che ha allenato Michael Jordan e Kobe Bryant, nella sua autobiografia ha scritto: “Oggi il basket è diventato un business da svariati milioni di dollari, con appassionati in tutto il mondo e una sofisticata macchina mediatica che trasmette ogni avvenimento che succede in campo e fuori, 24 ore al giorno, sette giorni su sette. Purtroppo, l’effetto collaterale che ne deriva è un’ossessione indotta dal marketing verso lo star-power, che pompa gli ego dei giocatori e fa passare in secondo piano l’unica cosa che avvicina la maggior parte della gente alla pallacanestro: la bellezza intrinseca del gioco”.
Per il calcio le cose appaiono molto simili.

Cosa possiamo fare, noi che come movimento femminile siamo gli ultimi arrivati nel “grande calcio”?
Dobbiamo acquistare la consapevolezza che il calcio femminile possa portare un contributo dirompente al dibatto, in virtù delle sue caratteristiche più intime.
Siamo una storia di determinazione, di rottura di barriere e di pregiudizi, di attenzione alla dimensione collettiva, di rispetto sostanziale per i diversi percorsi umani, di spazi conquistati. A misura di donna e uomo. Chiunque si ferma pochi minuti in un campo di calcio femminile si accorge subito di assistere a un incontro, non a uno scontro.
In poche parole, rappresentiamo i valori di cui sempre più appassionati e appassionate di sport sussurrano di star cercando, sognando un calcio capace di accompagnarci oltre i nostri limiti e di rinnovare i fondamenti del vivere comune.

I campionati di calcio femminile sono bellissimi. Ci sono i Club che hanno fatto la storia del calcio italiano e ci sono storie diverse, che vengono dal passato eroico del calcio femminile e che rappresentano una grande ricchezza da non disperdere.
Essere consapevoli di avere tanto da dare all’intero mondo del calcio significa fare delle scelte coraggiose: discutere delle regole e dei valori per proporre dei campionati aperti, sorprendenti, dove accanto alla forza economica sono maggiormente premiate la qualità e la pazienza del lavoro.
Trovando delle formule che, pur non penalizzando le nostre ambizioni nelle coppe europee, operino per non rendere incolmabile il divario tra le squadre, favorendo l’imprevedibilità e la progettualità. Quello che conta è proporre dei campionati capaci di comunicare con forza una differenza, un’etica, una visione del mondo. Campionati che non siano la brutta copia del calcio maschile, ma che entusiasmino per la loro specificità. Un calcio che aspiri a cose più grandi di quelle abituali, come l’immersione nella bellezza del gioco, la formazione e la personalità.

Questa crisi ha reso preoccupanti le prospettive per molti Club. Milena Bertolini, con rammarico ma senza puntare i piedi, si è detta consapevole che questa situazione potrebbe inoltre frenare la strada del calcio femminile verso maggiori garanzie per la salute e la carriera delle atlete.
Noi pensiamo che sia nostro compito immediato:
1) Naturalmente subordinare qualsiasi ragionamento al senso di responsabilità verso la salute e la solidarietà nei confronti della forte sofferenza del Paese. Dobbiamo mostrare che il calcio femminile è capace di rispondere eticamente alle condizioni di dolore generale, condividendo i sacrifici;
2) Assegnare la priorità degli sforzi a non lasciare indietro nessuno, consentendo a ogni Club di operare in regime di chiarezza rispetto ai prossimi mesi e recuperando nel più breve tempo possibile la sostenibilità economica necessaria a portare avanti tutti i progetti sportivi che compongono il nostro mondo, oggi seriamente in difficoltà;
3) Dopo aver registrato i primi due punti con scelte responsabili e tempestive, ci sembra doveroso rilanciare sul tema dei diritti delle calciatrici. Ma per raggiungere tale scopo è necessario compiere un grande sforzo unitario per affermare il calcio femminile come uno straordinario contenitore di valore, e trovare così dei compagni di strada, dei partner, che sostengano i nostri programmi. E’ necessaria, cioè, una grande e coordinata operazione di narrazione.

Ci siamo trovati sempre molto bene alle riunioni della neonata Divisione Calcio Femminile. Sono stati momenti di discussione dove è sempre prevalsa la voglia di marciare uniti, di non produrre rotture, di tenere dentro anche le posizioni minoritarie. Un clima fedele ai principi di lealtà, correttezza e probità che sono alla base della nostra Federazione.
Il punto è che ci sono tutte le premesse per produrre qualcosa di straordinario. In Italia oggi abbiamo poco più di 26.000 tesserate alla FIGC. A condizione che i nostri stadi, le nostre scuole calcio, i nostri settori giovanili, si concepiscano come agenzie formative, tra dieci anni potrebbero essere dieci volte tante. Abbiamo davanti a noi dei margini di sviluppo che nessuna altra disciplina ha e che ci potrebbero garantire soddisfazioni enormi anche a livello internazionale.

Ma ora, rimandando un istante le fantasie sul futuro, ci interessa cercare di capire cosa, del nostro passato, dobbiamo portare con noi nel nuovo mondo.
Siamo partiti dal nostro ambiente, da San Gimignano, e abbiamo chiesto alle nostre giocatrici di raccontarci le loro storie, vittorie e delusioni che hanno segnato la loro vita di calciatrici e di donne.
Frammenti autobiografici, che nello stesso tempo siano capaci di spiegare le condizioni particolari in cui un’atleta di alto livello si è trovata a vivere il proprio percorso calcistico, in Italia negli anni 90 e 2000.
Una storia dopo l’altra, a partire da domani con i primi racconti di Giulia Domenichetti sull’epopea della Sassari Torres, ogni pomeriggio alle 18:00 sui nostri canali social.

Ma è un invito che facciamo a tutto il nostro mondo: raccontiamoci, raccogliamo le nostre storie, le nostre fotografie, i nostri video, perché piano piano, pezzo dopo pezzo, dobbiamo comporre una storia del calcio femminile italiano che ancora manca e su cui c’è sempre più curiosità. Non per riempire volumi di ricordi, ma per usarli come anticipazione di un calcio più umano e attento.

Oggi intanto vi proponiamo una straordinaria foto scattata da Pino Nardone dopo Florentia San Gimignano – Juventus. A fine partita, Laura Giuliani, portiere della Juventus e della nazionale italiana, sta chiacchierando con Tamar Dongus, il nostro capitano, togliendo il fango dalle scarpe alla fontanina.

Non è facile immaginare un modo diverso di vivere il calcio ad alti livelli. Eppure lo dobbiamo fare” .

#lepiùbellestoriedelcalciofemminile

Credit Photo:Pagina Instagram Florentia Sangimignano

“Sono un’operatrice sanitaria: questa è la partita più dura. Ma dal calcio ho imparato a non mollare mai”

Lei è Francesca Tettamanti, ha 32 anni e lavora come operatore socio-sanitario (OSS) all’ospedale Sant’Anna di Como. Da settimane è in prima linea per fronteggiare l’emergenza coronavirus. “La partita più dura”, dice “Ma il calcio mi ha insegnato a non mollare mai”.

A sei anni, Francesca ha iniziato a giocare in una squadra di calcio. Da allora, non ha mai smesso. Il calcio? “Mi ha insegnato che nella vita c’è sempre qualcuno più bravo di te, ma devi mettercela tutta, sempre. Altrimenti resti in panchina”.

Ho iniziato a giocare a calcio nel 1993. La mia squadra si chiamava “Voluntas”, che significa “volontà”. E, a ripensarci, ero molto determinata. Avevo sei anni ed ero l’unica bambina in una squadra di soli maschi. 

Ci allenavamo al campo dell’oratorio davanti a casa mia, a Como. Mi portava mia mamma, che non si è mai persa una partita. Tutta la mia passione per il calcio e la possibilità che ho avuto di coltivare questo sogno lo devo a lei e a mio papà.

Nella “Voluntas” ho giocato quattro anni, fino a quando ho potuto. Poi ho dovuto lasciare la squadra perché il regolamento diceva che non potevo più continuare a giocare con i maschi. 

Ma quelli sono stati gli anni più belli della mia vita. Li ricordo ancora oggi. Nonostante fossi l’unica bambina, nessuno mi ha mai fatto sentire diversa. I miei compagni di squadra mi hanno sempre trattato da pari e a ogni mio gol venivano tutti ad abbracciarmi, erano felici per me. 

Ricordo ancora i nomi dei miei allenatori: Luca, Cristian, il Nando. Da loro ho imparato tanto. E non solo schemi, giocate e dribbling. Mi hanno insegnato a essere una campionessa. In campo e, sopratutto, nella vita. Devo molto di quello che sono oggi alle ore spese su quel rettangolo di ghiaia e sabbia.

Il calcio mi ha insegnato a stare in una squadra, a relazionarmi con le persone. Mi ha insegnato che devi impegnarti sempre, altrimenti c’è qualcun altro che gioca al tuo posto. Mi ha insegnato anche che c’è sempre qualcuno più bravo di te, ma l’importante è mettercela tutta. Mi ha insegnato a comportarmi bene, in campo e fuori, e a rispettare l’avversario. 

Oggi gioco in una squadra femminile. E alleno i ragazzini di undici anni della polisportiva “Aurora” di Montano Lucino, in provincia di Como. E i bambini di cinque, sei e sette anni. Ho iniziato un po’ per scherzo, per mettermi alla prova. Ma anche con il pensiero che l’età avanza e so che un giorno dovrò appendere gli scarpini al chiodo. Ma non voglio lasciare questo mondo. Perché il calcio è, e sarà sempre, parte della mia vita.

 

Dal blog: ORANGE IS THE NEW MILANO

Photo Credit: ORANGE IS THE NEW MILANO

 

Anche le ragazze di Seleman si allenano online da casa

Allenarsi in sicurezza. Anche le giocatrici della Lazio Women vivono questo momento di difficoltà dovuto al Covid-19 allenandosi nelle rispettive abitazioni. Le ragazze di Seleman stanno lavorando per mantenersi in forma, grazie alle indicazioni condivise online dallo staff biancoceleste sulla piattaforma ‘Zoom’. Distanti ma unite, un modo per resistere a questo difficile momento storico.

Coletta e compagne, ovviamente scosse dalla tragedia che ha colpito l’Italia e tutto il mondo, puntano a non perdere il tono muscolare, così da farsi trovare pronto in caso di un’eventuale ripresa del campionato di Serie B femminile. La Lazio è infatti seconda, ultimo posto utile per la promozione, a due punti dalla capolista Napoli. Le biancocelesti hanno però una gara in più delle partenopee e del San Marino Academy, terzo a meno due dalle capitoline.

Credit Photo: Lazio Women

Marta Pandini, Inter: “Il preparatore ci ha fatto i video per aiutarci negli allenamenti”

Marta Pandini, centrocampista dell’Inter, ha parlato a Inter TV raccontando la sua quotidianità a casa con la pamiglia in questo periodo di isolamento:

“Devo ammettere che pensavo fosse tutto molto più difficile da affrontare, non sto mai chiusa in casa normalmente. Quando me lo hanno detto pensavo non fosse vero, avevo detto a Gloria che sarei andata con lei. Adesso noto che stare con la mia famiglia, coi miei fratelli, mi rende felice. Abbiamo sempre qualcosa da fare avendo sei figli in casa, ho riscoperto la mia famiglia e i rapporti coi miei fratelli. Potrei anche ringraziare questo momento, però la mia vita fuori mi manca”.

“Il mister ci chiama sempre per capire come stiamo. Poi il preparatore ci ha fatto i video per aiutarci negli allenamenti con gli oggetti a nostra disposizione. Compleanno particolare per noi due? Avevamo in programma una festa, quando ho saputo di dover stare in casa ho pensato anche a questo. Però alla fine è stato un giorno come gli altri, mia madre è riuscita a trovare qualcosa su Internet. Mi manca però la cosa di festeggiare con gli amici, anche se mi sento fortunata a stare in questa famiglia. Poi, ci sono i regali per Gloria che stanno prendendo polvere…”.

“In questo periodo ho scoperto giochi in scatola che nemmeno sapevo di avere. Piacciono più a me che a loro… Poi abbiamo fatto un puzzle da 1000 pezzi. Nel tempo libero cerco di studiare, anche se non riesco a farlo per tanto tempo. Poi faccio cose diverse, magari ci inventiamo dei giochi. Cose magari stupide che però ci fanno passare il tempo”.

“Un anno fa abbiamo vinto 6-0 contro l’Arezzo e siamo state promosse in Serie A. Una festa incredibile, piena di gioia e lacrime. Rivedendo quei momenti le emozioni sono sempre le stesse, fra un po’ piangevo a rivedere le immagini. La Serie A è un campionato completamente diverso, lo abbiamo iniziato con una squadra praticamente nuova quindi il legame si doveva costruire. Noi stiamo affrontando le partite cercando di aiutarci come squadra, la fatica è maggiore ma questo ci ha permesso di crescere”.

Credit Photo: Vanni Caputo

Emma Hayes: “La vita nel calcio femminile cambierà, soprattutto per i club più piccoli”

Emma Hayes, manager del Chelsea Women, pensa che la vita cambierà nel calcio femminile quando lo sport ricomincerà. La Football Association ha annunciato che tutto il calcio in Inghilterra è stato rinviato almeno fino al 30 aprile a seguito della pandemia di Coronavirus. Le Blues si trovano attualmente al secondo posto nel tavolo della FA Super League femminile, ad un solo un punto dai leader del Manchester City e con una partita in mano.

Hayes, che ha guidato il Chelsea alla vittoria per 2-1 in Coppa Continentale sull’Arsenal in questa stagione, pensa che l’effetto che COVID-19 avrà sullo sport potrebbe durare un periodo di tempo significativo una volta che l’epidemia è finalmente sotto controllo.

La 43enne, responsabile del club dal 2012, ha dichiarato a BBC Radio: “La vita cambierà alla fine perché non credo che si risolverà anche dopo un periodo di quarantena di otto-dodici settimane. Con il gioco femminile ci saranno importanti sfide da affrontare, forse non per tutti i club ai vertici, ma soprattutto per club più piccoli in tutto il mondo”.

“I calciatori non possono andare al lavoro, non è come se potessero lavorare da casa. Sì, possono fare un po’ di palestra ma non è lo stesso, quando la stagione riprenderà ci sarà un grosso periodo in cui alcuni non avranno mai toccato una palla”.

La Women’s League Cup è già stata revocata, ma anche la squadra di Hayes deve ora aspettare di riprendere il viaggio in FA Cup, con il club che avrebbe dovuto affrontare l’Everton il 15 marzo.

Photo Credit: Chelsea Women

Lucy Bronze è la nuova vincitrice del BBC Women’s Footballer of the Year 2020

Lucy Bronze si è appena laureata nuova campionessa del BBC Women’s Footballer of the Year 2020 per la seconda volta personale. Il difensore inglese classe ’91 ha conquistato il trofeo dopo aver combattuto duramente contro avversarie di un certo livello, ovvero Vivianne Miedema, arrivata seconda, Megan Rapinoe, posizionata terza, Sam Kerr e Julie Ertz. Bisogna ricordare che questo trofeo viene assegnato in base ai voti degli utenti tramite il sito della manifestazione. Utenti che hanno registrato il maggior numero di votazioni da quando è stato istituito questo trofeo.

Premio più che meritato per Lucy Bronze che con il Lione ha fatto il triplete vincendo UWCL, campionato e coppa nazionale, ed inoltre ha disputato un mondiale da assoluta protagonista portando l’Inghilterra fino in semifinale. Mondiale a cui ha segnato a detta di molti uno dei gol più belli della storia dei Mondiali (tiro dalle 20 yard contro la Norvegia). Inoltre, sempre con le Leonesse, ha vinto in terra americana la She Believes Cup ed a livello personale è stata eletta giocatrice dell’anno dalla UEFA per poi classificarsi seconda per il Pallone d’Oro. La calciatrice si dice entusiasta per la conquista di questo premio: “Vincere due volte un trofeo è speciale perché è molto più difficile”. Lucy Bronze ha voluto anche dire due parole per quanto riguardano i progressi fatto grazie agli ultimi Mondiali: “È decisamente speciale. Le cose sono cambiate molto dalla Coppa del Mondo e l’anno prossimo con un Europeo da giocare in casa è qualcosa che può far evolvere la situazione ancora di più e diventare ancora più grande, specialmente per noi in Inghilterra”. Stagione proprio da ricordare per la Bronze che con il BBC Women’s Footballer of the Year va a sugellare un’annata da incorniciare.

Credit Photo: BBC Women’s Footballer of the Year 2020

Barbara Bonansea: “Questo tempo ci sta insegnando a capire chi siamo”

L’ attaccante della Juventus Women e della Nazionale Barbara Bonansea tramite il proprio profilo Instagram ha espresso un ennesimo incoraggiante pensiero riguardo la difficile situazione che stiamo vivendo:

barbarabonansea🇮🇹“Lentamente il tempo passa, non siamo abituati ad avere così tanto e forse non sappiamo nemmeno che farcene .
Ma questo tempo ci sta insegnando a capire chi siamo, chi veramente ci manca, cosa veramente ci manca, chi vogliamo vicino e chi invece ci porta via energie, quali sono le passioni lasciate da parte e quali sono quelle che non lasciano mai il nostro cuore.
Siate forti perché tutto questo ci sta insegnando tanto e dopo, forse, saremo ancora tutti un po’ più orgogliosi di essere ciò che siamo. Italiani”. 🇮🇹
#bb11 #distantimauniti #andratuttobene

Credit Photo: Giancarlo Dalla Riva

Renzo Ulivieri, AIA: “Spero si riesca a finire il campionato”

Renzo Ulivieri, presidente dell’associazione allenatori, ha parlato al Corriere dello Sport, della situazione del calcio italiano:

“Io ancora spero che si riesca a finire il campionato, anche sforando di 10-15 giorni a giugno, anche giocando un giorno sì e uno no, ma cerchiamo di finirlo. Ma fare delle previsioni oggi mi sembra prematuro. Aspettiamo un mese, fine aprile, vediamo com’è la situazione. A quel punto il calcio italiano farà i conti di quanto ha perso e solo allora deciderà come muoversi”.

“L’ipotesi del taglio degli stipendi? Anche gli allenatori saranno pronti a fare la loro parte. Ne ho sentiti tanti in questi giorni e quello che avverto è comprensione e generosità. Non è vero che i grandi allenatori vivono in un mondo a parte. Il mondo è questo, ci siamo dentro tutti, mi pare che questa emergenza ce lo stia dicendo chiaramente. Sono disposti a tagliarsi lo stipendio a patto che lo faccia l’intero sistema: calciatori, dirigenti, amministratori, presidenti pagati dalla società per cui lavorano. E con una premessa: noi pensiamo sempre agli allenatori di Serie A, ma ci sono centinaia di professionisti, collaboratori, preparatori atletici, che hanno uno stipendio pari a quello di tanti lavoratori italiani. Ecco, non mi sembra giusto andare a penalizzare loro”.

“Cosa mi manca in questo momento? Mi manca di allenare la mia squadra, il Pontedera Femminile, mi manca la socialità, la vita normale. Ma sto vivendo con serenità questo momento, i drammi veri sono quando vedo che la gente soffre o muore. Per farsi forza bisogna sempre guardare chi sta peggio”.

Credit Photo: Facebook AIA

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